sabato 3 dicembre 2011

Adolis, amica di Rita Morelli, ha aiutato i detective a chiarire il mistero sul killer









di Riccardo Chioni




Le tante persone che durante i suoi cinque anni nella Big Apple avevano conosciuto l’affabile e solare Rita Morelli, che non hanno avuto la possibilità di darle l’estremo saluto prima che la salma rientrasse a Spoltore dove ieri si sono svolti i funerali, nei prossimi giorni la ricorderanno con una funzione religiosa alla sua memoria a Manhattan.
L’iniziativa è di Adolis Tesfamarian, 34 anni d’età, nata a Milano, cittadina italiana di origine eritrea, residente a New York, una delle migliori amiche di Rita Morelli.
Oggi Adolis (femminile di adone in eritreo) ha spiegato come attraverso il suo aiuto gli investigatori sono riusciti ad incastrare l’uccisore della studentessa pescarese e dipanare la matassa del giallo sulla relazione tra vittima e killer.
La domanda a cui nessuno ha ancora dato risposta riguarda lo status dell’immigrato del Gambia di 41 anni Bakary Camara residente nel Bronx da un paio di mesi, ex militare che ha precedenti sulla sua fedina penale con una condanna di 6 anni di detenzione per furto di mezzo militare, ora accusato di omicidio di secondo grado.
“Io in realtà non so niente di lui. So che ha lavorato con Rita nella rivendita di jeanseria di lusso 7 For All Mankind a SoHo due anni fa. Lui era magazziniere e fungeva anche da sicurezza e Rita era commessa. È lì che s’erano conosciuti, ma erano solo due colleghi di lavoro. Rita però mi raccontava che lui aveva completamente perso la testa per lei, che la invitava fuori, le mandava fiori e le aveva persino proposto di sposarlo. Rita gli aveva detto chiaramente che non provava quello che lui stava provando per lei, rivolgendosi sempre in maniera garbata, anche perché le insistenze di lui non erano mai state aggressive, come mi riferiva lei”.
Adolis ha raccontato che l’uomo era proprio ossessionato, che Rita le diceva dei continui messaggi, anche quando lei decise di cambiare luogo di lavoro.
“Rita mi diceva che gli faceva pena, ma che gli aveva detto chiaramente che se avesse voluto proseguire il rapporto, sarebbe stato solo di amicizia e che tutto finiva lì. All’uomo Rita aveva detto chiaro che non poteva comandare ai suoi sentimenti. Apprezzava la gentilezza di lui, era anche uscita a cena con lui per fargli capire a quattr’occhi che poteva essere corrisposto solo come conoscenza”.
Per raccontare il carattere bonario di Rita, Adolis ha aggiunto “chi ha conosciuto Rita sa che era una persona molto dolce, molto gentile. Era disponibile con tutti, mai una scorrettezza. Le faceva pena la condizione in cui si trovatva il suo spasimante che non riusciva ad inserirsi nella società americana e si sentiva solo”.
Rita e Adolis sono arrivate a New York nello stesso periodo cinque anni fa, la prima pescarese, l’altra milanese, accomunate dall’avventura a stelle e strisce, stringendo subito un forte legame.
L’anno prossimo Rita Morelli si sarebbe diplomata all’Hunter College, aveva studiato lo spagnolo e le piaceva l’idea di vivere ad East Harlem dove si era trasferita un anno fa.
Sul cuoco Fernando che abitava con Rita, con la quale molti dicevano che aveva una relazione, Adolis la pensa diversamente.
“Non credo che fossero fidanzati - ha detto - , Rita non mi aveva parlato di una relazione. So che è divorziato con figli e sono propensa a credere che Rita gli avesse dato ospitalità. Ho chiesto al titolare del ristorante Buon Gusto di dare a Fernando il mio numero di telefono perché vorrei sapere. Lei, ripeto, non mi ha mai parlato della relazione con lui”.
Adolis ha raccontato di essersi recata alla polizia a East Harlem per cercare di capire perché quella descritta dalla stampa non era la Rita che conosceva.
“Ho letto cose che non capivo, anche cattiverie e per questo sono andata a parlare con i detective del 25.mo distretto”.
William Orange che ha guidato le indagini le ha spiegato di essere in possesso del Dna e le aveva fatto un sacco di domande per cercare di conoscere Rita.
“Gli investigatori mi hanno anche fatto ascoltare una voce, ma al momento non mi era venuto in mente niente, perché l’uomo che stava dietro Rita l’avevo visto in fotografia, mai di persona, ma era chiaro dall’inconfondibile accento che fosse di origine africana”.
La seconda volta che Adolis si è recata al Precint della 119th Street e Park Avenue è stato per confermare che la polizia aveva preso il colpevole.
“Soltanto quando ho letto su un articolo in internet il nome dell’assassino sono subito andata dalla polizia per confermare che quello era l’uomo che perseguitava Rita con chiamate e messaggi e ho spiegato come si erano conosciuti”, particolari questi rivelati da Adolis che hanno contribuito a svelare il mistero che s’era creato sulla relazione tra la vittima e il suo killer per poter chiudere l’inchiesta.
Il Dna rilevato dalla scientifica nello studio appartamento dove Rita è stata uccisa a coltellate sarebbe rimasto nello scaffale, se non vi fosse stata la conferma sul nome e l’impronta che l’omicida aveva lasciato sul telefono pubblico del Bronx da cui aveva chiamato il 911 per dire che c’era un cadavere al 205 di E 120th Street, in un inglese quasi incomprensibile.
La sola prova del Dna infatti nella caccia all’uomo non poteva servire per essere comparato col database della polizia, in quanto Bakary Camara in America risulta incensurato.
I vicini di Rita avevano notato Bakary Camara che si aggirava da un’ora sul marciapiedi in attesa di Rita e lo avevano segnalato agli investigatori, ma oltre ad un identikit c’era ben poco d’altro.


Nelle foto, dall'alto: Rita Morelli e Adolis Tesfamarian (gentilmente concessa), il 25th Precint di polizia, l'angolo di 120th St. con la casa rossa dove abitava Rita, il Caffé Buon Gusto dove lavorava.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

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