sabato 5 febbraio 2011

A Times Square gli egiziani solidali al "Day of Departure" inscenato al Cairo





di Riccardo Chioni




La Little Egypt lungo la trafficata Steinway nel rione di Astoria in Queens è diventata teatro del crescente coro di voci egizianoamericane che chiedono la cacciata immediata del presidente Hosni Mubarak, mentre guardano attoniti le immagini di sangue provenienti dal Cairo.
Quella degli emigrati egiziani che risiedono nella zona, sostiene qualcuno, è una voce storica ascoltata, che già 50 anni fa s'era espressa duramente contro il regime di Gamal Abdel Nasser.
Non c'erano simpatizzanti di Mubarak a Jersey City o a Times Square, dove ieri migliaia di egiziani e sostenitori hanno portato la protesta, in segno di solidarietà alla manifestazione "Day of Departure" stoltasi al Cairo.
Secondo i dati del Census Bureau sarebbero oltre 60 mila gli egiziani d'origine che risiedono nella Tri-State-Area, solo a New York City sarebbero 21 mila, anche se organizzazioni comunitarie egiziane sostengono che è più realistico parlare esattamente del doppio rispetto al dato ufficiale.
Il decimo giorno della protesta al Cairo ha particolarmente allarmato la comunità di immigrati egiziani che si è riversata nei coffee shop e ristoranti di Little Egypt, tutti incollati agli schermi sintonizzati sulle emittenti di lingua araba, l'influente Al-Jazeera e Al-Arabiya di base a Dubai.
Ahmed Fathy di 47 anni, conducente di limousine, davanti ad un tradizionale bicchiere di caffé arabo al Egyptian Coffee Shop di Astoria guarda con gli occhi sbarrati le immagini in tivù ed esclama "è inaudito, un veicolo della polizia sta falciando la gente in strada. Stanno uccidendo la gente".
Ha raccontato che la figlia di 11 anni e il figlio di 15 sono asserragliati in casa al Cairo assieme alla mamma. È riuscito a comunicare con loro solo attraverso il normale telefono una volta e di avere detto loro di restare a casa e non andare a scuola e neppure in strada.
L'autista egiziano ha smesso di inviare soldi ai figli attraverso Western Union la settimana scorsa quando il governo ha tagliato le comunicazioni, compresi cellulari e internet e, sbigottito conclude con "Mubarak must go". Sono circa 200 mila invece i residenti americani che si sono identificati egiziani, secondo l'American Community Sourvey condotto nel 2009 dal Census Bureau.
Il nonprofit Arab American Istitute di Washington si dice convinto che il numero andrebbe moltiplicato per due.
"Gli egiziani di New York sono i più influenti d'America perché sono qui dagli anni Sessanta, qui è stato gettato il seme degli emigrati" sostiene l'uomo d'affari Hossan Abdel Maksoud che regolarmente si reca in Egitto per aiutare a modernizzare l'industria farmaceutica del paese.
Maksoud, originario di Port Said, quando nel 1984 è arrivato a Manhasset a Long Island ha avviato lo studio American Pharmaceutical Consultants.
È parte della comunità egiziana che comprende anche Maged Riad, avvocato consulente di Pope Shenouda III, il leader della chiesa copta ortodossa di Alessandria dove un suicida aveva ucciso 21 persone a Capodanno.
Riad si dice convinto che la sua comunità non è adeguatamente rappresentata a livello politico e teme il possibile avvento del fondamentalismo.
"Quello che manca agli egiziani d'America è una forte lobby a Washington, per aiutare la causa dell'Egitto, per portare gli Stati Uniti a sostenere le riforme politiche e sociali" e si dice preoccupato per il futuro immediato, se dovesse cadere il regime di Mubarak.
"La Muslim Brotherhood (bandita in Egitto, ndr) potrebbe assumere il potere, perché lo hanno già detto che vogliono fare dell'Egitto uno stato islamico".
"Thi is the end, the end, the end!" è stato lo slogan che ha accompagnato il rally degli egiziani dell'area metropolitana partito da Times Square. Dopo aver dimostrato solidarietà al "Day of Departure" a Jersey City, gli egiziani metroploitani si sono diretti verso la sede della missione all'Onu a 44th St. e Second Avenue, per poi marciare verso il consolato egiziano nella East 59th Street di Manhattan, mandando nel caos il traffico in direzione del Queensboro Bridge nell'ora pomeridiana di punta.


Nelle foto, dall'alto: la manifestazione a Times Square nel pomeriggio di ieri e immagini di Little Egypt ad Astoria.

RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

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