giovedì 29 aprile 2010

Protesta di sindacati e lavoratori contro Wall Street


di Riccardo Chioni

Mentre il dibattito sulla riforma della finanza si sposta al Senato a Washington, migliaia di lavoratori, sindacati e studenti ieri pomeriggio hanno inscenato una menifestazione di protesta contro la perdita di posti di lavoro e il bailout delle banche con i quattrini dei contribuenti, marciando da City Hall verso Wall Srtreet.
Il rally organizzato dal sindacato Afl-Cio, associazioni e gruppi comunitari ha marciato lungo Broadway sorreggendo cartelli con le scritte “Wall Street Overdrafed Our Economy” e “Reclaim America”, scandendo a gran voce il dissenso della gente colpita dalla crisi dei mutui delle case.
In precedenza oltre un centinaio di dimostranti aveva fatto irruzione nell’edificio che ospita la sede di JPMorgan Chase distribuendo nell’atrio volantini ai dipendenti intonando slogan “Bust up big banks!” e “People Power!”, prima dell’intervento della polizia che ha fatto sgombrare la hall. Ma a qualche isolato di distanza la scena si è ripetuta nelle sedi delle banche Wells Fargo e Wachovia, senza incidenti.
Il grande schieramento di polizia tuttavia nulla ha potuto per impedire che nella Lower Manhattan il traffico nell’ora pomeridiana di punta si trasformasse in un immenso parcheggio.




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Taste of Italy, sulla tavola prodotti per i consumatori più raffinati

di Riccardo Chioni

L’Italia a tavola è servita da oggi al 13 maggio nella catena di supermercati Food Emporium con la presentazione di una trentina di nuovi prodotti che fanno il debutto sul territorio statunitense sotto lo slogan “A Taste of Italy”.
Ieri, presso il supermercato situato nella spettacolare cornice sotto le volte del Queensboro Bridge nella Upper East Side di Manhattan, si è svolta la cerimonia di apertura della rassegna del cibo con un testing dei prodotti che vanno da formaggi a pasta, olio extravergine d’oliva, salumi e dolciumi, tutti di produzione artigianale con alle spalle una lunga e ricca tradizione.
Si tratta di una delle tante iniziative a livello nazionale promosse dall’Istituto per il Commercio Estero, sotto gli auspici del ministero dello Sviluppo economico sul territorio statunitense per far conoscere l’autentico prodotto italiano.
Il commissioner dell’Ice, Aniello Musella ha spiegato che la campagna è mirata a promuovere l’autentico cibo italiano che in questo Paese viene spesso imitato attraverso il fenomeno chiamato “italian sounding”.
“Food Emporium è il negozio con maggiori punti vendita a New York e presenta il prodotto autentico italiano. Quindi, la scelta è stata voluta, abbiamo lavorato a questo progetto per circa otto mesi per la selezione dei prodotti, per i contatti con tutti gli importatori che forniscono il Food Emporium e soprattutto per l’acquisizione di nuovi prodotti che sono stati selezionati dal loro bayer in una delle visite fatte in Italia ai vari distretti produttivi”.
È stato lo stesso Food Emporium a scegliere i prodotti dell’evento“Taste of Italy” da proporre al consumatore newyorkese.
“La scelta dei prodotti è stata fatta da Food Emporium, evidentemente sono loro che decidono quali sono i prodotti che ritengono maggiormente importanti per la loro clientela. Noi - ha aggiunto Musella - abbiamo stabilito i contatti, abbiamo creato una serie di accordi, abbiamo lavorato molto con gli importatori, perché negli Stati Uniti, nel settore del food, l’importatore ha una funzione importantissima perché è il tramite distributivo iniziale della catena che porta il prodotto qui dall’Italia e poi attraverso la struttura distributiva arriva al dettagliante e quindi al consumo. Il Food Emporium è un dettagliante, anche se è una catena di punti vendita, che acquista dall’importatore”.
Un matrimonio insomma tra importatori e dettaglianti per cercare di soddisfare il palato del comsumatore che vuole portare a tavola prodotti genuini.
“È una promozione che mette insieme due tramiti importanti della distribuzione: da un lato il dettagliante come il Food Emporium con sedici punti vendita a Manhattan e, dall’altro, una serie di importatori americani che forniscono il prodotto italiano al Food Emporium”.
Per alcuni produttori si tratta del battesimo sul suolo americano, come l’azienda Tarall’Oro fondata nel 1982 che offre una linea di pasta artigianale proveniente dall’area di Murgia in Puglia.
“Ci sono alcuni prodotti che sono stati portati per questa promozione. Bisogna adesso vedere come vengono recepiti dal consumatore. L’obiettivo dell’Ice in questa promozione - sottolinea il commissioner - è: da un lato dare sostegno ai prodotti e quindi ai produttori italiani che già sono all’interno del negozio e quindi cercare di consolidare da un lato, di aumentare, questo è l’obiettivo che fa parte dell’accordo di acquisti sui prodotti già sul loro listino. Accanto a questo, portare dentro come operazione di testing nuovi prodotti e cercare di dare una spinta a che il prodotto venga poi inserito nella lista di quelle che sono le varie forniture del prodotto italiano”.
Tra le aziende italiane figurano Roi Carte Noire Extra Virgin Oil con una produzione limitata alla piccola tenuta di Badalucco in Liguria dal 1900, la Compagnia dell’Arabica che entra sul mercato Usa, la società Corsini con una collezione di caffé che propone varietà regionali.
Infine, il Chiostro di Saronno Italian Regional Cookies, Venchi Chocolate Bars, Durke Small Almond Cake. In aggiunta ai prodotti esclusivi il Food Emporium inoltre propone nel settore dei formaggi e latticini mozzarella di bufala, gorgonzola dolce, mascarpone, Asiago fresco e tra i salumi si trovano Parmacotto prosciutto di Parma, salami e Parmacotto mortadella.

Nelle foto: in alto Aniello Musella, l'interno del Food Empotium e uno stand.

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mercoledì 28 aprile 2010

Seconda denuncia per il leader della maggioranza al senato statale

di Riccardo Chioni

A otto giorni di distanza dalla prima, l’attorney general Andrew Cuomo ha denunciato per la seconda volta il leader della maggioranza al senato di Albany, Pedro Espada Jr. e l’attuale accusa è di avere vittimizzato lavoratori attraverso “finti programmi di addestramento”, ai quali veniva corrisposta con una paga settimanale di 70 dollari.
Cuomo oggi in conferenza stampa ha illustrato il meccanismo adottato da Espada Management che ha definito un “finto addestramento per lavori inesistenti”.
Stando alla denuncia, Pedro Espada agli inservienti che lavoravano nel network di cliniche mediche Soundview ubicate nel Bronx, corrispondeva una retribuzione di 1.70 per ora, mentre il minimo federale è stabilito a 5.15 e quello statale a 7.25 dollari l’ora.
Nella seconda deuncia inoltrata oggi al tribunale è citato anche il figlio del senatore, Pedro Espada (stesso nome) con il quale avrebbe creato finti programi per inservienti come macchinazione per arrivare a pagare questi molto al di sotto del minimo salariale.
I lavoratori “normalmente venivano impiegati per un paio di settimane, tanto quanto era la durata del corso di addestramento per svolgere lavori tipo pulizia dei lavatoi e dei pavimenti, come il personale a tempo pieno” ha detto Coumo in conferenza stampa.
“Era una simulazione di programmi di addestramento pura e semplice - ha sottolineato l’attorney general - con lavoratori che non venivano addestrati e senza alcuna prospettiva di lavoro. Espada - ha precisdato Cuomo - ha attinto dalla sua stessa comunità per massimizzare l’ammontare di quattrini che avrebbe potuto distrarre dalle cliniche Soundview. Il modello di business adottato da Espada nelle cliniche Soundview sembra basato su menzogne e disonestà e abuso di gente disperata in cerca di lavoro per suo profitto, imbrogliando allo stesso tempo lo stato con i soldi dei contribuenti”.
Il network di cliniche del Bronx gestito da Espada infatti riceve la maggior parte dei contributi da parte dello stato, destinati a garantire assistenza medica ai meno abbienti residenti nel suo distretto.
Nella denuncia Cuomo asserisce che ad almeno un centinaio di lavoratori era stata prospettata la possibilità di seguire un corso di addestramento che - eventualmente - si sarebbe tramutato in un posto di lavoro, mentre al termine delle due settimane previste gli addestrati con stipendio di 70 dollari venivano rimpiazzati con altri che a loro volta venivano messi in strada per fare spazio ai prossimi da mungere.
Un’ora dopo l’inoltro della documentazione da parte di Cuomo al tribunale, il leader del senato si è presentato davanti ai microfoni per commentare l’ultima mossa dell’attoreney general, definita “una bomba politica nauseabonda’ dichiarandosi vittima di un “assassinio politico”.
Certo è che più d’una “bomba” sembra un macigno caduto sul capo di Espada, il senatore che si autodefinisce un difensore dei lavoratori sottopagati.
Come noto, la settimana scorsa Cuomo aveva denunciato il senatore fondatore e ceo delle cliniche accusandolo di avere distratto 14 milioni di dollari dalla nonprofit Soundview per suoi interessi personali, non escludendo affatto che all’azione civile sarebbe seguita anche una penale.
Espada ha insistito dicendo che le affermazioni di Cuomo sono prive di fondamento, definendo l’attorney general un “prince of darkness” impegnato in una “caccia alle streghe” per motivi politici.

Nelle foto: in alto Pedro Espada e sopra Andrew Cuomo

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martedì 27 aprile 2010

Tornato oggi in libertà dopo 45 anni di detenzione l'uccisore di Malcolm X

di Riccardo Chioni

L’unica persona che ha ammesso di avere sparato a Malcolm X è stato rimesso oggi in libertà a 45 anni di distanza dall’uccisione del leader nero dei diritti civili.
Thomas Hagan, 69 anni d’età, l’ultimo killer ancora in carcere per l’uccisione di Malcolm X risalente al 1965, è stato rimesso in libertà dal penitenziario di Manhattan dove due giorni la settimana aveva trascorso l’ultimo periodo inserito nel grogramma di lavoro prima della scarcerazione, secondo quanto riferito dalla portavoce del Department of Correctional Services, Linda Foglia.
Hagan aveva detto di essere uno dei tre uomini che avevano sparato a Malcolm X mentre si apprestava a iniziare un discorso alla Audubon Ballroom ad Harlem il 21 febbraio 1965, prercisando peraltro che gli altri due non avevano preso parte all’uccisione.
I due complici avevano inbfatti sempre dichiarato la propria innocenza ed erano stati rimessi in libertà durante gli anni Ottanta.
Avevano deciso di freddarlo per rabbia, dopo che il leader nero aveva lasciato la guida del Nation of Islam, il movimento musulmano per cui era stato il principale portavoce, conosciuto come Talmadge X Hayer.
Ripetutamenter Hagan aveva espresso rimorso per il suo ruolo nell’assassinio di Malcolm X, descrivendo la sua azione “compiuta da un giovane che aveva agito di impulso e per lealtà ai leader religiosi” si legge nella nota che aveva inviato al tribunale nel 2008.
“Ho avuto molto tempo, moltissimo tempo per pensare a quanto accaduto” aveva detto ai componenti del board dell’istituto del “parole”.
L’ultima domanda inoltrata da Hagan al “parole” risulta essere il 17.esimo tentativo di rimettere piede fuori dal carcere.
L’organizzazione fondata dal leader dei diritti civili, The Malcolm X & Dr. Betty Shabazz Memorial and Edicational Center non ha preso posizione sulla decisione del rilaascio di Hagan.
“Crediamo non sia nostro compito decidere il destino di questo uomo. Lasciamo alla legge di questa nazione il compito’ ha dichiarato il chairman, Zead Ramadan.
Secondo i termini del “parole”, Hagan lavorerà cinque giorni la settimana in uno shelter per senzatetto e trascorrerà le notti in famiglia a Brooklyn, ma ha già fatto sapere che è sua intenzione dedicarsi in un prossimo futuro a consulenza per i tossicodipendenti.

Nella foto AP d'archivio, Thomas Hagan al pronto soccorso dopo l'uccisione di Malcolm X il 21 febbraio 1965.

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lunedì 26 aprile 2010

Riscoperto in America il compositore pugliese Niccolò van Westerhout

di Riccardo Chioni

Se non fosse stato l’impegno di un pugliese in America, la musica del compositore Niccolò van Westerhout sarebbe ancora sconosciuta, morta con lui a Napoli in miseria il 21 agosto 1898, complice l’indifferenza dei suoi concittadini di Mola di Bari.
Nonostante il comune di Mola avesse commissionato l’opera “Doña Flor” al suo illustre cittadino, mettendola in scena il 18 aprile 1896, quando Niccolò van Westerhout morì due anni più tardi a Napoli, i molesi lasciarono scivolare nel dimenticatoio un brano di storia musicale fiore all’occhiello della Puglia.
Ma adesso il compositore è tornato a rivivere grazie a l’interessamento di un suo concittadino, Leonardo Campanile e un milanese pugliese d'adozione, Tiziano Dossena che hanno portato in scena l’opera a New York accompagnando l’iniziativa con la pubblicazione del libro “Doña Flor” in italiano con a fronte la traduzione inglese.
Il libro narra la vita di Niccolò van Westerhout ed esplora gli interrogativi e le preoccupazioni relative alla prima rapprersentanzione della sua opera-capolavoro. L’opera è arricchita con una prefazione del maestro Vito Clemente e contiene anche il testo originale del libretto, la biografia del librettista Arturo Colautti (1851-1914) e l’albero genealogico della famiglia van Westerhout, dalla prima migrazione dall’Olanda in Puglia, sino alla nascita del compositore.
L’affasciante storia della nascita di questa opera datata 1895 è completata da un saggio sulla città del compositorte, Mola di Bari e sul teatro a lui dedicato, oltre a contenere illustrazioni in bianco/nero.
Le note degli autori inoltre permettono al lettore di apprendere degli eventi che hanno portato alla scoperta della tomba di van Westerhout e il ritorno dei suoi resti nella sua città natale.
Grazie alle ricerche effettuate da Leonardo Campanile fu infatti rinvenuto nel 2005 il luogo della sepoltura del compositore nel camposanto di Poggioreale a Napoli dietro una lapide in marmo quasi invisibile, dimenticato da Napoli dove van Westerhout si era trasferito per lavorare e da Mola di Bari nonostante il teatro comunale fosse a lui intitolato.
Le spoglie del maestro vennero rimosse da Napoli e traslate nel 2007 nella cappella della famiglia di Don Vito De Stasi, amico del compositore, mecenate e sindaco di Mola al tempo, in attesa che il comune provveda ad una dignitosa sepoltura.
Leonardo Campanile, direttore della rivista “L’Idea”, ha contribuito in qualità di saggista in numerosi periodici italiani ed è responsabile della realizzazione della premiere newyorkese dell’opera “Doña Flor” che sul palco di Yorktown ha visto esibirsi i soprano Mary Petro e Samia Bahu dirette dal maestro Clemente.
Il libro è il primo scritto da Leonardo Campanile pubblicato per i tipi “Idea Publication” che prevede di stampare entro l’anno altri sei titoli.
Dossena è autore della raccolta di racconti “Caro Fantozzi” pubblicata nel 2009 dalla casa editrice Scriptum Press di New York.
Il libro “Doña Flor” è stato presentato al Consolato Generale di Park Avenue dove il ministro Francesco Talò ha auspicato che “New York, sempre pronta a concedere opportunità a talenti, faccia lo stesso per van Westerhout, l’olandese di Puglia, che non ebbe molta fortuna nella sua vita di artista. Il suo nome è noto a Mola, ma meno nel resto d’Italia e del mondo. Spero che adesso - ha proseguito il Console Generale - grazie a questa iniziativa anche van Westerhout abbia un posto nel grande scenario culturale che unisce l’Italia e in questo caso in particolare le sue regioni meridionali”.
“Doña Flor” è un dramma lirico in un atto composto per il teatro già intitolato a van Westerhout, concepito in funzione delle sue dimensioni, insufficienti a contenere grandi compagini vocali e strumentali, nonché a consentire cambi scenografici.
La scena è unica: un interno con balcone a Venezia, i cantanti vestono un solo costume per tutta l’opera, una tra le più belle e singolari di fine Ottocento, che può ben figurare accanto ad altre la cui sorte è stata meno caduca, i cui artefici furono più fortunati.
Il libro “Doña Flor” si può ordinare scrivendo una email all’indirizzo: idea1000@aol.com, oppure ordinarlo presso www.amazon.com o le librerie Barnes & Noble.


Nella foto, a sinistra Leonardo Campanile e Tiziano Dossena alla presentazione del libro.

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domenica 25 aprile 2010

New York insorge contro la legge anti-immigrazione dell'Arizona

di Riccardo Chioni

Mentre in Arizona prosegue la protesta contro la legge anti-immigrazione, oggi sono scesi in campo politici e attivisti dei diritti civili di New York che hanno definito il provvedimento firmato venerdì dal governatore Jan Brewer, “un-American”.
Downtown Manhattan il reverendo Al Sharpton ha lanciato una vera e propria sfida sotto le finestre del Federal Building, annunciando che combatterà la nuova legge anti-immigrazione nelle aule dei tribunali e nelle piazze.
Al suo fianco a Federal Plaza c’era Lillian Rodriguez della Hispanic Federation per riferire della prima mossa, quella legale, atta ad impedire che ad agosto in Arizona sia adottato il provvedimento.
La nuova legge dell’Arizona - in breve - mira ad identificare e perseguire gli immigrati illegali, una discutibile pratica di polizia che rimanda la memoria agli orrori del fascismo.
Coloro che vengono pizzicati da agenti sprovvisti di documento di identità che accerti la residenza o provi lo status legale del fermato, commettono un crimine.
Gli immigrati che invece non potranno produrre l’appropriata documentazione possono essere arrestati, multati di 2.500 dollari e spediti dietro le sbarre per un periodo di sei mesi.
Le critiche più sostenute riguardanti il provvedimento si riferiscono alla concessione alle forze dell’ordine di dare il calcio d’avvio ad una partita giocata sul diffuso fenomeno del profiling, di cui possono diventare bersaglio le comunità ispaniche sul territorio dello stato dell’Arizona.
Attivisti e politici newyorkesi non hanno risparmiato contrarietà alla legge firmata dalla Brewer, come il senatore democratico Chuck Schumer, il quale non ha esitato a definirla “ispirata da cattiveria, a cui mi oppongo”.
“Abbiamo la necessità di una riforma generale sull’immigrazione in questo Paese, ma non certo come questa” approvata in Arizona, ha sottolineato Schumer.
Anche il primo cittadino, sensibile al problema dell’immigrazione, teme il ripetersi di iniziative statali che minacciano di avere conseguenze sull’economia, sostenendo che l’Arizona “invia esattamente il messaggio sbagliato”.
Da figlio di immigrati italiani, il Public Advocate Bill De Blasio sbotta descrivendo la nuova legge dell’Arizona “un-American”, precisando che “non risolve il pressante problema dell’aggiornamento di un antiquato sistema di immigrazione in vigore nel Paese”.
Il governatore Brewer aveva ordinato allo stato la creazione di un corso di addestramento per le forze dell’ordine sul metodo di applicazione della legge, senza violazione dei diritti civili di alcuno. “Dobbiamo applicare la legge - ha sottolineato la Drewer - a prescindere dal colore della pelle, dell’accento parlato o dell’aspetto sociale” degli individui che vengono fermati e identificati.
E il Public Advocate ribatte sostenendo che “il preoccupante filone sull’immigrazione che avanza sembra influenzato da xenofobia e profiling razziale che in Arizona ha toccato un nuovo livello”.
Bill de Blasio - nel caso - diretto successore di Bloomberg, commenta la nuova legge definendola inoltre “offensiva, discriminatoria e senza alcun impatto nella soluzione del problema”.
L’impatto della legge anti-immigrazione lo vede eccome il sindaco Michael Bloomberg, il quale ammonisce che “nel caso altri stati dell’Unione seguano l’esempio dell’Arizona, il Paese può subire ripercussioni a livello economico”.
La mente miliardaria del primo cittadino ragiona in termini di cifre e ricorda che “gli investimenti stranieri ed il turismo sono due elementi critici per la nostra economia nazionale e questa legge invia esattamente il messaggio sbagliato ad aziende internazionali e a chi viaggia”.
Il sindaco ha ricordato che si stima circa 12 milioni di lavoratori sprovvisti di documenti vivano negli Stati Uniti ed ha invitato Washington ad avviare l’iter della riforma dell’attuale legge sull’immigrazione, mentre il senatore Schumer ha già iniziato consultazioni con colleghi per mettere mano ad una proposta di legge.
Da Federal Plaza la sonora voce del rev. Al Sharpton deve essere giunta fino in Arizona quando ha assicurato di essere pronto a scendere in piazza con la gente, a New York come in Arizona, in segno di protesta per la legge anti-immigrazione, pruomuovendo se necessario anche atti di disubbidienza civile. Anche il presidente Obama è intervenuto in merito dicendo che si tratta di una legge “erronea” ed ha istruito il Dipartimento di Giustizia ad esaminarne la legalità.
Intanto gli attivisti di diritti civili stanno definendo i dettagli dell’annuale rally nazionale nella giornata del Primo Maggio per sollecitare la riforma del sistema immigratorio del Paese.
A New York la manifestazione si terrà a Foley Square (nelle vicinanze di City Hall) a mezzogiorno.

Nelle foto: in alto una manifestazione di immigrati a Manhattan, il governatore Jan Brewer (AP) e protesta per la riforma nazionale sull'immigrazione.

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sabato 24 aprile 2010

Si estende la galleria del crimine di influenti politici statali

di Riccardo Chioni

L’ex leader della maggioranza al senato di Albany Joseph Bruno, 81 anni d’età, una carriera politica lunga una vita, si trova ora ad un passo dalla cella dove la procura federale lo vuole rinchiudere per otto anni dopo il verdetto di colpevolezza per corruzione.
La procura federale di Albany nella tarda serata di venerdì ha inoltrato al tribunale la richiesta per una pena esemplare da infliggere al senatore disonorato, quando il giudice leggerà la sentenza di condanna il prossimo 6 maggio.
L’ex potente leader politico era stato riconosciuto colpevole lo scorso dicembre di due capi d’imputazione per “honest services fraud” contestati a Bruno dalla procura sostenendo che aveva abusato della sua influente posizione accettando segretamente una quantità di milioni di dollari attraverso consulenze fornite a entità e sindacati che intrattenevano rapporti d’affari con lo stato.
Mentre il sostituto procuratore federale Elizabeth Coombe invocava una condanna esemplare, l’avvocato della difesa cercava di mitigare la situazione chiedendo al giudice Gary Sharpe di condannare Bruno a “probation”, con l’aggiunta di un’ammenda amministrativa, precisando che Bruno non dovrebbe trascorrere oltre sei mesi dietro le sbarre.
Accusa e difesa hanno già concordato la restituzione da parte di Bruno della somma di 280 mila dollari. Il leader, piombato dalle stelle alle stalle, aveva rassegnato le dimissioni nel 2008 dopo aver trascorso 14 anni al senato dove aveva ricoperto la terza carica più importante dello stato.
Nella richiesta per la condanna esemplare la procura ha sottolineato che sono ancora più gravi gli illeciti commessi da Joseph Bruno perché non ha ammesso alcuna responsabilità in merito, senza considerare l’aggravante dato dall’aver approfittato della sua influente posizione pubblica che ricopriva per trarne personale vantaggio.
“L’imputato, la cui posizione in seno al senato lo aveva reso uno delle tre figure più potenti dello stato di New York, ha approfittato del suo ufficio per soddisfare il suo interesse personale” ha scritto il sostituto procuratore Coombe nella nota fatta pervenire al giudice Sharpe.
Ed è stato botta e risposta ieri tra accusa e difesa. L’avvocato che difende Bruno, William Dreyer ha sostenuto che l’ex leader repubblicano merita clemenza, essendo caduto miseramente in disgrazia.
“Ha sofferto per la caduta dall’alta posizione di potere che manteneva. È un umo che per l’intera sua vita ha rispettato la legge” ha scritto Dreyer al giudice, aggiungendo che Bruno ha alle spalle un’antica storia di benefattore, sia attraverso la carica governativa che ricopriva, che attraverso l’impegno in opere caritatevoli.
Bruno non ha mai messo piede al banco dei testimoni e la sua presenza durante il dibattimento del processo si era limitata a sporadici incontri con la stampa fuori del palazzo di giustizia federale di Albany, sempre per ribadire la propria estraneità, convinto di non aver commesso alcuna illegalità, insistendo sulla legittimità del suo studio di consulenza.
Recentemente il giudice Sharpe aveva rigettato la richiesta di posporre l’udienza per la sentenza fino a quando la Corte Suprema avrà esaminato tre casi non correlati relativi appunto alla legittimità costituzinale della definizione “honest services fraud”.
Ma i newyorkesi ne hanno le tasche piene della diffusa corruzione che ripetutamente scoppia come un bubbone, indiscriminatamente tra le fila di entrambi gli schieramenti politici al potere ad Albany.
E così, venerdì sulla scalinata di City Hall un gruppo di riformisti civici, studenti e politici hanno manifestato mostrando la galleria della vergogna, con i volti dei più famosi personaggi della politica newyorkese criminali e indagati per ottenere riforme e trasparenza.
Tra i protagonisti dei più recenti scandali e inchieste, aleggia ancora l’ombra dell’ex governatore Eliot Spitzer, pure lui caduto improvvisamente in disgrazia, ma a causa dello scandalo sulle lucciole di lusso.
Poi viene il suo sostituto, l’attuale governatore David Paterson sul cui capo pende un’inchiesta e anche l’attuale leader della maggioranza al senato, Pedro Espada è oggetto di una inchiesta federale per la sospettata distrazione di 14 milioni dei contribuenti a suo favore, oltre all’ex comptroller Alan Hevesi, dimissionario, che utilizzava fondi statali per retribuire l’autista della moglie e, in conclusione, il caso del senatore statale Hiram Monserrate, riconosciuto colpevole di avere maltrattato la sua compagna.

Nelle foto dall'alto, Joseph Bruno, Eliot Spitzer e Pedro Espada.


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venerdì 23 aprile 2010

Il miracolo di Michael Bloomberg a 34th Street

di Riccardo Chioni

Dopo aver rivoluzionato l’aspetto di Times Square, il sindaco Michael Bloomberg ora vuole trasformare Herald Square in un’isola pedonale per favorire i pedoni e le linee dei bus crosstown della 34th Street che risultano essere le più lente di New York.
E c’è chi parla già di un nuovo miracolo su 34th Street, che dall’incrocio con la Quinta Avenue fino all’Empire State Building, vedrà bandito parte del traffico veicolare per diventare una zona pedonale al centro della mecca dello shopping con i grandi magazzini Macy’s e il centro commerciale sul lato opposto della strada.
Michael Bloomberg, il sindaco che è riuscito a trasformare la centralissima Times Square e parte di Broadway - l’asse che attraversa diagonalmente Manhattan - in un’area pedonale piante, sedie e tavoli da picnic con ombrelloni dove newyorkesi e visitatori possono trovare un po’ di riposo.
Si tratta di una decisione radicale che va ad interessare un corridoio di grande traffico veicolare a doppio senso di marcia che risulta essere uno dei più congestionati di tutta la City.
I bus – secondo il nuovo piano – continueranno a percorrere 34th Street in doppio senso di marcia, attraversando anche la zona pedonale, ma in carreggiate dedicate e separate dal traffico dei pedoni.
Il piano di trasformazione dell’area era stato ideato due anni fa, ma adesso Bloomberg vuole accellerare i tempi e consegnare il progetto entro l’autunno del prossimo anno, in modo che possa essere realizzato per la fine del 2012.
“La trasformazione consentirà di agevolare la mobilità lungo il corridoio e ci aspettiamo di migliorare i tempi di percorenza dei bus cittadini del 35 per cento, cosa che certamente renderà felici i 33 mila passeggeri che attualmente adoperano il servizio pubblico su base giornaliera” ha detto la commissioner dei trasporti, Janette Sadik-Khan.
L’obiettivo, oltre che assicurare spazi pedonali – ha precisato la commissioner – è favorire coloro che adoperano i bus per il passaggio da un lato all’altro della City. “Bus più veloci saranno apprezzati da coloro che viaggiano sui bus ogni giorno” ha aggiunto la commissioner.
Con il Javits Convention Center nella parte west, Macy’s attrazione del turismo mondiale al centro e l’Empire Building nella parte east, 34th Street è uno dei centri maggiori per il trasporto verso entrambe le direzioni.
In seno all’amministrazione Bloomberg, 34th Street era considerata tra i primi candidati a diventare isola pedonale con l’espertimento di bus avviati su carreggiate riservate, separate dal traffico veicolare.
Quando il progetto sarà ultimato, i passeggeri saranno in grado di pagare per la corsa attraverso i chioschi-biglietterie piazzati sul marciapiedi, prima di salire sul bus in entrambe le direzioni.
I bus inoltre saranno dotati di congegni elettronici che consentiranno ai conducenti di regolare la luce verde dei semafori, in modo da favorire il passaggio agevolato degli autobus agli incroci.
Secondo il piano le auto continueranno a circolare, ma in un unico senso di marcia per rendere lo scorrimento più veloce ed il passaggio pedonale più sicuro.
I due attuali tronconi diventerebbero quindi a senso unico: quello ad ovest della piazza progettata porterebbe gli automobilisti verso l’Hudson, quello ad est verso l’East River.
Nell’autunno dell’anno prossimo intanto saranno modificati i sensi di marcia e inizieranno i lavori nella piazza per un costo complessivo di 30 milioni di dollari.
I commenti sulla decisione dell’amministrazione Bloomberg sono discordanti. Veronica Vanterpool del Tri-State Transportation Campaign sostiene che si poteva parlare di cambi radicali tre anni fa, ma non adesso, perché i newyorkesi si sono già acclimatati alla zona pedonale di Times Square.
Dan Biederman, presidente del business group Herald Square in seno alla 34th Street Partnership si dice d’accordo sull’idea, ma nutre riserve su alcuni aspetti della trasformazione, invitando i componenti del gruppo a visionare attentamente il progetto, prima di dare la propria adesione.



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mercoledì 21 aprile 2010

Tagli all'editoria all'estero, manifestazione di America Oggi al Consolato Generale


di Riccardo Chioni

A New York, capitale mondiale dei media, una manifestazione per la sopravvivenza di fronte al Consolato Generale dell’unico quotidiano in lingua italiana pubblicato in Usa ha richiamato anche l’attenzione della stampa americana che oggi ha voluto essere informata sulla “discriminazione” denunciata da America Oggi da parte del governo italiano nei confronti dell'editoria all’estero.
A Park Avenue si sono ritrovati circa duecento sostenitori della lotta per salvare America Oggi tra lettori, rappresentanti di Comites di NY e Ct. e del New Jersey, imprenditori e sodalizi.
Sui cartelli, mostrati a passanti e automobilisti sotto le finestre del Console Generale, si leggevano gli slogan “Aiuti come a La Padania”, “Anche noi siamo italiani” e “Bonaiuti ci lascia senza aiuti”, ad indicare la decisione del governo italiano che ha ridotto con un decreto del 50 per cento i contributi per l’editoria all’estero che, oltre ad America Oggi, minaccia anche l’esistenza di altre quattro testate in lingua italiana.

La decisione del governo riguarda solo la stampa all’estero ed è stata accolta come una “discriminazione riservata ad italiani di seconda serie” dalla comunità italoamericana che ogni giorno, religiosamente si reca in edicola per acquistare la dose di informazione stampata nella propria lingua madre.
In un momento in cui le autorità diplomatiche e scolastiche newyorkesi vantano un numero record di studenti di scuole pubbliche americane che hanno scelto di imparare la lingua italiana, suona stonato il pericolo di far mancare a quegli studenti lo strumento di lettura che è America Oggi, ricevuto gratuitamente nelle classi per agevolarli nell’apprendimento.
Il direttore di America Oggi, Andrea Mantineo nel suo recente editoriale, ha spiegato perché ha scritto che si tratta di discriminazione. “I giornali pubblicati in Italia, di partito, di cooperative, diocesani e delle fondazioni vicini ad un certo partito, ricevono i contributi per intero. Non solo. Anche i giornali di minoranza linguistica pubblicati in Italia come il Dolomiten di Bolzano in lingua tedesca e il Primorski Dnevinik in sloveno, continuano a percerire le provvidenze per l’editoria nella loro interezza. Per loro nessun Taglio” sottolinea Mantineo.

Amnerica Oggi, con i suoi 22 anni di presenza quotidiana, si è dimostrato un collante della comunità sul territorio di sette stati della East Coast dove viene distribuito il giornale e anche solo la ventilata minaccia di perdere questo “ponte” con l’Italia rende nervosi gli italoamericani.
Sul marcipiedi di Park Avenue c’era anche il presidente del Comites di NY e Ct. Quintino Cianfaglione il quale dice “è una protesta per salvare il nostro giornale, anche se a mio giudizio America Oggi ha subito una sbandata a sinistra, credo che possa essere non di parte, anche la destra vuole la sua parte. Ma questo è un discorso che si farà in seguito, adesso dobbiamo salvare il nostro giornale. Anche perché vanno tutelati gli oltre quaranta posti di lavoro”.
Parla di “regresso culturale” Vincenzo Marra, presidente dell’organismo Ilica per la diffusione della lingua italiana. “La paura è che siamo in una situazione di regresso culturale perché non si tratta di cattiveria e neppure di pregiudizi, si tratta di ignoranza che si rispecchia nei programmi televisivi che guardiamo all’estero. Dobbiamo trasmettere messaggi positivi. Forse c’è stata una distrazione (da parte del governo italiano, ndr) e dobbiamo essere sempre più numerosi per dimostrare lo sbaglio”.
Imprenditore nel settore dell’abbigliamento in pelle, Adolfo Cosi si dice felice di poter contribuire con la sua presenza a sostenere il suo quotidiano.
“Mi sento felice di avere partecipato per dimostrare il mio sostegno ad America Oggi, sperando di penetrare nell’animo dei politici italiani”.
Per Paolo Palombo, già docente alla Columbia University, “è un punto di orgoglio”.
“Per due ragioni: primo - spiega - esprimo il mio sostegno ad America Oggi, un giornale da salvare che ha una storia straordinaria. Salvarlo per la nostra storia, dunque. In Italia dovrebbero rifletterci sopra veramente, perché lo sentiamo come uno schiaffo in faccia agli italoamericani, con tutto quello che hanno fatto e continuano a fare per il nostro Paese. La classe politica italiana - prosegue il professore - ha la lungimiranza per poter correggere gli sbagli. La seconda ragione riguarda la partecipazione della comunità che non ricordo così attiva da cinquant’anni a questa parte”.

Il direttore Mantineo è stato ricevuto assieme ad una delegazione del giornale e della comunità nello studio del Console Generale al quale è stata illustrata la situazione ad America Oggi, le istanze ed i timori della comunità italiana e il ministro Francesco Talò ha promesso che riferirà della situazione a Roma.
“La massiccia presenza della comunità - ha detto Mantineo - ci incoraggia nel tentativo di ripristinare i contributi. Al ministro Talò non ho dovuto dire molto perché conosce già a fondo la situazione. La nostra non è una dimostrazione contro il Consolato, ma contro la decisione presa a Roma”.
La decurtazione di metà dei contributi applicata con data retroattiva ha posto il giornale in una situazine finanziaria insostenibile, in quanto il bilancio di previsione dell’azienda conteneva la voce dei contributi governativi, anticipando i costi gestionali.
America Oggi fa anche la sua parte nella promozione, oltre che della lingua italiana, del italian style, del turismo e del Made in Italy nella piazza dell’America più ambita, New York capitale dei media.

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martedì 20 aprile 2010

Senatore statale accusato di avere intascato 14 milioni di $ destinati a curare i meno abbienti nel Bronx




di Riccardo Chioni

“Questo non è abuso aziendale. È abuso di contribuenti. E a New York nessuno è al di sopra della legge”. È il commento dell’attorney general Andrew Cuomo dopo aver depositato al tribunale civile l’azione legale contro il leader della maggioranza al senato di Albany, Pedro Espada Jr. accusato, in combutta con la sua famiglia, di avere distratto 14 milioni di dollari dalla rete di cliniche mediche nonprofit da lui fondata per pagare esotici ristoranti, vacanze e costi della campagna elettorale.
Pedro Espada, democratico, 56 anni d’età, leader della maggioranza al senato statale è accusato di aver saccheggiato 14 milioni dalle sue cliniche mediche sostenute con i quattrini dei contribuenti.
Tra le spese folli contestate sono compresi 20 mila dollari di cibarie consegnate al domicilio di Espada nella residenza della Westchester County da un paio di ristoranti sushi situati nelle vicinanze e altri 60 mila adoperati per pagare conti di ristoranti sia suoi che dei suoi più stretti compiacenti collaboratori.
L’azione legale, parte di un’inchiesta ancora in corso condotta da Cuomo sulle attività di Espada, politiche e di affari, è intesa a chiedere alla magistratura di rimuovere Espada dall’attuale posizione di presidente della nonprofit chiamata Comprehensive Community Development Corp. che nel Bronx opera il network di cliniche Soundview, ricevendo la maggior parte dei contributi da parte federale e statale.
L’attorney general non ha escluso che il prosieguo delle indagini possa portare ad accuse penali nei confronti di Espada.
“I quattrini dei contribuenti erano stati assegnati a questa not-for-profit per assicurare servizi e cure mediche a pazienti disagiati, ma la nostra inchiesta - ha proseguito Cuomo - ha portato ad appurare che i fondi finivano nelle tasche del senatore Espada e dei suoi sostenitori”.
Nell’esposto alla magistratura Cuomo inoltre chiede la rimozione dell’intero consiglio d’amministrazione della nonprofit che - sostiene - è composto da membri della famiglia di Espada che ha piazzato in posti chiave e di suoi amici che ottengono milioni attraverso contratti e allegre spese.
“Not for profit significa proprio quello, non per saccheggiare e questo non è abuso di corporate, è abuso di contribuenti” ha sottolineato Cuomo.
Tutto ciò, ha precisato l’attorney general nella denuncia, avveniva quando il senatore non era neppure residente nel suo distretto del Bronx, dove però pagava l’affitto dell’appartamento di 2.500 dollari al mese con i quattrini pubblici.
Alla stampa l’attorney general ha precisato “in qualsiasi circostanza distrarre quattrini da una caritatevole è biasimevole, ma il fatto che ciò era orchestrato dal leader della maggioranza al senato rende il fatto maggiormente deprecabile”.
Assieme al senatore sono citati altri 19 tra componenti attivi e passati delle Soundview Health Clinic che avrebbero contribuito alla diffusione della corruzione all’interno della corporation.
Espada inoltre si sarebbe assicurato un pacchetto di benefici corrispondenti a 9 milioni che -se attivato - potrebbe portare al collasso e fallimento il network di cliniche mediche sparse nel Bronx per l’assistenza ai meno abbienti.
La caritatevole Soundview aveva rilasciato al patron Espada una carta di credito American Express su cui il senatore nel giro di 3 anni, dal 2006 al 2009, era riuscito ad addebitare 450 mila dollari di spese, mentre al figlio il senatore all’interno dell’organigramma aveva assicurato servizi di manutenzione/pulizie che gli fruttavano 400 mila dollari l’anno.
Inoltre - sempre secondo la denuncia - Espada avrebbe utilizzato 100 mila dollari destinati ai poveri per rinvigorire la sua campagna elettorale attraverso materiale stampato.
Per la sua famiglia poi il senatore aveva riservato trattamenti da vip per viaggi a spese dei contribuenti verso destinazioni tipo Las Vegas, Miami e al sole di Porto Rico.
Da parte di Espada non è giunto alcun commento a caldo, ma già in precedenza il senatore leader della maggioranza si era espresso in merito dichiarando che l’inchiesta condotta da Cuomo “è una caccia alle streghe” per spingere la carriera politica dell’attorney general.

Qui sopra Pedro Espada, in alto Andrew Cuomo.

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lunedì 19 aprile 2010

Long Island: colpevole di omicidio colposo a sfondo razziale

di Riccardo Chioni

L’ex atleta di high school che aveva pugnalato al torace un immigrato ecuadoregno durante un’aggressione in strada, divenuto simbolo dei crimini a sfondo razziale commessi contro gli ispanici, oggi è stato riconosciuto colpevole di omicidio involontario, ma assolto dall’accusa ben più grave di omicidio.
Un verdetto che risparmia a Jeffrey Conroy di 19 anni di trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre, mentre quando sarà pronunciata la sentenza il prossimo 26 maggio per lui si profila una condanna che va da 8 ad un massimo di 25 anni di reclusione.
Conroy è uno dei 7 teenager implicati nell’accoltellamento avvenuto 17 mesi fa, con la conseguente morte, di Marcelo Lucero di 37 anni, in quello che la procura aveva definito il culmine di una campagna che proseguiva da tempo condotta con violenza prendendo di mira ispanici, definita dai teppisti “beaner-hopping” e ‘Mexican hopping”.
Dopo 4 giorni di sala di consiglio la giuria composta da 7 uomini e 5 donne stamani ha informato il giudice della State Supreme Court di Riverhead di avere riscontrato l’imputato colpevole di omicidio preterintenzionale di primo grado a sfondo razziale, oltre ad una serie di altri 20 capi d'imputazione minori.
Conroy alla lettura del verdetto ha scrollato brevemente il capo, mentre suo fratello e sua sorella si sono precipitati fuori dall’aula in lacrime durante l’affollata udienza piombata nell’assoluto silenzio.
“La stagione della caccia per ora si è conclusa” ha dichiarato il fratello della vittima, Joselo Lucero all’uscita. E il procuratore distrettuale Thomas Spota ha commentato definendo “è un’equa sentenza”, mentre la difesa ha già annunciato che ricorrerà in appello.
Insoddisfatte le autorità ecuadoregne che hanno seguito il procedimento giudiziario. Pablo Colle del National Department of Migration dell’Ecuador ha detto “ci aspettavamo un verdetto di colpevolezza per omicidio” e alcuni del pubblico sostengono che “si tratta di una soluzione all’acqua di rose che non invia un deciso messaggio”.
Altri quattro imputati si sono dichiarati colpevoli di crimini a sfondo razziale e 2 sono in attesa di giudizio.
Conroy però è l’unico del branco di 7 che era stato accusato di omicidio, reo confesso di avere piantato il pugnale nel torace di Lucero nei pressi della stazione Lirr di Patchogue a Long Island.
Il clamore sull’uccisione di Marcelo Lucero aveva superato i confini di Long Island e New York, diventando un caso nazionale simbolo della diffusa caccia all’ispanico e delle aggressioni che i latini arrivati nell’ultimo decennio a Long island stanno subendo.
Tanta è stata la reazione popolare a livello nazionale che si è mobilitato il Department of justice che ha in corso un’inchiesta federale sull’operato della polizia della Suffolk County in merito alle denunce di aggressioni motivate da odio razziale contro gli ispanici.
Conroy, ex atleta in tre discipline alla Patchogue-Medford High School, aveva dichiarato agli investigatori di essere l’autore della pugnalata la notte stessa dell’aggressione dopo il suo arresto, ma al banco dei testimoni aveva invece indicato un altro teenager del gruppo, sostenendo di essersi assunto la colpa perché l’amico che aveva conosciuto poco prima gli aveva confidato di avere già conti in sospeso con la giustizia.
Ma Conroy non è riuscito a convincere i 12 giurati, dopo avere ammesso di avere un tatuaggio raffigurante la svastica quale simbolo di “white power”, precisando che si è trattato di una scommessa.
La vittima quella sera si stava recando a casa di conoscenti in compagnia di un amico quando, nel parcheggio della stazione, si è trovato di fronte il branco di belligeranti teenager annoiati della vita in suburbia, decisi a chiudere una’altra giornata all’insegna della violenza con l’ultima aggressione prima della mezzanotte.
Molte vittime ipaniche pestate e insultate dal branco nei giorni precedenti l’uccisione di Lucero - ha riferito il procuratore - non avevano denunciato i fatti per timore di ripercussioni da parte della polizia per lo status immigratorio ed un libro bianco reso noto dall’organizzazione nazionale di diritti civili Southern Poverty Law Center nel 2009 aveva documentato un’infinita serie di attacchi anti-immigrati registrati a Long Island e nel resto del Paese.
Dopo l’uccisione di Lucero la polizia di Suffolk ha disposto l’entrata in servizio di un agente di origini ecuadoriane quale tramite tra il dipartimento e la comunità ispanica di Patchogue.

Nelle foto: in alto Jeffrey Conroy in manette con il gruppo, la madre e il fratello della vittima Rosario e Joselo Lucero, sopra Marcelo Lucero.

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sabato 17 aprile 2010

Venditori ambulanti sfrattati da Central Park a caccia di spazi








di Riccardo Chioni

Scalpita Michael Bloomberg mentre lancia la sua nuova crociata, questa volta ha preso di mira gli ambulanti che mettono in mostra dipinti, sculture e souvenir d’ogni genere nei parchi di Manhattan. I venditori ambulanti che espongono la merce sulle bancarelle presto si troveranno al centro di una seria competizione, se la settimana entrante passerà il provvedimento municipale inteso a ridurre notevolmente - dell’80 per cento - l’affollamento nei pressi di parchi, costretti in un perimetro limitato.
Il Department of Parks and Recreation venerdì convocherà un’audizione pubblica per discutere la proposta di regolare il numero dei venditori a cui sarà consentito posizionare la propria bancarella in alcune zone di Central Park, su tutto Union Square Park, a Battery Park e al nuovo High Line Park sopraelevato nella Far West Side.

Il provvedimento sostenuto dal primo cittadino, se approvato, andrebbe in effetto tra un mese.
Ignoto il motivo del brusco cambio di rotta nella volontà di alterare un pittoresco aspetto di vita newyorkese che si propone da decenni come una popolare galleria all’aria aperta, in particolare per i milioni di turisti che affollano i parchi ogni anno.
Il responsabile del Department, Adrian Benepe chiarisce subito che si tratta di una misura di sicurezza, in quanto talvolta l’affollamento di venditori intralcia il flusso di pedoni sui marciapiedi creando situazioni di pericolo.
Il commissioner Benepe inoltre fa notare che certi venditori hanno “trasformato i parchi in perenni flea markets, vendendo cose che non si possono considerare arte espressiva (protetta dal Primo Emendamento, ndr) come Dvd, Cd, cartelli stradali con scritte bizzarre e piccole sculture prodotte in massa”.
Gli artisti, sottolinea il commissioner, non devono temere perché continueranno a vendere e anche gli altri. Con la differenza che tutti dovranno adeguarsi.
“Questo provvedimento non significa la fine dell’espressione artistica, è solo l’adozione di uno strategico, bilanciato riposizionamento della gente che vende arte” spiega Benepe.
Ma sui marciapiedi si respira già aria di una bufera annunciata, con i venditori pronti a percorrere il cammino legale fino alla massima Corte, se necessario per difendere il diritto acquisito.
Anche costituzionalisti e studiosi di legge sono scettici sulla legittimità di un provvedimento come quello annunciato dall’amministrazione Bloomberg per gli ambulanti e si dicono convinti che se la questione arriverà alla massima Corte, la City avrà una grossa gatta da pelare.
I venditori sono già sul piede di guerra e sui banchi hanno esposto cartelli gialli con le scritte “Stop Harassing the Artists” e “Artist Power”.
“New York - sostiene uno di loro che vende dipinti all’angolo sud-est di Cantral Park - non è una sala operatoria d’ospedale, ma Mike Bloomberg continua la campagna di sterilizzazione che aveva iniziato Rudy Giuliani”.
Anche Benepe è sotto il microscopio dei venditori. “Il commissioner dei parchi si sente un agente immobiliare che vuole trarre il massimo profitto per piede quadrato dei nostri parchi pubblici” tuona un altro ambulante.
La nuova disposizione municipale limiterà il numero dei venditori di arte stampata e visiva in aree congestionate di 4 parchi cittadini che figurano tra i più frequentati, per un totale di 81 ambulanti al posto degli attuali 300.
Inoltre, agli stessi sarà assegnato uno spazio designato che sarà occupato dai primi che arrivano con un tavolo di dimensioni stabilite.
“Se si arriva a ciò - assicura un venditore che mostra le sue foto artistiche di New York - ci sarà una guerra in città, perché molta gente rischia di perdere quattrini e un luogo dove vendere il proprio lavoro”.
Qualcuno preferirebbe semmai una sorta di lotteria per l’assegnazione degli spazi, piuttosto che aprire la caccia con venditori disposti a trasformare i parchi in camping, piuttosto che cedere la propria posizione.
Il principe del foro in materia di Primo Emendamento, Martin Garbus è convinto che gli artisti non incontreranno ostacoli, mentre avrà difficoltà la City a dimostrare che gli ambulanti creano un serio problema come, ad esempio, impedire il passaggio pedonale ad un incrocio.
La nuova regolamentazione degli ambulanti ne prevede 18 a Union Square dove normalmente sono una cinquantina, a Central Park saranno 49 al posto degli attuali 10-150, mentre a Battery Park non più 50, ma 9 soltanto e 5 al High Line Park.
Ogni anno si riversano a Central Park 25 milioni di visitatori, 4 a Battery Park, tanto per quantificare il traffico che caratterizza 2 parchi dei 4 regolamentati.
Il sindaco di ferro, Rudy Giuliani nel 1996 aveva inutilmente tentato di obbligare i cosiddetti “sidewalk artists” ad ottenere un permesso per la vendita, ma la corte federale d’appello aveva concordato sul diritto degli artisti sancito dal Primo Emendamento”.


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venerdì 16 aprile 2010

Panico alla sommità dell'Empire State Building per la statua suicida



di Riccardo Chioni

La polizia si dice frustrata per il ripetersi di quotidiani falsi allarmi che segnalano qualcuno in procinto di lanciarsi nel vuoto, con conseguente spreco di uomini e mezzi per constatare che si tratta di statue suicide, parte dell’installazione Event Horizon.
Ma i newyorkesi - che negli ultimi anni si sono abituati allo slogan “if you see something, say something” - si attengono alle istruzioni e quando vedono una figura in bilico sul tetto di un edificio si precipitano a chiamare il 911.
L’ultima volta che al centralino del numero d’emergenza è giunta la chiamata di soccorso è stato mercoledì alle 2 pomeridiane, quando una persona ha segnalato che qualcuno era pronto al suicidio dall’alto dell’Empire State Biulding.
Si è rivelata un’ulteriore altra falsa chiamata poiché la figura vista in pericolo era una delle 31 statue di ferro che l’artista inglese Anthony Gormley ha installato nell’area del Flatiron Building e dell’Empire.
La presenza delle statue suicide oltre a trarre in inganno i turisti che brulicano nelle zone della mostra all’aperto, riesce a destare l’attenzione anche dei newyorkesi più distratti quando alla vista appare una figura immobile sul ciglio di un precipizio su un canyon di Manhattan.
Le ultime vittime dell’ingannevole flash sono stati 19 scolari di una scuola elementare di Jersey City che giunti sulla sommità hanno iniziato a gridare a squarciagola all’unisono, terrorizzati per l’improvvisa apparizione di una figura sul baratro.
Al comando di One Police Plaza sono tutti abbottonati, ma qualcuno nei corridoi riferisce che le chiamate di soccorso inerenti le statue sono diventate ridicole perché distraggono la polizia da altri compiti e sottolineano che il polverone sul lavoro di Gormley sui tetti è arrivato anche a City Hall.
Infatti, il sindaco Michael Bloomberg durante il quotidiano incontro con la stampa, bombardato in merito, giovedì è sceso in campo a difesa dell’installazione Event Horizon che giudica “una grande esibizione la cui pubblicità fa il giro del mondo portando turisti nella Big Apple” e a chi insisteva se fosse il caso di mettere fine all’esibizione, il sindaco ha seccamente risposto con un deciso “no!”.
Stando a quanto riferito dal portavoce della polizia, Paul Browne il dipartimento ha ricevuto una decina di falsi allarmi suicidi in relazione alle statue, ma c’è invece chi - nel corpo del NYPD - sostiene che gli allarmi si ripetono con frequenza quotidiana.

Sollecitato sui numeri, il sindaco ha risposto bacchettando i media e le bocche larghe della polizia.
“Mi sembra di capire che non esista un numero eccessivo di chiamate di soccorso, si tratta di un paio di manciate. Ma se la stampa piuttosto si occupasse dell’aspetto artistico dell’installazione, allora la gente capirebbe che si tratta di fine arte, incluso il nostro dipartimento di polizia”.
Decisa e negativa anche la riposta del capo management dell’Empire, Anthony Malkin alla rimozione delle statue, nonostante proprio l’Empire State Building sia stato teatro lo scorso mese del suicidio di uno studente universitario lanciatosi nel vuoto dall’Observation Deck, l’ultimo di una serie di 6 gesti disperati nel giro degli ultimi 10 anni.
Dal 26 marzo le sculture di Gormley a grandezza naturale raffiguranti figure umane si trovano piazzate lungo camminamenti del parco, marciapiedi e sui tetti di edifici che circondano Madison Square Park per l’esibizione che rimarrà visibile fino a Ferragosto.
Intanto però la polizia scalpita e qualcuno sostiene che gli agenti in strada stanno impazzendo per la frenesia delle statue suicide.
“Perché non mettiamo delle sculture agli angoli delle strade di notte con in mano una pistola? Sarà divertente vedere anche questo tipo d’effetto che può procurare la fine arte” commenta un graduato della polizia rispondendo sarcasticamente alle dichiarazioni del sindaco Bloomberg.

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giovedì 15 aprile 2010

Vacanza per i cavalli delle carrozze a Central Park










di Riccardo Chioni

Il consigliere comunale Tony Avella e gruppi animalisti avevano proposto il bando delle carrozze a New York, ma la presidente del consiglio Christine Quinn ha optato invece per una soluzione “equamente bilanciata: tesa a proteggere i cavalli e a sostegno della categoria di cocchieri”.
Il provvedimento approvato dal consiglio comunale ieri incrementa la tariffa delle carrozze, migliorando le condizioni dei cavalli. La nuova tariffa è di 50 dollari per i primi 20 minuti dai 34 precedenti per 30 minuti ed è il primo aumento ottenuto dalla categoria dei proprietari di carrozze in oltre due decenni.
Il provvedimento comunale è passato a stragrande maggioranza 43 a 4 più 1 astenuto, ma si è lasciato dietro un codazzo di incetrezze anche tra gli stessi firmatari del decreto sulle modalità in cui verrà accertato il rispetto delle nuove regole.
Queste, tra l’altro, prevedono una vacanza di 5 settimane per il cavallo in una fattoria o in un recinto verde aperto, spazi più consoni nelle stalle per muoversi e sdraiarsi, oltre al bando delle carrozze al di sotto di 34th Street e l’uso dalle 3 di notte alle 7 di mattina.
La conta più recente risale al 2006 quando sulle strade di New York erano circolanti 221 cavalli con 293 cocchieri e 68 carrozze patentate, all’aperto in ogni condizione meteo e per lunghi orari continuati.
Il consiglio comunale ha quindi chiuso il dibattito tra chi sostiene - come il sindaco Bloomberg - che le carrozze sono “un’attrazione insostituibile” e l’italoamericano Tony Avella che aveva provato a soffiare la poltrona al sindaco all’ultima elezione, il quale ribatte “se Bloomberg pensa che siano una grande attrazione, ha perso il senso della realtà”.
Il democratico Avella aveva tentato la carta di City Hall lo scorso novembre, cercando di guastare la rielezione al terzo mandato del sindaco, perché - come il resto dei newyorkesi - si era dichiarato contrario a stravolgere la volontà popolare espressa in 2 referendum per la non rielezione oltre 2 mandati.
Alla tesi di Michael Bloomberg sostenuta da sempre, secondo cui le carrozze rappresentano un’attrazione turistica della Big Apple, Tony Avella risponde “non stiamo a parlare di una istituzione storica appartenente a New York. Qui - precisa - siamo a chiedere che si dica basta agli abusi sui cavalli, di una pratica nata negli anni Quaranta”.
Il consigliere italoamericano guarda all’Italia per una soluzione proposta in assemblea, ma rimasta nel dimenticatoio, affidando ai cocchieri delle auto elettriche, ecologiche, magari di annata, scoperte, “come quelle che a Capri portano in giro i turisti” ha indicato Avella.
E in termini di entrate, Avella sottolinea che poiché l’industria delle carrozze non fa pagare la tassa ai turisti sul servizio, di conseguenza non rappresenta una risorsa per la città.
A sostegno del bando alle carrozze Tony Avella si era presentato a Grand Army Plaza, all’imbocco sud-est di Central Park dove sostano le carrozze in attesa dei turiusti, per raccogliere firme, come fanno metodicamente ogni sabato i gruppi animalisti.
Quando il corteo è giunto percorrendo Central Park South all’ingresso ovest a Columbus Circle, ad attenderlo c’era l’attrice Swoosie Kurts, vincitrice di 2 Tony Award Best Actress e nominata ai Gloden Globe, decisa sostenitrice di iniziative contro crudeltà su animali.
Qualche settimana prima all’ufficio di Avella nel Queens era stato recapitato un trionfo di rose gialle con un biglietto firmato da Pamela Anderson che lo ringraziava a nome del gruppo animalista Peta per il suo impegno all’abolizione delle cazzorre.
Gli animalisti sostengono che si tratta di una barbarie del XIX secolo che non appartiene al XXI e indicano città come Toronto, Londra, Oxford, Parigi e Pechino che le hanno sostituite o eliminate come esempi da seguire.
Nella foto in alto l'attrice Swoosie Kurtz e Tony Avella


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mercoledì 14 aprile 2010

La Vespa divora la Grande Mela in un boccone






di Riccardo Chioni

L’appuntamento annuale della Italy-America Chamber of Commerce al Palace Hotel oggi ha visto protagonista Piaggio e il suo rappresentante negli Stati Uniti, Paolo Timoni al quale è stato assegnato il tradizionale Business and Cultural Award.
Nel Reid Salon del Palace tra alcune centinaia di partecipanti c’era il console generale Francesco Talò che ha aperto la cerimonia sottolineando il successo dello storico marchio di Pontedera negli Stati Uniti, arrivato anche a Park Avenue dove tiene parcheggiata la sua Vespa.
La Italy-America Chamber of Commerce è la più antica sul territorio americano, da oltre 120 anni si dedica alla promozione di rapporti economici e commerciali tra i due Paesi e il premio annuale, la cui storia segue quella della Camera, rappresenta il segno di riconoscimento per il contributo alla diffusione di conoscenza del nostro Paese da parte di uomini e donne italiani e americani.
Quest’anno il Business and Cultural Award è stato consegnato dal neo presidente della Camera Claudio Bozzo al president & ceo di Piaggio Usa, Paolo Timoni che ha consentito l’invasione delle piccole multicolori Vespa nella Biag Apple e nel resto dell’America.
È stato premiato l’impegno della gestione Timoni che ha trasformato una mitica icona italiana su due ruote chiamata Vespa in un fenomeno di lifestyle americano, contribuendo a rafforzare i legami commerciali tra Italia e Stati Uniti.
La storica Vespa di cui sin dagli anni Cinquanta s’era innamorata anche Hollywood, si è creata un nome negli Usa portando a conoscere agli americani tecnologia superiore, cura nei dettagli e design di un veicolo a due ruote.
La Piaggio era nata 3 anni prima della Italy-America Chamber nel 1884, fondata da Rinaldo Piaggio di Pontedera e oggi il gruppo ha raggiunto lo status di uno dei 4 maggiori produttori di motocicli al mondo.
Il Piaggio Group comprende la produzione di vari prodotti tra scooter, motocicli e motorini da 50cc, fino a quelli di 1200cc con alcuni dei marchi italiani più apprezzati nel mondo: Gilera, Aprilia, Moto Guzzi, Derbi e Scarabeo, oltre ai 3 e 4 ruote Ape, Porter e Quargo.
Dal 2006 Piaggio è quotata alla Borsa di Milano, il Piaggio Group è controllato da una holding guidata da Roberto Colaninno.
È di Paolo Timoni l’idea dell’iniziativa di marketing “Vespanomics” che nel 2006 aveva attratto l’attenzione dei media della finanza, mentre AdvertisingAge l’aveva piazzata tra le dieci più geniali trovate di marketing negli Stati Uniti.
L’antico slogan “Vespa, chi mangia la mela” non si addice più alla Piaggio che si è aggiudicata quasi il 40 per cento del mercato americano, continuando a crescere anno dopo anno divorando la mela in un boccone.
Le vendite nel 2009 sono aumentate del 20 per cento anche in tempo di crisi, ma è significante il numero di concessionari cresciuto in maniera esponenziale su scala nazionale con Aprilia che vede un incremento dell’80 per cento, Moto Guzzi del 60, mentre i dealer della Piaggio/Vespa sono addirittura aumentati al ritmo del 360 per cento dal 2004 all’anno scorso.
Paolo Timoni è uno stratega del mercato e un leader, bocconiano con espreienze di lavoro di qua e di là dell’Atlantico, è alla guida della Piaggio americana dal 2004.

Nella foto, a sinistra Claudio Bozzo e Paolo Timoni che mostra il premio.

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Gli Yankees aprono la stagione con la prima vittoria






Nella giornata di apertura della stagione del baseball a New York gli Yankees hanno battuto i Los Angeles Angels 7-5 nella prima partita giocata nel nuovo stadio situato nel quartiere del Bronx.
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martedì 13 aprile 2010

Migliaia di portinai dimostrano a Park Avenue per il contratto di lavoro









di Riccardo Chioni

Si precipitano ad aprire la portiera del taxi con l’ombrello se piove, distribuiscono posta e pacchi, fanno pure da baby-sitter, chiamano il 911 se necessario, portano anche il cagnolino a fare la pipì e, naturalmente, aprono le porte.
Fanno parte integrale dell’immagine della City, come i taxi gialli: sono i portinai, le guardie di sicurezza, i fattorini e assistenti speciali di milioni di newyorkesi che vivono in appartamenti e condomini, alcuni dei quali hanno trascorso una vita in portineria.
Oggi hanno iscenato una prova di forza a sostegno del rinnovo del contratto collettivo di lavoro che scade a mezzanotte del 21 aprile, quando 30 mila portinai, addetti alle pulizie, manutenzione, sicurezza e altre mansioni iscirtti al sindacato 32BJ potrebbero incrociare le braccia, come avevano già fatto nel 1991.
A migliaia, all’ora del rientro degli occupanti delle lussuose dimore di Park Avenue, hanno invaso tre isolati della Avenue di Manhattan che conta la maggiore concentrazione di edifici piantonati da rigorosi portinai per far sentire la voce dei “building workers”.
Mike Fishman presidente del sindacato 32BJ sostiene che la marcia va oltre il nuovo contratto di lavoro, “si tratta - precisa - di mantenere gli edifici operanti e assicurare la sicurezza degli occupanti. Significa mantenere la nostra città un posto che tutte le famiglie dei lavoratori possono permettersi di chiamare casa loro”.
Il contratto copre 30 mila iscritti al sindacato tra portinai, superintendent, manager, facchini, manutenzine, concierge e, nell’eventualità di uno sciopero oltre un milione tra appartamenti e condomini di New York City saranno direttamente interessati.
Sindacato e Realty Advisory Board - l’associazione che rappresenta la maggior parte dei proprietari di edifici - si erano seduti al tavolo dei negoziati lo scorso 9 marzo, senza però riuscire a raggiungere un accordo su una bozza di contratto.
Le due parti dibattono su salario, assicurazione sanitaria, giorni di malattia e regolamento degli straordinari. L’associazione dei proprietari cita la caduta del mercato immobiliare e il declino del valore di proprietà come ragioni per cui gli immobiliaristi non possono contribuire a quanto richiesto dal sindacato.
Quest’ultimo ha risposto che fondamentalmente l’industria dell’immobile è forte e che la recessione è al tramonto. Per la cronaca, il valore dell’immobiliare residenziale a New York City è cresciuto del 28 per cento negli ultimi 4 anni.
A sostegno della dimostrazione dei lavoratori a Park Avenue sono giunte anche alcune delle cariche più alte della municipalità, dal Public Advocate Bill de Blasio che ha detto “sono orgoglioso di essere qui con migliaia di lavoratori a cui spetta un contratto decente” e il Comptroller John Liu, il quale dal palco ha aggiunto “alla luce del contributo di lavoratori che fanno della nostra una città vivibile e che dedicano se stessi al mantenimento della sicurezza delle famiglie nelle abitazioni, sarebbe opportuno un dignitoso contratto”.
In base all’attuale che va a scadere tra una settimana, i “building workes” portano a casa mediamente 40 mila dollari l’anno, anche se la RAB sostiene che i portinai guadagnano nelle vicinanze di 68 mila dollari, compresa assicurazione malattie, pensione, giorni di malattia e ferie.
I portinai non scendono in sciopero del 1991, anno memorabile per New York quando per due settimane oltre un milione di inquilini e proprietari si dovettero improvvisare nelle mansioni quotidianamente espletate dal personale di servizio, mentre nel 2006 il minacciato sciopero era stato scongiurato da un accordo all’ultima ora.
“Nessuno vuole arrivare allo sciopero, ma ci siamo impegnati a fare i passi necessari affinché i lavoratori ottengano ciò che chiedono. Le famiglie dei lavoratori - ha riferito il vice presidente del sindacato 32BJ, Kyle Bragg - necessitano salari adeguati per affrontare l’alto costo della vita a New York”.
Se le parti non riusciranno a siglare un contratto entro 7 giorni, un milione e più di newyorkesi dovranno indossare i guanti e portare sul marciapiedi i rifiuti del palazzo, fare i turni alla ricezione, rispondere alle chiamate, indirizzare i visitatori, cambiare lampadine e chiamare soccorso, se necessario.
Mentre dal palco ripetevano gli slogan, sui marciapiedi di Park Avenue affollati per il rientro a casa alle 5 pomeridiane, i passanti tirati a lucido in compagnia dei figli con l’uniforme della scuola privata ancora addosso, storcevano il naso per la confusione, zigzagando nella protesta piuttosto seccati dall’invasione umana.
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lunedì 12 aprile 2010

Prossima destinazione turistica obbligata: Governor's Island




di Riccardo Chioni

Presto diverrà una grande attrazione della Big Apple, ma per il momento non trovate nella guida turistica della città la visita obbligata a Governor’s Island, da ieri divenuta Mayor’s Island, passata dalla gestione statale a quella municipale che intende trasformare l’isoletta nella baia nel nuovo gioiellino che New York ha da offrire ai visitatori.
La City ha assunto il controllo dell’appezzamento di 172 acri di terreno che intende trasformare - attraverso un ampio progetto di ristrutturazione - in un parco pubblico, con oltre 3 km di passeggiata mozzafiato con veduta a tutto campo sulla baia di New York, un percorso per ciclisti e un centro culturale.
Da quando la Coast Guard aveva dismesso la struttura di guardia nel 1996 erano stati proposti diversi e anche bizzarri usi dell’isoletta che dista 800 metri dalla punta a sud di Manhattan.
Las New York University vuole costruire un campus satellite a Governor’s Island, qualcuno aveva anche proposto l’installazione di una funicolare per il trasferimento all’isola da adibire a casinò e altri la vedevano trasformata in un parco divertimenti.
Niente di tutto ciò. Il sindaco Michael Bloomberg ha visionato così la rinascita dell’isoletta: oltre 3 km di promenade con vista panoramica e ristrutturazione del complesso di edifici storici risalenti all’aepoca della Revolutionary War.
Il sindaco intende convertire gran parte dell’installazione militare d’un tempo in un parco con l’aggiunta di una scuola media, alcuni edifici commerciali e un campus satellite dell’NYU.
L’acquisizione di Governor’s Island rappresenta il tassello mancante del mosaico caratteristico dell’amministrazione Bloomberg che s’era posta quale priorità lo sviluppo di spazi all’aperto per il pubblico.
E anche un’inversione di tendenza rispetto a quanto accadeva tre decenni fa, in un periodo di profonda crisi fiscale per New York, quando la city tendeva la mano allo stato per le sue finanze, mentre adesso invece Bloomberg investe con quest’ultima acquisizione, riuscendo laddove - per 35 anni - altri sindaci avevano fallito.
Lo scorso anno oltre 275 mila visitatori hanno messo piede a Governor’s Island con il servizio ferry gratuito da Manhattan e Brooklyn per partecipare a concerti e festival artistici tra le due fortezze dell’isola e uno skyline senza eguali.
Per il momento la municipalità ha disposto l’erogazione di 41.5 milioni dei 200 necessarti per l’intero progetto, mentre la gestione di Governor’s Island costerà 20 milioni nel corso dei prossimi 5 anni.
La città intanto si è assicurata 33 acri di terreno nella parte sud dell’isola dove intende realizzare nuove costruzioni da destinare ad uso pubblico, compreso un centro culturale.
Per coloro che desiderano visitare Governor’s Island il ferry gratuito operato da NY Waterway parte venerdì e domenica dal 5 giugno al 10 ottobre dal Battery Maritime Building a Manhattan e dal Fulton Ferry Landing a Brooklyn.


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domenica 11 aprile 2010

Chiuso l'ospedale fondato 106 anni fa da 4 suore














di Riccardo Chioni

Segna la fine di un’era la dismissione nel Greenwich Village dell’ultimo cattolico, storico St. Vincents Hospital che da 160 anni ha offerto assistenza medica completa a chiunque e genera un senso di disorientamento tra gli altri ospedali.
Il St. Vincents, attraverso tre secoli, è stato al centro di notevoli avvenimenti vissuti da New York: dal soccorso ai sopravvissuti del Titanic nel 1912, in prima linea per le vittime dell’11/9/2001 e più recentemente, per le cure ai passeggeri del volo della US Airways ammarato sull’Hudson River l’anno scorso.
Fu fondato da 4 religiose nel 1849 per curare le vittime del colera dove attualmente si trova, all’angolo tra 7th Avenue e 11th Street, nel cuore del Greenwich Village, oggi un complesso alto 19 piani dove al posto delle quattro suore operano 1.000 medici e 770 infermieri.
Per lo staff del St. Vincents, in tutto 3.500 dipendenti, il fine settimana è stato un’agonia che li ha visti scendere in piazza contro la chiusura, hanno vissuto la trasformazione del pronto soccorso in un luogo fantasma e infine hanno appreso che l’ospedale tirerà l’ultimo respiro tra un mese.
Il personale medico era sceso in campo per cercare di salvare dalla chiusura almeno il Level 1 Trauma Center, un reparto di pronto soccorso preparato ad ogni emergenza, dove fanno capo le ambulanze del corpo dei vigili del fuoco con persone in pericolo di vita.
Da venerdì sera alle 10 il pronto soccorso del St. Vincents è chiuso, così come l’accettazione delle ambulanze e il reparto improvvisamente - a detta di un chirurgo - si è trasformato in una “ghost hall”.
Il più vicino Trauma Center si trova dalla parte opposta di Manhattan, nella East Side dove è situato il Bellevue Hospital e il Beth Israel Medical Center, distanti da 2 a 5 miglia e poi c’è il St. Luke’s-Roosevelt nella parte West, alla 59th Street, a circa 6 miglia dal St. Vincents.
Quando i minuti sono d’importanza vitale in situazioni d’emergenza, centinaia di migliaia di residenti del West Village e i visitatori dovranno contare sulla disponibilità degli automobilisti a lasciar passare l’ambulanza, sperando di raggiungere al più presto il pronto soccorso.
Un tecnico a bordo di un’ambulanza del St. Vincent ha detto ad America Oggi “ci sono momenti in cui per percorrere due miglia di strade impieghiamo 10 minuti di notte e di giorno per il traffico è un incubo attraversare la città per l’emergency più vicina”.
Il St. Vincents contava su 5 ambulanze sue che coprivano una vasta area, da Battery Park City al “garment district” nella West che sono sostituite da altre di pompieri.
Intanto, sugli altri ospedali si sono fatti sentire già da venerdì notte gli effetti della chiusura del pronto soccorso del St. Vincents.
Al Bellevue ad esempio venerdì hanno constatato l’arrivo del doppio di ambulanze e di 70, invece dei soliti 30 pazienti, giunti per conto proprio.
Stessa lamentazione al Beth Israel e al St. Luke’s-Roosevelt dove avvertono un costante aumento di pazienti, tale da preoccupare i responsabili del pronto soccorso.
Se si considera che la chiusura del St. Vincents significa per questi 3 ospedali un volume di 20 mila arrivi di pazienti in ambulanza all’anno in più, c’è di che preoccuparsi.
Al Bellevue ad esempio alla “emergency” hanno visto crescere il numero di tentati suicidi, al Beth Israel invece le vittime della vita notturna del Village con ubriachi caduti, giovani scazzottati e accidentati.
Un medico che ha preso servizio ieri mattina ha raccontato di avere trovato 25 pazienti che ancora non avevano ricevuto cure, creando un senso di disorganizzazione che va oltre l’ammissione al pronto soccorso.
La sensazione nel West Village a tra le migliaia di dipendenti del St. Vincents con l’”avviso rosa” è che si tratta di una questione di tempo prima che la combinazione di percorsi più lunghi per le ambulanze e “emergency room” affollate si tramuti in tragedia.
Il sindaco Michael Bloomberg fa spallucce, dicendosi convinto che la città è preparata per la “sfortunata dipartita” del St. Vincents, mentre il Dipartimento dei pompieri ha già predisposto l’aumento del numero di ambulanze in servizio giornaliero.
Intanto ieri un paio di partorienti sono state costrette a ritirare la propria certella clinica e iniziare a setacciare l’elenco del telefono alla ricerca di ospedali e medici disposti ad accettarle sotto le proprie cure.
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