martedì 29 giugno 2010

Il gen. dei carabinieri Borghini ha firmato un accordo tra Onu e Centro Vicenza




Il generale dei Carabinieri Emilio Borghini e il segretario generale aggiunto dell'Onu per le operazioni di mantenimento della pace, Dmitri Titov, hanno firmato oggi al Palazzo di Vetro un accordo senza precedenti tra le Nazioni Unite ed il Centro di Eccellenza delle Unità di Polizia di Stabilità di Vicenza (CoESPU), gestito dall'Arma in collaborazione con gli Stati Uniti.
”L’obiettivo è diffondere il nostro sistema di addestramento, le cui qualità sono riconosciute da tutti, all'interno delle Nazioni Unite”, ha spiegato in una conferenza stampa il rappresentante permanente all'Onu, Cesare Maria Ragaglini, ricordando in particolare il recente invio di 130 Carabinieri ad Haiti, il paese caraibico sconvolto da un terribile terremoto sei mesi fa.
Il Centro di Vicenza accoglie soprattutto militari provenienti da Paesi in via di sviluppo, in particolare dall'Africa. Finora sono passati al CoESPU oltre 2.500 uomini in uniforme, diventati a loro volta istruttori una volta tornati a casa, e le richieste aumentano d'anno in anno.
L'accordo firmato oggi (in gergo tecnico un Mou, memorandum of understanding) prevede attività congiunte a New York e a Vicenza, ma anche in altre parti del mondo. Il generale Borghini ha tra l'altro ricordato l'impegno dell'Arma nell'addestrare soldati dispiegati dall'Onu in paesi come Iraq e Afghanistan, oltreché per mantenere la fragile pace nel Darfur, la regione del Sudan martoriata da sanguinosi scontri tribali.

”In situazioni così delicate, bisogna parlare due lingue: quella civile e quella militare”, ha sottolineato Borghini, e corpi di polizia militare e di gendarmeria come i carabinieri sono in grado di farlo con successo. Proprio in quest'ottica, ha proseguito il generale, il ruolo delle donne in divisa sarà sempre più importante, soprattutto per riuscire a conquistare la fiducia della popolazione femminile nei Paesi sconvolti dalla guerra.
Borghini ha citato il caso di un medico donna italiana ad Haiti, che ha ottenuto un grande successo presso la popolazione locale, contrariamente al suo predecessore uomo. Ragaglini ha infine ricordato che l'Italia rimane il primo contributore di truppe all'Onu tra i paesi Ue e del G8, oltre ad essere il sesto contributore finanziario dell'Onu.
Lo stesso segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon aveva definito il nostro paese “il partner ideale per le Nazioni Unite”.


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lunedì 28 giugno 2010

Al Fancy Food la diplomazia dell'eccellenza alimentare siciliana




di Riccardo Chioni

Al Javits Convention Center di Manhattan la 56esima edizione del Fancy Food Show ha visto una nuova faccia della diplomazia italiana.
Si tratta di un gruppo di 10 produttori del settore alimentare riuniti nella “Ambasciata dei Sapori” che ha esordito a New York presentando agli operatori americani le eccellenze gastronomiche prodotte sui territori siciliani confiscati alla mafia.
La “Ambasciata dei Sapori” ha portato il meglio che offre la produzione agroalimentare siciliana fatta di aziende a carattere familiare, come formaggi di Ragusa, pasta artigianale, Malvasia delle Lipari, marmellate di mele cotogne, miele delle Madonie, cioccolata di Modica e olii.
Alcuni dei prodotti provengono da Corleone, come la pasta fatta alla maniera antica Colletti con grano coltivato sulle terre sequestrate alla malavita organizzata.
“Le aziende - spiega il portavoce dell’Ambasciata Marco Scapagnini - non pagano l’adesione e da parte nostra provvediamo ad allestire stand a mostre, curiamo la corretta internazionalizzazione dei prodotti e accompagnamo i titolari a farsi conoscere nel mondo”.
Non intesa come consorzio, all’Ambasciata aderiscono al momento 22 produttori di cibo e vini che fruiscono di un contributo assegnato dalla Regione Siciliana.
La nuova dipplomazia enogastronomica intende sviluppare una campagna promozionale puntando sulla qualità dei prodotti, alcuni dei quali sono ancora oggi lavorati a mano artigianalmente.
“L’America è un grande sogno per i nostri produttori che cercano di guadagnarsi una porzione del grande mercato americano sempre più attento ai prodotti di qualità e le nostre sono eccellenze uniche” sottolinea Scapagnini.
È difficile per gli americani che si avvicinano ai prodotti italiani comprendere perché ad esempio il formaggio Caciocavallo costa al consumatore più del Parmigiano Reggiano e per questo la Ambasciata intende allestire una campagna di educazione sul pianeta America.
La Ambasciata si dice facilitata da importatori diretti newyorkesi che distribuiscono anche i prodotti e per l’anno prossimo l’obiettivo è raggiungere la ristorazione italiana della Big Apple.
Alla conferenza stampa di presentazione dei prodotti siciliani oggi ha preso parte Livio Mandarà co-fondatore dell’associazione “Ambasciata dei Sapori” il quale ha spiegato che le aziende associate sono piccole e medie con produzioni di eccellenza di vini e gastronomia che coprono l’intera area della Scilia.
Nell’occasione, è stato presentato il libro “Charming Sicily”, una raccolta in 10 capitoli di suggestioni turistiche e “Sicilian Cuisine”, un volume di 110 pagine contenente ricette tradizionali dell’Isola, presentato dall’editore Marcello Clausi e prersto disponibile negli Usa per operatori turistici.


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domenica 27 giugno 2010

Fancy Food Show dai grandi numeri, Italia in testa




di Riccardo Chioni

La vetrina internazionale del cibo ha aperto oggi i battenti con l’avvio della 56esima edizione del Fancy Food Show al Javits Convention Center di Manhattan dove - come vuole la tradizione - l’Italia primeggia tra i 70 paesi stranieri espositori.
È il Fancy Food dei numeri che la dicono lunga sulla voglia di ripresa, sia da parte dei partecipanti allo show che sono oltre 2.500, che tra i visitatori addetti ai lavori che si contano nell’ordine di 24 mila.
La rassegna mondiale del cibo chiuderà i battenti domani, dopo aver mostrato agli operatori americani qualcosa come 180 mila prodotti tra i più raffinati che provengono da differenti culture, che vanno dai formaggi alle cioccolate, dagli olii d’oliva ai tea, dalle salse alle spezie, oltre a migliaia di prodotti naturali o biologici che andranno a raggiungere le tavole degli americani.
L’Italia è presente con 230 espositori tra produttori, regioni, consorzi e camere di commercio con prodotti gastronomici e vini. Il padiglione dell’Ice è il più grande dello show su un’area del 36 per cento riservata al settore dei prodotti internazionali.
Il nostro paese si colloca tra i primi 5 per esportazione negli Stati Uniti di cibo e bevande, mentre i produttori continuano a beneficiare della crescente domanda di prodotti autentici, di qualità, naturali e soprattutto benefici per la salute, come vuole la dieta mediterranea adottata in America da costa a costa.
“L’orgoglio dei produttori italiani - sostiene il direttore dell’Ice in Usa, Aniello Musella - è palpabile quando viene chiesto loro di illustrare la ricchezza della propria cultura e delle tradizioni in connessione con il miglior cibo e i vini che offre l’Italia. Il Fancy Food fa proprio questo: consente alle aziende di dimostrare clima e territorio dal nord al sud dell’Italia, con il gusto che distingue ogni specialità regionale”.
All’inaugurazione del padiglione italiano ha preso parte il console generale Francesco Talò e in visita agli stand delle regioni anche l’onorevole Amato Berardi.
A fare il battesimo del Fancy Food 2010 è stata Lidia Bastianich, la regina della cucina italiana conosciuta con i suoi programmi televisivi in tutto il mondo, con una gamma di paste e sei differenti gusti di sughi.
“Abbiamno una dozzina di formati di pasta, ma aumenteranno. I miei programmi sono visti in Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Medio Oriente, sto andando in giro per il mondo a far conoscere la nostra cucina, è bellissimo” spiega Lidia. Anche l’ambasciatrice della cucina italiana concorda sulla crescente richiesta da parte degli americani di prodotti genuini e autentici.
“Credo che la carta vincente per l’Italia sia quella dei prodotti giusti e tradizionali, buoni e di qualità, allora l’americano arriva - sottolinea -, nonostante i prodotti impostori con nomi italiani”.
Facendo visita agli stand della Calabria, l’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Trematerra parla di crisi di sistema.
“Non vi è dubbio che c’è una crisi di sistema che investe l’Italia, soprattutto le regioni più in difficoltà come la nostra. Oggi siamo presenti a questa importante vetrina - sostiene Trematerra - e ancora una volta possiamo essere soddisfatti per le numerose presenze che hanno avuto modo di verificare e provare i nostri prodotti di qualità di un territorio che ha saputo investire nell’agroalimentare, dove sicuramente vogliamo ancora investire soprattutto nella promozione che è la grande sfida perché dobbiamo fare conoscere i nostri prodotti anche fuori dei confini regionali”.
La Calabria sta puntando molto sui prodotti biologici che negli Stati Uniti trovano consumatori attenti. “C’è un mercato che possiamo aggredire solo con prodotti che siano di qualità. Siamo una terra molto piccola, non possiamo certo affrontare le sfide del mercato globale pensando ad una agricoltura intensiva. Bisogna - aggiunge l’assessore - pensare al prodotto di qualità e il biologico ci dà la possibilità di arrivare nei mercati per presentare i nostri prodotti per una dieta che ha anche un valore scientifico”.

Da Sperlonga l'olio extra vergine "Omega 3.6.9." completo

Tra le novità in assoluto presentate all’edizione 2010 del Fancy Food figura un olio presentato da Sperlonga, un’azienda di Priverno, in provincia di Latina che ha voluto offrire alle migliaia di esperti americani in visita l’olio extra vergine d’oliva “Omega 3.6.9”, ovvero: l’olio completo.
“Abbiamo questa novità assoluta per aggiungere salute alle qualità salutari che già porta l’olio d’oliva. Si chiama Omega 3.6.9. - spiega il Ceo Domenico Sperlonga - e si produce arricchendo l’olio d’oliva con gli altri componenti omega in modo da dare al prodotto un grasso completo per un’alimentazione moderna e soprattutto equilibrata”.
L’olio “Omega 3.6.9.” contiene tutte le caratteristiche tipiche dell’olio d’oliva, più l’apporto di Omega 3, Omega 6 che è scarso nell’olio e Omega 9, componenti essenziali che il corpo umano non può selezionare autonomamente e gli acidi grassi devono essere acquisiti con l’alimentazione.
“La nostra zona di produzione - sostiene Sperlonga - è ad alta vocazione olevicola, recentemente abbiamo avuto il riconoscimento Dop e ci siamo sviluppati tradizionalmente, la società è a gestione familiare”.
L’”Omega 3.6.9.” è senza dubbio un prodotto di nicchia, ma l’oleificio Sperlonga offre anche una variegata selezione di olii aromatizzati che si affiancano al classico prodotto tradizionale.
L’azienda Sperlonga non è nuova tuttavia al Fancy Food e in merito alle speranze di una ripresa economica, il titolare si dice ottimista “si comincia a vedere un certo movimento, anche perché cresce la domanda di prodotti di qualità e questo ci riempie di soddisfazione”.

All'Ice il Desk a tutela del Made in Italy


Presso il padiglione italiano organizzato dall’Ice è interessante la campagna educativa realizzata dal Desk per la Tutela della Proprietà Intellettuale, istituito dal ministero per lo Sviluppo economico e localizzato presso l’Ice di New York, che si rivolge al consumatore americano per orientarlo nella scelta dei prodotti autentici italiani, in particolare di quelli Dop e Igp.
La tutela dei marchi, brevetti e copyright dei prodotti italiani diventa, infatti, fondamentale in un paese quale gli Stati Uniti, il cui sistema di protezione guridica ha un diverso impianto normativo rispetto a quello italiano e comunitario.
In particolare, le difformità in materia di indicazioni geografiche generano fenomeni come quello definito “Italian Sounding”, dando luogo a forme di concorrenza sleale. È una pratica che induce il consumatore statunitense, attraverso l’uso di parole, colori, immagini e riferimenti geografici, ad associare erroneamente il prodotto imitato a quello italiano.
“Per questa ragione - ha affermato la responsabile del Desk, Donatella Iaricci - è stato realizzato un flyer contenente la lista delle indicazioni geografiche italiane protette con cui si intende insegnare ai consumatori a distinguere i prodotti italiani dalle imitazioni. Dal primo maggio 2010, inoltre, in ottemperanza alle regolamentazioni comunitarie, sulle confezioni dei prodotti Dop e Igp sono obbligatori i simboli di certificazione, rendendo quindi molto più facile la riconoscibilità delle eccellenze nostrane”.
Il Desk offre attività di supporto e di primo orientamento alle aziende italiane che si affacciano al mercato Usa, fornendo informazioni sul sistema di registrazione dei marchi e brevetti, nonchè sulle misure di difesa a cui ricorrere in caso di presunte violazioni.


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sabato 26 giugno 2010

I giovani chiedono ascolto e rispetto. È quanto emerso ad un convegno nel New Jersey




di Riccardo Chioni

Il lancio della settimana della gioventù siciliana mondiale in Sicilia e la creazione di una rete in grado di raggiungere le nuove generazioni sempre più immerse nelle nuove tecnologie della comunicazione sono due delle proposte emerse al primo Convegno “I giovani e l’emigrazione” svoltosi venerdì nella sede del Comites del New Jersey.
Organizzato dalla Confederazione Siciliani nel Nord America (Csna), assessorato delle Politiche sociali della Regione Siciliana, Comites e consolato di Newark, avrebbe dovuto vedere la partecipazione di alcuni oratori che sono rimasti a terra in Italia a causa di uno sciopero improvviso di Alitalia.
Al convegno-rapporto tra l’emigrazione siciliana, associazionismo e le nuove generazioni hanno preso parte il console di Newark Andrea Barbaria, Augusto Sorriso coordinatore giovani in Usa del Cgie, Silvana Mangione vice segretario generale dei paesi anglofoni del Cgie, Alfio Russo dirigente scolastico della circoscrizione consolare di New York, Giovanni Bologna direttore regionale funzione pubblica Regione Siciliana, Vincenzo Lafata della direzione assessorato siciliano regionale emigrazione, Nicolò Aiello chairman della Csna, il presidente Avola, il delegato in Italia Vincenzo Gracci e Vito Totino coordinatore giovani del NJ.
Il console Andrea Barbaria ha tracciato un quadro storico dell’emigrazione a confronto con quella del XXI secolo.
“Il tema scelto è di un’importanza e di una drammatica attualità perché riguarda il fenomeno dell’emigrazione giovanile chiamato diaspora, che ha la sua origine alla fine dell’Ottocento, ma che continua, anche se in forme diverse anche oggi. Si dice che l’emigrazione dall’Italia sia finita. In realtà è vero solo in parte. È finita - ha precisato Barbaria - una certa tipologia di emigrazione, dagli Novanta, proprio dalla Sicilia, è ripartito un nuovo flusso di emigrazione, descritto some emergenza generazionale, un fenomeno degno di interesse e studio. Assistiamo ad un’evoluzione della comunità italiana negli Stati Uniti con il contributo di giovani istruiti che si recano all’estero per costruire o rafforzare le basi delle proprie carriere professionali. Diversamente dai propri avi italiani, i giovani emigrati italiani vengono qui consapevoli delle proprie risorse, delle capacità imprendoriali. Oggi l’emigrazione ha un significato diverso: da una parte i giovani sono attratti dagli Stati Uniti perché qui il merito e le doti individuali vengono riconosciute, la meritrocazia si tocca con mano. Spesso constatano anche che c’è anche l’altro lato: una competizione spesso esasperata a cui non sono abituati in Italia.
Maria Abate vice presidente del Comites è convinta che la comunità italoamericana deve lasciare spazio ai giovani per non rischiare di perdere l’identità.
“Il convegno è organizzato per coinvolgere i nostri giovani, per avere una continuità nel futuro, perché saranno loro a proseguire il lavoro che noi lasceremo. Il Comites del New Jersey conta all’interno una commissione giovani molto forte e coinvolta a cui la Confederazione ha pensato di dedicare questa giornata di riflessione”.
La Csna, che comprende Usa e Canada, di cui Nicolò Aiello è chairman si è fatta promotrice di un’iniziativa con università americane e quella di Palermo per facilitare i figli di italoamericani e canadesi nello studio in Italia e nel protocollo d’intesa sono compresi vitto e alloggio gratis da parte dell’università siciliana.

Nel suo intertvento Bologna ha auspicato che giungano alla Regione proposte di iniziative in chiave moderna in grado di soddisfare le richieste dei giovani siciliani.
“Il nostro obiettivo è riunire i siciliani nel mondo” sostiene Vincenzo Gracci, presidente e socio fondatore della Csna che rappresenta in Italia.
Ai giovani Alfio Russo ha detto “siete in grado di comprendere i fenomeni più di altri, avete una marcia in più, avete la cittadinanza della lingua italiana la cui domanda continua a crescere. Avete la capacità - ha sottolineato - di dare un senso concreto alle idee”.
“Il Made in Italy più importante siamo noi giovani all’estero e lo abbiamo detto al governo italiano. Nessuno però qui dà spazio ai giovani - ha esordito Vito Totino - in più, non siamo rispettati” in seno al tradizionale associazionismo storico”.

Ad Augusto Sorriso abbiamo chiesto di tirare le conclusioni del convegno. “Con tutto il rispetto per quelle tradizioni che ancora vanno perpetuate dalla Regione Sicilia, vanno finanziate e messe il luce, più di quelle tradizionali, le nuove iniziative che devono riguardare i giovani. Perché se pensiamo che i giovani si riciclino nelle nostre associazioni e nei nostri modi di associarsi, siamo destinati a scomparire. Se invece diamo loro la possibilità di organizzarsi - ha sostenuto Sorriso -, sicuramente la sicilianità, l’italianità avrà la possibilità di sopravvivere nel XXI secolo, altrimenti scompariremo”.
L’associazionismo tradizionale, è destinato ad un rapido declino, mentre i giovani scalpitano per recuperare il possibile e guardare al futuro con un’ottica diversa.
“Lo ha detto il dottor Bologna: in Sicilia o in Italia, i circoli sono scomparsi. Se facciamo un esame vero e onesto - ha aggiunto Sorriso - di quelle che sono le nostre associazioni oggi, che sono state importantissime, vitali per la nostra identità, oggi pensare a un futuro delle associazioni in senso tradizionale, è fuori dal tempo”.
Intanto sono emerse un paio di proposte che i giovani inviano alla Regione Siciliana.
“Credo che questo sia stato un momento di inizio, il primo passo verso quella che è stata la proposta finale: la creazione della settimana siciliana per i giovani non necessariamente siciliani o con passaporto italiano, allestita nei modi in cui i giovani la vedono, portando un numero elevato di loro ad una conferenza mondiale da svolgere in Sicilia per la creazione di una rete globale giovanile in un modo di associarsi che rispecchia il XXI secolo”.

Nelle foto, dall'alto: Andrea Barbaria (s) e Augusto Sorriso, il pubblico, Giovanni Bologna, Alfio Russo e Vito Totino.


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venerdì 25 giugno 2010

"Oscar" dell'Ice al pionierismo americano nella promozione di prodotti italiani




di Riccardo Chioni


Si avvicina il tradizionale appuntamento di domenica con con la vetrina globale del Fancy Food Show e l’Ice ha preceduto l’atteso evento con la consegna di riconoscimenti a professionisti dell’industria alimentare che nel corso degli anni hanno dimostrato impegno nella divulgazione dei prodotti italiani sul territorio statunitense.
L’Ice ha organizzato la cerimonia nella propria sede nella Upper East Side di Manhattan, condotta dal giornalista ed autore Fred Plotkin al suo sesto libro sulla cucina italiana, cuoco in tivù nei programmi del Food Network, autore di articoli pubblicati - tra gli altri - sul NY Times e Bon Appétit. Il direttore esecutivo dell’Ice negli Usa, Aniello Musella ha consegnato targhe e pergamene ai premiati con il “Distinguished Service Award” istituito sotto gli auspici del ministero dello Sviluppo economico e destinato a importatori e negozianti americani quale segno di apprezzamento del governo italiano per il ruolo svolto nella promozione dell’immagine del cibo italiano sul pianeta America.
L’anno scorso erano stati premiati professionisti che operano nel settore vinicolo e l’edizione 2010 riconosce il merito di coloro che negli anni hanno dimostrato impegno nella divulgazione e vendita di prodotti agroalimentari italiani. Sono inoltre stati scritti nella “Hall of Fame” dell’Ice i nomi di tredici tra giornalisti, importatori e esercenti: Giuliano Bugialli, Giorgio De Luca, Angelo Dominioni, Mary Ann Esposito, Mario Foah, George Gellert, Marcella Hazan, Henry Kaplan, Alfred Lepore, Flora Nevi, John Profaci, Luigi Santamauro e Luciano Todaro.
Da oltre 35 anni Giuliano Bugialli è impegnato nella promozione non solo della cucina italiana, ma anche dei suoi prodotti. Nel 1973 aveva fondato la prima scuola inglese di cucina chiamata “Cooking in Florence” dove gli studenti non imparavano solo a cucinare, ma ricevevano una vera e propria immersione nella cultura italiana.
Quattro anni più tardi il fiorentino Bugialli aveva pubblicato il primo libro “The Fine Art of Italian Cooking”, diventando famoso per il suo approccio storico all’arte della cucina.
Per cinque anni Bugialli aveva inoltre condotto un popolare programma di cucina sulla rete Rai ed aveva lavorato come consulente nella ristorazione in numerose città.
È vincitore di numerosi premi tra cui il Toque Award of the Book and Cook a Filadelfia, il nome di Bugialli figura in un selezionato gruppo onorato da Julia Child e Pierre Franey ed attualmente sta preparando un libro di ricette autentiche della Maremma toscana.
“Hanno rotto il ghiaccio e hanno ispirato numerosi altri a seguire l’esempio. Molti di questi pionieri - spiega Aniello Musella - hanno dimostrato devozione e apprezzamento per l’Italia e l’italian way of life. L’assegnazione di questi premi riservati ai professionisti dell’industria alimentare coincide con l’apertura del Summer International Fancy Food Show al Javits Convention Center di New York a cui quest’anno partecipa uno straordinario numero di 500 aziende italiane. Credo - ha proseguito - che questo sia il monento più appropriato per riflettere, per pensare a coloro che hanno avuto un ruolo di rilievo nella promozione e successo dei prodotti italiani in America”.
Alcuni dei premiati sono letteralmente dei pionieri che hanno preso iniziative contro ogni scommessa, in tempi in cui i prodotti italiani non certo erano popolari come lo sono oggi e molti di loro hanno provveduto a cedere alle nuove generazioni la staffetta corredata di passione e impegno.
La lista completa dei premiati è disponibile al sito www.italianmade.com creato dall’Ice esclusivamente al cibo e vini italiani.


Nelle foto, dall'alto: Fred Plotkin, Giuliano Bugialli (s) mentre riceve il premio da Aniello Musella e il gruppo di alcuni premiati.


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giovedì 24 giugno 2010

Specialità dell'Alto Adige a tavola raccontate da un eloquente Lou Di Palo




di Riccardo Chioni

Con una tradizione familiare centenaria che lo precede nel campo dell’alimentazione dall’accento italiano, da sempre a Little Italy, Lou Di Palo ha offerto il meglio di sé nel presentare i prodotti dell’Alto Adige al Clo Wine Bar a Columbus Circle.
Lou Di Palo ha condotto giornalisti e addetti ai lavori del settore in un appassionato viaggio nella zona di produzione di vini pregiati e prodotti di qualità provenienti dalla provincia all’ombra delle Dolomiti.
La campagna nazionale si presenta con lo slogan “Alto Adige: Pure Flavor. Perfection at Its Peak”, curata dall’Italian Trade Commission in partnership con Eos, una sezione della Camera di Commercio di Bolzano.
I prodotti inclusi nella campagna “Pure Flavor” comprendono vini, Speck Alto Adige Pgi e quattro formaggi delle valli e montagne come Alta Badia, Dolomiten Konig, Lagrein e Stelvio Pdo.
Un nutrito gruppo di negozianti newyorkesi e californiani allestiranno - per promuovere i prodotti Alto Adige - una serie di dimostrazioni nei propri esercizi commerciali, oltre a lezioni di cucina a dimostrazione dell’utilizzo dei prodotti per ricette accompagnate da vini dai gusti e profumi molto particolari.
I vini dell’Alto Adige sono frutto di un unico microclima e di una cultura che si perde nel tempo. Infatti, produzione e tradizione sono fortemente radicate in questa regione dove abbondano i vigneti sullo sfondo delle Dolomiti ricoperte di neve sulla sommità.
È la diversità del territorio dell’Alto Adige che offre una varietà di uve locali e internazionali, mentre i produttori dello Speck sposano lo stile mediterraneo di conservazione della carne al metodo di affumicamento dei paesi del nord Europa per creare prodotti unici.
Nella campagna promozionale sono inclusi anche alcuni formaggi dell’Alto Adige che - pure - riflettono la particolare cultura che caratterizza la regione.
E sulla produzione dei formaggi Lou Di Palo ha offerto agli invitati alla degustazione al Time Warner Center un viaggio virtuale tra valli e montagne per raccontare le sue esperienze personali vissute tra gli artigiani che producono particolari prodotti caseari sul luogo, anche in altura, tipicamente usando metodi artigianali e le proprie mani, con latte provenienti da allevamenti locali. Il latte fresco di varie aree dell’Alto Adige crea una rosa di formaggi caratterizzati da aromi che rispecchiano la diversità delle erbe trovate nei pascoli dell’area montagnosa e delle valli.
Alto Adige forma il ponte tra le culture del nord Europa e quelle del Mediterraneo: una circostanza che si riflette nella cucina, lingua e lifestyle della gente che abita la provincia.
Il direttore dell’Ice Aniello Musella ha sottolineato che Alto Adige vanta una miscela di influenze latine e nordiche che sono espresse nella maniera migliore dai prodotti locali.
Alla presentazione ha partecipato il responsabile del settore cibo e vini dell’Ice, Simonluca Dettori, stampa specializzata e operatori del settore.
L’Alto Adige si presenta sul mercato a stelle e strisce per guadagnarsi una fetta dei consumatori che hanno scelto di mangiare in casa e al ristorante sano e italiano, consapevoli che l’autenticità dei prodotti fa la differenza a tavola nella qualità e sapori.
I rivenditori aderenti alla campagna di promozione sono Di Palo’s Fine Food, 200 Grand Street, www.dipaoloselects.com, Todaro Brothers, 555 Second Avenue, www.todarobros.com e Murray’s Chees con rivendite nel Greenwich Village e Grand Central, www.murrayscheese.com.

Nelle foto, dall'alto: Lou Di Palo durante la presentazione, nell'altra Simonluca Dettori assieme Di Palo.

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mercoledì 23 giugno 2010

Un messicano conquista la libertà dopo anni di schiavitù




di Riccardo Chioni

Jose Gutierrez, ovvero: la storia del quindicenne messicano arrivato da schiavo, che ha conquistato la libertà a New York. Quando oltre dieci anni fa era entrato illegalmente in America, Jose Gutierrez era soltanto un ragazzo senza nome facente parte di un gruppo invisibile destinato a vivere una storia dell’orrore nel Paese dove sperava di vivere una vita migliore.
Portato dal Messico con ingannevoli promesse di un prospero futuro, Jose e altri 56 immigrati illegali vivevano invece da prigionieri, in regime di schiavitù in due case-prigioni situate in Queens.
Nelle ore del giorno i 57 malcapitati vendevano catenine, portachiavi e matite nei convogli della subway, sul ciglio delle strade e nei luoghi di traffico pedonale.
La sera, al termine del turno, erano obbligati a consegnare l’intero incasso ai padroni delle case-prigioni.
I malcapitati nella rete di traffico di esseri umani sono non udenti e Jose, che era il più giovane del gruppo, aveva iniziato il suo Calvario quando aveveva 15 anni, riuscendo ad esprimersi solo a gesti nella sua lingua.
Adesso, a 13 anni da quando una mattina di martedì due non udenti messicani si erano recati in un distretto di polizia nel Queens con in mano una nota in cui descrivevano le loro condizioni di vita, Jose Gutierrez è stato onorato per il suo lavoro diligente presso un’azienda che mantiene un contratto di pulizie in appalto dal governo federale.
Il compito assegnato a Jose Gutierrez è la manutenzione dei servizi sull’isola di Lady Liberty e al museo dell’immigrazione a Ellis Island.
Alla cerimonia di premiazione Jose ha raccontato che ancora oggi ricorda quando era piccolo e vedeva nei giornali la Statua della Libertà, sognando un giorno di toccarla con mano.
“Quando mi è stato detto che avrei lavorato a Liberty Island, mi sono commosso. Ero elettrizzato” ha riferito Jose che adesso abita ad Astoria con la sua famiglia.
La sua Odissea era iniziata nel 1995 quando da un amico di famiglia aveva sentito dire che negli Stati Uniti si prospettavano opportunità per le persone affette da sordità.
Jose è il settimo di otto figli e l’unico ad essere non udente.
“L’amico di mio babbo mi ha portato fino a San Diego. In realtà - sottolinea Jose - non sapevo cosa mi avrebbe aspettato, qualcuno mi aveva detto che sarei andato in giro a vendere oggetti, ma i soldi che facevo dovevo metterli nelle mani del capo della casa”.
Era arrivato a New York dopo aver trascorso un anno a Los Angeles per ricominciare il lavoro in condizioni di schiavitù nella East Coast.
Era finito nella famiglia Paoletti che accoglieva (si fa per dire) i sordi, impiegandoli nella vendita di piccoli oggetti che, al cartone, costavano agli aguzzini 75 dollari.
I gadget venivano consegnati ai passeggeri della subway assieme ad un cartoncino che spiegava lo stato di sordo del venditore: una peregrinazione tra vagoni e linee che durava dalle 12 alle 16 ore al giorno.
Ciascun cartone da 75 dollari agli sfruttatori doveva corrispondere 485 di incasso e se qualcuno mancava il traguardo, rischiava di essere passato per le mani.
I padroni degli schiavi messicani, invece, erano soliti recarsi ad Atlantic City dove risultava facile cambiare le piccole banconote in bigliettoni da cento, più comodi da trasferire illegalmente nelle banche messicane.
I poveretti costretti a lavorare senza alcun compenso dipendevano interamente dai loro padroni per vitto e alloggio.
Ma un giorno di luglio 1997, Jose ed un altro malcapitato s’erano recati al 115th Precint nel Queens decisi a denunciare la situazione di tanti non udenti sfruttati.
La polizia in una casa-prigione aveva scovato 35 mila dollari in contanti e in un’altra 57 venditori imprigionati. Gli agenti federali avevano denunciato 20 persone per traffico clandestino di esseri umani e induzione alla schiavitù: tutte si sono tutte dichiarate colpevoli.
I poveri venditori che si trovavano nel Paese illegalmente stavano per essere rispediti al mittente, ma era intervenuta l’amministrazione del sindaco Rudy Giuliani che con un gesto umanitario aveva loro risparmiato il rimpatrio, prima della dichiarazione di tolleranza zero nei confronti di immigrati illegali. Erano stati piazzati in luoghi dove vivere, andare a scuola ed era stato fornito anche un lavoro per una quarantina di schiavizzati che avevano deciso di restare negli Stati Uniti.
Quando Jose aveva denunciato i suoi aguzzini aveva 17 anni, aveva frequentato la scuola Lexington per non udenti dove aveva incontrato la sua futura moglie, Christina Gonzales cittadina americana da cui ha avuto due anni fa Gloria, mentre lui continua il suo lavoro sotto gli occhi di Lady Liberty a 20 dollari l’ora, più benefici, con una “green card” in tasca.


Nelle foto, dall'alto: Liberty Island dal traghetto, il muro con i nomi degli immighrati a Ellis Island e in primo piano Rudolph Giuliani.

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domenica 20 giugno 2010

Casa Belvedere, a Staten Island il primo campus culturale italiano in America




di Riccardo Chioni

A Staten Island, il quartiere di New York che conta la più alta densità di italoamericani dell’area metropolitana, è diventata una realtà The Italian Cultural Foundation con la presentazione sabato di Casa Belvedere, il primo campus culturale d’America che ospiterà anche corsi di lingua italiana.
L’edificio situato al 79 Howard Avenue è una magione realizzata con una felice unione di stili, circondata da tre acri di verde, realizzata nel 1908 dal mercante di seta e noto filantropo Louis Boebling-Stirn e da sua moglie Laura, nipote dell’architetto del Brooklyn Bridge.
Sulla sommità di un’altura dell’isola, Casa Belvedere domina la baia di New York e offre una spettacolare veduta del ponte Giovanni da Verrazzano, designata nel 2001 quale bene culturale dalla municipalità newyorkese.
Alla cerimonia hanno preso parte l’onorevole Amato Berardi, il console generale Francesco Talò, il congressman Michael McMahon, Diane Savino senatrice statale, John Profaci chairman della Foundation, la fondatrice e presidente Gina Biancardi e Louis Calvelli direttore esecutivo.
La fondatrice ha spiegato il percorso nella realizzazione del suo sogno di creare un centro culturale per la folta collettività di italoamericani che abitano l’isola, dall’innamoramento della storica villa, all’acquisizione e restauro.
“I miei figli frequentano una scuola proprio di fronte a questa magione e da molto tempo avevo visto sul terreno il cartello che indicava in vendita. È una costruzione che ammiro da uncidi anni. Sono iniziati i contatti e dopo anni di negoziati con tanti eredi della famiglia Gross che l’aveva acquisita negli anni Cinquanta, siamo riusciti a finalizzare la vendita. C’erano altri pretendenti alla villa, un paio di college - precisa Gina Grimaldi - e altre entità, ma la mia ferma intenzione era di acquistarla e trasformarla in un centro culturale per gli italiani di Staten Island”.
La presidente si dice convinta che Staten Island d’ora in avanti apparirà sulla carta geografica di New York perché qui viene realizzato il primo centro-campus culturale.
“Sono certa che non esistono altri campus culturali italiani che offrono tre acri di terreno per svolgere una moltitudine di attività. È - sottolinea - il primo campus italiano per arte e cultura”.
La villa con vista panoramica sarà restaurata e trasformata in classi, teatro, ricevimenti, sale per mostre e conferenze.
“Ci sono dodici camere da letto al piano superiore e saranno convertite in otto aule dove contiamo di insegnare la lingua italiana, una sezione dedicata ai membri della fondazione e sale per eventi dove ospitare differenti attività. Al momento abbiamo i permessi necessari per la conversione dell’edificio, ma dobbiamo attendere l’installazione di facilitazioni per handicappati, ascensori, lavori che richiederanno oltre due milioni e mezzo di dollari. Per ora - spiega la fondatrice - stiamo raccogliendo fondi privati per avviare i lavori.”
Casa Belvedere sarà dotata di un database per la ricerca di antenati, storie e testimonianze delle generazioni che erano passate davanti Staten Island, prima di approdare a Ellis Island. Gina Biancardi spera di riuscire a coinvolgere le giovani generazioni invitandole a riallacciare i rapporti persi con i luoghi d’origine.
“È il mio costante pensiero, perché i giovani italoamericani sono in gran parte scollegati con la propria cultura e devono capire cosa significa essere italiani. Se andiamo a chiedere a metà degli abitanti di Staten Island, perché tanti sono gli italiani e chiediamo loro a quale nazionalità appartengono, ci sentiremo rispondere italiana, senza però conoscerne il significato”.
L’onorevole Amato Berardi si è contratulato con la fondatrice per la visione e la tenacia che l’hanno condotta a dedicare un centro culturale per gli italoamericani, augurandosi che “altri italiani seguano l’esempio di Gina nel perpetuare lingua, cultura e tradizioni italiane” nel consegnare alla fondatrice una medaglia ricordo coniata dalla Camera dei Deputati, a nome del presidente Gianfranco Fini.
“Questo è il più appropriato dei nomi per Casa Belvedere e non solo per la visione panoramica che si gode, ma soprattutto per la vista di voi italiani, di persone come Gina che ha realizzato il suo sogno. Credo sia un grande giorno - ha sottolineato Francesco Talò - perché dimostra con quale spirito riusciamo a essere concreti, pensare globalmente e agire localmente. Sono certo che questo quartiere meriti un grande centro per gli italiani qui residenti, aperto a tutte le culture e a tutti i newyorkesi. L’istruzione tuttavia sarà al centro del progetto come l’insegnamento della lingua italiana”.

Nelle foto, dall'alto: l'ingresso a Casa Belvedere, nel gruppo da sinistra John Profaci, Gina Biancardi, Francesco Talò, Diane Savino, Michael McMahon, Amato Berardi e Louis Calvelli, nell'altra l'onorevole Berardi e il Console Generale consegnano la medaglia a Gina Biancardi.



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giovedì 17 giugno 2010

Onu: "Rafforziamo la Convenzione di Palermo" contro la criminalità organizzata




di Riccardo Chioni

L’appello del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon lanciato oggi nell’aula del Palazzo di Vetro è teso a rafforzare la Convenzione di Palermo che compie dieci anni di età.
Ban Ki-moon alla riunione dell’Assemblea Generale sul crimine organizzato transnazionale a cui partecipano il ministro della Giustizia Angelino Alfano e dell’Interno Roberto Maroni ha detto “quest’anno ricorre il decimo anniversario della Convenzione di Palermo e dobbiamo ricordare questa pietra miliare, rafforzando uno dei più importanti strumenti per la lotta al crimine organizzato”.
Il segretatio generale dell’Onu ha invitato i delegati in riunione al Palazzo di Vetro ad adoperare le misure, “ricche e dettagliate” contenute nella Convenzione, la lotta al riciclaggio del denaro, la confisca di beni criminali, la fine del segreto bancario, l’istituzione di indagini congiunte, la protezione dei testimoni, lo scambio di informazioni, la reciproca assistenza legale.
A conclusione del suo intervento Ban Ki-moon ha lanciato l’appello a quei paesi che ancora non hanno ratificato la Convenzione aggiunto “lo dobbiamo a tutte le vittime del crimine organizzato, a tutti coloro che rischiano le loro vite quotidianamente per difendere la giustizia. Dobbiamo agire con maggiore determinazione dei nostri avversari”.
La Convenzione Onu contro la criminalità organizzata “trae ispirazione dall’opera e dalle intuizioni del giudice Giovanni Falcone, barbaramente ucciso dalla mafia nel 1992 insieme agli uomini della scorta, nel compimento del suo dovere di investigatore” ha detto intervenendo all’Onu il ministro della Giustizia Angelino Alfano che ha ricordato ai delegati dell’Assemblea Generale la figura del giudice Falcone, in onore del quale è stato osservato un minuto di silenzio.
“Il crimine organizzato transnazionale - ha precisato il ministro Maroni - opera come un business globale che agisce in funzione della ricerca del profitto e la strategia italiana di successo che proponiamo a tutti i paesi per migliorare il contrasto a questa grande minaccia, colpendo al cuore le organizzazioni criminali, aggredendone i patrimoni illegali”.
Nella delegazione italiana è presente anche il procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Al momento la Convenzione di Palermo è stata ratificata da 150 paesi ed è auspicabile che anche Iran, Cina e Russia rispondano agli accorati appelli di adesione del presidente dell’Assemblea Generale Ali Abdussalam Treki e del segretario generale Ban Ki-moon per una efficace lotta al crimine organizzato transnazionale.

Nelle foto, dall’alto: i ministri Maroni e Alfano all’incontro con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon per la ratifica dell’Italia alla Convenzione.

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mercoledì 16 giugno 2010

Maroni e Alfano alle Nazioni Unite contro la criminalità nel nome di Falcone



di Riccardo Chioni


A dieci anni dalla Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato è in corso presso il Palazzo di Vetro una riunione a cui partecipano il ministro della Giustizia Angelino Alfano e dell’Interno Roberto Maroni, i quali a nome dell’Italia domani presenteranno un “manuale sulle buone pratiche investigative” per combattere il crimine transnazionale.
Lo ha annunciato il ministro Maroni al termine dell’incontro all’Onu con il presidente dell’Assemblea Generale, il libico Ali Abdussalam che separatamente ha avuto un colloquio con il ministro Alfano.
“Presenteremo un manuale che raccoglie le esperienze italiane sulla lotta al crimine organizzato, un modello investigativo - ha sottolineato Maroni - per il resto del mondo”.
Il ministro della Giustizia al termine del colloquio con il presidente Treki ha riferito di avere discusso della “scelta dell’Italia di combattere la mafia attraverso l’aggressione ai patrimoni criminali, sottolineando che “il presidente Treki conosce questo modello”.
Il ministro della Giustizia oggi in mattinata si è recato a Ground Zero accompagnato dal console generale Francesco Talò, dall’ambasciatore dei vigili del fuoco nel mondo Vincent Tummino, dal capo dei pompieri Daniel Nigro, rappresentanze del Port Authority e della polizia di New York.
Alfano ha fatto visita al museo temporaneo Tribute WTC a fianco del cantiere a Ground Zero che sta vivendo la ricostruzione, guidato dal presidente dell’Associazione delle famiglie del 11 settembre 2001, Lee Ielpi che ha mostrato i ricordi custoditi nelle teche, testimonianze lasciate dal mondo, immagini, voci che raccontano alla ininterrotta coda di visitatori l’agghiacciante attacco alle Torri Gemelle: un evento che ha cambiato l’America e il resto del mondo.
Il ministro Alfano al termine si è recato alla adiacente caserma Engine Co. 10 dei vigili del fuoco di Liberty Street che s’affaccia sul costruendo vascone, la prima ad intervenire e colpita duramente da perdite umane nei crolli, come ha spiegato Vincent Tummino.
Il tetto della caserma offre una veduta panoramica sul gigantesco cantiere e Alfano dice “il dovere della memoria riguarda tutti noi”: sono le parole che aveva lasciato scritto sull’albo d’oro del Museo.
L’architetto Stefano Ceccotto dello studio Skidmore, Owings & Merrill impegnato nella realizzazione del nuovo grattacielo più alto dello skyline di Manhattan, 1776 piedi come l’anno dell’Indipendenza, ex Freedom Tower ribattezzato One World Trade Center, ha illustrato gli edifici in fase di realizzazione che negli ultimi mesi hanno visto un vistoso incremento.

Domani alle Nazioni Unite nel nome di Giovanni Falcone i ministri Maroni e Alfano parteciperanno all’Assemblea Generale dove per la prima volta si svolgerà un dibattito sul crimine organizzato transnazionale. All’inizio della sessione il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon chiederà di osservare un minuto di silenzio alla memoria di Falcone e in mattinata il segretario generale parteciperà ad una cerimonia commemorativa del giudice ucciso dalla mafia nei giardini del Palazzo di Vetro.

Nelle foto dall'alto: Lee Ielpi e il ministro Alfano al Museo, la ricostruzione alle spalle del ministro e all'interno della caserma dei pompieri con Tummino (s), Alfano e Nigro, l'ambasciatore alle Nazioni Unite, Cesare Ragaglini, il ministro Maroni e il presidente dell'Assemblea Generale, Ali Abdussalam Treki, il ministro Alfano stringe la mano a Treki.

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martedì 15 giugno 2010

L'Italia a tavola in vetrina al Fancy Food Show a fine mese



di Riccardo Chioni

Volge al termine la campagna promozionale dell’autentico prodotto italiano a tavola nei ristoranti aderenti all’iniziativa dell’Ice e della Italy-America Chamber of Commerce da costa a costa, mentre l’agroalimentare italiano si prepara a fare ancora la parte del leone al tradizionale appuntamento del Fancy Food al Javits Center.
Aniello Musella, direttore della rete uffici Ice negli Stati Uniti ha tracciato un quadro della campagna nei ristoranti che si concluderà nella Big Apple il 20 prossimo.
“Ciò che è importante in questa iniziativa per la ristorazione è che per la prima volta abbiamo pianificato come rete Ice negli Usa un’attività di promozione con la rete delle camere di commercio negli Usa. Lo scopo era di individuare l’elemento distintivo tra il ristorante italiano autentico e quello che si dice italiano, ma in realtà non lo è” precisa Musella.
Alla promozione a cui hanno preso parte una quarantina di ristoranti selezionati, tenendo conto anzitutto del prodotto autentico che gli stessi utilizzano in cucina.
“Indipendentemente dal fatto che poi lo chef ha una sua creatività fa anche un piatto che non è nella tradizione culinaria italiana, è però importante che utilizzi l’autentico prodotto italiano. Questo - sottolinea Musella - anche sulla base del concetto secondo cui nella cucina italiana la differenza la fa il prodotto con i sapori che vengono da alcune aree ben delimitate”.
All’iniziativa che ha preso il via a Miami, proseguita nella West Coast e Midwest, in corso a New York, sono stati collegati i distributori americani di prodotti italiani ai ristoratori che avevano chiesto di aderire all’iniziativa in numero maggiore al previsto.
“All’inizio erano una rosa più vasta. Dalla sede di New York che ha gestito l’iniziativa abbiamo selezionato da un elenco di una ottantina di ristoranti candidati. Abbiamo cercato di diversificare anche da un punto di vista di location e uscire anche un po’ fuori da Manhattan perché volevamo dimostrare che anche fuori ci possono essere ristoranti autentici italiani di buon livello. Alla base - spiega il direttore - c’è una serie di criteri: primo, il prodotto autentico; secondo, abbiamo elimitato quei ristoranti che avevano la dimensione pizzeria. Volevamo muoverci su un target alto e quindi ristoranti che hanno immagine di tovaglia bianca, tanto per intenderci, con una buona selezione di vini e con attenzione al servizio”.
I ristoranti che partecipano hanno allestito menù degustazione con una selezione di piatti classici, tutto a prezzi che sono incentivanti, in modo da aumentare in due settimane un maggior flusso di clienti, con la partecipazione attiva del ristoratore.
“In base alla mia esperienza posso dire che queste iniziative al consumo funzionano bene quando dall’altra parte chi fa l’addetto ai lavori è quello che poi dà più concretezza all’iniziativa stessa. Noi, come Ice mettiamo il finanziamento, tutta quella parte di comunicazione, la stampa dei menù e la carta dei vini, il resto è nelle mani del ristoratore”.
Se il ciclo della campagna promozionale dedicata all’autentico prodotto italiano nei ristoranti si chiude, si spalancano le porte dell’appuntamento alimentare più atteso nella East Coast: il tradizionale Fancy Food Show al Javits Convention Center a fine mese.
La vetrina insomma per 138 milioni di americani consumatori di specialità alimentari per un valore complessivo di 60 miliardi di dollari.
“Il padiglione italiano al Fancy Food è quello più numeroso come sempre, al momento si contano all’interno circa 260 aziende. Quest’anno abbiamo creato una zona servizi e incontri molto più ampia dove c’è l’Istituto del caffé. Non abbiamo individuato un produttore di caffé, ma abbiamo l’Istituto che è l’ente italiano che fa la promozione del caffé nel mondo”.
Biologico è la parola magica per il settore alimentare e il prodotto organico italiano offre garanzie di alta qualità al consumatore americano sempre più attento a ciò che porta in tavola.
“È un prodotto che sta avendo un grosso risultato negli Usa e ci sono grosse potenzialità di mercato. Ci si confronta con grossi nomi come All Food, però noi abbiamo anche la tradizione di Slow Food, poi c’è il prodotto biologico italino che è naturalmente organico perché i processi produttivi sono molto più tradizionali rispetto a quelli americani a dimensione più industriale. In questo segmento l’Italia è molto pronta e molto più presente”.

sabato 12 giugno 2010

A rischio chiusura gli uffici statali del New Jersey



di Riccardo Chioni

Entro lunedì 21 il governatore del New Jersey, Chris Christie vuole trovare sulla sua scrivania un dettagliato rapporto delle agenzie statali che il primo luglio dovranno farsi trovare preparate allo “shutdown” decretato dalla Costituzione in caso di mancata approvazione del bilancio.
Se questa eventualità dovesse materializzarsi lo stato si vedrà costretto a chiudere gli uffici e servizi non essenziali e a ridurre il personale in quelli come salute, sicurezza e benessere dei cittadini.
Prima del fine settimana il governatore Christie aveva inviato una nota ai capi delle agenzie statali invitandoli ad approntare con urgenza un piano d’emergenza nel caso non sia raggiunto un accordo sul bilancio che dovrà esssere approvato entro il primo luglio come vuole la Costituzione.
“L’amministrazione confida che sarà completato con successo l’iter procedurale, prima della scadenza legale” ha scritto il capo dei legali dell’amministrazione Christie, Jeff Chiesa ai responsabili delle agenzie.
Ma a fianco della debole sicurezza sul buon fine, Chiesa ha aggiunto che “tuttavia è appropriato per i dipartimenti iniziare a pianificare una strategia d’azione nel caso lo stato dovesse chiudere” bottega.
“In questo caso, con lo shutdown - ha precisato Chiesa - un gran numero di dipartimenti statali sarò chiuso”.
Anche ad ascoltare il portavoce di Christie, Michael Drewniak, sembra di capire che le speranze sono risicate per approvare il bilancio in tempo, onde evitare il peggio.
Drewniak ha infatti sostenuto che l’ufficio del governatore “è preparato ad affrontare qualsiasi evenienza”.
“Lo shutdown del governo - ha sottolineato il portavoce - sarebbe costoso, distruttivo e deve assolutamente essere evitato”.
Da quando Christie aveva proposto la sua versione del budget a marzo per 29.3 miliardi di dollari, prosegue l’escalation della controversia nei palazzi del potere di Trenton.
Se entro il primo luglio non si sarà raggiunto un accordo la legge richiede la dichiarazione dello “stato d’emergenza” con lo stato che deve interrompere i pagamenti e - di conseguenza - incorrere in nuove spese fino ad approvazione del bilancio.
È già accaduto nel 2006 quando Jon Corzine durante il suo primo anno di governo ed era durato una settimana.
All’inizio di giugno sembrava quasi placido il passaggio, ma poi c’è stato lo stallo. Governatore repubblicano e legislatori democratici che controllano camera e senato sembrava stessero per raggiungere un accordo sulla bozza finale del budget con i democratici che avevano assicurato la maggioranza per il passaggio del provvedimento che in pratica taglia fondi e servizi in tutti i settori, dalle tasse di ritorno all’istruzione pubblica.
Ma secondo accreditate voci di corridoio a Trenton si sarebbe invece verificato un terremoto politico quando i democratici lentamente avrebbero ri-instaurato a bilancio programmi e provvedimenti per centinaia di milioni che il governatore aveva già considerato sprovvisti di copertura.
Il repubblicano della Commissione Bilancio alla Camera, Joe Malone di Burlington ha riferito che “c’è stata una straordinaria richiesta da parte dei democratici per rimettere a bilancio larghe somme di danaro”.
Darek Roseman, portavoce del presidente democratico del senato Steve Sweeney di Gloucester ha ribattuto che “il presidente ha affermato in numerose occasioni che nessuno considera uno shutdown dello stato”.

Nelle foto: il governatore del NJ, Chris Christie e il palazzo del governo di Trenton.

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Ristoranti italiani in Usa portano in tavola gusto e aromi autentici



di Riccardo Chioni

Gli americani da tempo hanno adottato la dieta mediterranea e nel loro quotidiano la cucina italiana è ora regina sulla tavola in famiglia e nei ristoranti, ma sovente vengono ingannati da certi prodotti non autentici “italian sounding”, in agguato sugli scaffali dei supermercati.
Per promuovere la conoscenza dei prodotti originali, sulle tavole dei più rinomati ristoranti italiani sul pianeta America, da costa a costa, l’Italian Trade Commission in partnership con la Italy-America Chamber of Commerce di New York ha dato vita all’ultima fase della campagna “Authentic Italian Food”.
La campagna in corso a New York fino al 20 giugno vede impegnati i ristoranti Alfredo of Rome, Il Gattopardo, SD26, Testaccio e Trattoria Cinque, a Seattle Café Juanita e Tavolata, a Los Angeles Caffe Roma, Il Grano, Locanda del Lago, Drago, Il Moro e Valentino, mentre a Chicago si è conclusa l’8 maggio e a Miami il 20 aprile.
Ultima tappa la Big Apple dove i titolati chef di cinque dei migliori ristoranti allestiscono speciali menù con ricette tradizionali preparate con i migliori ingredienti che offre l’Italia, accompagnando le portate con una selezioni di pregiati vini italiani.
L’iniziativa “Autentic Italian Food” organizzata da Ice e Camera di Commercio rientra in un più ampio progetto di promozione per portare a conoscenza del consumatore americano gli autentici prodotti italiani, in modo da poter distinguere quelli “Made in Italy” dalla moltitudine di imitazioni disponibile sul mercato.
Spesso si sente dire dall’americano che ha viaggiato in Italia di avere provato a ricreare i piatti con i sapori e i profumi gustati, senza però ottenere successo.
“L’unico modo per raggiungere il gusto che ricordano con intensità è usare soltanto i prodotti genuini, gli ingredienti importati dell’Italia e la scritta prodotto in Italia sull’etichetta è una garanzia di gusto e qualità” sostiene Aniello Musella, direttore dell’Ice.
Da Seattle a Long Island sui menù dei cinque ristoranti aderenti all’iniziativa i clienti potranno percorrere un tour d’Italia enogastronomico scoprendo diversità e qualità dei prodotti che offre il territorio italiano, orchestrato dal quintetto di chef che hanno cucinato per capi di stato e di governo, teste coronate, ricchi e famosi.
Sulla carta dei ristoranti così i clienti troveranno Lenticchie di Casteluccio, Bottarga di Muggine, Burrata, Fregola, Farro e meno conosciuti tagli di pasta come Trofie o Paccheri di Gragnano.
Per chi ha assaggiato e si è subito innamoramento di insaccati e prosciutti italiani, ecco proposti il Prosciutto di Parma e Prosciutto San Daniele, oltre a formaggi come il più bersagliato dalle imitazioni, il Parmigiano-Reggiano e poi il Pecorino Romano, Gorgonzola, Mascarpone e Mozzarella di bufala in compagnia del re della tavola, l’olio extra vergine d’oliva proveniente da Liguria, Toscana, Puglia, Campania e Sicilia.
Si è detto convinto dell’efficacia dell’iniziativa promozionale in collaborazione con la tradizionale e autentica ristorazione italiana il vice segretario generale della Italy-America Chamber of Commerce, Federico Tozzi.
“Attraverso la campagna Autentic Italian Food si raggiunge un grande numero del mercato di consumatori che assaporano per la prima volta i prodotti italiani e di coloro che desiderano approfondire la conoscenza per adottarli nelle proprie cucine” ha sottolineato Tozzi.
La promozione nei ristoranti da costa a costa è stata allestita in cololaborazione con gli uffici dell’Italian Trade Commission di Atlanta, Chicago e Los Angeles in concerto con le sedi del network di Camere di Commercio sparse sul territorio statunitense.
Per maggiori informazioni sul cibo e vino italiano: www.italianmade.com.


Nelle foto dall'alto: l’ingresso del ristorante SD26, il commissioner dell'Ice Aniello Musella e il produttore di pasta Vincenzo Spinosi in cucina assieme alla chef del San Domenico, Odette Fada.


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giovedì 10 giugno 2010

SiciliaNatura: presentato il portale per il turismo sostenibile



di Riccardo Chioni

La Sicilia si è presentata ieri ai visitatori statunitensi con una nota in più: il turismo sostenibile nelle aree naturali protette dell’isola.
L’idea si inserisce nel progetto SiciliaNatura sviluppato dall’Anfe, finanziato dal ministero del Lavoro e dal governo regionale, in sintonia con il trend attuale che guarda all’eco-turismo alternativo verso luoghi non contemplati dai tradizionali itinerari.
La presentazione a stampa e operatori americani si è svolta nella sede dell’Enit, ospitata dal direttore Riccardo Strano, alla presenza del console generale Francesco Talò, del console onorario di Long Island Tony Tufano, di Gaetano Calà dell’Anfe Sicilia, della regista Giovanna Taviani creatrice e direttrice del SalinaDocFest, la rassegna documentaristica che si svolge dal 2007 nelle Isole Eolie, oltre a Marco Scapagnini che ha illustrato il portale www.sicilianatura.org.
Mare, sole, tradizioni, cultura e cibo, presenti nella strategia promozionale di SiciliaNatura, rappresentano il pretesto per scoprire innumerevoli occasioni e visitare parchi, riserve naturistiche in terra e in mare, procurando al visitatore un’offerta di eco-turismo attraverso uniche e indimenticabili esperienze.
L’obiettivo del progetto SiciliaNatura è il portale www.sicilianatura.org attraverso cui gli organizzatori intendono animare il territorio invogliando lo sviluppo, oltre a migliorare le condizioni sociali locali attraverso il turismo sostenibile e interagire con gli operatori economici che collaborano tramite il network allestito su tutta l’isola.
Operatori turistici, agenti e singoli turisti avranno a disposizione un numero di strumenti sul portale dedicato con una rivista completa di parchi e riserve naturali corredato dei particolari al riguardo. Potranno accedere ad un database sulla ricezione alberghiera costantemente aggiornato, compresi hotel, B&B e accomodamenti rurali in fattorie, in modo da facilitare la scelta del visitatore.
Per gli operatori del settore turistico inoltre è previsto un servizio più accurato e personalizzato anche con l’ausilio di consulenti.
Gaetano Calà ha illustrato l’iniziativa portata avanti dalla delegazione regionale Sicilia dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati in questo progetto.
“L’Anfe - spiega Calà - è un’associazione che si occupa di politiche migratorie, ma all’interno delle attività che svolge c’è anche quella di formazione professionale. Partecipiamo ai bandi regionali, nazionali e comunitari che hanno come obiettivo l’occupazione. Questo è uno di quei progetti finanziati dal ministero del Lavoro che coniuga occupazione e valorizzazione delle risorse naturalistiche dell’isola. A conclusione del corso formativo di 135 ragazzi durato 450 ore, loro faranno gli imprenditori e noi abbiamo portato a termine il nostro impegno”.
Concluso il percorso di formazione subentra una fase di accompagnamento all’impresa e quindi il progetto sostiene i costi per farla nascere, tutelata e assistita per 8 mesi, prima di lasciare la gestione del proprio destino ai giovani imprenditori.
Per un totale di 120 siti, tra cui parchi e riserve già dichiarati tali dalle autorità regionali, sono stati individuati quei luoghi che sono di interesse naturalistico su tutto il territorio regionale.
Non a caso lo slogan che accompagna questa campagna si intitola “Quanta Sicilia conosci?” proprio perché - aggiunge Calà - alcune aree incontaminate e di bassa fruizione turistica sono poco conosciute anche agli stessi siciliani.
“Si tratta di un territorio diversificato con luoghi che non hanno nulla da invidiare ad altri più popolari e che va proposto a chi ha già familiarità con la Sicilia e intende approfondire la propria conoscenza, ma anche a coloro che vogliono scoprirla in maniera alternativa. I 120 siti selezionati - assicura Calà - sono uno più bello dell’altro, alcuni noti, altri invece totalmente sconosciuti. Ecco, questi ragazzi oggi sono formati per poter offrire un turismo di qualità, ma soprattutto cercando di far vivere una vacanza senza soffrire disagi”.


Nelle foto dall'alto: Riccardo Strano, Giovanna Taviani e Gaetano Calà.


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mercoledì 9 giugno 2010

Per la prima volta un figlio si rivolta contro l'anziano padre mafioso



di Riccardo Chioni

Sul viale del tramonto, con 93 primavere sulle spalle John “Sonny” Franzese, leggendario leader della famiglia mafiosa Colombo che andava braccetto a Frank Sinatra, all’uscita dal tribunale federale di Brooklyn dove è sotto processo ai giornalisti ha detto “non mi interessa se finisco in carcere. Tanto, da qualche parte devo morire”.
A infliggere il colpo finale al “underboss” della Colombo è stato niente meno che il figlio John Franzese Jr. che nell’aula ha testimoniato contro suo padre, il capo della mala temuto da tutti nel giro, colui che aveva fatto degli omicidi un’arte con scomparsa di cadaveri.
Furioso l’avvocato dell’imputato, Richard Lind il quale si è rivolto ai giurati dicendo “quale deprecabile, inumana persona può fare ciò?” nei confronti del proprio genitore che deve essere trasportato su sedia a rotelle.
John Franzese Jr. si aggiudica anche un primato non certo ben visto nel cosiddetto “underworld”. Quello di essere stato il primo figlio di un mafioso delle cinque note famiglie newyorkesi a testimoniare contro suo padre.
Altri capi in precedenza avevano iniziato e coinvolto i propri figli negli affari delle famiglie malavitose, come John Gotti, Carmine Persico e Carlo Gambino, ma nessuno dei rampolli mai prima di Franzese Jr. aveva avuto la sfrontatezza di testimoniare contro il proprio padre.
Un insulto inspiegabile quello di Franzese Jr. di cui non riesce a capacitarsi neppure l’avvocato Lind, il quale dice “è un tossicodipendente da lungo tempo. Credo che non vi sia altra spiegazione se non l’odio che nutre per il vecchio. Quando era stato chiamato la prima volta aveva detto che non avrebbe mai testimoniato contro l’anziano padre. Ma improvvisamente ha cambiato idea”.
L’ex uomo spezzagambe della Colombo adesso è uno dei più anziani mafiosi sotto processo con l’accusa di associazione per delinquere per avere cercato di estorcere danaro ai gestori di uno strip club a Manhattan e di una pizzeria a Long Island.
Il suo avvocato insiste dicendo che per Franzese Sr. i bei tempi sono finiti. Aggiunge che i tempi d’oro, quando Frank Sinatra in pubblico in segno di rispetto gli baciava l’anello, sono lontani, oggi nessuno usa più il suo nome per bearsi o per intimidire e che con 93 anni addosso non ha più alcun potere.
Ma il procuratore federale Cristina Posa ha una diversa opinione e ai giurati ha detto che John “Sonny” Franzese è ancora il secondo in comando nella scala gerarchica della famiglia Colombo e che ha tentato di estorcere il pizzo a due esercenti commerciali.
Alla sua quinta violazione del “parole”, in precedenza Franzese nel 1970 era stato condannato a 25 anni di detenzione per una rapina in banca, poi a 3 anni di reclusione dopo un incontro con 3 associati della Colombo in un coffe shop e un’altra volta condannato a 2 anni per aver pranzato in compagnia d’un mafioso in un ristorante.
Nonostante l’avanzata età Franzese avrebbe assunto la posizione di secondo in comando 2 anni fa, dopo la caduta in disgrazia del boss della famiglia, “Big Joey” Massino riconosciuto colpevole di associazione per delinquere, diventato in breve collaboratore di giustizia, dopo aver giudato il clan per 14 anni.
Franzese tuttavia dava polvere da mangiare a Massino perché lui aveva molta più esperienza, essendo coinvolto da molto tempo prima di lui nella malavita. Tanto, che Franzese per gli associati delle famiglie mafiose è tuttora una sorta di leggenda, una presenza fissa al nightclub Copacabana dove trascorreva serate in compagnia di Frank Sinatra e Sammy Davis Jr.
Era noto nel giro come la macchina che fabbrica soldi per la sua capacità di riciclare dollari sporchi in attività legali e lucrose, come ad esempio la produzione del primo storico film porno “Deep Throat”.



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L'Empire nega l'illuminazione per i 100 anni di Madre Teresa



di Riccardo Chioni

La proprietà dell’Empire State Building oggi ha risposto picche ai cattolici che avevano chiesto di accendere le luci sulla sommità in onore del centenario della nascita di Madre Teresa e così, invece della festa ai piedi del grattacielo più famoso si terrà una dimostrazione di protesta.
Eppure in precedenza il famoso pinnacolo s’era acceso di variopinti colori per Mariah Carey, per il pilota d’auto Jimmie Johnson e persino per la band amante di droghe Grateful Dead, ma la proprietà dell’Empire - ha reso noto ieri - ritiene che Madre Teresa non meriti gli onori dell’illuminazione.
“Quale edificio privato - ha fatto sapere Anthony Malkin, capo della famiglia titolare dell’Empire - la proprietà Esb mantiene la specifica regola contro l’illuminazione della sommità per figure religiose, richieste da parte di religioni o organizzazioni religiose”.
Il no secco dell’Empire è giunto dopo la richiesta da parte della Catholic League e della presidente del consiglio comunale Christine Quinn di illuminare il pinnacolo di bianco e blu il prossimo 26 agosto, nella ricorrenza del centesimo anninersario della nascita di Madre Teresa di Calcutta.
La presidente del consiglio comunale nell’apprendere la decisione della proprietà dell’Empire si è augurata che Malkin voglia ritornare sui suoi passi.
“Mi aveva detto che ci avrebbe riflettuto sopra. Invece ha preso la decisione sbagliata. È vero che si tratta di un edificio privato, tuttavia credo sia una enorme possibilità persa per la città” ha sbottato la Quinn.
Il presidente della Catholic League, Bill Donohue ha ricordato che l’Empire si accese di rosso e bianco quando morì il cardinale O’Connor nel 2000 e che furono spente le luci della sommità quando cinque anni dopo morì Papa Giovanni Paolo II.
“Malkin ha deciso di snobbare i cattolici” ha risposto al no Donohue che il 26 agosto intende organizzare una dimostrazione di protesta contro gli onori rifiutati a Madre Teresa di fronte all’Empire.
Anche l’arcivescovo Timothy Dolan è sceso in campo dicendosi esterefatto dal diniego.
“Immagino abbiano delle buone ragioni per il rifiuto, anche se per me - ha detto Dolan - resta piuttosto incomprensibile e mi auguro ci facciano conoscere il motivo. È dura mettersi contro Madre Teresa”. Il consiglio comunale oggi si è riunito valutando la possibilità di emettere una risoluzione per chiedere alla proprietà di riesaminare il mancato omaggio alla suora dei poveri e diseredati di Calcutta.
L’Empire viene illuminato per festività religiose come Natale, Hanukkah e Id al-Fitr, ma non per persone, anche se da un sondaggio effettuato sempre ieri tra la popolazione è emerso che la maggioranza si è detta in favore del riconoscimento alla beata che viene comunemente considerata non solo una figura cattolica, ma una ispirazione per tutti.


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