martedì 3 marzo 2015

Chris Christie in New Jersey fatica ad imporsi come genuino conservatore tra gli elettori repubblicani

 di Riccardo Chioni

Chris Christie con il presidente Barack Obama nel novembre 2012





Una campagna elettorale per la presidenza senza una certa dose di contributi di generosi sostenitori è impensabile, in particolare quando un aspirante candidato repubblicano come il governatore del New Jersey Chris Chrsistie si troverà a che fare con l’ex governatore della Florida Jeb Bush, il quale i contributi non ha bisogno di sollecitarli.
E ieri il “political action committee” (Pac) del governatore Christie, “Leadership Matters for America” ha iniziato a spedire inviti per il primo importante appuntamento a sostegno della campagna per il governatore dello Stato Giardino.
Si tratta di una colazione che si terrà il 16 prossimo - presumibilmente - in un hotel del sobborgo di Bernardsville, sarà limitata a 25 sostenitori che s’impegnano a raccogliere contributi nell’ordine tra 25 e 100 mila dollari per il Pac entro il mese corrente.
Chris Christie e gli altri repubblicani impegnati nella corsa alla Casa Bianca stanno cercando di incassare quanto possibile perché a metà aprile i candidati dovranno mostrare i conti e si saprà chi conduce la hit parade delle casse piene.
Ma Christie in questi giorni di tour presidenziale per tastare il polso dell’elettorato deve risolvere una questione di vitale importanza per l’aspirante candidato alla Casa Bianca: convincere i suoi che è il solido repubblicano genuino conservatore di cui l’Unione ha bisogno e smontare l’alone che si trascina dietro del solito liberal-moderato, come viene descritto dai conservatori del partito.
I repubblicani, attivisti ed elettori, non hanno ancora digerito l’eccessivo amichevole benvenuto riservato dal governatore Chris Christie al presidente Barack Obama dopo l’uragano Sandy nel novembre del 2012.
Lo zoccolo duro del partito è convinto che l’atteggiamento amichevole del governatore repubblicano con il presidente democratico visto in tutte le case d’America abbia contribuito ad elevare la leadership di Obama a discapito del candidato repubblicano Mitt Romeny.
E ora che il programma federale Affordable Care Act voluto dal presidente Obama mostra i suoi frutti nel New Jersey, non sarà certo il governatore Christie a sostenere che l’assicurazione “Obamacare” sta facendo notevolmente risparmiare lo stato sulle spese sanitarie.
Da amico da pacca sulla spalla di un paio d’anni fa, Christie ultimamente ha continuato a prendere le distanze dal presidente, definendolo debole, un leader inefficente che ha perso il contatto con la gente, che ha danneggiato la reputazione degli States oltreoceano.
In realtà il New Jersey, per il programma “Obamacare” che Christie aveva definito “fallimentare”, risparmierà 417 milioni di dollari di spese di Medicaid nel bilancio 2016 e per quello del 2020 è previsto un alleggerimento di 2 miliardi di dollari a carico dei contribuenti.


lunedì 2 marzo 2015

Protesta a distanza di un mese dalla proposta di far pagare il pedaggio sui ponti sull'East River ora gratuiti

 di Riccardo Chioni

Il Queensboro Bridge ripreso da Sutton Place a Manhattan



Anche se a scoppio ritardato, a distanza di un mese dalla proposta di far pagare il pedaggio agli automobilisti che attraversano l’East River, ecco arrivare le prime reazioni e non sono a favore.
Ieri l’assemblyman democratico di Queens, David Weprin all’imboccatura del Ed Koch Queensboro Bridge, assieme ad organizzazioni civiche e di settore, ha avuto un incontro con i media per sostenere che la ventilata proposta di far pagare l’ingresso in città dall’East River e vicevcersa, non è un’idea geniale e che non può funzionare.
“Non riesco a pensare ad un esempio migliore di una ruberia stradale” ha sbottato l’assemblyman.
Assieme a lui c’era Steven Barrison dello Samll Business Congress, il quale ha dichiarato che l’imposizione del pedaggio è sconveniente per tutti.
“È semplicemente contro i quartieri, contro le persone che lavorano, la classe media, i piccoli esercenti e contro ogni comunità, in ogni parte della City” ha sostenuto Barrison.
Il mese scorso il gruppo Move NY fondato dal mago del traffico Sam Schwart aveva reso noto il piano che prevede l’installazione di pedaggi elettronici e fotocamera che riprendono le targhe di coloro che entrano in città attraverso i ponti sull’East River e che scendono al di sotto di 60th Street, ai quali viene addebitato su E-ZPass o spedito a casa il conto con foto souvenir.
Il direttore della campagna per Move NY, Alex Matthiessen ha osservato che il provvedimento favorirà gli altri automobilisti che già  pagano pedaggi salati su altri ponti o tunnel e che i nuovi “toll” favoriranno anche il de-congesionamento della parte più trafficata di Manhattan.
Secondo la poroposta gli automibilisti pagheranno 8 dollari in contanti, oppure 5.54 con il sistema E-ZPass in entrambe le direzioni sugli attuali ponti gratuiti, ma scenderà di 2.50 il pedaggio dei ponti Verrazzano, RFK Triborough, Whitestone e Throgs Neck, di un dollaro invece diminuiranno l’Henry Hudson, Cross Bay e Marine Pakway.
Stando allo studio di Move NY, l’entrata in servizio dei pedaggi sui ponti e al di sotto di 60th Street può generare un gettito pari a un miliardo e mezzo di dollari che potrebbero essere utilizzati nel miglioramento del trasporto pubblico di massa. 
Quella che l’amministrazione Michael Bloomberg aveva proposto come “congestion pricing tag”, ai giorni nostri ha assunto un altro connotato, divenendo nota come “toll swap”, ma sempre ispirata ad alleggerire il traffico.

Marzo si presenta con la neve e il gelo, ma indica che la settimana prossima ci si avvierà verso la primavera

 di Riccardo Chioni

Un'immagine ripresa nella Upper East Side di Manhattan




L’ultimo colpo di coda dell’inverno ha scaricato un’altra ondata di gelo storico e l’ennesima nevicata che nel primo pomeriggio di ieri ha iniziato a creare problemi alla circolazione nell’area metropolitana che ne risente ancora oggi, anche se il manto bianco mediamente ha raggiunto dai 2 ai 4 pollici.
Quando a Staten Island alle 12,30 ha mosso il primo passo la St. Patrick’s Day Parade, hanno iniziato a scendere i fiocchi candidi e quando il sindaco Bill de Blasio mezz’ora più tardi ha aperto l’annuale St. Pat’s for All Parade a Sunnyside in Queens, anche gli abiti e le uniformi s’erano già imbiancate.
La prima perturbazione di marzo, notoriamente mese pazzerello nell’ambito meteo, ha reso difficoltosa anche la viabilità pedonale in città per i marciapiedi resi scivolosi dal manto fresco di neve che verso la serata, quando è andata in crescendo, ha dissuaso molti dall’avventurarsi in strada.
Soltanto le contee a nord del New Jersey sono state interessate dalla precipitazione nevosa, per quelle più a sud si è trattato di pioggia ghiacciata che nella serata ha costretto il New Jersey Office of Emergency Management ad emettere un avviso alla cautela per gli automobilisti a causa della formazione di ghiaccio sul manto stradale di alcune arterie.
Sono le condizioni che trovano anche questa mattina i pendolari, su quattro ruote, su rotaia e sui cieli per le condizioni di pericolo che si possono creare con la formazione di ghiaccio.
Il più corto dell’anno e il più brutale per il freddo, febbraio si è lasciato dietro un codazzo di record glaciali che ha fatto toccare in varie zone dell’area metropolitana e il più gelido nel North Jersey che storia ricordi dal 1934.
Bizzarro e imprevedibile com’è marzo, tuttavia per i prossimi giorni promette bene, con temperature che vanno gradualmente salendo - finalmente - sulla colonnina di mercurio.
Tanto che oggi i metereologi prevedono 41 gradi a Trenton, 31 a Newark, mentre mercoledì alcune località metropolitane  potrebbero gioire di temperature sui 50 gradi.


domenica 1 marzo 2015

Troppi segreti per il re delle ciliege al maraschino, gli investigatori puntano a scoprire legami con la mafia

 di Riccardo Chioni

Il re delle ciliege al maraschino Arthur Monderlla nella fabbrica



Una coltivazione di marijuana su larga scala come quella che Arthur Mondella teneva nascosta sotto la fabbrica di ciliege al maraaschino a Red Hook non poteva essere gestita in proprio: su questa base gli investigatori stanno orientando le indagini sul possibile coinvolgimento della mafia.
La procura di Brooklyn che sta conducendo l’inchiesta ha definito la scoperta di martedì nella fabbrica “una delle più vaste coltivazioni trovate a New York”, spiegando che “ragionevolmente” un’operazione grandiosa come quella impiantata da Mondella richiedeva più di una persona.
Quando due dozzine di agenti di varie agenzie martedì scorso si sono recati con un mandato di perquisizione amministrativo nell’azienda a Dikeman Street volevano verificare la veridicità di una segnalazione secondo cui gli scarichi chimici della lavorazione finivano nelle acque circostanti.
Hanno scoperto molto di più, prima dietro una finta parete hanno individuato 3 sacchi contenenti 100 libbre di marijuana e 125 mila dollari in contanti, mentre il titolare si allontanava con una scusa per ritirarsi in un bagno e spararsi al capo.
Arthur Mondella, 57 anni d’età, 3 figli e 2 matrimoni, al timone dell’azienda di famiglia avviata dal nonno 67 anni fa, ereditata da 3 generazioni con una clientela nazionale di rispetto, secondo fonti di polizia non si sarebbe ucciso tanto per i 50 chili di droga trovati, ma piuttosto anticipando il suo destino.
Se non si fosse tolto la vita - hanno fatto notare - la mafia lo avrebbe fatto fuori, segno che era destinato a tacere per sempre, per sua mano o per mano di un killer, evidentemente Arthur Mondella si è portato nella tomba più d’un segreto che rischia di restare tale.
La polizia fino a giovedì ha proseguito le indagini sopra e sotto la fabbrica.
Nel piano sottostante dopo il suicidio di Mondella avevano rinvenuto una sosfisticata coltivazione di 1.200 piante appena raccolte, un magazzino di conservazione e selezione di semi di marijuana, un garage con lussuose vetture e moto di grossa cilindrata.
In tutto gli investigatori hanno portato sui furgoni un centinaio di scatole contenenti reperti raccolti nelle segrete della fabbrica Dell’s Maraschino Cherries ed anche una collana di “World Encyclopedia of Organized Crime” trovata in una stanza adibita a biblioteca.
Qualcuno che lavora a Red Hook ha detto che anche se si crede di conoscere il rione, in realtà non si sa mai cosa si nasconde dietro la facciata dei capannoni tutt’intorno in questo appezzamento di Brooklyn, un misto di modeste abitazioni e aziende commerciali.
Intanto è ripresa l’attività lecita nella fabbrica delle ciliege al maraschino che serviva ad Arthur Mandella per mitigare il persistente aroma di marijuana che inevitabilmente si sprigionava dalla coltivazione e esicattura dell’”erba”.
Martedì scorso gli investigatori piombati da Dell’s Maraschino Cherries dovevano indagare sugli scarichi tossici, invece si sono trovati a scoperchiare segreti uno dietro l’altro, ognuno dei quali ha richiesto differenti mandati di perquisizione e hanno trovato una sorpresa dietro l’altra.
La zona dove si trovava la coltivazione di piante di marijuana era ben sorvegliata con un sofisticato sistema di sorveglianza e, per non destare sospetti, Arthur Mondella aveva escogitato di installare due generatori che procuravano l’energia necessaria alla conduzione della serra di “erba”, altrimenti l’eccessivo uso sul contatore avrebbe fatto suonare il campanello d’allarme.
Non è  proprio dalla settimana scorsa tuttavia che le autorità avevano più d’un capitolo aperto con Arthur Mondella e la sua fabbrica, ma per cavilli procedurali era sempre uscito indenne dagli vani tentativi delle autorità di incastrarlo.
Su quel capannone - sostengono i vicini - aleggiava sempre un aroma di marijuana e non mancano le segnalazioni, a partire da almeno sei anni fa, quando le autorità non disponendo altro che del naso di un ispettore postale, non erano riuscite ad ottenere un mandato di perquisizione e la vicenda era caduta nel dimenticatoio.
Dopo il primo tentativo fallito avevano portato i cani segugio che avevano individuato droga l’anno successivo e ancora niente mandato, negato anche quando le autorità avevano chiesto di esaminare gli scarichi della fabbrica e il “caso delle ciliege al maraschino” era scivolato nel cassetto del precedente procuratore Charles Hynes. 
Fino all’insediamento di Kenneth Thompson, incuriosito dalla segnalazione di un ex dipendente di Mondella, secondo cui il re delle ciliege al maraschino scaricava residui tossici della lavorazione nelle acque del vicinato, portando come prova le api della zona che erano diventate di color rosso.  


venerdì 27 febbraio 2015

Franceschini spiega il programma culturale della Milano Expo, "1.300 eventi e l'Italia in movimento"

 di Riccardo Chioni

Il ministro dei Beni culturali e Turismo Dario Franceschini e l'ambasciatore Claudio Bisogniero



Tra gli appuntamenti di ieri del ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, in mattinata la pesentazione al Consolato Generale di Park Avenue del programma culturale di Expo Milano 2015 da maggio a ottobre prossimi.
Hanno partecipato all’evento l’ambasciatore a Washington Claudio Bisogniero, il console generale Natalia Quintavalle e il direttore di Expo Piero Galli.
Il ministro Franceschini ha iniziato definendo il programma culturale della fiera universale “una grande vetrina per il Paese con più di 1.300 eventi che vanno dalla lirica al jazz, dalla danza alle manifestazioni storiche, dalle mostre ai festival letterari”.
Sono tutti appuntamenti - ha spiegato il ministro - raccolti sul sito “verybello.it”, uno strumento che diventerà permanente anche dopo i sei mesi della fiera.
“A differenza degli altri stati, l’Italia ha un patrimonio enorme e non concentrato in poche grandi città, ma diffuso in tutto il territorio nazionale. La bellezza - ha sottolineato il ministro - è dappertutto e stiamo lavorando per offrire eventi culturali di grande importanza anche in luoghi meno conosciuti”.
Dario Franceschini
Milano Expo 2015 non è solo la visita alla fiera universale o alle attività lombarde, c’è un’Italia intera in movimento, ha precisato Franceschini.
“C’è una straordinaria capacità dei comuni e delle regioni italiane e c’è stata questa capacità di capire l’opportunità di Expo e come governo e come ministero della Cultura e Turismo per offrire eventi culturali di grande importanza fuori da Milano che sarà il motivo principale di un viaggio in Italia, l’offerta saranno i padiglioni di Expo, ma è importante che poi chi arriva, magari per la prima e anche l’unica volta a fare un viaggio in Italia nella propria vita, abbia la possibilità di vedere la bellezza che è dappertutto e non solo nelle grandi capitali dell’arte come Venezia, Firenze e Roma, ma anche in quei luoghi meno conosciuti in cui la bellezza trionfa, l’Italia è piena e quindi uniremo l’offerta del patrimonio con l’offerta di oltre 1.300 eventi culturali che si svolgeranno in tutta Italia”.
Il ministro ha spiegato che il viaggiatore che vuole organizzare il proprio viaggio sul sito “verybello.it” potrà scegliere una rosa di occasioni.
“Andando su questo sito nuovo con un nome divertente che è verybello, potrà scegliere le date in cui sarà in Italia e trovare in quelle date che cosa c’è nel settore dell’opera o del jazz o degli eventi letterari, manifestazioni storiche oppure delle grandi mostre e scegliere anche la città in cui vuole andare e vedere in quei giorni che cosa offrirà la città. Uno trumento - ha aggiunto Franceschini - che abbiamo deciso che resterà permanente e non c’è paese al mondo che ha un sito di questo tipo che offre tutto il panorama culturale del paese”.
Durante l’incontro del ministro con i media italiani gli è stato chiesto se il programma coinvolge anche il Sud.
“Il Sud è la grande potenzialità italiana. Purtroppo - ha detto il ministro - soltanto il 15 per cento del turismo internazionale che arriva in Italia va sotto Roma ed è assurdo, perché c’è Napoli, c’è Pompei, c’è la Sicilia, i Bronzi di Riace, i Sassi di Matera, le isole. Davvero stiamo lavorando per offrire un’occasione di viaggio che non si concentri soltanto nelle grandi capitali, che magari hanno il problema opposto: centri storici con troppo turismo concentrato”.
Piero Gall
Nel pomeriggio il ministro si è recato al Palazzo di Vetro per un evento sulla retrospettiva del cinema italiano organizzato per celebrare il 60esimo anniversario dell’ingresso dell’Italia tra i Paesi delle Nazioni Unite.
Alla presentazione del programma culturale di Expo anche il direttore delle attività, Piero Galli che ha sostenuto: “L’Italia si è finalmente mossa e sta accogliendo l’idea che dopo aver visto la Expo il visitatore va in giro per l’Italia. È lì che c’è stata una messa in ordine anche con il portale verybello, che ha avuto tanti sostenitori e anche tanti detrattori, però in realtà l’effetto è stato che se ne è parlato un sacco e nel giro di meno di un mese ha avuto quasi tre milioni di visitatori”.
Di che si cosa tratta? “Semplicemente - ha spiegato Galli - è una piattaforma che rappresenta e dà visibilità su tutto quello che l’Italia ha messo in pista di diverso e più straordinario rispetto a una normale rappresentazione di un’Italia di se stessa. Questo portale dovrebbe avere, a mio auspicio, anche un po’ la velleità di non solo essere una piattaforma che fa vedere tutte le iniziative e gli eventi che avvengono in Italia in occasione dell’Expo, ma che nel tempo sia un pezzo di piattaforma dove l’Italia possa presentare al mondo quali sono gli eventi”.
Agli italoamericani che hanno in calendario una visita a Expo, Galli ha voluto dire: “Oggi ha detto una cosa giusta il ministro: il senso di orgoglio, di appartenenza di un italoamericano, italofrancese o italotedesco è molto superiore rispetto al senso di appartenenza che un italiano in patria ha. Lo sperimento dove vado per promuovere l’Italia in giro per il mondo. Se questo orgoglio vuole avere un riconoscimento in un modo pragmatico e vero di andarlo a sperimentare in Italia, l’anno per farlo è questo, perché si troverà un’accoglienza straordinaria che mai è successa prima”.


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La tre giorni culturale del ministro Franceschini iniziata con due inaugurazioni e l'iniziativa "Art Bonus"

 di Riccardo Chioni

Il direttore dell'Enit Eugenio Magnani, il ministro Dario Franceschini e il console gfenerle Natalia Quintavalle



Durante la prima delle tre giornate della sua visita a New York, il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha trovato ad attenderlo un tesoro da riportare a casa: 23 reperti storici ed archeologici entrati illegalmente in territorio statunitense e restituiti alle autorità italiane, tra cui opere del Tiepolo.
“È stata una giornata importante, frutto della collaborazione con gli Stati Uniti” ha commentato il ministro che nel pomeriggio di mercoledì si è recato all’Istituto italiano di Cultura a Park Avenue per una serie di eventi.
Al terzo piano è atteso per il tradizionale taglio del nastro inaugurale della nuova sede dell’Enit, accolto dal direttore Eugenio Magnani, a fianco del console generale Natalia Quintavalle per la cerimonia che ha preceduto l’inaugurazione della “Biblioteca Lorenzo Da Ponte” al piano terra dell’Istituto.
“Dopo diversi anni - ha spiegato il Console Generale - abbiamo deciso di mettere ordine tra le migliaia di volumi e con questa inaugurazione intendiamo porre le basi per riorganizzare secondo criteri di funzionalità l’intero fondo librario che ammonta attualmente a 21 mila titoli inventariati”.
Dario Franceschini e Eugenio Magnani
Natalia Quintavalle ha detto al ministro: “La biblioteca è il nostro contributo alla cultura del libro italiano a New York. E se con questa biblioteca riusciremo a raggiungere anche solo una piccola porzione di persone che Lorenzo Da Ponte è riuscito ad attirare nell’orbita della cultura italiana, potremo veramente essere tutti felici di aver posto un nuovo mattone nell’edificio della presenza culturale a New York”.
Il ministro Franceschini ha iniziato parlando con enfasi dell’impegno di governo per la cultura.
“Dopo quindici anni di tagli alla cultura, il governo Renzi torna ad investire in cultura e speriamo che sia solo l’inizio. Per me - ha aggiunto Franceschini - è piacevole e importante essere qui e inaugurare la nuova sede dell’Enit e la Biblioteca Da Ponte. È la prova di come le istituzioni italiane all’estero possono collaborare, fare sinergia e affrontare nel modo migliore possibile una stagione che è complicata per le risorse a disposizione. Però, davvero, una giornata come oggi dimostra che anche in questo quadro non semplice, si fanno cose positive e straordinarie”.
Il ministro ha osservato come siano stati proprio gli istituti di Cultura sparsi nel mondo a pagare “la stagione della spending review”, precisando che invece vanno valorizzati come veicolo formidabile della presenza all’estero.
“Abbiamo stabilito dall’inizio del governo Renzi, prima con il ministro Mogherini e oggi con il ministro Gentiloni - ha spiegato Franceschini -, di rafforzare il più possibile la collaborazione tra il ministero degli Affari esteri e quello delle Attività culturali per mettere informazioni a disposizione della rete degli istituti italiani di cultura, perché pensiamo davvero che siano il primo veicolo di promozione”.
Il ministro nella nuova Biblioteca Lorenzo Da Ponte
Riferendosi all’Istituto di Park Avenue, il ministro ha aggiunto: “In una città come New York può sembrare una cosa piccola, ma in realtà è un punto di riferimento con molte radici e molta storia alle spalle. Un veicolo per far conoscere l’Italia nella sua parte migliore per cui è conosciuta in tutto il mondo”.
“Credo sia molto importante che dopo quindici anni di tagli al mondo della cultura, gli ultimi due governi hanno prima interrotto la stagione dei tagli e, ultimamente, avviato una inversione di tendenza. Penso - ha sottolineato il ministro - che investire in cultura per l’Italia è anzitutto un dovere costituzionale. Siamo l’unico paese al mondo che ha la promozione della cultura e la tutela del patrimonio tra i principi fondamentali della nostra Costituzione”.
E nella sua scaletta di iniziative e incontri il ministro Franceschini ha inserito un incontro all’Istituto di Cultura per presentare le nuove norme del governo Renzi nel settore della cultura che aprono con “Art Bonus”, un incentivo fiscale per imprese e privati che pagano le tasse in Italia, fino al 65 per cento del credito di imposta nelle donazioni per il recupero del patrimonio culturale, monumentale ed archeologico italiano.
“È la prima volta che c’è una misura così forte in Italia e una delle più forti in Europa. Aiuterà le donazioni e il mecenasismo a favore del patrimonio culturale” ha spiegato Franceschini, sottolineando che permetterà di introdurre anche in Italia la cultura della collaborazione tra privato e pubblico.
Il ministro si è detto soddisfatto del successo raccolto nei primi mesi da “Art Bonus” ed ha precisato di avere già avuto incontri con diverse fondazioni americane interessate a fare donazioni in Italia. 
Ha voluto far osservare che il mecenatismo è anche un atto d'animo volontario che prescinde dall’incentivo fiscale e il ministro ha portato come esempio la Fondazione David Packard che da 15 anni finanzia il recupero del sito archeologico di Ercolano.


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giovedì 26 febbraio 2015

Il re delle ciliege al maraschino suicida, in fabbrica gli investigatori scoprono una coltivazione di "erba"

 di Riccardo Chioni

Un momento della confezionatura delle ciliege al maraschino Dell's



In questa zona piuttosto desolata di Redd Hook con poche abitazioni e un’infinità di capannoni commerciali, quasi settanta anni fa Arthur Mondella Sr. aveva avviato un’azienda familiare diventata l’impero delle ciliege al maraschino, ma l’erede segretamente intratteneva un’altra attività che lo ha portato a commettere suicidio.
Martedì mattina gli investigatori della procura distrettuale di Brooklyn si sono recati all’indirizzo 157 Dikeman Street in località Red Hook muniti di mandato di perquisizione amministrativo.
A questi si erano aggiunti gli ispettori delle agenzie statale e cittadina della protezione ambientale per verificare la veridicità di una segnalazione pervenuta agli organi competenti, secondo cui la società Dell’s Maraschino Cherries scricava nella rete fognaria i residui chimici della lavorazione delle ciliege.
Mentre alcuni investigatori ispezionavano la fognatura, altri avevano iniziato l’interrogatorio del 57enne Arthur Mondella che - a quanto riferito - è durato parecchie ore con il titolare che si è reso disponibile a spiegare il procedimento della lavorazione e il percorso degli scarichi.
Ad un certo punto però i detective sono stati assaliti da un inconfondibile odore di marijuana, si sono guardati l’un l’altro, hanno chiesto a Mondella se ne sapesse qualcosa.
In quel mentre l’interesse degli investigatori si è rivolto verso una finta parete e quando hanno chiesto spiegazioni dal titolare, questi senza scomporsi, ha detto che si sarebbe allontanato un istante per esigenze fisiologiche.
Invece di recarsi al bagno però, il re delle ciliege al maraschino si è avviato verso un ufficio, è passato di fronte al desk della sorella gridandole “prenditi cura dei miei figli”, si è chiuso la porta alle spalle e dopo un istante si è udito un colpo d’arma da fuoco.
Gli investigatori lo hanno trovato a terra con un proiettile nel capo sparato con l’arma che era autorizzato a portare e a quel punto la procura ha proseguito la perquisizione facendo più d’una  strepitosa scoperta.
Nel compartimento celato dalla falsa parete hanno trovato 3 grosse borse contenenti ciascuna 80 libbre di marijuana e centinaia di migliaia di dollari in contanti.
Ma la sorpresa più spettacolare i detective l’hanno avuta quando con il mandato di perquisizione ottenuto dal giudice si sono aperti l’accesso ad un ingresso segreto della fabbrica in un’area ben sorvegliata con sofisticati sistemi di sicurezza.
All’interno si sono trovati di fronte ad una vasta coltivazione industriale di marijuana, con una sorta di garage annesso dove Arthur Mondella teneva numerose auto di lusso, tra cui Rolls-Royce, Porsche e motocicli.
L’azienda Dell’s Maraschino Cherries nella pagina web spiega che è stata fondata 67 anni fa, basata su valori familiari, tradizioni e passione per le ciliege e che lo scorso anno ha investito 5 milioni di dollari nella ristrutturazione della fabbrica.
Il vicinato, piccole aziende a gestione familiare come quella del re delle ciliege, non riesce a capacitarsi e nessuno avrebbe mai immaginato che dietro la facciata del bontempone, Arthur Mondella nascondesse un simile segreto.
Ad un certo punto, quando l’inchiesta sull’ambiente ha preso una piega diversa, alla fabbrica Dell’s si sono visti almeno due dozzine di investigatori che anche ieri hanno continuato a portare via su furgoni scatole e sacchi di cui non si conosce il contenuto.
Il personale e i fornitori ieri hanno trovato i sigilli della procura e non è chiaro il destino dell’azienda che s’era fatta un nome tra clienti come Caesars Entertainment, Red Lobster, Buffalo Wild Wings e Chick-fil-A. 
Arthur Mondella ha lasciato due figlie adulte dal suo primo matrimonio ed un bambino avuto dalla seconda moglie separata.