sabato 30 aprile 2011

Il New Jersey deve restituire 271 milioni che non ha per il tunnel bocciato





di Riccardo Chioni


Da oggi è scattata la conta degli interessi (1 per cento) da pagare sulla cifra di 271 milioni di dollari che il governo del New Jersey deve restituire a quello federale per la rinuncia del governatore Christie a realizzare il tunnel Arc sotto l’Hudson.
Dalla lettura della missiva del Transportation Secretary Ray LaHood è chiaro che Washington intende riavere quei quattrini, che piaccia o no al governatore.
“La legge è chiara su questa materia” ha scritto LaHood, precisando che lo stato del New Jersey ha ricevuto quei quattrini solo a condizione che sarebbe stato completato il progetto multimiliardario per realizzare il tunnel sotto il fiume per offrire un migliore servizio ferroviario per pendolari e viaggiatori in un’area che ha già raggiunto la massima capacità.
LaHodd prosegue “sfortunatamente la decisione del governatore si ripercuoterà per generazioni sui commuter nel New Jersey e nell’intera regione del Notheast”.
Ed è botta e risposta tra l’ufficio di Christie e quello del ministro del trasporto a Washington, con il primo che sostiene di essere in disaccordo con le conclusioni di LaHood, sottolineando di non avere ancora risposto e di considerare anche un possibile appello alla sua decisione.
“Stiamo valutando le nostre opzioni” ha detto il portavoce di Christie, Kevin Roberts, mentre dalla capitale il ministero risponde che “non ci sono opzioni per lo stato del New Jersey” e indica che in un modo o nell’altro il governo federale intende riappropriarsi dei 271 milioni, anche prelevando il dovuto - se si renderà necessario - da fondi federali destinati a Trenton, capitale del New Jersey, più gli interessi.
Anche se ha usato parole grosse, il ministro sostiene che preferirebbe lavorare ad una soluzione condivisa per il pagamento del debito contratto.
Il progetto del tunnel Arc (Access to the Region’s Core) era stato lanciato durante la precedente amministrazione del governatore Jon Corzine ed era stato sostenuto da democratici e repubblicani, oltre che dai sindacati.
Ma Christie - sorprendendo un po tutti - lo scorso ottobre aveva annunciato che “questo tunnel non s’ha da fare”, dopo un suo iniziale consenso.
Intanto, l’amministrazione Christie già a dicembre aveva ingaggiato lo studio legale Patton Boggs di Washington per cercare di trovare una soluzione indolore agli obblighi dello stato: una mossa che è già costata ai contribuenti 800 mila dollari di spese legali.
“Questa, sfortunatamente, è una brutta situazione” ha commentato il senatore Frank Lautenberg che assieme al senatore Bobert Menendez ha ricevuto in copia la lettera del ministro LaHood.
“L’accordo spiegava chiaramente quali sarebbero state le conseguenze” ha replicato il deputato democratico di Middlesex, John Wisniewski.
Non è dato sapere dove l’amministrazione Christie andrà a raccimolare 271 milioni di dollari per ripagare il governo federale che non ha alcuna intenzione di demordere.
“Non solo la mia decisione è giusta per i contribuenti del New Jersey, è l’unica che è giusta per tutti i contribuenti da un capo all'altro dell'America".

In alto il grafico del tunnel e il gov. Chris Christie.

venerdì 29 aprile 2011

Uno scandalo tira l'altro: la polizia del Bronx faceva scivolare nel dimenticatoio ben altro che multe









di Riccardo Chioni




Alla lista senza fine dei “favori” che un manipolo di agenti faceva ad amici e parenti distruggendo multe per infrazioni al codice stradale, si aggiunge anche il misterioso caso di una assistente procuratore distrettuale del Bronx accidentata e ubriaca al volante, di cui non c’è traccia al 44th precint dove era stata portata.
Secondo quanto rivelato dal NY Post, la polizia del Bronx avrebbe risparmiato l’arresto per guida in stato di ebrezza a Jennifer Troiano di 34 anni d’età, assistente procuratore distrettuale fermata nel dicembre del 2009 in seguito ad un incidente stradale.
Secondo la fonte di polizia, la Troiano era stata trasportata da una pattuglia al 44th precint nella East 169th Street del Bronx dove avrebbe dovuto essere messa in stato di arresto per Dwi e dove - con qualche difficoltà a causa dell’alcol - si era qualificata quale assistente district attorney.
Da lì a poco sarebbe giunta una telefonata al distretto - non è dato sapere da parte di chi -, ma sta di fatto che la Troiano era beatamente uscita dal precint come se niente fosse successo e dove ogni traccia del suo passaggio veniva fatta scomparire, nulla su carta, silenzio sull’accaduto.
L’altro ieri la Troiano, laureata in legge presso la Cardozzo Law School della Yeshiva University, intercettata dai cronisti mentre usciva dal palazzo di giustizia dove aveva avuto un’udienza relativa ad un arresto - sempre per Dwi - avvenuto nel 2010, ha detto scappando “non voglio parlare con voi”.
Dovrà tornare in aula per rispondere all’accusa relativa allo scorso anno il prossimo 23 giugno, mentre col contagocce vengono rivelati i particolari del mancato arresto dell’anno precedente nen Bronx.
Secondo la documentazione inoltrata al tribunale, l’agente Lawrence Harvey che aveva preso in consegna la Troiano dopo un incidente lungo la Major Deegan Expressway, si legge “ciondolava, perdeva l’equilibrio ed era nella corsia del traffico col cellulare all’orecchio, cercando peraltro di lasciare la scena”.
L’agente ha pure scritto che la Traiano s’era rifiutata si sottoporsi all’esame etilico. Dopo l’incidente la sua diretta superiore nell’ufficio del procuratore, Hannah Freilich s’era seduta sul caso, incluse le testimonianze di agenti, per oltre un mese - sem pre secondo la documentazione in tribunale - prima di ricusare se stessa.
Questa è la classica ciliegina sulla torta nell’inchiesta che i detective del Internal Bureau del Nypd stanno conducendo - con difficoltà - sul diffuso fenomeno del “ticket fixing” in tutta la città ed in particolare nel Bronx.
Coinvolti nello scandalo almeno 40 agenti che rischiano una denuncia penale e altri 400 circa a cui provvederà invece lo stesso comando di polizia con sanzioni amministrative.
Ma anche il temuto Internal Bureau conta le sue mele marce. Tanto che per il continuo diffondersi di soffiate ad agenti scrutinati e temendo di avere talpe all’interno del proprio corpo, ha sostituito i propri detective con altri provenienti da diversi distretti.


Nella foto, la prima del Daily News di oggi con la notizia a caratteri cubitali.

La crisi economica è già storia in casa Sotheby's










di Riccardo Chioni




La crisi economica che continua ad attanagliare la città, da Sotheby’s viene invece considerata solo un brutto ricordo e la casa d'aste si appresta ad inaugurare la nuova stagione che si annuncia più che promettente.
Il mercato dell’arte è risorto. Sia in casa Sotheby’s che in quella della rivale Christie’s si respira aria di euforia generale: da parte di coloro che temendo il peggio avevano abbandonato le sale e chiuso la cerniera del portafogli e gli executive delle case d’asta che adesso vedono più verde che mai.
Da Sotheby’s si festeggia un incremento di vendite del 74 per cento che in soldoni significa 4.8 miliardi di dollari: un record nella storia dell’antica casa d’aste della Upper East Side di Manhattan.
A gioirne sono anche i principali attori di Sotheby’s: il presidente ed il suo vice, i quali hanno visto raddoppiare rispetto all’anno precedente i rispettivi salari e bonus, oltre ad altri importi ricevuti a vario titolo.
E parliamo di milioni di biglietti verdi.
Nell’ordine di 6 milioni l’assegno ricevuto dal presidente William Ruprecht, tra azioni della casa, salario e bonus. Se per lui il 2009 s’era chiuso incassando 2.4 milioni sulla base delle scarse performance della casa d’aste a causa della stretta alla cintura di tutti, il 2010 ha segnato l’anno storico per Sotheby’s e per Ruprecht, il cui paccchetto di salario-bonus ha guadagnato il 150 per cento in più rispetto agli anni della profonda crisi.
Lontano ormai il 2007 in cui il presidente aveva ricevuto 10.3 milioni di compensi, da dimenticare il 2008 con 3.6 milioni e ancor di più l’anno successivo in cui aveva percepito 2.4 milioni di dollari.
Anche il suo vice esecutivo, Bruno Vinciguerra se l’è cavata bene, con compensi che in totale ammontano a circa 3 milioni di dollari, il doppio di quanto aveva ricevuto per l’anno 2009.
I due anni 2008 e 2009 sono stati quelli in cui anche gli insaziabili e danarosi frequentatori della case Sotheby’s e Christie’s avevano cercato di celare la propria opulenza al resto dei newyorkesi squattrinati disertando quei luoghi che nell’immaginario collettivo sono sinomini di ricchezza.
Anche il mercato dell’arte, come qualsiasi altro settore dell’economia americana, stava segnando il passo, con Sotheby’s che nel 2009 lamentava una perdita di 6.5 milioni.
Ma a conti fatti, “per Sotheby’s - ha commentato la portevoce Diana Phillips - il 2010 è stato un anno superbo”.
A Sotheby’s, essendo quotata in borsa, è richiesto di rendere pubblici i bilanci, mentre Christie’s no e non ha alcuna intenzione di farlo.
Intanto, in questi giorni le due case d’asta stanno ultimando i dettagli per due eventi di rilievo, in calendario la prossima settimana, con vendite all’incanto di opere di impressionisti e pittori moderni, mentre l’asta di arte contemporanea si terrà la settimana successiva.


Nella foto: l’ingresso di Sotheby’s su York Avenue e 72nd Street a Manhattan.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

giovedì 28 aprile 2011

Velista solitario naufrago nell'Atlantico per 14 giorni miracolato da Giovanni Paolo II








di Riccardo Chioni




Prima di presentarsi sul sagrato della cattedrale di San Patrizio dove l’attendevano i giornalisti, Victor Mooney si è recato in chiesa per pregare e ringraziare Giovanni Paolo II che - ha detto - gli ha miracolosamente salvato la vita durante un naufragio.
Victor Mooney, 45 anni d’età, residente nel rione di Forest Hill nel Queens, lo scorso 26 febbraio era salpato dall’Africa facendo rotta su New York nel suo terzo tentativo di traversata dell’Atlantico per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro l’Aids e per sensibilizzare il mondo sulla piaga del Hiv.
Appena passato Capo Verde il velista si è però trovato in gravi difficoltà con l’imbarcazione di 21 piedi a causa di forti venti che lo avevano velocemente trasportato a 250 miglia al largo con il mare in burrasca.
Dopo poco la barca “Never Give Up” ha iniziato ad imbarcare acqua e in pochi minuti è colata a picco. Mooney era riuscito a mettersi in salvo su un canotto senza però nulla da mangiare o da bere, solo con il congegno satellitare che indicava la sua posizione in mare alle autorità a cui aveva inviato il segnale di S.O.S.
Per 14 giorni il velista solitario si era trovato in costume da bagno e salvagente in balia delle onde nutrendosi con stecchetti di liquirizia, bevendo acqua desalinizzata, sperando che il messaggio di soccorso fosse stato captato da qualche imbarcazione di passaggio.
Dopo due settimane, stremato e con la pelle danneggiata dall’esposizione al sole, Mooney il 10 marzo è stato salvato dalla nave da carico Norfolk battente bandiera greca in rotta verso il Brasile che aveva ricevuto l’S.O.S.
“L’oceano era tumultuoso e mentre cercavo di salvare me e la barca, vedevo i pesci saltare a bordo da tanto era in tempesta il mare. E quando ho capito che non ce l’avrei fatta, ho indossato il giubbotto di salvataggio e mi sono lanciato in acqua” ha raccontato il velista.
Si è presentato visibilmente emozionato di fronte alle telecamere sotto la targa all’imgresso di San Patrizio che ricorda la visita papale a New York del 7 ottobre 1995 sorreggendo la foto che lo ritrae durante l’udienza di Papa Giovanni Paolo II quando aveva raccontato al Pontefice la sua impresa per sensibilizzare la gente sugli effetti dell’Aids, avendo lui stesso perso un fratello stroncato dal male ed un altro affetto da Hiv.
“Credo che l’umanità di Giovanni Paolo II - ha esordito Mooney - abbia toccato un po’ tutti. L’uomo aveva capito che questa malattia è prevenibile, sapeva che molta gente intorno al mondo stava soffrendo per questo e che ha bisogno di medicine. Ho creduto la mia fosse una missione che il papa mi aveva affidato durante il World Aids Day nel dicembre del 2004. Ho pianto come un bambino quando mi sono trovato in sua presenza”.
Mooney ha raccontato che s’era trovato in mezzo al mare con gli squali che circondavano il suo minuscolo canotto dove si era adagiato stendendosi per il lungo, immobile.
“Decisamente - ha sottolineato - è stato un miracolo, se oggi posso raccontare la mia storia e continuare a gioire della vita assieme alla mia famiglia. È stato un intervento divino: ero senza cibo e bevevo acqua dell’oceano. Mia moglie mi aveva dato delle erbe cinesi e stecchetti di liquirizia che mi sono servite a sopravvivere”.
Victor Mooney si era riunito alla sua famiglia a New York il 10 marzo.
Ma perché ringrazia proprio Giovanni Paolo II per il suo salvataggio?
“Quando ho chiesto aiuto nel dicembre 2004 inginocchiato di fronte al Papa, lui mi ha detto che benediva la mia missione. Così, sdraiato nel canotto con la Bibbia sul mio cuore, ho pregato il Santo Padre che mi ha tenuto in vita e mi ha dato la forza per non disperare. Mi aveva detto: vedrai la morte attorno a te, ma non temere per la tua vita”.
Mooney ha raccontato aveva svolto opere missionarie per quasi 10 anni.
“Distribuivo la Bibbia a Soweto e Johannesburg in South Africa ed una di quelle copie era con me in barca, fradicia dall’acqua e quando l’ho aperta per la preghiera è apparso il salmo 91 dove dice il Signore è la mia forza e sono certo che ha inviato gli angeli a proteggermi sotto l’ala del Papa”.
Ha detto che le operazioni di soccorso erano durate 5 ore e quando era stato tratto in salvo a bordo della Norfolk, i suoi soccorritori increduli gli avevano detto “non c’è altra spiegazione, sei stato miracoltao”.
Ha detto di essere cresciuto a Long Island dove suo padre gli aveva insegnato l’arte del navigatore che poi è diventata la sua passione quando non era occupato nel suo lavoro di addetto alle pubbliche relazioni per un college di Brooklyn.


Nelle foto, dall'alto: Victor Mooney di fronte a San Patrizio, alla partenza in barca dall'Africa, l'arrivo a bordo della Norfolk e sdraiato sul sagrato della cattedrale per mostrare come ha trascorso 14 giorni da naufrago.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

mercoledì 27 aprile 2011

Chi ha paura di Carl Lewis? I repubblicani non lo vogliono candidato avversario al senato







di Riccardo Chioni




I democratici del New Jersey sono scesi sul sentiero di guerra legale contro la decisione della segretario di stato Kim Guadagno che ieri aveva cancellato dalla lista elettorale il nome del candidato democratico al seggio del senato statale, il nove volte campione olimpionico Carl Lewis.
E già nel palazzo di Trenton si sono alzate accuse di un possibile conflitto di interesse della vice governatore e segretario di stato repubblicana, Kim Guadagno additata quale “esecutrice” del volere dell’amministrazione Christie.
La Guadagno nella sua decisione di eliminare il nome di Lewis dalle liste delle primarie del 7 giugno nella contea di Burlington ha scritto “di fronte a sostanziali credibili prove” Carl Lewis non ha vissuto nel New Jersey negli ultimi quattro anni, come previsto dalla Costituzione statale.
Nella lista delle credibili prove, la Guadagno elenca che Lewis “non possiede una casa in New Jersey, non abita nel New Jersey, non è contribuente del New Jersey, non è registrato a votare nel New Jersey e non intrattiene affari nel New Jersey”.
La decisione della vice governatore stravolge di fatto l’ordinanza di un giudice amministrativo che la settimana scorsa aveva deciso che il nome di Carl Lewis poteva restare nella lista elettorale, asserendo che i repubblicani non erano riusciti nell’intento di dimostrare il contrario.
Oggi la questione si è spostata nel tribunale statale dove l’avvocato di Lewis, William Tambussi ha inoltrato la richiesta di appello contro la decisione della Guadagno, mentre nel tribunale federale lo stesso si accinge a sfidare la costituzionalità della clausola della residenza, asserendo che nono stati violati i diritti civili di Lewis.
Oggi, fuori dal palazzo di giustizia l’avvocato non ha risparmiato aspre critiche alla Guadagno dicendo “è chiaro che l’amministrazione cercherà in ogni modo di tenere Carl Lewis fuori dalla elezione. Ma è incostituzionale. E così la rettifichiamo”.
Mentre la politica affila i coltelli e divampa la polemica sulla decisione del governatore Chris Christie di demandare alla sua vice Guadagno - nella veste di segretario di stato - la responsabilità di sovrintendere la Division of Elections.
Tuona la senatrice Barbara Buono, democratica di Middlesex e leader della maggioranza, secondo la quale la Guadagno doveva tirarsi fuori da questo polverone decisamente di parte.
“Avrebbe dovuto ricusare se stessa dall’essere coinvolta in questa controversia che ha odore di una decisione di parte” ha detto la Buono.
Carl Lewis, 49 anni d’età, cresciuto a Willingboro, nove volte medaglia d’oro alle Olimpiadi, un paio di settimane fa aveva annunciato la sua candidatura al senato dove intende sfidare il repubblicano di Burlington, Dawn Addiego nel 8th Legislative District nel sud del Garden State.
Lewis ieri in una intervista ha detto di avere ricevuto recentemente una telefonata dal governatore Christie che gli aveva dato l’impressione volesse dissuaderlo dall’accettare la sua candidatura democratica.
Arrivato il tempo dell’università, Lewis da Willingboro si era trasferito alla University of Houston in Texas e successivamente s’era recato a Los Angeles inseguendo la carriera di attore.
Si è registrato a votare nel New Jersey il giorno in cui ha dichiarato la sua candidatura.
Ma i repubblicani insistono: Lewis non ha abitato abbatsanza a lungo nel New Jersey, ha votato in California nel 2009 dove ha pure pagato le tasse fino al 2008.
In risposta, i democratici hanno mostrato i fatti. Lewis ha acquistato la sua prima casa nel 2005, una per sé e una per sua madre a Mount Laurel ed un’altra a Medford nel 2007, allena volontariamente a correre i ragazzi della Willingboro High School dal 2007 e possiede la patente di guida dello stato del New Jersey rilasciata nel 2006.
Come Pilato, alla Division of Elections, si lavano le mani in questa vicenda. Il portavoce Shawn Crisafulli risponde “ci atteniamo ai fatti presentati nell’opinione del segretario di stato”.


Nelle foto: Carl Lewis l'11 aprile scorso a Mount Holly durante la conferenza stampa in cui ha annunciato la sua candidatura.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

lunedì 25 aprile 2011

Downtown Brooklyn è il nuovo rione di tendenza senza sosta








di Riccardo Chioni




Secondo le proiezioni, nel giro dei prossimi cinque anni, 35 mila persone andranno a vivere Dontown Brooklyn, nel rione ad un paio di fermate di subway passato il ponte, che sta vivendo un boom senza precedenti dopo la riforma del piano regolatore approvata nel 2004.
Downtonw Brooklyn è il terzo distretto commerciale di New York, dopo Manhattan e Lower Manhattan, con 38.732 business con dipendenti su un’area attualmente in via di una gigantesca trasformazione, grazie a 9 miliardi di dollari di investimenti privati e a 300 milioni di fondi pubblici.
Prima dell’avvio dell’operazione di rinascita, Downtown Brooklyn era considerato un rione vivace, ma soltanto durante l’orario d’ufficio, nine-to-five, poi ognuno tornava a casa propria, nel proprio quartiere di residenza e la zona si trasformava in una ghost town.
Quando la gente aveva terminato di fare acquisti, altri avevano preso subway e bus dopo il lavoro e i giovani erano rincasati, Downtown Brooklyn diventava irriconoscibile rispetto a qualche ora prima.
Con la marea di nuovi residenti arrivati ed in arrivo nel rione, i costruttori hanno compreso che era arrivato il momento di iniziare a realizzare nuovi edifici residenziali, alcuni dei quali non hanno nulla da invidiare ai grattacieli di Manhattan e a ristrutturare quelli storici esistenti.
Ora il cambiamento è palpabile: si vedono nuovi alberghi, i turisti mappa alla mano si recano a scoprire il più popoloso dei 5 quartieri della City, attraversano il Brooklyn Bridge e sono accolti da una passeggiata mozzafiato che mostra lo skyline di Manhattan della East Side che vale più di qualsiasi cartolina ricordo.
I convenienti spostamenti con linee della subway hanno senza dubbio facilitato i nuovi abitanti di Dontown Brooklyn e, con l’incremento della popolazione, anche i piccoli imprenditori hanno aperto nuovi esercizi, nuovi mercati, nuovi ristoranti, una quantità di caffé e bistro.
Anche Donwtown Brooklyn ha la sua zona pedonale con il rettilineo del Fulton Street Mall dove di trovano esercizi contigui sui due lati dell’arteria per numerosi isolati, con la presenza di Macy’s e a due passi di stanza si trovano pure Barney’s e il supermercato Trader Joe’s.
La vita notturna di Downtown Brooklyn si svolge a pochi isolati di distanza verso est dove i nuovi e giovani residenti affollano caffé e ristoranti con veranda sul marciapiedi, con un brulichio di gente a passeggio lungo Montague o Remsen Street.
A parte The Chef’s Table al Brooklyn Fare che ha avuto un paio di stellette dalla guida Michelin, non si contano al momento rinomati ristoranti che possano anche richiamare la clientela di Manhattan, più avvezza a qualità e servizio impeccabile.
Per i nuovi e i residenti di antica data invece non è più necessario recarsi altrove alla ricerca di un ristorante e la zona offre una vasta selezione di esperienze culinarie appartenenti a culture diverse.
Adesso infatti non c’è che l’imbarazzo della scelta ed in particolare lungo la centralissima Atlantic Avenue, dove si può trovare il ristorante Tripoli con cucina libica, il Bedouin Tent Restaurant con le specialità mediorientali, oppure il Rotschild’s con piatti della Louisiana.
Una di queste istituzioni culinarie la cui popolarità ha superato i confini nazionali facendo il giro del mondo è la famosa “Rinaldi’s Pizzeria Under the Broolyn Bridge” dove la quotidiana lunga coda di locali e turisti lungo il marciapiedi la dice lunga sul livello di fama acquisita.
L’intero quartiere di Brooklyn è il più popoloso dei 5 che formano la City, con oltre 2 milioni e mezzo di abitanti, il 53 per cento dei quali sono donne, conta 93 diversi gruppi etnici di 150 differenti nazionalità e si contano 136 lingue parlate.
Prima del rinascimento edilizio di Downtown Brooklyn e l’esplosione di nuovi residenti, il rione era conosciuto per lo più per i suoi storici edifici, tra cui la torre Williamsburgh Saving Bank e la Brooklyn Academy of Music, ma nell’immaginario collettivo rappresentava un grande centro che ospita tribunali, sedi di aziende e uffici municipali.
Dopo il 2004, in seguito alla cosiddetta “rezoning”, Downtown Brooklyn ha iniziato a vivere una radicale trasformazione: sono sorti più di una ventina di nuovi edifici residenziali con un totale di 4.400 nuove unità abitative.
Alcune, come The Toren, un grattacielo di 38 piani e 240 appartamenti situato tra Flatbush e Myrtle Avenue è stato occupato giusto un anno e mezzo fa, mentre il nuovo The Brooklyner con i suoi 51 piani ha cambiato la fisionomia del rione diventando il più alto grattacielo dello skyline di Brooklyn.
Alle nuove costruzioni si affiancano i restauri di storici edifici una volta sedi commerciali di aziende. Come quello della New York Telephone Co. alto 27 piani realizzato negli anni Venti, un autentico inno al’Art Decò, trasformato 6 anni fa nel condominio BellTel Lofts con 250 appartamenti.
Il cuore di Downtown Brooklyn è il civic center adiacente a Columbus Park dove nei giorni feriali viene allestito il mercatino verde rionale e dove tutta l’area è servita gratuitemante da servizio Wi-Fi.
Una delle poche attrazioni di Dontown Brooklyn che da sempre riesce a smuovere gli abitanti di Manhattan è un’istituzione culturale di antica data: la Brooklyn Academy of Music che durante l’arco dell’anno offre concerti, balletti, film e rappresentazioni teatrali.
Ora il consiglio comunale ha all’esame una proposta per assegnare ad una porzione del rione la designazione di distretto storico affinché sia scongiurata l'abbattimento di alcune tra le più originali architetture abitative, come quelle con vista mozzafiato che s’affacciano sull’East River con il panorama di Manhattan di fronte alle finestre e terrazze.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

domenica 24 aprile 2011

Dimostrazione contro l'intransigenza della chiesa cattolica sui matrimoni gay







di Riccardo Chioni



Manifestazione a sorpresa stamani sul sagrato della cattedrale di San Patrizio sulla Quinta Avenue organizzata da movimenti dei diritti civili gay durante la tradizionale Easter Parade per protestare contro la “propaganda omofobica della chiesa cattolica” , mentre lo stato di New York si appresta a portare in aula la discussione sulla proposta di matrimonio tra coppie dello stesso sesso.
Una ventina di dimostranti silenziosi che issavano cartelli con su scritto “non restiamo silenziosi”, “l’omofobia uccide”, “pieni diritti civili ora” e le immagini di alcuni gay che recentementre si sono tolti la vita a causa a causa di vessazioni o bullismo in classe o nella società.
La protesta è stata organizzata da “Queer Rising” che distribuiva volantini ai passanti, piuttosto sorpresa dall’improvviso happening, in cui si legge “buona Pasqua dalla comunità gay di New York. Cosa significa per voi amore e famiglia ?”.
Il gruppo si è trascinato dietro un codazzo di agenti di polizia che non hanno fatto altro che controllare che la dimostrazione non avesse accesso all’ingresso della cattedrale di San Patrizio dove l’arcivescovo Timothy Dolan stava celebrando la messa solenne della Pasqua con tre navate colme di fedeli.
“Se veramente amate e rispettate i vostri fratelli, fatevi sentire se la vostra parrocchia disinforma o si esprime con disprezzo contro di noi. L’odio - sottolineano nel volantino - non è un valore cristiano.
Negli anni recenti l’America sta vivendo un escalation di crimini a sfondo di odio contro i gay e la gente inizia a chidersi il motivo per cui parecchi teenager hanno commesso l’insano gesto di togliersi la vita.
La tragica perdita di vite umane continuerà fino a quando la nostra cultura incoraggerà l’omofobia, scrivono ancora gli aderenti a “Queer Rising”.
“Sfortunatamente - ha spiegato Mike, uno degli organizzatori -parecchia propaganda omofobica è insegnata nella chiesa. Il mese scorso l’arcivescovo Dolan assieme ad altri vescovi e a lobbysti ha detto al governo di Albany (la capitale dello Stato di new York, ndr) di “opporsi al tentativo di ridefinire il matrimonio”.
I gruppi dei diritti gay sostengono che senza la libertà di unirsi in matrimonio alle coppie dello stesso sesso vengono negati qualcosa come 1.324 diritti e protezioni che le coppie eteresessuali sposate ricevono garantiti.
Per maggiori informazioni: http://connectingrainbows.com
Nelle foto: alcuni momenti della dmostrazione.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA

Quinta Avenue diventa isola pedonale per la tradizionale Easter Parade







di Riccardo Chioni


Sulla Quinta Avenue durante l'intero arco dell’anno sfilano numerose festose parate in occasione di ricorrenze nazionali e internazionali, ma solo nella giornata di Pasqua un tratto della avenue si trasforma in un immensa isola pedonale invasa da un serpentone di centinaia di migliaia di persone, una vera fiumana di gente che arriva per vivere l’esperienza della sfilata dei tradizionali bonnet newyorkesi.
La tradizione risale ai primordi dei movimenti femminili che partirono da New York all’inizio del secolo scorso, quando le donne si erano ribellate alla vetusta tradizione che le obbligava a non indossare abbigliamentyo e accessori di lusso durante il periodo della Quaresima.
Da questa “ribellione” femminile è partita la tradizione che porta nella mattina di Pasqua donne e uomini sulla Quinta Avenue chiusa al traffico da 47th a 57th Street per mostrare al mondo il “lusso” del bonnet nuovo.
Naturalmente in sfilata si vede di tutto un po’.
Chi ha arrangiato alla belle e meglio artigianalmente il cappellino con ciò che aveva a portata di mano, ma sempre molto fantasioso e anche chi invece si era preparato da tempo per l’occasione pubblica, con indosso abiti accuratamente abbinati allo stile dei cappellini che sormontano i capi di bambini, giovani e non più giovani, tutti pronti a posare per lo scatto.
Ecco una selezione di immagini della Easter Parade di oggi lungo la Fifth Avenue.

Buona Pasqua
















RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c) Riccardo Chioni

Due pensionati amici di antica data baciati dalla dea bendata sulla "via del pane"






di Riccardo Chioni


Abbiamo scelto questa come “buona novela” pasquale, in un mare di sofferenze e cronaca nera quotidiane.
È la simpatica storia a lieto fine di due pensionati, amici di antica data che abitano a Middletown, nella Orange County upstate New York che la settimana scorsa sono stati baciati dalla dea bendata sulla “via del pane”.
Eula Webb di 75 anni e Sam Cricci di 80 si conoscono da una vita e si tengono compagnia con cadenza quotidnana, anche perché la “giovane” trova sempre una giusta motivazione per coinvolgere l’amico cinque anni più attempato.
Eula ha raccontato di avere chiesto a Sam di accompagnarla a comprare latte e pane al vicino Associated Supermarket a Fulton Street, precisando di farlo con convinzione “cerco di mantenerlo attivo in ogni occasione”.
Finita la spesa al supermercato la coppia prima di lasciare ha acquistato due biglietti di una lotteria statale di recente invenzione: un gratta e vinci per sé e l’altro per il suo amico Sam.
Una volta rincasati, entrambi hanno sfidato la sorte: Webb ha grattato il suo biglietto Empire State Millionaire riscontrando però con sua grande delusione di non aver azzeccato nessun premio.
Sam Cricci invece è stato baciato in fronte dalla fortuna e con suo grandissimo stupore, alla fine ha visto apparire la combinazione con un milione di dollari di monte premio.
La “buona novela” ha fatto il giro delle redazioni e a Middletown sono piovuti a grappoli i giornalisti di testate e televisioni, mettendo la fortunata coppia in leggero imbarazzo di fronte a tante luci e obiettivi.
Eula e Sam hanno raccontato che tra loro esiste da sempre un patto: i biglietti della lotteria si comprano in comune e nell’eventualità di una vincita, il bottino viene spartito in due parti eguali.
Quando l’ondata di telecamere ha invaso il supermercato Associated, i clienti ususali hanno creduto che stessero girando un video, o una scena televisiva.
E quando la star della lotteria newyorkese Yolanda Vega con voce squittante ha annunciato “stiamo per consegnare un milione di dollari ad una coppia vostra vicina di casa”, la gente non riusciva a capire.
Un paio di persone col carrello della spesa si sono avvicinate al drappello di cameramen e fotografi chiedendo “stanno per caso girando un video musicale o una pubblicità?”.
Sotto il fuoco delle luci e dei flash Cricci e Webb hanno raccontato le rispettive vite. Sam è in pensione dopo aver lavorato come addetto alla sicurezza nella City e a West Point.
La sua amica e vicina di casa Eula è pure pensionata dopo aver trascorso 21 anni come segretaria presso il Horton Hospital.
La coppia di beati anziani di Middletown si aggiudica la seconda vincita in città del gratta e vinci Empire State Millionaire funzionante dal mese scorso.
Le probabilità di vincere a questo ultimo gratta e vinci - stando alla NY Lottery - sono di una su 2.6 milioni.
Eula e Sam avevano acquistato i due biglietti lo scorso 11 aprile, ma i funzionari dell’agenzia del lotto hanno allestito per la coppia vincitrice la presentazione alla stampa che ha portato scompiglio in città e al supermercato.
Nessuno dei due vincitori ha figli o nipoti e hanno confidato di non avere pensato ad alcun progetto o desiderio particolare su come spendere la piccola fortuna.
La signora un’idea dice di averla. Ha deciso di acquistare una nuova auto, “una Ford, made in America!” ha precisato. Sollecitato, anche Sam ha rivelato che donerà una parte della vincita ad un canile.
Poi la coppia ha liquidato i giornalisti “ora basta”, prima di avviarsi verso l’uscita, cercando di evitare gli obiettivi che la seguivano.


Nella foto della NY Lottery: Yolanda Vega intervista i vincitori.

sabato 23 aprile 2011

Seconda donazione della Nina Guttilla Foundation per la ricerca contro il cancro





di Riccardo Chioni


“È davvero un venerdì santo” ha commentato ieri il console generale Francesco Talò durante la cerimonia della donazione da parte di Settimo Guttilla di un assegno di oltre 42 mila dollari al Memorial Sloan Cancer Center di Manhattan.
L’imprenditore di Elmwood Park nel New Jersey lo scorso anno aveva promesso di donare 80 mila dollari per la ricerca contro il cancro a due istituzioni altamente qualificate, impegnate nella ricerca, attraverso la “Antonina Guttilla Foundation” intitolata alla moglie Nina recentemente scomparsa, stroncata da tumore diffuso.
A novembre la famiglia Guttilla al completo aveva partecipato alla cerimonia di consegna di 40 mila dollari al Hackensack University Medical Center for Cancer e ieri si è presentata con un assegno da 42.377 dollari.
Settimo, a nome di tutti i partecipanti alla raccolta fondi, ha consegnato la cifra nelle mani della dottoressa Caterina Pietanza dirigente del reparto, accompagnata dal dottor Vincent Miller e Julia Schwartz delle pubbliche relazioni del centro di Manhattan.
“La Nina adulta ci ha lasciati anzitempo, ma ora ne abbiamo una che ha solo 9 mesi, la piccola Nina figlia di uno dei miei tre figli” ha detto Settimo Guttila che indossa la cravatta nera in segno di lutto per la perdita della sua compagna di vita.
Assieme a lui c’era anche il consultore della Regione Calabria, Peter Caruso e i figli di Settimo e Nina, Giuseppe sposato a Lisa, Girolamo marito di Michele, Sandro con Tercia e le tre nipotine, la nuova generazione che ha tutto da imparare da una famiglia che nel tempo ha sicuramente lasciato una genuina impronta positiva in seno alla collettività italoamericana dell’area metropolitana.
Forse vale la pena ricordare che Settimo con la pala in mano aveva lavorato alla realizzazione delle Torri Gemelle, appena arrivato a New York e, a distanza di quattro decenni l’uomo che allora s’era rimboccato le maniche in cerca di lavoro, oggi è il più stimato distributore della pasta Barilla e questo è solo uno dei tanti marchi che la sua azienda E&S Foods rappresenta. È divenuto un personaggio tale che lo stesso Guido Barilla lo porta come esempio di vita e affari dovunque si rechi nel mondo.
Lo scorso novembre il figlio Joseph, 37 anni d’età, si era cimentato nella NYC Marathon per raccogliere fondi da destinare ai due centri di ricerca di Hackensack e di Manhattan, riuscendo a superare se stesso, sia nel compimento delle 26 miglia di percorso, che nella corsa verso il traguardo di 80 mila dollari.


Nella foto, da sinistra: Peter Caruso, Francesco Talò, Settimo Guttilla, i figli con le rispettive mogli e bambine e, al centro Vincent Miller e Caterina Pietanza con l’assegno.

RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA