lunedì 30 gennaio 2012

Clientelismo: il governatore del New Jersey non immune dalla pratica diffusa








di Riccardo Chioni




Il bubbone nepotismo scoppiato in questi giorni nel Palazzo di Trenton, nel dizionario italiano viene definito clientelismo politico: la pratica basata sullo scambio dei favori che viene attribuita al governatore del Garden State Chris Christie, attraverso assunzioni pilotate in seno all’agenzia bi-statale Port Authority.
Lo scandalo sull’assunzione di almeno una cinquantina di persone raccomandate all’agenzia Port Authority dal governatore repubblicano è scoppiato in seguito ad un’azione legale inoltrata da un’ex dirigente dell’agenzia licenziata - asserisce - per motivi politici.
La notizia ieri è rimbalzata solo sulle prime pagine dei media dello Stato Giardino. Ma non è detto che le “raccomandazioni” del governatore possano diventare argomento di interesse nazionale.
Christie della lotta alla corruzione aveva fatto il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale e quando era procuratore federale aveva condotto una lunga crociata contro i politici corrotti.
La cinquantina di persone raccomandate nel giro degli ultimi due anni da Christie al Port Authority è, in un modo o in un altro, relazionata con l’amministrazione di Trenton o ha contribuito al sostegno del governatore. I loro incarichi al Port Authority costano in salario 4 milioni di dollari.
A far scoppiare lo scandalo è stata la richiesta di rendere pubbliche le informazioni, inoltrata assieme all’azione legale da Hannah Shostack, nominata alla dirigenza del Port Authority dall’allora governatore Jon Corzine, messa alla porta - si legge nella denuncia - per ragioni politiche.
L’azione legale inoltrata al tribunale federale di Newark per ingiustificato licenziamento era legata alla richiesta al Port Authority di rendere nota la lista delle raccomandazioni ricevute dall’amministrazione Christie che - si legge nel documento - avrebbe iniziato la pratica politica basata sullo scambio di favori quattro mesi dopo l’insediamento del governatore nel Palazzo di Trenton.
Ieri, il sito NorthJersey.com titolava “Dozens of Port Authority jobs go to Christie loyalists” e all’interno il docente Jameson Doig della Princeton University, studioso dell’agenzia bi-statale, alla domanda “sound like patronage?” ha risposto così.
“Sembra che l’amministrazione Christie si sia data da fare per ricompensare le persone che sono state utili al governatore e ai suoi più stretti collaboratori. Il clientelismo politico - ha aggiunto il docente - è diventato un serio problema”.
Per il governatore è sceso in campo il portavoce, Michael Drewniak il quale ha precisato che in seno all’agenzia i cambiamenti di personale “sono di ordinaria amministrazione e necessari”, quando il nuovo governatore assume l’incarico.
È noto infatti che una nuova amministrazione comporta un ricambio di persone che ricoprono posizioni chiave, strategicamente posizionate per sostenere pratiche e obiettivi indicati da Trenton.
Brigid Harrison, docente di Scienze Politiche presso la Montclair State University spiega che il cambio di guardia sullo scranno più alto del Palazzo è un’occasione appetibile per il clientelismo.
“Proprio Christie, che si è fatto strada come procuratore federale spedendo i politici corrotti dietro le sbarre - osserva la docente - e che continua la battaglia contro le autorità corrotte, dovrebbe agire con uno standard superiore. Perché questa pratica è stata tradizionalmente adoperata, non significa che debba essere perpetrata”.
Il fenomeno del clientelismo non è straniero in seno al Port Authority di New York e New Jersey, l’agenzia pachiderma che ogni anno macina miliardi di dollari per operare gli aeroporti metropolitani, i Path Train, i porti e gli attraversamenti del Hudson River.
I governatori dei due stati nominano 12 componenti del board in qualità di commissioner, oltre ai due dirigenti top, tuttavia non hanno alcun potere ufficiale per interferire sull’agenzia in materia di assunzioni del personale.
L’agenzia Port Authority notoriamente è conosciuta per i continui aumenti di tariffe e pedaggi, ma soprattutto per la pratica diffusa dell’ordine del silenzio sulle raccomandazioni dei governatori e molto altro ancora.
La trasparenza non è il piatto forte del Port Authority e il bubbone delle assunzioni pilotate emerge mentre gli occhi dell’opinione pubblica sono puntati sull’operato nebuloso.
Come si ricorderà, dopo gli ultimi aumenti dei pedaggi la scorsa estate, i dirigenti del Port Authority erano stati chiamati in causa dal gruppo a protezione dei consumatori-automobilisti AAA per ingiustificati aumenti.
E l’anno scorso, seppure con riluttanza, di fronte alla crisi economica che affligge i comuni mortali, il Port Authority aveva ammesso di avere elargito manciate di milioni di dollari sotto forma di bonus a dirigenti di lunga carriera.
Christie, dal canto suo, ha promesso cambiamenti in seno all’agenzia, ma dopo che la commissione d’indagine avviata da lui stesso e dal governatore di New York Andrew Cuomo avrà finalizzato l’esame delle spese passate, correnti e future dell’agenzia bi-statale.


Nelle foto: il governatore Chris Christie e la bandiera del Port Authority.

domenica 29 gennaio 2012

La Columbus Citizens Foundation in missione di solidarietà a L'Aquila per i terremotati








di Riccardo Chioni




La solidarietà italoamericana alle popolazioni abruzzesi colpite tre anni fa dal tragico terremoto non segna il passo e si è materializzata di nuovo con la donazione di un’unità mobile per la polizia e l’istituzione di borse di studio per i ragazzi de L’Aquila da parte della Columbus Citizens Foundation.
Durante una cerimonia svoltasi a Piazza Duomo nel centro de L’Aquila il presidente e chiarman della Columbus Citizens Foundation, Frank Fusaro e Louis Tallarini hanno consegnato al sindaco della città devastata dal sisma, Massimo Cialente un’unità mobile per la polizia locale, necessaria per l’assistenza alla popolazione che si trova ancora accampata nelle abitazioni di fortuna.
Fusaro e Tallarini hanno anche annunciato l’istituzione da parte della Fondazione di un fondo destinato a borse di studio per studenti d’arte locali.
Sempre durante la cerimonia la Columbus Foundation ha donato alla gente de L’Aquila una scultura in bronzo realizzata dall’artista americano Greg Wyatt per commemorare il ponte culturale transatlantico e rafforzare i legami tra l’Italia e gli Stati Uniti.
“Il 6 aprile 2009 la città de L’Aquila e l’Abruzzo hanno sofferto un terremoto devastante che ha falciato centinaia di vite, lasciato ferite migliaia di persone e altre senza casa, oltre a distruggere e danneggiare migliaia di abitazioni e monumenti in questa grande città medievale. Dopo il disastro - ha detto Fusaro - i responsabili della Columbia Citizens Foundation hanno contattato le autorità locali per comunicare loro che gli italoamericani sarebbero stati solidali e pronti a offrire il loro contributo alle necessità dei terremotati. Ora, quel giorno è arrivato e siamo qui a dimostrare il nostro solenne impegno per aiutare i nostri fratelli e sorelle italiani”.
Il chairman della Fondazione, Louis Tallarini nel suo intervento a L’Aquila ha sottolineato i forti rapporti di fratellanza con l’Italia.
“Come rappresentante di un’organizzazione italoamericana sono orgoglioso e privilegiato nel condividere le nostre comuni origini con la gente de L’Aquila e Abruzzo. Siamo venuti qui - ha aggiunto Tallarini - guidati dal grande spirito della gente de L’Aquila e Abruzzo che ha ispirato gli italiani e il resto del mondo. Non dobbiamo mai dimenticare la determinazione di questa popolazione”.
Il sindaco Cialente ha ricordato che a distanza di tre anni dal devastante sisma, la situazione a L’Aquila è ancora precaria.
“La situazione in cui versa la gente de L’Aquila e dell’Abruzzo a quasi tre anni di distanza dal terremoto resta scoraggiante. Migliaia dei nostri cittadini - ha precisato il sindaco - si trovano ancora nelle sistemazioni provvisorie, lontani dalle loro case e dai loro cari. La generosità della Fondazione e dei suoi componenti e il loro sostegno sono benvenuti e sono un critico ricordo per noi e la dimostrazione che il mondo continua a sostenerci nella ricostruzione della nostra storica regione”.
Al capo della polizia locale Eugenio Vendrame la Columbus Citizens Foundation ha consegnato un’unità mobile che consentirà agli agenti de L’Aquila di raggiungere e assistere gli abitanti che vivono temporaneamente in abitazioni di fortuna.
Sovente la polizia locale, spesso chiamata a risolvere situazioni in cui sono coinvolti anziani e disabili, non era in grado di compiere gli interventi con i veicoli tradizionali in dotazione.
Durante la cerimonia è stata scoperta anche la statua intitolata “Eagle Portrait”, opera dell’artista Greg Wyatt scultore presso la cattedrale di St. John The Divine a Manhattan, alta sei piedi, per rendere omaggio alla più nobile delle creature, a illustrare la forte determinazione della gente de L’Aquila nel sovrastare la devastazione causata dal terremoto del 2009 e a ricostruire l’antica città e comunità.
L’aiuto offerto dalla Columbus Citizens Foundation va oltre l’auto della polizia e la statua di bronzo.
Fusaro e Tallarini hanno infatti annunciato l’istituzione de L’Aquila Schilarship Program destinato agli studenti di arte dell’area terremotata, ai quali è offerta la possibilità di venire a studiare la propria disciplina a New York quale parte del programma Franco Zeffirelli Scholarship Fund for the Arts istituito nel 2002.
Durante l’anno scolastico 2011-2012 la Fondazione ha assegnato circa 2 milioni di dollari ad oltre 500 studenti meritevoli, ma disagiati di origine italiana.


Nelle foto fornite dalla Columbus Citizens Foundation, in alto: Frank Fusaro al microfono, al taglio del nastro e mentre consegna la medaglia della Fondazione al capo della polizia locale.

sabato 28 gennaio 2012

Ricordati al Consolato Generale gli ebrei italiani vittime dalla Shoah








di Riccardo Chioni




Sotto un clielo blumbeo, nella ricorrenza del Holocaust Remembrance Day, si è svolta ieri la cerimonia di fronte al Consolato Generale per commemorare le vittime della Shoah con la lettura dei nomi di 8.900 ebrei italiani deportati.
La data del 27 gennaio è stata scelta dal parlamento italiano dal 2000 per ricordare l’ingresso dell’esercito sovietico nel capo di sterminio di Auschwitz nel 1945 liberando i sopravvissuti e da allora altre nazioni europee hanno aderito, oltre alle Nazioni Unite che hanno adottato questa significativa giornata per non dimenticare.
L’iniziativa è promossa dal Consolato Generale, dal Centro Primo Levi, dall’Istituto di Cultura, dalla Casa Zerilli-Marimò presso la NYU, dal John Calandra Institute presso la CUNY, l’Italian Academy presso la Columbia University e la Scuola d’Italia “G.Marconi”.
La commemorazione sul marciapiedi di Park Avenue, intesa anche per combattere razzismo e discriminazione, è l’appuntamento più saliente della serie di eventi culturali che si svolgono in questi giorni.
La lettura dei nomi dei deportati ebrei italiani e dei suoi territori è proseguita per ore, ininterrottamente dalle 9 del mattino fino a pomeriggio inoltrato, accompagnata - per la prima volta quest’anno - da musicisti che hanno voluto aderire all’iniziativa.
È un momento solernne quello della lettura dei nomi per ognuno che vi partecipa personalmente, o che transita per caso sul marciapiede di Park Avenue, perché è un’opportunità per meditare, ricordando migliaia di vite umane cancellate.
Dal 2008 il Consolato Generale ha iniziato a dedicare il Giorno della Memoria alla Shoah e la tradizione è stata rispettata dal nuovo console generale Natalia Quintavalle.
“La cerimonia iniziata in sordina ha raccolto molte adesioni da varie personalità, ma anche da tantissima gente comune ed ha attirato l’attenzione dei passanti di Park Avenue normalmente abbastanza distratti, che si sono invece fermati a chiedere. Il Consolato, assieme alle altre istituzioni del Sistema Italia ha pensato di continuare la tradizione”.
Il Console Generale definisce l’evento una “lezione universale il ricordo dell’Olocausto. Fa parte della nostra politica dei diritti umani, la tolleranza, il dialogo intereligioso, che sono dei pilastri della politica italiana”.
Quest’anno il giorno internazionale del 27 gennaio è stato dedicato ai bambini. “È ancora più importante. Ci sono nomi di bambini nella nostra lista e chi li legge - osserva Quintavalle - ha un momento di commozione quando vede l’età”.
Il chitarrista e arrangiatore Brandon Ross ha detto che non ci ha pensato su un istante quando è stato invitato, così come il compositore e conduttore Lawrence Morris, il musicista Avram Fefer, il chitarrista Marco Cappelli, il basso Bernd Klug e Mauro Pagani al violino che hanno creato la colonna sonora della commemorazione.
La scrittrice Elizabeth Bettina, autrice del libro “It Happened in Italy: Untold Stories of How People of Italy Defied the Horrors of the Holocaust”, asserisce che è importante ricordare le vittime, ma anche gli eroi italiani che hanno salvato migliaia di ebrei rischiando la propria vita.
“Partecipo tutti gli anni all’iniziativa del Consolato Generale - aggiunge Bettina - perché è importante ricordare gli innocenti sterminati. Sono cresciuta in una zona dove vivono ebrei a Long Island e conosco persone i cui parenti sono stati ammazzati”.
Gli italiani - sottolinea - si sono adoperati in mille modi per salvare gli ebrei ed è ampiamente testimoniato.
“Secondo il Museo dell’Olocausto e secondo gli storici - precisa - circa l’ottanta per cento degli ebrei italiani sono stati salvati, il venti per cento è stato deportato e oggi ricordiamo questo venti per cento”.
Anche il console di Newark Andrea Barbaria ha partecipato alla lettura. “Per commemorare in maniera ancora più solenne il Giorno della Memoria”, mentre presso la Rutger University si è svolta giovedì una conferenza con la presenza di un sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz.
Joseph Scelsa, presidente del Museo Italoamericano di Little Italy, spiega che è importante per ricordare anche la nostra storia.
“Nel bene e nel male. Quello è stato un momento terribile nel mondo ed è imperativo che gli italiani e gli italoamericani ricordino le atrocità che sono avvenute. Volgio partecipare - conclude - con l’augurio che non possa mai più verificarsi”.
Il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Riccardo Viale spiega così il significato della giornata odierna. “Prima di tutto ricordare l’Olocausto nella capitale ebraica che è New York. Ricordare perché è importante e perché il ricordo è l’unico possibile antidoto a non cadere più negli stessi errori del passato. E poi- prosegue Viale -, conoscere anche che da quel momento è cambiata la storia dell’umanità”.
Sono dozzine le persone che si susseguono nella lettura, oltre all’ambasciatore presso le Nazioni Unite Cesare Ragaglini, al nunzio apostolico all’Onu arcivescovo Francis Chullikat, a diplomatici di molti paesi sono intervenuti assieme a tanti rappresentanti dell’associazionismo dell’area metropolitana.
Tony DiPiazza, chairman della Associazione Culturale Italiana è venuto come in passato “per mantenere vivo il ricordo ed evitare che si possa ripetere”.
Il commediografo Mario Fratti sostiene che neppure il più cinico degli scrittori avrebbe potuto immaginare tanto. “Sembrerebbe incredibile quello che è successo. Quando in Italia ascoltavamo la Voce dell’America alla radio che raccontava di queste atrocità, non ci credevamo. Sembrava impossibile essere giunti a questo estremo di crudeltà. Solo dopo ci siamo accorti che sono stati eliminati 30 milioni di sovietici, 6 milioni di ebrei e 2 milioni di omosessuali: un fatto inconcepibile che non deve esere cancellato dalla memoria”.
Padre Robert Aufieri, napoletano - tiene a precisare - è venuto in rappresentanza del prossimo cardinale Thimoty Dolan. “Credo che sia la solidarietà che la Chiesa vuole esprimere alla comunità italiana e al ruolo che ha avuto durante la guerra. Il cardinale si trova in Israele e ha chiesto a me di presenziare”.
Anche per Daniel Nigro, chief del dipartimento dei vigili del fuoco l’11 settembre 2001, quello del 27 gennaio è divenuto un appuntamento fisso.
“Il FDNY ha adottato la frase non dimenticheremo mai e anche noi non dobbiamo mai dimenticare l’orrore dei demoni dello sterminio”.
Geneive Brown Metzger, console generale di Jamaica spiega la sua presenza a Park Avenue “c’è una forte comunità ebraica in Jamaica, venuta durante il XVII secolo dal Portogallo. Oltre ad essere un diplomatico, sono anche una persona di fede e mi sento onorata di essere qui per questa commemorazione”.
“La nostra deve diventare sempre di più la scuola della memoria. Solo chi ha memoria evita di ricadere nelle stesse gravi problematiche” sostiene Antonio Benetti responsabile del dipartimento scolastico del Consolato Generale.
Alla lettura dei nomi dei deportati hanno preso parte gli studenti della Park East School con il rabbino Schneier e quelli della Scuola d’Italia guidati dalla preside Anna Fiore.


Nelle foto, dall'alto: Un momento della lettura dei nomi, Natalia Quintavalle e Cesare Ragaglini, un bambno della Park East School e uno studente e i ragazzi della Scuola d'Italia G. Marconi, passanti a Park Avenue durante la lettura dei nomi, il consigliere comunale Vincent Gentile e il console gegerale Natalia Quintavalle.


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giovedì 26 gennaio 2012

Non si placa la controversia sul Charging Bull dello scultore Di Modica ingabbiato da mesi a Wall Street








di Riccardo Chioni




Liberate il toro dalla gabbia! È l’inascoltato appello che Arthur Piccolo ripetutamente da mesi indirizza al sindaco e al capo della polizia affinché siano rimosse le transenne che a Bowling Green ingabbiano il celebrato Charging Bull dell’artista Arturo Di Modica.
Mercoledì scorso la polizia ha rimosso solo alcune delle transenne di fronte alla famosa scultura icona di Wall Street dopo 131 giorni di completo isolamento dai turisti che invadono la carreggiata di Broadway per riuscire a scattare foto ricordo, senza tuttavia raggiungere il fazzoletto di terra su cui è posizionata la famosa statua di bronzo.
La scultura di Di Modica è off limit ai turisti dallo scorso 17 settembre, quando Bowling Green ha visto nascere il movimento Occupy Wall Street, per rivedere una parvenza di libertà dalle transenne lo scorso 2 gennaio in occasione dell’alzabandiera tricolore, a ricordo dello sbarco di Pietro Alberti, il primo italiano a mettervi piede il 2 giugno 1635.
Tutti conoscono la vicenda del Charging Bull e la bizzarra trovata dello scultore siciliano Arturo Di Modica, che nella notte del 15 dicembre 1989, riuscì a piazzare il bronzeo toro nel mezzo del Financial District, stupendo Wall Street e l’intera città che si risvegliarono con il toro sotto l’albero di Natale.
Ma il Charging Bull infastidiva gli operatori della Borsa e venne quindi deciso di rinchiudere il poderoso toro in un magazzino, poi si vedrà. Solo che nel distretto finanziario l’idea del Charging Bull era piaciuta, dopotutto quell’enorme bronzo rappresentava ciò che l’artista aveva immaginato: il simbolo della determinazione del capitalismo che, ora come 22 anni fa, stava lottando per uscire da una crisi profonda.
Anche oggi, come ogni altro giorno, i visitatori si contavano a centinaia, addirittura il coda sul marciapiedi lungo Broadway per potersi recare al centro della carreggiata in fila per riuscire a scorrere davanti al toro e magari scattare una foto ricordo.
Ciò che desta più stupore del transennamento stesso del toro, è vedere dozzine di turisti costretti a sostare in fila in mezzo alla strada con il traffico anche pesante che scorre ai loro lati, mettendoli in una situazione a dir poco rischiosa.
Per di più i visitatori in coda devono fare i conti anche con una vettura della polizia posizionata di fronte al toro da mesi, obbligandoli a muovere verso il ciglio della strada, rischiando di venire investiti.
Arthur Piccolo, chairman della Bowling Green Association da mesi sta chiedendo al sindaco Michael Bloomberg e al capo della polizia Raymond Kelly di rimuovere le transenne e l’auto della polizia, restando peraltro inascoltato.
Di fronte al silenzio degli interessati, Piccolo ha pure sporto un reclamo contro contro di loro asserendo che vengono indebitamente usati fondi dei contribuenti, personale ed equipaggiamenti per proteggere il toro. “Si protegga il Charging Bull nello stesso modo in cui sono protetti altri luoghi strategici della città, senza usare questo atteggiamento oltraggioso che prosegue da oltre 130 giorni” ha dichiarato Piccolo.
Nel reclamo Piccolo ha scritto che a suo avviso “il costo attuale per i cittadini di New York è di circa 470 mila dollari, che diventerà mezzo milione entro la fine di febbraio, per l’uso di risorse dalla City a protezione del toro”.
Piccolo si dice convinto che le transesse non saranno rimosse, a meno che non lo legga nero su bianco.
“Fino a quando il commissioner della polizia o il sindaco metteranno per iscritto che le transenne vengono smontate e non saranno riposizionate, fino ad allora non sto tranquillo perché questa situazione - ha sottolineato Piccolo - continua a infastidirmi”.
Dal quartier generale del NYPD rispondono che si riservano di valutare la situazione e concedere l’accesso alla statua di giorno in giorno, per timore che qualcuno compia atti vandalici.
“Non ho mai visto alcun dimostrante compiere atti di vandalismo sul toro. Il toro è con il 99 per cento. Rappresenta il capitalismo e il libero mercatro per tutti noi” ha aggiunto Piccolo che era riuscito a posizionare il toro a Bowling Green dopo il consenso dell’allora sindaco Ed Koch.
Piccolo sostiene che non vi sono motivi per ingabbiare il toro “per lo stesso motivo per cui non mettiamo le transenne alle altre grandi attrazioni della città: perché non è un gesto amichevole.


Nelle foto, dall'alto: il toro transennato, Arthur Piccolo durante la cerimonia del 2 gennaio scorso, i turisti in coda al centro di Broadway, l'auto della polizia di fronte al toro.


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martedì 24 gennaio 2012

L'ultima del costruttore edile Silverstein: uno shopping center di 7 piani al posto di una torre di 80 piani al Wtc












di Riccardo Chioni






Già sono stati coniati i sopranomi: il grattacielo più basso del mondo e la torre nr. 3 monca, affibbiati all’edificio di 80 piani del nuovo World Trade Center che l’impresario edile Larry Silverstein dovrebbe realizzare, ma che minaccia ora di ridurre a soli 7 piani da destinare peraltro a centro commerciale.
Un altro capriccio del developer newyorkese che per anni ha tenuto in scacco l’agenzia Port Authority proprietaria del fazzoletto di terra su cui sta sorgendo il nuovo Wtc, tra ritardi e problemi nel cantiere che stenta a dare alla luce la nuova torre di 80 piani che dovrebbe assumere il numero civico 3 World Trade Center.
Silverstein ha fatto sapere che se non si faranno avanti inquilini disposti ad occupare una buona parte dell’edificio la cui costruzione è stata avviata di recente, l’altezza sarà ampiamente revisionata portandola a 7 piani.
L’annuncio della Silverstein Properties è piombato al quartier generale del Port Authority, l’agenzia bi-statale proprietaria del terreno, come un fulmine a ciel sereno, senza produrre commenti in merito.
L’idea della riduzione di 73 piani per la torre nr. 3 è stata affidata da Silverstein a Crain’s New York Business che precisa l’intenzione di trasformare quello che avrebbe dovuto diventare un grattacielo uso uffici in uno shopping center.
Se da parte dei diretti interessati non giungono commenti, gli analisti del settore immobiliare ammettono che in un momento di crisi come l’attuale sarà difficile trovare qualche azienda disposta a spendere per stabilirsi al World Trade Center.
Lo ha dichiarato Peter Hennessy dell’agenzia immobiliare commerciale Cassidy Turley a Crain’s, il quale ha sottolineato che anche la volontà di inquilini titolati di impegnarsi in un ambiente come il World Trade Center è limitata, perché non intendono spendere un sacco di quattrini, precisando che il problema non è l’edificio stesso, piuttosto perché questo è la tendenza del mercato attuale.
Sarà questa l’ultima trovata di Larry Silverstein? L’ultima delle minacce che si trascinano da oltre un decennio? Per anni Silverstein e il Port Authority si sono battuti per decidere chi avrebbe dovuto finanziare la costruzione del nuovo World Trade Center, con l’imprenditore immobiliare che continuava a chiedere ulteriori investimenti pubblici o perlomeno garanzie finanziarie.
Si era giunti fino alla vigilia dell’appuntamento con il decimo anniversario dell’11 settemnbre 2001 per la stesura (nel 2010) di un accordo tra l’agenzia bi-statale e Silverstein che aveva accettato di sottoscrivere contratti di affitto di 400 mila p.q. di spazio-uffici nella torre nr. 3 per poter fruire di sovvenzioni e finanziamenti.
Adesso che la realizzazione della torre nr. 3 è in fase di innalzamento, ecco che Silverstein decide di bloccare i lavori, minacciando di fermarli al settimo piano, lasciando cadere l’idea iniziale di 73 piani sopra il grattacielo più basso del mondo.
Secondo Crain’s però non si è perso tempo al cantiere e sarebbero già state apportate modifiche sulla carta nel caso l’impresario edile decidesse di non procedere, lasciando gli altri 73 piani sovrastanti solo un’idea progettuale.
L’edificio al nr. 3 World Trade Center il cui costo si aggira su 1.2 miliardi di dollari avrebbe dovuto essere completato entro il 2015 con 2.8 milioni di p.q. di superficie adibiti ad uffici su 53 piani convenzionali e 5 destinati a mercati finanziari.
Sull’argomento è intervenuto il sindaco Michael Bloomberg, il quale ieri ha detto che Silverstein pone un problema che non esiste, in quanto non mancano i possibili inquilini della costruenda torre.


Nelle foto: i cantieri al nuovo World Trade Center.


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È piaciuta la colorata collezione abbigliamento uomo autunno-inverno 2012 presentata al MRket








di Riccardo Chioni




Cala il sipario oggi sulla sesta edizione di “MRket” al Javits Center con il Made in Italy che, alla fiera considerata la più importante del settore abbigliamento e accessori uomo nella East Coast, raccoglie vasti consensi da parte dei consumatori americani.
All’appuntamento newyorkese per la presentazione al MRket delle collezioni autunno-inverno 2012 ha aderito un consistente gruppo di 32 aziende espositrici e 35 marchi rappresentati.
Sono oltre 3 mila gli addetti ai lavori, principalmente dettaglianti e catene della grande distribuzione, giunti dalla East Coast statunitense, da Canada e Caraibi per visitare il MRket.
Tra gli stand del padiglione italiano organizzato dall’Ice di New York la collettiva Made in Italy è stata sotto i riflettori dei visitatori che sono tornati penna alla mano per rinnovare contatti e avviarne nuovi, seminando al passaggio la soddisfazione degli espositori.
L’Italia è posizionata al 12mo posto tra i fornitori di abbigliamento e accessori per uomo, facendo peraltro registrare incrementi in tutte le categorie nel periodo gennaio-novembre 2011, secondo i dati del Dipartimento del Commercio statunitense.
La componente più rilevante delle importazioni dall’Italia è il segmento degli abiti con un incremento del 19.5 per cento ed un valore di 258,5 milioni di dollari, seguito dalla maglieria pure in aumento di oltre il 25 per cento ed un valore di 155 milioni, rispetto allo stesso periodo del 2010.
Ieri la fiera al Javits Center è stata visitata dal direttore dell’Ice Aniello Musella e dal console aggiunto Dino Sorrentino che hanno tastato il polso degli espositori italiani, riscontrando che il mercato dell’abbigliamento e accessori per uomo sta riprendendo a volare.
“Il punto di forza dell’offerta italiana - ha spiegato Musella - continua ad essere l’ottimo rapporto prezzo-qualità, unito a tradizione artigianale, creatività ed innovazione, elementi questi che rendono il brand Made in Italy ancora molto attraente per il consumatore americano”.
Anche se i livelli di vendita pre-crisi sono ancora lontani, si registra un rinnovato interesse al comparto degli articoli di abbigliamento ed accessori che nel padiglione del Made in Italy presenta le novità per il prossimo inverno, all’insegna dei colori decisi da indossare.
MRket si conferma quindi un decisivo appuntamento per le aziende italiane che intendono consolidare la propria presenza sul mercato a stelle e strisce.
“C’è un sentire comune tra tutte le aziende di un trend positivo: ieri è stato un momento di grande presenza anche di nomi importanti della distribuzione americana, da Bedorf & Goodman a Saks Fifth Avenue a grossi dettaglianti come Mitchell. I nomi giusti sono venuti, hanno fatto ordini, hanno confermato i rapporti di collaborazione”.
Il prodotto base esposto è la camiceria, maglieria e l’abito, fino al cosiddetto “total look” che alcune aziende propongono ai consumatori americani, iniziando la vestizione dai calzini, calzature, cinture, fino al fazzoletto per il taschino della giacca.
“Si tratta di prodotti di fascia alta che, anche se non sono brand-firma, il livello qualitativo è molto alto e il prodotto è realizzato al cento per cento in Italia, un rapporto prezzo-qualità molto competitivo e quindi - ha sottolineato Musella - sono elementi importanti per entrare in un mercato anche più ampio rispetto a quello che sono i department store e i dettaglianti di lusso, ma anche su quella fascia medio-alta in cui il consumatore americano vuole un prodotto che sia di buon livello, senza dover spendere degli importi molto, molto elevati. E in questo momento il fattore prezzo è importante se coniugato con la qualità del Made in Italy: è la tipologia base del prodotto esposto”.
Abbigliamento e accessori per uomo segnano l’accresciuto interesse degli americani per i prodotti di qualità del Made in Italy in questa categoria merceologica che registra incrementi in tutte le categorie del comparto.


Nelle foto, dall'alto: l'ingresso a MRket, da sinistra Jin Frati dei Marchesi di Como, Dino Sorrentino, Augusta Smargiassi e Aniello Musella, i colorati calzini proposti da Marcoliani, la visita ad uno stand, Luciano Moresco con la camicia da sera e un particolare dell'esposizione di Armstrong & Wilson.


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lunedì 23 gennaio 2012

Tre studenti morti nel rogo della casa comune nel Upstate








di Riccardo Chioni





All’indomani del tragico incendio che ha consumato la vita di tre studenti e ridotto in un cumulo di macerie la casa affittata nelle vicinanze del Marist College a Poughkeepsie, le autorità non hanno ancora appurato le cause che hanno provocato il rogo infermale.
Di quella che era una tipica casetta in legno unifamiliare, dipinta di verde all’esterno, situata ad un solo isolato dal campus del college è rimasta solo la cenere.
Le fiamme hanno sorpreso due studentesse ed un ospite, intrappolati in quell’inferno che in breve ha avviluppato l’abitazione a due piani lungo Fairview Avenue nella città Upstate New York.
I vicini di casa hanno riferito che i ragazzi affittuari non avevano l’abitudine di fare baldoria, ma che la sera di venerdì avevano organizzato un “get-together” che si era protratto fino a mezzanotte.
Un’ora e mezzo più tardi è scoppiato l’incendio che sembra si sia propagato in breve ai due piani della casetta di legno, cogliendo di sorpresa occupanti e amici che stavano già a letto.
Secondo quanto constatato dalle autorità, nella casa del rogo si trovavano sette persone: una coppia stava dormendo in una camera da letto al piano superiore, un’altra era al piano terra, mentre altre due ragazze ed un uomo si trovavano in differenti locali.
Due roommate che abitavano la casa erano uscite per trascorrere fuori la serata.
Chris Maeder, capo dei pompieri di Fairview ha riferito che ad una prima ispezione sembrerebbe che l’incendio si sia sviluppato al primo piano, nella parte posteriore della casa.
La coppia che occupava la camera da letto al piano superiore è riuscita a portarsi in salvo, seppure con quel poco di vestiario che indossava per dormire, esponendosi alla temperatura rigida della notte.
Un’altra studentessa ed il suo boyfriend in cerca di una via di scampo, non riuscendo ad afferrare la maniglia della porta perché incandescente, hanno deciso di gettarsi dalla finestra: prima lei che dalla strada urlava al ragazzo di mettersi in salvo e poi lui, mentre studenti e vicini precipitatisi in strada guardavano atterriti la tragedia che si stava consumando sotto i loro occhi.
Un’ultima coppia si è salvata riuscendo a raggiungere l’uscio prima che le fiamme ostacolassero l’uscita.
Tom Mauro, capo della polizia di Poughkeepsie, è stato tra i primi soccorritori ad arrivare di fronte al muro di fuoco. “Gli studenti uscivano dalle fiamme senza quasi niente addosso. Posso solo immaginare quale traumatica esperienza sia stata per loro” ha commentato Mauro.
Quando i mezzi dei vigili del fuoco sono giunti a Fairview Avenue, le fiamme stavano consumando già l’intera abitazione, feroci a tal punto da impedire ai pompieri l’accesso all’interno.
Alle squadre di pompieri sono occorsi novanta minuti per avere la meglio del rogo, ma oramai era troppo tardi. “Abbiamo rinvenuto una vittima al piano superiore, una al piano terra e la terza travolta dalle macerie” ha precisato il capo della polizia.
Dopo il recupero dei corpi tra i detriti, le autorità hanno ordinato l’immediato abbattimento della casa degli studenti che era diventata un pericoloso cumulo di materiali affumicati.
“Questo - ha sottolineato Mauro - è stato un incendio difficile da combattere e la perdita di vite umane è significante. Da quando sono a capo della polizia di Poughkeepsie - ha osservato - è l’incidente peggiore mai visto prima durante la mia intera carriera”.
Il racconto dei vicini di casa degli studenti della casetta verde dove in tre hanno trovato la morte è da brivido. Hanno riferito che dapprima hanno udito un forte boato che ha mandato in frantumi anche qualche vetro, seguito dalle fiamme, come se si fosse trattato - qualcuno ha detto alla polizia - dello scoppio di una bomba.
E chi si è precipitato alla finestra per cercare di capire cosa stesse succedendo, ha visto la strada illuminata dalle fiamme che stavano avviluppando la casa lungo la avenue.
Tutti i testimoni che hanno assistto allibiti alla tragedia hanno detto che l’incendio in breve è diventato un rogo immane, una palla di fuoco in cui non si riconosceva più neppure la sagoma della casa.