domenica 27 febbraio 2011

Scena da film nella notte a Union Square con dirottamento e schianto






di Riccardo Chioni



Sabato notte da brivido a Union Square dove, nel giro di dieci minuti, si sono verificati due separati incidenti, uno dei quali ha visto protagonista un californiano alticcio impossessarsi di un taxi per finire contro un palo della luce, mentre nell’altro un pirata della strada si è dileguato dopo aver falciato un pedone sulle strisce.
Non si sa bene cosa abbia provocato il gesto insensato del californiano Micheal Findley di 31 anni residente a Pasadena, il quale ad un certo punto - ha riferito la polizia - è sceso dal taxi fermo ad uno stop, ha iniziato a pestare il conducente scaraventandolo sull’asfalto impossessandosi dell’auto.
È partito facendo sgommare i pneumatici sull’asfalto, senza però andare troppo lontano. Sotto gli occhi di increduli passanti, il californiano ubriaco è andato a fracassarsi in un baleno contro un palo dell’illuminazione che si è abbattuto sull’intera carreggiata della strada.
Michael Findley era salito sul cab giallo all’angolo tra Delancey Street e Bowery nella Lower East Side verso le 3 di notte e quando il taxi è giunto all’altezza di Union Square, Findley deve essere stato allucinato dai fumi dell’alcol, offrendo ai nottambuli del Village una drammatica scena che sembrava uscita da un film.
Dopo lo schianto contro il palo e l’arrivo dei soccorsi, il giovane californiano è stato trasportato al pronto soccorso del Bellevue Hospital per ferite multiple, ma nulla di serio.
Ieri pomeriggio è stato condotto di fronte al giudice per ascolatare i capi d’imputazione - 6 in tutto - a suo carico, tra cui rapina, furto d’auto e guida in stato di ubriachezza.
L’irreale immagine notturna di Union Square nel caos è apparsa quasi immediatamente dopo lo schianto sul sito Gothamist.com a cui l’aveva inviata via Twitter la fotografa per caso Phoebe Kingsak.
A pochi minuti di distanza dalla scena del dirottamento e schianto del taxi, un giovane di 28 anni residente a Brooklyn è rimasto gravemente ferito quando una vettura di colore scuro non meglio identificata lo ha investito mentre attraversava Union Square all’altezza di E. 15th Street, dileguandosi.
Il poveretto è stato rinvenuto pochi idtanti dopo da passanti che hanno osservato una scarpa sulle strisce pedonali, per scoprire ad una cinquantina di piedi il corpo martoriato di una persona sul lato sinistro della strada, che respirava a fatica.
Secondo alcuni testimoni il vetro anteriore del veicolo investitore si sarebbe frantumato, lasciando l’impronta della testa della vittima.
Altri ancora hanno notato l’auto fermarsi a quasi un isolato di distanza dall’incidente, per scomparire dopo pochi secondi nella notte lungo Park Avenue.
A Brooklyn invece, poco dopo l’una di notte, è stata la velocità eccessiva a provocare l’incidente in cui ha perso la vita il passeggero a bordo di una Chrysler Sebring che all’imbocco di una rampa della Belt Parkway è uscita di strada andanto a finire la corsa contro un palo della luce.
Devon Burgess, 23 anni residente nel rione di Bedford-Stuyvesant a Brooklyn, era seduto sul sedile accanto al guidatore quando all’uscita di Knapp Street si è verificato lo schianto.
Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso del vicino Coney Island Hospital dove ha però cessato di vivere a causa delle gravi ferite riportate.
La polizia non ha rilasciato le generalità del conducente, ha precisato soltanto che si tratta di un diciannovenne che versa in critiche condizioni allo Staten Island University North Hospital.
Nessuna informazione neppure per quanto riguarda due giovani donne che erano sedute dietro i ragazzi ricoverate allo Staten Island Hospital.
Gli investigatori della Highway Unit della polizia di New York che stanno conducendo le indagini hanno riscontrato che la Crhysler Sebribg ha affrontato l’uscita a velocità elevata, sfuggendo al controllo del conducente.
Notte agitata anche a Long Island dove un taxista è finito dietro le sbarre per aver travolto due agenti di polizia fuori servizio, in località Huntington Station, dopo una lite.
La polizia della contea di Suffolk ha riferito che il taxista Thomas Moroughan ha iniziato una discussione (di cui non si conosce l’argomento) con due agenti della Nassau County fuori servizio tentando di investirli.
Uno di questi ha estratto la pistola, ha fatto fuoco ed ha ordinato al taxista di uscire immediatamente dall’auto. Il conducente in risposta ha invece premuto sull’accelleratore colpendoli entrambi.
Moroughan è quindi stato trasoprtato al pronto soccorso, medicato per ferita lieve e arrestato per messa in stato di pericolo e aggressione, mentre i due agenti se la sono cavata con qualche abrasione.

"NY Post", 1.500 insegnanti sindacalisti costano all'erario 9 milioni di dollari






di Riccardo Chioni



Cade come il cacio sui maccheroni di Michael Bloomberg l’inchiesta pubblicata ieri in esclusiva dal tabloid “New York Post” che ha titolato “1.500 insegnanti pagati per svolgere attività sindacale e mancare in classe”.
Il cronista ha scritto che “applicando la allegra matematica della city, si prende soltanto un insegnante al prezzo di due”, a spese dei contribuenti.
Il Department of Education regolarmente retribuisce 1.500 insegnanti per il tempo che trascorrono nello svolgimento delle attività che il sindacato degli insegnanti richiede e, allo stesso tempo, paga altri insegnanti che vanno a sostituire coloro che assenti in aula.
Il “Post” riferisce che l’accordo con la mucnicipalità e il sindacato costa ai contribuenti newyorkesi qualcosa come 9 milioni di dollari l’anno per pagare i sostituti degli insegnanti che invece - a pieno stipendio - sono impegnati altrove ad occuparsi degli affari del sindacato United Federation of Teachers.
Per il sindaco Michael Bloomberg che si trova di fronte alla decisione di un licenziamento in massa di insegnanti per pareggiare il bilancio del 2012 ed altri ancora, è giunto il momento di mettere fine a questi che vengono definiti “stravaganti benefici”.
Ad iniziare da Dick Dadey, direttore esecutivo del gruppo Citizens Union, il quale sostiene che “sono quattrini buttati al vento” e aggiunge “in questi momenti di ristrettezze fiscali, è semplicemente ridicolo pagare due persone per svolgere il lavoro di uno”.
Stando all’articolo del “Post”, con i 9 milioni che escono dalle casse municipali per i sostituti si potrebbero piuttosto retribuire 198 nuovi insegnanti al salario attuale iniziale di 45 mila dollari.
Secondo il contratto collettivo di lavoro stipulato nel 2003, il Department of Education retribuisce un numero di insegnanti “anziani” che sono in classe assai poco con stipendi annui sui 100 mila dollari a cui si aggiungono anche rimborsi spese e 50 mila dollari del sindacato Utf che spetta a dirigenti.
Al restante dei 1.500 insegnanti-sindacalisti il contratto garantisce il lavoro a scuola pagato, mentre il sindacato rimborsa al DoE soltanto 900 mila dollari dei 9 milioni che lo stesso spende per rimpiazzare gli insegnanti assenti con sostituti.
Un anonimo preside si pone la domanda: perché con i 126 milioni di dollari che incamera il sindacato degli insegnanti dalle iscrizioni non copre i costi delle assenze, “visto che - sottolinea - il sindacato Uft ha i quattrini per fare pubblicità in televisione. Non dovrebbero andare invece al Department of Education?”.
Taglia corto sulla polemica il portavoce del sindacato United Federation of Teachers, Dick Riley dicendo: si tratta di accordi che sono comuni con i sindacati del pubblico impiego, istituiti attraverso accordi con la municipalità di New York.
Tutti cuciti a City Hall, anche il poratove del sindaco è abbottonato e assicura che non ci sono commenti da parte del primo cittadino.
Quanto valga in termini pratici nelle mani del sindaco lo scandalo messo in piazza dal “Post” lo sapremo solo quando Bloomberg inizierà a usare il taglione per eliminare migliaia di insegnanti.

Blogger anti-islami iscritta nel libro nero dei gruppi d'odio che conta Kkk e nazi





di Riccardo Chioni



Dopo tanto far parlare di sé a causa della sua islam-mania, la blogger Pamela Geller ha ottenuto uno scomodo riconoscimento: l’inserimento nella lista nera degli “hate group” sul territorio statunitense, alla stregua del Ku Klux Klan, nazi e supremacisti.
La blogger di Manhattan e i suoi seguaci devoti anti-islam, membri del sito web Atlas Shrugs sono entrati nell’infame lista redatta dall’organizzazione nazionale Southern Poverty Law Center, seconda per importanza solo alla Anti Defamation League, contenente i gruppi d’odio.
La Geller è entrata così nella lista dei gruppi a sfondo d’odio razziale e religioso, una colorita galleria di organizzazioni dedite a promuovere odio in cui il blog della Geller viene presentato con il suo stesso slogan “stop the islamization of America”.
La blogger si troverà in buona compagnia tra i bianchi supremacisti, i membri del Kkk e simpatizzanti nazisti.
Lei non è nuova alle cronache che avevano parlato di lei in merito alla accesa discussione sulla realizzazione del centro culturale islamico nelle vicinanze del Wtc e per aver sponsirizzato con il suo gruppo l’istallazione di pubblicità nei bus pubblici con scritto “la falsità dell’Islam”.
La beniamina degli anti-islamici gestisce il blog Atlas Shrugs dove, in merito alla scomoda classificazione, ha scritto che il Law Center “è un gruppo di antica sinistra che ha fallito quando si trattava di difendere gli interessi e la sicurezza nazionale”.
Descrive così il gruppo e i suoi sostenitori anti-islamici in America e aggiunge “il mio è un gruppo dedicato ai diritti umani. Ma questa gente (del Law Center, ndr) viene presa davvero sul serio? Questa non è altro che l’inversione dello stato di moralità mondiale”.
Alla provocazione risponde Ibrahim Hooper del Council on American-Islamic relations.
“Uno deve guardare dietro la semplice facciata del nome di questo gruppo d’odio chiamato Stop the Islamization of America. Va riconosciuta la validità della designazione fatta dal Southern Poverty Law Center” ha detto Hooper.
Nel firmamento dei paladini del movimento anti-islamici marcati dal Splc, la Geller troverà anche il controverso pastore della Florida, Bill Keller che, pure, a Ground Zero aveva inscenato il suo teatrino contro la costruzione del centro culturale islamico con annessa moschea.
Solo che lui non era riuscito a raccogliere nella Big Apple un gran numero di sostenitori come la blogger Geller.
Per ascoltare Keller infatti s’erano date convegno solo una quarantina di persone, ma la retorica del pastore volava comunque alta.
“Tutte queste persone (i musulmani, ndr) moriranno e bruceranno agli inferi. L’Islam non è mai stata e non sarà mai una religione di pace” aveva tuonato Keller.
Il Southern Poverty Law Center è un’organizzazione legale senza fini di lucro, impegnata nella tutela dei diritti delle persone, riconosciuta a livello internazionale per i programmi di educazione alla tolleranza e per le vittorie legali contro gruppi razzisti e l’impegno nell’individuazione di gruppi d’odio.
Il Center ha sede a Montgomery in Alabama, fu fondato da Morris Dees e Joseph Levin nel 1971 come casa per i diritti civili.
Oltre ad offrire assistenza legale gratuita a persone vittime di discriminazione e crimini d’odio, il Splc si occupa di redarre un Intelligence Report a cadenza trimestrale nel quale indaga crimini razziali e insurgenze estremiste degli Stati Uniti.


Nelle foto, dall'alto: Pamela Geller ospite di un programma ion onda su Fox News e la sede di Montgomery del Center.

sabato 26 febbraio 2011

Sindacati in lotta anche in New Jersey accusano: "il governatore vuole fomentare la guerra civile della classe media"






di Riccardo Chioni




La bufera lo ha seguito fino a Washington, dove oggi il governatore del New Jersey, Chris Christie ha partecipato al consueto appuntamento invernale della National Governors Association.
Anche lì ha trovato ad attenderlo un’atmosfera pittosto freddina, non a causa della dimostrazione che i sindacati gli avevano inscenato sotto le finestre a Trenton il giorno precedente, ma piuttosto per la sua “pesca concorrenziale” in altri stati, senza comprendere - sostengono - che la sfida del secolo non è la competizione tra stati dell’Unione, ma una realtà globale da affrontare.
A spazientire alcuni governatori dell’Asssociazione è stata la missione economica di Chris Christie effettuata all’inizio del mese nello stato dell’Illinois dove il prelievo fiscale è in salita, mirata a corteggiare un numero di aziende locali, prospettando ad esse vantaggiosi trasferimenti nello Stato Giardino.
La chairwoman della Nga, governatore democratico Chris Gregoire, resta sul diplomatico “non mi metto a criticare uno dei nostri governatori”, ma quello repubblicano del Nebraska esprime differente opinione “credo nella competizione tra stati e tra paesi, noi siamo pronti a competere”.
Venerdì oltre tremila dimostranti a Trenton avevano aderito alla manifestazione indetta dai sindacati che accusano il governatore di “voler fomentare la guerra civile della classe media”, ammassati di fronte alla Statehouse, anche in segno di solidarietà con i dimostranti del pubblico impiego del Wisconsin, sorreggendo cartelli con su scritto “fight the radical right”.
Quando la presidente del sindacato insegnanti Barbara Keshishian ha preso la parola di fronte a 3.100 dimostranti, ha detto “tutti gli abitanti del New Jersey sono colpiti, ma il governatore e i suoi sostenitori della destra stanno tentando di dare il via a una guerra civile della middle-class”.
Non li ha dissuasi neppure la pioggia a tratti torrenziale di venerdì mattina e per ore sono rimasti davanti alla Statehouse, in risposta all’appello del sindacato Afl-Cio contro la richiesta del governatore Christie di concessioni inerenti i benefici acquisiti dai dipendenti del servizio pubblico e per dimostrare solidarietà a quelli di settore del Wisconsin che da parte loro stanno battagliando contro il governatore Scott Walker che, pure, intende colpire lo stesso bersaglio.
All’inizio della settimana il governatore del Garden State aveva fatto osservare durante la presentanzione del bilancio che “i lavoratori del settore privato sostengono i ricchi benefici di quelli del pubblico impiego”, sostenendo altresì la necessità di un serio ridimensionamento degli stessi, sottolineando inoltre che la forza lavoro deve prepararsi a contribuire di più per i servizi sanitari e a ridurre i benefici per i futuri pensionati.
Al raid hanno preso la parola numerosi rappresentanti sindacali per contestare la situazione che si prospetta nel New Jersey, ma anche per consegnare alla tesoriera del sindacato Afl-Cio del Wisconsin, Stephanie Bloomingdale alcuni assegni destinati a sostenere la lotta in quello stato.
“La nostra è la vostra battaglia e la nostra lotta è per la middle class” ha detto la tesoriera del Wisconsin.
Tra la folla dei dimostranti e i gruppetti che si formano attorno ai sindacalisti, sembrava di ascoltare frasi che in questi giorni arrivano da lontano, da oltreoceano, che contengono però lo stesso motivo.
Il presidente nazionale del sindacato Afl-Cio, Richard Trumka non risparmia queste similitudini e sbotta “Christie è come Walker e altri governatori repubblicani, non sono stati eletti per fare i dittatori. Sono stati eletti per risolvere problemi, non per creare conflitti”.
A difesa del governatore era sceso in campo fuori dal Palazzo il senatore repubblicano Michael Dohetry di Warren, uno dei legislatori più conservatori che, sollecitato dai giornalisti, ha detto che la sofferenza per l’attuale situazione deve essere comune.
“Dobbiamo chiedere ai nostri dipendenti pubblici di partecipare ai sacrifi che gli altri contribuenti del New Jersey stanno affrontando” ha detto il senatore.
Una stellina del “tea party” ex candidata alla Camera di Trenton, Anna Little si è associata a sostegno di Christie, così anche Russel Cote del Bayshore Tea Party, il quale ha aggiunto “i sindacati pretendono la continuità di irrealistici benefici”.
Ma il coro degli slogan contro Christie e la destra gridati a poca distanza quasi sopprime le voci del sostegno, mentre per il governatore repubblicano dello Stato Giardino si prospetta una burrascosa primavera di lotta sindacale.


Nelle foto, dall'alto: la dimostrazione di venerdì a Trenton e il gov. Chris Christie.


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venerdì 25 febbraio 2011

Nel Bronx la polizia cerca droga e scopre un arsenale ed esplosivo




di Riccardo Chioni

Ha avuto un esito inatteso l’irruzione degli agenti di polizia in un appartamento del Bronx dove gli investigatori sospettavano esistesse un giro di droga.
Oltre a piccole quantità di narcotici e strumenti per la lavorazione, gli agenti hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale degno di un armaiolo.
Quando i poliziotti sono entrati nell’abitazione del sospetto gangster, Victor Miri di 29 anni lungo Villa Avenue, hanno scoperto che assieme a cocaina e marijurana nell’appartamento erano nascoste numerose armi, 12 per l’esattezza, comprese 5 mitragliette e una quantità di munizioni.
Lo hanno reso noto il procuratore speciale della squadra narcotici della City, Bridged Brennan e il capo della polizia di New York, Raymond Kelly, i quali hanno precisato che Victor Meri e suo fratello Tonin di 30 anni sono stati tratti in arresto e denunciati, tra i numerosi capi d’imputazione, per possesso illegale d’armi da fuoco e sostanze stupefacenti.
La squadra speciale della polizia “gun unit” ha scoperto una quantità impressionante di munizioni e cartucce, strumenti per la visione notturna, binocoli, giubbotti antiproiettile ed esplosivo M-80 munito di miccia e detonatore.
Il tutto era nascosto dentro delle valige sistemate nella canera da letto dell’appartamento dove erano invece ben visibili gli strumenti necessari per lavorazione e distribuzione della droga, tra cui bilance accurate, contatore di biglietti verdi e grattugia per polverizzare la coca e bustine per la confezionatura.
Insomma, un laboratorio vero e proprio dove veniva smerciata la droga e contati i quattrini dello spaccio.
Victor Miri è considerato dagli investigatori il leader della banda dello spaccio e il giudice ha disposto per lui una cauzione di 200 mila dollari, mentre per il fratello maggiore - figura già nota alle autorità - la cauzione è stata fissata a 10 mila dollari.
Tonin Miri, secondo quanto riferito dagli investigatori, era stato rimesso in libertà nel 2008 dopo aver scontato una pena detentiva in un carcere federale.
L’avvocato difensore dei fratelli, Stacey Richman li ha descritti come “tenaci lavoratori” con “solide relazioni in seno alla comunità”. Sempre secondo il legale, Victor è dipendente di uno studio commercialista, mentre il fratello Tonin è un rappresentante sindacale.
Ora la scientifica sta esaminando le armi sequestrate per accertare se siano state adoperate da qualche criminale in passato, mentre l’avvocato dice beatamente “non credo che la gente dovrebbe esprimere affrettati giudizi su questi due uomini. Credo - ha proseguito - che gli strumenti per la visione notturna siano qualcosa di cool e non vedo problemi in merito al possesso di questi”.
Forse no, ma la dozzina di armi illegali e la droga? A questa domanda risponderà il giudice quando i due arrestati dovranno comparire in aula il prossimo 17 marzo.

Foto resa pubblica dalla polizia di New York.

Detestata da sempre, non c'è pace per il "Trionfo della virtù civica"







di Riccardo Chioni





Siamo di fronte alla sindrome dell’uomo nudo, come nel film di Dino Risi del 1969 “Vedo nudo” con Nino Manfredi, perseguitato da nudità ovunque, ricoverato in una clinica svizzera da dove esce guarito, ma la prima volta che s’affaccia alla finestra vede un uomo nudo?
La domanda andrebbe posta al parlamentare Anthony Weiner che vorrebbe sbarazzarsi della statua di marmo “Triumph of Civic Virtude” alta 20 piedi che raffigura un uomo nudo (con un ornamento floreale sulle parti intime) che ha ai suoi piedi due sirene che rappresentano il male e la corruzione.
Weiner non è il primo a tentare la cacciata della statua dello scultore Frederick MacMonnies realizzata nel 1922 e posta a City Hall Park. Dalla piazza prospicente il palazzo civico di Manhattan era già stata rimossa nel 1941 e sistemata nella attuale posizione nel Queens Borough Hall.
Da anni i residenti e rappresentanti del rione avanzano richieste di restaurto per il monumento trascurato a lungo, ma nessuno si è mai preso la briga di esaminare tale richiesta.
Al contrario, Weiner e la consigliere comunale Julissa Ferreras, democratica di Jackson Heights, vogliono eliminarla del tutto e metterla in vendita su Craiglist, in modo da raccimolare qualche spicciolo per il quartiere.
Ma c’è anche chi invece vuole che la statua resti dove si trova, perché si tratta di un’opera d’arte che fa parte della collezione cittadina.
Come Mary Ann Carey del Community Board 9 di Queens, la quale avverte “non intendiamo distruggere un’opera d’arte, semmai la statua necessita di restauro”.
Evidentemente il colosso di marmo non ha avuto vita facile nei secoli. Difatti, la trasferta forzata nel Queens del 1941, è opera dell’allora sindaco Fiorello La Guardia, che si era stancato di vedere un deretano nudo ogni volta che usciva dal palazzo civico a Manhattan

mercoledì 23 febbraio 2011

I "fashionisti" di SoHo detestano la Festa di San Gennaro e vogliono ridurla






di Riccardo Chioni




Giù le mani dalla Festa di San Gennaro. Lo hanno detto, alzando il tono di voce, gli otto consiglieri comunali italoamericani entrati a pié pari nell'accesa tenzone tra gli organizzatori del tradizionale appuntamento a Little Italy e gli esercenti dei negozi di lusso che chiedono di ridurre da 7 a 4 isolati l'estensione della fiera.
Al grido italoamericano si è associata la presidente del consiglio comunale Christine Quinn e anche il Manhattan Borough President, Scott Stringer i quali hanno detto che la Festa di San Gennaro deve rimanere come è, ricoprendo 7 isolati lungo Mulberry Street da Canal a Houston Street, così come vuole la tradizione.
Vincent Gentile, democratico, alla guida del gruppo degli 8 consiglieri comunali italoamericani, rappresenta i rioni di Bay Ridge, Bensonhurst e Diker Heights.
Gentile è partito dalla storia lontana che ha preceduto di centinaia d'anni la grande migrazione italiana per rispondere alla richiesta dei negozianti.
Gentile ha ammonito che sono in gioco secoli di tradizioni portate nella Grande Mela dalle aree di provenienza in Italia, come dal resto del mondo.
"Dall'arrivo di Pietro Alberti nel 1635 nell'allora New Amsterdam - ha esordito il capo-gruppo - ai fratelli scultori Piccirilli che hanno realizzato i due leoni di marmo all'ingresso della Briant Park Public Library, la presenza degli italiani ha sempre ricoperto un ruolo straordinario nella storia e cultura di New York".
L'alzata di bandiera di Gentile e sostenitori è arrivata in risposta ad una lettera che i "fashionisti" di NoLIta (abbreviazione che indica la zona a nord di Little Italy) hanno fatto pervenire al sindaco Michael Bloomberg con la richiesta di ridurre la Festa di San Gennaro da 7 a 4 isolati lungo Mulberry Street fino a Kennmare Street, per evitare che mani unte d'olio di frittura finiscano sulle vetrine e, ancora peggio, sui costosi abiti e accessori.
Anche i "fashionisti" di NoLita hanno sostenitori dalla loro. Il Community Board 2 che rappresenta Little Italy, dove lo scorso 26 gennaio è stato votato l'invio di una "resolution" al sindaco Bloomberg, a sostegno della riduzione della lunghezza della Festa.
"Viviamo in questa città da quattrocento anni, celebriamo e diamo il benvenuto ad altre culture da quattro secoli e ci rifiutiamo di accettare l'idea di qualche proprietario di boutique di gettare al vento questo brano di storia" ha commentato il consigliere Gentile.
Gli ha fatto eco il Manhattan Borough President, Scott Stringer il quale ha preso carta e penna per scrivere in merito di suo pugno al sindaco.
"Per 85 anni questo evento di fama mondiale ha celebrato la cultura italoamericana a New York City, inoltre - si legge - la Festa di San Gennaro attrae ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da ogni parte del mondo".
I gestori dei lussuosi negozi della zona di NoLIta sono inviperiti con l'annuale appuntamento settembrino e durante la riunione del Community Board 2 di fine gennaio non sono andati molto per il sottile, asserendo che basta guardare che tipo di gente frequenta la fiera per preoccuparsi.
Entrando nel merito gli stessi hanno dichiarato ai componenti il Board che i visitatori del mordi e fuggi della festa entrano nei loro negozi e con le mani unte toccano capi d'abbigliamento e borse in pelle del costo di centinaia di dollari.
La più grandiosa, più famosa e più lunga festa religiosa italiana che si svolge sul territorio americano celebrerà per 11 giorni (dal 16 al 26 settembre) a Little Italy la 85.ma edizione della Feast of San Gennaro, santo patrono di Napoli.
Il giorno 19 si svolgerà - partendo dalla Most Precious Blood Church a Mulberry Street dove è custodita la statua del santo - la processione che si snoderà lungo le strade del rione, così come la tradizione si ripete dal 1926, quando a Little Italy arrivarono i nuovi immigrati da Napoli che si stabilirono nelle vicinanze di Mulberry Street.
"Anche se l'atmosfera è festaiola - srcive sulla webpage della Festa, Emily DePalo da lunga data componente del Board -, in realtà si tratta di una festa religiosa che è stata tramandata dai nostri nonni".
Per 11 giorni e 11 notti - si legge - le strade di Little Italy sono zeppe di persone di ogni appartenenza etnica e razziale che vengono per gustare la cucina italiana, ascoltare chi intrattiene e trascorrere momenti felici.
I partecipanti alla Festa di San Gennaro si contano in numeri seri: dai 300 venditori di tutto un po', al milione e passa di visitatori distribuiti nell'arco degli 11 giorni di fiera.
Da quando nel 1996 la gestione organizzativa della festa annuale è passata nelle mani della non-for-profit Figli di San Gennaro, dopo la chiusura vengono staccati assegni destinati ad opere benefiche, in particolare dedicate ai giovani.
Le donazioni raggiungono un numero di organizzazioni diffuse nei 5 quartieri della Big Apple e oltre, per aiutare bisognosi e gioventù.
E, allora va detto che, come è vero che le Zeppole lasciano le dita unte, è pur vero che nessun'altra festa pubblica ha donato oltre 1.8 milioni di dollari a bisognosi come ha generosamente fatto fino ad oggi la Festa di San Gennaro.
L'ultima parola ora spetta al primo cittadino Mike che però non ha ancora preso una decisione in merito, almeno stando a quanto dichiarato dalla portavoce Evelyn Erskine.

Nelle foto, momenti della Festa.

Cartellone a SoHo contro l'aborto provoca indignazione e proteste





di Riccardo Chioni




Per "celebrare" febbraio quale Black Hystory Month, un pastore taxano alla guida di un gruppo anti abortista ha pensato bene di fare un omaggio issando su un edificio di SoHo un gigantesco cartellone con la scritta "the most dangerous place for an African-American is in the womb", provocando l'immediata indignazione tra la comunità nera e fuori le mura dei palazzi.
La scelta dell'ubicazione, all'angolo tra Avenue of the Americas e Watts Street, non è affatto casuale. Si trova a tre isolati da una clinica Planned Parenthood dove vengono praticati aborti.
Il billboard lo ha pagato il gruppo Life Always con sede in Texas che ne aveva già fatti montare altri a Los Angeles e a Atlanta il mese scorso. Vi è raffigurata una bambina nera vestita di rosa su fondo azzurro, con la scritta in inglese "il posto più pericoloso per un afroamericano è nel grembo".
Fulminea la risposta da Planned Parenthood che ha definito il billboard "un offensivo e condiscendente modo per stigmatizzare e disonorare le donne afroamericane, nel tentativo di screditare il nostro lavoro".
Sul piede di guerra anche il public advocate Bill de Blasio il quale ha dichiarato "questo billboard semplicemente è fuori luogo a New York City. Viola i valori dei newyorkesi ed è grossolanamente offensivo nei confronti di donne e minoranze. Probabilmente - ha aggiunto - una mistura di intolleranza e cattivo giudizio lo ha fatto portare qui".
Attraverso un comunicato la guida del gruppo, Stephen Broden, dalla website fa sapere che la campagna è partita a febbraio perché è Black History Month, sottolineando che "il nostro futuro è in pericolo, mentre è in corso il complotto di genocodio attraverso l'aborto".
La presidente del consiglio comunale, Christine Quinn pure ha criticato il cartellone affisso proprio nel quartiere che rappresenta e attraverso un comunicato ha detto "a ogni donna spetta il diritto di prendere una decisione sulla propria salute e continueremo a lottare per proteggere questo basilare diritto contro ogni sorta di tentativo distruttore".
Un'altra componente del consiglio, Letitia James di Brooklyn, ha così commentato "è particolarmente offensivo il fatto che sia stato scelto questo mese. Se (il gruppo del Texas, ndr) intende partecipare ad attività costruttive, allora lo invito a finanziare le cure prenatali e l'assistenza all'infanzia".
La bufera va ad alimentare il dibattito già rovente, scaturito dall'emendamento approvato dalla Camera di Washington che prevede tagli federali per finanziare il gruppo Planned Perenthood.


Nelle foto, dall'alto: il billboard contestato, Vincent Gentile (sin) con Andrew Cuomo, Bill de Blasio e Chrsitine Quinn.


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martedì 22 febbraio 2011

Presentate a Arts & Tannery le ultime tendenze del pellame per la primavera 2012






di Riccardo Chioni



Al salone Loft & Terrace a Manhattan è già arrivata la primavera/estate del 2012 con la presentazione al mercato americano della moda delle ultime tendenze in tema di pellame e accessori Arts & Tannery, organizzata dall'Italian Leather System in partnership con l'Istituto per il Commercio Estero.
Ieri, giorno di apertura, il Loft di Midtown si è stato trasformato in una passerella di grandi nomi del fashion, da Calvin Klein a Donna Karan, da Ralph Loren a Oscar de la Renta e poi Tommy Hilfiger e Kenneth Cole, tutti interessati a vedere e toccare le novità dei prodotti di alta qualità portati a New York da Arts & Tannery.
Alla presentazione è intervenuto il direttore esecutivo dell'Ice in Usa, Aniello Musella e il console aggiunto Marco Alberti, oltre a David Bilanceri in rappresentanza dell'Italian Leather System Consortium.
"La definizione Made in Italy - ha spiegato Musella - immediatamente informa il consumatore che il prodotto è di alta qualità e design. Uno dei pilastri dell'Italian Style è, naturalmente, il pellame conciato. Arts & Tanner è oramai un appuntamento consolidato, dietro c'è il Consorzio Leather System, un gruppo di 11 aziende toscane molto ben equilibrato che riesce a portare al buyer e al designer americano, un prodotto di qualità molto alta con un prezzo in quella fascia molto competitivo".
Il direttore dell'Ice si dice convinto che questi ingredienti siano la chiave del successo del Consorzio che dimostra come un gruppo di aziende riesce ancora a tradurre il prodotto come pellame al cento per cento realizzato in Italia, utilizzando una grossa ricerca in termini tecnologici, ma anche di creatività e innovazione, arrivando sul mercato americano con un prodotto prezzo-qualità molto competitivo.
"Credo che sia un esempio anche per molte altre piccole aziende a raggrupparsi per poter affrontare la difficoltà anche attuale dell'economia in modo molto più decisivo. Arts & Tannery, arrivando qui con questa iniziativa riesce ad avere un contatto diretto con quelli che ormai sono diventati clienti con nomi importanti al top della moda americana".
Continuità e costanza hanno premiato insomma questo evento che si tiene due volte l'anno al Loft di Midtown da 6 anni, diventato un appuntamento da non perdere per le grandi firme del fashion a stelle e strisce.
L'industria conciaria e degli accessori non ha mai abbandonato questo mercato, neppure negli ultimi anni profondi della crisi economica che ha colpito profondamente gli americani nel portafogli.
"È stata una presentazione sempre più adattata al mercato - ha sottolineato Musella - e i designer e stilisti americani sanno che se vogliono trovare un prodotto Made in Italy di fascia alta, devono venire a questo, che è diventato un appuntamento di riferimento. Non è una iniziativa del mordi e fuggi che spesso si fanno a New York e che non lasciano assolutamente niente, con sprechi di investimenti. Questa del Arts & Tannery una realtà produttiva toscana di Santa Croce Sull'Arno".
Sono 4 i trend chiave che caratterizzano la stagione primavera/estate 2012 di pellame e accessori presentati a Arts & Tanner: Iconic Waltz, Eastern Fan, Drumming Jungle e Breaking Mambo.
Il rappresentante del Consorzio, ha spiegato come sono è nata l'idea dei 4 temi conduttori della stagione primavera/estate 2012.
"Dalle ricerche del nostro direttore Paolo Cipriani diamo 4 differenti indicazioni per tutti gli addetti ai lavori, poi ogni azienda interpreta le tendenze e i colori in base alle proprie necessità. La forza del nostro gruppo - ha sottolineato Bilanceri - è che siamo delle aziende, tra le migliori del settore, complementari dove non c'è conflitto".
Le 11 aziende hanno portato nella Big Apple pellame e accessori che vedremo utilizzati, tra gli altri, da Club Monaco, Coach, Cole Haan, Brooks Brothers, Banana Republic e Saks Fifth Avenue, diventati clienti assetati di novità e qualità al prezzo giusto, tradotto in biglietti verdi.
"Chi più, chi meno, in tutti questi anni di presenza a Arts & Tannery, è riuscito a stabilire contatti e avviare affari con i grandi nomi della moda americana. Adesso - ha aggiunto Bilanceri - per stilisti e designer il nostro è diventato un appuntamento fisso".
La crisi del portafogli vuoto ha colpito anche il settore del pellame e degli accessori, ma il peggio sembra essere alle spalle e si avvertono segnali di ripresa anche qui.
"Purtroppo, con tutti questi problemi che ci sono nel mondo, il nostro è il problema dell'approvigionamento del pellame. Per il resto - ha osservato Bilanceri - ci sembra che ci sia interesse, specialmente per il prodotto di alta qualità. Le prospettive sono buone, speriamo che il mondo si tranquillizzi un po'. Il mercato americano - ha precisato - mostra segni di ripresa, anche se il prezzo del prodotto ci penalizza un tantino, ma siamo sicuramente presi in considerazione perché siamo i primi in questo settore per qualità. I cinesi sono concorrenziali sulla fascia bassa, ma su quella alta, il prodotto italiano conciato non ha paragoni".


Nelle foto, dall'alto: un operatore americano, Marco Alberti e Aniello Musella, particolare di accessori per borse e pellame conciato, visitatori di Arts & Tanner.


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domenica 20 febbraio 2011

L'Associazione Culturale premia il campione di boxe Nino Benvenuti "Uomo dell'anno"






di Riccardo Chioni




Per celebrare il terzo anniversario col botto, l'Associazione Culturale Italiana di New York ha portato sotto lo stesso tetto, alla sala ricevimenti Russo's on the Bay, tre memorabili campioni della boxe: Nino Benvenuti, Emile Griffith e Vito Antuofermo, salutati calorosamente da oltre trecento ospiti.
Da Russo's a Howard Beach sono arrivati a portare il saluto ai campioni il console generale Francesco Talò, il presidente del Comites di NY e Ct. Quintino Cianfaglione e rappresentanti di altri organismi comunitari.
Il chairman dell'Associazione Culturale Italiana, Tony Di Piazza nel suo intervento ha sottolineato quanto sia stato proficuo l'anno passato nel campo della promozione della cultura.
"Sotto la direzione del nostro vice-chairman Joseph Meccariello abbiamo sponsorizzato il restauro del dipinto del XVII secolo 'L'Addolorata ed il Cristo deposto' dell'artista Francesco De Mura, presentato al pubblico il giugno scorso in località Artiola, in Calabria. Poi - ha proseguito DiPiazza - c'è stato il Festival della Canzone Italiana di New York e Meet Santa on Fresh Pond Road nel Queens con dono di regali ai piccoli della comunità".
Durante il tradizionale dinner & dance si è svolta la consegna di riconoscimenti a tre italoamericani che hanno contribuito al successo dell'Associazione durante la sua breve, ma intensa vita.
La voce radiofonica per eccellenza e fondatore di Radio Icn, Sal Palmeri ha fatto gli onori di casa durante la serata tra cerimoniale e balli.
A Joseph Di Benedetto, Gino Fazio e Vito Musso sono stati assegnati i premi "Distinguished Service Award", mentre al campione Nino Benvenuti è andato l'attestato di "Man of the Year".
Presentando la star mondiale della boxe italiana, Di Piazza ha detto "indubbiamente Benvenuti è il più grande boxer che l'Italia ci ha regalato. Rappresenta veramente l'eccellenza e ci riempie di orgoglio".
Ad accompagnare Emile Griffith, costretto su una sedia a rotelle, oltre al suo amico di antica data Nino, c'era anche il campione barese di pugilato Vito Antuofermo che, dopo 50 vittorie sul ring, era passato alla carriera di attore, visto anche nella serie "The Sopranos".
Joseph Di Benedetto è un avvocato penalista che pratica nei tribunali federali e statali di New York, ha avviato il suo studio professionale 3 anni fa, è membro della National Association of Criminal Defence Lawyers, ha ottenuto un bachelor in Arts dalla St. John's University e il dottorato in Legge nel 2001 sempre dalla St. John's.
Anche a Vito Musso (che non era presente) è andato il "Distinguished Service Award". Nato a Borgetto in Sicilia, è arrivato a New York quando aveva 15 anni, è partito da una pizzeria, poi un'altra, fino ad avviare nel 1990 l'azienda Allstate Interior Demolition, è sposato a Francesca da 30 anni ed ha 3 figli.
Se Musso distrugge, Gino Fazio costruisce.
Cresciuto nel rione di Forest Hills nel Queens, Fazio si è diplomato presso il Prat Institute in Construction Management e nel 1987 ha fondato la società G. Fazio Construction, specializzata nella realizzazione di edifici scolastici e abitativi, dal 1991 è sposato a Paula da cui ha avuto 3 figlie.
Il Console Generale ha parlato delle origini di Benvenuti, ha ricordato la recente commemorazione del "Giorno del Ricordo" in memoria delle migliaia di vittime delle Foibe, svoltosi al Consolato ed ha detto che come Benvenuti, centinaia di migliaia di profughi giuliani-dalmati sono sparsi nel mondo, cacciati dalle loro terre italiane, consci che non sarebbero mai più tornati, abbandonati vergognosamente dallo starto italiano, anche quando - aggiungiamo - politicamente avrebbe potuto riparare al torto.
Benvenuti nel giro di una settimana ha ricevuto due significativi riconoscimenti dalla comunità italiana: lunedì scorso sul palco di Radio City in compagnia di Gigi D'Alessio, sabato da Russo's con l'Associazione Culturale che lo ha nominato "Uomo dell'anno".
"Sono riconoscimenti - assicura Benvenuti - che mi hanno onorato moltissimo, perché ricevuti fuori di casa, anche se questa la considero un po' una parte di casa mia. È qui che dagli italiani ho avuto glorie che, naturalmente, mi hanno fatto diventare grande nella mia vita sportiva".
Definito artista del ring, Nino è una delle star del firmamento del pugilato italiano, dall'oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960, in maglia azzurra ha disputato 29incontri con rispettive vittorie, concludendo la prima parte della carriera con 119 vittorie e 1 sconfitta.
"Sento il grande affetto degli italiani, che sono quella parte che va considerata a pieno merito. In Italia si sa chi sono gli italoamericani e si sa che sono molto importanti. Io - prosegue il campione - faccio parte di quegli italiani che hanno voluto l'italianità. Sono giuliano dell'Istria, sono anch'io e la mia famiglia fra i 350 mila esuli, per cui siamo quella parte, la più coesa veramente che vuole ricordare i 150 d'Italia".
Come si presenta al XXI secolo lo sport della boxe, cosa è cambiato nel mondo del pugilato dall'indimenticato incontro con Griffith al Garden nel 1967, ad oggi?
"Una bella domanda. È uno sport che andava molto meglio nei tempi passati, che aveva bisogno, diciamolo pure, di povertà, di bisogno e persino di fame per qualcuno. E attraverso il pugilato - ha spiegato Benvenuti - uno riusciva a vincere le situazioni difficili della vita. Oggi, si vuole molto con poco sforzo e questo non fa più parte dello sport del pugilato. Invece, ci vuole tanta fatica e, forse, ti dà anche un po' di successo in cambio".


Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Francesco Talò, Tony Mulé e Nino Benvenuti, Nino con Emile Griffith e Vito Antuofermo, Sal Palmeri, Benvenuti, Tony Di Piazza e Mulé, Maccariello consegna il premio a Di Benedetto, Paula e Gino Fazio, Frank Alesci e Di Piazza, Nino Benvenuti e Francesco Talò, i bambini con le bandierine.


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Inferno nella notte a Brooklyn, bilancio: una donna morta e 20 pompieri feriti







di Riccardo Chioni






Solo dopo aver lottato contro le fiamme per 8 ore, i pompieri - 20 dei quali sono rinasti feriti - hanno avuto la meglio sul rogo che ha consumato come un fiammifero un edificio residenziale di 6 piani a Brooklyn, dove una donna ha perso la vita in un appartamento all'ultimo piano.
L'allarme era scattato alle 6,40 della sera di sabato e ai primi soccorritori era apparso subito di grave entità, tanto da chiamare all'opera di spegnimento oltre 200 vigili del fuoco, in un inferno alimentato da forti venti che hanno contribuito notevolmente a rendere l'intero edificio una vera e propria torcia.
La vittima, Mary Feagin di 64 anni, viveva nello stesso appartamento al sesto piano di East 20th Street nel rione di Flatbush da 34 anni e dallo scorso autunno si era ritirata in pensione dopo aver lavorato una vita nell'ambito scolastico come consulente.
A detta dei vicini e conoscenti Mary Feagin era una che si adoperava fin che poteva per aiutare altri, stimata nell'edificio dove abitava, così come nei paraggi dove la conoscevano bene tutti.
È stato accertato che l'incendio si è sviluppato al quarto piano e in breve ha consumato l'intero edificio in cui sono riusciti a mettersi in salvo dozzine di occupanti, precipitatesi in strada con quel poco che avevano addosso, alcuni scalzi, tutti senza più neppure documenti, vestiario e quant'altro, oltre ai ricordi andati in cenere.
Il vice capo dei pompieri, Stephen Moro ha spiegato che il forte vento ha spinto le fiamme lungo i corridoi e le finestre andate in frantumi hanno reso il tutto una "blow torch".
"In quelle condizioni - ha sostenuto Moro - era impossibile percorrere i corridoi che erano bocche di fuoco", tanto che molti dei vigili del fuoco sono stati costretti ad uscire in fretta e furia dall'edificio che ad ogni folata di vento diventava un inferno.
"Abbiamo incontrato numerose difficoltà in questo edificio perché c'è stato anche il pericolo di collasso del tetto e non siamo stati in grado di raggiungere alcuni appartamenti. Ad un certo punto - ha aggiunto Moro - abbiamo temuto che l'intero palazzo crollasse".
Il corpo della poveretta è stato rinvenuto solo dopo che alle 2 di notte i pompieri avevano domato il rogo, che in taluni momenti veniva alimentato da raffiche che hanno toccato 50 miglia l'ora.
"È stato difficoltoso a causa del vento" ha sottolineato il Fire chief, Edward Kilduff.
Dall'inferno dell'inferno sono estratti due pompieri che hanno riportato ustioni a schiena, collo, gambe e altri 3 sono stati ricoverati al NY Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center.
Altri 16 pompieri sono dovuti ricorrere al pronto soccorso del Kings County Hospital per ferite minori.
Stando ai primi accertamenti - ha riferito il capo Moro - sembra che la causa dell'incendio non sia di origine dolosa.
Mentre la gente si affollava di fronte ad un rogo mai visto da molti, gli sfollati si sono trovati chi in pigiama, chi in ciabatte e short con figlioletti in braccio, chi sfuggiti con parenti anziani trovandosi in un attimo vivi, ma nel mezzo della disperazione, senza più un tetto sopra la testa e nulla di ciò che possedevano.
Ma la generosità e la solidarietà sta di casa a New York e i negozianti della zona si sono messi a disposizione dei poveretti scampati offrendo loro quello di cui necessitavano immediatamente, dal vestiario alle calzature, dalle medicine ai pannolini.


Nelle foto, dall'alto: un drammatico momento del rogo, come si presentava l'edificio 'ghiacciato' dopo l'incendio e alcuni sfollati soccorsi in mattinata dalla Croce Rossa americana.


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sabato 19 febbraio 2011

Si dimette il sindaco di White Plains in vista della sentenza per violenza domestica







di Riccardo Chioni




Adam Bradley sarà ricordato come il primo sindaco costretto a rassegnare le dimissioni in 95 anni di storia della città di White Plains, a nord di New York City.
Con una sentenza alle porte per violenza domestica e un'inchiesta etica della municipalità, il sindaco democratico, che per un anno aveva risposto picche a chi chiedeva la sua testa, da oggi non è più ufficialmente sindaco.
A mezzanotte infatti la carica è stata assunta dal Common Council Presidente, nella persona di Thomas Roach, diventato sindaco facente funzioni, il quale ha approfittato subito del podio per annunciare la sua candidatura alla poltrona di primo cittadino.
Ad un anno dal suo arresto, Adam Bradley ha scelto il tardo pomeriggio di venerdì che precede il fine settimana di President Day e la chiusura della scuole per dare l'annuncio delle dimissioni.
Quella di ieri non è stata una di quelle burrascose conferenze stampa in cui il sindaco dichiarava che non avrebbe ceduto alle insistenze di molti di lasciare lo scranno a City Hall.
"Oggi - ha esordito Bradley - è il mio ultimo giorno in carica come sindaco di White Plains. Sono giunto alla conclusione che non posso più dedicare il tempo necessario richiesto dalla carica di sindaco, nel modo in cui meritano i cittadini di White Plains".
Bradley al termine non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti e il Common Council President (presidemnte del consiglio comunale) ha detto di trovarsi impreparato a rispondere, in quanto informato delle dimissioni da Bradley soltanto qualche ora prima dell'annuncio ufficiale.
Adesso si rende necessaria una elezione speciale per la sede vacante, prevista a distanza di 60 giorni, un appuntamento che Roach dovrà gestire e parlando del suo futuro politico ha già annunciato di volersi candidare dopo la scadenza naturale dell'attuale mandato nel 2013.
In quasi un secolo di storia di White Plains, soltanto una volta si sono rese necessarie elezioni speciali. Era la metà degli anni Settanta, in seguito alla morte prematura dell'allora sindaco Carl Delfino, stroncato da un'infezione ad un piede provocata dalla caduta di una sfera da bowling.
L'ex sindaco Bradley era finito in manette in due occasioni: il 28 febbraio e l'8 aprile dello scorso anno, accusato di avere sbattuto la porta sulle dita della moglie Fumiko, di averle rovesciato addosso tea bollente e di averela tormentata psicologicamente affinché ritrattasse la dichiarazione di violenza resa alla polizia.
Il giudice Susan Capeci della Supreme Court, dopo aver ascoltato una passerella di giurati durata nove giorni, lo scorso 9 dicembre in un procedimento senza giurati, aveva sostenuto la colpevolezza di Bradley nei confrinti dei 5 capi d'imputazione a suo carico inerenti violenza domestica, rimandando la sentenza al prossimo 17 marzo.
Ma non finiscono qui i guai legali per Bradley che, prima di diventare sindaco, per 7anni era stato deputato statale a Albany e che ora è sotto inchiesta da parte della stessa municipalità, dove il consiglio comunale aveva già espresso la sfiducia, senza tuttavia avere l'autorità per estrometterlo.
L'inchiesta si riferisce ai fatti seguenti la cacciata di casa di Bradley su ordinanza del tribunale, emessa a protezione della moglie Fumiko.
Lasciata l'abitazione comune, Bradley lo scorso giugno si era trasferito in una proprietà dell'imprenditore edile Walter Gabriele, che da allora era diventato un assiduo frequentatore del palazzo civico dove teneva incontri ad alto livello.
Il mese successivo, a luglio, la commissione Ethics Board apriva un'inchiesta su un possibile conflitto di interessi del sindaco: "probe" che è proseguita per mesi a porte chiuse, con una prossima riunione in calendario, ma senza risultati, mentre dalla bocca del chairman Mark Elliott esce solo un "no comment".


Nella foto in alto: Adam Bradley e il presidente del consiglio comunale Tom Roach al podio spiega la transizione in corso.

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Tragedia a Poughkeepsie: un uomo uccide la moglie, un poliziotto e poi si suicida






di Riccardo Chioni



Sul pennone del palazzo civico di Poughkeepsie oggi la bandiera era esposta a mezz'asta in segno di lutto per la morte del 44enne agente di polizia John Falcone, il primo ad essere ucciso in servizio dal 1969, mentre nel pomeriggio sindaco e capo della polizia hanno tenuto una conferenza stampa per aggiornare sugli sviluppi delle indagini.
"È un giorno tragico per la città di Poughkeepsie, per i nostri cittadini e il personale in uniforme" ha detto in apertura il sindaco John Tkazyik a City Hall, adiecente il comando di polizia dove è pure esposto il lutto all'ingresso.
Mentre tutto sembra quadrare sulla ricostruzione dei fatti, resta una domanda senza risposta, quella posta da Ron Knapp, capo della polizia, il quale si è chiesto: "perché qui, perché l'appuntamento con la morte a Poughkeepsie?".
In tutto si contano tre morti a seguito del drammatico evento che ha avuto inizio poco dopo l'una del pomeriggio di venerdì, quando Lee Welch di 27 anni ha sparato a bruciapelo alla moglie Jessica di 28 che aveva con sé una figlioletta di tre anni, all'interno di un'auto.
Il capo Knapp ha reso la ricostruzione dei fatti effettuata dopo una giornata e una notte di indagini ed ha ha annunciato un'altra conferenza stampa.
L'incidente ha avuto inizio alle 13,07 quando Lee Welch ha sparato alla moglie seduta nell'auto che lui stava usando e che avrebbe dovuto restituirle, parcheggiata poco a sud della stazione ferroviaria di Poughkeepsie.
Jessica e Lee Welch vivevano assieme nei Catskill, fino a quando lui aveva iniziato a maltrattarla, tanto che - anche dietro insistenza di parenti - Jessica aveva deciso di trasferirsi a Mt. Vernon nella contea di Westchester, dopo l'ennesimo atto di violenza domestica che aveva condotto Lee dietro le sbarre.
Il 28 gennaio scorso l'uomo era stato arrestato nella Greene County con l'accusa di aggressione nei confronti della moglie Jessica e il 31 gennaio era di nuovo finito in manette e rilasciato dietro il versamento di 20 mila dollari di cauzione per l'ennesima violenza.
Una tragedia familiare annunciata? I parenti di Jessica che la ospitavano ne sono convinti.
Erano riusciti a convincerla a traslocare da loro a Mt. Vernon un paio di settimane fa, lasciando nel frattempo l'uso dell'auto in comune al marito.
Il viaggio a Poughkeepsie era stato concordato con Lee da Jessica per riprendere possesso della vettura che il marito le aveva promesso di riconsegnare.
I parenti di Jessica di Mt. Vernon avevano insistito affinché non si recasse a quell'appuntamento dove avrebbe incontrato la morte.
La giovane mamma invece è salita sul treno per Poughkeepsie alla stazione Metro-North di White Plains con la più piccola di tre figlie di 3, 5 e 6 anni per arrivare al fatale appuntamento.
Al 911 erano giunte segnalazioni di spari e una pattuglia a distanza di un isolato con a bordo l'agente John Falcone era giunta immediatamente sul luogo, seguito da altri agenti.
I poliziotti hanno confrontato Welch che brandiva un'arma da fuoco, mentre sorreggeva la figlioletta, riuscendo a strappargliela, affindandola ad una persona, mentre Welch se la dava a gambe in direzione nord attraversando Main Street verso la stazione ferroviaria.
Durante l'inseguimento lungo Railroad Avenue - ha dichiarato Knapp - Welch ha sparato due proiettili: uno ha raggiunto l'agente Falcone al capo provocando una ferita mortale e l'altro contro se stesso.
Welch è arrivato in vita al pronto soccorso del Saint Francis Hospital dove però è stato dichiarato morto alle 14,10.
Knapp ha sottolineato che nessuno degli agenti intervenuti ha risposto al fuoco.
Sono stati dei brutti momenti in cui si sono trovate testimoni involontari decine di persone di passaggio nella zona trafficata di Main Street.
Non è stato dunque difficile per gli investigatori mettere assieme tutti i tasselli di questo tragico atto che in tutto è durato cinque minuti.
Profonda commozione ha destato la tragica fine dell'agente John Falcone, deceduto poco dopo essere stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al Vassar Brothers Medical Center dove si erano recati il primo cittadino, il capo della polizia e numerosi commilitoni.
Anche se la maggior parte delle domande su questa tragica vicenda ha già trovato risposte, il capo Knapp ha detto che la polizia sta proseguendo le indagini e che ulteriori sviluppi saranno annunciati alla stampa stamani alle 10.
Falcone viveva in località Marlboro, i suoi genitori che risiedono nella Putnam County erano al suo capezzale quando è spirato in ospedale.


Nelle foto, dall'alto: la scena dela tragica vicenda, il sindaco John Tkazyik, il capo della polizia Ron Knapp e gli investigatori al lavoro.


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giovedì 17 febbraio 2011

Riconoscimento del GEI all'ambasciatore a Washington Giulio Terzi di Sant'Agata






di Riccardo Chioni




Al Nobel dell'economia Paul Krugman - che recentemente dalle pagine del New York Times Magazine - aveva criticato l'euro, l'ambasciatore a Washington Giulio Terzi di Sant'Agata oggi ha risposto dicendo "i leader europei hanno dato una risposta rapida e coordinata, gettando le basi di un pacchetto globale per accellerare la stabilità".
L'ambasciatore Terzi è stato ospite del Gruppo Esponenti Italiani, che conta rappresentanti del Made in Italy, istituzioni e imprenditori ad una colazione al ristorante Le Cirque a Manhattan.
Il presidente del Gei, Lucio Caputo ha consegnato a Terzi di Sant'Agata una targa in "segno di apprezzamento per gli instancabili sforzi e grandi successi, a nome dell'Italia in qualità di ambasciatore presso gli Stati Uniti".
Tra i partecipanti il console generale Francesco Talò, i rappresentanti delle istituzioni italiane, l'ambasciatore di San Marino all'Onu Daniele Bodini, l'ex ambasciatore Usa a Roma Richard Gardner, l'architetto Massimo Vignelli, il docente della Yale University Joseph La Palombara e ospite anche la cantante Jo Squillo.
Caputo ha riassunto la carriera dell'ambasciatore presso gli Stati Uniti: bergamasco, laureato all'Università di Milano, dal 1973 in seno al ministero degli Esteri. Terzi ha svolto incarichi presso l'ambasciata a Parigi, a Ottawa, al consolato di Vancouver, alla missione permanente italiana al North Atlantic Council a Bruxelles e presso la missione alle Nazioni Unite.
Nel 2002 Terzi è stato nominato ambasciatore presso lo stato di Israele e due anni più tardi ha ricoperto il ruolo di vice segretario generale del ministro degli Esteri. È stato promosso al rango di ambasciatore nel 2007 e l'anno successivo nominato rappresentante permanente d'Italia presso l'Onu dove è stato a capo della delegazione italiana al Consiglio di Sicurezza, nel momento in cui l'Italia era diventata membro non permanente.
In seno al Consiglio di Sicurezza l'ambasciatore Terzi è stato impegnato su diversi fronti, dall'Afghanistan agli interventi umanitari e protezione dei civili nelle aree di conflitti, oltre al suo ruolo cruciale nella riforma del Consiglio di Sicurezza.
Nel 2009 Terzi si è trasferito nella capitale per assumere l'incarico di ambasciatore presso gli Stati Uniti dove - ha detto - oggi "si incontra ampio scetticismo" quando si parla di euro.
"L'euro - ha esordito Terzi - rappresenta una grande occasione per rilanciare e stabilizzare le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti, inoltre una moneta unica è nell'interesse di tutti in Europa come in America".
L'ambasciatore ha parlato dell'euro e delle relazioni tra Italia e Stati Uniti prendendo spunto da un lungo articolo sulla moneta unica pubblicato recentemente dal New York Times Magazine, a firma del Nobel dell'economia Paul Krugman .
L'ambasciatore Terzi ha sostenuto che "i leader europei hanno iniziato a rispondere concretamente alle sfide lanciate dall'economista di Princeton" che, nonostante le critiche, vede nell'euro una vera e propria opportunità, sempreché siano prese decisioni concrete per accrescere la stabilità della moneta unica.
Nel suo articolo Krugman ha criticato la nascita dell'euro che giudica realizzata senza la necessaria unità fiscale ed economica, oltre ad impedire le svalutazioni valutarie indispensabili in taluni casi per arginare la disoccupazione e la ripresa economica dei più deboli.
Terzi ha risposto alle critiche dicendo che al vertice di Bruxelles i leader europei hanno dato "una risposta rapida e coordinata, gettando le basi per accrescere la stabilità finanziaria".
Sono i primi interventi - ha spiegato l'ambasciatore - per rafforzare la governance della zona euro.
Sulle relazioni Ue-Usa Terzi ha riferito "l'ampio scetticismo" che si incontra nella capitale quando si parla di euro, sottolineando che la moneta unica invece è coveniente a tutti, in Europa e negli Stati Uniti, in considerazione delle strette relazioni tra le due aree e la portata degli scambi transatlantici.


Nelle foto, in alto da sinistra: Giulio Terzi di Sant'Agata e Lucio Caputo, Jo Squillo e l'ambasciatore durante il suo intervento.


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mercoledì 16 febbraio 2011

Amato al Museo Garibaldi-Meucci di Staten Island per i 150 anni dell'Unione d'Italia, a marzo la visita di Napolitano






di Riccardo Chioni




"Non potevo mancare questa visita" ha detto Giuliano Amato, presidente della Commissione per il 150.mo anniversario dell'Unita' d'Italia, in visita oggi al Museo Garibaldi-Meucci a Staten Island, davanti ad una trentina di studenti della Scuola d'Italia.
Accompagnato dal console generale Francesco Talò, il professore Amato ha deposto una corona di fiori al monumento di Antonio Meucci situato nel giardino prospicente la casa che ospita il Museo, dove hanno vissuto per due anni il fiorentino inventore del telefono e l'roe dei Due Mondi che per sopravvivere producevano e vendevano candele, senza tuttavia avere successo.
Mentre Meucci continuava a lavorare alla sua invenzione comunicando con la moglie inferma a letto per malattia, Garibaldi manteneva i contatti corrispondendo con l'Italia e le sue conoscenze ad alto livello negli Stati Uniti, affidando al suo diario quotidiano i suoi pensieri e la cronaca giornaliera.
Il presidente Amato ha parlato agli studenti della imminente celebrazione dell'anniversario, riepilogando per sommi capi il percorso che ha portato all'Unita' d'Italia, spiegando che era doveroso un omaggio al luogo di New York dove Garibaldi ha trascorso un breve periodo della sua vita.
Amato, già due volte presidente del Consiglio, ha ricevuto in omaggio da Joe Di Trapani, presidente dell'organizzazione Sons of Italy - che gestisce il Mueso - una maglietta con il logo del Museo come ricordo per la sua visita.
All'incontro hanno preso parte anche Keith Wilson che cura la gestione del Museo e Joseph Sciame, già presidente dei SoI, il quale ha spiegato che nonostante il Museo sia stato riconosciuto un bene culturale, non viene sostenuto da municipalità o stato di New York e che ha assoluta necessità di finaziamenti.
Wilson, la cui madre è italiana, ha detto che nel suo piccolo aprire le sue porte del Museo ogni giorno costa circa 5 mila dollari la settimana ed ha auspicato che si facciano avanti generosi contributori e semplici cittadini per contribuire a mantenere vivo un bene storico che travalica i confini di Staten Island, di New York e dell'America, stiamo parlando dell'Eroe dei Due Mondi.
Il Museo custodisce preziosi reperti originali del Generale stesso, la sua camera da letto, intatta dove c'è la sua giubba rossa, le sue armi e incorniciata sullo scrittoio la foto di Anita.
La ricca biblioteca del Museo è diventata luogo di culto per studenti e di studiosi e recentemente Staten Island è stata inserita nei luoghi "must go" da visitatori italiani e non solo.
A salutare il presidente Amato anche rappresentanze del Cgie con Silvana Mangione e del Comites di NY e Ct. con il vice presidente Angelo Vinciguerra.
Sciame ha condotto Amato nelle sale museali dove sono esposti cimeli dei due importanti personaaggi che hanno occupato la casa situata a Tompkins Avenue, diventata recentemente luogo incontro con programmi mirati agli studenti dell'area metropolitana che qui vengono a conoscenza della reale storia dell'inventore del telefono.
Quando vivevano a Staten Island, Meucci e Garibaldi - ha spiegato il direttore del Museo - oltre a fabbricare candele, si dilettavano a passeggiare lungo le strade che portano al porto e a cacciare.
Garibaldi non era amante della trafficata Manhattan e aveva preferito la casetta a due piani dell'amico Meucci, piuttosto che vivere comodamente in albergo.
Una volta - ha raccontato ilo curatore - Garibaldi che aveva sempre voglia di aiutare la gente, giunto al porto s'era offerto al mastro del molo per aiutare a trasportare i carichi dei bastimenti.
Ma il capetto di turno, qualcuno piu' giovane di lui - allora Garibaldi aveva una cinquantina d'anni - gli rispose: non c'è ne è bisogno vecchio mio.
Garibaldi rimase piuttosto di stucco a quella risposta, se ne tornò mestamente a casa in compagnia dell'amico Antonio e più tardi racconta l'episodio al suo diario.
Anche il console generale Francesco Talò a studenti e ospiti ha parlato delle molteplici celebrazioni che si terranno su tuttto il territorio americano ed in particolare a New York, in occasione del 150.mo anniversario dell'Unità d'Italia.
E proprio ieri è stato annunciato che anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano si recherà in visita al Museo Garibaldi-Meucci durante il suo soggiorno a New York il mese prossimo.
Quando il presidente della Commissione per i 150 anni è entrato nella sala del Museo per l'incontro pubblico, gli studenti della Scuola d'Italia "G. Marconi" hanno intonato l'inno di Mameli a cui si è associato l'ex presidente del Consiglio.
Oggi Amato terrà una conferenza presso l'Istituto Italiano di Cultura a Park Avenue.


Nelle foto, dall'alto: Amato con gli studenti, allo studiolo di Garibaldi, nella sua camera da letto, in una sala del Museo dove gli è stata mostrata l'uniforme della guardia garibaldina, il pubblico di studenti, Amato mentre riceve la maglietta da Wilson e il presidente durante il suo intervento.


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