giovedì 28 aprile 2011

Velista solitario naufrago nell'Atlantico per 14 giorni miracolato da Giovanni Paolo II








di Riccardo Chioni




Prima di presentarsi sul sagrato della cattedrale di San Patrizio dove l’attendevano i giornalisti, Victor Mooney si è recato in chiesa per pregare e ringraziare Giovanni Paolo II che - ha detto - gli ha miracolosamente salvato la vita durante un naufragio.
Victor Mooney, 45 anni d’età, residente nel rione di Forest Hill nel Queens, lo scorso 26 febbraio era salpato dall’Africa facendo rotta su New York nel suo terzo tentativo di traversata dell’Atlantico per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro l’Aids e per sensibilizzare il mondo sulla piaga del Hiv.
Appena passato Capo Verde il velista si è però trovato in gravi difficoltà con l’imbarcazione di 21 piedi a causa di forti venti che lo avevano velocemente trasportato a 250 miglia al largo con il mare in burrasca.
Dopo poco la barca “Never Give Up” ha iniziato ad imbarcare acqua e in pochi minuti è colata a picco. Mooney era riuscito a mettersi in salvo su un canotto senza però nulla da mangiare o da bere, solo con il congegno satellitare che indicava la sua posizione in mare alle autorità a cui aveva inviato il segnale di S.O.S.
Per 14 giorni il velista solitario si era trovato in costume da bagno e salvagente in balia delle onde nutrendosi con stecchetti di liquirizia, bevendo acqua desalinizzata, sperando che il messaggio di soccorso fosse stato captato da qualche imbarcazione di passaggio.
Dopo due settimane, stremato e con la pelle danneggiata dall’esposizione al sole, Mooney il 10 marzo è stato salvato dalla nave da carico Norfolk battente bandiera greca in rotta verso il Brasile che aveva ricevuto l’S.O.S.
“L’oceano era tumultuoso e mentre cercavo di salvare me e la barca, vedevo i pesci saltare a bordo da tanto era in tempesta il mare. E quando ho capito che non ce l’avrei fatta, ho indossato il giubbotto di salvataggio e mi sono lanciato in acqua” ha raccontato il velista.
Si è presentato visibilmente emozionato di fronte alle telecamere sotto la targa all’imgresso di San Patrizio che ricorda la visita papale a New York del 7 ottobre 1995 sorreggendo la foto che lo ritrae durante l’udienza di Papa Giovanni Paolo II quando aveva raccontato al Pontefice la sua impresa per sensibilizzare la gente sugli effetti dell’Aids, avendo lui stesso perso un fratello stroncato dal male ed un altro affetto da Hiv.
“Credo che l’umanità di Giovanni Paolo II - ha esordito Mooney - abbia toccato un po’ tutti. L’uomo aveva capito che questa malattia è prevenibile, sapeva che molta gente intorno al mondo stava soffrendo per questo e che ha bisogno di medicine. Ho creduto la mia fosse una missione che il papa mi aveva affidato durante il World Aids Day nel dicembre del 2004. Ho pianto come un bambino quando mi sono trovato in sua presenza”.
Mooney ha raccontato che s’era trovato in mezzo al mare con gli squali che circondavano il suo minuscolo canotto dove si era adagiato stendendosi per il lungo, immobile.
“Decisamente - ha sottolineato - è stato un miracolo, se oggi posso raccontare la mia storia e continuare a gioire della vita assieme alla mia famiglia. È stato un intervento divino: ero senza cibo e bevevo acqua dell’oceano. Mia moglie mi aveva dato delle erbe cinesi e stecchetti di liquirizia che mi sono servite a sopravvivere”.
Victor Mooney si era riunito alla sua famiglia a New York il 10 marzo.
Ma perché ringrazia proprio Giovanni Paolo II per il suo salvataggio?
“Quando ho chiesto aiuto nel dicembre 2004 inginocchiato di fronte al Papa, lui mi ha detto che benediva la mia missione. Così, sdraiato nel canotto con la Bibbia sul mio cuore, ho pregato il Santo Padre che mi ha tenuto in vita e mi ha dato la forza per non disperare. Mi aveva detto: vedrai la morte attorno a te, ma non temere per la tua vita”.
Mooney ha raccontato aveva svolto opere missionarie per quasi 10 anni.
“Distribuivo la Bibbia a Soweto e Johannesburg in South Africa ed una di quelle copie era con me in barca, fradicia dall’acqua e quando l’ho aperta per la preghiera è apparso il salmo 91 dove dice il Signore è la mia forza e sono certo che ha inviato gli angeli a proteggermi sotto l’ala del Papa”.
Ha detto che le operazioni di soccorso erano durate 5 ore e quando era stato tratto in salvo a bordo della Norfolk, i suoi soccorritori increduli gli avevano detto “non c’è altra spiegazione, sei stato miracoltao”.
Ha detto di essere cresciuto a Long Island dove suo padre gli aveva insegnato l’arte del navigatore che poi è diventata la sua passione quando non era occupato nel suo lavoro di addetto alle pubbliche relazioni per un college di Brooklyn.


Nelle foto, dall'alto: Victor Mooney di fronte a San Patrizio, alla partenza in barca dall'Africa, l'arrivo a bordo della Norfolk e sdraiato sul sagrato della cattedrale per mostrare come ha trascorso 14 giorni da naufrago.


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