di Riccardo Chioni
Preceduta dalla fama che contraddistingue la profonda vocazione vinicola del territorio, la Cantina Sociale di Canelli ha debuttato a New York con la presentazione di quattro nuovi vini a operatori e stampa specializzata durante incontri in sei tra i migliori ristoranti della City, raccogliendo i favori degli addetti ai lavori.
Gli chef di SD26, The Leopard at des Artistes, Le Cirque, Barbetta, Serafina e Saint Ambreous hanno allestito piatti appositamente studiati per essere accompagnati dai nuovi vini: Due Bollicine Pinot Chardonnay vino spumante brut, Piemonte Chardonnay Doc, Albarelle Barbera d’Asti Docg e Bricco Sat’Antonio Moscato d’Asti Docg.
Nella sede dell’Italian Trade Commission nella Upper East Side di Manhattan giovedì si è svccolta la presentazione ufficiale alla presenza del direttore esecutivo Aniello Musella, del console generale Natalia Quintavalle e dei responsabili del market della Cantina Sociale di Canelli, Giulio Galansino e Giorgio Musso.
“È stata un’esperienza interessante perché abbiamo conosciuto tanti potenziali importatori, gente che dovrebbe essere interessata ai prodotti piemontesi, che hanno apprezzato i nostri vini. Nei prossimi mesi - ha spiegato Galansino - vedremo di tirare le file nella speranza che effettivamente ci sia un risultato positivo e che i nostri vini raggiungano gli Stati Uniti. Sono sempre esperienze nuove, ogni presentazione in ogni nazione sta dando ottimi risultati. Qui a New York l’Italian Trade Commission ha organizzato ottimi incontri e di conseguenza abbiamo delle buone prospettive”.
Anche i ristoratori hanno apprezzato i nuovi vini di Canelli presentati, ma il trade può acquistare solo se trova sul mercato il prodotto che deve ancora farsi strada negli Stati Uniti.
“C’è un interesse sicuramente maggiore, più attento e preciso qui negli States che non in Italia. C’è interesse alla produzaione, al territorio, ai terreni, è molto bello - ha sottolineato Galansino - perché ci dà anche la possibilità di esprimere le nosatre esperienze, mentre in Italia si dà un po’ tutto per scontato”.
Dopo il successo del Prosecco, ora è la volta del Moscato che sta conquistando il palato degli americani e la Cantina Sociale di Canelli ha trovato una porta aperta per il Moscato d’Asti, ideale con pasticceria e dolci.
Il Moscato d’Asti è coltivato sulla collina di Sant’Antonio che domina la città di Canelli.
“Il Moscato è già un successo, speriamo che lo divetino anche gli altri vini come il Barbera. Di Moscato - ha aggiunto Galansino - forse non se ne produce abbastanza per quelle che sono le richieste dei mercati di tutto il mondo, mentre vini come il Barbera, oggi hanno ancora degli spazi di crescita e può essere un’ottima occasione”.
“Abbiamo un buon numero di soci. La Cantina - ha proseguito Galansino - ha assunto un ruolo importante nell’economia locale producendo ed esportando circa il novanta per cento del vino imbottigliato. Siamo molto ben attrezzati come industria, stiamo facendo investimenti per migliorare la struttura della cantina e siamo pronti ad affrontare una crescita nei prossimi anni, augurandoci che arrivino dei buoni risultati”.
La cooperativa è composta da 200 soci viticultori che nel 1933 hanno costituito la Cantina Sociale con 500 ettari di terreno e i componenti hanno un reddito che è in proporzione a quello della Cantina.
Sul versante dei prezzi dei nuovi vini, Giorgio Musso ha spiegato che si pongono in una fascia di 15-20 dollari a seconda dei tipi e degli accordi economici che la Cantina riuscirà a fare negli Usa.
“Non possiamo superare un certo livello di prezzo - ha spiegato Musso - perché altrimenti dovremo andare a piazzarci con altri vini dello stesso tipo, ma di altissima qualità e non possiamo neanche scendere al di sotto di un certo livello minimo, perché cadremmo in una fascia che non è adeguata a noi in quanto troppo bassa. Cerchiamo di avere un buon rapporto di qualità-prezzo. Parlando con gli operatori in questi giorni - ha osservato - ci hanno confermato che quello potrebbe essere un buon prezzo per il mercato americano”.
Nel corso degli anni la Cantina ha dato un forte contributo alla creazione della “Civiltà del Moscato” con la volontà di ottenere vini di alto valore qualitativo e si prepara a soddisfare il vasto mercato a stelle e strisce.
“La nostra Cantina è votata al Moscato perché Canelli è la patria del Moscato bianco. Certo adesso è un momento favorevole, si consuma, abbiamo il prodotto, la capacità di aumentare e dobbiamo promuovere questa produzione per fare gli interessi dei nostri soci che al settanta per cento producono Moscato”.
Il direttore dell’Itc, Aniello Musella ha sottolineato l’impegno della Cantina nell’incoraggiare le condizioni ideali per la viticultura e la produzione del vino di qualità.
“Siamo certi - ha detto Musella - che il trade e la stampa sapranno apprezzare la qualità dei vini e i valori espressi dalla cooperativa nel mercato americano”.
Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Claudio Musso, Aniello Musella e Giulio Galansino, il console generale Natalia Quintavalle e due dei nuovi vini presentati.
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