di Riccardo Chioni
Il popolo anti-war è tornato in piazza chiedendo la fine delle guerre in corso e di destinare piuttosto i quattrini dei contribuenti a creare posti di lavoro per chi l’ha perso, investire nell’istruzione, trasporto ed energia pulita.
Un migliaio di attivisti si sono radunati stamani a Union Square dove numerosi esponenti politici, sindacali e religiosi hanno dato vita al rally che si è poi snodato lungo Broadway fino a raggiungere Foley Square.
Ieri è stata la volta di New York, oggi la protesta si sposta nella West Coast, a San Francisco, sempre contro le guerre che stanno combattendo gli Stati Uniti nel mondo.
Sul palco a Union Square sono saliti anche l’ex procuratore generale Ramsey Clark che ha biasimato il “teatrino della politica messo in scena in questi ultimi giorni a Washington” e il consigliere comunale Charles Barron, il quale ha detto “mentre una parte della popolazione americana ha problemi a portare cibo in tavola, il governo federale spende un’esagerazione di quattrini in guerre, mentre la guerra da combattere è la povertà nel paese”.
Marilyn Levin, vice presidente della United National Anti-War Coalition che raggruppa le tante organizzazioni che hanno organizzato la protesta, ha dichiarato “il rally odierno avviene in un momento grave. Un’ondata di rivolte democrartiche è in atto nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Il movimento anti-war si schiera in segno di solidarietà con chi combatte per libertà e democrazia, che difende i propri diritti all’auto determinazione, si oppone alla cosiddetta guerra umanitaria in Libia e chiede la fine immediata dell’occupazione statunitense e degli alleati dell’Iraq, Afghanistan e Palestina”.
Più di 500 organizzazioni disseminate sul territorio nazionale si sono riunite a Foley Square (nelle vicinanze dei palazzi federali) per chiedere al governo americano di mettere fine alle vessazioni nei confronti dei musulmani, immigrati e popolazione di colore.
L’imam Abdul Malik Mujahid, leader della Muslim Peace Coalition ha sottolineato l’importanza della manifestazione tesa a costruire unità tra il movimento anti-war e la comunità musulmana.
“La marcia odierna è un enorme passo per arrivare all’unità. Abbiamo bisogno di una più ampia solidarietà per porre fine immediata alle guerre in corso. Dobbiamo anche combattere la islamofobia - ha aggiunto - che giustifica queste guerre, danneggiando la comunità musulmana negli Stati Uniti”.
Pardiss Kebraiei, legale del movimento Center for Constitution Rights, ha detto “questo rally è un tentativo per ritenere il presidente Obama responsabile di fronte a migliaia di dimostranti a New York, come in altre città, che si schierano contro l’escalation della politica guerrafondaia che aveva iniziato l’amministrazione Bush. Il presidente Obama dovrebbe sapere che queste voci contano, ora che ha annunciato la sua candidatura al secondo mandato”.
Ancora una volta la politica del governatore del Wisconsin è stata aspramente criticata per quella che è stata definita “l’aggressione ai lavoratori, insegnanti e dipendenti sindacalizzati”.
“Quando è troppo, è troppo - ha esordito Joe Lombardo, dirigente sindacale -. Sperperiamo una quantità sconsiderata di quattrini dei contribuenti in guerre, ma è giunto il momento di dire basta all’amministrazione Obama, quindi chiediamo la fine degli interventi militari ora, affinché i dollari delle guerre siano investiti qui, in casa nostra”.
Con lo stop alle guerre - è stato detto - si possono bloccare i tagli indiscriminati del bilancio ai servizi sociali e si può creare lavoro con paghe decenti e benefici in tutto il paese.
Sara Flounders, co-direttrice del International Action Center ha auspicato la formazione di un forte movimento anti-war. “I quattrini per le guerre si trovano sempre, anche senza discussione o voto nelle camere, mentre infuria il dibattito su quali programmi essenziali far cadere sotto il taglione” ha sbottato la Flouders.
Tra gli intervenuti anche genitori di militari in servizio effettivo, come l’attivista Cindy Sheehan, Jose Velasquez direttore del Iraq Veterans Against the War e il gruppo di anziane “Ragin Grannies” con partecipanti arrivate anche dal Maine.
Poco più a nord, a Times Square, un’altra ondata di protesta ieri organizzata dai sindacati a difesa dei posti di lavoro e della esistenza stessa delle rappresentanze sindacali.
Nella foto in primo piano, Ramsey Clark.
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