
di Riccardo Chioni
I consumatori hanno decretato il successo del Prosecco negli Stati Uniti dove l’Italian sparklyng wine fa registrare il boom delle bollicine e i dati delle vendite lo dimostrano ampiamente.
Nella Empire Room del Wardolf Astoria, dove è in corso la manifestazione Vino 2010 organizzata dall’Ice, si sono dato appuntamento centinaia di operatori tra importatori, stampa specializzata e ristoratori statunitensi per il testing all’insegna dello slogan “Prosecco e Oltrepò Pavese: espressione unica dell’Italian Sparkling Wine”, sponsorizzato dal Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e dal Consozio Tutela Vini Oltrepò Pavese.
Prodotto da oltre tre secoli tra le colline di Conegliano-Valdobbiadene, è divenuto il più famoso sparkling wine italiano sul territorio a stelle e strisce, in alternativa al costoso champagne, le cui vendite sono in caduta libera, mentre per gli spumanti italiani si è registrato un aumento delle importazioni (nel 2009) pari al 14 per cento.
La Settimana del Vino si svolge sotto gli auspici di Buonitalia, la società per la promozione e valorizzazione dell’agroalimentare italiano.
Il direttore generale, Franz Mitterrutzner ha spiegato ad America Oggi gli obiettivi di Buonitalia.
“Buonitalia è nata per mettere insieme tutte le iniziaitive di marketing e di promozione di prodotti italiani effettuati da vari enti, prima l’Ice, regioni, province e camere di commercio per cercare, come cabina di regia, di definire delle priorità e di garantire che alla fine tutto l’alimentare, sia prodotti che vino, siano presentati e promossi nel modo più efficace nei mercati del mondo. Questo vuol dire decidere quali sono i mercati e le iniziative di priorità. E quindi, sempre di più orientare tutte le iniziative su obiettivi molto specifici. Il contesto Vino 2010 va assolutamente nella giusta direzione dove, oltre al vino nelle varie occasioni di presentazione, ci sono anche i prodotti tutelati per capire che alla fine il vino è sicuramente uno dei prodotti trainanti, più in vista, ma che dietro ci sono anche prodotti ed è giusto che vengano presentati insieme. Questo - sottolinea - è un po’ il ruolo di Buonitalia, quindi di vedere di raggruppare le varie iniziative per dare più efficacia e più sinergia a tutte le operazioni di promozione per l’alimentare italiano”.
Il 30 per cento della produzione vinicola italiana viene esportata negli Usa, con un valore di 1.1 miliardi di dollari. Dati che rappresentano numeri notevoli per il mercato statunitense, nonostante la crisi.
“Effettivamente sono numeri notevoli - sostiene Mitterrutzner - e questa è già un’indicazione molto esplicita che ovviamente gli Stati Uniti saranno anche per il futuro uno dei mercati strategici dove bisogna investire per costruire e consolidare la nostra posizione. Se prendiamo ad esempio i cosiddetti vini sparkling dove il Prosecco è uno dei più importanti, con una crescita del 14 per cento dell’export negli Usa, veramente c’è un grande mercato da costruire ancora e quindi è giusto che si portino avanti iniziative di questo genere”.
Quale è la strategia di Buonitalia per tutelare gli autentici prodotti italiani in un mare di falsi d’autore nel campo alimentare?
“Sono state fatte lunghe discussioni, lamentele, rabbia per il fatto che abbiamo una grandissima quantità di prodotti che sono cosiddetti italian sounding, ma che non sono italiani. Se noi continuiamo ad accusare qualcuno che pratica questa attività, non arrriviamo a nessun obiettivo - spiega il direttore di Buonitalia - perché non potremo mai evitare che qualcuno adoperi il nome di famiglia, che è italiano e quindi trasforma il prodotto italiano. Quello che dobbiamo fare invece è di comunicare quelli che sono i veri prodotti italiani con campagne informative. Se dovesse essere fatto con i grandi mezzi di comunicazione c’è un grande punto di domanda, perché richiederebbe budget molto sostanziosi. Quindi anche passo per passo, come con iniziative del vino, sicuramente si possono fare passi in avanti. Ma è fuori dubbio che un mercato che già apprezza molto il prodotto di imitazione, ovviamente sarà ancora più interessato ad avere il prodotto originale italiano. Abbiamo solo da vincere, però dobbiamo fare il lavoro”.
Giuseppe Morandini, componente del consiglio di amministrazione dell’Ice, conferma l’importanza della Settimana del Vino italiano giunta alla seconda edizione.
“È una manifestazione molto importante, se pensiamo che è partita l’anno scorso e già quest’anno abbiamo raggiunto questi livelli con un numero così elevato di etichette e degustazione agli operatori americani, credo sia già un grandissimo risultato. L’auspicio serio e concreto che Ice desidera fortemente - sostiene Morandini - è che questo diventi l’evento di riferimento annuale per la presentazione dei vini in un mercato strategico come quello degli Stati Uniti. E in questo noi ci impegneremo e dedicheremo tutte le risorse. Auspichiamo che anche da parte delle regioni ci sia un’ancora maggiore sensibilità rispetto alla portata di questo evento”.
Il fenomeno Prosecco non ha precedenti negli Stati Uniti con una domanda al consumo in aumento che fa ben sperare per l’anno in corso.
”È un fenomeno della natura che abbiamo prodotto nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene - sostiene Giancarlo Vettoretto, direttore del Consorzio Tutela Vino Prosecco Conegliano-Valdobbiadene -. Il Prosecco ha questo di straordinario: nasce in un luogo piccolissimo, una piccola enclave in cui c’è un ambiente molto particolare. Da un lato il mare di Venezia che scalda queste colline, dall’altra le Dolomiti che le proteggono dal vento freddo ed è il punto fondamentale. Questo è il Prosecco originale, poi esiste un Prosecco più in generale che era un prodotto un po’ confuso, fatto in modo disordinato. Il 2009 è stato un anno molto importante perché abbiamo messo ordine nel mondo del Prosecco e adesso si fa solo a denominazione Doc, si fa nel Veneto e nel Friuli: queste sono le due regioni e a Conegliano e Valdobbiadene si fa il Prosecco Docg, quindi Doc garantito proprio per creare quel distinguo tra il proidotto originale e quello base”.
Le bollicine italiane hanno conquistato il palato dei consumatori americani e la tendenza è al rialzo con le esportazioni in aumento.
“Il Prosecco - conferma Vettorello - ha fatto un salto notevole negli ultimi cinque anni. Direi che abbiamo questo grandissimo portabandiera della qualità che è il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene che ha trainato poi un fenomeno più ampio. Calcoliamo di avere negli Usa un milione e mezzo di bottiglie, una quantità enorme che fa da traino per quello di base per il rapporto qualità-prezzo che sta crescendo notevolmente in un momento non facile per l’economia”.
Nella zona storica del Prosecco vengono prodotte 57 milioni di bottiglie e in quella di pianura, soprattutto a Treviso, si producono circa 100 milioni di bottiglie.
Gli Stati Uniti sono la cassa di risonanza di alcuni fenomeni e gli i consumatori americani hanno capito che il Prosecco è un vino nuovo per un mondo che è in evoluzione.
A significare l’importanza della più grande manifestazione vinicola che si svolge fuori dai confini d’Italia, il sindaco di New York, Michael Bloomberg ha emesso una “proclamation” che è stata consegnata al direttore esecutivo dell’Ice in Usa, Aniello Musella da Donald Giampietro, assistente del commissioner alle Piccole imprese.
E nel pomeriggio di ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini si è recato in visita a Vino 2010 al Wardolf Astoria per salutare i rappresentanti delle oltre 400 aziende partecipanti.