venerdì 7 maggio 2010

Oggi a New York vi da appuntamento a giugno, arrivederci


Oggi a New York è in vacanza, tornerà su questo schermo a giugno, arrivederci...

Una "new Torino" per i turisti americani in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia

di Riccardo Chioni

La nuova Torino si presenta agli operatori del turismo americano come una città rinnovata e per tutte le stagioni, con una nota in più: nel 2011 ospiterà una serie di manifestazioni nella ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
“The new Torino” è stata illustrata giovedì alla stampa del settore turistico presso il ristorante San Domenico SD26 per illustrare il ruolo centrale che ricopre la città prima capitale d’Italia quando da marzo a novembre del prossimo anno saranno in cartellone mostre, esposizioni tematiche, convention, la riapertura della Cappella del Guarini dove è conservata la Sacra Sindone e l’apertura al pubblico della Reggia di Venaria.
Alla presentazione ha partecipato il direttore dell’Enit, Riccardo Strano il quale ha spiegato ad America Oggi l’inizitiva per la promozione del Piemonte con focus su Torino.
“Il Piemonte ha eletto il nord America come uno dei mercati su cui fare una serie di attività prolungate nel tempo. Sono confidente - ha sottolineato Strano - che non si tratta di una iniziativa singola, ma è l’inizio di una continuazione. Si parte dalla East Coast per poi allargarsi la settimana prossima al Canada e in futuro si espanderà anche all’interno degli Stati Uniti”.
Torino, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la fa da padrona e per questo adesso in Usa e Canada si cercherà di rinforzare le confluenze aeree.
La presentazione è avvenuta sotto una buona stella. L’editore patinato Condé Nast infatti qualche giorno fa ha definito il Piemonte la “new Dolce Vita”, letteralmente, partendo dai dolciumi che la regione produce, uniti alla moda e soprattutto all’alta tecnologia.
Alla presentazione hanno partecipato Giuliano Lengo, direttore generale operativo dell’agenzia di promozione del Piemonte, Angelo Feltrin responsabile del settore turismo della stessa e Anna Martina, dirigente della promozione internazionale del turismo della Città di Torino.
“Una delle caratteristiche di Torino è il suo centro storico visitabile a piedi con diciotto kilometri di portici, con i musei concentrati in un’area molto delimitata, da Palazzo Reale a Palazzo Madama, dal Museo Egizio a quello del Cinema, alla Galleria sabauda. È una città molto piacevole - spiega Martina - per unire cultura, shopping, vivendola allo stesso tempo. C’è un’offerta turistica molto piacevole per gli americani”.
I fiumi, i parchi e le colline: sono altri aspetti siginificativi della città della Mole, forse poco conosciuti, che la rendono molto vivibile, anche per un pubblico straniero.
“Come il Parco del Valentino - osserva - dove sul Po si fa canottaggio e sulle rive ci sono ristoranti, è una parte molto attraente dal punto di vista turistico”.
Torino si prepara a ospitare grandi celebrazioni e si rinnova presentandosi come “the new Torino”.
“Anzitutto Torino è la capitale dell’arte contemporanea, è uno dei piloni più conosciuti al mondo dell’arte contemporanea con sedici istituzioni dal castello di Rivoli alla Galleria d’Arte moderna, alla Fondazione Sandretto e a Torino si tiene una fiera che oggi è una delle più importanti a livello mondiale. Poi, l’innovazione fa parte del nostro Dna - sostiene Anna Martina - perché essendo stata capitale dell’industria, i centri di ricerca, i poli dell’innovazione dal campo delle comunicazioni a quello dell’auto sono a Torino, quindi è una città che si rinnova. Rinnovata anche dal punto di vista della sua struttura urbanistica e non solo per le Olimpiadi, con la creazione di nuovi spazi per la cultura, il divertimento, congressi e fiere. Alcuni realizzati da grandi architetti come Renzo Piano che ha trasformato il Lingotto. È una innovazione che non deve essere confusa con la tecnologia, è una innovazione nel proporre cultura e tempo libero in un modo diverso”.
Torino - conclude Anna Martina - è una città adatta a tutte le stagioni, con in più il ritorno ad essere la prima capitale al centro dell’attenzione mondiale.
“A partire dalle Olimpiadi a Torino stiamo perseguendo una politica di creazione di eventi, di un’offerta che possa essere attraente per un pubblico italiano, ma anche straniero e quindi per noi i 150 anni dell’Unità d’Italia sono un’occasione per creare offerte d’arte e cultura durante nove mesi di attività”.

Nella foto, da sinistra: Angelo Feltrin, Riccardo Strano, Anna Martina e Giuliano Lengo.

VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLA FOTO PER USO COMMERCIALE

giovedì 6 maggio 2010

Ex star del football accusato di violenza sessuale su una minorenne

di Riccardo Chioni

L’ex star dei New York Giants, Lawrence Taylor è di nuovo nei guai con la giustizia e questa volta rischia 4 anni dietro le sbarre per violenza sessuale su una minore avvenuta in una stanza d’albergo nella contea di Rockland.
Taylor, 51 anni d’età, è stato prelevato da una pattuglia della polizia di Ramapo dalla sua camera dell’albergo Holiday Inn nelle vicinanze di Suffern dopo che la vittima aveva scritto via text ad un parente - pare uno zio - di essere stata violentata in una stanza d'albergo e di essere anche stata pestata dal magnaccia durante il tragitto da New York verso Rockland County.
La polizia ha tirato Taylor giù dal letto e amanettato dopo che la denuncia era rimbalzata dal Bronx verso Ramapo con l’intervento della polizia locale.
L’accusa a carico di Taylor è grave: comporta una pena detentiva di 4 anni, senza contare l’altro capo d’imputazione correlato per avere assoldato una prostituta e pagato la somma di 300 dollari.
La vittima sarebbe una ragazzina di 16 anni fuggita di casa qualche giorno fa nel Bronx dopo un litigio con i familiari e nei giorni seguenti sarebbe rimsata ospite di amici, ma è ancora da chiarire come sia capitata tra le grinfie del protettore che l’aveva condotta in auto all’hotel vicino Suffern per soddisfare sessualmente il cliente danaroso e famoso.
Mentre vittima e magnaccia stavano rientrando in città, la ragazza aveva inviato un messaggio via cellulare al parente scrivendo di essere stata picchiata e violentata.
Lo zio non ha perso tempo, ha preso su il telefono e ha chiamato la polizia del Bronx che ha provveduto ad intercettare il veicolo con a bordo vittima e protettore arrestandolo, mentre la polizia di Ramapo si muoveva per arrestare il giocatore.
La ragazza – a quanto si apprende – quando era scappata da casa aveva 15 anni d’età, il che significa che ha compiuto il 16.mo compleanno in questi giorni. L’inchiesta avviata dalla polizia di New York cerca di appurare se la ragazza sia stata trattenuta e sfruttata dal protettore contro la propria volontà.
Nel frattempo è stata ricoverata in ospedale, sottoposta ad acceramenti clinici da cui è emerso che in effetti ha subito anche violenza fisica, attestata da evidenti ematomi.
A parlare per Taylor nell’aula della Ramapo Town Court c’era l’avvocato Arthur Aidala che si è precipitato davanti al circo della stampa delle grandi occasioni americana e straniera per dichiarare “l’assoluta innocenza del suo assistito”, assicurando che sarà pienamente scagionato.
Taylor risiede a Pembroke Pines in Florida, ma è solito recarsi nella Rockland County per giocare sui campi da golf, approfittando della vicinanza con il New Jersey dove, secondo alcuni conoscenti, intratterrebbe una relazione sentimentale.
Taylor, considerato uno dei più grandi giocatori di football di tutti i tempi, lo scorso anno aveva partecipato come concorrente al programma televisivo in onda su Abc “Dancing with the stars” e ha alle spalle una lunga storia di tossicodipendenza, nonostante per due volte nel 1995 sia stato ricoverato in centri di recupero.
Dall’iscrizione nella Hall of Fame nel 1999 in qualità di linebacker, la sua personale difesa aveva portato la squadra di New York a conquistare il trofeo del Super Ball nel 1987 e 1991, è stato il most Valuable player nel 1986 e Nfl Defensive player nel 1981, 1982 e 1986.
Nel 2001 era stato pizzicato nel New Jersey per possesso di pipetta e fornello adoperato per fumare cocaina, nel 1996 e 1997 era stato arrestato in South Carolina e in Florida sempre per problemi di droga e in entrambe le occsioni aveva ammesso le sue colpe.
Ancora, nel 2000 era stato posto in “probation” federale per 5 anni in seguito a evasione fiscale e truffa all’erario.
Nella sua autobiografia Taylor ammette di avere avuto problemi per dipendenza da droga, di avere sperperato migliaia e migliaia di dollari per sniffare cocaina.
Nonostante i due tentativi di disintossicarsi da stupefacenti, era stato arrestato due volte nel giro di tre anni mentre cercava di procurarsi la coca da un agente in borghese.
Infine, lo scorso novembre l’ex star dei Giants era incappato di nuovo nei guai con la legge quando nella periferia di Miami aveva cercato di fuggire dal luogo di un incidente.


Nelle foto: Lawrence Taylor ammanettato in tribunale con l’avvocato Arthur Aidala e all’esterno circondato da obiettivi.


VIETATA LA RIPRODUZIONE DI FOTO

Il vecchio lupo della mala perde il pelo ma non il vizio

di Riccardo Chioni

La storia del gangster Sonny Franzese si presenta come il classico caso in cui il lupo perde il pelo ma non il vizio. Alla veneranda età di 93 anni, il sottocapo della famiglia malavitosa Colombo torna alla ribalta, accusato questa volta di due atti di tentata estorsione ai danni dei club con spogliarelliste Hustler e Penthouse.
Con 93 primavere sulle spalle Sonny Franzese evidentemente non intende ritirarsi a vita privata in Florida come altri capi e membri delle famiglie malavitose newyorkesi, del New Jersey e Pennsylvania, che ancora sono liberi.
Sonny Franzese è un cosiddetto “underboss” nella scala gerarchica della mafia e la sua antica appartenenza alla famiglia lo ha portato a vedere sfilare sotto i suoi occhi una processione di pezzi da novanta e villani tirapiedi finiti dietro le sbarre e anche morti nelle celle. Altri hanno invece preferito collaborare con la giustizia e un numero di questi è entrato nel programma “witness protection”, come uno dei suoi figli, mentre un altro si è lasciato dietro le spalle gli affari di famiglia diventando predicatore Christian born-again.
Durante la sua vita multigenerazionale Franzese ha avuto modo di essere gomito a gomito con superstar e politici e quando Frank Sinatra si esibiva al Copa, era Sonny Franzese che gli assicurava protezione dalle altre imprese criminali del territorio.
È quanto si legge nella documentazione inoltrata dalla procura federale al tribunale, dove oggi si terrà la prima udienza che vede Franzese attore principale dello “shaking down” di due dei più popolari strip club della Big Apple turistica e locale: Hustler e Penthouse.
Nonostante l’avanzata età, Franzese ha voluto dirigere di persona la sceneggiatura dei due atti di intimidazione nei club dove s’era recato per godersi le spogliarelliste, ma soprattutto per imporre la sua presenza e dei suoi rozzi scagnozzi per qualcosa che andava oltre la bevuta gratis.
L’accusa sostiene che il manager del club Penthouse dopo il rifiuto di azzerare il conto delle bevute di Franzese aveva ricevuto in cambio una lezione di potere della terza età, con i gorilla del mafioso che minacciavano di scaraventare il manager giù dalle scale.
Un altro gorilla dalla mano pesante - è sempre la procura a rendere il racconto - allo stesso ignaro manager aveva invece detto di cancellarlo e subito, prima che la sua testa stramazzi sul pavimento.
Ancora, lo stesso tirapiedi di Franzese aveva tentato di strozzare il manager dell’altro club a luci rosse Hustler, perché pure lui si era rifiutato di offrire gratis da bere al capo.
Qui Franzese deve essere stato veramente persuasivo perché - fa osservare la procura - il manager non solo ha chiesto scusa all’anziano capo, ma addirittura gli ha baciato la mano e, in occasione di sue visite successive al club, lo stesso manager ha sempre procurato a Franzese e alla sua ciurma il tavolo migliore con veduta panoramica.
Dalle stelle alle stalle, tuttavia è conclusione della storia di Franzese, che dalle frequentazioni di star tipo Frank Sinatra e Jimmy Roselli sotto i riflettori era finito miseramente undici anni dietro le sbarre per una rapina in banca, mentre sta attualmente avvalendosi dell’istituto del “parole”, in vigore fino a quando il boss avrà 102 anni d’età.
Dopo aver trascorso undici anni di reclusione e scontato cinque condanne nella sua lunga vita, fino a ieri Franzese era a piede libero dietro versamento della cauzione di un milione di dollari. Oggi la sua sorte sarà decisa dal giudice del tribunale federale di Brooklyn e le prospettive - a dire il vero - non sono affatto rosee per il vecchio lupo.
Il giudice Brian Cogan infatti renderà nota la sua decisione sull’audizione da parte dei giurati o meno, di un nastro dell'Fbi in cui un collaboratore di giustizia, a proposito di Franzese, sbotta commentando “è uno che ha ammazzato un sacco di gente”.
I nastri registrati sono delle vere e proprie visioni a scacchi per Franzese. Contengono - tra l’altro - anche alcuni suggerimenti per il buon malavitoso, elargiti assieme a battute da Sonny Franzese, come nel caso in cui raccomanda l’uso di smalto per unghie sui polpastrelli, in modo da non lasciare impronte digitali.
Entrando poi nel macabro, il capo dei gangster della Colombo descrive come liberarsi di una vittima smembrandone il corpo, prosciugandolo nel forno a microonde, prima di scaricarne i resti nei cassonetti commerciali dei rifiuti.

Nella foto non datata Sonny Franzese durante uno degli arresti.

VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLA FOTO

mercoledì 5 maggio 2010

Umbria a tutto jazz nella cattedrale del gospel di Harlem


di Riccardo Chioni

Nella cattedrale del gospel di Harlem, Gregory Hopkins “minister of music” spiega che nella Convent Baptist Church i fedeli usano partecipare alla musica, invitando il pubblico ad unirsi al concerto organizzato da Umbria Jazz con il Quintetto Enrico Rava e il coro The Inspirational Ensemble.
Un invito raccolto di buon grado dai local e dai molti italiani richiamati dall’inconsueto matrimonio tra la cultura nera di Harlem e il jazz italiano che gremivano la chiesa battista martedì sera.
Il direttore artistico di Umbria Jazz, Carlo Pagnotta non stava nella pelle per l’entusiasmo espresso dalle centinaia di presenti in questo sforzo dell’organizzazione di portare il festival in un luogo dove si toccano con mano le reali radici della straordinaria forma d’arte musicale afroamericana.
Dopo una carrellata di brani interpretati dalla Inspirational Ensemble diretta dal “minister of music” Gregoey Hopkins, il coro ha accompagnato alcune interpretazioni del soprano Josette Longmore e del basso-baritono Nathaniel Thompson.
Il Quintetto Enrico Rava composto dal sassofonista americano Dan Kinzelman, Gianluca Petrella al trombone, Giovanni Guidi al piano, Pietro Leveratto a basso e Fabrizio Sferra alla batteria si è unito a coro e cantanti in una serie di brani, raccogliendo un prolungato, caloroso applauso seguito da standing ovation.
E il fenomeno si è rivelato tale. La performance del giovane pianista Giovanni Guidi ha fatto cadere un silenzio religioso nella cattedrale del gospel con il suo a solo che ha entusiasmato il pubblico facendolo schizzare in piedi, applaudendo la figura più emergente del jazz e più giovane della band.
Il leader del quintetto, il trombettista triestino Enrico Rava è rimasto invece in Italia, costretto al riposto in seguito alla frattura qualche giorno fa di due costole in un lieve incidente domestico, sostituito dal sassofonista americano.
L’appuntamento alla chiesa battista di Harlem ha preceduto una serie di concerti del Quintetto Rava nel tempio del jazz Birdland e poi a Chicago per presentare Umbria Jazz, il festival in calendario dal 6 al 18 luglio sparso nelle strade delle cittadine umbre trasformate in un palcoscenico musicale.
Il cartellone di Umbria Jazz prevede oltre duecento concerti e grandi nomi del calibro di Chick Corea, Pat Metheny, Mark Knofler e i Manhattan Stransfer.
L’edizione 2010 del festival del jazz coincide con il XXV anniversario della collaborazione con il Berklee College of Music di Boston: un connubio che nel corso di un quarto di secolo ha portato in Umbria per i “clinic” oltre 250 ragazzi provenienti da tutto il mondo.
A luglio inoltre durante il festival verranno conferite due lauree ad honorem: a Renzo Arbore e a Stefano Bollani.
Da una decina d’anni Umbria Jazz celebra la profonda associazione con il jazz e la cultura americana, portando alcuni dei più titolati musicisti italiani sui palcoscenici dei templi della musica e cultura nera newyorkesi come Town Hall, Blue Note, Iridium e Jazz at Lincoln Center dove hanno sempre raccolto l’entusiasmante calore del pubblico. Il concerto alla prestigiosa Convent Avenue Baptist Church - hanno spiegato gli organizzatori - ha un particolare significato nel rapporto di collaborazione, dal momento che è stata la prima performance di una famosa band italiana accompagnata dal coro gospel nel cuore di Harlem.
“Questo concerto è importante non solo per motivi spirituali, ma anche perché rappresenta l’avvio di future collaborazioni culturali e artistiche” ha sottolineato Pagnotta.

Nelle foto: in alto la chiesa battista Convent di Harlem durante il concerto, il pianista Giovanni Guidi e il direttore del coro Gregory Hopkins, sopra il Quintetto Enrico Rava durante la standing ovation.

VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLE FOTO PER USO COMMERCIALE

martedì 4 maggio 2010

Il prodotto autentico italiano a tavola non conosce crisi

di Riccardo Chioni

La campagna di promozione dell’autentico prodotto italiano si compone di tante iniziative e quella in corso al Food Emporium - che si concluderà il 13 prossimo - rientra nel pacchetto messo a punto dall’Ice su scala nazionale.
A spiegarlo è il commissioner dell’Ice, Aniello Musella il quale sottolinea che i Food Emporium coprono molto bene l’area di Manhattan, anche in modo capillare, in quel segmento di fascia medio-alta alla quale si rivolge il prodotto italiano. L’iniziativa “A Taste of Italy” promossa in sedici supermercati newyorkesi Food Emporium però va oltre i confini dello Stato Impero e raggiunge il Texas e la Florida.
“In Texas - spiega Musella - abbiamo realizzato un’attività con la distribuzine locale, con un specialty food tipo Food Emporium, in una realtà completamente diversa e concentrata nell’area di Houston. Là, come attività di sopstegno, abbiamo realizzato una iniziativa presso la ristorazione autentica italiana coinvolgendo cinque ristoranti italiani che per due settimane hanno proposto menù speciali con vini selezionati. Lo stesso abbiamo fatto a Miami con una promozione diretta al consumatore attraverso la ristorazione. Il format - precisa il direttore dell’Ice - è lo stesso, il contenuto e l’obiettivo sono identici, poi si sviluppa in maniera diversa a seconda delle aree”. La piazza di New York è già di per sé un mondo con un vasto mercato che ha aperto le braccia all’Italian Lifestyle in tutti i campi, ma specialmente nel settore dell’Italia da portare a tavola che - parole di Musella - “non ha risentito della crisi come altri settori”.
La catena di sedici supermercati Food Emporium situati in rioni di Manhattan notoriamente ricchi, diventava un veicolo strategico per la campagna dell’Ice.
“Abbiamo scelto Food Emporium perché non è una catena qualsiasi, ha già prodotti italiani e perché ha una rete più articolata, soprattutto è una catena che ha una rappresentanza di moltissimi prodotti italiani provenienti da quattordici regioni”.
Un triangolo complicato quello tra New York, Houston e Miami che si riflette anche nella conoscenza dei prodotti e nel gusto acquisito dai consumatori americani, sovente ingannati da quelli che di nostrano hanno soltanto l’Italian sounding.
“A New York - spiega Musella - la conoscenza dell’autentico italiano da parte del consumatore è più elevata, perché provvista di ristoranti italiani autentici che hanno elevato la conoscenza anche a livello regionale, gestiti da italiani. Si tratta quindi di educazione del consumatore che, quando si rivolge all’acquisto, sia al supermercato, allo specialty store che al ristorante, cerca un qualcosa di autentico che conosce, anche perché i newyorkesi viaggiano, hanno un rapporto diverso con l’Europa. Parlando del Texas entriamo in una realtà diversa dove il prodotto autentico è prima di tutto presente in modo minore sulle scaffalature dei specialty store, semmai ci sono molte imitazioni del prodotto italiano e poi, non c’è una struttura, una rete di ristorazione autentica. Senza dubbio c’è un gap di conoscenza molto forte”.
Quindi nella immensa landa del Texas l’Ice promuove gli autentici prodotti italiani direttamente al consumatore attraverso testing e degustazioni all’interno di rivendite specializzate.
“La situazione - sostiene Musella - è molto variegata. Dopo New York per conoscenza troviamo Los Angeles, Chicago e San Francisco dove c’è una rete di ristorazione molto diffusa”.
Per la Florida, Miami e South Beach - osserva il commissioner - si apre un capitolo a parte.
“A South Beach intanto c’è tantissima ristorazione autentica italiana, con un grosso flusso di italiani, con un turismo anche americano che ha un potere d’acquisto elevato. La cultura dell’alimentazione, degli elementi positivi del mangiare italiano e sano sta conquistando gli americani, molto convinti del mangiare salutare. Tutto questo - aggiunge Musella - è un vantaggio per la cucina e per il prodottto italiano, naturale, biologico, senza additivi. Poi nei fatti, in genere, l’americano medio la cultura lo porta a mangiare il bbq, bistecche e patatine fritte”.
Intanto i buyers di Food Emporium si apprestano a partire per Parma dove la settimana prossima si svolgerà l’esposizione Cibus e gli stessi parteciperanno ad aducational tour nelle zone di produzione di selezionati prodotti italiani.
I buyers americani in tutto saranno diciotto appartanenti anche ad altre catene, andranno a conoscere la produzione italiana e a consolidare i prodotti che già sono presenti negli Usa.
A Cibus inoltre si svolgerà un convegno sull’America a tavola, su quelli che sono i nuovi trend, le nuove attese del consumatore statunitense del dopo crisi.
Musella sostiene che operazioni come “A Taste of Italy” vanno viste come un incentivo sia al dettagliante a dare sostegno all’iniziativa perché trova un proprio interesse, come il Food Emporium, sia quello di aggregare anche gli importatori che sono il punto chiave della presenza dei prodotti italiani negli Stati Uniti per quanto riguarda l’alimentare. È però, anche un investimento finanziario dell’Azienda Italia, da parte di Ice e dei produttori, una trentina dei quali si affacciano per la prima volta sul mercato a stelle e strisce.
Con siddisfazione Musella fa osservare che i prodotti dell’agroalimentare e vini italiani hanno subito meno di tutti gli altri settori l’effetto della crisi.
“È il settore che ha perso meno in valore di esportato dall’Italia rispetto a tanti altri prodotti, mantenendo le posizioni e sul vino, ad esempio, abbiamo risultati positivi anche in piena crisi con il Prosecco che ha conauistato gli americani”.
Musella non azzarda previsioni e si attiene ai dati inconfutabili per dichiarare che il settore del prodotto autentico italiano da tavola ha reagito molto meglio di altri, spiegando così il fenomeno.
“La crisi ha spostato la fascia di reddito medio-alta dal ristorante a casa. I consumi si sono spostati nelle cucine e ne hanno risentito i ristoranti perché hanno avuto meno presenza, ma il prodotto italiano sulle tevole americane ha mantenuto abbastanza bene”.

Nelle foto, dall'alto a sinistra Aniello Musella e il district manager di Food Emporium, Danny Wodzenski; uno stand al supermercato e la sede dell'Ice.

VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLE FOTO PER USO COMMERCIALE

Umbria Jazz con il Quintetto Rava in concerto ad Harlem

di Riccardo Chioni

L’atteso incontro musicale tra culture si tiene ad Harlem questa sera con il concerto di presentazione di Umbria Jazz 2010 presso la suggestiva Convent Avenue Baptist Church, protagonisti l’Enrico Rava Quintet e le voci del coro gospel Inspirational Ensemble.
Senza la presenza però del trombettista triestino che promuove Umbria Jazz negli Stati Uniti, Enrico Rava che a causa di un lieve incidente ha fratturato due costole ed è rimasto in Italia e al suo posto si presenterà sul palco della chiesa battista il sassofonista americano Dan Kinselman..
Intanto ieri sera a Tribeca, sulla terrazza al 25esimo piano della sede Rai, c’è stata la presentazione alla stampa della prossima edizione di Umbria Jazz, salutata dal padrone di casa, Massimo Magliaro presidente di Rai Corporation, illustrata dal direttore artistico del festival Carlo Pagnotta, assieme ai sindaci Wladimiro Boccali di Perugia e Daniele Benedetti di SpoletoAlla prima della prima di Umbria Jazz nella Big Apple ha partecipato la Allan Harris Band che sarà presente al festival in Italia nell’edizione 2010.
L’esibizione della Allan Harris Band si è svolta in una cornice strabiliante dall’alto dello storico At&t Building dove inizia Avenue of the Americas, a dominare Manhattan.
La formazione del Enrico Rava Quintet comprende Gianluca Petrella al trombone, Giovanni Guidi, il talento del nuovo jazz italiano al piano, oltre a Piero Leverato al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria.
Il concerto alla Baptist Church rappresenta di per sé un avvenimento inusuale per musicisti jazz europei, considerando il contesto culturale molto esclusivo e rientra in un tour organizzato per presentare sul territorio sutatunitense più in generale il festival Umbria Jazz.
Oltre all’evento storico nella chiesa battista, il quintetto di Rava - senza di lui - si esibirà con Kinzelman per quattro sere al Birdland di Manhattan.
Caratterizzata dalle sue attività musicali, la chiesa battista di Harlem, situata a 145th Street e Convent Avenue nella parte ovest della città, fondata nel 1942, dispone di 1.600 posti disposti su due piani ed è uno dei più significativi punti di riferimento culturali della comunità nera di Harlem, dove si contano 6 distinti cori di gospel e spiritual che cantano repertori tradizionali afro-americani.
La scaletta comprende brani di George Gershwin tratti da Porgy and Bess e dai celebrati Sacret Concerts del mitico Duke Ellington.
Da domani a sabato il quintetto sarà di scena in uno dei templi del jazz, al Birdland, il locale che Charlie Parker denifì “the jazz corner of the world”, cui seguiranno serate a Chicago presso lo storico Jazz Showcase datato 1947.
Del cartellone di Umbria Jazz sono già state rese note alcune anticipazioni: Mark Knopfler, Sonny Rollins, Chick Corea, Pat Mctheney Group, Stefano Bollani, Malody Gardot, Manhattan Trasfer e il Progetto Axé brasiliano, con ospite Fiorella Mannoia.
Il presidente di Rai Corporation ha spiegato agli ospiti che la terrazza della prestigiosa sede televisiva sta diventando un luogo di appuntamento per lo svolgimento di varie attività nei mesi a venire, “per aprire la finestra su New York” come ha precisato Massimo Magliaro.

Nelle foto, in alto la Allan Harris Band con il suo leader sulla terrazza Rai e sopra Massimo Magliaro.


VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLE FOTO PER USO COMMERCIALE

BREAKING NEWS: Arrestato in nottata l'attentatore di Times Square

di Riccardo Chioni

Le autorità federali questa notte hanno riferito di avere arrestato un sospetto in relazione all’autobomba piazzata sabato sera a Times Square.
Stando alle prime notizie riferite pochi minuti fa dagli investigatori di Fbi, polizia di New York e del ministero della sicurezza nazionale a mezzanotte è finito in manette il trentenne Faisal Shahzad residente a Bridgeport nel confinante stato del Connecticut mentre cercava di lasciare gli Stati Uniti su un volo internazionale in partenza dal J.F. Kennedy con destinazione Dubai. Il velivolo avrebbe dovuto prendere il volo alle 23,30, ma le autorità avevano disposto un ritardo forzato e poco dopo un picchetto di agenti ha fatto irruzione prelevando senza incidenti il sospetto.
Già in tarda serata nei corridoi della sede newyorkese dell’Fbi nel rione di Chelsea era palpabile l’attesa della probabile conslusione dell’indagine condotta senza sosta dall’intelligence delle forze dell’ordine.
Secondo gli inquirenti il giovane di origine pakistane naturalizzato americano non avrebbe agito da solo, una decina di giorni fa era rientrato dal Pakistan dove avrebbe trascorso un periodo di cinque mesi in località Peshawar, un punto di ritrovo dei reclutatori di al Qaeda e talebani.
Inizialmente scartata, adesso riemerge con insistenza la pista che condurrebbe ad elemnti estremisti residenti oltreoceano, mentre si allarga il cerchio dei ricercati che sarebbero stati complici nel tentativo fallito di seminare morte e distruzione nel crocevia del mondo in una calda serata di fine settimana quando a Times Square passeggia veramente il mondo.
Le autorità non hanno voluto rivelare come siano arrivati all’identificazione del pakistano-americano e dei suoi sospetti complici che avevano parcheggiato l’Suv Nissan Pathfinder all’angolo tra Broadway e 45th St. nel cuore di teatri, alberghi, ristoranti e negozi.
La polizia è giunta anche all’autore del video con la rivendicazione dell’attentato messo in rete domenica, residente in Connecticut dove il trentenne arrestato aveva acquistato l’Suv Nissan pagandolo in contanti per 1.300 dollari con blglietti da 100, senza lasciare traccia di sé e, sempre dal Connecticut provengono i componenti chimici e le bombole del gas che avrebbero dovuto far esplodere l’autobomba.
Il procuratore generale Eric Holder all'una e mezza di notte ha tenuto la conferenza stampa per annunciare l'arresto a Washington in diretta tivù, precisando che l'inchiesta prosegue su diversi fronti, mentre l'intelligence sta raccogliendo informazioni oltreoceano.

lunedì 3 maggio 2010

Raymond Kelly, il capo della polizia superstar


di Riccardo Chioni

Frequenta i salotti buoni della Grande Mela, partecipa a premiere di film, è presente ai balli di beneficenza in black-tie: è dovunque c’è steso un tappetto rosso all’ingresso dei vip, acclamato come una superstar.
Tanto che la sua è divenuta una presenza ingombrante per il suo diretto superiore, il sindaco.
In quello che i newyorkesi definiscono “champagne circuit” di ricchi e famosi, il capo della polizia è antrato a pié pari. Raymond Kelly, ex Marine, 68 anni d’età, sposato da 46 anni a Veronica che spesso gli è a fianco nelle serata di gala, non si lascia intimidire dai paparazzi e dalle penne dei gossip sui tabloid.
La settimana scorsa la coppia era al Tribeca Film Festival in occasione della prima del documentario sull’ex governatore di New York caduto in disgrazia, Eliot Spitzer e la sera precedente il commissioner s’era esibito col grembiule da cucina al ristorante Four Season a beneficio del Cancer Research Institute, in compagnia del sindaco Michael Bloomberg e del miliardario e filantropo John Rosenwald.
È stata una settimana mondana intensa quella che ha visto protagonista il capo di 35 mila poliziotti della City iniziata con il party per per l’edizione cittadina del Wall Street Journal, a fianco di Johathan Tisch, Leonard Lauder e il primo cittadino, al bar Gotham Hall, dove il magnate dei media Rupert Murdoc festeggiava l’inizio della caccia al lettore strappato al NY Times..
Raymond Kelly aveva chiuso alla grande l’attività mondana di aprile con la partecipazione al party di Vanity Fair dove aveva fatto coppia fissa con Robert De Niro, poi con Michael Duglas aveva partecipato alla presentazione di un libro al MoMa.
Non c’è evento newyorkese in cui il nome di Raymond Kelly non sia al top della lista dei vip invitati e da quando il commissioner è divenuto ambito come una superstar, anche l’annuale gala organizzato dalla Police Foundation - solitamente sottotono in qualche sala banchetti - recentemente ha assunto valore e adesso sono le superstar vere a chiedere di partecipare, visto che l’evento si è trasferito in un più consono salone al Wardolf Astoria dove Ray Kelly era seduto tra Jennifer Lopez e Sharon Stone.
Nella ricorrenza della Giornata della Donna alle Nazioni Unite il commissioner era a fianco di Diane von Furstenberg e Spike Lee, il procuratore generale Andrew Cuomo e i giocatori dei Knicks che poi hanno partecipato allo Ziegfeld alla premiere di “Winning Time: Reggie Miller vs. New York Kniks”.
I reporter più graffianti, quelli che per colazione divorano gossip nei canyon della Big Apple, sostengono che il Police Commissioner si recherebbe ovunque, anche all’apertura di una busta, per dire - in altre parole - che è dappertutto come il prezzemolo.
La popolarità di Raymond Kelly, figlio di un lattaio e una commessa di Macy’s, accresce con la sua forte presenza professionale alla guida di un esercito di uomini e donne in divisa, stratega di una campagna decisionale all’insegna del fare di più con meno, lo slogan amato da Bloomberg, detestato da polizia e pompieri.
Quella del Police Commissioner è la figura che i newyorkesi ritengono sia in grado più d’ogni altra di irradiare autorità, restando allo stesso tempo una persona intelligente, che ama divertirsi, a contatto con ricchi e famosi dello “champagne circuit”.
L’onnipresenza del capo della polizia superstar ai frequenti eventi che offre la Big Apple è diventata ingombrante per il primo cittadino che avrebbe preso l’abitudine di scandagliare scaletta e ospiti di serate mondane in abito da sera e di party vip dove è certo che il protocollo rispetti la presenza di “Hizzoner”.
Mitchell Moss, docente di “public-policy” presso la NY University, definisce l’immagine di Ray Kelly simile a quella di una popolare rock-star e c’è addirittura chi lo vedrebbe allo scranno di City Hall attualmente di Michael Bloomberg.
Come Julian Niccolini, co-proprietario del titolato ristorante Four Season dove il commissioner ama pranzare, il quale esclama “dovrebbe candidarsi sindaco”. Ma al quartier generale di One Police Plaza preferiscono attenersi al manuale e rispondere che le ambizioni del capo della polizia non sono cambiate e restano focalizzate nel rendere al meglio nel suo compito.
Anzi, il portavoce più conosciuto dalla stampa newyrokese, il deputy di Kelly, Poul Browne commenta l’interesse di certa stampa agli eventi mondani del suo capo bacchettando i media disattenti, in particolare i cosiddetti society reporter e fotografi d’assalto che spesso - ha criticato - dimenticano che il commissioner Kelly si reca a far visita ad agenti ricoverati in ospedali e anche quando partecipa agli incontri tra comunità e distretti di polizia.


VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLE FOTO

domenica 2 maggio 2010

Siamo alle guerre stellari nel mercato immobiliare della Big Apple



di Riccardo Chioni

Non si sa per certo a quale costruttore si faccia risalire la paternità del filone immobiliare in voga al momento a New York, illuminato da visioni celestiali.
È certo però che negli ultimi anni la Big Apple ha visto nascere come funghi nuovi grattacieli che si vogliono distinguere per i nomi dell’universo che portano, in questa che sembra diventata la guerra stellare in corso in un lucrativo mercato immobiliare.
Manhattan chiaramente è la primadonna, ma nuovi edifici pubblicizzati come pochi dove poter toccare il cielo con vista a perdita d’occhio su tre lati, sono sorti anche a Long Island City, a Brooklyn e nel Bronx.
La nuova tendenza, che tuttavia era nuova cinque anni fa, è la costruzione di torri con pareti esterne in vetro da pavimento a soffitto, un trend diventato presto inflazionato dai nomi che taluni costruttori hanno voluto dare ai nuovi edifici venuti sù a tempo di record, che talvolta si copiano.
I nuovi grattacieli ribattezzati “tower in the sky” con riferimenti all’universo sono sorti in abbondanza nella Upper East, come nella West Side di Manhattan, anche a rischio di diventare monotoni, come è accaduto nella Lower East Side dove si trova “Blue” che condivide il nome dato ad un altro nuovo edificio costruito nel rione di Clinton Hill a Brooklyn.
Vengono pubblicizzati come appartamenti sospesi in aria, contenuti nelle torri-vetrate con vedute mozzafiato a sfiorare il cielo da nomi come Solaria, Star Tower, Sky House, Lucida, Orion, Ariel, Cielo e South Star.
Si sprecano i creativi di Madison Avenue nell’escogitare gli slogan più accattivanti e convincenti per coloro che intendono investire su uno studio o un appartamento di “vetro” sospeso nel cielo, da uno a cinque milioni di dollari.
La conseguenza è che adesso questi nuovi grattacieli sembrano tutti uguali, anche nei nomi che sono stati dati, mentre qualcuno ha già soprannominato questo tipo di abitazione “glass box”.
Il riconoscimento inequivocabile da dare ai nuovi grattacieli sta tormentando il sonno degli immobiliaristi che non riescono più a trovare la via per rientrare sulla terra, come il costruttore dell’ultima "sky tower" alta 34 piani situata nella Upper East Side a 91st St. e 1st. Avenue che, dove per un appartamento con vista panoramica su quattro lati, non è riuscito a scovare niente di meglio di Azure, il prezzo di un "glass box" varia da 605 mila a 4.8 milioni di dollari.
Chi abbia ufficialmente avviato questa “fissazione” dei nomi celestiali per i nuovi grattacieli non è dato sapere, anche se è il costruttore Extell ad autodefinirsi pioniere in questa guerra galattica del “vetro” con la realizzazione - tra gli altri edifici - di Lucida, la stella più brillante della costellazione, realizzato all’angolo tra 85th St. e Lexington Avenue.
Gli immobiliaristi condordano: i nomi celestiali iniziano ad essere delle meteore vaganti, confuse in un firmamento che ai newyorkesi non suona familiare, abituati come sono a edifici con nomi più tradizionali e terrestri.
L'abitudine di nominare edifici a New York non è certo una novità. Se guardiamo ad un secolo ed oltre indietro, ad esempio, scopriamo che il trend in voga allora era legato al West con il Wyoming nella parte ovest di 55th St. a pochi passi dall’Oregon nella West 54th e, dall’altra parte della strada, c’è Idaho nella parte East a 48th. St. e, infine, l’arcinoto Dakota all’angolo tra 72nd St. e Central Park West.
In quanto a nomi di palazzi, non c’è che l’imbarazzo della scelta nella Big Apple, se vogliamo anche a seconda delle “fissazioni” che i costruttori avevano al tempo, come quella dei nomi francesi con il Bordeaux e il Cherbourg. Paris fa parte del filone delle città, dove troviamo anche Madrid e Sanremo, oppure quelli degli indiani d’America con Iroquois, Seminole e Waumbek.
Come noto, a New York l’indirizzo in molti casi viene indicato col nome dell’edificio, specialmente se è altosonante e ubicato in una strada prestigiosa come Central Park West, Park Avenue o Perry Street nel West Village.
L’obiettivo degli imprenditori immobiliari chiaramente è emergere dall’affollato mercato del real estate newyorkese per riuscire a piazzare i “glass box” ad un minimo di un milione di dollari cadauno in un momento di profonda crisi economica, attraverso un nome che si distingua da tutti, che fornisca insomma l’immagine del nuovo trend immerso nel lusso abbordabile, accomodati tra le novole a dominare New York.



VIETATA LA RIPRODUZIONE DELLE FOTO PER USO COMMERCIALE