venerdì 27 agosto 2010

Ignorata la ricostruzione di St. Nicholas, i baresi chiedono la restituzione di un dono non utilizzato




di Riccardo Chioni



Qualcuno sta mentendo. È la chiesa greco-ortodossa d'America che accusa l'agenzia Port Authority di venire meno alle promesse? Oppure quest'ultima che rispedisce l'accusa al mittente sostendo che St. Nicholas ha rifiutato l'ultima offerta?
Ora, a distanza di nove anni dalla distruzione della chiesetta di St. Nicholas a Ground Zero e senza uno spiraglio d'intesa in vista tra Port Authority - proprietaria dei 16 acri di terreno interessato alla ricostruzione - e la chiesa greco-ortodossa, entra in scena a pié pari nella tribolata vicenda la municipalità di Bari, a difesa del suo Santo patrono relegato in soffitta, mentre l'attenzione dell'America è puntata sulla tanto discussa moschea.
E rivogliono i 258 mila euro che i contribuenti baresi avevano donato alla chiesa greco-ortodossa quale contributo alla auspicata, rapida ricostruzione, seccati dalle diatribe politiche newyorkesi che hanno prolungato il cammino della realizzazione, senza ancora riuscire a stabilire una data per cantierare il progetto.
E così il sindaco di Bari, Michele Emiliano ha scritto al Console Generale a New York affinché "faccia chierezza sulla chiesa" perché, scrive ancora "adesso sappiamo che i lavori potrebbero non partire".
Giovedì la seccatura dei baresi per un dono mai utilizzato era scritta su La Gazzetta del Mezzogiorno in un articolo titolato "Oggi parte una lettera per chiedere la restituzione dei fondi".
Nel 2004 l'allora amministrazione municipale guidata dal sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia aveva fatto pervenire all'Arcidiocesi della chiesa greco-ortodossa d'America la somma di 258.228 euro raccolti sull'onda dell'emozione che aveva fatto mobilitare la cittadinanza barese per il proprio Santo.
Il direttore generale del Comune di Bari, Vito Leccese ha riferito che ieri è partita la lettera destinata al Console Generale di New York e un'altra destinata all'Arcidiocesi "per ricordare gli impegni assunti e chiedere la restituzione di quel denaro".
Il console generale Francesco Talò ha confermato di avere ricevuto ieri una "cortese lettera" del sindaco "con la quale chiede informazioni in merito alla vicenda del contributo fornito dalla città di Bari a seguito della distruzione della chiesa di San Nicola a Ground Zero. Cercheremo di assumere rapidamente tali informazioni" ha risposto il ministro Talò.
Alla cerimonia ufficiale per l'assunzione dell'impegno del contributo di Bari alla ricostruzione della chiesa di San Nicola a ground zero nel 2004 c'era l'arcivescovo Demetrios, il sindaco Michael Bloomberg e l'allora sindaco di Bari, Di Cagno Abbrescia. A distanza di sei anni dalla donazione i baresi adesso scalpitano, sostenendo che al danno dei 258 mila euro di soldi pubblici andati in fumo, rischia di aggiungersi la beffa.
Il sindaco Emiliano a La Gazzetta ha dichiarato "dalle notizie di questi giorni abbiamo capito che la chiesa potrebbe non essere ricostruita. Scriveremo ai responsabili per saperne di più, in caso contrario chiederemo che quel denaro ingenuamente messo a disposizione da quella amministrazione sull'onda dell'emozione, ci sia restituito".
Proprio in questi giorni la diatriba sulla ricostruzione della chiesa di St. Nicholas era tornata alla ribalta con l'accusa dei leader greco-ortodossi alle autorità newyorkesi di ignorare totalmente la chiesa distrutta dai crolli del 11/9 per dedicarsi invece a tempo pieno alla controversa vicenda della moschea.
"Si sono dimenticati di noi. Perché ci hanno abbandonato e hanno dimenticato gli impegni presi? - risponde, chiedendosi incredulo padre Alex Karloutsos assistente dell'arcivescovo Demetrios - Quando vedo gli amministratori pubblici intervenire sulla moschea e non pensare neppure un pochino alla chiesa di St. Nicholas, francamente la cosa mi disturba".
La congregazione di oltre 300 componenti di St. Nicholas rasa al suolo era frequentata negli anni anche dall'attore Terry Savalas, il Kojak della tivù e ancora prima di lui dall'armatore Aristotele Onassis, oltre ad essere stato un luogo di culto molto popolare tra i naviganti.
Ma a distanza di nove anni dalla distruzione i lavori di ricostruzione non sono mai partiti perché leader religiosi e autorità civili non si sono ancora messi d'accordo sull'ubicazione e le dimensioni della nuova chiesa.
E da nove anni continua il botta e risposta tra l'arcidiocesi greco-ortodossa e l'agenzia Port Authority, con gli uni che accusano gli altri di mentire.
L'accordo iniziale prevedeva che in cambio del fazzoletto di 400 mq su cui sorgeva la chiesetta, l'arcidiocesi avrebbe ricevuto un aiuto finanziario per la ricostruzione in altra sede, poco più a sud dell'ubicazione originale.
L'agenzia sostiene che la chiesa ha interrotto i negoziati dopo aver rigettato l'offerta del 2008 che prevedeva 20 milioni di dollari di contributo, più altri 40 per realizzare un parcheggio sotterraneo.
Lunedì, con un comunicato, l'agenzia Port Authority ha fatto sapere che "St. Nicholas continua ad avere diritto di costruire nella sua locazione originale", precisando peraltro che i lavori potrebbero iniziare nel 2013.
Padre Kaloutsos nega che vi sia mai stata un'offerta, tantomeno che la stessa sia stata respinta e rincara la dose dicendo "questo significa venire meno alla promessa fatta da Port Authority".
L'ultimo a gettarsi nella mischia a difesa del Santo di Bari è l'ex governatore George Pataki che nei giorni scorsi ha voluto riportare l'attenzione sull'odissea della chiesetta non ancora ricostruita attacando la municipalità che sta per dare luce verde alla moschea, mentre blocca gli sforzi per ricostruire la chiesa che era già lì prima della distruzione.
Il vescovo Andonios di Phasiane, cancelliere della chiesa greco-ortodossa d'America, a fianco di Pataki ha detto "non vogliamo gettare benzina sul fuoco, ma è certamente una disgrazia che ci sia voluta una controversia su una moschea per riportare attenzione sulla nostra chiesa".

Nelle foto, dall'alto: la chiesetta di St. Nicholas a ridosso delle Torri Gemelle, il sindaco Di Cagno Abbrescia mentre consegna all'arcivescovo Demetrios un'ampolla di acqua santa a fianco del sindaco Michael Bloomberg, nell'altra padre John Romas della chiesa greco-ortodossa durante una cerimonia sul ciglio di Ground Zero nel dicembre 2008, quando sembrava che i lavori dovessero iniziare da un giorno all'altro.

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