mercoledì 25 agosto 2010

Apre Eataly, il megastore italiano della ristorazione e gastronomia




di Riccardo Chioni


Metti assieme tre dei più amati ristoratori italoamericani con il fondatore di
Eataly di Torino e il risultato è un vasto e ambizioso megastore della ristorazione italiana ideato dall’imprenditore piemontese Oscar Farinetti in
collaborazione con Mario Batali, Lidia Bastianich e il figlio Joseph.
Il complesso, situato all’angolo tra Fifth Avenue e 23rd Street di fronte al Flatiron Building, comprende aree per lo shopping, per imparare a cucinare e, naturalmente mangiare, oltre che acquistare prodotti preparati al momento.
Il megastore Eataly aprirà al pubblico martedì (alle 16) e a tagliare il nastro inaugurale sarà il sindaco Michael Bloomberg in persona, a dare la benedizione ad un progetto del costo di 25 milioni di dollari che ha prodotto 400 nuovi posti di lavoro.
Il nuovo centro Eataly si estende su una superficie di 5000 mila mq, contiene diversi ristoranti tra cui una bisteccheria chiamata Manzo, una pizzeria napoletana con due forni a legna ed una birreria aperta tutto l’anno sulla sommità dell’ex Toy Building, senza parlare della scuola di cucina per principianti, prodotti originali italiani e anche spazi per accessori da cucina e un punto vendita della libreria Rizzoli.
“Vogliamo che diventi una destinazione obbligata per il cibo” ha detto Joe Bastianich che alla stampa ha offerto assieme a Oscar Farinetti un tour guidato del complesso.
“L’ideologia dietro il progetto - ha detto Mario Batali - è di sedurre i clienti a portare a casa gli ingredienti per cucinare. I consumatori saranno in grado di acquistare i prodotti e cucinarli con l’ausilio di esperti nel negozio”.
“Parte della missione di Eataly - ha sottolineato Lidia Bastianich - è di celebrare e imparare cosa gli italiani portano a tavola, un luogo dove gli ingredienti mostrano il nome e il volto della gente che li produce. Speriamo di trasportare la clientela in un luogo che è un inno alla filosofia italiana a tavola per un vivere migliore e più salutare”.
Ma a Manhattan in questi giorni è in corso una battaglia tra titani della ristorazione e a lanciare la sfida si schiera l’altro impero gastronomico di Michael White chef americano educato in Italia che ha annunciato il debutto di un altro tassello dei suoi domini, l’Osteria Morini che sarà un tributo all’Emilia Romagna con apertura prevista in autunno a SoHo.
Non è una novità che New York adora mangiare italiano. Dagli anni Ottanta e Novanta con i pionieri del rigoroso tributo alla cucina italiana dai nomi Tony May, Cipriani, Sirio Maccioni che hanno condotto per mano i newyorkesi ad apprezzare ricette che andavano oltre i classici e poco italiani “spaghetti and meatballs” della tradizione italoamericana dei primordi dell’emigrazione.
Oggi a cucinare italiano spesso sono chef che hanno studiato in Italia, ma che di italiano hanno ben poco, come White figlio di un banchiere del Wisconsin che conta sponsor milionari nell’Altamarea Group di un ex dirigente della Merril Lynch e Mario Batali, figlio di un ingegnere italoamericano della Boeing e di un’inglese, torna dietro ai formelli di Eataly.
Batali, volto noto del piccolo schermo su Food Network, è stato scelto da Farinetti in tandem con il suo partner in affari Joseph Bastianich e con la madre Lidia Bastianich, rinomata chef istriana, regina della cucina italiana che conta 9 milioni di spettatori sulla tivù pubblica Pbs per ogni puntata dei suoi appuntamenti settimanali in cucina.
L’idea di Eataly, un investimento di 25 milioni di dollari, è quella di un department store di lusso monotematico che espone, produce e vende le eccellenze italiane in fatto di cucina.
“Non vogliamo che si venga qui per mangiare e basta, ma che si venga piuttosto per assaggiare e fare la spesa” spiega Batali.
Sono 400 i dipendenti, di cui alcune decine venuti dall’Italia, 600 posti a sedere in 7 ristoranti, un caffé che apre di prima mattina, una gelateria, pasticcderia, enoteca, birreria all’aperto sulla terrazza all’ultimo piano, il ristorante Manzo da 80 coperti per la carne e nel settore delle verdure figura Jennifer Rubell, nipote di Steve Rubell proprietario dello Studio 54, che lava e prepara senza sovrapprezzo le verdure acquistate prodotte localmente.
“La sfida è di non riuscire a far fronte al successo dell’idea” spiega Farinetti ricordando i 2 milioni di visitatori all’anno della gemella Eataly di Torino che ha aperto i battenti nel 2007.
C’è anche una boutique di accessori per cucina firmati Alessi e Bialetti, un ufficio turistico per prenotare un volo verso l’Italia, una scuola di cucina e un punto vendita Rizzoli con libri di cucina. “Nonostante la sfida del e-book, i libri di cucina vanno ancora bene” sostiene Marco Ausenda amministratore delegato di Rizzoli International, arrivato a New York per il taglio del nastro inaugurale.

PER IMPARARE AD APPREZZARE L'ITALIA A TAVOLA



Quando aprirà martedì prossimo, Eataly sarà il più vasto mercato di prodotti
italiani e vino sulla faccia dell’America. Partiamo dal cibo.
Eataly rappresenta la filosofia dei prodotti artigianali che significano qualità, sostenibilità e affordabilità, oltre a responsabilità: punti fermi questi del marchio Batali-Bastianich.
I sette ristoranti presenti a Eataly comprendono Le Verdure, Il Manzo, Il Pesce, La Pasta, La Pizza, I Salumi e Formaggi e Il Crudo con frutti di mare. La pizza fatta alla tradizionale maniera napoletana nello stile Rossopomodoro. La produzione e mescita di birra sulla terrazza al top del Toy Building, mentre sul parterre di 1.500piedi quadrati si trova l’enoteca che comprende mille bottiglie da varie regioni.
Il direttore del settore Dan Amatuzzi ha selezionato etichette e prezzi per tutte le tasche.
C’è un angolo Lavazza Café dove sedersi a gustare con calma un espresso o cappuccino o berne uno veloce al bancone, la gelateria e la pasticceria di produzione casareccia sotto la direzione di mastro Luca Montersino.
Nella sezione carni collaborano Sergio Capaldo e Pat LaFrieda. Il primo è fondatore della Razza Piemontese Consortium in cooperazione con Slow Food, mentre LaFrieda appartiene alla terza generazione della famiglia tradizionalmente specializzata in carni.
Prosciutto e salumi sono prodotti di Parmacotto e Antica Salumeria Rosi, oltre a insaccati che il padre di Batali fornisce da Seattle.
Il reparto del pesce è sotto la direzione di David Pasternack, chef del ristorante newyorkese Esca che si reca personalmente ogni giorno al Fulton Fish Market di Hunt’s Point.
Al Laboratorio della Mozzarella, Fiorenzo Giolito sovrintende la produzione
continua di mozzarella fatta a mano da specialisti addestrati nella fattoria
Olanda in Puglia.
Fatta a mano è pure la pasta, curata da Marco Michelis figlio del pastaio Egidio che ha un punto vendita a Eataly di Torino, con varietà di pasta che vanno dagli agnolotti ai panzerotti, fino alle orecchiette pugliesi.
Infine, La Scuola con istruttori di tutto rispetto: Lidia Bastianich, Mario Batali e Joe Bastianich, i quali condurranno durante l’arco dell’anno corsi di cucina per imparare a conoscere ed usare gli ingredienti originali e, oltre a cucinare, gli apprendisti cuochi impareranno anche i benefici nutrizionali e gli aspetti del cibo dal punto di vista sociologico e scientifico.
Eataly apre il 31 prossimo al 200 Fifth Avenue & 23rd Street, sette giorni la
settimana dalle 9 alle 23 (il Gran Bar apre alle 7, chiude alle 23),
per maggiori informazioni visitate il sito http://www.eataly.com/.

Nelle foto, dall'alto: Oscar Farinetti, Lidia e Joe Bastianich, Mario Batali; Marco Ausenda e Gerard Nudo di Rizzoli; la piazza con la salumeria; la bottega del pane; Farinetti sotto lo striscione con le regioni e la sfornata della pizza napoletana.



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