giovedì 11 agosto 2011

Sei mesi di reclusione all'agente di polizia per violazione del codice di condotta










di Riccardo Chioni




Quando due agenti della polizia di new York sono stati accusati di violenza sessuale nei confronti di una donna che avrebbero dovuto aiutare, la procura aveva osservato che il più giovane dei due che aveva solo assistito avrebbe dovuto essere giudicato alla stregua del suo collega.
Dopo che entrambi sono stati dichiarati non colpevoli di stupro, ma condannati per violazione del codice di condotta, il giudice ieri ha detto che l’agente Franklin Mata (licenziato nel frattempo) non ha avuto lo stesso ruolo del suo partner, ma che comunque merita la galera per aver condiviso la storia del suo collega.
Mata, 29 anni d’età e da 5 in servizio nel NYPD, dopo aver detto al giudice con le lacrime agli occhi di "non aver inteso far del male a nessuno" è stato condannato a 60 giorni dietro le sbarre, mentre il suo partner Kenneth Moreno di 43 anni con 17 anni di anzianità nella polizia era stato condannato precedentemente a un anno di reclusione.
Mata resterà a piede libero su 125 mila dollari di cauzione fino al prossimo 12 settembre, mentre il suo avvocato ha inoltrato appello.
"Per qualche ragione ha continuato a condividere la storia raccontata dal suo collega Moreno, anche se lei ha avuto un ruolo minore in questa vicenda" ha detto a Mata il giudice Gregory Carro nell’aula della Supreme Court.
Mata e Moreno, nel dicembre 2008, erano stati chiamati ad aiutare una donna ad uscire da un taxi perché alticcia.
La donna aveva raccontato di essersi svegliata rendendosi conto di essere stata vioentata.
Moreno ha sempre detto di evere consolato la donna sul letto, ma di non averle usato violenza sessuale, mentre Mata aveva dichiarato di essersi appisolato sul divano nell’appartamento.
Entrambi erano stati accusati di stupro, furto e altri reati, ma scagionati da tutti i capi d’imputazione eccetto quello di violazione del codice di condotta.
La condanna è stata loro inflitta per essere tornati in quell’appartamento più volte, mentre ai superiori avevano comunicato di essere impegnati altrove.
Il Police Department ha licenziato entrambi gli agenti dopo poche ore dal verdetto dello scorso maggio che peraltro aveva scatenato critiche da parte di gruppi a difesa delle donne e anche da parte di alcune donne consiglieri comunali che vedevano nel "caso" l’attitudine diffusa a sminuire le accuse da parte di donne che denunciano violenza.
"Ho sofferto molto durante questo periodo (del processo), ho perso il mio lavoro, il mio nome e ho perduto la fiducia della gente di New York City" ha detto Mata al giudice singhiozzando.
La procura aveva chiesto che a Moreno venisse imposto il massimo della pena a 2 anni di reclusione per le sue azioni, compreso il fatto che aveva detto via radio ai superiori di essere impegnato altrove.
"Quello che avrebbe dovuto fare Mata - ha detto il procuratore Randolph Clarke - sarebbe stato dire no a Moreno, ma non lo ha fatto ed ha agito in combutta con lui".
Il procuratore ha insistito dicendo che Mata ha mancato di riferire la verità al processo e di avere invece "fornito una incredibile versione dei fatti".
Mata aveva detto al banco dei testimoni di non sapere cosa sia effettivamente accaduto nella camera da letto dell’appartamento della donna quando Moreno era rimasto assieme a lei, sostenendo davanti ai giurati che Moreno "non avrebbe mai compiuto un atto simile".
Ma non ha tuttavia convinto il giudice, il quale ha risposto dicendo a Mata che avrebbe dovuto comprendere le sconsiderate motivazioni di Moreno tornando più volte in quell’appartamento.
I due agenti hanno dichiarato di avere preso le chiavi dell’appartamento della donna e di essere tornati 3 volte sul luogo nel giro di 4 ore, dopo la chiamata iniziale per assistenza.
Moreno ha ammesso di aver chiamato il 911 per una falsa segnalazione, quale pretesto per tornare dalla donna.
La vittima aveva testimoniato di avere avuto black out e di ricordare ad intermittenza quanto accaduto, ma ai giurati aveva riferito di avere avuto la netta sensazione di essere stata violentata sessualmente, dicendosi certa che ad agire era stato un agente di polizia perché ricordava il gracchiare del ricetrasmittente.
"Non posso credere che i due agenti intervenuti per aiutarmi mi hanno invece stuprato" aveva detto alla giuria la donna.
Alcuni giorni dopo il fatto la vittima - munita di un registratore - aveva affrontato Moreno all’esterno del precint chiedendogli ripetutamente se avesse fatto sesso, ricevendo come risposta un no, ma alla domanda se avesse usato protezione, l’agente aveva invece risposto sì due volte.
Ora la donna ha sporto denuncia nei confronti della città per l’incidente.


Nelle foto, in alto: Franklin Mata all'uscita dal tribunale e Ken Moreno in aula.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

Nessun commento:

Posta un commento