martedì 29 luglio 2014

De Blasio, rientrato dall'Italia ha dormito per la prima volta a Gracie Mansion, ma il risveglio è stato agitato

 di Riccardo Chioni

Il sindaco Bill de Blasio e il commissioner della polizia ieri in conferenza stampa a City Hall


Al rientro dalla vacanza in Italia Bill de Blasio domenica è arrivato con la famiglia a Gracie Mansion, la storica residenza ufficiale del sindaco nella Upper East Side sul East River dove ha trascorso la prima notte,  con risveglio agitato però nel ritorno alla realtà newyorkese, in particolare di Staten Island.
Lo staff del sindaco ieri mattina ha organizzato una conferenza stampa fuori programma nella Blue Rooom di City Hall dove Bill de Blasio e il commissioner della polizia William Bratton hanno affrontato il problema delle relazioni tra la cittadinanza e la polizia, dopo la tragica vicenda di Eric Garner morto durante il suo arresto il 17 scorso.
Il sindaco ha detto di avere preso atto dell’escalation della tensione tra la cittadinanza e polizia nel corso degli ultimi dodici anni, assicurando tuttavia che l’obiettivo di questa amministrazione è di arrivare all’unità tra cittadini e polizia in un clima di rispetto reciproco.
Ma a undici giorni dalla morte del 43enne Eric Garner è ancora Staten Island, il meno abitato degli altri quattro quartieri della City ad essere sotto il microscopio, per la sua peculiarità di rappresentare il problema più scottante nelle relazioni tra polizia e cittadini.
Un'immagine del video dell'arresto di Eric Garner
Secondo quanto reso noto dal Daily News, al 120th Precint di polizia di Staten Island prestano servizio 7 dei 10 agenti maggiormente denunciati da cittadini, appartamenti alla modesta squadra narcotici, con oltre 600 casi registrati da una decina d’anni.
Nel tempo alcuni casi sono stati chiusi dentro e fuori le aulee di tribunale, ma con un conto salato per i contribuenti: 6 milioni di dollari per voltare pagina su 129 denunce, molte delle quali riguardano falso arresto o altre accuse poi stralciate.
Sempre il 120th Precint conta la più alta percentuale di criminalità rispetto al resto del quartiere dove si registra più ampiamente l’impiego della tattica sto&frisk e che risulta essere primo nella ingloriosa lista di comportamento discutibile dei propri agenti, secondo il Civilian Complaint Review Board.
L’agente Daniel Pantaleo, quello che nel video amatoriale afferra col braccio al collo Eric Garner nella pratica del cosiddetto “chokhold” bandito dal manuale del Nypd durante l’arresto lo scorso 17 luglio, da due anni a questa parte ha accumulato due azioni legali contro di lui. Mentre la città per la prima causa ha già compensato con 30 mila dollari due uomini che avevano denunciato Pantaleo a causa di una perquisizione, la seconda azione legale è ancora irrisolta e riguarda un falso arresto.
Sempre secondo quanto riferito dal Daily News, all’interno del 120th Precint sono in servizio alcuni agenti, 7 per l’esattezza, che nel corso degli anni hanno accumulato una serie di denunce da primato assoluto.
I “magnifici sette” del distretto che comprende il rione di Tompkinsville dove ha fatto la tragica fine Eric Garner, hanno registrato qualcosa come 17 denunce ciascuno.
Ma c’è anche chi va oltre come il detective Vincent Orsini che dal 2003 è stato chiamato in causa 21 volte con il risultato che i contribuenti hanno dovuto sborsare 1.7 milioni di dollari per chiudere il capitolo.
Al momento il detective Vincent Orsini risulta essere l’agente più denunciato di ogni altro tra quelli in servizio a Staten Island. 
Il sindaco ha concluso dicendo che nei prossimi giorni, come ha già fatto Bratton, si incontrerà con i leader eletti e religiosi di Staten Island per esaminare la situazione e illustrare i provedimenti già assunti dall’amministrazione in merito alle pratiche di polizia.


Sparatoria in pieno giorno nel West Village, tre agenti feriti uccidono un californiano ricercato da due anni

 di Riccardo Chioni

Il ricercato ucciso Charles Mozdir







La folla di gente in giro nel Greenwich Village, colta di sorpresa poco dopo l’una di ieri, inizialmente aveva creduto di trovarsi nel mezzo di una scena di un film d’azione, ma quando sono cessati i colpi d’arma da fuoco e in terra c’erano tre persone sanguinanti, si è seminato il terrore ed è iniziato il fuggi fuggi generale.
Tre agenti delle forze dell’ordine sono stati feriti durante una sparatoria avvenuta nelle vicinanze di Washington Square Park, all’altezza di Sixth Avenue e West 4th Street, mentre cercavano di arrestare un trentenne ricercato, sulla cui testa pendeva una ricompensa di un milione di dollari, accusato di avere violentato un bambino di 7 anni in California.
È accaduto all’interno del negozio Smoke Line a 177 West 4th Street dove un detective della squadra “fugitive task force” del Nypd e due agenti federali marshal hanno affrontato il 32enne Charles Mozdir, ricercato da due anni per avere abusato del figlio di amici di famiglia di soli 7 anni nell’area di San Diego.
All’arrivo degli agenti è seguita una sparatoria in cui sono rimasti feriti i tre agenti che, rispondendo al fuoco di Mozdir, lo hanno ucciso.
I tre feriti sono stati trasportati al pronto soccorso del Bellevue Hospital dove sono stati sottoposti ad interventi chirurgici, non sono in pericolo di vita, ma il peggio l’ha avuto il detective del Nypd raggiunto al basso ventre, sotto il giubbino antiproiettile.
Ieri nel primo pomeriggio, in apertura di un’improvisata conferenza stampa a City Hall il sindaco e il commissioner della polizia avevano relazionato i media con le prime informazioni, a circa mezz’ora dall’evento del West Village.
“Ci auguriamo che ciò che ci viene riferito sia vero sulle condizioni degli agenti feriti e che si possano riprendere” aveva detto de Blasio, mentre il commissioner aveva annunciato che era stata rinvenuta l’arma usata dal ricercato ucciso.
Al termine de Blasio e Bratton si sono recati all’ospedale per far visita  agli agenti feriti.
Mozdir ha cambiato aspetto almeno due volte
Secondo quanto emerso, Charles Mozdir nel giugno del 2012 era stato arrestato nel sud della California con l’accusa di abuso sessuale sul bambino e per possesso di materiale pedopornografico, riuscendo tuttavia a tornare in libertà su cauzione, fino al giorno fissato per il procedimento giudiziario a fine giugno.
Il giorno del processo però Charles Mozdir aveva fatto perdere le sue tracce e da allora era considerato un ricercato, divenuto tristemente protagonista della puntata di domenica sera del programma “The Hunt” curato da John Walsh in onda su Cnn.
Il capo dei detective di Manhattan, Bill Aubrey ha precisato che gli agenti della “fugitive regional task force” stavano eseguendo un ordine di arresto, dopo diversi tentativi andati a vuoto in altri stati nel corso degli ultimi due anni.
Nel pomeriggio, durante un’altra conferenza stampa, sindaco e capo della polizia hanno riferito i dettagli dell’operazione condotta dal elite team formato da agenti di New York e New Jersey che assistono i marshal federali nella caccia ai ricercati.
Bratton ha riferito che l’inchiesta degli agenti federali alla ricerca di Mozdir, trasferitosi dalla West alla East Coast, li ha condotti al suo telefono cellulare, ricomparso nella zona e più precisamente a Brooklyn, a quanto pare durante l’ultimo fine settimana.
Da lì gli investigatori sono arrivati a scoprire che Mozdir lavorava presso il negozio di prodotti per fumatori Smoke Line nelle vicinanze di Jones Street, nel West Village dove ieri verso l’una si è recato un agente per verificare la presenza del ricercato.
Quando ai colleghi ha dato conferma, al loro ingresso il detective e i due marshal sono stati accolti da una scarica di proiettili, gli agenti hanno risposto al fuoco uccidendo il ricercato che impugnava una calibro .22 trovata accanto al corpo.
Il sindaco Bill de Blasio ha riferito che al Bellevue Hospital si è informato sulle condizioni considerate stabili e si è incontrato con i familiari del detective in servizio da 20 anni nel Nypd. 
Per buona parte della giornata l’area della sparatoria nel West Village è rimasta delimitata dai cordoni di polizia e dei marshal federali, mentre  all’ospedale è stata una processione continua di agenti di polizia che si  recavano as fare visita al detective ferito.

lunedì 28 luglio 2014

Arrestato il terzo Spider Man in poche settimane nella Times Square affollata di personaggi dei fumetti

 di Riccardo Chioni

Alcuni personaggi  dei fumetti che ogni giorno affollano Times Square



Come si suol dire, non c’è due senza tre. E l’antico proverbio veste anche il personaggio dei fumetti Spider Man, questa volta non per un’azione eroica, ma per essere finito in manette sabato a Times Square, il terzo a impersonare il super eroe arrestato dal mese scorso.
L’ultimo episodio risale a sabato pomeriggio ed ha visto protagonista Spider Man, all’anagrafe Junior Bishop di 25 anni d’età residente a Brooklyn, che a Times Square assieme ad altri impersonava caratteri di fumetti e di cartoon concedendosi ai turisti per scherzose foto souvenir.
Secondo quanto reso noto dalle autorità di polizia, un agente in servizio all’angolo tra Broadway e 42nd Street ha notato Spider Man che si lasciava fotografare in varie pose assieme ad una coppia di turisti.
Dopo gli scatti con i volti sorridenti, i visitatori si sono però trovati con l’amaro in bocca quando la donna nella foto ha aperto la borsetta passando un biglietto da un dollaro a Spider Man che ha sonoramente rifiutato.
L’agente ha osservato Spider Man che ha allungato le mani e ha detto alla donna che avrebbe accettato soltanto biglietti da5, 10 e 20 dollari, usando peraltro un linguaggio poco decoroso.
Da lì l’intervento dell’agente che si è avvicinato per chiarire la situazione, ricordando a Spider Man che la signora ha diritto di lasciare la donazione che crede più opportuna, perché altro non può essere che una donazione, in quanto il personaggio in costume non è autorizzato a chiedere quattrini.
“Non è affare tuo” avrebbe risposto Spider Man all’agente intercalando nel prosieguo della scenata con sconcerie, fino a quando l’agente ha chiesto di mostrare un documento di riconoscimento che il personaggio maschetaro non aveva.
Un momento dell'arresto di Spider Man
Due poliziotti hanno quindi proceduto all’arresto riscontrando la resistenza di Spider Man che divincolandosi ha colpito un agente al volto, prima dell’arrivo di almeno 8 poliziotti - come visto in video circolato ieri - che lo hanno immobilizzato e portato al distretto di Times Square.
L’agente colpito da Spider Man in servizio da circa 5 anni è stato visitato, medicato e dimesso al pronto soccorso del Nyu Langone Medical Center sabato in serata.
Ieri Junior Bishop è stato condotto nell’aula della Criminal Court a Manhattan per le formalità, accusato di aggressione ad agente di polizia e resistenza all’arresto.
Quest’ultimo arresto, avvenuto in pieno giorno con centinaia di visitatori che girovagavano nella strapopolare piazza al centro del mondo è stato pure ripreso e diffuso sui social media.
In questgo triangolo di piazza si mescolano da anni figure in costume nei panni di personaggi cari ai piccoli e anche ai grandi dove si può trovare di tutto un po’, generando un’atmosfera che qualcuno preferisce definire come una jungla.
Non è proprio l’immagine ideale che Times Square intende proiettare nel mondo, come ha dichiarato il presidente della Times Square Alliance Tim Tompkins, il quale è convinto che nella mischia dei personaggi in costume ci sia chi fa eccezione rispetto a coloro che onestamente cercano di rimediare il pane per la giornata.
Di certo Times Square ne ha viste di tutti i colori durante la sua esistenza, mai però era stata teatro prima di una disputa tra la replica di Lady Liberty e Woody, un personaggio di “Toy Story” che aveva pizzicato il posteriore di una turista.
C’è anche qualche personaggio all’apparenza innocente, ma arrogante, come quello vestito da Cookie Monster che lo scorso anno aveva spintonato un bambino di due anni e poco più, perché la mamma turista non intendeva lasciare l’esosa mancia richiesta.
Se in giro si chiedono commenti sulla presenza dei tanti personaggi in maschera che affollano il teatro turistico al centro del mondo, si ricevono risposte diverse, a seconda di chi la vive e chi la visita.
Chi percorre Times Square per recarsi al lavoro, ad esempio, sostiene che spesso i personaggi diventano invadenti e anche aggressivi, mettendo in imabrazzo i passanti.
Mentre chi è in visita e viene qui per farsi il “selfie” con lo sfondo dei megaschermi a Times Square, il cartone animato vivente altro non è che un’altra attrazione che va ad aggiungersi al circo del mitico luogo.
Per tornare ai tre super eroi dei fumetti finiti nei guai con la giustizia recentemente ricordiamo l’arresto del primo Spider Man a giugno per aver palpeggiato il posteriore di una newyorkese e solo qualche giorno più tardi un secondo differente Spider Man era stato arrestato mentre infastidiva una donna a Times Square. 
All’indomani dell’arresto del terzo Spider Man, a City Hall è suonato il campanello d’allarme e presto sarà presentato in Consiglio Comunale una disposizione che metta delle regole all’attività umana delle figure dei fumetti.

Il rev. Sharpton propone una marcia di protesta attraverso il Verrazzano Bridge con leader nazionali

 di Riccardo Chioni

Il rev. Al Sharpton




Nella sede della National Action Network ad Harlem la vedova di Eric Garner, l’uomo morto a Staten Island durante l’arresto, ha detto che il marito “era un uomo quieto, che adesso però sta generando un grande fracasso”, mentre il rev. Al Sharpton dallo stesso podio ha chiamato alla mobilitazione i leader nazionali dei diritti civili per una marcia di protesta attraverso il  Verrazzano Bridge.
Sharpton ha anche presentato alla congregazione la fidanzata di Sean Bell, il giovane disarmato che nel 2006 era stato crivellato da 50 proiettili sparati dalla polizia nella notte precedente il suo matrimonio all’esterno di un club nel Queens.
Il battagliero Sharpton ha promesso di voler mantenere una forte pressione pubblica sul dipartimento di polizia dopo i fatti del 17 scorso con la morte del 43enne Eric Garner, padre di sei figli e asmatico, mentre veniva arrestato e assai poco curato dagli addetti del servizio di emergenza medica.
Venerdì la famiglia di Garner, assieme a Sharpton, aveva avuto un colloquio nell’ufficio del procuratore federale di Brooklyn per chiedere l’avvio di un’indagine sulla violazione dei diritti civili della vittima.
“Non consentiremo che quest’ultimo fatto venga spazzato via” ha dichiarato Sharpton che intende chiamare a raccolta a Staten Island un folto contingente di sostenitori dei diritti civili presenti sul territorio americano per organizzare una marcia di protesta contro l’uso eccessivo della forza da parte della polizia di New York.
“Non possiamo dimostrarlo meglio del ‘chokehold’ ripreso in video. Se non ci viene assicurata giustizia qui, non so cos’altro c’è da fare” ha riferito Sharpton ai media dopo l’incontro alla procura federale. 
Dichiarazioni a cui il presidente della Patrolmen’s Benevolent Association Patrick Lynch ha subito ribattuto sostenendo che non si possono trarre conclusioni dai video e che l’inchiesta federale sarebbe parallela a quella già avviata dalla procura di Staten Island.

domenica 27 luglio 2014

Emerge un altro video sulla brutalità della polizia, i familiari di Eric Garner chiedono un'inchiesta federale

 di Riccardo Chioni

L'ultimo video sulla forza usata durante un arresto a Brooklyn





Occhi ancora puntati ieri sul National Action Network ad Harlem dove il rev. Al Sharpton e i  familiari dell’uomo morto durante l’arresto a Staten Island la settimana scorsa hanno partecipato ad un rally per condannare l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.
L’ennesima manifestazione di protesta si è tenuta dopo tre differenti drammatici episodi in cui agenti di polizia sono stati ripresi da passanti mentre mettono in pratica sistemi fisici banditi dal protocollo del Nypd.
Nella sede del National Action Network Al Sharpton ha presentato alla congregazione l’ultima vittima dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia, il 32enne di Brooklyn Jahmil El-Cuffee, arrestato mercoledì scorso all’esterno della sua abitazione per essere stato pizzicato a fumare uno spinello.
Nel video, girato nel rione di Bedford Stuyvesant, molti particolari non si vedono, ma si sente la reazione della gente intorno alla scena che cerca di riportare gli agenti alla ragione mentre arrestano El-Cuffee che non voleva farsi ammanettare, mentre implorava in un disperato crescendo l’aiuto dei passanti.
Dopo averlo trascinato a terra, l’agente Joel Edouard in servizio presso il distretto 81 avrebbe estratto e puntato l’arma di servizio verso El-Cuffee, provocando la reazione di una donna che ha cercato di calmare gli animi, mentre sul luogo si recavano altri agenti.
Ad un certo punto l’agente Edouard sembra lasciare la scena, per poi tornare e - hanno riferito passanti, ma non si vede nel video - portare il suo piede sulla faccia di El-Cuffee.
Immediata la reazione al comando di One Police Plaza da dove è stato ordinato all’agente Joel Edouard di consegnare ai superiori l’arma di servizio e il distintivo, fino al termine dell’inchiesta avviata dal Internal Affairs Bureau.
Rally durante il funerale di Eric Garner
L’arrestato, che era dovuto ricorrere al pronto soccorso per ferite al capo e al collo, chiedendo giustizia e chiarezza sulle responsabilità, si è unito al coro dei familiari di Eric Garner, il 43eenne di Staten Island, padre di sei figli, morto durante l’arresto lo scorso 17, perché sospettato di vendere sigarette di contrabbando.
Il 43enne Eric Garner è stato sepolto la settimana scorsa, ma la sua morte nelle mani della polizia da fatto di cronaca del “quartiere dimenticato” della City si è trasformato in una discussione nazionale che ha dato vita ad un inconsueto intervento del responsabile della Giustizia in America.
Il procuratore generale Eric Holder venerdì è intervenuto personalmente sulla morte di Garner in custodia alla polizia che ha usato il cosiddetto “chokehold” bandito dal manuale del Nypd.
“All’indomani di questo tragico evento il Dipartimento di Giustizia è in contatto con i familiari di Garner. Stiamo monitorando l’inchiesta della città su questa vicenda” ha scritto Holder in un comunicato.
L’intervento del procuratore generale è seguito all’incontro che Sharpton e i familiari di Garner hanno avuto alla procura federale di Brooklyn dove hanno chiesto l’avvio di un’inchiesta sulla violazione dei diritti civili.
Sharpton, durante mezz’ora di colloquio in procura a Brooklyn, ha sottolineato come nel video amatoriale sia chiaramente udibile Eric Garner, asmatico del peso di 350 libbre, ripetere la frase “non riesco a respirare”, mentre l’agente del 120th Precint Daniel Pantaleo lo trattiene con il suo braccio al collo.
Mentre familiari della vittima e autorità sono in attesa dei risultati dell’autopsia di Eric Garner, due agenti della polizia di Staten Island e 4 tecnici sanitari del servizio d’ergenza sono stati assegnati ad altri incarichi per il corso dell’inchiesta.
Il responsabile di One Police Plaza la settimana scorsa del resto aveva già previsto l’entrata in campo della procura federale per investigare la presunta violazione dei diritti civili di Garner.
Sharpton a fianco della mamma e moglie di Garner, si è detto certo che esiste sufficiente materiale comprovante tale violazione a livello federale.
Il rev. Sharpton ha ricordato il caso di Anthony Baez, morto per “chokehold” nel 1994 per mano dell’agente Francis Livoti condannato per la violazione dei suoi diritti civili. 
Per Sharpton il caso Garner è diventato un impegno quotidiano per denunciare l’uso della forza da parte della polizia e il prossimo passo - sempre accompagnato dai familiari - sarà l’incontro con il procuratore di Staten Island, Daniel Donovan per chiarire termini, competenze e giurisdizione sull’inchiesta.

sabato 26 luglio 2014

Il capo della intelligence del Nypd scala la sommità del Brooklyn Bridge per indagare sulle bandiere bianche

 di Riccardo Chioni

John Miller ieri durante la rampicata verso la sommità di un pilone del Brooklyn Bridge



Newyorkesi e visitatori ghignano, la beffa è sulla bocca dei comedian notturni del piccolo schermo, ma al quartier generale della polizia la vicenda delle bandiere bianche sul Brooklyn Bridge ha creato non poco imbarazzo, mentre gli investigatori stanno cercando di far luce su questo giallo estivo.
E così ora si sprecano uomini ed energie per uscire dall’imbarazzante situazione. Ieri il capo dell’Intellingence del Nypd, John Miller assieme ad una dozzina di agenti di polizia ha scalato I tiranti del Brooklyn Bridge per portarsi sulla sommità, nella speranza di raccogliere ulteriori prove a carico di ignoti.
“Non chiederei ai miei uomini di andare in qualche posto dove non andrei anch’io. Andiamo a fare un sopralluogo - ha dichiarato Miller - per documentare la scena del crimine. Così la squadra che sta svolgendo le indagini ha la possibilità di vedere con i propri occhi”
Con i caschi blue in testa, la dozzina di agenti - tra cui detective dell’antiterrorismo - ha lentamente scalato i tiranti portandosi sulla sommità a 276 piedi d’altezza, ripresi da passanti e media.
Nella notte di martedì un gruppetto di persone era salito eludendo la sicurezza sui piloni, aveva coperto i riflettori con fogli di alluminio e aveva sostituito le due bandiere a stelle e strisce sui piloni del ponte sul lato di Manhattan e di Brooklyn, con due bianche che apparentemente sono state immerse nella candeggina.
Una delle bandiere bianche issate nelle prime ore di martedì
Nel primo pomeriggio agenti di polizia aveva provveduto a riportare le bandiere americane a sventolare, ma oramai la beffa era stata consumata e le immagini della resa avevano fatto il giro del mondo.
Gli investigatori hanno reso noto di avere rintracciato il Dna di qualcuno sul luogo del crimine, anche se non è stato precisato se le tracce siano state scoperte sul pennone della bandiera o sui fogli di alluminio adoperati per oscurare l’illuminazione.
Almeno due dozzine di detective sono impegnati nella soluzione del giallo e si augurano di poter trovare un riscontro al Dna trovato nel sistema delle forze dell’ordine, altrimenti la scoperta di questa prova rischia di diventare un souvenir.
Fino ad ora nessuno ha rivendicato il clamoroso gesto e spiegato il significato della sostituzione delle bandiere e gli investigatori sono decisi ad arrivare al fondo della vicenda e scoprire I responsabili.
Secondo quanto reso noto dal Nypd, un gruppetto di persone, tra cui un giovane con lo skateboard, è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza durante la notte, ma le immagini sono talmente scure che si riesce a malapena a distinguere le persone.
Anche le auto che sono transitate sul Brooklyn Bridge durante la notte di martedì sono passate al setaccio e una verifica è anche in corso sui cellulari funzionanti nell’area per cercare di capire se qulcuno sia coinvolto nella beffa e nel mirino vi sono due torri nelle vicinanze che potrebbero rivelare numeri di telefono.
Al momento il team impegnato nelle indagini ha rintracciato i soprannomi di un paio di quelli che potrebbero sembrare teenager, che dopo il fattaccio si sono scambiati degli Instagram. 
Il comando di polizia ha autorizzato l’installazione di altre telecamere sul Brooklyn Bridge dove già sostano giorno e notte auto della polizia designate al blocco del ponte in casi di necessità.

Sulle strade della City arrivano le vetture coi baffi fucsia del servizio "ride-sharing app" di Lyft

 di Riccardo Chioni





Da ieri sera sono in circolazione nella City i baffoni color fucsia sul muso delle auto da condividere dopo il termine della guerra dei taxi che si è conclusa con la vittoria della società Lyft.
Il cosiddetto taxi app ha iniziato ad operare da ieri sera alle 7 quando è iniziata l’operazione “friendly affordable rides” che adopera auto in accordo con la Taxi and Limousine Commission.
L’inizio del servizio - sostengono nella sede Lyft - è avvenuto un po’ in sordina, ma sarà ampliato nelle settmane a venire con una vasta scuderia di veicoli.
La partenza è avvenuta dopo un paio di settimane di intensi incontri tra le autorità che regolano il servizio taxi e la società divenuta nota per la sua “donazione di base” come tariffa e i grandiosi baffi color fucsia posti sul radiatore.
Lyft sta già operando in località come Buffalo e Rochester e avrebbe dovuto iniziare lo scorso 11 luglio con gran fanfara anche a New York, ma le autorità avevano messo il freno alle cuto coi baffoni, mettendo in evidenza problemi concernenti l’assicurazione contro terzi e la necessità per conducenti e vetture di essere in possesso della licenza rilasciata dalla Tlc.
La società Lyft aveva fatto presente che il servizio non rientra nel regolamento della Tlc in quanto il servizio non è simile a quello dei taxi, bensì si tratta di un “ride-sharing app”.
Ieri mattina, dopo che Lyft aveva reso noto di ottemperare alle regole della Tlc, ha ricevuto il benestare dal giudice Kathryn Freed della Corte Suprema di Manhattan che aveva minacciato di bloccare l’avvio, se prima non fosse stato raggiunto un accordo con la Tlc.
“Siamo felici di poter dare il benvenuto a Lyft quale servizio qualificato con licenza per operare a New York City”, precisando che sono stati raggiunti i requisiti richiesti dalla Taxi and Limousine Commission ha scritto la commissioner Meera Joshi in un comunicato. 
Risultato del battesimo di Lyft: la concorrente Uber ha già annunciato di ridurre le proprie tariffe per diventare concorrenziale ai baffoni fucsia.