domenica 1 maggio 2011

In una città dove tutto aumenta, il prezzo di una "slice" di margherita va a picco










di Riccardo Chioni




Nel regno della pizza la questione non è dove si trova quella più buona, bensì quella meno cara ed è già guerra all’ultimo centesimo.
A Manhattan, dove c’è chi è disposto a pagare mille dollari per un’omelet da Norma’s all’hotel Parker Meridien, c’è anche chi per risparmiare qualche spicciolo in tempi di crisi economica, si mette in cerca del miglior offerente della onnipresente “slice” di pizza.
E così è scoppiata la guerra nel regno della pizza dove è in corso una gara al ribasso di singoli esercenti e di catene di pizzerie per cercare di accapparrarsi più clienti possibili, anche se va da sé che ne soffre la qualità del prodotto servito su un piatto di carta.
Aperte in gran parte 24 ore al giorno, le pizzerie vere e proprie di Manhattan hanno visto crescere di numero come i funghi deli e supermercati che offrono la classica “slice” della semplice margherita a 99 centesimi, avviando un fenomeno che si è allargato a macchia d’olio.
Un esempio è quello della piccola catena di Gray’s Papaya che da lunga data vende nei suoi esercizi hot dog a prezzo stracciato e che adesso si è lanciata nella vasta arena pubblicizzando alla grande la sua pizza ad 1 dollaro.
Sulla vetrata di una pizzeria lo slogan è chiaro e diretto: se hai il languorino, sei squattrinato o vai solo di fretta” ecco qui una fetta di pizza ad un dollaro, tasse comprese.
Se soltanto qualche settimana fa le pizzerie che offrivano la “slice” a 99 centesimi o ad 1 dollaro si contavano nell’ordine di un paio di dozzine, adesso si è persa la conta tra i canyon della city dove l’unico prezzo in discesa è quello della fetta di margherita.
Nella città che lamenta il 10.4 per cento di disoccupazione, una fetta di pizza a 99 centesimi si rende appetibile e possiede un magico potere, se si considera che è quanto costava un token per la subway nel 1986 e che - molto probabilmente - costa meno di quanto si paga alla banca per attingere ad una Atm.
Parecchie pizzerie ed esercizi similari che attualmente vendono la “slice” a un dollaro propongono anche special del giorno che comprendono in genere 2 “slice” e una lattina di soda o una bottiglietta d’acqua per la modica cifra di 2.75 dollari, tanto quanto nel resto delle pizzeria si paga normalmente.
Se il rivoluzionario fenomeno al ribasso della “slice” continua a deliziare i consumatori, non si contano invece i pizzaioli tradizionali che iniziano a preoccuparsi della concorrenza “cheap”, mentre alcuni blogger specializzati impazziscono nel segnalare i locali più economici.
“Lunchtime” per centinaia di migliaia di new yorkesi è sinonimo di “slice” e Midtown è il teatro della battaglia che si consuma all’ultimo centesimo.
L’ha formalmente dichiarata la popolare catena Ray’s Pizza che nell’esercizio di Broadway e 54th Street quando a inizio anno aveva iniziato a vendere la semplice “slice” pomorodo e mozzarella a soli 75 centesimi come promozione temporanea, rimasta tale da allora.
A dire il vero, più che promozione si trattava di una sorta di sfida alla concorrenza di Fresh Pizza ches’era piazzata di fronte e offriva la margherita a 99 cents la fetta.
A quest’ultima si è aggiunta 2 Bros. Pizza che ha pure iniziato la svendita a un dollaro e l’audacia degli imprenditori, complice la recessione, è stata ripagata.
Entrambe le catene: 99-cent Fresh Pizza e Gray’s Papaya in breve hanno infatti raddoppiato il numero delle rivendite. Il titolare di Fresh Pizza, Mohammad Abdul, ex edicolante immigrato dal Bangladesh, si accinge ad avviare l’ottavo esercizio a Manhattan, così come Eli Halali che assieme al fratello è co-proprietario della catena 2 Bros. Pizza che piazza l’ottava pizzeria a Brooklyn questo mese.
“Se la fetta di pizza costa poco, poco è pure il margine di guadagno” sostiene il manager di Gray’s Papaya e aggiunge che l’importante è mantenere vivace l’affluenza dei consumatori.
Se per molti la “slice” ad 1 dollaro diventa ancora più saporita, per altri ne soffre la qualità e preferiscono andare sul sicuro da pizzaioli che si sono conquistati una certa reputazione.
Per il blogger Slice Harvester che assiccura di avere testato quasi tutte le pizzerie di Manhattan, la qualità della “slice” a 99 centesimi rispecchia il prezzo, con ingredienti di discutibile qualità e provenienza, oltre alla mancanza - nella maggior parte dei casi - della manualità e maestria del pizzaiolo.
Alla fin fine, quanto costa al pizzaiolo una fetta della semplice margherita come Napoli comanda?
Stando a quanto calcolato da Tom Miner, consulente dell’azienda di informazione alimentare Technomic.com, il costo base del pizzaiolo per una “slice” da 1 dollaro è di 40-45 centesimi, tanto - sottolinea - mentre per la stragrande maggioranza delle pizzerie che la vendono a oltre $ 2.50 e oltre, il costo si abbassa del 25-30 per cento a fetta.
Ripartito in ordine, viene così diviso: 5 centesimi per la salsa, 12 per l’impasto e, a seconda della quantità e qualità della mozzarella su ogni “slice”, il costo varia da 25 a 30 centesimi.
Alla pizzeria angolo Ninth Avenue e 41th Street, all’ombra del Port Authority Bus Terminal, la clientela è quella tipica newyorkese: viaggiatori frettolosi, postini, studenti e tassisti in fila che ingurgitano in un paio di bocconi la “slice’ da 460 calorie a dollari uno, tassa compresa, come scritto nella pubblicità all’ingresso del locale dove si mangia in piedi al bancone.
Mentre nell’area del Flatiron Building sovente - all’ora del lunch - sosta il Pizza Truck di colore rosso che offre la versione mobile della fetta di margherita a un dollaro.
Il gestore del blog I Dream of Pizza, commentando il fenomeno ha scritto “penso che uno studente di college che ha fame e con due soldi in tasca, nom sta a chiedersi se i pelati sulla sua fetta da 1 dollaro sono dei San Marzano”.
Inorridiscono al solo pensiero alla famosa pizzeria Di Fara a Brooklyn dove viene celebrata l’arte del pizzaiolo, dove gli ingredienti della margherita sono rigorosamente importati dall’Italia e dove una “slice” costa 5 dollari e l’alta qualità è assicurata.


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