sabato 28 marzo 2015

Esplosione nel East Village: due persone mancano all'appello, i vigili del fuoco setacciano le macerie senza uso di mezzi pesanti

 di Riccardo Chioni

Quello che resta di tre edifici di cinque piani ciascuno crollati in seguito alla devastante esplosione
di giovedi pomeriggio nel East Village in questa immagine dall'alto trasmessa da Channel 7 Abc


Ieri i vigili del fuoco hanno continuato a dirigere getti d’acqua su una dozzina di focolai sotto le macerie dei tre edifici crollati nel pomeriggio di giovedì a 7th Street e Second Avenue nel East Village, provocando il ferimento di 22 persone, 4 delle quali versano in gravi condizioni.
L’aggiornamento sull’eplosione dovuta secondo un primo rilievo ad una fuga di gas lo ha fatto ieri nel pomeriggio il sindaco Bill de Blasio a City Hall in conferenza stampa, precisando che gli edifici crollati di 5 piani sono tre e che un quarto di 7 è rimasto seriamente danneggiato dalle fiamme.
Il sindaco ha aggiunto che un esame preliminare porterebbe a sospettare che si sia trattato di un’esplosione causata da fuga di gas, anche se resta ancora da accertare se lo scoppio si è verificato in seguito a lavori di idraulica peraltro bocciati dagli ispettori, o ad altri fattori.
De Blasio ha voluto sottolineare ai media che sul luogo resterà una significativa presenza dei vigili del fuoco, dovuto al fatto che è loro compito passare al setaccio i cumuli di detriti, prima che siano caricati su camion e portati via.
Anche perché durante la giornata di ieri le autorità hanno confermato che due persone - che apparentemente si trovavano negli edifici crollati - non rispondono all’appello dei familiari.
Molte persone ieri mattina si sono presentate nel East Village per vedere la distruzione in un rione pieno di vita, che il venerdì sarebbe stato popolato dalla gioventù del dopo lavoro nei bar e ristoranti che abbondano in questa zona.
L'incendio divampato nella notte di ieri a East 66th St. e First Avenue
Ai loro occhi si è presentata un’immagine surreale di piani interi di macerie dove si scorge di tutto un po’, dagli abiti di un gurdaroba, al frigo, ai libri e ricordi personali, pesanti travi di legno, finestre e mattoni, una scena che anche il sindaco in mattinata ha voluto vedere con i suoi occhi.
Accompagnato dai commissioner del Fdny Daniel Nigro, del Oem Joseph Esposito e dal chief of Department del Fdny James Leonard, Bill de Blasio ha sostato attonito di fronte al cumulo di macerie per qualche minuto, poi si è avvicinato ad un gruppo di vigili del fuoco pronti per iniziare il turno.
Ha trascorso con loro una decina di minuti, ha stretto la mano ad ognuno dei cinque pompieri e li ha ringraziati per “l’eccezionale lavoro”.
“Ammiro veramente il lavoro che avete svolto per portare in salvo la gente. Ammiro il modo in cui l’avete fatto, lo apprezziamo sinceramente, ottimo lavoro” ha detto ai pompieri il sindaco.
I tre edifici crollati si trovavano agli indirizzi civici 119, 121 e 123, mentre quello di 7 piani adiacente al nr. 125 Second Ave. ha subito seri danni per il rogo seguito all’esplosione accanto, ma strutturalmente risulta solido.
Su Second Avenue e lungo 6th e 7th Street sono ancora parcheggiate le auto, almeno 5 ed una della polizia, che sono state investite dall’esplosione o dal crollo delle macerie.
Il fratello del 23enne Nicholas Figueroa ieri ha lanciato un appello nella speranza di riuscire a rintracciarlo, dopo avere appurato che si trovava al ristorante giapponese Sushi Park al momento dell’esplosione e lo dimostrerebbe lo scontrino della carta di credito con cui ha pagato il conto, registrato istanti prima dell’inferno.
La persona che si trovava con lui è ricoverata in ospedale, ma non ricorda granché, solo che dopo il boato si è trovata sanguinante in strada. L'altra persona che manca all'appello si chiama Moises Islael Locòn Yac di 27 anni che era al lavoro nel ristorante giapponese investito dalla deflagrazione. 
Per quanto riguarda le indagini, nessuno si sbilancia più di tanto, anche lo stesso sindaco ha avvertito che per arrivare all’epicentro dell’esplosione occorrerà una settimana prima di finire di setacciare e smaltire le macerie.
Moises Ismael Locón Yac e Nicholas Figueroa
Si è tuttavia saputo che nel seminterrato dell’edificio al 121 Second Ave. erano stati eseguiti dei lavori idraulici per sostituire una condotta secondaria di piccole dimensioni collegata alla condotta principale della Con Edison, per consentire un flusso maggiore di gas usato per cucinare.
Questo quanto riferito dal portavoce della Con Edison, Michael Clendenin il quale ha precisato che gli ispettori della società si erano recati sul luogo per verificare l’avvenuta modifica a norma di legge, prima di aprire la valvola di accesso.
L’operazione non è avvenuta perché gli ispettori hanno verificato che il locale dove era collocato il contatore non era di dimensioni conformi alla norma ed ha inoltre precisato che quando si trovavano sul posto e quando hanno lasciato, un’ora e mezza prima dell’esplosione, non c’era sentore di gas nell’aria.
Stewart O’Brien, già commissioner del Department of Buildings, ha riferito di non sapere di un permesso di lavoro concesso all’indirizzo dell’esplosione, l’ultimo risale a novembre dello scorso anno.
Ora l’attenzione è rivolta a quei lavori al 121 Second Ave. e le molte domande, al momento non hanno risposta, come – ad esempio - se siano stati effettuati da un’azienda qualificata.
Si sa solo che il 39enne Dilber Kukic del Bronx titolare di una società di costruzione si trovava sul posto e, ironicamente, è lo stesso losco personaggio che lo scorso febbraio era stato pizzicato a mollare una bustarella ad un funzionario undercover, 600 dollari, perché chiudesse un occhio su certe violazioni riscontrate in due sue proprietà nella Upper West Side.
Ieri notte un altro incendio nella Upper East Side ha tenuto impegnati per oltre due ore 138 vigili del fuoco, 5 dei quali hanno riportato leggere ferite, per combattere le fiamme divampate all’ultimo dei 6 piani al 343 E 66th Street che ha lasciato 60 persone senza più un tetto.

venerdì 27 marzo 2015

Sfiorata la tragedia nel East Village, fuga di gas provoca una potente esplosione che fa crollare 2 edifici: bilancio 19 feriti, 4 gravi

 di Riccardo Chioni

Un edificio è già ridotto ad un cumulo di macerie, quello a fianco crolla dopo poco



Una potente esplosione nel popoloso East Village ieri nel primo pomeriggio ha causato il crollo di un edificio provocando anche un incendio di vaste proporzioni che si è propagato alle costruzioni vicine, con un primo bilancio di 19 feriti, 4 dei quali in gravi condizioni ricoverati al Bellevue Hospital a poca distanza ed altri 4 ospedali di Manhattan
Il portavoce del NY Fire Department, Francis Gribbon ha riferito che “probabilmente si tratta di un’esplosione di gas”, precisando tuttavia che la causa non è ancora confermata.
L’allarme è giunto ai vigili del fuoco alle 3,20 e 45 minuti più tardi sul luogo si trovavano 250 pompieri provenienti da 50 caserme, oltre ad un numero di agenti di polizia che hanno transennato l’area per timore di altri crolli.
Il portavoce del Fdny ha aggiunto che le prime chiamate segnalavano l’esplosione di un edificio ubicato al nr. 121 Second Avenue, ma quando i pompieri sono arrivati hanno trovato l’edifio parzialmente crollato, hanno iniziato l’opera di spegnimento, ma si sono resi subito conto che era necessario l’impiego di rinforzi chiamati con mezzi e uomini da diverse parti della città, perché anche l’edificio attiguo al nr. 123 era totalmente avvolto dalle fiamme.
La gente nei paraggi che ha assistito in diretta alla sciagura ha riferito di avere udito una forte esplosione, a cui poco dopo è seguito il collasso dell’edificio che ospita ristorante e negozi al piano terra e inquilini ai piani superiori.
Veduta dall'elicottero della polizia
“Abbiamo due edifici completamente in fiamme” ha sostenuto il portavoce, aggiungendo che il caos del momento era chiaramente udibile nelle telefonate della gente che chiamava il 911 per i soccorsi.
Un giovane che si trovava in un bar vicino ha detto di essersi precipitato fuori ed avere visto almeno sei persone ferite sdraiate sul marcipiedi, altre che sanguinavano in strada, mentre una donna rimasta intrappolata al secondo piano dell’edificio collassato, impietrita dalla paura  sulla scala antincendio è stata soccorsa da un passante che si è procurato una scala ed ha portato in salvo la donna che chiuedeva aiuto e tremava come una foglia.
Mentre i vigili del fuoco stavano lavorando contro il rogo visibile dalle finestre all’interno dei cinque piani dell’edificio, una colonna di fumo grigio si levava in cielo, visibile da parecchi isolati di distanza.
Poco dopo le 4 la facciata dell’edificio ha iniziato a cedere per crollare completamente poco dopo, tanto da costringere i pompieri ad allontanarsi per qualche minuto per timore che tutta la struttura cedesse.
Il sindaco Bill de Blasio in conferenza stampa
Gli abitanti degli edifici nei paraggi hanno raccontato di avere udito una deflagrazione che ha fatto tremare il pavimento degli appartamenti e qualcuno ha visto le finestre andare in frantumi, anche ad una certa distanza dallo scoppio.
“È stato come un terremoto” ha raccontato una persona che si trovava in un ristorante all’angolo tra 7th Street e Second Avenue a poca distanza dalla tragedia.
Un anno fa successe quasi la stessa cosa con l’esplosione di due palazzine su Park Avenue a 116th Street ad Harlem in cui morirono 8 persone e una settantina rimasero ferite a causa di una fuga di gas che polverizzò letteralmente due edifici simili a quelli del East Village. 
In quel caso gli esperti avevano accertato che la causa dell’esplosione andava ricercata nelle condutture del gas vecchie di oltre 127 anni.

giovedì 26 marzo 2015

Commemorate le 146 sartine morte nel Triangle Waist Factory Fire il 25 marzo di 104 anni fa, con invito alla lotta per il progresso

 di Riccardo Chioni

Scolaresche alla commemorazione del Triangle Waist Factory Fire per non dimenticare
 



Si stava avvicinando la fine della giornata lavorativa del 25 marzo 1911 quando è divampato il drammatico incendio alla Triangle Waist Factory all’angolo tra Green Street e Washington Place, che in meno di venti minuti ha tragicamente distrutto 146 vite umane, in maggioranza sartine immigrate, molte italiane.
Ieri, di fronte alla lapide che ricorda uno dei più gravi incidenti sul lavoro della storia di New York di 104 anni fa, autorità, sindacati, studenti e attivisti hanno ricordato i tragici avvenimenti, mentre tra i partecipanti si levavano silouette di magliette con i nomi delle sartine morte nel Triangle Waist Factory Fire.
Le magliette con i nomi delle vittime
Durante la cerimonia di commemorazione un’autoscala dei vigili del fuoco di SoHo ha issato la scala al piano in cui erano in grado di arrivare le scale dei pompieri oltre un secolo fa, mentre quattro piani più sù si consumava la tragedia, sotto gli occhi della gente assiepata.
“Desidero ringraziare i giovani presenti, perché ciò che facciamo ad un evento come questo in cui ricordiamo una così tragica disgrazia è ricordare e insegnare la storia. Sfortunatamente – ha detto la presidente del Consiglio comunale Melissa Mark-Viverito – questo fa parte della storia di New York City ed ha avuto un incredibile impatto sui progressi fatti. Essere qui significa onorare la memoria, avere imparato la lezione e avere la volontà di trasmettere tutto alle nuove generazioni”.
La presidente del Consiglio comunale, più volte applaudita, ha invitato a proseguire la battaglia per la giustizia sociale.
“Mentre ricordiamo le lavoratrici morte nel Triangle Waist Factory, ricordiamo anche l’impegno a combattere per la giustizia per lavoratori uomini e donne. Questa battaglia non si combatte solo a New York, ma dappertutto in questo Paese e prosegue anche al giorno d’oggi” ha aggiunto Mark-Viverito.
Ha ricordato i passi fatti da questa amministrazione con le giornate di malattia pagate e quelle per prendersi cura dei propri cari, “guardando – ha sostenuto la Speaker – ad un più adeguato minimo salariale”.
Ed ha assicurato che la lotta all’ineguaglianza continua anche in Consiglio comunale con l’esame di provvedimenti mirati soprattutto alla classe lavorativa, il cui portafogli non regge più l’ammontare delle spese del vivere nella City.
Al momento all’angolo dell’edificio oggi occupato da una facoltà della NYU, c’è soltanto una targa a ricordo del terribile incendio, anche se sono anni che un comitato avanza una proposta per l’installazione di un memoriale più appropriato allo storico, tragico evento di 104 anni fa.
Quel giorno del 25 settembre 1911 era sabato, il sesto giorno della settimana delle lavoranti che si apprestavano a finire gli indumenti perché era vicina la fine del turno e fuori c’era ancora la luce del giorno.
Le sartine al decimo piano del Asch Building, di proprietà di Max Blanck e Isaac Harris, lavoravano nella Triangle Waist Factory che produceva intimo femminile.
Melissa Mark-Viverito
Per la maggiore erano giovani immigrate da poco provenienti dall’Italia ed ebree dell’Europa dell’Est, a lavorare in condizioni disumane, con inesistenti mure di sicurezza, chiuse a chiave dai padroni per timore che le ragazze, anche di 14 anni, rubassero gli indumenti.
Quando l’incendio è divampato all’ultimo piano del Asch Building, nella fabbrica di abbigliamento si trovavano 500 dipendenti sparsi su diversi piani, impegnati in taglio e cucito.
Le urla “fire! Fire! fire!” le hanno sentite quasi nello stesso momento in cui le fiamme cominciavano a lambire l’ultimo e il penultimo piano.
Chi cercava una via di fuga aveva trovato l’accesso alle scale di sicurezza bloccato o che erano già state contorte dal rogo, con le poverette alle finestre che chiedevano aiuto.
I vigili del fuoco non avevano potenza sufficiente per dirigee acqua con gli idranti e le scale arrivavano soltanto al sesto piano, impossibile portare soccorso.
Intanto, sull’angolo adiacente a Washington Square Park, si era assiepata la marea di gente che ha assistito ad una immane tragedia in diretta.
I reporter e testimoni hanno raccontato dell’orrore a cui hanno assistito con le poverette dai corpi in fiamme he si lasciavano cadere nel vuoto da decimo piano sul marciapiede e le urla disperate delle altre intrappolate lassù in alto.
Gli studenti depongono ognuno 146 garofani bianchi
Molte lavoranti nel settore garment nel periodo precedente il 1911 non erano organizzate sindacalmente, in parte perché intimidite dai padroni senza scrupolo che si arricchivano col loro sudore, in parte anche perché le sartine erano piombate all’improvviso in un ambiente loro totalmente sconosciuto, anche nella lingua parlata.
Altre invece, già in agitazione dall’anno precedente seguito ad una colossale protesta delle lavoranti nel 2009, hanno dichiarato guerra allo sfruttamento e alla mancanza di sicurezza, provocando il sorgere di movimenti, dando vita peraltro a potenti sindacati di settore.
Sulla carta erano cominciati ad apparire leggi e provvedimenti inerenti le condizioni di lavoro, gli orari e la sicurezza, ma erano rimasti relegati nei cassetti, con i proprietari delle fabbriche che avevano deciso di ignorare quanto deciso dai legislatori. 
“È vergognoso che ogni anno dobbiamo tornare in questo luogo di immenso dolore per ribadire ancora la necessità di leggi adeguate alla sicurezza, di un salario decente e del rispetto dei diritti dei lavoratori che vengono ancora calpestati” ha detto uno degli oratori durante la cerimonia.


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martedì 24 marzo 2015

Beppe Baresi ospite d'onore dell'Inter Club del New Jersey che ha raccolto fondi per i Campus nel mondo, il primo a NY è a Inwood

 di Riccardo Chioni

Rosario Marcigliano che ha fatto gli onori di casa, Beppe Baresi con un attestato e Aldo Tripicchio




Due campioni del calcio mondiale del calibro di Beppe Baresi e Youri Djorkaeff hanno richiamato oltre 320 appassionati neroazzurri dell’area metropolitana alla sala ricevimenti The Venetian a Garfield, in occasione della VII edizione del gala dell’Inter Club Facchetti del New Jersey.
L’evento, a cui ha partecipato anche il congressman William Pascrell, è servito a raccogliere fondi per una missione sociale: far ritrovare gioia, speranza e il sorriso ad una moltitudine di oltre 20 mila ragazzini disseminati in 29 Paesi del globo, con la partecipazione agli Inter Campus.
Il presidente dell’Inter Club Aldo Tripicchio ha spiegato che anche a New York da novembre dello scorso anno è operativo l’Inter Campus di Inwood nella Upper West Side di Manhattan, dove a tagliare il nastro inaugurale è stato il congressman Charlie Rangel, assieme al campione mondiale Youri Djorkaeff, la cui fondazione opera in partnership con Pirelli.
Inoltre, sempre a scopo benefico, l’Inter Club del New Jersey ha consegnato un contributo anche alla Jdrf Foundation della famiglia Trobiano per la ricerca sul diabete giovanile.
Youri Djorkaeff
“Abbiamo raccolto fondi per il programma Inter Campus in 29 Paesi del mondo dove vanno gli allenatori dell’Inter, portano l’occorrente per giocare al calcio per i ragazzini che non hanno risorse economiche, per toglierli dalla strada, dando loro la possibilità di giocare e far tornare il sorriso. Inoltre – ha aggiunto Tripicchio - li seguono nel dopo-scuola e li accompagnano a crescere, perché provengono da famiglie che magari hanno problemi. Sono cinque anni che l’Inter Club del New Jersey offre il suo contributo alla missione e tutti operano senza scopo benefico”.
Per questo motivo – ha voluto sottolineare il presidente del Club – l’Inter è stata riconosciuta e onorata alle Nazioni Unite, nel 2012 e anche lo scorso dicembre.
Parlando del Club che dirige, Tripicchio ha sottolineato che il sodalizio dal 2008 ha acquisito un centinaio di soci con una sede a South Hackensack dove guardano religiosamente le partite dell’Inter, quando non i membri non recano in Italia per assistere dal vivo agli incontri della suqdra del cuore e il prossimo appuntamento è per il derby Inter-Milan.
Nel corso dei 37 anni della sua brillante carriera, prima da giocatore e poi da allenatore, dirigente e collaboratore, Giuseppe Baresi di dimostrazione d’affetto ne ha raccolte a bizzeffe, ma quella riservatagli dai nerazzurri del Garden State si è imposta per il calore di antichi appassionati alla squdra nerazzurra.
Ad iniziare dall’allestimento dei tavoli, su cui spiccava la silouette di un biscione nerazzurro – al posto del solito trionfo di fiori – con le tovagliette – naturalmente in tono coi colori del team e la scritta Forza Inter.
“Una grandissima dimostrazione d’affetto, ci sono tanti amici che già conoscevo, la grande voglia di fare una serata di beneficenza per il calcio soprattutto e credo stia riuscendo bene” ha esordito Baresi.
L’inter quest’anno con i suoi risultati non corona la festa e Beppe Baresi ammette la pecca.
Marcigliano, Baresi e Tripicchio al taglio della torta
“I risultati in questo momento diciamo che non sono quelli di una grande squadra come l’Inter. Credo possa fare meglio, la società voglia raggiungere traguardi più importanti e credo che il futuro ci aiuterà a capire dove è l’Inter e quanto tempo ci vorrà per tornare ad essere l’Inter delle grandi vittorie”.
La società guarda all’estero per acquisire nuove speranze in campo?
“L’Inter – ha spiegato Baresi - è una società internazionale, quindi si guarda in giro in Italia e all’estero per poter riuscire a prendere i giocatori adatti e bravi per noi”.
Per Baresi, che attualmente ricopre il ruolo di scout con il compito di seguire le Academy nerazzurre nel mondo, il calcio italiano ha bisogno di un principe azzurro che risvegli la bella addormentata sul campo.
“Il calcio italiano si deve un po’ svegliare, deve fare il salto di qualità sotto tutti gli aspetti: i servizi, gli stadi, il gioco e i giocatori. Riuscire ad acquisire ancora della qualità che c’era qualche anno fa per poter competere con la Francia, Inghilterra, Germania e Spagna”.
E il calcio italiano a livello internazionale come lo giudice Baresi?
“Diciamo che in Coppa siamo andati avanti un po’ di squadre e siamo diventati un po’ più competivi che negli anni passati, speriamo che almeno una squadra riesca ad arrivare in fondo e, magari a vincere una Coppa”.
William Pascrell e Aldo Tripicchio
Inaugurato appena cinque mesi fa, l’Inter Campus dell’ex giocatore della Francia ha già dato concrete soddisfazioni alla Youri Djorkaeff Foundation.
 “Abbiamo cominciato a New York e per il momento sono centoventi bambini. Vogliamo prima di tutto essere vicino alla gente che ha bisogno, la City è grande e abbiamo capito che questo è il mercato. Abbiamo iniziato a Inwood, è la prima volta – ha precisato Youri - che Inter Campus arriva negli Stati Uniti e sono l’ambasciatore di questo programma in America”.
Sono bambini che desiderano ritrovare la gioia di essere bambini e la speranza di una guida per crescere.
“I ragazzi tra 6 e 13 anni non sono aspiranti calciatori. Per partecipare al programma nessuno deve far parte di un club, non è un progetto studiato per crescere il calciatore. È un progetto per far crescere il bambino. Abbiamo inaugurato a Inwood, ma crediamo di avere individuato un’altra area nel Queens”.
Il campione del mondo nel 1998 e campione d'Europa nel 2000 con la Nazionale francese ha spiegato perché a suo avviso il gioco del calcio stenta a prendere il volo negli Stati Uniti.
“È un mercato che va piano, cresce tutti gli anni con più alti livelli e con nuove società che giocano nella Mls. È un mercato promettente e si svilupperà nel giro di cinque o sei anni. Oggi – ha precisato Diorkaeff – essere proprietario di una francise Mls costa cento milioni di dollari, sei anni fa era venti milioni. Sono cifre importanti e oggi l’investimento della società per il calcio è molto importante, perché deve avere l’accademia e anche lo stadio per soccer. Il mercato, per me è sano, si muove piano, ma è in crescita”.


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domenica 22 marzo 2015

Famiglia distrutta nel rogo della casa a Brooklyn, 7 bambini hanno perso la vita, la mamma e una sorella sono in condizioni disperate

 di Riccardo Chioni

Il commissioner del Fdny Daniel Nigro






Il sindaco Bill de Blasio ieri mattina ha effettuato un sopralluogo a quel che resta della casa di mattoni a due piani a Bedford Avenue a Brooklyn dove poco dopo la mezzanotte di venedì in un drammatico incendio hanno perso la vita sette bambini, mentre la madre e un’altra figlia sono ricoverate in condizioni disperate.
“Una incredibile tragedia” ha detto de Blasio all’uscita dalla casa al 3371 Bedford Avenue nel rione di Midwood.
“È inimmaginabile ciò che si può vedere là dentro. Era la casa di una numerosa e forte famiglia ed ora, è stata spazzata via. Ventiquattr’ore fa era intatta ed ora si contano tante perdite e due persone che lottano contro la morte” ha detto mestamente de Blasio.
La tragedia si è consumata – sembra – per uno scaldavivande acceso prima del tramonto nella cucina della famiglia di religione ebraica ultraortodossa nel giorno dello Shabbat, che mezz’ora dopo la mezzanotte di ieri per un malfunzionamento ha fatto scattare la scintilla che ha provocato il rogo.
“È un giorno in cui queste famiglie non possono utilizzare forno o fornelli della cucina” ha spiegato il commissioner del Nyfd Daniel Nigro, il quale ha precisato che sia al primo, che al secondo piano, non c’era presenza di smoke detector e che l’unico funzionante si trovava nel seminterrato.
“È la più grave tragedia del genere a New York negli ultimi sette anni” ha detto un provato capo dei pompieri, riferendosi alla tragedia avvenuta nel 2007 nel Bronx, dove in una casa senza smoke detector sono morti nell’incendio 9 bambini di due famiglie.
Le fiamme hanno sorpreso le vittime, 4 femmine e tre maschi, nel sonno: Yakob di 5 anni, Sarah di 6, Moshe di 8, Yeshua di 10, Rivkah di 11, David di 12 ed Eliane di 16, mentre la madre Gayle Sassoon di 45 anni e la figlia Tzipara di 14 si sono gettate nel vuoto dal secondo piano sul fronte dell’abitazione.
Una delle piccole vittime era già morta quando i vigili del fuoco intervenuti in un centinaio sono riusciti a raggiungere la sua cameretta, gli altri sono stati ricoverati in diversi ospedali, ma sono deceduti dopo il ricovero al pronto soccorso.
La madre invece è stata trasferita al Jacobi Hospital nel Bronx, la figlia sopravissuta è stata portata allo Staten Island University Hospital North ed entrambe versano in condizioni disperate a causa di ustioni, intossicazione da fumo e fratture ossee.
Le 5 camere da letto dove le vittime hanno trovato la morte si trovavano invece sul retro della casa che è stata consumata in breve dalle fiamme.
Il capofamiglia si trovava fuori città per una conferenza e ieri si è recato sul luogo della tragedia, senza pronunciare una parola, in un mesto pelleginaggio.
Il vicino di casa della famiglia distrutta, Andrew Rosenblatt ha riferito di avere chiamato il 911 per le fiamme 23 minuti dopo la mezzanotte e il capo del Fdny ha precisato che i suoi uomini hanno impiegato 3 minuti e 25 secondi per giungere sul luogo dove le fiamme stavano divorando la casa, impedendo il salvataggio dei bambini rimasti intrappolati.
“Trovarsi una casa piena di bambini che non puoi rianimare. Sono sicuro che lascerà il segno sui nostri membri per molto tempo” ha aggiunto il capo del Fdny Daniel Nigro.
“Ogni newyorkese oggi soffre per il dolore e devo dire ai miei concittadini che è una situazione veramente penosa per i membri del Fdny arrivati qui per salvare la gente ed hanno constatato che tante vite erano già perse” ha concluso il sindaco.
Secondo quanto riferito da vicini, la famiglia di Gayle Sassoon e marito si era trasferita a Brooklyn da Israele soltanto recentemente. Hanno raccontato della terrificante scena a cui hanno assistito, prima che giungessero i soccorritori, con le urla di aiuto dei bambini intrappolati che facevano raggelare.


La Scuola d'Italia presto potrebbe avere un nuova, unica e centrale sede. Lo ha annunciato il chairman al gala da Cipriani on 42nd St.

 di Riccardo Chioni

Il coro della Scuola d'Italia intona gli inni nazionali

 

Si apre un nuovo capitolo per la Scuola d’Italia “G. Marconi” che dopo tanti anni di gestazione vedrà realizzarsi il progetto di una nuova sede adeguata all’istituzione storica di New York che venerdì ha celebrato da Cipriani on 42nd Street il consueto gala a cui hanno partecipato 520 persone.
Ad aprire la serata condotta da Piera Palazzolo è stato il console generale Natalia Quintavalle che ha osservato come questo gala sia diventato un importante appuntamento della comunità italiana a New York.
“La qualità di istruzione che la Scuola d’Italia offre ai nostri studenti è eccellente, cresciuta nel corso degli anni. La Scuola – ha sottolineato Quintavalle - è riuscita ad imporsi nel panorama delle scuole private di questa grande città, anche grazie ad un’offerta formativa di respiro internazionale, che vede gli allievi conseguire al termine del percorso curricolare un doppio ditolo di studio, italiano e statunitense”.
Pia Pedicini, Stefano Acunto e Giorgio Pavia
Salito al podio Stefano Acunto, il chairman del Board of Trustees della Scuola, ha dato l’annuncio atteso da anni della fattibilità del progetto di riunire sotto un unico tetto l’attuale sede della Scuola a 96th Street e il campus a 66th Street.
“Per molti anni la Scuola è stata considerata una cosa carina, un gioiellino, ma adesso siamo arrivati ad un punto competitivo e allora, invece di avere una sede contro gli studenti, contro l’insegnamento, adesso – ha dichiarato Acunto - abbiamo identificato una potenziale sede che sarebbe ottima. Una grande struttura capace e sarà il prossimo grande passo della Scuola”.
Facendosi scudo con motivi legali, il chairman non si è sbottonato più di tanto, ma ha aggiunto qualcosa in più per America Oggi.
“Non posso dire dove si trova perché questi sono gli accordi, ma posso affermare che il locale ha un’ampiezza di cento mila piedi quardrati e si trova in una zona veramente ben piazzata. I ragazzi – ha aggiunto Acunto - saranno assieme, avremo un accresciuto corpo insegnanti e  cinquecento studenti: questa è la mia ambizione”.
Soddisfazione anche da parte della school rector Maria Palandra che ha confermato l’opportunità prossima.
“Questa volta veramente c’è qualcosa di concreto, qualcosa che trasformerà la nostra Scuola, perché la struttura attuale non permette lo sviluppo del curriculum a livello che può raggiungere. Non abbiamo biblioteca, non abbiamo i laboratori e neppure le strurrure sportive. E poi – ha sottolineato Palandra – anche l’opportunità di lavorare insieme, in gruppo, che non è permesso perché le classi sono piccoline, anche pedagocicamente abbiamo bisogno di una struttura che faciliti il nostro lavoro”.

Dominic Massaro, John Viola, Piera Palazzolo, Maria Palandra, Natalia Quintavalle e Stefano Acunto
Maria Palandra ha voluto che il precedente titolo di preside venisse aggiornato in school rector quando ha assunto la guida della quasi quarantenne “G. Marconi”, portandosi dietro la sua doppia esperienza italiana e americana.
“È stato un enorme piacere per me. Essere in una scuola italiana e americana, come sono io. Ho avuto molta esperienza sia nella scuola italiana che in quella americana e vedo l’opportunità di mettere assieme quanto di meglio c’è che l’Italia possa offrire nel campo del curriculum dell’istruzione e quello che possiamo imparare, le lezioni che possono esserci utili dagli Stati Uniti”.
L’esperienza a stelle e strisce della school rector è fatta di insegnamento e di direzione di un distretto scolastico.
“Ho insegnato, ho scritto curriculum e libri, oltre a dirigere un intero distretto scolastico che vuol dire avere un’agenzia, una struttua che va mandata avanti, sia dal punto di vista finanziario che strutturale e accademico. Quindi dà una visione completa. Negli Stati Uniti ce ne sono 14 mila” ha precisato Palandra.
Il dj Jovanotti al comando
La Scuola d’Italia accompagna i ragazzi a crescere per diventare cittadini del mondo con due titoli di studio, offrendo loro una rosa di scelte al compimento del percorso.
“I nostri ragazzi anzitutto hanno ampie scelte. Possono scegliere di continuare gli studi sia in Italia che in Europa, oppure negli Stati Uniti. Queste sono opportunità magnifiche che non vengono messe a disposizione di tutti. Stiamo arricchendo il curriculum con un enfasi nella interdisciplinarietà che è parte del nostro curriculum del Liceo e quindi stiamo ampliando le opportunità per i nostri giovani, perché saranno loro a guidare il mondo e devono avere un’idea molto chiara di come funziona il mondo e il loro ruolo. Sento – ha dichiarato la school rector - la responsabilità di preparare i ragazzi per livelli molto alti nelle varie carriere professionali”.
Una nuova e più consona struttura per la Scuola d’Italia significa anche la possibilità di aumentare il numero di studenti.
“Certo, abbiamo un numero ridotto e adesso siamo al massimo. Possiamo accogliere tanti di quegli studenti che adesso non possiamo accettare, anche perché poi la struttura arricchisce il curriculum” ha concluso Palandra.
Durante la serata la Scuola ha assegnato riconoscimenti, il primo dei quali è andato ad una docente della “G. Marconi”, Pia Pedicini che con i suoi oltre 35 anni di insegnamento viene annoverata tra le insegnanti con il più lungo servizio.
A Pia Pedicini è stato assegnato il “Giorgio Pavia Memorial Award for Service to La Scuola” dallo stesso Pavia e dal cairman Stefano Acunto.
Il giudice Dominic Massaro ha consegnato il riconoscimento annuale a John Viola, che ha definito “eminente leader comunitario”, presidente della National Italian American Foundation, “il cui impegno – ha aggiunto Massaro - serve come role model per coloro che sono in cerca della giustizia sociale per tutti”.

Il gala si è chiuso con un’esibizione della pop star Jovanotti in qualità di dj, preceduto da una flash mob a suon di musica che elettrizzato il gala.  

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sabato 21 marzo 2015

Un mondo di 1.600 studenti diplomatici, 700 italiani, partecipa alla IV edizione di Change the World in corso al Palazzo di Vetro

 di Riccardo Chioni

I giovani diplomatici durante la cerimonia di apertura del lavori di Change the World 2015



Il prossimo anno Change the World Model UN auspica di poter contare sulla partecipazione dei  rappresentanti di tutti gli Stati aderenti alle Nazioni Unite dove ieri si è svolta la cerimonia di apertura della quarta edizione che vede la partecipazione di 1.600 giovani provenienti da 92 stati.
Riuniti nella storica sala dell’Assemblea Generale del Palazzo di Vetro, fino al 25 prossimo gli studenti lavorano in qualità di ambasciatori all’Onu degli Stati membri, nonché di premier e ministri nelle silumazioni di G8. G20, World Bank e Fondo Monetario Internazionale.
Letizia Moratti e Sebastiano Cardi
L’evento Change the World è tra i più prestigiosi al Palazzo di Vetro per la partecipazione di ospiti di primissimo piano della dilpomazia mondiale.
E’ l’occasione in cui i giovani possono confrontarsi con i leader e affermare le proprie idee per lo sviluppo sostenibile del pianeta, fondato sui valori della democrazia e della tolleranza, oltre ad aspirare a diventare leader del domani.
Piu’ che mai attuali gli argomenti specifici al centro della conferenza di Change the World 2015: diritti umani, risorse idriche, emergia e sicurezza; temi questi che sono la base del messaggio lanciato da Milano Expo che apre il primo maggio.
Per dare il saluto di benvenuto agli aspiranti ambasciatori sono saliti sul podio l’ambasciatore presso l’Onu Sebastiano Cardi, Claudio Corbino fondatore dell’Associazione Diplomatici, l’inviato speciale del Segretario Generale per la Gioventù Ahmad Alhendarwi, l’alto rappresentante dell’Onu per Alliance of Civilizations Abdulaziz Al-Nasser, la co-fondatrice  della San Patrignano Foundation Letizia Moratti e tra gli ospiti il campione del calcio Marco Tardelli.
“È un anno importante, perché questo è anche l’anno di verifica dei gol del millennio. È un anno - ha sottolineato Moratti -  nel quale si fa il punto sul raggiungimento degli obiettivi del millennio e tra questi i temi della povertà, della fame, della scarsità di risorse idriche, della malnutrizione. Il 2015 è un anno importante per le Nazioni Unite, le sue agenzie e per tutti i governi”.
Letizia Moratti ha invitato i giovani a riflettere. “Partendo da alcune considerazioni. La prima è che ci sono più di 800 milioni di persone che soffrono la fame, ci sono più di due milioni di bambini che muoiono ogni anno per malnutrizione e c’è un tema che riguarda anche le donne. Lavorano tre quarti delle ore lavorative nel mondo, ma guadagnano il dieci per cento del profitto mondiale.
Lo ha ribadito, mettendo in evidenza il ruolo della donna.
“Il mio stimolo ai giovani è quello di ragionare sull’importanza di ridurre gli sprechi di cibo, lavorare per cui nel mondo ci sia una migliore distribuzione del cibo e ragionare sulla opportunità di dare più responsabilità alle donne, perché grazie alle donne molti dei problemi legati al cibo possono essere risolti” ha aggiunto Moratti.
Palrando di Milano Expo 2015, Letizia Moratti ha detto che “gli italiani sono sempre bravi a recuperare anche nelle situazioni più difficili”.
“L’Italia ha una quantità di risorse naturali, paesaggistiche che possono attrarre anche aldilà di Expo e credo – ha sottolineato - che la pssibilità di dibattere un tema così importante possa far si che Expo diventi un volano di crescita, di sviluppo e di occupazione, ma soprattutto anche di riflessione su temi così importanti”.
Claudio Corbino
Il fondatore dei Diplomatici, Claudio Corbino ha sostenuto che al quarto anno di Change the World si può parlare di riscontri.
“Il primo è una accentuazione della volontà dei ragazzi di andare a conseguire il titolo finale distudio all estero. Questo da italiano naturalmente mi dispiace – ha detto Corbino -, vorrei che l’Italia fosse in grado di attrarre cervelli e speranze. Invece, in questa fase purtroppo altri paesi risultano più attrattivi. La nostra speranza è quella di riuscire a mentenere il flusso di attività con i ragazzi”.
I presenti alla IV edizione sono 1.600 di cui 700 italiani, gli altri provenienti da 92 Paesi del mondo, con un forte incremento che Corbino ha attribuito all’attenzione che le istituzioni italiane e internazionali hanno saputo rivolgere a questo evento. 
Per l’anno prossimo, ha spiegato il fondatore, vuole promettere all’ambasciatore Cardi di riuscire a portare alle Nazioni Unite almeno uno studente per tutti i 193 Paesi membri dell’Onu.

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