di Riccardo Chioni
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| Il capo della polizia Raymond Kelly |
Sconcerto e
indignazione sono i termini usati da cittadini e politici, scossi dall’uccisione
ieri di un gay nel Greenwich Village in una mortale aggressione generata
dall’odio contro gli omosessuali, per mano di un individuo arrestato, ma ancora
senza un’identità.
Il trentaduenne ucciso
residente a Brooklyn, di cui la polizia a metà giornata non aveva ancora reso
note le generalità, secondo quanto riferito dal commissioner Raymond Kelly, “è chiaramente
vittima di un crimine provocato dall’odio”.
Secondo la
ricostruzione degli investigatori il giovane di Brooklyn stava passeggiando
assieme ad un amico lungo Sixth Avenue, nei pressi di West Eighth Street,
quando i due sono stati avvicinati verso mezzanotte da un trio di giovani
ispanici.
Il commissioner
della polizia ha precisato che uno del terzetto ha iniziato ad inveire contro gli
amici gay a passeggio e, avvicinandosi a loro ha chiesto se fossero “gay
wrestler”, mentre i due cercavano di proseguire sul loro cammino verso West
Eighth Street.
A quel punto due
ispanici hanno lasciato, mentre il terzo ha continuato a seguire la coppia
presa di mira. Cosa abbia fatto scattare la molla al folle non è dato sapere,
ma ad un certo punto l’ispanico ha chiesto alla vittima prescelta “vuoi morire
qui?”.
E senza attendere
risposta ha estratto una pistola calibro .38, ha premuto il grilletto e fatto
fuoco a distanza ravvicinata, dritto al volto del poveretto che è stramazzato
al suolo, mentre l’omicida si dava alla fuga.
I soccorritori
hanno trasportato il giovane in condizioni gravissime al Beth Israel Hospital
dove i medici non hanno potuto far altro che constatare l’avvenuto decesso.
L’omicida era
stato visto dirigersi prima in direzione est e poi downtown, prima di incrocire
una pattuglia all’angolo di McDougal e West Third Street.
Alla vista degli
agenti l’omicida ha cercato di sbarazzarsi dell’arma poi recuperata e, quando
lo ammanettavano, avrebbe confessato di essere l’autore dell’aggrassione.
Per tutta la
notte di sabato la mattinata, i detective del Sixth Precint nel Greenwich
Village, hanno messo sotto torchio il giovane definito ispanico, dal quale però
non sarebbero riusciti a scucire neppure la sua vera identità.
Quando è stato
arrestato, infatti, aveva addosso una serie di documenti falsi con nomi diversi.
Neppure mezz’ora
precedente la mortale aggressione - sempre secondo la ricostruzione resa dalla
polizia - l’omicida avrebbe avuto un diverbio con un barista che l’aveva visto
urinare sul muro del bar Annisa, angolo Barrow e West Fourth Street.
In risposta, l’individuo
era entrato nel bar iniziando a snocciolare una serie di epiteti contro i gay e
al barista che voleva di chiamare la polizia, il giovane ispanico aveva
minacvciato di ucciderlo, dicendo “non sai che sono ricercato? Cosa sai della
sparatoria a Sandy Hook? Sono ricercato!”.
Il commissioner
Kelly non ha commentato l’ultima aggressione sfociata nell’uccisione di un gay
nel Greenwich Village, ma i numeri parlano chiaro.
Quest’anno si
sono registrate 22 aggressioni contro omosessuali con un morto, un dato che
segnala una pericolosa escalation rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno in cui i casi denunciati erano stati 13.
La prima reazione
a caldo, ieri mattina, è stata quella della presidente del consiglio comunale
Christine Quinn, la quale si è detta “atterrita” dalla mortale aggressione
nella City che non tollera questo tipo di criminalità.
“C’era un tempo in cui a New York City i
crimini dettati dall’odio erano ricorrenti. C’era un tempo a New York City - ha
proseguito la Quinn - quando due persone dello stesso sesso non potevano andare
mano nella mano per paura di violenza e insulti. Ci rifiutiamo di tornare
indietro nel tempo. Questo tipo di violenza senza senso che ha profonde radici
nell’odio - ha concluso - non trova posto nella City la cui forza più grande
sarà sempre la sua diversità”.
Il senatore
statale democratico di Manhattan, Brad Hoylman ha condannato l’aggressione
dicendo “sono indignato per i recenti attacchi avvenuti nel mio distretto, casa
di una numerosa comunità gay”.
Anche la deputata
statale Deborah Glick, di fronte all’escalation di incidenti anti-gay degli
ultimi mesi, ha commentato dicendo che “New York non è luogo per l’intolleranza”.
L’ultima
aggressione finita in un omicidio è l’apice di una serie di recenti incidenti,
due dei quali si sono verificati Midtown e il terzo a Christopher Street, non
lontano da quello di ieri notte.
Vittime della
prima aggressione erano stati lo scorso 5 maggio Kevin Atkins e Nick Porto,
pestati di botte fuori dal Madison Square Garden da un gruppo di persone che
indossavano la maglia dei Knicks, mentre pronunciavano frasi irripetibili
contro i gay.
A 5 giorni di
distanza si era verificato il secondo, quando a due giovani era stato impedito
di entrare in una sala da biliardo lungo West 32nd Street, quando una persona era
stata aggredita e pestata di botte da un gruppo di almeno 5 delinquenti che
gridavano epiteti contro i gay.








