
di Riccardo Chioni
La vetrina internazionale del cibo ha aperto oggi i battenti con l’avvio della 56esima edizione del Fancy Food Show al Javits Convention Center di Manhattan dove - come vuole la tradizione - l’Italia primeggia tra i 70 paesi stranieri espositori.
È il Fancy Food dei numeri che la dicono lunga sulla voglia di ripresa, sia da parte dei partecipanti allo show che sono oltre 2.500, che tra i visitatori addetti ai lavori che si contano nell’ordine di 24 mila.
La rassegna mondiale del cibo chiuderà i battenti domani, dopo aver mostrato agli operatori americani qualcosa come 180 mila prodotti tra i più raffinati che provengono da differenti culture, che vanno dai formaggi alle cioccolate, dagli olii d’oliva ai tea, dalle salse alle spezie, oltre a migliaia di prodotti naturali o biologici che andranno a raggiungere le tavole degli americani.

L’Italia è presente con 230 espositori tra produttori, regioni, consorzi e camere di commercio con prodotti gastronomici e vini. Il padiglione dell’Ice è il più grande dello show su un’area del 36 per cento riservata al settore dei prodotti internazionali.
Il nostro paese si colloca tra i primi 5 per esportazione negli Stati Uniti di cibo e bevande, mentre i produttori continuano a beneficiare della crescente domanda di prodotti autentici, di qualità, naturali e soprattutto benefici per la salute, come vuole la dieta mediterranea adottata in America da costa a costa.
“L’orgoglio dei produttori italiani - sostiene il direttore dell’Ice in Usa, Aniello Musella - è palpabile quando viene chiesto loro di illustrare la ricchezza della propria cultura e delle tradizioni in connessione con il miglior cibo e i vini che offre l’Italia. Il Fancy Food fa proprio questo: consente alle aziende di dimostrare clima e territorio dal nord al sud dell’Italia, con il gusto che distingue ogni specialità regionale”.
All’inaugurazione del padiglione italiano ha preso parte il console generale Francesco Talò e in visita agli stand delle regioni anche l’onorevole Amato Berardi.

A fare il battesimo del Fancy Food 2010 è stata Lidia Bastianich, la regina della cucina italiana conosciuta con i suoi programmi televisivi in tutto il mondo, con una gamma di paste e sei differenti gusti di sughi.
“Abbiamno una dozzina di formati di pasta, ma aumenteranno. I miei programmi sono visti in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Medio Oriente, sto andando in giro per il mondo a far conoscere la nostra cucina, è bellissimo” spiega Lidia. Anche l’ambasciatrice della cucina italiana concorda sulla crescente richiesta da parte degli americani di prodotti genuini e autentici.
“Credo che la carta vincente per l’Italia sia quella dei prodotti giusti e tradizionali, buoni e di qualità, allora l’americano arriva - sottolinea -, nonostante i prodotti impostori con nomi italiani”.
Facendo visita agli stand della Calabria, l’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Trematerra parla di crisi di sistema.
“Non vi è dubbio che c’è una crisi di sistema che investe l’Italia, soprattutto le regioni più in difficoltà come la nostra. Oggi siamo presenti a questa importante vetrina - sostiene Trematerra - e ancora una volta possiamo essere soddisfatti per le numerose presenze che hanno avuto modo di verificare e provare i nostri prodotti di qualità di un territorio che ha saputo investire nell’agroalimentare, dove sicuramente vogliamo ancora investire soprattutto nella promozione che è la grande sfida perché dobbiamo fare conoscere i nostri prodotti anche fuori dei confini regionali”.
La Calabria sta puntando molto sui prodotti biologici che negli Stati Uniti trovano consumatori attenti. “C’è un mercato che possiamo aggredire solo con prodotti che siano di qualità. Siamo una terra molto piccola, non possiamo certo affrontare le sfide del mercato globale pensando ad una agricoltura intensiva. Bisogna - aggiunge l’assessore - pensare al prodotto di qualità e il biologico ci dà la possibilità di arrivare nei mercati per presentare i nostri prodotti per una dieta che ha anche un valore scientifico”.
Da Sperlonga l'olio extra vergine "Omega 3.6.9." completo
Tra le novità in assoluto presentate all’edizione 2010 del Fancy Food figura un olio presentato da Sperlonga, un’azienda di Priverno, in provincia di Latina che ha voluto offrire alle migliaia di esperti americani in visita l’olio extra vergine d’oliva “Omega 3.6.9”, ovvero: l’olio completo.
“Abbiamo questa novità assoluta per aggiungere salute alle qualità salutari che già porta l’olio d’oliva. Si chiama Omega 3.6.9. - spiega il Ceo Domenico Sperlonga - e si produce arricchendo l’olio d’oliva con gli altri componenti omega in modo da dare al prodotto un grasso completo per un’alimentazione moderna e soprattutto equilibrata”.
L’olio “Omega 3.6.9.” contiene tutte le caratteristiche tipiche dell’olio d’oliva, più l’apporto di Omega 3, Omega 6 che è scarso nell’olio e Omega 9, componenti essenziali che il corpo umano non può selezionare autonomamente e gli acidi grassi devono essere acquisiti con l’alimentazione.
“La nostra zona di produzione - sostiene Sperlonga - è ad alta vocazione olevicola, recentemente abbiamo avuto il riconoscimento Dop e ci siamo sviluppati tradizionalmente, la società è a gestione familiare”.
L’”Omega 3.6.9.” è senza dubbio un prodotto di nicchia, ma l’oleificio Sperlonga offre anche una variegata selezione di olii aromatizzati che si affiancano al classico prodotto tradizionale.
L’azienda Sperlonga non è nuova tuttavia al Fancy Food e in merito alle speranze di una ripresa economica, il titolare si dice ottimista “si comincia a vedere un certo movimento, anche perché cresce la domanda di prodotti di qualità e questo ci riempie di soddisfazione”.
All'Ice il Desk a tutela del Made in Italy
Presso il padiglione italiano organizzato dall’Ice è interessante la campagna educativa realizzata dal Desk per la Tutela della Proprietà Intellettuale, istituito dal ministero per lo Sviluppo economico e localizzato presso l’Ice di New York, che si rivolge al consumatore americano per orientarlo nella scelta dei prodotti autentici italiani, in particolare di quelli Dop e Igp.
La tutela dei marchi, brevetti e copyright dei prodotti italiani diventa, infatti, fondamentale in un paese quale gli Stati Uniti, il cui sistema di protezione guridica ha un diverso impianto normativo rispetto a quello italiano e comunitario.
In particolare, le difformità in materia di indicazioni geografiche generano fenomeni come quello definito “Italian Sounding”, dando luogo a forme di concorrenza sleale. È una pratica che induce il consumatore statunitense, attraverso l’uso di parole, colori, immagini e riferimenti geografici, ad associare erroneamente il prodotto imitato a quello italiano.
“Per questa ragione - ha affermato la responsabile del Desk, Donatella Iaricci - è stato realizzato un flyer contenente la lista delle indicazioni geografiche italiane protette con cui si intende insegnare ai consumatori a distinguere i prodotti italiani dalle imitazioni. Dal primo maggio 2010, inoltre, in ottemperanza alle regolamentazioni comunitarie, sulle confezioni dei prodotti Dop e Igp sono obbligatori i simboli di certificazione, rendendo quindi molto più facile la riconoscibilità delle eccellenze nostrane”.
Il Desk offre attività di supporto e di primo orientamento alle aziende italiane che si affacciano al mercato Usa, fornendo informazioni sul sistema di registrazione dei marchi e brevetti, nonchè sulle misure di difesa a cui ricorrere in caso di presunte violazioni.
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