domenica 25 gennaio 2015

Ex giocatore di basket suicida dopo aver ucciso fidanzata, suocera e la figlia di 7 anni, salva una di 12

 di Riccardo Chioni

Jonathan Walker

Nessuno riesce a trovare una spiegazione al folle gesto di un giovane padre di famiglia del Queens che ieri all’alba ha massacrato tre familiari e ferito gravemente la figlia di 12 anni mentre tutti stavano dormendo per togliersi la vita a poca distanza dall’abitazione dove aveva compiuto la strage.
Secondo le informazioni finora raccolte dagli investigatori, il 34enne Jonathan Walker risiedeva con la famiglia nella abitazione al 213-11 di 148th Avenue in località Springfield Gardens nel Queens dove ha compiuto il folle gesto.
Alto 6.6 piedi, 260 libbre di peso, Walker è stato ex giocatore professionale di pallacanestro in Europa e fino a ieri svolgeva il lavoro di buttafuori in un locale notturno.
Christina e Kayla Walker
Dai primi accertamenti risulta che Walker, dopo essere rincasato verso le 5 e mezza del mattino, ha iniziato a camminare da una camera da letto all’altra puntando e sparando con una pistola stile esecuzione contro le sue due figlie, la fidanzata e la suocera, colpendoli tutti al capo, per poi uscire per mettersi al volante di un jeeppone Gmc Arcadia e far perdere le sue tracce.
L’unica sopravvissuta al massacro è stata la figlia 12enne Christina che è riuscita a chiamate il numero d’emergenza e ad aprire la porta di casa all’arrivo della prima pattuglia di agenti.
La ragazza gravemente ferita al capo ha trascorso alcuni minuti con i detective fornendo una prima concitata ricostruzione dei fatti, prima di essere trasportata al Long Island Jewish Medical Center dove in mattinata è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico per la ferita lasciata dal proiettile sparato dal padre che le ha danneggiato un occhio.
La fidanzata Shantai Hale 
“Non riusciva a parlare distintamente, ma ci ha fornito un primo quadro della siotuazione” ha dichiarato ai media il capo dei detective Robert Boyce.
Walker, originario di Buffalo, negli anni 2008 e 2009 aveva svolto attività professionale in una squadra di basketball inl Portogallo ed era considerato dal vicinato una persona introversa che non dava troppa confidenza, ma nessuno avrebbe mai immaginato che potesse essere preso da un raptus pluriomicida.
Mentre la polizia faceva la macabra scoperta nell’abitazione, sulle strade del Queens iniziava una serrata caccia all’uomo alla guida del Suv di colore argento, considerato pericoloso in quanto ancora in possesso dell’arma usata per la strage familiare.
I corpi della suocera Viola Warren di 62 anni che lavorava all’aeroporto JFK e sua figlia Shantai Hale di 31 che svolgeva mansioni di analista telematica, sono stati rinvenuti nella stessa camera da letto, mentre in un’altra la polizia ha scoperto quello senza vita della piccola Kayla Walker di soli 7 anni.
Viola Warren
Stando alle testimonianze di conoscenti, Jonathan Walker ieri mattina prima di rincasare aveva lasciato un amico che lo ha ricordato di buon’umore, al quale aveva detto che sarebbe passato a comprare un po’ di birra e che dopo si sarebbe rintanato in casa per vedere un film su Netflix.
Secondo quanto riferito in conferenza stampa dalle autorità, Jonathan Walker poco prima di togliersi la vita ha telefonato al fratello che vive fuori New York per dirgli soltanto che dopo ciò che aveva fatto non poteva più rimettere piede nell’abitazione della strage, senza tuttavia fornire alcuna spiegazione in merito.
Qualche minuto più tardi il suo corpo è stato rinvenuto dagli agenti con un proiettile conficcato nel capo a bordo del suo Suv a 6 miglia di distanza dalla casa della morte, in una zona boscosa lungo Lefferts Boulevard non lontano dall’aeroporto JFK.
Il consigliere comunale Donovan Richards dopo essersi recaro sul luogo del triplice delitto ha dichiarato “è veramente raccapricciante. Walker prima era fuori con amici e non sappiamo cosa abbia provocato il raptus omicida quando è rincasato”.
Durante la giornata di eiri all’abitazione della famiglia Walker c’è stata una mesta processione di parenti e conoscenti che non riuscivano a capacitarsi sulla tragedia consumata tra quelle mura dove, hanno sostenuto, viveva una famiglia tranquilla.


Tri-Sate imbiancata, ma solo per poche ore, poi la pioggia ha cambiato scenario e infine il ghiaccio

di Riccardo Chioni

Spazzaneve e spargisale in azione





Il risveglio per gli abitanti della Tri-State Area è stato caratterizzato da un manto bianco che ha ricoperto tutto, ma solo per poche ore, prima della precipitazione piovosa e della formazione di ghiaccio a causa della precipitosa discesa della colonnina di mercurio.
Fino alla serata di ieri alcune zone di New York, Long Island, il nord del New Jersey e parte del Connecticut sono state interessate da un allerta meteo per il codazzo di precipitazioni che la perturbazione di passaggio si lasciava dietro.
Dopo il panorama imbiancato da cartolina invernale, la scena si è trasformata in neve fangosa a cusa della pioggia che ha spazzato via quei 3 o 4 pollici di neve che alcune zone avevano accumulato.
Per non incappare in amare sorprese, dalla notte di venerdì erano entrate in azione numerose squadre di spalaneve e spargisale che hanno liberato il manto stradale delle principali arterie, prima che il traffico iniziasse a riprendere con vigore nelle prime ore della mattinata.
Il maltempo ha reso più difficoltosa la camminata dei pedoni per i marciapiedi diventati un percorso misto a neve e fango scuro difficoltoso da navigare, in particolare nelle strade secondarie dove gli spalaneve hanno effettuato la pulizia dopo aver liberato quelle principali.
Faticoso il lavoro dei residenti che hanno dovuto sgombrare i propri driveway e marciapiedi dalla neve resa pesante dalla pioggia, prima che il tutto si trasformasse in lastroni di ghiaccio.
A New York City la municipalità ha disposto lo spiegamento di 1.500 spalaneve e 500 spargisale, mentre il Department of Sanitation e il Office of Emergency Management seguivano sui monitor la situazione della pulizia delle strade in tempo reale.
Anche l’agenzia Metropolitan Transportation Authority per l’occasione ha spolverato dalla rimessa una potente macchina capace di liberare i binari dalla neve per consentire il traffico regolare dei treni della subway sui percorsi all’aperto e scongiurare il blocco degli scambi.
In alcune zone del New Jersey la precipitazione nevosa ha lasciato sul terreno anche 6 pollici di neve che è stata spazzata via sulle maggiori arterie già irrigate con liquido anti-ghiaccio durante la nottata.
Per tutta la giornata tuttavia si sono ripetuti gli appelli delle autorità a rimanere a casa e togliere le auto dalle strade per consentire ai mezzi pesanti la rimozione della neve.
Ma numerosi automobilisti non hanno ascoltato o non potevano ascoltare gli appelli e si sono verificati numerosi incidenti stradali per fortuna senza gravi conseguenze.
Per quanto riguarda il traffico aereo, la perturbazione della notte e lo strascico della giornata di ieri hanno causato cancellazioni e ritardi sia nei decolli che atterraggi e soltanto al Newark Liberty sono stati eliminati 40 voli.

venerdì 23 gennaio 2015

Il democratico Sheldon Silver da 20 anni presidente della Assembly statale arrestato per corruzione

 di Riccardo Chioni


Il presidente della Assembly Sheldon Silver






Alla lunga parata di esponenti politici finiti in manette si è aggiunto ieri il nome del presidente della Camera di Albany, Sheldon Silver arrestato per corruzione, ma il procuratore federale ha avvertito: “rimanete sintonizzati” perché l’elenco potrebbe allungarsi ancora.
L’arresto del settantenne Sheldon Silver, da 20 anni alla guida della Camera statale, ha provocato immediate reazioni in campo politico in entrambi gli schieramenti con i democratici che prendono le distanze e i repubblicani che invece vorrebbero lo speaker fuori dal gioco.
Il democratico Silver che rappresenta la Lower East Side di Manhattan è accusato di aver usato il potere che gli concede la sua posizione di prestigio per incassare pizzi e bustarelle per un totale di 4 milioni di dollari.
Silver si è presentato prima delle 8 nella sede del Fbi al 26 Federal Plaza per essere sottoposto alle procedure delle impronte digitali, le foto segnaletiche e una visita per accertare la presenza di tatuaggi con prelievo di campione del Dna.
Il procuratore federale Preet Bharara nel primo pomeriggio di ieri ha tenuto una conferenza stampa in cui ha riassunto i termini della denuncia.
“Per molti anni i newyorkesi si sono posti la stessa domanda: in quale modo lo speaker Silver, uno dei più potenti uomini politici di tutta New York, ha guadagnato milioni di dollari provenienti da fuori senza compromettere profondamente la sua abilità di servire onestamente i suoi elettori? Oggi - ha spiegato Bahrara - abbiamo la risposta. Non li ha guadagnati”.
Albany ieri ha tremato rivelando una sistematica cultura della corruzione che lo stesso Bahrara ha già messo in evidenza in passato con una serie di figure politiche finite in manette.
Lo scorso marzo il governatore Andrew Cuomo aveva smantellato la commissione anti-corruzione chiamata Moreland che investigava sulla corruzione strisciante nei palazzi dello Stato e Silver aveva potuto tirare un sospiro di sollievo.
Il procuratore federale Preet Bahrara in conferenza stampa
“I politici dovrebbero essere sul payroll della gente, non farsi servi segreti di ricchi con interessi speciali a cui procurano favori” ha aggiunto il procuratore che ha annunciato altre sorprese.
“Stay tuned” sono state le parole di Bahrara, il quale ha sottolineato che la procura sta conducendo una serie di inchieste di corruzione in politica.
La Camera ha cancellato la seduta di ieri mentre democratici e repubblicani stanno cercando di trovare una soluzione allo stallo politico, auspicando che lo speaker prenda l’iniziativa di rassegnare le dimissioni.
Il senatore statale democratico Brad Hoylman che rappresenta Manhattan si è precipitato a scrivere su Twitter “Silver dovrebbe dare le dimissioni per il bene della gente di New York”, mentre il rappresentante del Gop statale, David Laska ha chiesto le dimissioni subito.
“Sheldon Silver - ha scritto Laska - deve immediatamente rassegnare le dimissioni dalla Assembly statale. Mentre questo è un altro giorno triste per New York, non possiamo essere distratti dall’importante impegno della crescita della nostra economia e della creazione di posti di lavoro”.
Mercoledì in molti avevano avuto il sentore che qualcosa di strano stava bollendo in pentola, quando al termine del discorso del governatore Cuomo sullo stato dello Stato, Silver ha cancellato senza motivo il pranzo che tradizionalmente organizza ogni anno nell’occasione.
Dopo essersi sottoposto alle formalità per gli arrestati, lo speaker Silver è stato condotto a poca distanza da Federal Plaza, al numero 500 di Pearl Street dove si è tenuta l’udienza preliminare seguita dalla decisione del giudice di fissare per Silver la cauzione di mezzo milione di dollari.
L’atto di accusa inoltrato dalla procura federale al tribunale comprende 5 capi d’imputazione per attività criminali che lo speaker avrebbe condotto dall’inizio del 2000 ad oggi.
Una rosa di accuse che per Silver significano il rischio di vedersi comminare cento anni di reclusione, se sarà riconosciuto colpevole.
In quel periodo Silver ha dihciarato di avere ricevuto 6 milioni di dollari da entrate esterne per lavoro svolto in due studi legali e 700 mila da una non meglio identificata azienda immobiliare, oltre a 5.3 milioni provenienti dallo studio legale Weitz & Luxenburg per cause legali legate all’amianto.
E sempre ieri l’Fbi ha provveduto a porre sotto sequestro circa 4 milioni di dollari di Sheldon Silver che ricopre la carica di speaker dal 1994.
Silver non aveva trovato difficoltà per la sua rielezione alla guida della Camera durante l’apertura della nuova sessione all’inizio dell’anno.
L’agente speciale del Fbi Richard Frankel che si è occupato dell’inchiesta Silver ha detto “coloro che fanno le leggi non hanno il diritto di infrangerle, ma come accertato, Silver si è avvantaggiato del pulpito politico per fruire di profitti illeciti ad uso personale”.

I legali dello speaker, Joel Cohen e Steven Molo hanno dichiarato che Silver mira a chiarire la sua posizione in tribunale e che alla fine sarà esonerato.

giovedì 22 gennaio 2015

Al pizzaiolo di Rossopomorodo a Eataly, Gazmir Zenelli il primo Oscar 2015 della pizza tradizionale napoletana

 di Riccardo Chioni

Gazmir Zenelli di Rossopomodoro @ Eataly vincitore della 1a edizione della Caputo Cup Pizza Competition



Mentre Hollywood si appresta ad assegnare i suoi Oscar, New York ha già provveduto a selezionare i vincitori tra una rosa di pizzaioli che hanno partecipato alla prima edizione della US Caputo Pizza Competition che si è svolta ad East Harlem.
Per cercare di aggiudicarsi l’Oscar della pizza durante la due giorni al Neapolitan Express Studio a East 111th Street sono giunti dagli stati dello Utah, Texas, Illinois e persino un concorrente dal Giappone, superando la più rosea aspettativa degli organizzatori.
La competizione ha così fatto il battesimo degli Usa e della Big Apple, dopo aver raccolto il successo di quella internazionale che si svolge da tredici anni a Napoli, la Caputo Cup Pizza è stata divisa in due categorie: tradizionale napoletana e New York Style che sta conquistando il palato oltreoceano.
Pronta per la giuria nello stile napoletano
L’arduo compito di testare e guidicare la produzione di 60 pizzaioli è stato affidato ad una giuria composta di professionisti dell’industria, ristoratori e critici dei media.
Hanno scelto di assegnare il primo posto nella versione Tradizional Neapolitan a Gazmir Zanelli di Rossopomodoro che lavora ai forni di Eataly nel Flatiron District, mentre per la NY Style l’alloro è andato a Nino Coniglio di Williamsburg Pizza a Brooklyn.
A ciascuno dei primi vincitori ha ricevuto anche un assegno da mille dollari ed un palet di farina Caputo, gli altri si sono dovuti accontentare della coppa d’argento per il secondo posto per la tradizionale napoletana, assegnato a Francesco Montuori di Rossopomodoro a Chicago e al terzo classificato Israel Hernandez di Antica Forma Pizzeria di Vernal nello Utah.
Nella categoria NY Style al secondo posto si è piazzato RC Gallegos della RC’s NY Pizza di Houston in Texas e al terzo Aurelio Petra della Dellarocco’s di Brooklyn.
Antimo Caputo, titolare di quarta generazione di uno dei più grandi mulini di Napoli, ha spiegato che oltre ad organizzare il Campionato mondiale del Pizzaiuolo a Napoli che si avvia alla 14esima edizione, il Mulino Caputo e l’Associazione Nazionale Pizzaiuoli Napoletani ha voluto rendere la competizione itinerante.
Il gruppo dei partecipanti alla categoria tradizionale napoletana
“Si svolge già in diversi paesi, ora abbiamo dato vita alla prima edizione a New York, perché lo scopo è di creare questo spirito professionale di pizzaioli che lavorano in tutto il mondo e condurli a Napoli, il luogo che ha originato la pizza” ha spiegato Caputo.
La competizione - ha sottolineato - serve ai pizzaioli per confrontarsi, per esprimersi anche con creazioni diverse per quanto riguarda la tradizionale Margherita, mentre diventa sempre più esigente il palato per una buona NY Style.
“È anche una maniera positiva di far crescere la categoria, di fare conoscere meglio l’uso di ingredienti, l’importanza della farina e del pomodoro. Tutti - ha aggiunto Caputo - si chiedono quale sia il segreto della buona pizza. Io ripeto sempre che la pizza è un prodotto molto semplice e che è l’anima del pizzaiolo che combina tutti gli elementi insieme. E l’armonia di questi dipende dal pizzaiolo, questo è ciò che vogliamo ricordare in continuazione”.
Antimo Caputo
I concorrenti, una sessantina, si sono letteralmente messi in coda per poter ambire alla conquista del titolo di Caputo Cup Champion da esibire nel proprio locale, come l’Oscar che viene assegnato al pizzaiolo più virtuoso con poveri, ma genuini ingredienti.
Ha fatto il suo ingresso dalla porta principale della reale pizza quella stile newyorkese, larga e a fette, nota con la definizione “pepperoni”.
“Abbiamo esordito con la categoria NY Style perché siamo partiti dal fatto che Totonno e Lombardi partirono da Napoli nel 1895 per portare la pizza di grandi dimensioni diventata pepperoni. Ecco, vogliamo riportare indietro nel tempo e fare ritrovare l’attuale pizza NY Style con gli ingredienti italiani di una volta”.
A Gennaro Lombardi viene infatti riconosciuto il primato dell’avvio della prima pizzeria sul territorio a stelle e strisce nel 1905.
La pizza newyorkese però vuole avvicinarsi di più alla maniera di quella partenopea. Questo, non tanto perché è cambiato il gusto degli americani, ma piuttosto perché è accresciuto l’interesse di chi le produce ad un ritorno alla tradizione e agli ingredienti d’una volta.
E l’ambizione dei pizzaioli specializzati nella NY Style è tanta da volere esportare il modello fuori dai confini nazionali.
Salvatore Cuomo e Antonio Sorrentino
“Diciamo sempre che la cosa importante è che la pizza sia buona e fatta bene. La prova newyorkese è associata ad una certa tipologia di pizza che ha un tocco di italianità” secondo Caputo.
Nei giorni scorsi però una Università della California, facendo seguito ad uno studio, ha ammonito i genitori: la pizza che mangiano i figli tutti i giorni non è proprio un toccasana.
“Di pizze se ne fanno tante. L’importante è che sia buona, fatta bene e leggera, se rimaniamo nella tradizione e semplicità è ideale per un bambino e per un adulto. Una Margherita - ha concluso Caputo - arricchisce e rallegra”.
Salvatore Cuomo, chef celebrità del piccolo schermo ha fatto parte della giuria e al termine ha detto che negli ultimi anni la qualità della pizza newyorkese è andata sempre migliorando.
Mentre un altro giurato, Antonio Sorrentino di Rossopomodoro ha aggiunto di non stupirsi più di tanto del successo all’estero di questa pizza, “oggi va anche in Italia, è chiamata proprio NY Style e la gente dice: andiamo a mangiare una slice”.


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mercoledì 21 gennaio 2015

Agenti di polizia voltano le spalle al sindacalista Pat Lynch, vogliono nuova e meno aggressiva leadership

 di Riccardo Chioni

Il presidente della Patrolmen's Benevolent Association Patrick Lynch durante una conferenza stampa




Andò per bastonare e finì bastonato. Le sue urla, la retorica e l’arroganza hanno fatto scena sui media per qualche settimana nella veste di sindacalista, ma alla fine si sono stancati di lui persino gli stessi agenti di polizia che hanno deciso il cambio di leadership in seno alla Patrolmen’s Benevolent Association.
A didstanza di una settimana dal burrascoso meeting nel Queens con 400 rappresentanti sindacali del corpo di polizia di New York, il fiduciario del sindacato Pba Brian Fusco ieri in conferenza stampa a Brooklyn ha annunciato la sua candidatura per la presidenza della Pba che Pat Lynch detiene da 16 anni.
La guerra intestina in seno ai cinque maggiori sindacati di polizia ha prodotto la fondazione di un gruppo di dissidenti - non è dato sapere quanti - chiamato “Strengthen the Shield” che ha intenzione di cambiare il capo del sindacato e il suo entourage.
“È arrivato il momento di assumere il controllo e dare ai membri (del sindacato) la rappresentazione dovuta”, ha dichiarato Fusco sottolineando che l’attuale presidente Lynch ha fallito nella sua missione.
Brian Fusco, 47 anni d’età, da 27 in seno al Nypd, rappresenta gli agenti del settore sud di Brooklyn e quando parla di Lynch lo descrive come un sindacalista vacuo a cui piace fare teatro per mostrarsi sui media.
Lynch nel corso delle ultime settimane non ha risparmiato continui, focosi attacchi al sindaco de Blasio chiedendo ripetutamente le sue scuse per un atteggiamento considerato anti-polizia.
“Il problema - ha osservato Fusco - è che dopo aver gridato impetuose accuse, non c’è seguito con un suo piano per i membri iscritti e quando si spengono i riflettori, Lynch sparisce dalla circolazione”.
Patrick Lynch e Bill de Blasio
Il gruppo “Strengthen the Shield” che si è ammutinato alla sguaiata leadership di Lynch ha già sottoposto alcune candidature per il rinnovo delle cariche sindacali in calendario tra qualche mese in primavera.
Lynch insomma ha deluso i suoi iscritti, conducendoli in una campagna al vetriolo contro il sindaco con gesti indecorosi di mancanza di rispetto al primo cittadino al suo passaggio o durante i suoi discorsi che si è rivelata controproducente.
“A questo punto - ha sostenuto Fusco - non esiste un piano. Ciò che sa fare (Lynch) è mettere in scena grandi show con lui in primo piano, abbaia, ma non morde. Però, alla fine della giornata, quando i media sono andati, non resta nulla e gli agenti si chiedono: e ora cosa facciamo?”.
Pare che le scuse del sindaco alla polizia sia una creazione e anche una fissazione di Lynch, perché i membri del sindacato la pensano diversamente.
“Gli agenti di polizia hanno la pelle dura, non necessariamente vogliono sentire de Blasio che chiede scusa. Non ascolta nessuno (Lynch) neppure i membri. È talmente arrogante che o si fa a suo modo, o non si fa. Ci sono cose più importanti di cui dobbiamo parlare” ha concluso Fusco.
Tra le priorità i membri del sindacato di polizia infatti hanno posto misure di sicurezza, più efficaci giubbotti anti-proiettile, un aumento del parco auto e migliori benefici per vittime di violenza.
Non ultimo poi, il rinnovo del contratto collettivo di lavoro che è in parcheggio da cinque anni, una patata bollente ereditata dall’amministrazione de Blasio da quella precedente.
È già burrasca in seno ai maggiori sindacati di polizia i cui membri adesso cercano - sembra - voler prendere le distanze dall’impetuoso Pat Lynch, dopo le sue incendiarie affermazioni secondo cui “il sangue nelle mani inizia sulla scalinata di City Hall e nell’ufficio del sindaco”, pronunciate all’indomani dell’uccisione dei due agenti a Brooklyn lo scorso 20 dicembre.
Secondo un sondaggio condotto la settimana scorsa dalla Quinnipiac University, il 39 per cento degli intervistati si è espresso in maniera negativa nei confronti di Pat Lynch per avere guidato gli agenti in una antipatica campagna contro de Blasio. 
Il gruppo di dissidenti ha proposto vari nomi per le prossime candidature e tra questi figurano Joseph Anthony e Michael Hernandez del Bronx, John Giangrasso del settore nord di Brooklyn e James Martes già delegato.

martedì 20 gennaio 2015

Carico di eventi il Martin Luther King Day tra discorsi, marce e volontariato, a Brooklyn sostegno a de Blasio

 di Riccardo Chioni

Il sindaco Bill de Blasio durante il suo intervento al Bam



Nella ricorrenza della giornata dedicata alla memoria del rev. Martin Luther King si sono svolte diverse cerimonie ed eventi a cui hanno preso parte personalità politiche e civiche, compresa una marcia di studenti di middle school che hanno percorso a tappe Harlem, la culla della cultura nera cantando “We Shall Overcame”.
È stata una giornata movimentata in strada e sui palchi dove si sono svolte numerose cerimonie che hanno avuto inizio in mattinata con la visita del sindaco Bill de BLasio alla sede dell’organizzazione National Action Network del rev. Al Sharpton ad Harlem.
Il battagliero Sharpton non si è lasciato sfuggire l’occasione per rintuzzare le recenti battute al vetriolo a cui si era lasciato andare il sindacalista dei sergenti del Nypd Ed Mullins sulle frequentazioni del sindaco Bill de Blasio.
“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” aveva detto ai microfoni il presidente del sindacato in merito alla visita del sindaco ad Harlem.
“Perché le persone mature sanno che si può essere in disaccordo, senza essere sgradite”, ha detto Sharpton, facendo presente che la visita alla sede del National Action Network di Harlem nel Martin Luther King Day è una tradizione che è stata sempre rispettata dai sidaci precedenti.
Durante le ultime settimane de Blasio è stato oggetto di aspre critiche soprattutto da parte del sindacalista degli agenti di polizia, Patrick Lynch anche per la sua frequentazione del rev. Sharpton, visto come il fumo negli occhi e considerato l’istigatore del sentimento anti-polizia che de Blasio rifletterebbe.
Il sindaco, che oggi per una toccata e fuga di un giorno sarà a Parigi per rendere omaggio alle vittime del terrorismo, dal podio di Harlem ha risposto in tema e nel suo discorso ha preso in prestito le parole di Martin Luther King per parlare di pace.
“Le famiglie possono bisticciarsi, ma le famiglie si riuniscono perché sentono che stanno andando nella stessa direzione. Oggi dobbiamo riflettere sulla possente lezione del Dr. King” ha detto de Blasio.
Sempre ad Harlem alcune centinaia di studenti hanno preso parte ad una marcia che si è snodata lungo 125th Street, il cuore della cultura nera, per onorare la memoria di MLK, sfilando con genitori e compagni di scuole diverse.
Organizzata dalla Manhattan Country School, la marcia ha effettuato il percorso a tappe, fermandosi di fronte alle più importanti istituzioni di Harlem tra cui l’Apollo Theater, dove alcuni studenti hanno espresso il proprio pensiero sui temi di grande attualità come ineguaglianza razziale e brutalità della polizia.
Altre cerimonie si sono svolte alla Brooklyn Academy of Music, una delle quali ha visto scendere a difesa del sindaco il Borough President Eric Adams, ex capitano della polizia che ha mollato un sinistro ai sindacalisti dalla bocca larga.
Nella ricorrenza del MLK Day al Bam, organizzata dal Medgar Evers College, oltre a 2500 persone erano presenti anche la senatrice Kirsten Gillibrand, il sindaco e numerosi esponenti civici.
Quando ha raggiunto il podio del Bam, Eric Adams ha dichiarato “quando è il momento di determinare quali politiche andranno ad avere un impatto sulla gente della città di New York, per quanto mi riguarda non ho eletto la Pba (Patrolmen’s Benevolent Association), ho eletto de Blasio”.
E sull’arrabbiatura del sidacalista Pat Lynch per le discussioni di de Blasio con il figlio Dante di colore nel caso venisse fermato dalla polizia, il Borough President ha commentato dicendo che è un discorso che purtroppo deve essere affrontato tra le mura di casa.
“È una cosa di cui ho parlato infinite volte con mio figlio che adesso ha 19 anni” ha aggiunto Adams nel suo discorso.
Brooklyn è stata teatro anche di altre cerimonie, tra cui quella a cui ha partecipato il rev. Al Sharpton che si è recato con una delegazione a deporre una corona di fiori sul luogo dove lo scorso 20 dicembre sono stati uccisi gli agenti Rafael Ramos e Venjian Liu.
Prima di attraversare il Verrazzano Bridge e condurre una veglia a Staten Island sul marciapiedi dove lo scorso 17 luglio è stato ucciso Eric Garner, assieme ai manifestanti che ogni giorno continuano a protestare per la mancata incriminazione dell’agente che ha provocato la morte.
In mattinata la first lady Chirlane McCray si è unita agli studenti riuniti dalla Sports and Arts in School Foundation per prodursi in creazioni manuali come braccialetti e quilt dedicati alla pace, oltre a dedicarsi alla scrittura con note di speranza contro la violenza tra le mura domestiche.
Nella giornata dedicata al volontariato, la first lady ha detto “tra le tante cose che abbiamo imparato dal Dr. King è che il servizio non è giusto una serie di atti discreti, è un modo di vivere”. 
Infine, secondo un sondaggio demoscopico condotto dal Siena College su un campione di elettori newyorkesi reso noto ieri, possono considerarsi soddisfatti il governatore Andrew Cuomo e il commissner della polizia William Bratton per la stima espressa dagli intervistati, un po’ meno il sindaco Bill de Blasio e senza dubbio sono caduti in disgrazia il rev Al Sharpton che trascina con sé i sindacalisti della polizia.

lunedì 19 gennaio 2015

Domenica infernale sulle maggiori arterie, nel New Jersey 412 incidenti a metà giornata per il ghiaccio

 di Riccardo Chioni

La scena del tamponamento a catena lungo la Interstate 76 in Pennsylvania che ha coinvolto oltre 50 vetture



Drammatico inizio di domenica su tutte le maggiori arterie stradali dell’area metropolitana a causa del manto stradale ghiacciato che nella prima mattinata ha provocato innumerevoli scontri a catena in cui sono rimasti coinvolti decine di veicoli dal Bronx a Long Island, da Staten Island al New Jersey.
A metà giornata lungo le principali highway venivano segnalati centinaia di incidenti causati dalla formazione dell’invisibile “black ice” che trasforma l’asfalto in una pista di pattinaggio, mentre il veicolo diventa ingovernabile.
Di prima mattina, quasi all’imbocco della rampa verso il George Washington Bridge al termine della Palisade Parkway si sono accartocciate una contro l’altra 15 auto scivolate sul ghiaccio, mentre non molto lontano, Route 4 e la trafficatissima I-95 si sono trasformate in immani parcheggi, dopo che si erano verificati incidenti a catena.
Allo stesso momento lungo la Cross Bronx Espressway, nelle vicinanze di White Plains Road, si ripeteva la scena che ha visto addirittura 20 veicoli coinvolti in un tamponamento a catena, sempre provocato dal ghiaccio.
Lo stesso è capitato a Staten Island dove in un altro scontro nei pressi delle strade Clove e Richmond 15 automobilisti hanno perso il controllo del proprio veicolo e si sono trovati coinvolti nell’ammasso di lamiere.
Non si è salvata neppure la Hutchinson River Parkway dove pure si sono verificati scontri tra numerose auto.
Impressionanti le conseguenze provocate dal ghiaccio sulle strade e autostrade del New Jersey dove a metà giornata di ieri la State Police ha accumulato 412 rapporti di diversi incidenti stradali, con le agenzie di polizia locali che si affannavano a comunicare via social media ai residenti di non avventurarsi sulle strade, se non streettamente necessario.
Poco prima di mezzogiorno, il sergente Jeff Flynn della polizia di stato del New Jersey ha commentato “la situazione è ancora molto brutta con veicoli che fanno piroette sull’asfalto viscido. Le condizioni saranno più favorevoli nel pomeriggio per chi si deve mettere alla guida”.
Nella cittadina di South Brunswick nel giro di sole due ore, dalle 7 alle 9, la polizia locale ha ricevuto chiamate di soccorso per 18 incidenti stradali e quando due pattuglie sono arrivate sul luogo sono state investite a loro volta da altri automobilisti incappati sul ghiaccio.
E sempre a causa del ghiaccio lungo i marciapiedi cittadini anche 5 pedoni sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari dopo rovinosi scvivoloni su formazioni di ghiaccio.
La perturbazione durante le ore notturne ha scaricato pioggia ghiacciata e la diminuzione della temperatura nelle prime ore della mattinata ha favorito la formazione di ghiaccio sulle strade rivelatesi pericolose da parcorrere per il cosiddetto “black ice”.
L’elenco delle grandi arterie di scorrimento che sono state chiuse al traffico comprende, oltre alla Palisade Parkway in New Jersey, la Cross Bronx Expressway, la Bruckner Exp., la Saw Mill River e Sprain Brook Parkway, la New England Thruway e la Northern State Parway.
A Long Island, in località Douglaston, alle 8 di mattina si sono scontrate 25 auto lungo la Cross Island Parway provocando anche feriti.
Da nord a sud, da est a ovest il ghiaccio ha costretto le autorità a chiudere anche la Long Island Expressway e persino il Queens-Midtown Tunnel, oltre ai ponti Bayonne, Goethals, Outerbridge Crossing e anche il Verrazzano, dopo il capovolgimento di un furgone sulla rampa a 92nd Street, mentre gli altri sono stati riaperti nel primo pomeriggio quando la pioggia e qualche grado in più hanno fatto sciogliere il ghiaccio. 
Anche per i pendolari della domenica la giornata è iniziata sotto una cattiva stella, in particolare per quelli che nel Bronx e nel nord New Jersey adoperano i servizi di bus, che si sono trovati come dei ghiaccioli immobili per ore alle fermate dei bus che hanno sospeso il servizio per riprenderlo con ritardi solo nel pomeriggio.