venerdì 30 luglio 2010

Da Washington ai soccorritori del 9/11 solo un pugno di mosche





di Riccardo Chioni


Pollice verso della Camera ieri sera sul cosiddetto “Zadroga 9/11 Health and Compensation Act” che avrevbbe dovuto garantire 4.7 miliardi di dollari di aiuti destinati a migliaia di persone affette da malattie contratte durante l’opera di soccorso al World Trade Center demolito dagli attentati di nove anni fa.
Il provvedimento - sostengono molti - non sarà più presentato in aula, spianando così la posssibilità di attuazione del pacchetto di compensi per le persone malate che fa seguito all’azione legale in corso nel tribunale federale.
La legge avrebbe dovuto assicurare cure mediche gratuite e risarcimenti a coloro che si sono trovati a lavorare in qualità di soccorritori e demolitori sulle macerie del World Trade Center ammalatisi a causa di fumi e particelle tossiche respirate.
Il provvedimento avrebbe dovuto ottenere l’approvazione da parte di due terzi della Camera, ma molti repubblicani si sono rifiutati di appoggiarlo sostenendo che è un altro esempio dei democratici dall’insaziabile appetito nello spendere quattrini dei contribuenti.
Per settimane un giudice e squadre di avvocati avevano sollecitato 10 mila lavoratori a Groud Zero a firmare l’accordo supervisionato dal tribunale che smisterà la somma di 713 milioni di dollari alle persone che hanno manifestato problemi di salute dopo aver respirato aria tossica sulle rovine del Wtc distrutto.
L’accordo giudiziario condivide alcune similarità con il programma federale bocciato alla Camera, con la differenza che la somma stanziata è molto inferiore a quella proposta a Washington.
Soltanto le persone più gravemente malate tra migliaia di agenti di polizia, pompieri e costruttori che avevano avviato un’azione legale contro la municipalità newyorkese per l’esposizione all’ambiente tossico saranno qualificati per ottenere somme più consistenti.
E all’indomani della votazione negativa voluta a Washington sono in molti a sostenere che la soluzione giudiziaria è l’unica realistica opzione per le persone malate, in quanto - sottolineano - il Congresso non provvederà mai.
“Signore e signori, potete aspettare all’infinito i legislatori, ma il provvedimento non passerà” ha detto ad una assemblea di soccorritori a Staten Island lo scorso lunedì Kenneth Feinberg, ex supervisore del fondo federale di indennizzo.
I democratici avevano optato di procedere alla votazione attraverso un procedimento che richiede due terzi dell’assemblea per l’approvazione, al posto della semplice maggioranza, per bloccare eventuali emendamenti da parte di repubblicani.
Uno di questi che invece lo aveva sostenuto, il deputato repubblicano di Long Island, Peter King ha accusato i democratici di avere inscenato una “parodia”.
King ha aggiunto che i democratici erano pietrificati al momento del voto al pensiero di controversi emendamenti, tra cui uno che avrebbe escluso dal provvedimento gli immigrati illegali che hanno contratto malattie al World Trade Center, in vista delle elezioni di metà mandato.
Se i democratici avessero presentato il provvedimento per il voto in aula come una legge regolare, allora avrebbero ottenuto la maggioranza, ha sottolineato King.
Il sindaco di New York Michael Bloomberg ha definito “oltraggiosa” la bocciatura.
“Questo è il modo per evitare di assumere onerose decisioni” ha commentato Bloomberg, aggiungendo che “la gente ha lavorato tra le macerie dopo l’undici settembre ammalandosi, perché quello che ha fatto è ciò che l’America richiedeva”.
“Disgusto” è invece il sentimento espresso da John Feal, dipendente di una ditta di demolizioni che si era adoperato per il passaggio della legge da parte dei legislatori.
“Ci hanno sfilato il tappeto da sotto i piedi. Qualsiasi componente del Congresso che ha votato contro il provvedimento, che sia democratico o repubblicano, dovrebbe finire in galera per omicidio colposo” ha detto Feal senza mezzi termini.
La legge avrebbe destinato 3.2 miliardi di dollari alla copertura delle spese di trattamenti medici per la gente affetta da malanni provocati dai fumi e sostanze nocive di Groud Zero e il restante, 4.2 miliardi di un nuovo fondo, sarebbe servito ad indennizzare gli stessi per sofferenze e mancato lavoro.
Con la bocciatura alla Camera il provvedimento non giungerà mai nell’aula del Senato e, di conseguenza, non è prevista alcuna decisione entro il prossimo 8 settembre, data in cui i lavoratori di Ground Zero dovranno decidere se accettare o meno l’offerta di risarcimenti concordata dal giudice del tribunale federale e avvocati.
Il sistema di risarcimento ideato dal tribunale prevede pagamenti che variano da 3.250 dollari a coloro che non si sono ammalati, ma che temono il peggio, a 1.5 milioni per le famiglie di persone decedute, inoltre i non-fumatori resi disabili da forme acute di asma riceveranno da 800 mila a 1 milione di dollari, mentre il 25 per cento circa della somma andrà nelle tasche degli avvocati per spese legali.
La proposta di legge definita “Zadroga 9/11" è intitolata al detective di polizia James Zadroga di 34 anni deceduto per problemi respiratori manifestatisi dopo i soccorsi al Wtc.

Nelle foto, dall'alto: l'aula della Camera a Washington, i primi soccorritori all'opera sulle macerie del Wtc, il sindaco Michael Bloomberg.

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giovedì 29 luglio 2010

Non tutti gradiscono l'A, B, C della ristorazione




di Riccardo Chioni

Si potrebbe definire il voto di condotta sulla pagella della ristorazione newyorkese il nuovo sistema basato sulle lettere A, B e C creato dall’amministrazione municipale per attestare le condizioni sanitarie della galassia composta da 24 mila ristoranti.
Nei 24 mila ristoranti della Big Apple sono compresi tutti: dai fast food che servono pollo fritto in secchielli di cartone ai templi dell’alta cucina dove un assaggino di questo e quello costa centinaia di dollari a persona, bevande escluse.
Ora, che vantino 3 stelle Michelin o tre gusti di frappé, tutti i ristoranti nel giro di un anno avranno esposto l’A, B, C della città per informare i clienti che entrano sul “voto” assegnato al ristoratore per pulizia e sicurezza del cibo.
Ma non manca il codazzo di critiche e controversie che il “voto” si trascina dietro.
La novità infatti non è stata digerita volentieri da tutto il settore poiché temono che l’affissione delle lettere B e C sulle vetrive degli esercizi serva solo a dissuadere la clientela e a favorire invece altri promossi con una A.
“Qualcuno indubbiamente sarà costretto a chiudere l’esercizio se si ritroverà con una B o una C” sostiene Robert Bookman, legale della NY State Restaurant Association che si è tenacemente opposta al sistema di gradimento.
Altri invece, come il rinomato chef David Chang, sono decisi a conquistarsi una A in pagella.
Chang, titolare di due celebrati ristoranti: Momofuku Noodle Bar e Momofuku Ko, ha commentato rivelando di avere inviato i suoi collaboratori a seguire workshop del dipartimento della sanità sulle norme in cucina per essere certo del rispetto della normativa.
“Il nostro obiettivo - ha assicurato Chang - è l’ottenimento della lettera A, altrimenti abbiamo sbagliato qualcosa”.
I responsabili dell’assessorato alla Sanità hanno adottato il sistema di gradimento a lettere da esporre in pubblico perché ogni anno 11 mila persone a New York finiscono al pronto soccorso per malanni causati da cibo mangiato fuori casa.
E la casistica di clienti di ristoranti intossicati - riferiscono le autorità sanitarie - è in netto aumento.
Nell’assegnazione delle lettere di gradimento la Big Apple segue l’esempio adottato già dal 1998 dalla municipalità di Los Angeles che, negli anni, ha visto diminuire il fenomeno di avvelenamenti da cibo.
E a questi dati fa eco il vice assessore alla Sanità, Elliott Marcus il quale dice “se c’è riuscita Los Angeles, possiamo farlo anche noi”.
“Molta gente - spiega Marcus - quando si trova in strada non ha la possibilità o il tempo di verificare in rete i ristoranti multati per sporcizia o condizioni igieniche non conformi”.
Gli ispettori della Sanità hanno già ispezionato i ristoranti della City ed hanno elevato infrazioni al codice quantificandole con un punteggio che varia dalla presenza di roditori o delle onnipresenti “cockroaches” al frigorifero non freddo a sufficienza.
Da qui ad un anno tutti i ristoranti avranno apposto ben visibile la lettera corrispondente alla propria pagella del buon ristoratore: promosso con una A, così così con una B e da evitare con la C, mentre i rimandati che si appellano ad un tribunale amministrativo per dimostrare di avere corretto le inadempienze, dovranno esporre nell’attesa il cartello “Grade Pending”.
“Cosa significa Grade Pending? Cosa deve fare il cliente di fronte a questo segnale? Significa che il ristorante è mediocre o peggio ancora?” si chiede Marc Murphy tirolare dei ristoranti Landmarc a Tribeca e al Time Warner Center, oltre all’altro dedicato solo a pesce, Ditch Plains situato nel Greenwich Village.
Murphy è anche giudice nel popolare programma televisivo “Chopped” in onda su Food Network e dice di considerare il gradimento con le lettere arbitrario e infelice.
“O sei pulito e ordinato nell’operare un ristorante, oppure chiudi bottega e la città dovrebbe chiudere quelli sporchi” ha sottolineato Murphy che ha ricevuto una A dagli ispettori.
A distanza di oltre un decennio dall’avvio del progetto pagella della ristorazione messo in atto a Los Angeles la gente ha imparato a comprendere il significato delle lettere e presta più attenzione a dove mette piede quando si reca a mangiare fuori casa.

Nelle foto, dall'alto: il primo esercizio di Long Island "promosso' con una A, il cartello del Dipartimento alla Sanità e un ristorante del Chelsea.

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Lo stile "saggy" è di cattivo gusto, ma non illegale




di Riccardo Chioni

“È discutibile e sciocca questa moda dei giovani, ma non è illegale”. È quanto dichiarato da un giudice del Bronx in merito alla contestazione della contravvenzione elevata da un agente zelante ad un ragazzo che portava i pantaloni abbassati mostrando le mutande.
Indossare “saggy pants” (così è definito in slang il fenomeno) non è quindi un reato, soltanto un trend sciocco, diffuso principalmente tra adolescenti che lascia molti perplessi, ma non costituisce un’illegalità.
La moda “saggy” consiste nell’indossare i pantaloni ben al di sotto della cintura, in modo da mostrare il posteriore con relative mutande in bella vista.
Tanto diffuso che un paio di mesi fa Eric Adams, ex capitano della polizia eletto al senato statale, aveva fatto installare in alcuni rioni di Brooklyn cartelli pubblicitari di grandi dimensioni per dissuadere i ragazzi.
Il giudice del Bronx, Ruben Franco, ha dato ragione annullando l’ammenda al giovane Julio Martinez che aveva contestato la multa affibbiatagli da un agente della polizia lo scorso 20 aprile accusandolo di portare i pantaloni in modo da mostrare le mutande.
La contravvenzione - ha precisato il giudice - appare come il tentativo di un poliziotto di dimostrare la propria contrarietà allo stile, ma anche se molti trovano sgradevole e sciocco il trend dei pantaloni abbassati, non è tuttavia illegale e la gente può vestire come crede, a meno che non offenda l’ordine pubblico e la decenza.
Adams non è il pioniere del movimento che s’adopera da costa a costa contro lo stile che a suo avviso diffonde una cattiva immagine della comunità afroamericana, adoperando proprio quella immagine per illustrare il suo punto di vista.
Così i residenti di Brooklyn un giorno si sono svegliati trovandosi davanti agli occhi i primi cartelloni con slogan “Stop the Sag”, in cui due ragazzi indossano jeans talmente bassi da mostrare ampiamente i boxer.
Il messaggio del senatore è “puoi accrescere il tuo livello di rispetto se tiri sù i tuoi pantaloni”.
Il senatore newyorkese è l’ultimo in ordine di tempo ad aggiungersi alla lista di politici e figure pubbliche che inseguono l’obiettivo comune di ridimensionare uno stile che si è allargato a macchia d’olio sul pianeta America dagli anni Novanta, subendo un ulteriore lancio da parte di rapper e del fashion urban style.
Il fenomeno dei pantaloni giù, ma proprio giù da mostrare il sedere, è stato argomento di discussione nei dibattiti televisivi, anche al consiglio comunale, alle assemblee scolastiche dei genitori, di legislatori e persino di giudici.
Il “Sag Style” è finito anche in musica con “Pants on the Ground”, la canzone interpretata dal concorrente Larry Platt nel seguitissimo programma tivù “American Idol”, in cui ironicamente sollecita i ragazzini a tirare su i pantaloni, risultato: una vera e propria esplosione su YouTube.
Adams, che ha pure messo in rete un suo video sul soggetto, ha detto di avere visto quello di Platt, di ritenerlo divertente visto in quel contesto musicale, “quando invece si fa per moda, allora sembrano clown” e poi aggiunge “a livello pratico, è ridicolo come sono costretti a camminare”.
L’ex capitano dell’Nypd e co-fondatore dell’organizzazione “100 Blacks in Law Enforcement Who Care” ha riferito che invierà una lettera al provveditore agli studi Joel Klein in cui chiederà che venga adottato un codice di abbigliamento per prevenire il fenomeno di “sagging” nelle scuole pubbliche di New York.
Persino il candidato Barak Obama nel 2008 alla emittente televisiva musicale Mtv News aveva dichiarato “c’è gente che non vuole vedere le tue mutande e io sono uno di quelli”.

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mercoledì 28 luglio 2010

Stangata della Mta con rincari e tagli al servizio di trasporto pubblico





di Riccardo Chioni


Si abbatte di nuovo il taglione della Metropolitan Transit Authority su utenti di subway e bus a distanza di una settimana dalla più drastica riduzione di servizi registrata da una generazione a questa parte con l’eliminazione di due linee della metro e dozzine di tratte di bus.
Oggi, a decisioni prese, il board della Mta ha fatto sapere che dal primo gennaio saranno operativi gli aumenti, i più pesanti che si ricordino che costringeranno utenti di subway e bus a pagare di più per l’abbonamento mensile che passa dagli attuali 89 dollari a 104, mentre per gli automobilisti che adoperano il sistema E-ZPass (Telepass) è previsto un aumento del 10 per cento per attraversare tunnel e ponti.
Inoltre, sempre oggi, la Mta ha approvato il licenziamento in agosto di 202 addetti alle biglietterie delle stazioni della subway, un provvedimento che un giudice aveva temporaneamente bloccato il mese scorso.
Senza ascoltare ragioni, neppure le preoccupazioni di due componenti del consiglio di amministrazione sulla chiusura dei “boot”, la Mta ha proceduto con i “layoff” sostenendo che con i precedenti licenziamenti di 260 addetti ha risparmiato 11 milioni di dollari, briciole per colmare il disavanzo in bilancio che ammonta a 800 milioni di dollari.
I licenziamenti fanno parte di un progetto più ampio che prevede l’eliminazione di oltre 3 mila posti di lavoro nei settori amministrativo e operativo.
I leader sindacali e i dipendenti tuttavia puntano l’indice sul chairman della Mta, Jay Walder per aver orchestrato la serie di infiniti licenziamanti, mentre nelle sue tasche entra uno stipendio di 350 mila dollari l’anno, oltre a generosi versamenti pensionistici e abitazione pagata.
“È a dir poco ridicola la situazione e deve finire” ha commentato John Samuelsen presidente del sindacato Transport Workers Union Local 100.
L’agenzia del trasporto pubblico sostiene che tagli e rincari si rendono necessari alla luce del mancato introito di 900 milioni di dollari che la Mta avrebbe dovuto incassare da entrate tributarie e fondi statali che non si sono mai materializzati.
La notizia di aumenti e licenziamenti in un baleno ha percorso i budelli della metropolitana ed è piombata come un fulmine a ciel sereno alle fermate dei bus.
Furiose le reazioni degli utenti. “È un altro attentato della Mta per sfilare quattrini agli utenti, quando non sanno come far quadrare i conti dell’agenzia e adesso pagheremo noi gli errori dei dirigenti, anche negli anni a venire” ha commentato il ventenne Jeffrey Stepleton che adopera la metro con cadenza quotidiana per recarsi al lavoro.
Secondo la proposta la MetroCard valida 30 giorni, che attualmente costa 89 dollari per un nunmero di corse illimitato, verrà limitata a 90 corse soltanto e il costo salirà a 99 dollari, mentre per la carta versione illimitata si dovrà pagare ancora di più, 104 dollari.
La tariffa base della corsa attualmente è fissata a 2.25 dollari per possessori della MetroCard, salirà invece a 2.50 per coloro che acquistano un biglietto di corsa semplice.
Per coloro che adoperano i trasporti su rotaia Metro-North e Long Island Rail Road si prospettano aumenti per i singoli biglietti che variano dal 7.6 al 9.4 per cento in più.
E pensare che proprio l’introduzione della MetroCard a corse illimitate aveva procurato il più significativo aumento di utenti di subway negli anni Novanta.
Ora a pagare il prezzo più salato degli aumenti sarà un terzo dei passeggeri che acquista la MetroCard per 30 giorni, proprio quella utenza che aveva decretato il successo degli abbonamenti mensili.
La Mta per scontentare un po’ tutti ha provveduto a disseminare aumenti a destra e a manca che avranno effetto su tutti coloro che adoperano subway, bus, ferrovia, ponti e tunnel.
E anche se alcune proposte di aumenti saranno ancora in discussione fino ad ottobre, la Mta se la caverà come al solito con i ripetuti reclami e contestazioni che andranno a cadere nel vuoto.
All’agenzia del trasporto pubblico lo scorso autunno sono venute a mancare discrete risorse finanziarie che sarebbero dovute servire a sanare il bilancio in profondo rosso e a meno che non si manifesti un miracolo in seno al governo, i pendolari di Connecticut, Long Island e Westchester County dovranno pagare il 9.4 per cento in più per il biglietto e, a seconda dei percorsi, l’autorità prevede la fine degli sconti previsti attualmente per coloro che acquistano biglietti online o per posta.
Con i cambi previsti, i biglietti non saranno più validi dopo una settimana, al contrario dell’attuale normativa che prevede la validità per 6 mesi e ciò - sostengono taluni - significa più code agli sportelli per l’acquisto.

Infine, gli automobilisti che per pagare i pedaggi usano E-ZPass per attraversare ponti e tunnel dell’area metropolitana si troveranno a pagare il 10 per cento in più dagli attuali 4.57 dollari a 5.04, esclusi il George Washington Bridge, Lincoln e Holland Tunnel non gestiti dalla Mta.
Secondo l’agenzia gli aumenti dovrebbero portare nelle casse 413 milioni, mentre il prossimo aumento in calendario è previsto per il 2013, la Mta ha già messo le mani in avanti sostenendo che se la situazione economica dovesse peggiorare, o se i sindacati non concorderanno concessioni, sarà costretta a rincarare di nuovo la dose.

Nella foto qui sopra: il Verrazzano Bridge, pedaggio 11 $.

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sabato 24 luglio 2010

Polizia preoccupata per le ricorrenti rapine in banca con beffa




di Riccardo Chioni

Si respira un'aria di nervosismo al comando di One Police Plaza per l’escalation di rapine in banca portate a termine a New York nelle recenti settimane con maschere e stratagemmi che rasentano il ridicolo.
L’ambiente “friendly” creato dalle banche per i propri clienti con divani e poltrone, scaffali con riviste da leggere e spazi per rilassarsi - sostengono alla polizia - hanno trasformato le filiali delle banche della City in confortevoli salotti piuttosto che in istituzioni fianaziarie fortificate.
Ma alle volte l’aspetto può trarre in inganno.
Basti pensare a Edward Pemberton, il cosiddetto “bouquet bandit” immortalato questa settimana dalle telecamere del servizio di sicurezza mentre con un mazzo di fiori in mano ha messo a segno un altro, il sesto colpo in banca.
Gli esperti di sicurezza sostengono da tempo che il nuovo ambiente amichevole inventato dagli architetti per gli sportelli bancari è un’attrazione irresistibile per i rapinatori.
“La chiave di volta per frenare questa spirale di rapine in banca sta proprio nel design delle filiali” ha dichiarato Edward Ludeman dello studio di consulenza Security Directors Advisor Group.
“Le nuove banche - ha proseguito Ludeman - sono aperte, gli sportelli sono quasi sempre sul retro, in modo che un maleintenzionato debba per forza attraversare tutta la sala per raggiungere le casse e lo stesso dicasi per uscire”, in modo da essere fotografato mentre compie la rapina che, tuttavia, niente la previene e semmai invita il rapinatore a mascherarsi, aggiungendo la beffa al danno.
Gli investigatori che hanno messo sotto interrogatorio Pemberton sono rimasti di stucco nell’apprendere dallo stesso rapinatore che aveva portato a termine non una, due o tre, ma addirittura sei rapine a filiali di banche utilizzando, un mazzo di fiori e biglietto augurale come arma, che era solito lasciare alla cassiera di turno dopo aver ripulito le casse.
Gli architetti che hanno disegnato le nuove filiali non hanno considerato l'installazione delle classiche barriere di plexiglas tra il pubblico e le casse, rendendo più appetibile la rapina, secondo polizia ed esperti di sicurezza.
Michael Smith, presidente della New York Bankers Association, ha detto che il recente rapido arresto del “bouquet bandit” dimostra il successo dell’elevato sistema di sicurezza messo in atto nelle banche.
Il rapinatore coi fiori infatti aveva lasciato un suo ritratto molto chiaro impresso sul nastro delle telecamere di sicurezza.
Lo scorso anno, quando si stava manifestando il fenomeno, il capo della polizia Raymond Kelly non aveva esitato a redarguire alla grande i responsabili delle banche per quello che considera tuttora un mancato impegno delle banche nell'attrezzare le sedi in modo da scongiurare rapine.
Basta enunciare i numeri per constatare che i colpi alle banche in pieno giorno sono diventati all’ordine del giorno. Se nel 2008 si sono contate 444 rapine e 222 nel 2009, per quanto riguarda il 2010 siamo già a quota 109, vale a dire che il fenomeno è aumentato al ritmo del 27 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Il fatto che in alcune banche il servizio di sicurezza non sia ben visibile, non significa che non sia in funzione anzi, vuol dire che ci sono telecamere ben piazzate che seguono tutti i movimenti, dall’ingresso in banca, fino all’uscita” ha sottolineato Smith.
Eppure qualcuno riesce ad evitare di essere riconosciuto, come il bandito che l’altro ieri ha rapinato una filiale di banca a Long Island vestendo i panni del personaggio Dart Vader di Guerre Stellari, a cui la polizia sta ancora dando la caccia dopo che il rapinatore a rapina avvenuta aveva fatto perdere le sue tracce fuggerndo a piedi.

È più verde l'erba nei parchi della Big Apple




di Riccardo Chioni

C’è un aspetto della Big Apple sempre più verde che però lascia molti un tantino perplessi da quando si è scoperto che qualche bontempone ha deciso di crescere “erba” nei parchi pubblici e non si tratta di piante ornamentali, bensì di marijurana.
Inspiegabilmente piante di marijurana sono spuntate per il momento a Brooklyn, Union Square e Lower East Side di Manhattan dove il classico profumo di “weed” aleggia nei rioni in cui è stata scoperta, ma non è detto che chi l’ha piantata si sia limitato alle zone dove è stata avvistata.
E la domanda che si pongono anche le autorità è: si tratta di un unico burlone che ha seminato sperando di raccogliere i frutti dell’”erba”, o più semplicemente qualcuno ha gettato a casaccio i semi in questi luoghi dove è cresciuta rigogliosa, grazie alla stagione estremamente calda?
Secondo alcuni - come Thomas Walker, dealer di professione - si tratta di un “coltivatore amatoriale” già soprannominato dai media newyorkesi “Johnny Appleweed” che ha gettato a casaccio i semi qua e là.
L’ultima scoperta è avvenuta ieri in un fazzoletto di terra abbandonato all’angolo tra Second Avenue e East Houston Street dove una volta c’era un flea market di arredamento antico.
Il mese scorso le piante con la distinta forma delle foglie a cinque punte erano stata trovate in pieno centro a Union Square Park e, allo stesso tempo, nel parco Ditmars a Brooklyn.
“Ora inizierò a fare più attenzione, perché non è facile vedere le piante di marijurana se non si conoscono, anche se l’odore che emanano è inconfondibile” ha detto il quasi quarantenne Anthony Goggard.
Un esperto col pollice verde, Danny Danko direttore della rivista High Times è convinto che dietro la semina di “erba” in giro per New York si nasconda un messaggio ben preciso.
“Quando si verificano cose del genere in luoghi pubblici, forse significa che dietro c’è l’idea di una protesta e in molti pensano che il messaggio sia indirizzato al governo”.
Danko non è convinto che le semenze possano essere fuoruscite dalla busta di qualcuno intento a separare cime dai semi prima di farsi una canna.
Ora la polizia sta cercando di venire a capo del mistero ed ha iniziato a contattare i frequentatori abitudinari dei parchi.
A Union Square Park l’artista James Reese che ha una bancarella nella piazzetta ha detto di non essere affatto sorpreso del fenomeno della marijurana nei luoghi pubblici.
“Ho visto gente che di notte trafficava con la terra, forse intento alla semina, ma io non sono interessato - ha aggiunto beatamente il ventenne Reese - perché preferisco allucinogeni".
Un altro giovane che vive nelle vicinanze della Lower East Side dove è stata scoperta la piantagione ha confessato di non riuscire a riconoscerla pianta intatta, perché è abituato a vedere la marijurana dentro le bustine di plastica che compera regolarmente.

venerdì 23 luglio 2010

Ragazzino fa strage della famiglia, incendia la casa e si suicida




di Riccardo Chioni

All’idomani del tragico rogo che ha consumato la vita di 5 componenti di un’intera famiglia a Staten Island, le autorità hanno accertato che ad appiccare le fiamme è stato uno dei figli di 14 anni, ossessionato dal fuoco, il quale avrebbe lasciato un biglietto bruciacchiato su cui si legge soltanto “am sorry” e poche altre lettere.
Stando a quanto appurato dagli investigatori il ragazzo C.J. Jones avrebbe sterminato la sua famiglia e dato alle fiamme l’appartamento, prima di togliersi a sua volta la vita con un rasoio da barbiere.
Secondo quanto riferito dalle autorità, alle prime luci dell’alba di giovedì il ragazzo avrebbe dapprima sgozzato due sorelline più piccole presumibilmente nel sonno, prima di dare fuoco all’appartamento.
Sotto il corpo di C.J. rinvenuto nella camera da letto del modesto appartamento situato nel rione Port Richmond a Staten Island, gli investigatori hanno trovato un rasoio da barbiere che il ragazzo deve avere preso dagli utensili del mestiere usati dalla mamma che frequentava un corso di parrucchiera.
I resti dei tre fratellini, Jermaine di 2 anni, Melonie di 7, Brittney di 10 e della mamma, Leisha Jones di 32 anni sono stati rinvenuti a pochi passi di distanza l’uno dall’altro nel salotto di casa.
Gli occupanti di tre ulteriori appartamenti della stessa abitazione si sono salvati, svegliati dalle urla della gente in strada che strillava “fire!”.
“Uno pensa che un mostro possa fare quello che ha fatto, ma è solo un ragazzino” ha detto l’amica di famiglia Chandra Franklin.
Il giovane piromane la sera prima dell’inimmaginabile gesto era stato visto giocare tranquillo con i suoi coetanei e nessuno - riferiscono conoscenti - avrebbe potuto mai immaginare il folle gesto che avrebbe compiuto da lì a qualche ora più tardi.
All’inizio gli investigatori avevano pensato si trattasse di un incendio accidentale, ma quando il medico legale ha iniziato ad esaminare i corpi è apparso subito chiaro che Brittany e Melony erano stati sgozzati.
Avevano rinvenuto i corpicini delle bambine uccise vicino a quello di Jermaine e della mamma. I pompieri avevano tentato invano di salvare la vita del piccolo Jermaine di appena 2 anni che però è spirato all’ospedale.
Gli investigatori hanno trovato i corpi della mamma e di una figlioletta riversi a terra, come se entrambi avessero tentato di raggiungere l’uscita, ma sarebbero state sopraffatte dal fumo.
Il rogo ha distrutto il secondo piano dell’abitazione situata a Nicholas Avenue e gli investigatori dei pompieri sospettano che l’incendio sia stato appiccato all’ingresso per impedire l’accesso ai vigili del fuoco, anche se questa ultima teoria farebbe pensare più ad una mente diabolica.
I detective stanno cercando di capire cosa abbia potuto scatenare la follia del ragazzino che alle 4,30 circa ha sterminato la sua famiglia, ma fino ad ora è emerso soltanto che J.C. aveva un’ossessione con il fuoco.
C.J. infatti era stato cacciato dai corsi estivi presso la Intermediate School 72 dopo che aveva acceso un falò nel bagno ed era stato recentemente redarguito dalla mamma per aver dato alle fiamme un asciugamani nel bagno di casa.
Ancora, nel pomeriggio precedente la tragedia C.J. era stato allontanato dalla piscina pubblica Faber Pool per aver acceso un fuoco.
Inoltre, solo qualche ora prima del folle gesto C.J. era stato sgridato da alcuni vinini che lo avevano visto dare fuoco a un cartoccio, mentre il fratellino trascorreva il tempo pedalando si e giù per la strada in bici.
L’appartamento della morte dove viveva la famiglia Jones da un anno era sprovvisto di segnalatore d’incendi che il padrone di casa Albert Morcos, in vacanza in Egitto, avrebbe dovuto installare.
Familiari e conoscenti ieri hanno continuato il mesto pellegrinaggio all’esterno dell’abitazione ridotta in cenere, cercando di farsi una ragione per quel gesto inconcepibile per mano di un ragazzino.
La mamma Leisha Jones, originaria di Trinidad, lavorava come guardia di sicurezza presso il grande magazzino Macy’s di Staten Island, mentre il padre delle piccole vitime risiede in Jamaica.


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Rapina in banca stile Guerre Stellari




di Riccardo Chioni

I clienti di una banca di Long Island hanno pensato si trattasse di un correntista burlone quando hanno visto entrare la figura alta quasi un metro e novanta vestita di tutto punto - o quasi - come il personaggio Darth Vader di Guerre Stellari, ma in breve hanno compreso che si trattava di un rapinatore, pistola in pugno.
Halloween è arrivato con ampio anticipo quest’anno con rapine alle banche in maschera.
È accaduto nella contea di Suffolk verso le 11,30 di ieri mattina quando il rapinatore mascherato da Dart Vader ha fatto l’ingresso nella filiale della Chase Bank al 4080 Route 347 in località Setauket.
I clienti devono aver trovato divertente l’originale entrata in scena, tanto che uno di loro ha addirittura cercato di attaccare bottone con il rapinatore, complimentandosi per la trovata e il costume corredato di maschera malefica da Star Wars.
Unica nota stonata del falso guerriero di Star Wars, i pantaloni mimetici che portava sotto il mantello scuro.
“Il cliente - ha riferito il detective William Lamb della Suffolk County Police - ha creduto si trattasse di uno scherzo, non una rapina bella e buona”.
Ma cattivo come il personaggio di Guerre Stellari di cui indossava i panni, il rapinatore ha spintonato da una parte il cliente (nella foto), mostrando di non aver gradito i complimenti per la mascherata, zittito dalla vista della bocca di una pistola in faccia.
Presto i clienti si sono resi conto che non era uno scherzo quando Darth Vader ha sfoderato l’arma ordinando a tutti di sdraiarsi a terra e, avvicinandosi alla cassa, ha arraffato quanto ha potuto infilando i biglietti verdi in una borsa da ginnastica.
Incassato il bottino il falso Dart ha girato i tacchi facendo perdere le sue tracce, mentre allo sportello stavano cercando di capire a quanto ammonta la somma rubata.
È il secondo episodio curioso che si verifica a New York dove i rapinatori di banche ultimamente escogitano le trovate più bizzarre per portare a segno i colpi.
Mercoledì (articolo separato) i detective del Nypd avevano fatto scattare le manette ad un 44enne di Brooklyn soprannominato dai media newyiorkesi "Bouquet Bandit" che nel giro di due anni aveva effettuato 6 colpi in banca impugnando un mazzo di fiori al posto di un’arma.
Il tutto, naturalmente, immortalato dalle telecamere del servizio di sicurezza e irradiato dalle televisioni da costa a costa.

giovedì 22 luglio 2010

Ice-T e Foxy Brown, ultimi iscritti nella lista di celebrità arrestate




di Riccardo Chioni

Tracy Morrow, in arte Ice-T , pioniere del genere hip-hop e interprete della fortunata serie poliziesca “Law & Order: Suv”, abituato ad ammanettare delinquenti nelle strade di New York City, si è ritrovato lui stesso con le manette ai polsi.
Il popolare rapper è stato arrestato per guida senza cintura di sicurezza e perché in possesso di polizza assicurativa auto scaduta, dopo che una pattuglia aveva ordinato al rapper/attore di fermare la vettura all’angolo West 40th Street e 11th Avenue.
Ice-T si trovava alla guida di una Cadillac nelle vicinanze del Lincoln Tunnel quando è stato bloccato e da subito - hanno riferito alla polizia - ha iniziato a dare in escandescenza contro i poliziotti.
“È andato subito su di giri imprecando contro gli agenti e usando volgarità” ha riferito una fonte del comando di One Police Plaza.
Ice-T, 52 anni d’età, è stato trasferito al 10th Precint nel rione di Chelsea per le formalità durate una buona mezz’ora in cui il rapper ha scaricato la sua rabbia su Twitter.
Nel testo si leggeva “qualche giovane agente punk oggi ha fatto l’arresto della sua stupida vita ammanettando il Notorious Ice T perché non aveva la cintura di sicurezza” continuando a comunicare col mondo dalla cella del distretto di polizia.
“Mi ha detto: lo so chi sei e non me ne frega niente e allora l’ho chiamato punk bitch” ha continuato Ice-T su Twitter.
Il rapper ha contestato al comando del distretto perché la notizia del suo arresto da lì trapelata in un baleno veniva annunciata dalle principali fonti d’informazione nazionali.
All’uscita Ice-T ha raccontato - sempre attraverso Twitter - che quando lo hanno fermato si stava recando con la moglie Coco e il cane dal veterinario.
Il detective Fin Tutuola, al secolo Tracy Morrow, dal 2000 è componente del cast della serie tivù “Law & Order: Suv”, ma qualche anno prima, nel 1992 per l’esattezza, era balzato alle cronache come autore rapper del contestatissimo brano “Cop Killer” che magnificava l’uccisione di agenti di polizia.
La copiosa cronaca oggi offre anche un’altra chicca delle bravate di personaggi ricchi, famosi e capricciosi che vivono la Big Apple, come la “bad girl” rapper Foxy Brown, che pure ha avuto un alterco, ma con una vicina di casa a Brooklyn che aveva chiesto protezione al giudice.
La rapper dal famoso vulcanico temperamento si trovava nell’isolato dove vive, nel rione Prospect Heights a Brooklyn, quando ha incrociato lo sguardo di un’acerrima sua nemica, Arlene Raymond che attraversava la strada.
Secondo quanto riferito dagli agenti di polizia Foxy Brown, all’anagrafe Inga Marchand, si sarebbe rivolta con un linguaggio sconcio ad Arlene la quale nel 2007 aveva già avuto un pesante scambio di insulti a suon di BlackBerry, per cui il guidice aveva ordinato all’artista di stare alla larga da Arlene.
Quando Foxy Brown per l’ennesima volta entrerà in un’aula di tribunale a New York dovrà rispondere di disobbedienza all’ordinanza del giudice.

mercoledì 21 luglio 2010

I fiori hanno tradito il romantico rapinatore di banche




di Riccardo Chioni

Il rapinatore soprannominato dai media newyorkesi “bouquet bandit” stamani è finito in manette. Lo ha tradito il bouquet di variopinti fiori che aveva lasciato in dono alla cassiera dell’ultima banca rapinata con su impresse le sue impronte digitali.
Edward Pemberton di 44 anni è stato tratto in arresto dagli investigatori che lo hanno raggiunto nell’abitazione di parenti a Brooklyn dopo due settimane di caccia all’uomo che aveva messo un tantino in imbarazzo i detective della polizia.
Le sue due rapine tra i canyon di Manhattan compiute con i fiori piuttosto che armi in pugno avevano suggerito titoli fantasiosi piazzati sulle prime pagine dei tabloid con il “bouquet bandit” che sorride porgendo il mazzo di fiori alla cassiera a cui faceva la richiesta di danaro con una nota.
Quelle immagini riprese dalle telecamere del servizio di sorveglianza hanno fatto il giro dei piccoli schermi di mezza America ed hanno aiutato gli investigatori ad arrivare al rapinatore.
Stando a quanto ha riferito il capo della polizia Raymond Kelly, la ragione del suo modus operandi andrebbe ricercata nei precedenti lavori svolti da Pemberton nell’area del Chelsea nota per il mercato dei fiori, dove il rapinatore aveva messo a segno il suo ultimo colpo.
Pemberton infatti una volta avrebbe lavorato nel distretto dei fiori, anche se non è dato sapere esattamente quale fosse il suo ruolo nel “flower district” di Manhattan.
Kelly ha ammesso che le immagini riprese giovedì scorso dal servizio di sicurrezza hanno aiutato molto gli investigatori a chiudere il caso e assicurare il rapinatore alla giustizia. In quelle foto si vede Pemberton che entra nella filiale della Bank of Smithtown lungo Seventh Avenue angolo West 18th Street con un trionfo di coloratissimi fiori avvolti con il cellophane e un cartoncino augurale che il bandito ha staccato e consegnato gentilmente alla cassiera che conteneva il messaggio “non fare l’eroe, dammi tutti i biglietti da 50 e 100 dollari che hai in cassa”, uscendo però deluso con un totale di 400 dollari.
Una settimana prima lo stesso rapinatore - in una situazione simile - s’era presentato allo sportello della filiale della banca Capital One all’angolo tra Ninth Avenue e West 23rd Street, con la differenza che al posto dei fiori portava con sé un vaso con una pianta verde da appartamento.
Un’arma piuttosto insolita per mettere a segno una rapina in banca che in questo caso non ha funzionato come il rapinatore immaginava. Visto che la cassiera stava cercando di prendere tempo nel raccimolare il contante in cassa, il rapinatore si era dato da fare con le sue mani, riuscendo a mettersi in tasca 2.325 dollari, lasciando però in omaggio allo sportello della banca il vaso con la pianta.
Pemberton è stato arrestato senza problemi in un appartamento di Bedford Stuyvesant grazie - oltre che alle segnalazioni della gente - anche alle impronte digitali da lui lasciate sul cellophane in cui erano avvolti i fiori.
Al distretto di polizia è risultato Pemberton (conosciuto anche col nome John Lowe) è un personaggio già noto alle forze dell’ordine.
Durante l'interrogatorio Pemberton ha ammesso di avere portato a compimento 6 rapine a sportelli bancari di Manhattan da due anni a questa parte.
Gli investigatori del 81st Precint che lo hanno acciuffato hanno riscontrato che in 14 altre occasioni aveva avuto guai con la giustizia, in genere per problemi di droga.

lunedì 19 luglio 2010

Nella "Green Apple" i taxi del futuro saranno elettrici




di Riccardo Chioni

La prima stazione delle cento da installare nella “green apple” per consentire la ricarica di batterie di vetture elettriche è al momento una colonnina di acciaio solitaria, piazzata in un parcheggio pubblico nella parte ovest di Manhattan, dove il “green mayor” ha messo alla prova una Smart.
Forse si potranno contare sulla punta delle dita d’una mano le vetture elettriche circolanti a New York a caccia della spina per ricaricare la batteria, intanto però questo è l’inizio di un altro aspetto del percorso ecologico intrapreso, ormai da quasi un decennio, dal sindaco “verde” Michael Bloomberg.
Con lui all’angolo tra Ninth Avenue e West 36th Street c’era il ministro per le Abitazioni, Shaun Donovan in rappresentanza dell’amministrazione Obama che ha stanziato la somma di 15 milioni di dollari su scala nazionale - parte del pacchetto stimoli - che dovrebbe contribuire a creare nuovi posti di lavoro e nuove imprese tecnologicamente avanzate.
La municipalità newyorkese - ha assicurato Bloomberg - si augura di poter estendere il suo parco vetture ibride e elettriche per ridurre le emissioni di carbonio.
E in merito al voluminoso Suv di colore nero con i vetri oscurati che il comando di polizia gli ha assegnato per i suoi spostamenti, il sindaco ha spiegato che il NYPD non è riuscito ad individuare un veicolo elettrico sufficientemente affidabile che possa rimpiazzare il suo Suv, assicurando tuttavia che si premura sempre affinché non venga consumato carburante a vuoto.
“Una volta d’estate ero solito uscire e salire sull’auto che gentilmente la città mi concede, dove trovavo subito refrigerio. Adesso - ha sottolineato il sindaco - quando entro è un forno. Segno che i detective non mantengono acceso il motore a vuoto”, anche perché nessuno sa mai quando Bloomberg decide di seguire la moltitudine di newyorkesi che prendono la subway per gli spostamenti rapidi in città.
Intanto la solitaria colonnina elettrica all’ombra delle pompe di benzina nella West Side di Manhattan non sarà più l’unica, visto che altre 99 sorgeranno nei cinque quartieri di New York City sulle cui strade tra qualche anno vedremo i nuovi taxi elettrici.
Newyorkesi e turisti di tutto il mondo, udite, udite: “the yellow cab” del futuro è in dirittura d’arrivo.
Sarà a trazione elettrica, con una cabina di guida comoda, con sedili confortevoli ribaltabili per far posto a sedie a rotelle, che si possono anche girare per parlare faccia a faccia con il resto dei passeggeri.
Stando a quanto ha anticipato nell’edizione odirena “Crain’s New York Business” sono alcune delle innovative idee che una manciata di industrie dell’automobile si augura possa attrarre l’attenzione della Taxi and Limousine Commission nella selezione del “cab of the future”.
Il progetto Taxis of Tomorrow lanciato lo scorso anno dall’agenzia municipale di controllo ha confermato che sono 5 le aziende automobilistiche che hanno inviato proposte per un veicolo che risponda alle esigenze del XXI secolo e che non inquini, per sostituire un’infinità di “yellow cab” di forme e dimensioni diverse in circolazione.
“Credo sia uno dei più eccitanti progetti a cui sta lavorando la municipalità. I taxi gialli - ha dichiarato il commissioner dell’agenzia, David Yassky - sono uno dei segni di riconoscimento di New York City e servono centinaia di migliaia di noi ogni giorno. Per questo stiamo cercando di introdurre il design del Ventunesimo secolo”.
Il responsabile della Taxi & Limousine Commission non ha voluto anticipare i dettagli contenuti nelle proposte delle case automobilistiche per i taxi del futuro, si è limitato a dire che le idee espresse tendono ad offrire maggiore comfort per il conducente, i passeggeri e coloro che respirano l’aria all’aperto.
La City entro la fine dell’anno dovrebbe rendere noto il vincitore del progetto che si aggiudicherà i diritti esclusivi per la fornitura dei taxi del futuro della City, che dovrebbero entrare in servizio a partire dal 2014.

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domenica 18 luglio 2010

Una coppia gay ultima vittima dell'odio a Staten Island




di Riccardo Chioni

Preoccupa non poco l’escalation di aggressioni a sfondo razziale e omobofico registrate recentemente a Staten Island, sintomatico di quanto si sta verificando nell’intera città dove il numero di tali crimini ha subito uno sbalorditivo aumento del 80 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009.
Le ultime vittime in ordine di tempo prese di mira nelle strade di Staten Island sono gay. È una coppia che lo scorso 7 luglio prima di rincasare aveva deciso di fare una innocente puntatina ad un fast food White Castle in località Stapleton per un hamburger.
Prima di entrare però Luis e Richard Vieira - sposati due anni fa in Massachusetts - sono stati affrontati da un paio di giovani sbandati nel parcheggio, che li hanno ricoperti di insulti omofobici e, quando la coppia ha risposto verbalmente, in un baleno si è trovata circondata da una dozzina di teenager, uno dei quali ha colpito Luis al capo, mentre altri si sono avventati su Richard massacrandolo di botte.
Luis è riuscito a raggiungere l’ingresso del fast food e a dare l’allarme, mentre Richard era riverso sull’asfalto privo di conoscenza.
Il numero delle aggressioni a sfondo razziale o omofobico più in generale è schizzato alle stelle in tutta New York City dove dai 111 casi investigati dalla polizia nello stesso periodo dello scorso anno, si è già passati a quota 200 fino al 11 corrente, vale a dire un preoccupante aumento del 80 per cento.
Brooklyn e Manhattan hanno registrato la percentuale di incremento maggiore con Brooklyn con 89 atti di violenza denunciati nel 2010, 52 in più dei 37 riportati nello stesso periodo del 2009 e a Manhattan le denunce sono state 58 fino ad oggi, 25 in più rispetto alle 33 dello stesso periodo dell'anno scorso.
Una sacca del rione di Port Richmond è diventato l’epicentro degli attacchi con 6 immigrati messicani pestati in separati incidenti da aprile a oggi.
Al distretto di polizia Nr. 120 di Staten Island - che comprende i rioni Port Richmond e Stapleton - sono state denunciate 13 aggressioni, da solo due del 2009.
Gli immigrati messicani sono diventati bersaglio preferito di sbandati perditempo.
Una delle vittime, Alejandro Galindo di 52 anni, ha raccontato che stava rincasando in bici dopo il turno di lavapiatti al ristorante lo scorso 24 giugno quando quattro uomini di colore lo hanno bloccato e aggredito. “Sto ancora cercando di capirne la ragione. Ho trascorso quattro giorni in ospedale e ancora non vedo chiaramente” ha detto la vittima.
Secondo l’ultimo censimento a Staten Island il 12 per cento della popolazione è di origine latina.
Anche i più stagionati investigatori del dipartimento di polizia di New York non riescono a farsi una ragione dell’impennata di crimini a sfondo razziale in tutti i 5quartieri della città.
Anche per il capo della Hate Crimes Unit del NYPD, Michael Osgood, il fenomeno è inspiegabile, “se si considera - ha commentato - che negli ultimi 17 anni tali crimini sono diminuiti del 60 per cento, non si capisce l’improvvisa escaltion”.
Intanto la popolazione di Staten Island è in agitazione, allarmata dall’aperta caccia all’immigrato o a chiunque possa sembrare tale e gli abitanti lo hanno detto chiaro e forte ai rappresentanti di polizia, dipartimento di Giustizia e organizzazioni dei diritti civili durante un city hall meeting a port Richmond.
“Quando è troppo, è troppo. Troppa gente - ha detto Luis Vieira - ha chiuso un occhio. È arrivato il momento di bloccare la spirale di violenza omofobica e razziale a Staten Island” che con regolare cadenza balza sulle prime pagine dei giornali e dei media newyorkesi.

sabato 17 luglio 2010

Il segretario del Pd, Bersani a Brooklyn fa il battesimo con la comunità: "Siete una meraviglia"




di Riccardo Chioni

Per la prima volta il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha incontrato la comunità italiana e italoamericana nella sede del circolo San Cono di Teggiano nel rione Williamsburg di Brooklyn, il battesimo insomma con la collettività sotto la statua del santo siciliano.
Sono venute alcune centinaia di persone, anche dal New Jersey e Pennsylvania per ascoltare il leader del Pd che prima di chiudere la settimana di incontri a Washington e New York ha voluto conoscere le realtà di due collettività composte di generazioni di antica immigrazione e di giovani professionisti arrivati per lavoro.
A porgere il saluto al segretario nazionale è stata Elena Luongo del Circolo Pd di Queens, la quale ha detto “l’incontro nasce dalla volontà di voler creare una sinergia comune, senza precedenti, con il partito che il Pd della Grande Mela sostiene con un vigore incredibile, alimentato da un sincero e profondo legame col nostro paese d’origine”.
Al tavolo dei relatori c’era l’ex senatore del Pd eletto all’estero e imprenditore di Chicago, Renato Turano che ha parlato del ruolo delle imprese italiane all’estero, Silvana Mangione componente dell’Assemblea degli esteri del Pd la quale ha toccato alcune problematiche riguardanti cittadinanza, rappresentanze, lingua e servizi, Pasquale Masullo consultore della regione Campania e il presidente del circolo San Cono, Rocco Manzolillo.
Gianluca Galletto, dirigente del Pd nel nord America, delegato in assemblea nazionale e componente della delegazione di Bersani ha svolto il ruolo di moderatore.
Bersani ha esordito dicendo “ho fatto tanti incontri in questi giorni, ma questo è il più bello di tutti. Ve lo dico io, siete una meraviglia”.
Ha riassunto in tre punti il suo intervento: la missione negli Stati Uniti, la situazione in Italia e il Partito democratico.
“Questo viaggio ha alcuni obiettivi. Il primo è tenere dei rapporti come Partito democratico con la realtà degli Stati Uniti e in un mondo che si fa piccolo nessun grande partito può permettersi di far politica senza avere rapporti reali con almeno i principali paesi del mondo e le loro classi dirigenti. Il secondo obiettivo - ha proseguito Bersani - è quello di avere uno scambio di idee sui temi del momento, a cominciare da come va questa crisi economica, cosa dobbiamo aspettarci. Noi abbiamo le idee abbastanza precise su cosa si pensa in Europa, abbiamo potuto vedere cosa se ne pensa qui e, oltre al tema della crisi economica, cercare anche di capire assieme quali sono le posizioni attorno a questioni molto delicate che interessano l’opinione pubblica. Il terzo obiettivo è dire a quelli che incontriamo che non c’è solo l’Italia di Berlusconi, che c’è anche un’altra Italia e quindi cercare di far capire cosa faremmo noi, se. Anzi, cosa faremo noi, quando” raccogliendo un prolungato applauso.
Dal punto di vista dell’economia - ha sostenuto Bersani - “c’è da continuare ad essere piuttosto cauti o preoccupati, perché le cose non è che girino molto bene”.
Il Pd, assicura Bersani alla platea, “vuole essere prima di tutto un partito popolare ed ecco perché siamo qui”.
Riflettendo sulla situazione in Italia dice “siamo nel pieno, oltre che di una crisi sociale, anche di una crisi democratica. Diciamo che il berlusconismo in questi sette anni di governo sembra sempre che sia arrivato ieri, che tutto sia colpa degli altri e quello che non va è sempre colpa di qualcuno. A questo punto, ci chiediamo cosa è cambiato in meglio nel nostro paese? Non c’è stata nessuna riforma significativa, ma c’è stata però una modifica dei meccanismi democratici in un senso che non ci piace, di uno per cui i cieli sono sempre azzurri, che ancora adesso non riesce a pronunciare la parola crisi perché è la psicologia del miliardario. Lui - ha detto Bersani di Berlusconi - ragiona con la testa di chi ha problemi zero. E la sua tecnica è stata quella di cercare di stringere spazi democratici per prendere posizioni di comando sempre più strette”.
Definisce “estremista” il modo in cui è stata fatta la manovra da 24 miliardi. “Su due punti: uno su chi la paga e la pagano tutti i redditi medio-bassi. Secondo, estremista perché non c’è un euro per l’occupazione, la crescita e lo sviluppo. È fatta sostanzialmente di tagli micidiali”.

Parlando dell’erogazione del 50 per cento in meno dei contributi all’editoria all’estero che interessa America Oggi, l'unico quotidiano in lingua italiana pubblicato fuori dall'Italia e altre 4 testate nel mondo, Bersani ha aggiunto “anche retroattivo. E come fa uno a restare in piedi, è un disastro. Qui c’è una comunità di diverse generazioni: quale è la cosa che farà sì che come adesso e di più i volontari del buon nome del nostro paese che non hanno niente da chiedere all’Italia, hanno da dare, se non si sviluppa questo tema della lingua, dell’informazione, della cultura che nel futuro sarà il punto primo, non possiamo segare in questo modo”.
La crisi in seno alla maggioranza di governo è palpabile dice Bersani sostenendo che “il berlusconismo è al secondo tempo e noi stiamo cercando di allargare un pochino gli elementi di fratture perché credo sia giusto dire quale è il problema numero uno: Berlusconi”.
Parlando del Pd, Bersani inoltre ha precisato “dobbiamo fare il partito dei progressisti del nuovo secolo. Io mi chiamo Bersani, ma sono moderatamente bersaniano, perché dobbiamo creare una situazione di maggiore condivisione e di minore frantumazione. Dobbiamo avere bene in testa chi siamo, che cosa vogliamo e io vi propongo questo: siamo il partito del lavoro e della nuova generazione, vogliamo essere il partito della Costituzione e lo dico anche qui negli Stati Uniti, noi abbiamo la più bella Cosituzione del mondo e poche balle. Siamo quelli dell’unità della nazione e questo è il nostro identikit”.

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Bersani visita il Museo della Memoria a Ground Zero




di Riccardo Chioni

A Liberty Street, sul lato sud di Ground Zero, ad attendere il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani stamani c’erano Lee Ielpi, presidente della September 11th Families’ Association e Vincent Tummino, ambasciatore nel mondo dei vigili del fuoco di New York che lo hanno accompagnato nella visita al Museo della Memoria.
Bersani ha ascoltato le comunicazioni dei pompieri provenire dalle Torri in fiamme che si facevano sempre più drammatiche col passare dei minuti, si è soffermato a leggere i messaggi lasciati da gente di tutto il mondo, ha guardato le immagini di migliaia di persone che sorridevano alla vita prima dell’11/9, rimanendo sbalordito di fronte al pilastro d’acciaio attorciliato su se stesso rinvenuto sotto le macerie delle Torri.
Ielpi, ex pompiere del NYFD in pensione, ha raccontato a Bersani di aver perso il figlio negli attacchi alle Torri Gemelle e gli ha mostrato le foto dei 343 vigili del fuoco che sapevano di andare al sacrificio nella speranza di salvare vite umane dopo gli attacchi, in mostra su un memoriale spontaneo all’esterno della caserma dei pompieri Nr. 10 a Liberty Street, dove la gente continua a portare fiori e accendere candele in ogni momento della giornata.
“Le famiglie delle vittime hanno trasformato il dramma, un atto di violenza inumana, nel dramma di tutte le violenze del mondo” ha commentato Bersani che ha lasciato un messaggio alla memoria sul libro dei visitatori del Museo provvisorio del World Trade Center.
Di fronte ad un pannello con l’immagine del progetto di ricostruzione completato, Bersani ha chieso a Ielpi dettagli sugli edifici che stanno sorgendo dove prima degli attentati c’erano le fondamenta del World Trade Center. Dopo aver osservato il cantiere della ricostruzione dall’alto dell’ottavo piano da dove si può vedere la vasca del memoriale in via di ultimazione, Bersani alla stampa ha detto: “Le famiglie sono riuscite a creare un messaggio educativo che invita alla convivenza ed è stato bello che sia così, perché con tutto quello che è successo, poteva accadere altrimenti”.

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martedì 13 luglio 2010

L'ex star dei Giants Lawrence Taylor si dichiara non colpevole di stupro di una prostituta minorenne




di Riccardo Chioni

Dalle stelle, alle sbarre. Potrebbe titolarsi così il capitolo conclusivo della carriera dell’ex linebacker dei Giants, star della Nfl, Lawrence Taylor che oggi si è dichiarato non colpevole di violenza sessuale su una sedicenne prostituta in una squallida stanza di hotel della contea di Rockland, ad una trentina di miglia a nord di Manhattan.
Se la giuria lo giudicherà colpevole dei capi d’imputazione a lui attribuiti, Taylor rischia di vedersi comminare 4 anni dietro le sbarre.
Tuttavia, con fare insolitamente gioviale e sorridente, l’ex star della National Football League, adesso 51enne, stamani è arrivato alla County Court a New City accompagnato dalla moglie Lynette, dall’avvocato Arthur Aidala, scortato da un agente dello sceriffo locale.
Il linebacker dei Giants caduto in disgrazia, il cui nome è iscritto nella Hall of Fame del football, ha ammesso di avere pagato 300 dollari ad una ragazza scappata di casa nel Bronx, durante un incontro a maggio.
“È non colpevole” ha dichiarato l’avvocato Aidala, rispondendo al giudice in merito ai capi d’imputazione che comprendono stupro, sfruttamento di prostituzione e di aver messo in pericolo l’incolumità di una minorenne.
Il bizzarro comportamento prima, durante e dopo l’udienza in aula di Lawrence Taylor non è certo passato inosservato, come non sono sfuggite le presunte ironiche battute rivolte dall’ex star del football ai cronisti che gremivano la scena sia all’ingresso del palazzo di giustizia che in aula affollata di media per l’occasione.
Disturbato da tanta attenzione, Taylor ad un certo punto, prima di entrare in aula guardandosi attorno ha commentato “deve essere un giorno tranquillo per la stampa” per essere arrivata in massa nell’Upstate New York ad assistere al procedimento contro di lui. E continuando a suon di battute decisamente fuori luogo all’indirizzo dei cronisti, ad un amico che si trovava con lui ha chiesto “non è che per caso oggi giochi qui a golf?”.
Una volta in aula, all’ingresso del funzionario del tribunale con un carrello contenente una pila di cartelle, Taylor rivolgendosi alla moglie Lynette seduta accanto a lui, le ha detto puntando il dico alla documentazione processuale “spero che tutta quella roba non riguardi il mio caso. Diavolo, non sono neppure stato per così lungo tempo in questo posto”.
La procura sostiene che Taylor ha pagato una prostituta teenage 300 dollari per prestazioni sessuali in una stanza del Holiday Inn in località Montebello il 6 maggio scorso.
Taylor era stato pizzicato lo stesso giorno e portato in caserma in manette, dopo che la polizia aveva salvato dalle grinfie del magnaccia la ragazza di 16 anni fuggita di casa nel Bronx, la quale sulla via di ritorno a New York aveva chiamato lo zio raccontando l’accaduto.
Era seguita la denuncia alla polizia che aveva intercettato Rasheed Davis di 36 anni residente nel Bronx con la ragazza che aveva pure pestato di botte per portarla all’appuntamento contro la sua volontà.
In un procedimento contro Davis avviato dalle autorità federali, Taylor ha ammesso di avere pagato 300 dollari per sesso, giustificandosi dicendo di non sapere che la prostituta era minorenne, sostenendo inoltre di essere vittima di una macchinazione.
Stando a voci di corridoio raccolte nel palazzo di giustizia, l’avvocato che difende Taylor avrebbe escogitato una bizzarra strategia, secondo cui sosterrà che il gigante del football avrebbe provveduto al piacere personale, senza sfiorare la ragazza prostituta.
Peter Brower, capo della squadra di polizia di Ramapo che aveva arrestato Taylor ha risposto a Taylor sostenendo che la non conoscenza dell’età di un minore non è una scusante per il reato di violenza sessuale.
Rockland, una contea con una popolazione di 300 mila abitanti e un procuratore impegnato in una crociata contro il traffico di persone nell’Upstate per sfruttamento sessuale.
“Uno dei modi più efficaci per combattere la prostituzione è di perseguire i clienti e questo caso - aveva detto il procurtatore Thomas Zigibe - sottolinea il nostro impegno a perseguire coloro che creano un mercato per un crescente traffico di esseri umani a scopo sessuale”.
Taylor si trova in libertà vigilata dietro il versamento di una cauzione di 75 mila dollari e all’uscita dal tribunale ad un giornalista che gli ha chiesto se volesse commentare la giornata, l’ex star ha risposto con la tipica espressione “no. Grow up”.

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sabato 10 luglio 2010

La Grande Mela è servita, stracotta al forno




di Riccardo Chioni

Nonostante l’abbondante dose di umidità, la massima di 88 gradi F. toccata ieri è sembrata quasi un sollievo in questa prima parte di luglio caratterizzata da un’ondata di calura lunga quattro giorni con temperature record a tre cifre.
In tutta l’area metropolitana la cosiddetta “heat wave” va scemando, facendo ben sperare per una domenica estiva, ma senza i fastidi dell’umidità.
E da Brooklyn al Bronx i newyorkesi - come è loro abitudine - si mostrano sempre più propensi a considerare in positivo anche le cose più elementari, come le condizioni meteo.
Dall’inizio dell’ondata di calura che ha segnato il record di 103 gradi a Central Park si sono registrate due morti correlate - si presume - alle straordinarie condizioni climatiche.
La prima vittima è stata una donna di 46 anni residente nel Queens che, secondo il medico legale, è deceduta in seguito alla combinazione di malanni ed esposizione al caldo, stando a quanto riferito la portavoce del capo dell’equipe del dottor Charles Hirsch.
Ieri le autorità di Paterson nel New Jersey stavano investigando sulle cause della morte di un uomo in un apaprtamento di un residence da giorni sprovvisto di aria condizionata.
L’edificio di 21 piani, Murray M. Bisgaier Residence, ospita circa 200 tra anziani e disabili che giovedì erano stati fatti evacuare dalla municipalità di Paterson in seguito al prolungato guasto durato 3 giorni del sistema di aria condizionata.
Sarà il medico legale a stabilire se il decesso dell’uomo è da attribuire alle condizioni in cui si era venuto a trovare.
È stato un venerdì in cui ha tirato un sospiro di sollievo anche lo staff della Con Edison per la diminuita domanda di energia elettrica che da martedì aveva scalato le misure, avvicinandosi sempre più al record di 13.141 megawatts.
Staten Island ha sofferto più di altri quartieri a causa di interruzioni nell’erogazione che si sono ripetute in quasi tutte le aree dell’isola con 4 mila utenti al buio e al caldo fino a giovedì, mentre si contavano altri mille utenti con black out tra il Bronx e Bay Ridge a Brooklyn sprovvisti di energia fino al pomeriggio.
Ieri mattina il black out ha colto di sorpresa gli abitanti di Morris Park nel Bronx dove la Con Edison ha risposto con una squadra di emergenza per ristabilire l’erogazione a oltre 500 utenti.
Ieri mattina inoltre due persone sono state ricoverate al Bellevue Hospital Center di Manhattan in seguito a malessere mentre si trovavano in fila a Rockefeller Center per vedere Lady Gaga.
Probabilmente a causa del caldo, ma anche del sovraffollamento - si parla di 20 mila ragazzini deliranti - per assistere alla performance di Lady Gaga, ospite del programma “Today” show in onda su Nbc che si è esibita nonostante l'improvviso acquazzone di prima mattina.
La chiamata di soccorso era giunta alle 6,58 quando la piazza era già stracolma di persone, molte delle quali avevano trascorso la notte sotto le stelle pur di conquistarsi un posto per il concerto.
Sembra quasi un miraggio la lettura delle differenti temperature da giovedì a ieri con 10 gradi di differenza, facendo dichiarare ai metereologi la fine dell’ondata di sol leone che ha tormentato per 4 giorni tutta la costa east degli Stati Uniti.
Il National Weather Service ha registrato una massima di 88 gradi ieri con temporali a macchia di leopardo sulla zona metropolitana, lasciandosi alle spalle un giovedì da 89 gradi, preceduto da mercoledì con 100 e il micidiale martedì, quando la colonnina di mercurio aveva toccato 103 gradi.


Nelle foto: in alto bambini ad Harlem di fronte a un carretto di gelati, Lady Gaga durante la performance sotto la pioggia e bagnanti sulla spiaggia di Coney Island.

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giovedì 8 luglio 2010

245 anni dietro le sbarre al pluriomicida della scuola di Newark



di Riccardo Chioni

È arrivato il giorno del giudizio per Rodolfo Godinez, il primo degli imputati ad essere condannato a 245 anni dietro le sbarre per il triplice omicidio stile esecuzione in una scuola di Newark nell’agosto 2007.
Stamani il giudice Michael Ravin nell’aula della Superior Court di Newark ha letto la sentenza di condanna, dopo aver ascoltato per mezz’ora le testimonianze di familiari delle vittime, compresa quella dell’unica sopravvissuta, Natasha Aeriel.
Nell’aula gremita di folla, ammonita dal giudice a restare composta, Ravin è passato alla lettura imponendo a Godinez tre consecutive sentenze all’ergastolo (75 anni di reclusione per ognuna, secondo la legge del NJ) per l’uccisione di Iofemi Hightower e Dashon Harvey entrambi di 20 anni e Terrance Aeriel di 18, fatti allineare contro un muro del perimetro della scuola e freddati con un colpo al capo ognuno, come in una vera e propria esecuzione, senza alcun motivo se non noia e follia.
Seppure raggiunta da un proiettile, Natasha Aeriel, sorella di Terrance è l’unica sopravvissuta alla strage e per il relativo tentato omicidio il giudice Ravin ha imposto a Godinez il massimo della pena detentiva: 20 anni che vanno ad aggiungersi agli ergastoli.
“Ciò che è accaduto nel luogo di divertimento della scuola, dove di giorno si sentono le urla gioiose dei ragazzi che giocano, è mostruoso - ha detto tra l’altro il giudice -. È stato trasformato in un macello di carne umana, una mostruosità, un incubo da cui non c’è risveglio”.
Lo scorso maggio una giuria aveva riscontrato Godinez colpevole di tutti i 17 capi d’imputazione a suo carico, compresi omicidio, rapina e posssesso d’arma da fuoco, in relazione all’aggressione contro 4 amici nel campo da gioco della Mount Vernon School il 4 agosto di tre anni fa.
Il sostituto procuratore della contea di Essex, Romesh Sukhde aveva sostenuto che Godinez (adesso ha 27 anni), assieme ad altri 5 sbandati aveva confrontato i 4 ignari amici armati di pistole e machete.
Alla giuria erano bastate 3 ore di camera di consiglio per giungere il 24 maggio scorso alla conclusione del caso ed emettere il verdetto di colpevolezza.
Durante la mezz’ora dedicata alle dichiarazioni di familiari delle vittime, Jamillah Ahmed, zia di Natasha e Terrance Aeriel si è rivolta direttamente al pluriomicida chiedendogli “Rodolfo, ho una domanda da porti. Valeva la pena? Valeva la pena distruggere la tua stessa vita come quelle innocenti delle persone che hai ucciso?’.
Il padre di Terrence e Natasha, Troy Bradshaw invece si è rivolto al giudice dicendo “tutto il tempo che deciderà di infliggergli, giudice, non riporterà in vita quei ragazzi o riconsegnerà a mia figlia tutto ciò che ha perso”.
Dopo la madre di Iofemi, Shalga Hightower e James Harvey, padre di Dashon, ha preso la parola Natasha Aeriel (adesso ha 22 anni) esprimendo la sua rabbia con forti parole indirizzate a Godinez, definendolo sbandato e codardo, concludendo dicendo “sono ancora qui, grazie a Dio, sono felice e diplomata”.
Quando il giudice Michael Ravin ha battuto il colpo di chiusura dell’udienza, Rodolfo Godinez è stato preso in consegna dagli agenti e trasferito in carcere, ammanettato alla cintura di cuoio in vita con addosso una tuta da detenuto.

Voleva fare la vedova allegra con la fortuna del marito ucciso




di Riccardo Chioni

“Si tratta del piano diabolico di una donna il cui intento era eliminare il marito per incassare la sua fortuna”. Così lo ha spiegato il procuratore della contea di Westchester, Janet DiFiore nella denuncia depositata ieri nel tribunale di White Plains nei confronti di Narcy Novack, moglie di un milionario della Florida massacrato di botte e ucciso in un albergo di periferia da due killer ai quali la donna aveva fornito accesso e persino un cuscino per azzittire il marito.
La vittima è Ben Novack Jr. di 53 anni, figlio del fondatore e costruttore del celebrato Fontainebleau Hotel situato a Miami Beach, utilizzato da Hollywood per girare film del calibro di “Goldfinger” e “Scarface”, figura nel National Register di siti storici.
La moglie della vittima sposata 9 anni fa, Narcy Novack pure di 53 anni nativa dell’Ecuador, assieme a suo fratello e due altri era già stata indiziata per l’omicidio avvenuto all’Hilton Rye Town in località Rye Brook, a circa venti miglia a nord di Manhattan il 12 luglio dell’anno scorso.
Il procuratore federale Preet Bharara durante la conferenza stampa nel palazzo di giustizia di White Plains ha detto che “il complotto che ha portato alla brutale morte di Ben Novack è stato un affair familiare”.
E ora gli investigatori stanno riesaminando anche le cause della morte di Bernice Novack, la madre di Ben, deceduta all’età di 86 anni a Fort Lauderdale in Florida, archiviata come morte accidentale, anche se sia nell’auto che sui muri di casa erano state rinvenute traccie del suo sangue.
Nella denuncia di ieri la procura federale sostiene che Narcy Novack ha facilitato l’uccisione aprendo l’uscio ai due killer che prima hanno pestato e poi sfigurato il marito, sottolineando che ha persino porto ai killer un cuscino per coprire il volto durante le torture.
Narcy Novack è stata arrestata nella sua casa di Fort Lauderdale, in attesa di estradizione a New York. Ben Novack, travel executive, si trovava in zona per un evento ed era stato rinvenuto morto dalla moglie nella sua stanza d’albergo, una maschera di sangue, con mani e piedi legati con nastro adesivo.
La nuova denuncia indica attori del complotto Nancy Novack, suo fratello Cristobal Veliz di 56 anni e Denis Ramirez di 36, entrambi residenti a Brooklyn, oltre a Joel Gonzales di 25 anni di Miami, ricercato.
Per ognuno di questi si profila una condanna detentiva all’ergastolo.


Nelle foto, in alto Narcy e il marito Ben Novack, l'hotel di "Goldfinger" a Miami Beach.

martedì 6 luglio 2010

Prete usava soldi dei fedeli per lusso personale ed escort maschili




di Riccardo Chioni

Il reverendo del Connecticut aveva un vizietto, anzi più di uno e anche le mani bucate.
Approfittava della generosità dei suoi fedeli per finanziare la sua seconda vita segreta, godendosela da gran signore in lussuosi alberghi e ristoranti mondani dove intratteneva escort maschili.
Il rev. Kevin Gray, 64 primavere sulle spalle, è una figura molto popolare tra la comunità di Waterbury nel confinante Connecticut dove è stato parroco in tre parrocchie cattoliche nel giro degli ultimi 26 anni.
Oggi è stato incriminato di furto nell’aula della Superior Court, per aver intascato e usato a proprio piacere 1.3 milioni di dollari della parrocchia Sacred Heart/Sagrado Corazon durante un periodo di 7 anni.
Agli investigatori della polizia di Waterbury allertati dall’arcidiocesi di Hartford, il reverendo ha detto di avere usato i soldi della chiesa per pagare hotel, ristoranti, abbigliamento, arredamento e persino escort maschili.
L’arcivescovo di Hartford, Henry Mansell a metà aprile scorso aveva autorizzato il rev. Gray a lasciare la sua parrocchia del Sacro Cuore per non meglio precisati motivi di salute e ai parrocchiani il prete aveva confidato di essere gravemente malato.
Da allora nessuno alla chiesa Sacred Heart e al convento St. Peter and Paul dove il reverendo alloggiava aveva più saputo nulla di lui.
La polizia eveva avviato l’inchiesta dopo la denuncia ricevuta dall’arcidiocesi lo scorso 27 maggio, secondo cui risultava un grave ammanco con accrediti dal conto della parrocchia a quelli privati del rev. Gray, oltre a transazioni che avevano destato sospetto durante una verifica.
Secondo la testimonianza raccolta dal detective Peter Morgan depositata in tribunale, il rev. Gray ha raccontato di avere staccato assegni per uso personale, di avere pagato i suoi conti American Express, di avere autorizzato l’emissione di due carte di credito a nome di due uomini i cui acquisti però venivano addeditati sui suoi conti, di avere pagato spese e tuition per università a terzi, di avere affittato un appartamento a New York dal 2005 per un uomo che aveva incontrato a Central Park.
Il tutto con i quattrini depositati sul conto della parrocchia presso la Webster Bank, risucchiati dal reverendo dal vizietto e dalle mani bucate.
Appeso l’abito talare in canonica, il prete si calava nel personaggio dell’uomo di mondo frequentando ristoranti trendy come Tavern on the Green a New York, il Boston’s Legal Seafood e in Connecticut, Scoozzi Trattoria e Wine Bar, sperperando in tutto oltre 200 mila dollari dei fedeli.
Anche per la notte il reverendo sceglieva sempre il meglio dell’ospitalità sulle piazze d’America. Ha infatti accumulato un conto da 150 mila dollari, ad esempio, per riposare le membra nelle camere del Roosevelt Hotel, al W Hotel e al Wardolf Astoria.
I due uomini a cui il reverendo aveva fatto ottenere la carta di credito sono Manuel Paque, incontrato in uno strip bar e Islagar Labrada, quest’ultimo conosciuto invece attraverso un’agenzia di “male escort service”. Il primo ha speso 67 mila dollari: di tutto un po’, dall’arredamento ai conti del cellulare, oltre a materiale elettronico e iscrizione al La Guardia College.
Islagar Labrada ha accumulato spese - pagate dal rev. - per 50 mila dollari, 9 mila dei quali per l’iscrizione alla palestra Crunch Fitness, per pernottamenti allo Sheraton di Buena Vista in Florida e per acquisti nella boutique Louis Vuitton.
Ora il mistero della sparizione è svelato e i parrocchiani beffati e raggirati sanno che si era invece trasferito segretamente a Manhattan, dove aveva affittato un appartamento al 1427 York Avenue, nella opulenta Upper East Side, che condivideva con Weirui Zhong per il quale stava pagando l’affitto da 5 anni.
Zhon al distretto di polizia è caduto dalle nuvole. Il reverendo dalle molteplici personalità aveva raccontato a Zhong di essere un avvocato laureato alla Georgetown di Washington e di occuparsi di charities cattoliche, che dal 2008 stava pagando le sue iscrizioni alla Harvard University, che gli aveva donato un piano e pagato le relative lezioni, di avere persino provveduto alla parcella dell’avvocato quando ne ha avuto bisogno, di avergli regalato anche due cani per il suo compleanno e una discreta somma in contanti.
La vita da nababbo, segreta e truffaldina del reverendo è proseguita indisturbata dal gennaio del 2003 a oggi, quando il guidice ha messo fine alla sceneggiata spedendo il parroco dietro le sbarre, in attesa di giudizio.



Nelle foto rilasciate dalla polizia di Waterbury, il rev. Kevin Gray.

lunedì 5 luglio 2010

La jungla urbana si fa sempre più selvaggia




di Riccardo Chioni

Non si sono ancora visti leoni o tigri, tuttavia la jungla urbana diventa sempre più selvaggia ogni giorno che passa con una crescente popolazione di orsi neri, coyote, cervi e procioni. che non esita ad avventurarsi in esplorazione tra i canyon di Manhattan.
A subire il preoccupante fenomeno dell’invasione sempre più frequente da parte di coyote, cervi, orsi e procioni fino a non molto tempo fa erano le zone al confine con la metropoli newyorkese in particolare a nord e a est dove abbonda il verde, ma più recentemente il beato scorazzare di animali selvaggi nei cinque quartieri di New York City ha iniziato a destare un diffuso timore tra la popolazione.
Lo scorso marzo un coyote femmina di un anno aveva tenuto in scacco gli agenti di polizia costringendoli a 3 giorni di inseguimento nella trandy Tribeca, nelle vicinanze dell’ingresso al Holland Tunnel. La 3 giorni di caccia era stata preceduta dalla cattura di un coyote lungo Broadway e 155th Street, un altro ad Harlem, mentre altri 3 esemplari erano stati visti a fine anno nei campus della Columbia University e infine uno su un laghetto ghiacciato a Central Park.

Una vera e propria invasione, se si considera che nell’ultimo decennio erano stati avvistati soltanto 3 coyote nella Big Apple.
A maggio tre orsi neri erano stati visti lungo Palisade nel New Jersey ad alcuni chilometri a nord del George Washington Bridge e lo scorso giovedì due cervi si erano addentrati nel parcheggio di un grande magazzino Target nel Bronx.
Pat Thomas curatore presso la Wildlife Conservation Society allo Zoo del Bronx è convinto che gli abitanti metropolitani dovranno abituarsi alla presenza sempre più ravvicinata degli animali selvaggi.
Dello stesso parere Kevin Clarke biologo del Department of Enviromental Conservation, il quale sostiene che si continuerà a vedere con sempre maggiore ricorrenza l’infiltrazione degli animali selvatici anche a New York City.
Nel villaggio di Rye, appena 16 chilometri dal Bronx, la polizia sta dando la caccia ad un paio di coyote che martedì scorso hanno azzannato una bambina di 3 anni ed un’altra di 6 giusto 4 giorni prima.
Venerdì un agente ha osservato sempre a Rye un esemplare di coyote, ha sparato mancandolo. “Questo fenomeno è qualcosa di nuovo anche per gli esperti. Credo non ci siano spiegazioni a quanto sta accadendo” sostiene il sindaco di Rye, Doug French.
I genitori sono in allarme e resta difficile in giornate festive e con le scuole chiuse tenere i ragazzini chiusi dietro le porte in casa.
Kelly Hodlulik, la cui figlia Emily di 6 anni è stata attaccata da due coyote riportando leggere ferite ad una spalla, dice che “tutti sono col fiato sospeso, terrorizzati dalla presenza di questi animali. È veramente preoccupante per la sicurezza dei bambini che giocano all’aperto”.

Secondo alcuni studiosi del fenomeno invasivo l’accesso degli animali al perimetro urbano sarebbe facilitato dalla recente messa in opera di camminamenti, piste ciclabili e percorsi all’interno dei parchi che rappresentano il veicolo perfetto per avvicinare gli animali selvatici alla città.
Dovunque si guardi, il comportamento degli animali selvaggi in prossimità delle aree urbane continua a stupire.
I biologi sono convinti che i cervi residenti in New Jersey sono soliti attraversare l’Hudson River per raggiungere Staten Island dove hanno incrementato la popolazione nativa locale e l’impresa a nuoto è stata documentata più volte.
Anche se gli orsi neri non si sono ancora avventurati nella jungla di cemento, ci manca assai poco. Tanto che la municipalità di Milford nel New Jersey si è trovata costretta a posporre lo spettacolo di fuochi d’artificio del 4 Luglio dopo che un orso ha aggredito un hiker ferendo il suo cane.
“Sono stati visti in luoghi dove non erano mai stati visti prima e si stanno avvicinando sempre più alle zone urbane. Nel New Jersey oramai siamo agli incontri quotidiani con gli orsi” riferisce Larry Raganese del NJ Department of Enviromental Protection.

domenica 4 luglio 2010

Il marketing emozionale di Vincenzo Spinosi è materia di studio alla Bocconi




di Riccardo Chioni

“C’è differenza tra imprenditore e imprenditore. C’è quello che nasce solo per fare soldi e quello come me che lo fa per passione, magari fa anche utile, ma non è essenziale l’utile per l’imprenditore” sostiene Vincenzo Spinosi, artigiano della pasta, marchigiano tutto d’un pezzo, che impartisce lezioni di imprenditoria alla Università Bocconi di Milano.
Ha partecipato alla 56.ma edizione del Fancy Food al Javits Center dove l'imprenditore sui generis è tornato all’appuntamento annuale del cibo per festeggiare il decimo anniversario della sua rivoluzione in cucina: gli “Spinosini”, un formato fine di pasta all’uovo servita negli anni sulle tavole di celebrità dello sport, industria e spettacolo, di regnanti e personalità politiche da un capo all’altro della terra.
Il pastificio artigianale Spinosi è sorto a Campofilone in provincia di Fermo nel 1933 come bottega alimentare e si è sviluppata - mantenendo la peculiare caratteristica di lavorazione a mano - in un marchio conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, grazie all’innata abilità di curatore di immagine e comunicazione del suo titolare.
“Certi imprenditori lavorano perché devono fare business e basta, danno lavoro sia ben chiaro, ma l’immagine viene creata da noi, dalla nostra fantasia, come gli Spinosini che celebrano dieci anni da quando li ho inventati. In tutto questo tempo - prosegue l’imprenditore - mi hanno dato quella gioia e sicurezza che dà la passione del marchio Made in Italy, creando un modo di andare a tavola”. Al Fancy Food l’azienda di Vincenzo Spinosi ha raccolto quanto seminato durante oltre un decennio di presenza nella vetrina internazionale del food di New York.
“Un operatore americano si è avvicinato a mio figlio allo stand dicendogli: vedo questa azienda presente da anni, mi dà sicurezza e vorrei piazzare un ordine. Poi, tornato, mi ha detto personalmente: sei differente dagli altri imprenditori. È un messaggio. Questa - sottolinea Spinosi - è la forza dell’Italia. Se cerchiamo di fare solo produzione, allora dovremmo avere paura dei cinesi. Io non ho paura dei cinesi”.
Anche se l’azienda intende espandersi, resterà comunque a carattere artigianale e questa ferma presa di posizione che mette in luce l’immagine di Vincenzo Spinosi, da Campofilone si è proiettata alla Università Bocconi di Milano dove ha fatto presa il marketing emozionale del titolare che ha da impartire lezioni di vita imprenditoriale, senza tuttavia averle imparate a scuola.
“Vincenzo Spinosi ce l’ha talmente dentro, che la mia esperienza è diventata una scuola per il marketing del food in Italia per la Bocconi. Sono stato invitato a presentare i miei Spinosini nei migliori alberghi del mondo e trovo la mia immagine dappertutto. Ciò di cui dobbiamo temere sono gli imprenditori che un giorno venderanno le nostre conoscenze”.
L’artigiano di Campofilone sta proseguendo la sua campagna di sensibilizzazione per invogliare i ristoratori a stabilire una “carta della pasta”, così come esiste quella dei vini.
“È un’azienda semplice senza grandi fatturati che dà lavoro a quindici persone e dove vedo il futuro. Recentemente a Pasta Trend in Italia, la mia - aggiunge - è stata riconosciuta la migliore pasta all’uovo”.
Vincenzo Spinosi ha sposato l’era della comunicazione digitale creando un sito dove racconta la storia dell’azienda, corredata da una rassegna stampa che documenta il percorso di un personaggio venuto dal piccolo, creatore di un’immagine globale del marchio Made in Italy di eccellente qualità a tavola: un pregio questo autenticato dagli innumerevoli attestati che Spinosi ha ricevuto in Italia e nel resto del mondo.

Nelle foto Vincenzo Spinosi e una veduta del padiglione italiano al Fancy Food Show.

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