martedì 30 novembre 2010

I produttori del Dolcetto alla conquista delle tavole americane






di Riccardo Chioni



È stata la prima della prima per la Cantina Clavesana, al battesimo della Big Apple, preceduta però dalla fama di maggiore azienda produttrice di Dolcetto, che per l'occasione ha riunito al ristorante Del Posto operatori americani del settore e stampa specializzata.
La Cantina Clavesana raggruppa 350 produttori locali, è ben piazzata nel mercato italiano e recentemente ha deciso di varcare i confini nazionali, puntando dritto su quello a stelle e strisce, partendo da New York.
Anna Bracco, direttrice della cooperativa, ha raccontato la storia dell'azienda e gli obiettivi che si è data in un mercato bombardato da etichette mondiali, quale è quello americano dove tuttavia il consumatore sta affinando il proprio palato.
"È la premiere ufficiale negli Stati Uniti. Abbiamo iniziato a lavorare sui mercati esteri da poco e quello americano è senz'altro importante, ma crediamo anche maturo per i nostri vini. Ci è sembrato giusto far conoscere il Dolcetto. Tra pochi giorni il nostro vino sarà sugli scaffali a Eataly".
Tre milioni di bottiglie vendute all'anno di produzione Clavesana Siamo Dolcetto fatta dalle 350 famiglie che lavorano nella cooperativa fondata nel 1959 da 32 soci viticoltori, che ha superato felicemente la cinquantina lasciandosi alle spalle mezzo secolo di storia di successo.
I vigneti della cooperativa si estendono su una superficie di 500 ettari quadrati dove viene produtto il 90 per cento del Dolcetto. "Siamo la più grande azienda di Dolcetto sulla terra" sottolinea Anna Bracco.
"La nostra produzione - spiega - è venduta quasi tutta in Italia, ma abbiamo deciso di alleggerire il mercato nazionale per poter far conoscere il nostro prodotto all'estero".
Il vasto ed esigente mercato americano non intimidisce l'azienda di Madonna della Neve, in provincia di Cuneo.
"Penso che con i nostri numeri non dovrebbe essere una grande difficoltà, non sono né troppi, né troppo pochi. Il prezzo - aggiunge la direttrice - è buono, è un prezzo democratico. Pensiamo che i nostri prodotti hanno qualità-prezzo molto conveniente e vogliamo sperare che il consumatore rimanga affascinato nello scoprire di aver trovato di più rispetto a quello che avrebbe portato a casa con gli stessi dollari".
Nei programmi dell'azienda piemontese c'è un tour degli States per promuovere i prodotti letteralmente fatti da un esercito di vitivinicoltori formato da centinaia di famiglie.
"È una bella sfida. Sul mercato italiano dove siamo ben piazzati - conclude Anna Bracco - stanno arrivando altri vini e allora abbiamo pensato di rispondere all'importazione con l'esportazione e per farlo valutare meglio abbiamo cercato mercati nuovi come l'America".
Lidia Bastianich, regina dei fornelli, incoronata da decine di milioni di americani appassionati dei sui programmi in tivù, ha allestito il menù con lo chef per combinare piatti e vino.
"Dolcetto è un vino che mi è sempre piaciuto, che trova benissimo il suo psoto a tavola, senza grandi impegni e quindi - spiega Lidia ad America Oggi - lo abbiamo abbinato con la carne cruda razza piemontese che si alleva qui in Montana, con pasta caramelle di gorgonzola e poi la New York strip steak. A tavola tra cibo e vino ci deve essere armonia".
Sul piccolo schermo, sui libri, ai convegni, a Eataly, Upstate o Dontown, dovunque quando si parla di cucina italiana, il nome di Lidia è sulla bocca di tutti. È la cuoca-cantastorie della televisione pubblica americana che racconta la sua terra e le ricette. Come fa a dividersi in tanti ruoli in una giornata?
"È come essere un conduttore d'orchestra che dirige dei professionisti e tutti insieme producono armonia, senza contare mio figlio Giuseppe, poi Mario Batali ed una pattuglia di grandi collaboratori mi rendono i compiti più facili. Mi sto divertendo, sta filando tutto liscio, è una gioia".


Nella foto, a sinistra Lidia Bastianich e Anna Bracco.


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domenica 28 novembre 2010

Bloomberg cede per salvare la sua nomina alla guida del sistema scolastico pubblico






di Riccardo Chioni



Trovato l’accordo, spianata la strada per la neo school chancellor Cathleen Black nominata dal sindaco Michael Bloomberg, che fino a venerdì aveva raccolto solo contestazioni e assai poche adesioni per il nuovo incarico.
Secondo quanto emerso ieri, il commissioner statale per l’istruzione David Steiner avrebbe deciso di affiancare alla Black un educatore di professione che ha iniziato la sua carriera nelle aule scolastiche come insegnante, è stato preside e siederà al fianco della nuova provveditrice come secondo in comando.
Steiner avrebbe deciso di garantire alla Black l’esenzione dal produrre le normali credenziali accademiche richieste dalla legge statale per la posizione di guida del sistema pubblico scolastico.
Bloomberg, che detesta intrusioni esterne nella sua amministrazione, ha inghiottito il rospo e ha accettato la soluzione indolore proposta da Albany.
Steiner aveva già fatto una forzatura martedì scorso mettendo in dubbio la preparazione della Black per la nuova posizione.
La Black è una executive di media, responsabile di Hearst Magazines, che ha trascorso la sua intera vita nel business della carta stampata e non è in possesso di alcun titolo relativo alla nuova posizione proposta dal sindaco.
E mentre montava la controversia e la protesta, per Bloomberg la Black stava diventando un imbarazzo, in quanto una grande maggioranza di persone e genitori di studenti avevano dimostrato un certo malumore per la nomina della Black, ritenuta non idonea a dirigere il sistema scolastico di New York.
Così, dopo giorni e giorni di trattative e colloqui tra la municipalità e i responsabili statali del settore, Bloomberg ha ceduto ed ha concordato con la soluzione proposta di affiancare alla Black un “chief academic officer” che sovrintende curriculum e test al Department of Education della City.
Il vice della Black che ha 66 anni d’età, sarà Shael Polakow-Suransky di 38 anni, ex preside di una high school del Bronx, anche se al momento non è dato sapere quali saranno esattamente le sue mansioni.
Black e Polakow-Suransky nelle ultime settimane s’erano incontrati diverse volte, in previsione del passaggio di consegne, prima che la neo chancellor prenda possesso del nuovo incarico il prossimo primo gennaio, dopo l’abbandono del provveditore corrente Joel Klein, alla guida del più grande sistema scolastico della nazione che conta 1.1 milioni di studenti, 135 mila dipendenti e 1.600 scuole.
Natalie Ravitz, portavoce del Department of Education, ha detto che “come esperta executive, la Black ha riconosciuto la necessità di avere un vice con specifica esperienza nel mondo accademico”.
Per il sindaco Bloomberg, che desidera essere ricordato per il suo impegno nella riforma della scuola, è stata una settimana di frenetiche consultazioni tra City Hall e Albany e durante la negoziazione aveva detto pubblicamente che è obsoleta la legge secondo cui il chancellor deve essere in possesso di meriti accademici e che andrebbe abolita.
Bloomberg pensava di poter contare sull’approvazione dell’opinione pubblica, ma aveva fatto i conti senza l’oste, nonostante al suo fianco e a sostegno della nomina della Black si fossero schierati personalità come Whoopi Goldberg ed ex sindaci.
Dopo l’annuncio della possibile soluzione con il vice della Black, le reazioni variano a seconda dei ruoli.
Il deputato statale democratico Hakeem Jeffries che aveva coordinato l’opposizione - ad esempio - ha già fatto sapere che nonostante l’accordo si affiderà a vie legali per vedere stravolta la volontà personale di Bloomberg, sostenendo che la nomina di un cheif academic officer non compensa la mancanza di esperienza della Black.

Nelle foto, Michael Bloomberg, Joel Klein e Cathleen Black.

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sabato 27 novembre 2010

Consegnato il primo assegno della Guttilla Foundation per la ricerca contro i tumori






di Riccardo Chioni




Il primo assegno da 40 mila dollari destinato alla ricerca contro il cancro oggi è giunto a destinazione ad Hackensack.
È stato consegnato dai responsabili della Antonina Guttilla Foundation nelle mani del dr. Andrew Pecora, vice presidente del Cancer Services del nuovo reparto John Theurer del Hackensack University Medical Center.
La somma depositata è solo la prima di una seconda donazione, sempre di 40 mila dollari, che avverrà nelle prossime settimane a favore dello Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di Manhattan da parte della Guttilla Foundation, mentre prosegue ancora la raccolta fondi.
La cerimonia è avvenuta nell’ampio altrio del nuovo John Theurer Cance Center che sarà inaugurato prima delle festività natalizie, all’angolo tra Atlantic e Second Street ad Hackensack, in una struttura adibita esclusivamente ai tumori, costata un miliardo di dollari.
Nell’occasione si è data appuntamento al nuovo Cancer Center l’intera famiglia di Settimo e Antonina Guttilla con i figli Joseph, Jerry, Sandro, le rispettive mogli e tre nipotine in tenera età.
Joseph, come si ricorderà, aveva avviato la raccolta fondi con un gesto particolare, percorrendo lo scorso 7 novembre le 42 miglia e passa della Maratona di New York, come promesso alla mamma Antonina, che in famiglia chiamano amorevolmente Nina, alla quale quest’anno era stato diagnosticato un tumore progressivo che ha già aggredito diverse parti del corpo.
Ha presenziato alla consegna dell’assegno Robert Garrett, presidente del Hackensack University Medical Center, il quale si è rallegrato con la famiglia Guttilla per il generoso gesto di solidarietà.
“Continua la maratona di Joseph” ha detto Garrett parlando della gara avviata solo qualche settimana fa per la raccolta fondi.
“Anche la nostra è una maratona per il trattamento e la ricerca in questo edificio che farà la differenza per i pazienti che necessitano le cure. È una struttura unica - ha precisato Garrett - che si estende su una superficie di 160 mila sf ed è omnicomprensiva per fornire servizi individuali per differenti tipi di cancro. Sul retro abbiamo anche un orto biologico con ortaggi e verdure che raccoglieremo e useremo per insegnare ai pazienti e alle loro famiglie il modo per mangiare più sano, sia per prevenire che per aiutare nei trattamenti dei tumori”.
In un complesso ospedaliero da un miliardo di dollari probabilmente 40 mila dollari rappresentano spiccioli, ma Garrett assicura che ogni centesimo serve la causa.
“Ciascuna piccola donazione può veramente pagare per un altro trattamento o per servizi di cui l’ospedale, i pazienti hanno bisogno e significa tanto per noi. Non sapevo - ha sottolineato il presidente dell’ospedale - che era in arrivo questa somma oggi e sono rimasto più che sorpreso, in maniera positiva. È arrivata da una famiglia meravigliosa”.
Joseph, autore dell’iniziativa legata alla Maratona, ha spiegato perché la scelta di questi due beneficiari.
“Come avevamo promesso ai donatori, ogni centesimo destinato alla Fondazione giunge a destinazione al cento per cento. Abbiamo deciso di consegnare 40 mila dollari a ciascuno: Hackensack e Sloan Cancer Center, perché entrambi figurano nei top dieci ospedali sul territorio statunitense per la ricerca contro i tumori, considerati i migliori in tutto il mondo. E ora il nuovo Cancer Center andrà a porre Hackensack sulla mappa mondiale per prevenzione e trattamenti. Sarà inaugurato durante il fine settimana di Natale, è costato un miliardo di dollari, è fornito di attrezzature all’avanguardia e personale altamente specializzato”.
È bastato relativamente poco tempo per mettere assieme la considerevole cifra da donare agli ospedali, ma quando si mette in movimento la macchina della famiglia Guttilla, amici e conoscenti rispondono al richiamo.
“Abbiamo raccolto quasi cento mila dollari in meno di un mese e continuiamo a sollecitare donazioni alla fondazione. Mi preme sottolineare - ha aggiunto Joseph Guttilla - che non vi sono spese e che tutte le somme raccolte, piccole e grandi, vengono consegnate ai destinatari. Vanno dritte dove devono andare, in strutture come questa e l’altra di New York che sono impegnate in prima linea nella ricerca”.
La Antonina Guttilla Foundation è ubicata al 37 Midland Avenue a Elmwood Park, NJ 07407. Gli interessati possono inviare le proprie offerte, considerando che sono deducibili dalle tasse.


Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Andrew Pecora e Joseph Guttilla, Antonina Guttilla e Andrew Pecora, l'intero gruppo Guttilla con il capofamigl;ia Settimo, primo a destra.

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Dilaga il contrabbando delle sigarette, anche delle americane fatte in Cina






di Riccardo Chioni




Ultimamente tra i canyon di Midtown sembra d'essere nei Caruggi di Genova per il moltiplicarsi di venditori di sigarette di contrabbando, a cui sta dando una caccia serrata l'agenzia ATF di New York.
Il fenomeno del contrabbando di sigarette non è diffuso solo tra i "piccoli imprenditori" che si recano in stati vicini in auto per attingere un numero limitato di stecche in un mercato del tabacco più conveniente.
Il giro del contrabbando di sigarette, che comporta una perdita enorme per l'erario, si estende oltre i confini territoriali statunitensi e arriva in grandi quantità dalla Cina per essere smerciato nei quartieri più poveri dove un pacchetto a 8 dollari è di più facile vendita, rispetto al costo di 12 dal tabaccaio.
Il problema, in quest'ultimo caso, è aggravato dal fatto che non è chiaro cosa contengono le sigarette fatte in Cina, oltre al tabacco di pessima qualità, con ulteriori rischi per la salute.
Siccome si parla di grandi quantità da smerciare, il mercato del lavoro illegale ha assunto rappresentanti che si recano a offrire sigarette di contrabbando ai letiggimi negozianti, come se fossero dei veri e propri commessi viaggiatori di Pepsi o Ronzoni, con varietà tra Marlboro, Newport e Winston, alcune tra le marche che vanno per la maggiore.
Una tentazione insostenibile per i negozianti onesti che si vedono derubarti della clientela da chi fuori dalla loro porta vende sigarette di contrabbando a 8 dollari il pacchetto. Qualcuno cade in trappola.
È un po' come il cane che si morde la coda. Il negoziante non vende le sigarette a 12 dollari, ma quelle a 8, non paga la tassa su quelle e neppure l'altra sulla vendita, un giro vizioso insomma che alla Big Apple fa perdere un mare di quattrini di entrate tributarie.
I "rappresentanti" del contrabbando offrono all'acquirente marche tra le più popolari a 45 dollari la stecca, il che significa un profitto di 35 dollari per il rivenditore.
Quelle che invece arrivano dalla Cina sono più a buon mercato e vengono spacciate per 30 dollari a stecca dai contrabbandieri, ma non tutti gradiscono il gusto di queste sigarette esotiche che in molti definiscono "spazzatura".
Qualcuno è già caduto nella rete della giustizia. Come il distributore Abdul Alsaidia di 37 anni, pizzicato in flagrante dagli agenti statali del Department of Taxation and Finance mentre consegnava 20 cartoni di sigarette sprovvisti del bollino delle tasse ad un deli a West 183rd Street nel Bronx, in procinto di distribuire anche altri 205 cartoni di Newport, 10 di Marlboro, 2 di Winston e 2 di Kool, sempre di contrabbando.
C'è anche chi le vende all'angolo di strada a Midtown, ma sono di produzione casareccia. Si tratta di "piccoli imprenditori" che per mancanza di lavoro e con un rischio minimo, si recano ad esempio nel Delaware dove una stecca di sigarette costa 27 dollari, riempiono il portabagli e, in strada tra i canyon, le rivendono con un guadagno di oltre 100 dollari al giorno.

venerdì 26 novembre 2010

Consumatori fiduciosi tornano a caccia di saldi nel "black friday"






di Riccardo Chioni




Altro che "black friday", quello odierno è stato un "green friday", allietato dall'orchestra delle casse dei negozi e grandi magazzini che inghiottivano i biglietti verdi.
I consumatori sono tornati all'assalto e sul volto dei rivenditori è rispuntato il sorriso. Con il tacchino ancora da digerire, decine di migliaia di persone hanno compiuto il secondo rito della giornata di Thanksgiving: lo shopping.
Tutti imbacuccati per affrontare la nottata in fila e all'addiaccio in attesa dell'apertura dei negozi e grandi magazzini che assicuravano saldi da non perdere dall'abbigliamento agli ultimi gadget elettronici.
Immaginate 7 mila persone solo di fronte agli ingressi di Macy's che ha aperto alle 4 di notte, una folla ordinata, ma agguerrita a caccia dell'oggetto del desiderio scontato, anche se si tratta di fare a gomitate col vicino acquirente.
I numeri la dicono lunga. Lo scorso anno i nottambuli dei saldi di Macy's si contavano nell'ordine di 5 mila: un segnale positivo per il grande magazzino di Herald Square.
Sempre in tema, ma passando al lussuoso Lord and Taylor sulla Quinta Avenue, i cacciatori di saldi sono stati accolti con una vena patriottica stamani alle 5 quando hanno aperto le porte sulle note dell'inno nazionale.
I negozianti da parte loro hanno cercato di accattivarsi clientela al suono di coupon e doorbuster sale, evidenziando in svendita articoli di grande richiesta, in particolare nel settore elettronico.
Qualcuno al East River Plaza mall, dove si trovano Target, Best Buy e Old Navy, s'era già messo in fila dalle 4 pomeridiane di giovedì per essere certo di accaparrarsi l'oggetto o il capo d'abbigliamento desiderato.
La stessa scena si è ripetuta un po' dovunque si leggevano i grandi nomi della grande distribuzione, dal Queens Center Mall a quello di Paramus nel New Jersey.
Il "black friday", come viene tradizionalmente chiamata la giornata che segue la festa del Ringraziamento, per molti è una opportunità irripetibile in cui poter sguazzare tra sconti e svendite alla ricerca del prezzo più conveniente.
Come da GAP, dove tutto l'assortimento di abbigliamento era scontato del 50 per cento per i nottambuli del gruppo "early bird special" e, all'altra catena H&M, venivano offerti interi piani di vestiario e accessori sotto lo slogan "fashion find for $5".
Il black friday qualcun altro l'ha definito la migliore festa per la gente con i soldi contati che va a spendere per togliersi, in molti casi, delle soddisfazioni personali procrastinate da tempo.
Più attenta la sicurezza riservata a questo black friday, alla luce della tragedia dello scorso anno a Long Island col morto per la calca, con code ordinate e seguite dagli addetti con discrezione e, in taluni casi, pure col caffé omaggio della ditta offerto ai più temerari delle ore più gelide.
Come nel piazzale del Queens Center Mall dove la folla era in attesa dell'apertura per la svendita promossa come "Midnight Madness Black Friday", con tanto di musica diffusa a tutto volume, tale da creare un'atmosfera da club notturno, in tono con le centinaia di avventori in attesa la cui età non supera i vent'anni.
Non a caso. Best Buy, nel Bronx come nel Queens e a Manhattan, aveva messo in svendita televisori Lcd da 36 e 40 pollici a metà prezzo, un laptop Sony Vio a 399 dollari con risparmio di 300, così come i giochi Nintendo Wii che sono andati a ruba.
Gli analisti del settore stimano che durante il black friday il 15 per cento degli avventori effettui acquisti per sé, il 6 per cento in più rispetto ai dati registrati nello stesso giorno del 2009.
Molti negozianti hanno anche esteso l'offerta sconti in internet raccogliendo già i frutti di coloro che non si sono voluti scomodare la notte per trovare vantaggioze offerte e i numeri dimostrano il ssuccesso dell'operazione, con vendite in aumento online del 33 per cento ed una spesa media pro capite di 182 dollari, una ventina in più rispetto ai dati dello scorso anno.
Gli osservatori hanno pure constatato che la gente quest'anno nel black friday ha preferito lasciare nel portafogli la plastica, favorendo il pagamento in contanti nella maggior parte dei casi.
Brian Dunn, ceo di Best Buy non nasconde la soddisfazione di questo "green friday" e commenta: "Il traffico di gente è veloce e furioso".
Come dire, la stagione degli acquisti per le festività è aperta, affrettatevi per non smentire i pronostici favorevoli. E nel caso avete perso l'occasione del venerdì nero, non disperate, tra un paio di giorni potrete rifarvi con il "cyber monday", un'altra opportunità per risparmiare sugli acquisti, in questo caso con un semplice click.


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Tutti col naso all'insù, sfilano i giganti dei piccoli






di Riccardo Chioni




Nonostante la minaccia di pioggia e la temperatura non mite, circa tre milioni di persone si sono accalcate lungo il tragitto della 84.ma Macy's Thanksgiving Day Parade che da Central Park West ha raggiunto il grande magazzino a 34th Street tra due ali di folla entusiasta col naso all'insù.
Le gigantesche figure di Kung Fu Panda e Wimpy Kid sospese in aria hanno aperto la parata guidate da centinaia di persone che hano dovuto fare i conti con il vento che ha caratterizzato la mattinata di ieri.
Dietro le transenne piccoli volti imbacuccati che sprizzavano gioia al passaggio delle figure di cartoni e personaggi televisivi e per ognuno c'era una raffica di flash, video e foto con cellulari per immortalare la propria presenza.
Per molti bambini, ma anche adulti, quello della parata di Thanksgiving a New York è un appuntamento visto in televisione, ma mai vissuto da vicino, quasi a toccare con mano i beniamini che volano lungo le avenue.
Difatti molti degli spettatori sono arrivati nella Big Apple proprio per l'occasione, da località relativamente vicine come la Pennsylvania, ma anche da oltreoceano, da Germania e Inghilterra.
Una bambina seduta sulle spalle del papà non riesce a trattenere l'entusiasmo e balla al passaggio dei carri e delle dozzine di bande che partecipano alla parata.
"In Inghilterra - dice Emily che abita a Londra - abbiamo delle parate, ma non c'è niente di simile, di così grandioso ed eccitante. È totalmente cool".Altri milioni di spettatori invece hanno preferito seguire la Thanksgiving Parade da casa, comodamente seduti di fronte al piccolo schermo in tutta la nazione dove si sono svolte altre iniziative in piccolo, come a Detroit, Chicago e Filadelfia.
Anche il presidente Barak Obama attraverso internet ha voluto lanciare alla nazione il suo messaggio nel giorno del Ringraziamento ricordando di aiutare altri in difficoltà durante questi tempi duri nelle famiglie di mezza America.
Ma la parata di Macy's, oltre ai giganteschi ballon che magicamente scivolano lungo le avenue, offre una carrellata di big dell'intrattenimento e quest'anno hanno sfilato tra l'entusiasmo del pubblico Kanye West, Gladys Knight e il rocker colombiano Juanes, oltre al cast dei musical di Broadway, tra cui "Elf" e "American Idol" che hanno offerto performance durante il percorso.
SpongeBob SquarePants ha ricevuto la sua buona dose di apprezzamento dei piccoli, così come Hello Kitty e Shrek, figure già note nelle passate edizioni, ma sempreverdi per i piccini.
Hanno fatto il ritorno i ballon Pillsbury Doughboy e Spider-Man. Quest'ultimo può annovarare quest'anno un fan d'eccellenza: il primo cittadino della Big Apple che in precedenza aveva dato la propria preferenza a Snoopy, ma dopo che la Marvel Entertainment lo aveva ritratto sui cartoon assieme a Spider-Man, Bloomberg ha decisamente scelto il nuovo personaggio dei fumetti. Nuovo invece il ballon Virginia O'Hanlon, la bambina di 8 anni la cui lettera aveva sollecitato la risposta "Yes, Virginia, there is a Santa Claus".
Lui, Babbo Natale, Santa Klaus, col pancione più grosso che mai ed una slitta nuova di zecca ha chiuso la parata dichiarando così aperta la stagione delle festività natalizie.
La parata di stelle è proseguita con Arie, Keri Hilson, Arlo Guthrie, Miranda Cosgrove e Victoria Justice, la star del programma su Nickelodeon "Victorious".
Chi è venuto da fuori città concorda sul fatto che vista di persona e non in tivù, la parata è tutta un'altra cosa: più emozionante, più elettrizzante soprattutto per i più piccoli che vi assistono per la prima volta.
Generazioni di americani hanno assistito alla parata del Thanksgiving che si tiene dal 1924, quando gli addetti di Macy's decisero di marciare in costume da Harlerm al grande magazzino di 34th Street.
La parata fu sospesa dal 1942 al 1944 perché plastica e gas elio erano indispensabili per la Seconda Guerra Mondiale.
Per consentire il passaggio dei palloni gonfiati un esercito di operai ha dovuto smantellare pali della luce e altre strutture verticali e subito dopo lo stesso drappello di persone ha provveduto a rimettere in ordine tutto come era il giorno prima della Parata di Thanksgiving.

sabato 20 novembre 2010

La Camera di Commercio premia 50 anni di Rai in America






di Riccardo Chioni






Quest’anno la Italy-America Chamber of Commerce, la più antica sul territorio statunitense, ha celebrato un eccezionale traguardo: 123 anni di attività tra storia e tradizioni.
È stato l’anno dell’amicizia, così ha definito il 2010 il residente della Camera, Claudio Bozzo nel suo intervento in apertura del gala all’hotel Mandarin Oriental a Columbus Circle.
“È stato - ha detto Bozzo - un anno positivo per la Camera di Commercio, per gli eventi organizzati, per i risultati ottenuti”.
In sala, oltre a 350 invitati, il console generale Francesco Talò, il direttore dell’Ice Aniello Musella, dell’Istituto di Cultura Riccardo Viale, il vice direttore dell’Enit Walter Salvitti, il presidente del Gei Lucio Caputo, il direttore esecutivo della Camera Franco De Angelis, il vice presidente della Camera in Italia Giulio Viola, il fondatore di Ilica Vincenzo Marra, i responsabili delle Camere di Commercio del Portogallo, Austria e Francia.
“Questa è l’Italia reale, della creatività. Questo è ciò che la Camera di Commercio è abile nel mettere in pratica attraverso relazioni, networking e nuovi amici” ha detto il console generale Talò.
Come vuole la tradizione, in occasione del gala annuale, la Camera di Commercio ha assegnato riconoscimenti ad aziende e professionisti associati da lungo tempo.
Per i 25 anni di membership i premi sono andati a Fred Berardo di Central Holidays e ad Annalisa Liuzzo di Marco Polo International, mentre per l’appartenenza alla Camera da 50 anni, il riconoscimento è andato all’avvocato George Pavia dello studio Pavia & Harcourt.
Al centro della serata l’assegnazione del “Business and Cultural Award”, il prestigioso premio che la Italy-America Chamber of Commerce in precedenza aveva assegnato a Guido Barilla, Carlo Azeglio Ciampi, Nino Manfredi e Renzo Piano, solo per citarne alcuni.
Quest’anno è andato a Rai Corporation, in occasione della celebrazione di 50 anni di attività sul territorio statunitense e dell’appartenenza alla Camera.
“La Rai è una grande azienda che si rinnova ogni giorno per essere all’altezza della missione affidatale. La Rai in Italia - ha detto il presidente Massimo Magliaro - è nata il 3 gennaio del 1954 e ha contribuito in modo determinante a unificare l’Italia e a farla conoscere. Basti pensare ai programmi sulla diffusione della lingua italiana e, vale ricordarlo, a qualche settimana di distanza dall’inizio dei festeggiamenti del 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia. Anche la Rai - ha proseguito - ha svolto un pezzo di questo compito così importante”.
Poi, passando a parlare del futuro, Magliaro ha detto che Rai Corporation intende diventare un’azienda sempre più grande.
“È nata il 20 gennaio del 1960, proprio a New York, a Madison Avenue. Intende rinnovarsi per rispondere alle domende nuove che provengono dalle due Americhe. Cinquant’anni - ha sottolineato Magliaro - sono una data che impone di fare dei bilanci e dei progetti, sia per le persone che per le aziende. Il bilancio dei 50 anni di Rai Corp. è importante. Lo hanno reso importante tutti coloro che ci hanno lavorato con molta passione, con molto impegno”.
Il presidente ha aggiunto che la Rai, col suo mezzo secolo di attività, è stata un punto di riferimento per la comunità italiana negli Stati Uniti.
“Cinquant’anni nei quali questa azienda è stata un punto di riferimento essenziale per tutta la comunità italiana così articolata negli Stati Uniti e una dirigenza lungimirante ne prendere rapidamente atto perché il cambiamento va guidato, non subito”.
Tempi nuovi, quindi che invitano ad un’offerta nuova, anche in inglese.
“La Rai Corp. dei primi cinquanta anni era una cosa: doveva garantire prima di tutto e forse soltanto il legame con la madre patria lontana. La Rai Corp. dei secondi cinquant’anni deve essere un’altra cosa: deve interpretare, raccontare, coinvolgere le ultime generazioni di origine italiana che si sono perfettamente integrate nella società di oggi come molti di voi. E quindi è a questa nuova realtà che la nuova Rai Corp. che stiamo cercando di creare deve, vuole e può guardare. Imprenditori, consumatori, intellettuali, ricercatori, artisti, manager, insomma protagonisti attivi di questa società, una parte non residuale, una parte centrale di questa società: è questo il patrimonio economico, sociale e culturale, in una parola sola, civile, al quale Rai Corp. si rivolgerà”.
Quindi il presidente Magliaro ha spiegato come l’azienda intende affrontare i secondi 50 anni.
“Già oggi sono 850 le ore di produzione annue che Rai Corp. manda in onda via cavo gratuitamente nelle case di 18 milioni di famiglie statunitensi, non persone. Ma le vogliamo radicalmente cambiare queste ore. Vogliamo dare vita ad un’offerta televisiva in italiano ed in inglese che parli di voi imprese ad esempio, ma anche di tutto il resto della realtà americana che conserva nel proprio Dna l’intelligenza, la creatività, la tenacia, la genialità della gente italiana e qui ce ne è veramente tanta. Le produzioni televisive che Rai Corp. intende creare vogliono essere la vetrina delle eccellenze italiane, il veicolo per presentarle nel modo migliore per farle conoscere sempre di più e sempre meglio. Anche questo è fare servizio pubblico: essere la voce del Sistema Italia. È un’impresa non facile, ma è affascinante: una scommessa da vincere davvero”.

Nelle foto, dall'alto: Massimo Magliaro, Claudio Bozzo, Francesco Talò, da sinistra Alberto Comini, Fred Berardo e Berardo Paradiso e sotto assieme a Annalisa Liuzzo e il fratello, in basso George Pavia.


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Dopo anni di attesa, Nichi Vendola visita a Brooklyn la comunità pugliese





di Riccardo Chioni



La folta collettività pugliese accoglie il presidente della loro Regione con un caloroso applauso all'ingresso nella St. Anthony Hall a Brooklyn.
È la prima volta di Nichi Vendola tra la sua gente a New York, che da lungo tempo attendeva la visita del suo governatore nell'area metropolitana dove la numerosa comunità pugliese si pone in prima fila nella promozione di attività tese a tramandare lingua, cultura e tradizioni a future generazioni di italoamericani.
Lo ha spiegato a Vendola, Leonardo Campanile presidente del Circolo culturale di Mola e Tiziano Dossena della casa editrice Idea Publications ha presentato al presidente tre libri recentemente pubblicati strettamente legati alla cultura della Puglia, tra cui il primo di una collana intitolata "Scrittori italiani all'estero".
A salutare il presidente Vendola c'era il console Laura Aghilarre, pure di origine pugliese, Nicola Fazio presidente della St. Anthony Society e John Mustaro presidente della Federazione dei Pugliesi, che al termine dell'incontro ha donato all'ospite una Big Apple di cristallo, prima del bagno di folla per Vendola.
Mustaro ha sottolineato la prima visita del presidente della Regione dai tempi di Di Staso. "L'ultima brillante idea del presidente - ha esordito Mustaro - è l'invito a società americane ad investire in Puglia sull'energia dove ha eliminato ostacoli per le aziende che intendono investire nella Regione. E in un momento in cui l'economia è ridotta così male, è un buon incentivo. Anche se non condivido il pensiero del presidente in tutto, una cosa però ci accomuna: la stessa passione per la nostra Regione".
Il presidente della Regione spiega il significato della sua missione a stelle e strisce, gli incontri, ciò che ha imparato in questo viaggio.
"La Puglia è le persone che hanno costruito in ogni parte del mondo sviluppo, talento, fortuna, che hanno lavorato duramente che hanno portato nel cuore l'immagine della loro terra d'origine. Ho vissuto questi giorni molto intensamente, anche con l'orgoglio di rappresentare la Puglia e l'Italia di fronte a protagonisti molto importanti sulla scena mondiale. Ero l'unico italiano al vertice convocato in California dal governatore Schwarzenegger per spingere l'economia verso l'obiettivo della sostenibilità ambientale".
Il commento di Vendola sulla visita negli Stati Uniti, da costa a costa, è entusiasta. "È un viaggio carico di regali per la mia Regione. Relazioni internazionali di alto livello, imparare acquisendo informazioni sulle buone pratiche che in altre parti del mondo vengono messe in azione, studiare cosa fanno in California sulla mobilità sostenibile, sulle vetture ad idrogeno, imparare cosa fanno in altre parti del mondo per aiutare il pianeta a non soffocare e offrire un mondo migliore alle nuove generazioni".
Ascolta i suo corregionali di Giovinazzo, Mola, Palo del Colle, Bitonto, Gravina e dice: "I nomi delle vostre città che sento - ha aggiunto il governatore - sono i nomi della mia vita, dei miei sentimenti. La Puglia è bella anche per l'orgoglio contadino e bracciantile e anche di grandi lotte meravigliose che hanno portato benessere".
Tra il pubblico una nutrita rappresentanza di presidenti e componenti di altre organizzazioni che raggruppano pugliesi dal Canada al New Jersey e Connecticut per ascoltare Vendola a Brooklyn.
"Per chi vive da lontano i luoghi della propria famiglia, della propria storia, della propria culla e delle proprie radici, ne conserva un ricordo nitido, lo coltiva, se lo porta appresso sempre. L'amore non può significare semplicemente descrivere la bellezza del tuo luogo. L'amore significa collocare il tuo luogo e dare a quei luoghi l'orgoglio che non è la tifoseria. L'orgoglio è la capacità di custodire le cose belle che abbiamo e di metterle a disposizione degli altri".
Il governatore Vendola dallo scorso fine ottobre presidente di Sinistra Ecologia Libertà spiega quella che chiama la "maledizione del Meridione".
"Al Sud abbiamo una maledizione. Non esiste il verbo viaggiare. Esiste il verbo emigrare. Io voglio che i miei nipoti possano viaggiare, senza che questo significhi emigrare, perché emigrare è doloroso e non è accettabile".
Sollecitato sulla sua posizione in merito al diritto di voto agli ityaliani nel mondo, Vendola così ha risposto: "Non perché gli italiani all'estero non hanno il diritto di voto, perché tanti italiani in Italia non hanno diritto di voto. È importante dare il diritto di voto a tutti coloro che sono membri della comunità italiana. Anche a chi è italiano, ma è nato negli States. Però, io so di tante persone nate da genitori stranieri in Italia, cresciute in Italia, che hanno studiato nelle scuole italiane, che lavorano in Italia, che pagano le tasse, ma non votano, perché non hanno cittadinanza. Ecco, io sono perché il diritto di voto riconosca il contributo che una persona effettivamente ha dato al nostro Paese".
E a chi gli chiede il suo punto di vista sul diffuso fenomeno di razzismo in Italia, Vendola risponde "noi abbiamo un po' perso l'elemento di solidarietà".
"Dobbiamo combattere il razzismo, che è la malattia peggiore che esista sulla faccia della terra, dobbiamo combatterlo con la cultura, perché il razzismo è sempre un problema di ignoranza. Lo abbiamo subito noi, qui in America per cinqant'anni quando per i giornali d'epoca sembrava che la mafia e la criminalità fossero una tipicità italiana. Nessun popolo è cattivo, in ognuno ci sono buoni e cattivi e bisogna che ognuno venga giudicato per quello che fa. È terribile invece, avere un pregiudizio di tipo razzista".
Infine Vendola conclude parlando dell'America apripista per un mondo migliore.
"Amo molto le parole del presidente Obama perché ci indicano la necessità di costruire una cultura migliore in un'epoca nuova. Lo sapete, sono un uomo di sinistra e lo sono diventato anche per amore dell'America. Ho sempre associato la parola sinistra anche all'amore per New York, per tutte le cose straordinarie che questa città ha costruito. Non dobbiamo mai dimenticare che tra i costruttori delle meraviglie di New York ci sono anche italiani".

Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Leonardo Campanile, Laura Aghillare, Nichi Vendola e Nicola Fazio, Vendola riceve la Mela da Mustaro, Nichi Vendola, il pubbl;ico e la foto di rito.

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giovedì 18 novembre 2010

Nichi Vendola superstar alla New York University










Pubblico e media delle grandi occasioni ieri sera per ascoltare il governatore della Regione Puglia nell'auditorium della Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University nel Greenwich Village.
Arrivato alla storica townhouse, Nichi Vendola ha prima registrato un incontro con studenti italiani per il media digitale "i-Italy" e poi è sceso nell'auditorium per una conversazione moderata da Anna Di Lellio della The New School con Pasquale Pasquino della NYU Law e Nadia Urninati della Columbia University su Un laboratorio per il Meridione.
Sovraffollata la platea, il retro del teatro e l'ingresso al piano terra dove la gente ha seguito l'incontro via tivù a circuito chiuso, il podio preso d'assalto da numerosi cameramen e fotografi come si addice ad una superstar.
Questa sera il presidente della regione Puglia avrà un incontro con la folta comunità di pugliesi dell'area metropolitana presso la St. Anthony Hall a Brooklyn.


Foto di Riccardo Chioni
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mercoledì 17 novembre 2010

Nuova proposta: la linea 7 della subway sotto l'Hudson verso il New Jersey




di Riccardo Chioni





Bocciato un grandioso progetto, se ne fa un altro, ridimensionato e più fattibile.
L'idea di realizzare l'estensione della linea 7 della subway sotto l'Hudson River è stata accolta positivamente negli ambienti politici di New York, non entusiastico invece il responso nel New Jersey.
Il progetto di estendere la linea 7 dopotutto presenta dei suoi vantaggi economici. Ad esempio, costerebbe 5.3 miliardi di dollari, quasi la metà dell'altro bocciato il mese scorso dal governatore repubblicano del New Jersey, Chris Christie e potrebbe rivelarsi un'alternativa all'annoso problema del sovraffollamento del trasporto su rotaia, reale e sempre più gravoso.
Per l'estensione della metropolitana nello Stato Giardino poi potrebbero diventare fruibili i fondi destinati al progetto del tunnel bocciato.
Infine, si andrebbe a creare un tratto di subway che per la prima volta valica i confini della City attraverso uno snodo essenziale a Manhattan collegato con i maggiori mezzi di trasporto per ogni destinazione a Secaucus.
Così, la decisione del governatore Christie di mettere nel cassetto il progetto di costruzione del tunnel ferroviario sotto l'Hudson, ha fatto accendere la lampadina di estendere la linea 7 della subway, già in procinto di arrivare alla costruenda stazione della 11th Avenue e 34th Street che aprirà nel 2013.
Lo ha raccontato ai giornalisti il vice sindaco con delega allo Sviluppo economico, Robert Steel il quale ha detto che l'idea è maturata spontaneamente nel suo studio con i collaboratori, all'indomani della decisione di Christie di mettere da parte il progetto del tunnel.
Steel ha sottolineato che il prolungamento della linea 7 sotto il fiume dalla West Side di Manhattan fino a Hoboken e quindi Secaucus farà risparmiare quattrini.
"Come altri - ha precisato Steel - siamo aperti alla discussione e ci stiamo guardando attorno per ogni possibile alternativa creativa e fiscalmente responsabile. In particolare l'estensione della linea 7 al New Jersey è in grado di agevolare molti aspetti della regione relativi alla capacità del trasporto, ad una frazione del costo origignale del progetto del tunnel. Ma l'idea - ha concluso Steel - è ancora in fase embrionale".
Prima della nascita dovrà infatti incontrare i favori di Christie, Bloomberg, un indipendente e il neo governatore eletto, Andrew Cuomo che tuttavia non si è ancora espresso in merito.
Nel Palazzo di Trenton l'idea della linea 7 in New Jersey è stata accolta piuttosto timidamente, in attesa di sapere come lo Stato Giardino potrebbe trarre vantaggio da questo nuovo progetto.
Il portavoce di Chris Christie, Michel Drewniak ha riferito che il governatore è disposto ad ascoltare nuove idee per risolvere il "dilemma del trasporto trans-Hudson", precisando tuttavia che "ogni plausibile progetto deve essere giusto per il New Jersey dal punto di vista del costo da dividere equamente tra tutte le giurisdizioni che ne beneficiano".
Brillante invece la lampadina di qua dall'Hudson. Il senatore democratico di New York, Charles Schumer ha fatto sapere di sostenere il progetto e di impegnarsi ad ottenere fondi federali per realizzare l'impresa.
"Questa è un'idea eccezionale a cui si deve dare seria e immediata considerazione" ha commentato Schumer attraverso un comnunicato.
Il progetto da 8.7 miliardi di dollari per la costruzione del secondo budello ferroviario sotto l'Hudson tra il New Jersey e New York che si trascinava da 15 anni - costato 600 mila dollari solo di consultazioni e verifiche prima dell'abbandono-, era stato rigettato dal governatore Christie lo scorso 27 ottobre.
Per lo Stato Giardino avrebbe comportato una spesa di 2.7 miliardi più spese extra, mentre l'agenzia Port Authority of NY e NJ e il governo federale avrebbero partecipato ognuno con un contributo di 3 miliardi di dollari.


Nelle foto, dall'alto un convoglio della linea 7 sul percorso nel Queens e Robert Steel.



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sabato 13 novembre 2010

Renata Polverini invita giovani italoamericani ai festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia






di Riccardo Chioni




Alla guida di una delegazione della Giunta regionale del Lazio, la governatrice Renata Polverini ha voluto iniziare la sua missione istituzionale a New York là dove il leggendario parlamentare socialista Vito Marcantonio settanta anni fa teneva i suoi affollati comizi.
A East Harlem, al ristorante Gran Piatto d'Oro, la governatrice ha avuto un incontro con rappresentanti della FederGel Gruppo Esponenti Laziali, assieme al console generale Francesco Talò e all'assessore regionale alla Sicurezza Giuseppe Cangemi, il vice presidente del Gel Adolfo Cosi e il segretario Valentino Di Fava, oltre ad una ventina di membri.
La delegazione del Lazio si tratterrà a New York fino a martedì, con lo scopo di stipulare un accordo di collaborazione tra le polizie locali della regione e l'Fbi.
Il presidente della FederGel, Carlo Tramontozzi ha salutato l'arrivo della presidente Polverini, ha spiegato l'organizzazione che raggruppa i laziali della zona metropolitana di New York sorta nel 1993.
La FederGel mira a rafforzare i legami tra la comunità dei laziali e la Regione, coinvolgendo i giovani nel processo di globalizzazione di conoscenze e esperienze attraverso i media che nuove generazioni di professionisti adoperano quotidianamente.
E a proposito di globalizzazione, il presidente Tramontozzi ha lanciato l'invito alla governatrice di organizzare nella Big Apple una "Conferenza di giovani laziali nel mondo", oltre a scambi di giovani delle scuole, per stage culturali e sportivi, ma soprattutto, ha chiesto una maggiore presenza della Regione Lazio a New York.
"È importante mantenere il senso delle origini, non tanto per motivi nostalgici, ma soprattutto perché questo offre delle opportunità verso il futuro. Bisogna capire che l'italianità non è tanto un'emozione, è un sentimento che certamente è anche vero, ma è soprattutto un patrimonio che rappresenta anche un investimento verso il futuro. Questo è in particolare vero per la lingua. Più è forte l'identità e più siamo forti noi nell'affermarci negli Stati Uniti," ha detto il Console Generale ricordando l'appuntamento con l'Unità d'Italia del 2011.
"Non potevo non incontrarvi - ha esordito la governatrice -, mi avete illustrato quali sono le vostre aspettative che le comunità e le associazioni del Lazio si aspettano da quella che è la Regione di cui mi onoro di essere la presidente. Non potevo non incontrare chi viene da storie più o meno lunghe dove ci sono dei giovani e che trovano origini nel Lazio. La nostra regione - ha proseguito - deve ritrovare una sua identità, dobbiamo stringerci intorno a quello che è il territorio regionale".
Al Vittoriano a Roma è in corso una mostra sui 40 anni dello statuto della Regione Lazio, "abbiamo voluto ricordare questa ricorrenza in un luogo simbolico, anche perché è stata la prima regione a statuto con un percorso di identità regionale che abbiamo intrapreso" ha sottolineato la Polverini.
La governatrice punta anche a promuovere le tipicità enogastronomiche del territorio laziale nel mondo e ritiene la comunità la migliore ambasciatrice per diffondere il messaggio.
"Poter offrire per esempio in un ristorante come questo prodotti che siano veramente l'espressione del nostro territorio" ha detto riferendosi al titolare del Gran Piatto d'Oro, noto anche come "Re dei paparazzi" della Dolce Vita romana, Gilberto Petrucci.
In tema delle celebrazioni dell'unità d'Italia, la Polverini ha detto "per i 150 anni dell'Unità potremmo far venire nel Lazio giovani da tutto il mondo, dedicare qualche giorno ai nostri connazionali che vengono nella nostra regione e percorrono insieme la storia. Questo, potrebbe essere già un segnale rivolto particolarmente ai giovani, perché l'attenzione che dobbiamo tenere presente è verso di loro, qui ancora di più".
La missione della Giunta regionale comprende incontri a Federal Plaza con specializzati dell'Fbi in materia di sicurezza del territorio.
"Con l'assessore Cangemi - ha spiegato la governatrice - siamo impegnati in un rapporto che porterà ad una collaborazione dei corpi di polizia della nostra regione e l'Fbi per guardare alla sicurezza dei nostri territori in maniera diversa da quella a cui siamo abituati".
La presidente Polverini ha consegnato a Carlo Tramontozzi un quadro a ricordo dell'incontro, il primo a cui ha assicurato seguiranno altri.
"Dal primo giorno che siamo entrati in Regione, il 15 aprile, siamo rimasti molto dispiaciuti che non c'era stata da parte della giunta precedente alcuna volontà per significare come Regione la nostra gioia di celebrare i 150 anni d'Italia. Ascoltando gli interventi di Tramontozzi e del ministro Talò ho individuato un passo di avvicinamento ai giovani. E in merito alla proposta di fare una grande iniziativa a New York, rispondo: perché no".

Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Carlo Tramontozzi, Renata Polverini e Francesco Talò, la governatrice Polverini, Tramontozzi riceve il quadro da Polverini.

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Il Coni promuove la filosofia educativa Montessori con l'attività sportiva






di Riccardo Chioni




Un argomento d'attualità di interesse sociale e interventi di un panel internazionale hanno contribuito a richiamare un folto pubblico al Campus della Scuola d'Italia nella Upper East Side, in occasione del simposio"L'importanza dell'attitività motoria del fanciullo nella filosofia educativa di Maria Montessori".
È stato organizzato dal Coni, in concerto con La Scuola "G. Marconi", sotto il patronato del Consolato Generale e dell'Istituto italiano di Cultura.
Vi hanno preso parte Richard Ungerer direttore esecutivo della American Montessori Society, il sindaco di Chiaravalle città natale della Montessori Daniela Montali, Lucio Lombardi direttore generale della Fondazione Montessori di Chiaravalle, Daniela Drago del Coni e Rita Kramer biografa di Maria Montessori.
A porgere il saluto ai convenuti è stata la preside della Scuola, Anna Fiore, il console generale Francesco Talò, Mico Delianova Licastro rappresentante del Coni negli Usa, Riccardo Viale direttore dell'Iic e Joseph Sciame, presidente dell'Italian Heritage & Cultural Committee che quest'anno ha voluto dedicare il "Mese della cultura italiana" alla figura di Maria Montessori.
L'importanza dell'attività motoria del fanciullo è racchiusa negli allarmanti dati sulla salute, secondo cui in America il 40 per cento dei ragazzi è obeso, mentre in Italia la media è del 30. L'evento si svolge - non a caso - nella palestra del Liceo "G. Marconi" e Mico Delianova Licastro spiega perché.
"Proprio per incorniciare questa idea della Montessori, della metodologia che ha individuato in cui il movimento deve andare di pari passo con gli esercizi mentali".
"IL Coni - prosegue Delianova - vuole essere parte delle operazioni che si fanno in tutte le comunità italiane all'estero per cercare di aiutare le famiglie e i loro figli che stanno crescendo nella direzione sbagliata, invece di crescere verticalmente, crescono orizzontalmente per mancanza di attività motoria. Inoltre - sostiene - troppo spesso a scuola mangiano male e anche a casa, sono sedentari piazzati di fronte a giochi o tivù. Intendiamo promuovere iniziative come questo simposio per educare il pubblico".
Il sindaco Montali ha voluto vivere l'esperienza montessoriana fuori dai confini nazionali.
"Abbiamo considerato un onore essere qui per questa iniziativa, soprattutto un onore che su Maria Montessori si sia organizzato il simposio. Per noi era importante nei rispetti della comunità italiana americana, ma anche per quanto negli Stati Uniti si fa nel nome di Montessori e della sua figura, alle scuole che utilizzano il suo metodo. Ci sembrava importante per capire, anche al di fuori del nostro territorio come viene vissuta l'esperienza montessoriana".
Il sindaco durante il soggiorno a New York ha visitato anche due scuole di indirizzo montessoriano dove, dice, "c'è molto da imparare".
"È bello fare questo confronto fra quello che noi riusciamo a elaborare nella nostra Italia, c'è molto da imparare, abbiamo visto che il metodo Montessori ci unisce molto perché molte cose sono state fatte nella stessa maniera, gli obiettivi sono gli stessi, dopo poi ognuno ha le sue particolarità, ma questo ci aiuta a crescere tutti insieme ed è una gran bella esperienza".
La biografa Rita Kramer, giornalista specializzata in "education" la cui firma si legge su titolati giornali, tra cui il NY Times e il Wall Street Journal, racconta di avere voluto approfondire la sua conoscenza su Montessori e di avere scoperto la filosofia educativa ideale che favorisce l'indipendenza del fanciullo.
"Il mio libro - dice l'autrice - racconta la vita di Maria Montessori, dell'impronta che ha lasciato. Forse all'inizio del XX secolo era la figura più conosciuta del mondo e la sua filosofia è penetrata in ogni asilo dove i bambini si trovano in un ambiente che li invoglia ad imparare e la soddisfazione li spinge a riuscire. È un sistema favoloso a cui sono in molti nel mondo a fare riferimento".
Con un pizzico di polemica la biografa sostiene che la filosofia Montessori è più attuale che mai in un momento di crisi della scuola.
"È un sistema provato e credo che con la crisi dell'istruzione e di riforme in questo momento, la gente dovrebbe prestare più attenzione al sistema Montessori. E l'attività sportiva è importante nello sviluppo del bambino come l'attività mentale, quindi educare il fisico come la mente".
"Maria Montessori è un patrimonio del mondo. Siamo orgogliosi che sia nata a Chiaravalle, una cittadina delle Marche che verrà ricordata per avere dato i natali a questa grande pedagogista" dice Lucio Lombardi, direttore della Fondazione.
"Il Coni - ha sottolineato il rappresentante negli Usa - intende organizzare manifestazioni sul campo e nelle palestre delle scuole per portare i ragazzi a giocare, a divertirsi con l'attività del corpo".

Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Mico Licastro Delianova, Anna Fiore, Rita Kramer, Richard Ungerer, Francesco Talò, Lucio Lombardi e Daniela Montali.

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giovedì 11 novembre 2010

Cambio a sorpresa al timone del sistema scolastico pubblico, mentre 32 scuole cattoliche sono a rischio chiusura






di Riccardo Chioni



Per i più la notizia dell'improvviso abbandono dell'incarico dello school chancellor Joel Klein è arrivata come un fulmine a ciel sereno, così come la superveloce nomina del suo successore, Cathie Black chairman di Hearst Magazines.
Michael Bloomberg non ha perso tempo, sapeva da mesi della decisione di Klein, ma - sostengono a City Hall - il sindaco ha preferito attendere per non intralciare il lavoro del provveditore uscente.
A bocca aperta il Manhattan Borough president, Scott Stringer il quale si chiede "perché mai Bloomberg avrà scelto la Black" la cui unica esperienza scolastica è stata lo scorso anno l'appartenenza al "advisory board" della charter school Harlem Village Academy.
Joel Klein, 64 anni d'età, è il chancellor rimasto alla guida del sistema scolastico pubblico di New York più a lungo di tutti quelli che l'avevano preceduto e viene sostituito con una executive di Park Avenue, antica conoscenza nel social circle del primo cittadino.
Cathie Black, 66 anni d'età, in conferenza stampa ha detto "l'opportunità che mi viene presentata è senza dubbio competitiva e certamente una grande sfida".
I suoi due figli, tuttavia, frequentano la Kent School, un istituto privato nel Connecticut dove l'iscrizione costa 45 mila dollari a testa, all'anno.
Oltre all'abitazione di Manhattan la neo chancellor possiede una casa-vacanza a Southampton, è repubblicana e incassa 500 mila dollari l'anno giusto per la sua partecipazione ai board di Ibm e Coca-Cola.
Molti insider sono rimasti sorpresi della scelta per il posto di provveditore il cui stipendio annuo ammonta a 250 mila dollari per governare il sistema scolastico più affollato d'America che conta 1.1 milioni di studenti , 80 mila insegnanti e 1.400 scuole.
Molti insegnanti auspicano che la nuova chancellor prosegua sul cammino di riforme avviato da Klein, altri al contrario si augurano che la Black cambi rotta.
Sul diplomatico il commento di Michael Mulgrew, leader del sindacato insegnanti che in passato ha regolarmente criticato Klein.
"Speriamo di poter intrattenere con il nuovo chancellor una relazione positiva" è stata la lapidaria risposta di Mulgrew.
Klein diventerà executive vice president di News Corp. dove avrà l'incarico di sviluppare prodotti educativi per la società di media.
Intanto, sempre sul fronte della scuola si annunciano draconiani tagli per 32 scuole cattoliche della City, 15 delle quali situate a Manhattan, Bronx e Staten Island che rischiano di chiudere i battenti per sempre.
Il superintendent delle scuole dell'arcidiocesi, Timothy McNiff ha infatti annunciato di avere suggerito di ritirare il finanziamento a determinate scuole cattoliche da parte della NY Archdiocese, alla luce della caduta a picco delle iscrizioni.
Il superintendent ha presentato il suo rapporto con le "scuole a rischio" chiusura tra le 185 del sistema in piena fase di ristrutturazione.
L'arcidiocesi ha inoltre fatto sapere che, oltre alle 15 scuole a rischio, altre 17 elementari di Westchester e nelle contee Upstate potrebbero essere tra quelle destinate a non ricevere più il contributo di 350 mila dollari annui dell'arcidiocesi.
Il totale delle 32 scuole ospita 4.561 studenti, ma negli ultimi 5 anni le stesse hanno avuto una caduta libera di iscrizioni pari al 34 per cento in meno rispetto al passato.
A gennaio l'arcivescovo Timothy Dolan deciderà il da fare per una parte o tutte le scuole che ricevono il contributo annuo, dopodiché saranno i reggenti a decidere se tenerle aperte o chiudere i battenti.

Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Klein, Bloomberg e Black, l'uscente Klein e la neo chancellor Black, la scuola Saint Augustine nel Bronx.




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