domenica 19 maggio 2013

Giovane ucciso nel Greenwich Village, preoccupa la recente escalation di violenza contro i gay


 di Riccardo Chioni

Il capo della polizia Raymond Kelly


Sconcerto e indignazione sono i termini usati da cittadini e politici, scossi dall’uccisione ieri di un gay nel Greenwich Village in una mortale aggressione generata dall’odio contro gli omosessuali, per mano di un individuo arrestato, ma ancora senza un’identità.
Il trentaduenne ucciso residente a Brooklyn, di cui la polizia a metà giornata non aveva ancora reso note le generalità, secondo quanto riferito dal commissioner Raymond Kelly, “è chiaramente vittima di un crimine provocato dall’odio”.
Secondo la ricostruzione degli investigatori il giovane di Brooklyn stava passeggiando assieme ad un amico lungo Sixth Avenue, nei pressi di West Eighth Street, quando i due sono stati avvicinati verso mezzanotte da un trio di giovani ispanici.
Il commissioner della polizia ha precisato che uno del terzetto ha iniziato ad inveire contro gli amici gay a passeggio e, avvicinandosi a loro ha chiesto se fossero “gay wrestler”, mentre i due cercavano di proseguire sul loro cammino verso West Eighth Street.
A quel punto due ispanici hanno lasciato, mentre il terzo ha continuato a seguire la coppia presa di mira. Cosa abbia fatto scattare la molla al folle non è dato sapere, ma ad un certo punto l’ispanico ha chiesto alla vittima prescelta “vuoi morire qui?”.
E senza attendere risposta ha estratto una pistola calibro .38, ha premuto il grilletto e fatto fuoco a distanza ravvicinata, dritto al volto del poveretto che è stramazzato al suolo, mentre l’omicida si dava alla fuga.
I soccorritori hanno trasportato il giovane in condizioni gravissime al Beth Israel Hospital dove i medici non hanno potuto far altro che constatare l’avvenuto decesso.
L’omicida era stato visto dirigersi prima in direzione est e poi downtown, prima di incrocire una pattuglia all’angolo di McDougal e West Third Street.
Alla vista degli agenti l’omicida ha cercato di sbarazzarsi dell’arma poi recuperata e, quando lo ammanettavano, avrebbe confessato di essere l’autore dell’aggrassione.
Per tutta la notte di sabato la mattinata, i detective del Sixth Precint nel Greenwich Village, hanno messo sotto torchio il giovane definito ispanico, dal quale però non sarebbero riusciti a scucire neppure la sua vera identità.
Quando è stato arrestato, infatti, aveva addosso una serie di documenti falsi con nomi diversi.
Neppure mezz’ora precedente la mortale aggressione - sempre secondo la ricostruzione resa dalla polizia - l’omicida avrebbe avuto un diverbio con un barista che l’aveva visto urinare sul muro del bar Annisa, angolo Barrow e West Fourth Street.
In risposta, l’individuo era entrato nel bar iniziando a snocciolare una serie di epiteti contro i gay e al barista che voleva di chiamare la polizia, il giovane ispanico aveva minacvciato di ucciderlo, dicendo “non sai che sono ricercato? Cosa sai della sparatoria a Sandy Hook? Sono ricercato!”.
Il commissioner Kelly non ha commentato l’ultima aggressione sfociata nell’uccisione di un gay nel Greenwich Village, ma i numeri parlano chiaro.
Quest’anno si sono registrate 22 aggressioni contro omosessuali con un morto, un dato che segnala una pericolosa escalation rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in cui i casi denunciati erano stati 13.
La prima reazione a caldo, ieri mattina, è stata quella della presidente del consiglio comunale Christine Quinn, la quale si è detta “atterrita” dalla mortale aggressione nella City che non tollera questo tipo di criminalità.
 “C’era un tempo in cui a New York City i crimini dettati dall’odio erano ricorrenti. C’era un tempo a New York City - ha proseguito la Quinn - quando due persone dello stesso sesso non potevano andare mano nella mano per paura di violenza e insulti. Ci rifiutiamo di tornare indietro nel tempo. Questo tipo di violenza senza senso che ha profonde radici nell’odio - ha concluso - non trova posto nella City la cui forza più grande sarà sempre la sua diversità”.
Il senatore statale democratico di Manhattan, Brad Hoylman ha condannato l’aggressione dicendo “sono indignato per i recenti attacchi avvenuti nel mio distretto, casa di una numerosa comunità gay”.
Anche la deputata statale Deborah Glick, di fronte all’escalation di incidenti anti-gay degli ultimi mesi, ha commentato dicendo che “New York non è luogo per l’intolleranza”.
L’ultima aggressione finita in un omicidio è l’apice di una serie di recenti incidenti, due dei quali si sono verificati Midtown e il terzo a Christopher Street, non lontano da quello di ieri notte.
Vittime della prima aggressione erano stati lo scorso 5 maggio Kevin Atkins e Nick Porto, pestati di botte fuori dal Madison Square Garden da un gruppo di persone che indossavano la maglia dei Knicks, mentre pronunciavano frasi irripetibili contro i gay.
A 5 giorni di distanza si era verificato il secondo, quando a due giovani era stato impedito di entrare in una sala da biliardo lungo West 32nd Street, quando una persona era stata aggredita e pestata di botte da un gruppo di almeno 5 delinquenti che gridavano epiteti contro i gay.

In 70 in ospedale per la collisione tra due treni pendolari in Connecticut, 2 restano ricoverati in gravi condizioni


 di Riccardo Chioni

Come si è presentata la scena ai soccorritori


Si tirano le somme all’indomani della collisione in Connecticut tra due treni carichi di pendolari che nella serata di venerdì ha provocato 72 feriti e danni ai binari dopo il deragliamento che ha già mandato in tilt il servizio ferroviario del Northeast Corridor.
Forse non è solo una questione di fortuna il fatto che non vi sono state vittime nell’incidente tra le 700 persone trasportate dai due convogli, ma piuttosto il risultato di nuove carrozze realizzate con concetti salvavite.
“È impressionante - ha commentato il senatore Richanrd Blumenthal che ieri mattina ha effettuato un sopralluogo -. Sento che siamo stati fortunati per non dover contare un numero maggiore di persone ferite in questo terribile incidente”.
Nessuno è in grado di prospettare una data prossima per il ripristino del servizio ferroviario Metro-North che ha provocato di conseguenza anche l’interruzione dei treni Amtrak lungo la tratta New York-Boston.
Il governatore del Connecticut, Dannel Malloy è stato chiaro in conferenza stampa quando ha detto che gli utenti dovranno mettere in conto l’utilizzo di commuter alternativi a Metro-North, invitandoli a consultare il sito del Department of Transportation per gli ultimi aggiornamenti.
“Credo - ha sottolineato il governatore - che questo (inconveniente, ndr) resterà con noi per un numero di giorni”.
Intanto, sul luogo del deragliamento sono giunti gli ispettori del National Transportation Safety Board che resteranno per seguire gli accertamenti almeno per una settimana, se non dieci giorni.
Le prime dichiarazioni del NTSB
Dovranno esaminare, tra gli altri, i freni e le performance dei due treni, le condizioni delle rotaie, le operazioni effettuate dai conduttori e le codizioni dei segnali luminosi lungo il tracciato.
Earl Weener, uno degli ispettori arrivati in località Fairfield, ha detto che non è il momento di avanzare ipotesi, precisando che saranno le apparecchiature di bordo a riferire la velocità dei treni e altre informazioni chiave effettuate prima della collisione.
Weener rispondendo alla stampa ha detto che la missione del Ntsb “non è solo di capire cosa è accaduto, ma perché si è verificato l’incidente, in modo da determinare il modo per prevenire simili circostanze. Non viene escluso nulla, ma per il momento siamo appena arrivati e guardiamo a 360 gradi”.
Uno dei treni aveva lasciato la Grand Central nel cuore di Manhattan ed era diretto verso New Haven, l’altro invece era partito da New Haven ed era sulla via della Grand Central quando si sono scontrati al passaggio sui binari paralleli in una leggera curva alle 6,10, appena fuori Bridgeport.
Alcuni passeggeri hanno descritto la situazione caotica con corpi che volavano per aria tra i sedili, tra l’assordante rumore di metalli che si accartocciavano.
Alcune carrozze di uno dei treni per l’urto sono uscite dai binari provocando ingenti danni alla linea ferrata.
La portavoce del St. Vincent Medical Center ha riferito che sono arrivate al pronto soccorso 46 delle persone ferite nella collisione, precisando che 6 sono ricoverate in condizioni stabili.
Altri 26 feriti sono stati trasportati al Bridgeport Hospital dove il portavoce ha detto che 3 sono stati ricoverati: 2 versano in condizioni ciritiche ed una è fuori pericolo, mentre 23 sono stati medicati e dimessi.
Il governatore Malloy dopo una ricognizione sul luogo dell’incidente ha detto che i notevoli danni causati dalla collisione e ai binari avranno un impatto decisamente prolungato sulla linea ferroviaria conosciuta come Northeast Corridor.
Il sindaco di Bridgeport, Bill Finch invece ha problemi contingenti perché ogni giorno che passa, l’incidente pesa sull’economia locale milioni di dollari.
“Un gran numero di persone fa affidamento sul servizio ferroviario che va ripristinato al più presto” ha dichiarato Finch.
Le autorità hanno sottolineato l’immediato responso dei soccorsi che ha contribuito a salvare vite umane.
Secondo gli esperti del trasporto ferroviario, l’area in cui si è verificata la collisione è ridotta a soltanto due binari attivi, a causa di lavori che proseguono da lungo tempo per elettricizzare la linea ferroviaria del vetusto sistema del Connecticut.
Secondo quanto reso noto dalla Metropolitan Transportation Authority, l’agenzia che gestisce anche la linea Metro-North, la seconda più trafficata del paese, è decisamente improbabile che domani sia ripristinato il servizio sulla tratta Northeast Cordidor. 


Foto: AP/America OGGI

sabato 18 maggio 2013

Il "Friendship Award" del Gruppo Esponenti Italiani a Gian Lorenzo Cornado, nuovo ambasciatore in Canada


di Riccardo Chioni

Gian Lorenzo Cornado riceve il Gei Award da Lucio Caputo






Gian Lorenzo Cornado, il nuovo ambasciatore italiano in Canada da sole sei settimane, ieri all’incontro con il Gruppo Esponenti Italiani al ristorante Le Cirque, nel ricevere un riconoscimento, ha offerto un’esaustiva panoramica geo-economico-politica del Canada come solo può un esperto conoscitore.
Al lunch in onore dell’ambasciatore Cornado organizzato dal Gei erano presenti il presidente Lucio Caputo, il console generale Natalia Quintavalle, rappresentanti della missione italiana alle Nazioni Unite, il console generale del Canada a NY Giovanni Prato, il presidente dell’Enit Eugenio Magnani e rappresentanti di istituti bancari e imprendotoria italiana a New York.
Il presidente del Gei ha consegnato “in onore ai suoi numerosi successi” il tradizionale “Gei Freindship Award” all’ambasciatore Cornado, sottolineando i molteplici, importanti incarichi ricoperti durante la sua carriera diplomatica.
Cornado ha assunto diversi ruoli significativi da subito, quando dopo la laurea in Scienze Politiche alla Luiss University di Roma, è entrato tra le fila del ministero degli Affari Esteri.
Per due anni, dal 1985 al 1987, Cornado è stato capo del dipartimento degli Affari sociali al ministrero degli Esteri, per trasferirsi per la prima volta in Canada in qualità di primo segretario presso l’ambasciata di Ottawa fino al 1992.
Da lì Cornado ha assunto il nuovo incarico di console a Tolosa, prima di tornare a Roma nel 1994 per tre anni, per assumere poi il ruolo di capo dipartimento personale del ministero degli Esteri.
Nello stesso anno, nel 1997, Gian Lorenzo Cornado è partito per New York dove ha assunto l’incarico di consigliere presso la missione italiana all’Onu dove è rimasto per tre anni, per tornare di nuovo in Canada.
A Montreal ha ricoperto il ruolo di console generale e rappresentante permanente dell’Italia presso la International Civil Aviation Organization, prima di essere richiamato a Roma al ministero per assume poi l’incarico di consigliere diplomatico del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Nel 2009 Cornado è stato nominato vice rappresentante permanente presso la missione alle Nazioni Unite dove è rimasto solo un anno, per  trasferirsi all’ambasciata di Washington dove è andato a ricoprire il ruolo di vice capo della missione.
Nel 2012 è stato chiamato ad assumere il ruolo di capo di Gabinetto del ministro degli Esteri Giulio Terzi.
“Ho la fortuna di conoscere l’ambasciatore Cornado da parecchio tempo e continuo a seguire le sue interessanti attività di qua e di là dell’Atlantico, in Italia e negli Stati Uniti ed ora in Canada. Posso descriverlo - ha sostenuto Caputo - dicendo che è una persona di integrità, intelligenza e dedizione”.
Il presidente del Gei ha aggiunto che organizzazioni italiane interessate all’importante mercato del Canada dovrebbero essere entusiaste di avere Cornado come ambasciatore.
“Sono certo - ha concluso Caputo - che Cornado sarà un eccezionale ambasciatore in Canada, un paese che conosce bene e che ama”.
Al termine della appassionata lecture dell’ambasciatore sul “roseo e attraente” Canada, il console generale canadese a New York gli è andato incontro dicendogli che “non avremo potuto trave un supporter più autorevole”.


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giovedì 16 maggio 2013

Con le immagini dei fotografi dell'Ansa aperta nella sede dell'Ice la mostra "Tour Around Italy"


 di Riccardo Chioni

Una sala della mostra delle foto Ansa intitolata "Tour Around Italy" nella sede dell'Ice



“Tour Around Italy” è il viaggio fotografico dell’Ansa per raccontare le bellezze italiane attraverso sei tematiche: design, cultura, green energy, tecnologia, food e l’arte del vivere italiano, in mostra nella sede dell’Ice nella Upper East Side.
Una vetrina che parte da regioni, province e comuni per raggiungere il pubblico americano, in particolar modo le comunità italiane e italoamericane che operano sul territorio.
La mostra inaugurata martedì dal direttore esecutivo dell’Ice, Pier Paolo Celeste, dal console generale Natalia Quintavalle e da Gabriella Campi direttore marketing dell’Ansa, è aperta al pubblico fino al 2 giugno.
Pier Paolo Celeste direttore Ice
Gli scatti dell’Ansa raccontano una Italia proiettata verso il futuro e non a caso la rassegna apre mettendo in primo piano scienza e hi-tech.
“Perché gli americani non si aspettano e non sanno che anche nella scienza e tecnologia siamo leader nel mondo e quindi l’Italia fa una parte importantissima e le immagini mostrate dai fotografi dell’Ansa su questa tematica sono particolarmente significative. Ci sono le prove sull’alta tercnologia in assenza di atmosfera, ci sono i robot della Normale di Pisa, tematiche che, come qualcuno ha detto passando, non sembrano italiane, ma lo sono e dobbiamo farle vedere per primi”.
Ogni sezione è introdotta dal pensiero di un testimonial d’eccellenza e - ad esempio - quando si arriva al design, Massimiliano Fuksas scrive: “Nelle attività creative l’Italia è ancora in posizione egemone. È il caso del design che, con la dominante della piccola-media impresa privata, gode di una indiscussa leadership. Creatori di esperienza ormai storica e una giovane e agguerrita generazione di designer rappresenta un Made in Italy di grande qualità”.
Un viaggio fatto di immagini
Una mostra gemellata aperta al pubblico è allestita presso l’ambasciata italiana di Washington, inaugurata la settimana scorsa, entrambe si svolgono in seno al programma 2013 Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti.
“I nostri ospiti - ha aggiunto Celeste - vedranno una Italia come non si aspettano. Infatti questo lo sottolineiamo, perché andiamo oltre quelle che sono le immagini classiche dell’Italia, andiamo a far vedere quello che è nascosto, ma che fa ricco il nostro Paese”.
Il progetto ha il patrocinio del ministero degli Esteri, dell’ambasciata di Washington e la mostra può essere visitata anche su iPad, scaricando gratuitamente da Apple Store l’applicazione.
“New York e Washington insieme per proporre una bella immagine dell’Italia - ha esordito il console generale Natalia Quintavalle - . Invece di partire dalle immagine dell’arte classica, delle città e musica, si parte da cose molto moderne e innovative. Perché l’Italia è anche questo e credo che in questo periodo di difficoltà anche economiche, sia proprio su questo che dobbiamo puntare, sul presentare al resto del mondo le capacità che l’Italia ha in tutti i settori, ma anche quelli delle tecnologie più avanzate”.
Gabriella Campi, Natalia Quintavalle e Pier Paolo Celeste
In questa mostra non si trovano immagini dell’Italia oleografica che sembra tratta dagli scenari di cartone di certi vecchi film e nemmeno l’Italia stranota delle guide turistiche con i suoi monumenti più celebri e tutto ciò che gli americani trovano nella rassegna di immagini fotografiche appartiene a un paese diverso, meno conosciuto e meno ovvio.
“La mostra - ha spiegato Gabriella Campi - ha anche l’obiettivo di mostrare una Italia meno nota, proponendo itinerari d’autore artistici, culturali, enogastronomici attraverso le regioni. Itinerari meno conosciuti al grande pubblico - ha aggiunto -, ma ugualmente di rilevanza internazionale. Questo, per spiegare un paese che si evolve, ma che mantiene sempre il suo stretto contatto col territorio e le sue peculiarità”.


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mercoledì 15 maggio 2013

Gli appuntamenti metropolitani della penultima tappa del viaggio a stelle e strisce del principe Harry

 di Riccardo Chioni

Il govenratore Chris Christie e il principe Harry al loro arrivo a Seaside Heights tra gli operai

Appena sceso dall’elicottero in località Sea Girt nel New Jersey, il principe Harry è stato accolto dalla sua guida personale, il governatore Chris Christie che prima di accompagnarlo nel tour in due cittadine devastate da Superstorm Sandy a fine ottobre, gli ha fatto dono della sua oramai famosa felpa azzurra.
Pantaloni blue, camicia bianca, occhiali scuri da pilota e scarpe di camoscio, il principe inglese è giunto nella località balneare di Seaside Heights - dove aveva casa il reality show “Jersey Shore” in onda su Mtv - dove si è recao in visita al famoso boardwalk, soffermandosi in un paio di giochi classici delle giostre, regalando i trofei ai bambini che lo seguivano.
Christie e Harry si sono avvicinati al luogo dove c’erano le montagne russe del parco giochi che invece adesso affondano nelle acque dell’Oceano Atlantico dove una gru sta lavorando per lo smantellamento.

Governatore e principe tra i ragazzini alle giostre
Qui Harry è stato salutato dal personale dei servizi d’emergenza al lavoro da mesi e dagli operai addetti alla ricostruzione che - per quanto riguarda il celebrato boardwalk - hanno già posato tre quarti del percorso nella corsa contro il tempo, prima dell’avvio della stagione delle vacanze.
Prima di risalire in una delle vetture dell’autocolonna, il principe ha detto di essere rimasto sbalordito dalla volontà di ricostruire e in fretta “tutti insieme riescono a fare le cose”, ha commentato Harry.
Durante il percorso che lo ha portato verso nord a Mantoloking, ad una decina di migia di distanza, si erano formati capannelli di persone con bandierine e cartelli per salutare il passaggio reale, in gran parte formati da giovani donne e ragazzine chiassose a caccia di un’immagine del principe.
La diciannovenne Brianna Marchal è venuta da Manahawkin per cercare di sbirciare attraverso la folla e dare sfogo alle sue fantasie.
“È così carino. Con indosso la camicia bianca e i suoi capelli rossi, è ancora più attraente di quanto mi aspettassi” ha detto Brianna, mentre la sorella Taylor di due anni più grande passando ai sogni, aggiunge “è come nelle favole, ma Harry è un principe vero, qui nel New Jersey. Io e mia sorella lo vogliamo sposare”.
Una scolaresca saluta il passaggio dell'autocolonna
Alle 10 e un quarto l’autocolonna è arrivata a Mantoloking dove lo ha accolto uno striscione in cui si leggeva “Prince Harry please come back when we’re restored”, ricevendo un cappellino da baseball della locale polizia.
In questa comunità spazzata via da Sandy, Christie ha mostrato al principe Harry il punto in cui la forza dell’oceano Atlantico spinto dall’uragano aveva tagliato a metà Mantoloking creando un canale con una baia interna che aveva inghiottito abitazioni e ponti.
L’invaso d’acqua e il canale sono stati colmati mentre fervono i lavori per riportare l’area alla normalità in questo villaggio che si componeva di 512 abitazioni, molte delle quali di lusso, distrutte o danneggiate, mentre sono visibili pile di detriti che continuano ad ammassarsi.
Anche qui non mancano le ammiratrici del principe inglese che schiamazzano dietro il personale della sicurezza per inseguire con i telefonini in ripresa tutti i movimenti reali.
Harry tra i ragazzi di Harlem per un allenamento di baseball
Camilla Bowden, 17 anni d’età, è determinata e anche se i gorilla la spintonano per allontanarla, lei pur di riuscire a curiosare, sta al gioco - ha spiegato - per una semplice ragione:  “un giorno il principe Harry sarà mio sposo”.
Prima di accomiatarsi da Harry, il governatore Christie ha snocciolato i numeri che hanno caratterizzato Sandy nel New Jersey con 37 miliardi di dollari di danni e 360 mila fra appartamenti e abitazioni danneggiate.
Rientrato a Manhattan, per il principe Harry è iniziata la penultima parte della sua visita americana che si protrae dal 9 scorso, con una serie di impegni nel pomeriggio e nella serata per la promozione di scambi commerciali e turismo.
Nel pomeriggio ha partecipato ad un incontro di baseball con i ragazzini di Harlem, raccontando che per lui era il battesimo del baseball, per un programma che vede impegnata la nuova partnership con la Royal Foundation avviata da Harry, dal fratello William e dalla cognata Kate, duca e duchessa di Cambridge.
La giornata reale si è conclusa con un gala riservatissimo a Manhattan a scopo benefico per la stessa Royal Foundation.
Oggi Harry sarà a Greenwich in Connecticut, ultima tappa del suo viaggio, per partecipare in veste di capitano ad un match di polo a scopo benefico del Sentebale Polo Cup.


Foto: AP/America OGGI

Le proteste contro il progetto dello stadio di calcio nel Queens fanno innervosire il sindaco che lo vuole

 di Riccardo Chioni

Il plastico presentato alla Columbia e ritirato da internet






Il sindaco Michael Bloomberg, per il quale si avvicina a passi da gigante la fatidica data di fine mandato, è in trepidazione per la sorte di una delle pietre miliari che vorrebbe lasciare, prima di scendere per l’ultima volta la scalinata di City Hall a fine anno.
Bloomberg vuole essere ricordato come il sindaco che ha realizzato il primo stadio di calcio nella Big Apple per ospitare le squadre della Major League Soccer.
Ma il progetto continua a sollevare un polverone di proteste che Bloomberg lunedì ha cercato di smontare, a modo suo.
“I parchi non sono soltanto ciò che la gente desidera” ha detto ad un certo punto a proposito della protesta contro la proposta di costruire lo stadio da 25 mila posti su un terreno di13 acri di verde del Flushing Meadow-Corona Park.
“Non è insostituibile” ha sbottato Bloomberg e, rivolgendosi a chi insisteva a premere sulla contestazione, ha aggiunto “c’è un vecchio aeroporto, Flushing Airport che sarà trasformato in parco e così lo spazio totale sarà lo stesso”.
Immediata la risposta dei gruppi di ambientalisti alle dichiarazioni del sindaco. “Se il Flushing Airport è quanto di meglio ha trovato per rimpiazzare Flushing Meadows Park, è partito col piede sbagliato” ha commentato Hilary Klein dell’organizzazione Make the Road New York.
È vero che l’aeroporto dismesso in località College Point misura 70 acri, ma è pur vero che al contrario del frequentato Flushing Meadows nelle vicinanze di subway, Lirr e linee di bus, il futuro - attualmente - non è raggiungibile con il trasporto pubblico.
Bloomberg ha sostenuto che i newyorkesi vogliono uno stadio per il gioco del pallone, così come vogliono spazi verdi.
“C’è un enormità di spazi nuovi dedicati a parco, ma il verde non è l’unica cosa che la gente chiede. Un gran numero di persone vuole gioire di uno stadio di calcio” ha concluso Bloomberg.
Il progetto era stato presentato alla Columbia Graduate School of Architecture a inizio anno dall’architetto Gregg Pasquarelli dello studio SHoP, il primo del costo di 300 milioni reso pubblico e immediatamente fatto sparire da internet, dopo che Geoffrey Croft del gruppo NYC Park Advocate aveva commentato dicendo che è come piazzare tre portaerei nel mezzo di uno spazio pubblico.
Nonostante gli alti e bassi, il buono e il cattivo tempo che si abbatte di tanto in tanto sul progettato stadio, i dirigenti della Mls auspicano di poter posare il prossimo anno la prima pietra dello stadio della discordia, per iniziare ad autilizzarlo nel 2016.

lunedì 13 maggio 2013

Marijuana: prossima legalizzazione, rallentra la stretta della polizia impegnata a combattere droghe letali


di Riccardo Chioni
















Lo Stato Impero si avvia a diventare decisamente più verde. Con la marijuana, che dopo una prima tacita depenalizzazione da parte della municipalità, potrebbe presto vedere sfornare da Albany la definitiva legalizzazione.
Gli ingredienti per una legge in materia ci sono tutti. I fermi e gli arresti per possesso di marijuana sono in discesa, anzi a picco e di conseguenza chi viene trovato in possesso di uno spinello non finisce più ad affollare i penitenziari.
Il governatore Andrew Cuomo all’inizio dell’anno aveva promesso che avrebbe rivisitato l’attuale antiquata legge sulla droga, abrogando l’accusa di “fifth degree criminal possession” per coloro che in pubblico mostrano l’”erba”.
L’attuale disposizione statale prevede che sia arrestato e processato l’individuo trovato a mostrare in pubblico la marijuana, o perché la quantità in suo possesso è superiore ad un’oncia, o 28 grammi.
Le statistiche riferiscono che da tre anni a questa parte coloro che sono stati incriminati con l’attuale capo d’imputazione sono stati 149.951 dei 155.048 arresti per possesso di marijuana, vale a dire che è stato applicato nel 99.2 per cento dei casi.
Nel calderone degli arresti, se il governatore Cuomo avesse portato a termine il percorso legislativo della depenalizzazione nel Palazzo di Albany come previsto l’anno scorso, sarebbe stato possibile evitare 40 mila arresti, processi e detenzione.
Se a livello statale la legalizzazione arranca e scalda l’atmosfera primaverile della capitale, nella City la caccia allo spinello è già una cosa del passato tra le forze dell’ordine che registrano significative impennate di arresti per marijuana, mentre non è stata abbassata la guardia per combattere traffico di pillole e droghe letali.
Gli arresti per possesso di marijuana nella Big Apple sono precipitati del 20 per cento, appunto a 40 mila circa, 12 mila in meno rispetto all’anno precedente 2011 in cui avevano toccato quota 52.220.
La tendenza è al ribasso anche per l’anno corrente, si prevede infatti un ulteriore calo del 20 per cento, dopo l’annuncio dato lo scorso febbraio dal sindaco Michael Bloomberg sulla depenalizzazione per possesso di una quantità inferiore ad un’oncia, per cui è prevista un’ammenda, ma evita le manette e le sbarre.
La tacita depenalizzazione della marijuana ha portato One Police Plaza a focalizzare la lotta alla droga in termini di cocaina, allucinogeni ed eroina in cui adesso si trovano più immersi gli investigatori del NYPD.
La tacita veduta sulla strada della legalizzazione della marijuana sembra applicarsi anche a livello federale.
Secondo la lettura delle statistiche della Drug Enforcement Administration, dalle 2 tonnellate e mezzo di marijuana confiscate nello stato di New York nel 2010, si è passati ad appena 210 chilogrammi sequestrati lo scorso anno, mentre alla metà o quasi del corrente siamo a quota 60 kg.