
di Riccardo Chioni
A New York, capitale mondiale dei media, una manifestazione per la sopravvivenza di fronte al Consolato Generale dell’unico quotidiano in lingua italiana pubblicato in Usa ha richiamato anche l’attenzione della stampa americana che oggi ha voluto essere informata sulla “discriminazione” denunciata da America Oggi da parte del governo italiano nei confronti dell'editoria all’estero.
A Park Avenue si sono ritrovati circa duecento sostenitori della lotta per salvare America Oggi tra lettori, rappresentanti di Comites di NY e Ct. e del New Jersey, imprenditori e sodalizi.
Sui cartelli, mostrati a passanti e automobilisti sotto le finestre del Console Generale, si leggevano gli slogan “Aiuti come a La Padania”, “Anche noi siamo italiani” e “Bonaiuti ci lascia senza aiuti”, ad indicare la decisione del governo italiano che ha ridotto con un decreto del 50 per cento i contributi per l’editoria all’estero che, oltre ad America Oggi, minaccia anche l’esistenza di altre quattro testate in lingua italiana.

La decisione del governo riguarda solo la stampa all’estero ed è stata accolta come una “discriminazione riservata ad italiani di seconda serie” dalla comunità italoamericana che ogni giorno, religiosamente si reca in edicola per acquistare la dose di informazione stampata nella propria lingua madre.
In un momento in cui le autorità diplomatiche e scolastiche newyorkesi vantano un numero record di studenti di scuole pubbliche americane che hanno scelto di imparare la lingua italiana, suona stonato il pericolo di far mancare a quegli studenti lo strumento di lettura che è America Oggi, ricevuto gratuitamente nelle classi per agevolarli nell’apprendimento.
Il direttore di America Oggi, Andrea Mantineo nel suo recente editoriale, ha spiegato perché ha scritto che si tratta di discriminazione. “I giornali pubblicati in Italia, di partito, di cooperative, diocesani e delle fondazioni vicini ad un certo partito, ricevono i contributi per intero. Non solo. Anche i giornali di minoranza linguistica pubblicati in Italia come il Dolomiten di Bolzano in lingua tedesca e il Primorski Dnevinik in sloveno, continuano a percerire le provvidenze per l’editoria nella loro interezza. Per loro nessun Taglio” sottolinea Mantineo.

Amnerica Oggi, con i suoi 22 anni di presenza quotidiana, si è dimostrato un collante della comunità sul territorio di sette stati della East Coast dove viene distribuito il giornale e anche solo la ventilata minaccia di perdere questo “ponte” con l’Italia rende nervosi gli italoamericani.
Sul marcipiedi di Park Avenue c’era anche il presidente del Comites di NY e Ct. Quintino Cianfaglione il quale dice “è una protesta per salvare il nostro giornale, anche se a mio giudizio America Oggi ha subito una sbandata a sinistra, credo che possa essere non di parte, anche la destra vuole la sua parte. Ma questo è un discorso che si farà in seguito, adesso dobbiamo salvare il nostro giornale. Anche perché vanno tutelati gli oltre quaranta posti di lavoro”.
Parla di “regresso culturale” Vincenzo Marra, presidente dell’organismo Ilica per la diffusione della lingua italiana. “La paura è che siamo in una situazione di regresso culturale perché non si tratta di cattiveria e neppure di pregiudizi, si tratta di ignoranza che si rispecchia nei programmi televisivi che guardiamo all’estero. Dobbiamo trasmettere messaggi positivi. Forse c’è stata una distrazione (da parte del governo italiano, ndr) e dobbiamo essere sempre più numerosi per dimostrare lo sbaglio”.
Imprenditore nel settore dell’abbigliamento in pelle, Adolfo Cosi si dice felice di poter contribuire con la sua presenza a sostenere il suo quotidiano.
“Mi sento felice di avere partecipato per dimostrare il mio sostegno ad America Oggi, sperando di penetrare nell’animo dei politici italiani”.
Per Paolo Palombo, già docente alla Columbia University, “è un punto di orgoglio”.
“Per due ragioni: primo - spiega - esprimo il mio sostegno ad America Oggi, un giornale da salvare che ha una storia straordinaria. Salvarlo per la nostra storia, dunque. In Italia dovrebbero rifletterci sopra veramente, perché lo sentiamo come uno schiaffo in faccia agli italoamericani, con tutto quello che hanno fatto e continuano a fare per il nostro Paese. La classe politica italiana - prosegue il professore - ha la lungimiranza per poter correggere gli sbagli. La seconda ragione riguarda la partecipazione della comunità che non ricordo così attiva da cinquant’anni a questa parte”.

Il direttore Mantineo è stato ricevuto assieme ad una delegazione del giornale e della comunità nello studio del Console Generale al quale è stata illustrata la situazione ad America Oggi, le istanze ed i timori della comunità italiana e il ministro Francesco Talò ha promesso che riferirà della situazione a Roma.
“La massiccia presenza della comunità - ha detto Mantineo - ci incoraggia nel tentativo di ripristinare i contributi. Al ministro Talò non ho dovuto dire molto perché conosce già a fondo la situazione. La nostra non è una dimostrazione contro il Consolato, ma contro la decisione presa a Roma”.
La decurtazione di metà dei contributi applicata con data retroattiva ha posto il giornale in una situazine finanziaria insostenibile, in quanto il bilancio di previsione dell’azienda conteneva la voce dei contributi governativi, anticipando i costi gestionali.
America Oggi fa anche la sua parte nella promozione, oltre che della lingua italiana, del italian style, del turismo e del Made in Italy nella piazza dell’America più ambita, New York capitale dei media.
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