venerdì 4 marzo 2011

L'eruzione del Vesuvio e la fine di Pompei raccontate da Discovery a Times Square




di Riccardo Chioni


Se non avete ancora avuto l’opportinità di visitare Pompei, non disperate, Pompei è tra noi.
Al centro del mondo, a Times Square, dove è in corso da oggi un suggestivo allestimento di reperti in mostra da Discovery, intitolato “Pompeii The Exhibit: Life and Death in the Shadow of Vesuvius”, un’immagine drammatica degli attimi precedenti la pioggia di polvere vulcanica.
Il Vesuvio, con l’eruzione di lava, pietre e polvere vulcanica, il 24 agosto del 79 a.C. aveva ricoperto tutto ciò che stava in un vasto raggio di territorio che per 16 secoli era stato dimenticato, fino a quando nel XVIII secolo i contadini iniziarono a dissotterrare le rovine.
Alla mostra sono esposti calchi realizzati dai ricercatori attraverso il recupero di scheletri di corpi bruciati vivi nella calamità, come un uomo rannicchiato che si copre la bocca o un cane alla catena che si contorce e, addirittura 4 componenti di una famiglia che si stringono assieme affettuosamente un attimo prima della fine. Per far capire meglio ai visitatori cosa devono avere provato gli abitanti della fiorente Pompei al momento dell’eruzione e durante la fuga disperata, viene proiettato un breve filmato, mentre il pavimento del Discovery vibra come sotto l’effetto di un movimento tellurico.
Poi si schiude una doppia porta che apre sulla scena di un corteo funebre di 20 corpi pietrificati in atteggiamenti diversi durante i momenti finali delle rispettive vite.
Quella mattina di fine agosto del 79 a.C. i 25 mila abitanti di Pompei erano indaffarati nelle attività di vita quitidiana, senza potere rendersi conto che da lì a qualche attimo più tardi il Vesuvio avrebbe eruttato distruggendo la vita e sotterrando la città con i suoi 7 secoli alle spalle, inghiottita nel giro di una giornata. Poiché non erano emerse tracce che potevano identificare Pompei e Ercolano, le due città sepolte rimasero dimenticate per almeno 6 secoli, fino a quando i contadini nel XVIII secolo iniziarono a fare le prime scoperte archeologiche delle rovine.
L’intenso calore sprigionato dal vulcano ha contribuito a preservare persone e oggetti, tra cui 1.100 resti di persone e 81 pagnotte di pane carbonizzato tra le rovine di un solo forno.
Pompei era una città ricca e trafficata per il porto e il commercio, dove non mancavano nulla, neppure sofisticate case a luci rosse.
Di queste all’epoca si contavano 41 tra luoghi di prostituzione e pubblici bordelli, tutti al centro della città, uno dei quali - su 2 piani - composto da 5 cubicoli dove le lucciole intrattenevano residenti e viandanti.
Erano adornati di grandi affreschi erotici e altri più piccoli e numerati che indubbiamente specificavano le rispettive specialità professionali di ogni prostituta.
“La mostra - ha spiegato la consulente di Discovery Judith Harris, autrice di “Pompeii Awakened, A Story of Rediscovery” - trasporta il visitatore in un momento della vita in un’antica città. Non c’è scavo archeologico al mondo che dia la totalità della vita come quelli di Pompei”.
I calchi dei corpi sono opera dell’archeologo pioniere Giuseppe Fiorelli che li ha formati nel tardi fine 1800.
Nella città di Ercolano, a circa 6 km da Pompei, nel 1982 sono stati rinvenuti 32 scheletri e da allora ne sono emersi altri 350, a dimostrazione contraria della teoria secondo cui gli abitanti sarebbero riusciti a mettersi in salvo.
Le ville pompeiane erano celebri anche per essere ognuna un inno al lussuoso decoro, alcune disponevano di acqua corrente, altre ancora erano dotate di vasca da bagno calda e poi mosaici e fontane al centro del giardino interno, con i muri finemente decorati con affreschi, circondati dai classici, vigorosi colori pompeiani.


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