domenica 29 maggio 2011

È caccia all'uomo che in pizzeria ha ucciso un agente di polizia









di Riccardo Chioni





Un banale litigio tra due ragazze, una vendetta e una raffica di proiettili. Questa l’assurda e drammatica progressione dei fatti che ha portato alla morte dell’agente della polizia di Newark, William Johnson che si era trovato per caso al centro della guerra di qualcun altro mentre giovedì sera comprava una fetta di pizza.
Venerdì la polizia ha fatto scattare le manette ad un giovane di 19 anni, Rasul McNeil-Thomas pizzicato nella sua abitazione a Leslie Street a Newark, accusato di aver partecipato alla sparatoria in cui ha perso la vita l’agente e per lui il giudice ha stabilito una cauzione di 300 mila dollari, intanto è stato trasferito al penitenziario della Essex County.
L’agente Johnson di 45 anni d’età era stato raggiunto da proiettili sparati da un’auto mentre si trovava all’interno del fast food Texas Fried Chicken situato all’angolo tra Clinton Place e Lyons Avenue verso le 10 di sera.
Al quartier generale della polizia di Newark ieri è stato appeso un drappo viola in segno di lutto e il sindaco Cory Booker, visibilmente turbato, in una breve conferenza stampa all’esterno dell’ospedale dove era ricoverato Johnson, ha detto “questo è un dolore profondo che colpisce tutti noi”.
Il direttore della polizia facente funzione, Samuel DeMaio ha spiegato alla stampa la dinamica del’incidente. “Un veicolo è giunto di fronte al ristorante e dall’interno qualcuno ha iniziato a sparare verso l’interno dove Johnson ed altre due persone sono state raggiunte da proiettili: un uomo di 21 anni ferito allo stomaco ed una donna di 19 assieme al figlioletto raggiunta ad una spalla, dimessa dal University Hospital l’indomani mattina”.
Johnson era fuori servizio e - stando alle autorità di polizia - non era l’obiettivo degli aggressori, così come gli altri due feriti, ma gli investigatori sono convinti che tra i clienti del fast food doveva trovarsi la persona a cui erano indirizzati i proiettili, anche se non è ancora stata accertata l’identità.
“Non abbiamo alcuna ragione per credere che le tre vittime fossero in qualche modo implicate nella vicenda, ma siamo invece certi che qualcuno all’interno del ristorante sia legato alla sparatoria” ha riferito DeMaio.
Gli investigatori intanto continuano ad esaminare le immagini catturate da telecamere di sicurezza all’interno e all’esterno del ristorante e il primo risultato è stato l’arresto di Rasul McNeil-Thomas, mentre proseguono gli interrogatori di testimoni oculari che hanno visto sgommare il furgone scuro dopo la sparatoria.
DeMeo ha precisato che la vicenda si è svolta molto rapidamente, tanto che l’agente Johnson non ha neppure avuto il tempo di estrarre la sua pistola. Per tutta la notte di venerdì all’ospedale di Newark è stata una mesta processione di familiari e colleghi arrivati per conoscere le condizioni dell’agente con 16 anni di servizio che ha lasciato due bambine.
I medici del pronto soccorso hanno disperatamente cercato di salvare la vita di Johnson, ma i loro sforzi sono stati inutili e l’agente gravenmente ferito è spirato 5 ore dopo il ricovero.
La Police Benevolent Association e l’ufficio dello sceriffo della contea di Essex hanno messo a disposizione una taglia di 20 mila dollari per la cattura dell’individuo che ha premuto il grilletto ben 10 volte durante la sparatoria al ristorante.
Secondo quanto riferito dai detective impegnati nel caso, una ragazza si sarebbe lamentata (non è dato sapere per quale motivo) con un familiare o con il fidanzato un paio d’ore prima della drammatica vicenda, scucendogli la promessa della vendetta, così qualcuno ha sfoderato un’arma, ha rubato un’auto ed ha compiuto il gesto di follia.
La scomparsa di Johnson, in particolare date le assurde circostanze della sua morte, hanno infuriato sia colleghi di polizia che leader comunitari. “Ciò che rende ancora più assurda la morte di Willie - ha detto il vice prersidente della Newark’s Fraternal Order of Police, James Stewart - è una storia completamente senza senso. Una lite tra ragazze che si trasforma in una sparatoria in un ristorante? È questo quanto vale una vita umana in strada?”. Johnson, dopo essersi diplomato nel 1995 all’accademia di polizia, nel corso del servizio ha ricevuto numerosi riconoscimenti, apprezzato e stimato nella collettività, “era uno di noi” ha detto Brooker con le lacrime agli occhi.
Le circostanze della tragedia consumatasi giovedì sera con la morte di Johnson ricorda l’altra avvenuta sempre a Newark sei anni fa, quando l’agente Dwayne Reeves fu ucciso durante una zuffa tra due ragazze che frequentavano la Weequaich High School dal fratello di una di queste. Purtroppo la cronaca di Newark deve registrare un altro omicidio avvenuto alle 2 di notte di sabato, quanedo un giovane di 24 anni è stato vfreddato con un colpo dritto al torace, mentre nella tribolata Paterson 2 residenti sono stati raggiunti da proiettili dopo le 4 della notte.
Aaron Williams di 25 anni è stato ucciso all’angolo tra 12th Avenue e East 23rd Street e, qualche ora più tardi Alimin Powell di 27 anni è stato raggiunto da numerosi proiettili.
Si tratta della sesta sparatoria nel giro di 52 ore e il settimo omicidio dall’inizio dell’anno a Paterson.


Nelle foto, dall'alto: conferenza stampa, Cory Booker, il ristorante fast food della sparatoria.


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giovedì 26 maggio 2011

Lo State Comptroller Thomas Di Napoli insignito dell'onorificenza di Cavaliere










di Riccardo Chioni




Con poche, ma incisive frasi scritte nella motivazione dell’onorificenza, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha ampiamente descritto il Comptroller statale Thomas Di Napoli, al quale ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, consegnata mercoledì al Consolato Generale di Park Avenue.
Presenti un centinaio di ospiti, tra cui il Fire Commissioner Salvatore Cassano, il presidente della September 11th Families’ Association Lee Ielpi, Mario Mignone docente della Stony Brook, Rosemarie Gallina-Santangelo dell’American Society of the Italian Legions of Merit, la consigliere comunale di Hempstead Lee Seeman e il padre del Comptroller, Nicholas e i familiari. Il console generale Francesco Talò ha apposto sulla giacca di Thomas Di Napoli le insegne di Cavaliere, la cui motivazione recita: “considerato uno degli esponenti più promettenti dello schieramento democratico, Thomas Di Napoli è il primo Comptroller dello Stato di New York di origine italiana. Nel corso del suo primo mandato, ha dimostrato elevate doti professionali, raccogliendo l’unanime apprezzamento sia dei colleghi di partito, sia di quelli dell’opposizione. Disponibilissimo ad un lavoro congiunto con le istituzioni italiane, ha denotato notevole sensibilità per la promozione della lingua italiana negli Stati Uniti, offrendo il proprio appoggio per i programmi di diffusione dell’italiano nelle scuole superiori dello Stato di New York. È molto attivo in tutte le occasioni di incontro della comunità italiana e italoamericana presso la quale raccoglie notevoli simpatie”. Talò ha sottolineato l’importante figura politica che ricoperta dal Comptroller, sempre più protagonista della vita dello Stato di New York. “Per noi in particvolare però - ha aggiunto il ministro - è un grande amico dell’Italia. Non è solo orgoglioso delle sue radici, ma è anche molto attivo all’interno della collettività italoamericana: l’ho visto con i miei occhi in molte occasioni durante i miei quattro anni di mandato. Ed è per questo che è un privilegio avere la possibilità di isignire il Comptroller della decorazione conferitagli dal governo italiano”.
Le insegne di cavaliere che il decorato porta al petto - ha fatto osservare il Console Generale - è un riconoscimento, un simbolo ed un esempio per altri.
“Credo che Tom Di Napoli sia una di queste persone che lo hanno guadagnato sul campo. Nonostante la sua fitta agenda di appuntamenti trova sempre il tempo per partecipare ad attività comunitarie, credo sia un suo personale sacrificio che compie non solo per la partecipazione, ma anche per la disponibilità di affrontare problemi in seno alla nostra comunità e, più in generale, per l’interta collettività dello Stato di New York”. Questo - ha sottolineato Talò - perché Di Napoli condivide gli stessi valori che portano nella stessa direzione. In particolare in questo anno in cui si celebra la ricorrenza dei 150 dell’Unità d’Italia, indicando due pannelli raffiguranti le immagini dei presidenti Giorgio Napolitano e di Barack Obama.
“Il presidente Obama ha rapportato l’unifiazione d’Italia 150 anni fa con eroi come Garibaldi che condividono gli stesso valori dell’America: libertà e democrazia, gli stessi che nello stesso periodo permeavano questo Paese durante la Guerra Civile, con eroi come Garibaldi che ha vissuto a New York ed ha avuto una relazione d’amicizia con Lincoln. Questi sono anche legami spirituali e noi condividiamo. Ma non possiamo solo ricordare la memoria, ma dobbiamo costruire il futuro”.
Con la Croce di Cavaliere appesa al petto, Di Napoli ha ringraziato per l’onorificenza. “È per me un incredibile onore - ha esordito Di Napoli - anche perché in coincidenza con l’anniversario dell’unificazione d’Italia: una nazione che è segnata dal successo, più giovane degli Stati Uniti, ma con una civilizzazione che si perde nei millenni”.
Di Napoli rivolgendosi direttamente al prersidente Napolitano che lo ha voluto insignire, lo ha definito “un uomo eccezionale che rappresenta degnamente il Paese”.
“Riflettendo sull’onorificenza che ho ricevuto - ha aggiunto il Comptroller - non posso fare a meno di ringraziare la mia famiglia. La storia dei miei familiari non è diversa dalla maggioranza di chi ha lasciato l’Italia in cerca di una vita migliore per necessità. Credo che questo onore lo meritino loro, perché arrivare in un paese sconosciuto dove non si conosce nessuno, senza neppure parlarne la lingua, con poche cose appresso e pensare che il loro nipote è giunto a ricoprire una carica importante, il primo italoamericano a ricoprire il ruolo di Comptroller statale, è un privilegio non indifferente”.


Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Tom Di Napoli e Francesco Talò, Nicholas Di Napoli, Salvatore Cassano, Lee Ielfi e Tom Di Napoli al podio.

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mercoledì 25 maggio 2011

L'Italia in primo piano alla BookExpo America al Javits Convention Center










di Riccardo Chioni




L’Italia è protagonista della tre giorni BookExpo America 2011, la manifestazione più importante nel settore dell’editoria negli Stati Uniti, in corso al Javits Convention Center, con uno stand dell’Ice organizzato dall’ufficio di Chicago che accoglie l’Associazione Italiana degli Editori e 39 aziende.
Ieri mattina il console generale Francesco Talò, il presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo, Pasquale Bova direttore dell’Ice di Chicago e Steven Rosato direttore dell’evento hanno tagliato il nastro inaugurale per dare il via alla fiera del libro che chiude i battenti domani dopo aver ospitato 40 mila visitatori specializzati.
Questa edizione vede la partecipazione dell’Italia in qualità di Paese Focus al Global Market Forum, lo scorso anno era stata la Spagna e l’anno precedente il Mondo Arabo, la Russia lo sarà nel 2012.
Il presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo sostierne di avere preferito spiegare l’attività editoriale agli americani sottoforma di seminari.
“Noi siamo coinvolti perché abbiamo avuto lunedì una giornata di incontri nei quali è stata presentata agli operatori, librai ed editori una rassegna di quella che è l’attività svolta in questo campo in Italia: quali sono i problemi, le dimesioni del mercato, quali sono le cose che possiamo fare in collaborazione con gli editori americani, come si sviluppa e-book in Italia e come procede il libro cartaceo. Una rassegna - precisa - di quella che è l’attività dell’editoria in Italia, giusto per far capire un po’ meglio, rispetto a quelli che sono i soliti incontri a due o a tre che vengono fatti in queste occasioni”.
Al contratio di quanto è accaduto negli Stati Uniti, in Italia e-book ha iniziato molto lentamente, dopo il lancio nell’ottobre scorso e non ha ancora incontrato l’interesse dei lettori.
“Sono appena sei-sette mesi che è stato lanciato e l’offerta è ancora abbastanza ridotta rispetto a quelle che sono le potenzialità. Staremo a vedere. Per il momento - precisa Polillo - ci sono delle vendite, ma non sono niente di particolare. È troppo presto per dire se ci sarà un riflesso sul prodotto cartaceo”.
Il direttore Ice di Chicago, Pasquale Bova spiega il significato della posizione privilegiata dell’Italia in questa edizione di BookExpo e di ospite d’onore al Global Market Forum.
“Ogni anno viene scelta una nazione per organizzare una serie di manifestazioni per mettere in evidenza quelle che sono le peculiarità dei mercati o dell’editoria di una specifica nazione. Quest’anno ci è stata offerta questa possibilità, che è amche un onore ed un riconoscimento di tanti anni di lavoro, che sia Ice che editori hanno fatto. Noi partecipiamo a questa fiera da dieci anni e nel corso degli anni abbiamo presentato qualcosa come 400 diverse case editrici piccole, piccolissime e medie”.
L’Ice ha preceduto l’inaugurazione della fiera presentando 11 seminari ben attesi su argomenti che vanno dai libri d’arte a quelli per bambini, dalla digitalizzazione ai diritti d’autore.
“Questa - spiega Bova - è una mostra dedicata agli operatori del mondo dell’editortia che richiama visitatori nell’ordine di 40 mila, anche perché vengono presentati dei libri in prova da parte degli editori americani, non ancora corretti, che usciranno tra cinque-sei mesi”.
I libri d’arte e quelli per bambini, per l’insegnamento dell’Italiano e la narrativa sono quelli che tirano di più e posizionano l’Italia al settimo posto della hit-parade mondiale nell’export dell’editoria in Usa.
Il direttore dell’Ice di Chicago illustra la disparità tra Italia e Stati Uniti nella diffusione di e-book, augurandosi che i nostri editori si adeguino alle esigenze dei nuovi e innovativi lettori.
“Il e-book è arrivato al 3 per cento del mercato editoriale in Italia, una cifra ridicola rispetto all’America dove il 40 per cento è e-book. Per me, ma anche per il presidente dell’Associazione editori americani - sottolinea Bova - e-book non sostituirà mai il libro cartaceo. Una volta gli e-book costavano pochissimo, oggi il prezzo è quasi uguale a quello di un hard cover, almeno in America. Io credo che gli editori italiani dovrebbero darsi una mossa e guardare al mercato del e-book non come un mercato concorrenziale, ma ad un mercato di sovrapposizione”. Il console generale dopo il taglio del nastro ha visitato il padiglione che riunisce 39 aziende italiane.
“Mi sembrano molto entusiasti e in generale fiduciosi. C’è un clima direi di ottimismo meditato. Quest’anno per noi la parola d’ordine è festeggiamento per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ci piace pensare che è bello abbinare l’industria dell’editoria alla cultura italiana”.
L’Italia protagonista e ospite d’onore non è un regalo della BookExpo America “era giunto il momento di riconoscere l’importanza di un Paese che è anche una potenza importante nell’industria editoriale” ha sottolineato Talò.


Nelle foto, dall'alto: il manifesto del BookExpo, Steven Rosato e Francesco Talò, Marco Polillo e Pasquale Bova.

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lunedì 23 maggio 2011

Morto suicida il compositore vincitore dell'Oscar per "You Light Up My Life"









di Riccardo Chioni




Quella luce che l’autore aveva immaginato si è spenta, anzitempo e in maniera drammatica.
Il compositore vincitore di un Oscar con il brano “You Light Up My Life”, Joseph Brooks - in attesa di procedimento giudiziario per violenza carnale - è stato rinvenuto senza vita ieri mattina nel suo appartamento della Upper East Side di Manhattan.
Lo ha reso noto il portavoce della polizia Paul Browne, il quale ha precisato che il corpo di Brooks di 73 anni d’età è stato scoperto da un conoscente con il quale avrebbe dovuto avere il brunch domenicale.
Secondo quanto riferito l’amico del compositore era salito al 15.mo piano dell’edificio sulla East 63rd Street verso mezzogiorno e mezzo dove aveva trovato la porta d’ingresso socchiusa e il corpo oramai senza vita di Joseph brooks adagiato sul divano del salotto.
Drammatica la scena come descritta dal portavoce dell’apparente suicidio. Brooks è stato trovato con un sacchetto di plastica della tintoria avvolto attorno al capo, con un sciugamani al collo a sigillare l’aderenza, con un tubo di plastica collegato ad una bombola di gas per gonfiare i palloncini che finiva infilato nel sacchetto.
Da un primo esame non è stato possibile stabilire da quanto tempo Brooks si trovasse in quella situazione e sarà il medico legale a stabilire le cause e l’ora della morte.
La polizia ha trovato inoltre un messaggio di addio lasciato dal presunto suicida, ma non ha voluto rivelarne il contenuto.
Brooks era in attesa di processo con l’accusa di molestie sessuali ai danni di donne che avrebbe attratto in trappola attraverso annunci su social network promettendo audizioni, mentre l’intento era di usare violenza sessuale.
Si era dichiarato non colpevole all’udienza preliminare e non era ancora stata stabilita la data di inizio del procedimento.
Nel 2009 si era dichiarato non colpevole di stupro, abuso sessuale e altri capi d’imputazione a lui attribuiti durante aggressioni a 13 donne.
La procura sostiene che Brooks era solito illudere molte delle donne che addescava nel suo appartamento attraverso siti online offrendo audizioni per film, ma in realtà aggrediva le sue vittime ignare ubriacandole, pretendendo di seguire un copione, come si trattase di un “acting exsercise”.
Brooks aveva vinto un Oscar per la migliore canzone originale, la ballata del 1977 di Debby Boone intitolata “You Light Up My Life” e aveva diretto il film omonimo, oltre ad aggiudicarsi un Grammy per lo stesso brano di grande successo.
Il figlio di Joseph Brooks, Nicholas è già dietro le sbarre, accusato dell’orribile delitto della sua girlfriend Sylvie Cachay di origine peruviana, designer di costumi da bagno, rinvenuta annegata nella vasca da bagno del lussuoso appartamento nella SoHo House lo scorso dicembre, per cui si è dichiarato non colpevole.
Joseph Brooks ha anche una figlia, Amanda che tuttavia ha tagliato i ponti con il padre e recentemente - dopo le pesanti accuse piovute sul capo del padre - aveva detto in un’intervista che dopotutto c’è un po’ di giustizia nel mondo, riferendosi alle violenze sessuali di cui si sarebbe macchiato.

domenica 22 maggio 2011

Con una passerella di star, la Niaf porta "La Dolce Vita" a Santa Monica in California










di Riccardo Chioni




Per una notte brillante di stelle, Via Veneto si è trasferita a Santa Monica in California dove venerdì la National Italian American Foundation ha allestito una serata di gala all’insegna de “La Dolce Vita” presso il Fairmont Miramar Hotel in compagnia di oltre 400 ospiti del firmamento dello spettacolo, sport e politica.
Con una scaletta di nomi di celebrità di Hollywood, l’attore Joe Mantegna ha dato il via al gala di cui è stato maestro di cerimonie nel salone delle feste del Miramar, che non a caso si chiama Starlight Ballroom.
La Niaf era rappresentata dal presidente Joseph Del Raso, dalla organizzatrice del gala Marcella Leonetti-Tyler, dal vice presidente regionale della Niaf nella West Coast Jeffrey Capaccio, il console generale di Los Angeles Nicola Faganello e la leader del partito democratico Nancy Pelosi.
La Bollroom era gremita da personaggi famosi e miti, accompagnati da premi e nomination a Emmy o Oscar.
Hanno sfilato sul parterre del Miramar il produttore Dana Brunetti candidato all’Oscar, l’ex giudice del programma televisivo “American Idol”, cantante di successo e produttrice discografica Kara DioGuardi, l’attore, sceneggiatore e regista Jon Favreau, il mitico giocatore di baseball e manager dei Dodgers Tommy Lasorda, l’attore vincitore di Golden Globe e Emmy Gary Sinise, la conduttrice di “E! News” Giuliana DePandi-Rancic, l’attore Francesco Quinn, l’attrice televisiva e del grande schermo Brenda Vaccaro, solo per nominare alcuni.
L’ex presidente della Camera, Nancy Pelosi ha dedicato un tributo speciale a Joseph Cerrell recentemente scomparso, ex vice chairman della Niaf e consulente di pubbliche relazioni altamente quotato da east a ovest degli Stati Uniti, collaboratore della casa Bianca e dei suoi candidati durante diverse amministrazioni.
Alla guida della società Cerrell Associates Inc. fondata nel 1966, Cerrell è stato al timone della organizzazione italoamericana per 16 anni e la sua influenza politica ha favorito il percorso della Niaf nei palazzi del potere di Washington. “Joe - ha esordito la Pelosi - è stato uno dei ponti più forti tra gli Stati Uniti e l’Italia”. Anche Gene Casagrande, caro amico di Cerrel ed ex componente Niaf, si è associato al ricordo assieme all’attore Robert Davi e al Console Generale, prima della consegna di un riconoscimento alla memoria, ritirato da Sharon Cerrell Levy a nome della famiglia.
“Joe Cerrell sicuramente si è lasciato alle spalle una grande e potente lascito che ha trasformato il corso della vita di molte persone” ha detto Sharon Cerrell.
Durante il gala la Niaf ha consegnato alcuni riconoscimenti che sono stati presentati dalla conduttrice televisiva DePandi-Rancic. Il primo “Niaf Lifetime Achievement Award in Music” è andato alla popolarissima Kara DioGuardi. “Kara - ha detto DePandi - è veramente un esempio di ciò che significa essere italoamericano in questo paese”.
Standing ovation per due superstar del baseball, Mike Piazza per dodici volte Mlb All-Star e Tommy Lasorda, a cui Piazza ha consegnato il “Niaf Lifetime Achievement Award in Sport Management”.
Lo scanzonato comedian e attore Jeffrey Ross ha consegnato a Jon Favreau il riconoscimento della Fondazione “Special Achievement Award in Entertainment” e lo stesso premio Joe Mantegna lo ha porto a Gary Sinise, mentre il regista e scrittore Robert Luketic ha consegnato a Dana Brunetti lo “Special Achievement Award in Business and Entertainment” e infine, al pricipe del foro californiano Thomas Girardi è andato lo “Special Achievement Award in Law” consegnatogli dal giudice Stephen Larson.
L’ex giocatore di baseball e manager dei Cleveland Indians, Kenneth Aspomonte, in qualità di vice presidente per la regione southwest della Niaf, ha consegnato una borsa di studio a suo nome a Mika Ciotola, junior presso la University of California a Barkley dove frequenta la facoltà di Scienze politiche. Chef d’eccezione nella cucina del Miramar per la serata di superstar, presa in consegna dall’ex medaglia olimpica di pattinaggio e chef del canale televisivo “Food Network”, Brian Boitano che ha curato l’allestimento del menù.
Durante la giornata la Niaf ha tenuto il workshop “G2L Communication”. “L’obiettivo di questo programma - ha detto Mattew DiDomenico chairman del Education Committee della Niaf - è di ispirare ed educare giovani italoamericani attraverso un’espreienza in prima persona nel mondo dell’industria dell’intrattenimento e della comunicazione”.
Sabato, il Board of Directors della Niaf ha consegnato un grant speciale al “Lorenzo DaPonte Italian Library Project” presso la University of California di Los Angeles.
Per celebrare il 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia all’Istituto italiano di Cultura di Los Angeles è avvenuta la consegna del grant della Niaf alla Library per la pubblicazione di una serie di traduzioni di 12 lavori di autori italiani.


Nelle foto dall'alto, da sinistra: Kara DioGuardi, Giuliana DePandi-Rancic; Jon Favreau, Jeffrey Ross; Gary Sinise, una ospite e Joe Mantegna; Mike Piazza e Tommy Lasorda.

FOTO NIAF, RIPRODUZIONE VIETATA

Catturato a Times Square uno dei più ricercati trafficanti con 40 kg di cocaina in valigia







di Riccardo Chioni



È finito in manette Ricardo Gonzales-Santiago, uno dei principali trafficanti di cocaina nel mirino delle squadre antidroga della procura e della polizia di New York, ricercato da due anni, atteso al varco con quasi 40 chili di panetti di coca in valigia nel mezzo di Times Square.
L’operazione portata a termine dalle squadre speciali narcotici della procura e della polizia ha inoltre portato all’arresto di altri 9 tra distributori e spacciatori che operavano in zone urbane per conto del portoricano Gonzales-Santiago.
L’inchiesta che si protraeva da 10 mesi, avviata a livello di spaccio stradaiolo di medicinali come ketamine principalmente adoperato in veterinaria, pastiglie di extasy e oxycodone per lo sballo dei giovani durante i fine settimana in locali come Webster Hall e Pacha NYC, descritti dalle autorità di polizia come nightclub supermercati dei medicinali di contrabbando.
Il procuratore della Special Narcotics Bridget Brennan e il capo della polizia Raymond Kelly hanno raccontato i retroscena del colpo da 1,3 milioni di dollari di cocaina che non finirà spacciata nelle strade della City.
Il finale travolgente dell’inchiesta si era profilato al momento della cattura di Ricardo Gonzales-Santiago lo scorso 25 marzo, dopo che aveva prelevato da una camera del Paramount Hotel a Times Square due valige contenenti con la cocaina per un valore di 1,3 milioni di dollari. Nella mattinata del 25 marzo il trafficante Ricardo era giunto al JFK proveniente da San Juan in Porto Rico per effettuare personalmente la distribuzione dei panetti di droga, senza sapere che c’erano occhi ed orecchie a seguirlo e ad ascoltarlo.
Gli investigatori avevano messo l’occhio su Gonzales-Santiago ancor prima che atterrasse a New York e, all’uscita dall’aeroporto un team specializzato non lo ha perso d’occhio per un istante, dalla prima visita in un appartamento del Bronx, fino all’arrivo al Paramount Hotel a West 46th Street.
Da lì il trafficante ricercato da due anni, sfuggito alla cattura a Filadelfia, è uscito con le valige che ha caricato nel portabagagli della sua auto e si è avviato lungo 45th Street dove il team dell’antidroga gli avevano teso la trappola, bloccandolo nel mezzo dell’isolato tra la Quinta e la Sesta Avenue.
Dentro il portabagli c’erano 18 panetti di cocaina avvolti nella carta-carbone per evitare i raggi X, 36 chili in tutto, 4 mancanti all’appello, segno che una prima distribuzione era già stata effettuata all’interno dell’albergo.
Le due valige di polvere bianca proveniente da Porto Rico erano dirette al distributore di Ricardo nel Bronx, Francisco Rivera arrestato venerdì assieme a Kevin Collins, Daniel Gradzki, Angela Como e Melvin Nieves.
Durante l’inchiesta altri spacciatori metropolitani erano già stati assicurati alla giustizia, come Phillip Gonzales, pizzicato quando è rimasto intrappolato in auto dalla nevicata nel Queens lo scorso 11 gennaio in compagnia di Jose Santana, Matthew Velez e Michael Falcon.
Per Gonzales-Santiago la procura ha adottato una formula accusatoria inconsueta per la certezza di una pena esemplare. Ha indiziato il trafficante per “operating as major drug traffiker” che, secondo la legge dello stato di New York sugli stupefacenti, prevede la carcerazione a vita, mentre il giudice ha confermato l’arresto senza possibilità di cauzione in attesa del procedimento giudiziario.


Nelle foto rilasciate dalla procura antidroga: i panetti di cocaina e il cartel portoricano sgominato.

sabato 21 maggio 2011

L'Italia mantiene la sua posizione di privilegio tra le destinazioni turistiche europee









di Riccardo Chioni




L’Italia non perde affatto colpi nel borsino turistico Made in Usa, come riferito dall’Ansa in un articolo pubblicato lo scorso 27 aprile su America Oggi, anzi è privilegiata.
Lo assicura il direttore dell’Enit, Riccardo Strano il quale non constata che l’Italia stia perdendo quote di mercato, tanto da farla retrocedere nella classifica delle destinazioni turistiche preferite dai viaggiatori americani, così come era titolato l’articolo “Stereotipi e crisi indeboliscono il turismo dagli Usa” proveniente da Roma.
“È chiaro che in un momento di crisi le prime voci che vengono eliminate sono quelle dei viaggi e, conseguentemente alla crisi economica globale - sostiene Strano - le presenze Usa sono diminuite in tutta Europa, passando da 12,3 milioni nel 2007 a 10.6 nel 2009 e ciò significa che l’Italia, come le altre destinazioni dell’Unione europea, ha subito una diminuzione dei flussi provenienti dagli Stati Uniti”. Il direttore dell’Enit spiega che durante il periodo grigio della crisi era stato condotto un sondaggio i cui risultati mostravano il mercato americano che, oltre ad essere travolto dalla crisi, era pure depresso.
Questo quadro era datato 2008 con riflessi sul 2009, all’insegna della depressione, mentre lo stesso sondaggio effettuato nel 2010 già offriva una prospettiva più rosea in cui tra le priorità degli americani intervistati figurava un viaggio e la preferenza era verso l’Italia.
“Nel 2010 - spiega Strano - si è registrata un’inversione di tendenza con un incremento dei flussi americani verso l’Italia di circa il 20 per cento, dichiarato dai maggiori operatori turistici specializzati nella vendita di vacanze in Italia e la tendenza positiva continua nel 2011 con dati dichiarati dagli operatori di circa il 15 per cento”.
Nel borsino turistico l’Italia mantiene il suo primato di destinazione preferita dagli americani, senza perdere terreno.
“Per ciò che riguarda il livello di popolarità, l’Italia sia nel 2010 che nel 2011 mantiene la propria posizione di privilegio e continua ad essere la destinazione europea più desiderata dai turisti americani. A conferma di questo - sottolinea Strano - gli analisti della Yparthership hanno condotto un’indagine preferenziale su un campione di 3 mila consumatori definiti affluent travelers, in cui il 35 per cento ha dichiarato di voler intraprendere un viaggio in Italia entro i prossimi due anni”.
È ripreso insomma il trend favorevole verso l’Italia che si posiziona ancora tra le prime destinazioni turistiche europee.
“Questo - spiega il direttore dell’Enit - ci permette di essere abbatsanza fuidiciosi, ma soprattutto di contuinuare a dire che l’Italia, tra le destinazioni europee è posizionata sia nei desideri che nella concrettezza ai primi posti”.
In merito agli stereotipi di cui parlava l’articolo pubblicato ad aprile, Strano sostiene che sono basati per la maggiore sul sentito dire.
“È evidente che si parla di un turista che arriva in Italia, magari per la prima volta e può trovare delle zone d’ombra, ma questo capita anche a noi qui a New York se sbagliamo qualcosa. Ognuno è vittima semmai della propria noncuranza”.
Nel “tour della ripresa” come lo ha definito Strano effettuato in Usa dall’Enit da costa a costa per la promozione del “brand Italia” ha visto coinvolti oltre 3 mila operatori del turismo per i quali il nostro Paese si presenta egregiamente da solo.
“Al di là dei messaggi da utilizzare, non è semplice fronteggiare i competitors europei sul piano delle risorse finanziarie. L’Enit Nord America - sottolinea Strano - tuttavia riesce nell’intento e con poche risorse solo perché dietro c’è il brand Italia e i dati del successo lo dimostrano”.
In merito alla percezione dell’Italia secondo i giovani americani, Strano precisa che l’articolo pubblicato ad aprile fa riferimento ad un segmento di domanda specifico ed importante, ma non completamente rappresentativo dei flussi verso l’Italia.
“A conferma - aggiunge - la suddivisione per fasce d’età dei consumatori dichiaratasi interessata a visitare l’Italia vede i cosiddetti millenials in età tra i 18 e 30 anni con solo il 5 per cento, mentre i viaggiatori maturi sono il 35, i baby boomers il 45 e i giovani tra 31 e 44 anni che rappresentano il 15 per cento”.
Anche la stampa americana specializzata, sia del settore leisure che del trade, sostiene che l’Italia per l’estate 2011 mantiene la sua posizione di rivilegio tra le destinazioni europee e descrive i luoghi visitati con aggettivi di qualità “e rimarca il desiderio immediato di voler ritornare” conclude Strano.


Nerlla foto in alto: Riccardo Strano e turisti a Roma.


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martedì 17 maggio 2011

Le ceramiche italiane alla International Contemporary Forniture Fair







di Riccardo Chioni




Chiude oggi al Javits Convention Center la International Contemporary Furniture Fair, considerata il summit mondiale dell’eccellenza nel desing della next generation, a cui partecipa l’Italian Trade Commission che sponsorizza assieme a Confindustria Ceramica il padiglione Ceramic Tiles of Italy.
Nel padiglione dell’Ice sono presenti 11 aziende di Emilia Romagna e Costa Amalfitana, due aree dedite alla produzione di ceramiche che hanno portato in mostra a New York sotto gli occhi di un pubblico altamente specializzato le rispettive specializzazioni. Questi 11 produttori, a professionisti dell’arredo interno ed esterno, hanno mostrato una varietà di prodotti di diverse forme e fattezze, dimensioni e texture, a riprova della posizione leader italiana per innovazione, qualità, design e trend.
Il summit internazionale del ICFF attrae ogni anno un numero considerevole di architetti, arredatori, costruttori e stampa: in 25 mila affollano l’esposizione per trovare il meglio al mondo nell’universo dell’arredo e degli accessori di nuova generazione.
“La presenza a New York è collettiva, vi partecipano undici aziende del settore ceramiche perché questa viene considerata una manifestazione importante per la località, ma soprattutto per il pubblico che comprende interior designer e architetti, che è un target con cui siamo interessati a comunicare” spiega Franco Manfredini presidente di Confindustria Ceramica. L’Emilia Romagna ha insegnato al mondo l’arte della ceramica e resta leader dell’esportazione nel mondo.
“Il distretto produttivo di Sassuolo - precisa Manfredini - ha insegnato la ceramica a tutti. Siamo stati i primi ad esportare in tutto il mondo, siamo leader mondiali delle esportazioni e, ad esempio, dal punto vi vista del valore i cinesi esportano meno della metà di quanto esporta l’Italia”. Per l’industria italiana della ceramica i principali mercati restano quelli più ricchi, a più alto reddito come l’Europa occidentale e l’America del Nord, quelli che hanno sofferto un po’ di più della crisi, ma come si presenta la situazione in questo settore?
“Adesso sembra che la crisi sia un po’ alle spalle e c’è un recupero delle esportazioni. Stiamo crescendo anche in tutto il resto del mondo dove la crisi si è sentita meno e dove c’è anche un tasso di crescita più alto. Naturalmente le quote di mercato più importanti rimangono ancora Europa e America del Nord: questo è il mercato numero uno, ma adesso è il terzo, comunque siamo sempre sul podio”.
Le ceraniche italiane coprono una superficie dell’America pari a 28 milioni di metri quadri, tanti quante a quanto ammontano le esportazioni dall’Italia, che in termini di biglietti verdi significano oltre 300 milioni di dollari all’anno. Nella chiusura della 3 giorni del International Contemporary Furniture Fair il direttore esecutivo dell’Ice in Usa, Aniello Musella spiega che la mostra è dedicata al trade, ad addetti ai lavori che danno consulenza a chi realizza progetti residenziali o commerciali.
“Siamo presenti col marchio Ceramic Tiles of Italy costruito da Ice e Confindustria Ceramica. C’è la presentazione di immagine, ma anche del prodotto con aziende che sono già presenti sul mercato Usa, quindi è un modo per allargare la possibilità di contatti per consolidare il mercato”. La ICFF è la fiera del contemporaneo più importante negli Stati Uniti con un flusso molto interessante di operatori.
“È un momento annuale molto importante che si svolge solo a New York, presso l’Ice poi, da molti anni, c’è il Centro Ceramic Tiles, il contatto con i distributori americani e noi disponiamo del database più completo e più aggiornato che è qualcosa di veramente quotidiano, per quelli che sono gli interlocutori del settore americano”.
Il direttore dell’Ice sottolinea chge le ceramiche sono un prodotto che ha un contenuto di tecnologia molto imortante.
“Ci sono avanzamenti tecnologici che rendono la piastrella un prodotto molto flessibile ed utilizzabile. Abbiamo avuto la piastrella che era il cotto da pavimentazione e da lì si è passati alla piastrella che è diventata un oggetto di rivestimento interno ed esterno. Si realizzano - precisa - attraverso una ricerca tecnologica nelle dimensioni che prima erano immaginabili e degli spessori leggerissimi che non appesantiscono la struttura, hanno una impermeabilità rispetto agli egenti esterni molto elevata e questo è frutto di ricerca”.
Un altro aspetto importante messo in luce dalle aziende italiane della ceramica è quello inerente il rispetto dell’ambiente, un soggetto molto sentito: sono riciclabili, utilizzano materiale riciclato, c’è la responsabilità dell’ambiente e sono energy saving.
“Anche nella durata, ad esempio - aggiunge Musella - la mattonella è un prodotto che dura 50 anni, rispetto ai 20 di altri materiali. Sono tutti risultati di una continua ricerca”.


Nelle foto, dall'alto: un divano bizzarro, la locandina del padiglione italiano della ceramica, Aniello Musella e Franco Manfredini, uno stand ed una sdraio.

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domenica 15 maggio 2011

Due killer seriali, resti umani sulle spiagge: un rompicapo per gli investigatori







di Riccardo Chioni



Da sempre i killer scelgono luoghi isolati per scaricare i corpi delle proprie vittime e quelli di New York non fanno eccezione, come il killer seriale Joel Rifkin il quale aveva scelto la parte east di Long Island dove abbandonare i corpi di 18 persone o nel parco industriale di Long Island dove nel 2008 l’Fbi aveva rinvenuto il corpo di un uomo ucciso dalla mafia.
Le autorità di polizia sospettano che un killer seriale sia responsabile per la morte di quattro prostitute i cui resti sono stati rinvenuti a dicembre, scaricari a pochi passi della highway che costeggia la spiaggia, ma secondo le rivelazioni della settimana scorsa altri killer avrebbero usato questo tratto di Ocean Parkway nelle vicinanze di Jones Beach per scaricare corpi smembrati, mentre proseguono intensamente le ricerche di altre vittime.
“È chiaro che l’area nelle vicinanze di Gilgo Beach è stata adoperata per scaricare resti umani per un certo periodo di tempo” ha detto il procuratore distrettuale della contea di Suffolk, Thomas Spota.
La settimana passata la procura ha reso noto altri particolari sulle quattro vittime, comprese due donne i cui torso si trovavano in quei luoghi da diversi anni, a circa 45 miglia di distanza da New York in una parte colma di siepi che costeggia la Long Island Expressway.
I loro arti e le teste erano stati trovati vicino la spiaggia la primavera scorsa. E adesso un uomo ed un bambino si sono aggiunti alla lista delle vittime in questa inchiesta diventata un rompicapo per gli investigatori. E non è tutto: altri resti sono stati rinvenuti in due luoghi diversi lungo la stessa highway nelle vicinanze della contea di Nassau, oltre ad altri dieci set di resti ed ad un numero imprecisato di killer.
Nel 2004 l’Fbi ha istituito un database per tracciare i serial killer lungo le autostrade d’America. Da allora ha raccolto informazioni riguardanti 595 vittime e 275 sospetti.
Molti di questi crimini le autorità sospettano siano stati commessi da camionisti lungo i percorsi o alle fermate e anche alle stazioni di rifornimento e ristoranti lungo le maggiori autostrade.
La portavoce della polizia della Suffolk County ha riferito che tutte le informazioni raccolte fino ad ora sono state inoltrate all’Fbi, anche se la parkway dove sono stati trovati i resti a Long Island, non è un’arteria frequentata da mezzi commerciali.
Sempre l’Fbi il mese scorso ha provveduto a riprendere foto ad alta definizione aeree dell’area di Ocean Beach per assistere le autorità locali nella ricerca di ulteriori resti umani, mentre gli investigatori locali hanno esteso ad un raggio più ampio le ricerche di altre vittime.
Alcuni residenti di Long Island non sono affatto sorpresi dal fatto che i serial killer abbiano scelto il remoto tratto di highway come zona di scarico dei corpi.
C’è scarsa illuminazione, non ci sono telecamere di sicurezza e se qualcuno si avventura di notte o alle prime luci dell’alba in auto, si accorge di essere l’unico sulla strada a quell’ora.
Insomma, è la zona ideale dove fare qualcosa senza timore di essere visti, con scarse probabilità di essere scoperti da qualcuno.
La parte nord della highway, dove sono stati trovati i resti, è largamente coperta di sterpaglia, siepi basse e sempreverdi: una zona invitante che apparentemenre ha attirato i killer seriali con familiarità dell’area. In altre parole, l’unica ragione per cui un’auto si ferma in questo tratto di strada è perché è in panne, perché il parcheggio è proibito e gli investigatori stanno esaminando multe per divieto di sosta elevate in quella zona, in particolare durante il periodo invernale.
Il medico legale Michael Baden, capo dei patologi della polizia di stato e conduttore del programma su Hbo “Autopsy”, sostiene che i killer hanno scelto quella zona perché hanno familiarità col luogo e della scarsa frequentazione, specialmente in inverno, con assai pochi visitatori.
“È un posto che il killer conosce, o perché è cresciuto nelle vicinanze, o perché ci passa frequentemente. È un luogo - ha sottolineato Baden - dove è facile scaricare un corpo, non essere visti e dove i resti rimangono nascosti”.
Anche Rifkin - lo ha ammesso lui stesso - selezionava le sue vittime tra le prostitute a New York, lasciando i loro resti in diverse parti dell’area metropolitana e, recentemente ha riferito che una delle vittime rinvenute a Ocean Parkway fa parte della sua campagna di omicidi.


Nelle foto: alcuni momenti delle ricerche sulle spiagge di Long Island.


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sabato 14 maggio 2011

L'on. Fabrizio Cicchitto "non faccio pronostici sulle amministrative"






di Riccardo Chioni



Scambio di omaggi ieri a Le Cirque tra l’on. Fabrizio Cicchitto e il presidente del Gruppo Esponenti Italiani, Lucio Caputo.
Per il capogruppo dei deputati de Il Popolo della Libertà il tradizionale “GEI Friendship Award”, a Caputo una targa della Camera a ricordo dell’incontro a New York.
Lucio Caputo ha tracciato il profilo dell’on. Cicchitto, dalla nascita a Roma, agli studi in Giurisprudenza alla Sapienza, alla sua attività politica negli anni Sessanta,prima di diventare esponente del Partito Socialista Italiano. Nelle elezioni politiche del 2008 Cicchitto è stato nuovamente eletto alla Camera e attualmente è alla sua sesta legislatura.
Assieme a Le Cirque anche gli on. Amato Berardi e Osvaldo Napoli, il console generale Francesco Talò.
Al podio Cicchitto parla delle difficoltà del Paese, delle sue contraddizioni, del clima velenoso in politica e anche della magistratura “che un tempo non c’era”.
“Questo non è il momento più indicato per una rappresentazione oggettiva quale invece io mi rendo conto uno deve fare della situazione italiana, siamo nel corso di una campagna elettorale che costituisce uno dei paradossi della situazione italiana, nel senso che non siamo ancora riusciti neanche a razionalizzare il nostro sistema in modo tale che le elezioni amminstrative si svolgano tutte in unla medesima tornata. Nella realtà italiana - sottolinea - viviamo questo paradosso: che abbiamo le elezioni politiche massimo momento di verifica, le elezioni europee, anch’esse momento rilevante perché comunque hanno un andamento e carattere nazionale, le amministrative che però non si svolgono in un’unica scadenza, ma sono spezzettate per cui l’Italia vive perennemente in campagna elettorale”. E a proposito delle imminenti amministrative dice di non fare pronostici.
“La verifica fondamentale - spiega Cicchitto - verrà verificata su quattro grandi città: Milano, Napoli, Torino e Bologna, poi province e comuni minori, ma questo non finisce oggi, perché il prossimo anno avremo un’altra tormnata dello stesso tipo e quindi, in una situazione nella quale, come vi è evidente, c’è una polarizzazione forte dello scontro politico, accade che queste elezioni amministrative divengono un grande sondaggio e quindi un momento di verifica che va anche aldilà del loro peso obiettivo”.
Passando a parlare più in generale della situazione dell’Italia, del sistema politico ed economico, inizia proprio da quest’ultimo.
“Stiamo misurando il carattere propagandistico di una interpretazione banalmente ottimistica del termine globalizzazione. Salta uno schema culturale-ideologico su cui si sono per certi aspetti incrociate sia un’analisi liberista, sia una neo-marxista. Per certi aspetti l’Europa è nella globalizzazione è un’area con notevoli difficoltà e in questa difficoltà, c’è certamente anche l’Italia”.
Ai rappresentanti del Sistema Italia, delle istituzioni e ai giornalisti di New York il capogruppo del Pdl spiega cosa ha fatto il governo negli ultimi anni.
“È riuscito a fare una cosa e non è riuscito a farne un’altra, per valutarle oggettivamernte. È riuscito a fare una roba che, viste le premesse, è un’operazione di grandissimo rilievo: ha messo il Paese in una situazione di sicurezza rispetto a possibili derive che ci posso essere dal punto di vista della speculazione finanziaria rtispetto alle crisi che ci sono state del 2008 nei paesi anglosassoni e del 2010 concentrata sull’euro e sull’Europa. L’Italia, allo stato attuale, è in una situazione di sicurezza come non sta il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda, per non parlare della Grecia che è in una situazione assolutamente drammatica. Questo lo abbiamo fatto con tagli linerari di spesa pubblica che vengono contestati, ma rispetto alla necessità e all’esigenza di fare delle operazioni forti e dure, il taglio lineare alla spesa pubblica non ha alternative”. Infine parla degli scontri politici e del duro bipolarismo “italian style” e un settore della magistratura “demonizzante”.
“Tutto questo - sostiene Cicchitto - come traduzione ha uno scontro politico in Italia, durissimo. Il nostro bipolarismo è uno tra i più duri. La lotta politica in Italia rispetto agli altri paesi auropei è quello dove c’è una lotta più dura. Mia valutazione del tutto personale, questo deriva fondamentalmente al netto di altri elementi secondari, dal fatto che da 1994 c’è un intervento di un settore della magistratura che non c’era e questo rende il termine di demonizazazione e di scontro radicalizzato, ne accentua le caratteristiche. Non faccio previsioni sui risultati, mi auguro essendo io di parte per definizione, visto anche il ruolo che svolgo e mi auguro che da queste elezioni il governo ne esca consolidato”.
Conclude dicendo “esprimo la mia invidia per gente come voi che ha la possibilità di vivere in una realtà così interessante e così importante quali sono gli Stati Uniti e specialmente New York”.


Nella foto in alto: Osvaldo Napoli, Amato Berardi, Alma Laias, Fabrizio Cicchitto, Lucio Caputo e Francesco Talò. Nell'altra Caputo consegna il Gei Friendship Award a Cicchitto.


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mercoledì 11 maggio 2011

Con la chiromante Caravaggio porta a Park Avenue la cultura italiana







di Riccardo Chioni



Sono giunti all’Istituto di Cultura in ordine sparso stamani i newyorkesi amanti dell’arte per ammirare “La buona ventura”, uno dei capolavori del Caravaggio proveniente dai Musei Capitolini, esposto fino a domenica a Park Avenue, una rara opportunità per vedere da vicino il dipinto del maestro di gusto internazionale.
Ha preceduto la presentazione una conferenza stampa a cui hanno preso parte il direttore dell’Istituto Riccardo Viale, il curatore dei Musei Capitolini Sergio Guarino e Charles Venable direttore dello Speed Art Museum che dal 18 maggio al 5 giugno ospiterà “La Buona Ventura”.
Successivamente l’opera del Caravaggio proseguirà il tour verso Ottawa in Canada dove si terrà una grande esposizione intitolata “Caravaggio and His Followers in Rome”.
In congiunzione con la mostra, in concerto con l’Hunter College l’Istituto ha organizzato un simposio venerdì alle 9 nel North Building (room 1527) al 695 Park Avenue, intitolato “Caravaggio’s Gypsy Fortun Teller: Virtude and Vices in Post-Tridentine Italy”.
Senza dubbio, un avvenimento eccezionale l’approdo di un’opera grandiosa di Michelangelo Merisi da Caravaggio all’Istituto di Cultura: un vero richiamo per gli estimatori del maestro italiano.
Il direttore dei Musei Capitolini ha spiegato il percorso del dipinto dal Campidoglio, all’America e Canada.
“È l’inizio del tour in Nord America che prevede una sosta al Art Museum di Lousville in Kentucky e poi la partecipazione a una grande rassegna caravaggesca che verrà fatta dalla National Art Gallery of Canada ad Ottawa e poi al Kimbell Art Museum a Fort Worth in Texas”.
È una giornata di gaudio a Park Avenue, si sente nell’aria, sia per chi ospita la mostra che per chi si reca quasi in pellegrinaggio di fronte al dipinto che rappresenta “The Fortune Teller”.
“All’interno di questa collaborazione con i musei nord americani era doveroso e siamo stati molto lieti come Musei Capitolini di poterlo presentare prima nella sede istituzionale all’Istituto di Cultura” ha proseguito Guarino.
Il dipinto appartiene al Campidoglio che lo acquistò nel 1750 da Papa Benedetto XIV ed è alla seconda esposizione a New York dove era stato nel 1990 al Metropolitan.
“Non si può parlare di valore economico - sorride Guarino -, come valore artistico è un valore incommensurabile perché questo dipinto segna l’avvio di quella che sarà la grande corrente caravaggesca. Non a caso - ha sottolineato -, da questo momento in poi, dipingere una versione di una Buona Ventura sarà come una dichiarazione di appartenenza di tutti i pittori che dopo la morte di Caravaggio faranno parte di quello che viene chiamato il movimento caravaggesco internazionale”. Esistono due versioni de “La Buona Ventura”, entrambe del Caravaggio: la prima datata 1594 attualmente a New York e la seconda dell’anno successivo esposta al Louvre, anche se le date sono messe in discussione con un paio di differenza da nuove teorie.
Nel capolavoro del maestro, un rivoluzionario della pittura naturalista, è rappresentato un giovane ben curato e vestito che si sta facendo leggere il palmo di una mano da una zingara di cui si notano persino le unghie sporche.
Mentre il ragazzo guarda estasiato la gypsy, questa gli sfila beatamente l’anello dal dito, mentre con l’altra gli sorregge il polso. Secondo il suo biografo Giovanni Pietro Bellori, Caravaggio per dipingere il personaggio della zingara ne “La Buona Ventura” prese una giovane per strada come modella, per dimostrare che non era necessario copiare i lavori dei maestri dell’antichità.
Alla fine del Cinquecento, quando Michelangelo Merisi arrivò a Roma proveniente da Caravaggio nei pressi di Milano, venne considerato un pittore interessante da artisti e collezionisti, tra cui il marchese Vincente Giustiniani, amico del ricco cardinale Francesco Maria Del Monte che acquistò un’altra opera del Caravaggio e inizò a commissionargli lavori. Quelli realizzati dal 1592 al ’98 sono precisi nei contorni, con colori accesi e forme scultoree, come i Manieristi, ma con, in aggiunta, il tocco di coscienza morale e sociale. Nonostante le tante opere a sfondo religioso commissionategli durante la sua breve vita, Caravaggio ha vissuto un’esistenza sregolata da bohemian e selvaggia. Nel 1606 uccise un uomo in una lite e fuggì a Napoli dove, sfortunatamente si cacciò di nuovo nei guai e si rifiugiò a Malta dove fu arrestato nel 1608 e da dove evase per recarsi a Siracusa dove ha lasciato alcune monumentali tele. Furono gli ultimi lavori del Caravaggio che morì nel 1610 all’età di 39 anni su una spiaggia di Porto Ercole in Toscana.
Gli orari di visita sono: oggi, domani dalle 10 am alle 6 pm, sabato e domenica dalle 11 alle 6, l’ingresso alla galleria dell’Istituto è libero.


Nelle foto, dall'alto: Il dipinto, da sinistra Charles Venable, Riccardo Viale e Sergio Guarino, sotto Viale e alcuni volumi su Caravaggio.


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martedì 10 maggio 2011

Scoperti migliaia di conducenti di bus turistici e taxi con false patenti






di Riccardo Chioni



Sono allarmanti i numeri snocciolati dal governatore Andrew Cuomo in merito alla quantità di conducenti di bus turistici, del trasporto pubblico e taxisti denunciati perché in possesso di patenti di guida ottenute con la frode, adoperando nomi diversi, avute nonostante precedenti sospensioni.
Il governatore, in seguito al tragico incidente di un bus turistico di due mesi nel Bronx che aveva provocato la morte di 15 persone, aveva ordinato accertamenti a tutto campo mirati ad individuare i conducenti che hanno ottenuto illegalmente le patenti.
L’autista del bus che tornava da un casinò nel Connecticut diretto a New York, per la velocità sostenuta aveva perso il controllo del veicolo schiantatosi su un lato contro un palo della segnaletica stradale che aveva tranciato il mezzo in due pezzi all’altezza dei finestrini.
Anche lui aveva in tasca una patente che non avrebbe dovuto mai ottenere, avuta sotto un nome diverso.
Ora le agenzie preposte al controllo e rilascio delle patenti di guida per uso commerciale sono fornite di tecnologia per il riconoscimento facciale che confronta l’immagine sulla patente con altre eventualmente adoperate per richiederla sotto altro nome.
Il governatore ha riferito che tra i conducenti denunciati c’è di tutto un po’, anche un meccanico della Metropolitan Transit Authority che guida bus nei depositi, oltre ad altre 46 persone arrestate dopo una serie di ispezioni a sorpresa coordinate dalla polizia di New York, la U.S. Customs e le procure di Westchester, Rockland, Nassau e nei rioni di Queens, Bronx e Brooklyn.
“Molti di quelli arrestati - ha precisato il capo della polizia, Raymond Kelly - erano in possesso di multiple patenti per avere certi benefici, ma anche di peggio: per nascondere precedenti penali e anche crimini violenti”.
I conducenti che hanno frodato lo stato adoperando pseudonimi sono stati denunciati per falso in atto pubbico, molti hanno lunghe liste di contravvenzioni al traffico di cui non si erano mai preoccupati, su alcuni pendevano addirittura mandati di arresto e altri erano ricercati perché entrati illegalmente nel Paese. Nel totale dei 46 finiti in manette, figurano anche 19 conducenti di taxi cittadini.
Cuomo ha riferito che parecchi autisti avevano dichiarato indirizzi a New York City, ma in realtà avevano residenza altrove, anche nel Upstate o a Long Island.
Dopo l’incidente nel Bronx del 12 marzo scorso, Cuomo aveva disposto che il Department of Motor Vehicles e il Department of Transportation statali, in concerto con autorità di polizia locali iniziassero a scrutinare l’industria dei bus turistici nello stato di New York.

“Con l’uso di tecnologia per il riconoscimento facciale, i conducenti che hanno ottenuto multiple patenti sotto alias ora non hanno più luoghi dove nascondersi. Non possiamo tollerare - ha sottolineato il governatore - bus e conducenti pericolosi, o frodi per ottenere la patente”.
Il mese scorso, durante la prima fase dei controlli ordinati da Cuomo, le autorità di polizia avevano rimosso dalla strada 100 autobus e 100 autisti erano stati denunciati durante blocchi e ispezioni sulle strade dello stato.
Dal 17 marzo scorso a domenica scorsa - ha rivelato il Department of Transportation - la polizia ha effettuato 1.960 ispezioni che hanno portato ad elevare 197 contravvenzioni, a disporre il fuori uso di 143 bus e a rimuovere 173 conducenti.
I numeri dei falsi patentati è assurdo. Secondo il Department of Motor Vehicles che fino ad oggi ha rintracciato il preoccupante numero di 3.000 persone con in tasca multiple patenti ottenute col falso, mentre 600 sono già finiti dietro le sbarre.
L’ultimo incidente col morto si è verificato sabato sera quando il conducente di un bus turistico ha investito e trascinato un turista per alcuni metri sotto le ruote posteriori.
L’autista del bus, Steve Drappel di 57 anni residente a West Palm Beach in Florida, non se ne era accorto, era impegnato a tracannare dalla sua bottiglia di Vodka che gli agenti hanno trovato mezza vuota accanto al sedile.
Il poveretto investito nella zona dei teatri, angolo 47th Street e Ninth Avenue, un giovane di 29 anni in visita alla City da Filadelfia è spirato al Bellevue Hospital per le gravi ferite riportate.
L’autista, sottoposto all’esame etilico subito dopo l’incidente è risultato essere piuttosto alticcio con una percentuale di 0.14 di alcol e anche ad un secondo esame effettuato più tardi al distretto di polizia, il livello di alcol nel sangue era 0.8, il doppio del consentito.


Nelle foto: bus turistici, l'incidente del 12 marzo scorso nel Bronc e il gov. Andrew Cuomo.

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lunedì 9 maggio 2011

Imbarazzo per due intrusioni che hanno fatto scattare l'allarme terrorismo







di Riccardo Chioni



A poche ore dall’incidente del treno di pendolari finito contro una barriera di cemento alla stazione di Hoboken e dell’altro deragliato nel tunnel sotto l’East River nella mattinana di ieri, due intrusioni nei budelli sotterranei di Manhattan hanno fatto scattare l’allarme terrorismo e finito per mettere in imbarazzo le autorità per la scarsa sicurezza.
Il caso che ha destato più preoccupazione è stata la sortita del ventenne Reymundo Rodriguez che alla stazione del servizio treni Path per il New Jersey del World Trade Center si è infiltrato in un tunnel incamminandosi sotto l’Hudson indisturbato, emergendo dal buoi alla stazione di Jersey City, dicendo di avere piazzato una bomba sui binari.
Alla stazione dei treni Path al costruendo World Trade Center c’erano due agenti del Port Authority in servizio, ma Rodriguez è stato in grado di saltare dalla piattaforma pedonale sui binari e camminare indisturbato per tre chilometri nel tunnel verso il New Jersey.
Lo ha notato nella penombra dei budelli sotterranei un operaio che stava lavorando verso le tre della notte, il quale ha allertato le forze dell’ordine che all’arrivo si sono sentite dire da Rodriguez “ho giusto piazzato una bomba sui binari”, facendo scattare l’allarme.
Il tunnel è stato immediatamente bloccato al traffico dei convogli, mentre la squadra Joint Terrorism Task Force accompagnata da unità cinofile ha iniziato a perlustrare i tunnel sotterranei.
All’operario che gli aveva chiesto come fosse arrivato nel New Jersey, Rodriguez aveva risposto “il treno non arrivava mai, così ho deciso di fare il percorso a piedi”.
L’agenzia bi-statale Port Authority di New York e New Jersey aveva ricevuto 48.3 milioni di dollari sottoforma di grant dal governo federale due anni fa per incrementare la sicurezza dei treni Path, somma che è andata ad aggiungersi ai 4 miliardi già spesi in misure di sicurezza per la rete del trasporto su rotaia dal dopo 11 settembre 2011.
L’intruso è stato denunciato per violazione di proprietà e condotto in ospedale per un esame psichiatrico.
Un’ora e mezzo più tardi, a Manhattan gli agenti della polizia di New York facevano scattare le manette a 4 ventenni dichiaratisi “urban explorers” che s’erano calati in un tunnel della costruenda Second Avenue Subway con torce stile Roma imperiale per illuminare il cantiere dove avevano intenzione di festeggiare con un party riprendendo le immagini.
Il chairman della Metropolitan Authority, Jay Walder si è precipitato a riferire che il tunnel “invaso” attualmente non è collegato con gli altri del sistema di metropolitana e che è limitato al progetto della nuova linea della subway in costruzione nella East Side di Manhattan. Eric Ruggiero di 25 anni residente a Manhattan, Jacob Bloom di 21 di Glen Cove a Long Island, Braiden O’Sullivan di 21 del Connecticut e William West di 27 del Massachusetts sono stati denunciati per violazione di proprietà, dopo che un residente di Harlem li aveva scorti mentre si calavano nel tunnel all’altezza di 112th Street.
Ad una settimana di distanza dalle rivelazioni del governo di Washington circa la scoperta di un complotto per sferrare attacchi terrosistici al sistema di trasporto ferroviario sul territorio statunitense, sono in molti oggi a chiedersi se ci sia veramente da fidarsi delle assicurazioni degli organi di polizia e della municipalità newyorkese sulla sicurezza del sistema di trasporto pubblico metropolitano.
Il sindaco Michael Bloomberg stamani in conferenza stampa a City Hall, prima ancoira che iniziasse la raffica di domande sul tema del giorno, la prima cosa che ha detto è stata “io viaggio in subway tutti i giorni e mi sento al sicuro”, prima di passare a a parlare di altro.


Nelle foto, dall'alto: il piazzale antistante la stazione Path al WTC, una stazione del New Jersey e un tunnel della subway di New York.


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Scholarship da 20 mila $ dell'Ice assegnati a due aspiranti chef americani







di Riccardo Chioni




Due studenti, uno del Mississippi e l’altra del New Jersey, entrambi allievi della Italian Culinary Academy, hanno ricevuto ognuno una borsa di studio di 20 mila dollari messa a disposizione dall’Italian Trade Commission per il prosieguo degli studi a Parma attraverso una immersione di italianità in cucina della durata di 28 settimane.
Cameron Bryant originario del Mississippi e Terri Mouzon del New Jersey - visibilmente emozionati - hanno ricevuto ciascuno gli attestati e la borsa di studio di 20 mila dollari istituita dall’Ice presso la sede della Italian Culinary Academy a Manhattan durante una cena preparata dagli studenti della scuola con prodotti genuini italiani.
Erano presenti il direttore dell’Ice Aniello Musella, il console Laura Aghilarre e il dean dell’Academy, chef Cesare Casella.
Cameron Bryant ha trovato ispirazione in salumeria, attratto dai genuini prodotti italiani, ha deciso di iniziare a farsi una formazione culinaria orientata alla cucina italiana presso l’Academy.
La giovane aspirante chef dello Stato Giardino, Terri Mouzon, amante della cucina italiana da sempre, è stata invece stimolata dai programmi televisivi resi appetibili da titolati cuochi italiani.
Entrambi hanno idea di aprire in futuro un proprio ristorante, dopo aver ottenuto il diploma della Academy di Manhattan e la frequentazione del corso a loro riservato a Parma dove faranno un’immersione di cucina naturalente, ma anche di geografia e cultura imparando peraltro i diversi stili di cucina regionale.
“Sicuramente - ha spiegato Casella -, quando gli studenti avranno terminato il corso in Italia avranno acquisito una conoscenza non indifferente durante il percorso di 28settimane. Torneranno con un bagaglio di conoscenze incredibile. Si tratta di un programma diviso in tre fasi - ha proseguito il dean - con dieci settimane a New York dove viene loro insegnata la lingua italiana, storia, geografia, termini corretti e prodotti, cui seguiranno nove settimane a Parma per un’intensa formazione totale con insegnanti che rappresentano le venti regioni italiane, i quali illustreranno i prodotti di qualità del territorio nazionale. Alla fine, sceglieranno una regione dove fare una ulteriore esperienza. È un impegno a tempo pieno per gli studenti al fine di acquisire la più completa conoscenza di ingredienti autentici e mettere in pratica ciò che hanno imparato”.
Il console Aghilarre ha portato il saluto del Console Generale, auspicando un avvenire di successo per gli studenti che si recheranno in Italia con la borsa di studio e che hanno scelto di orientare la loro conoscenza verso il cibo italiano.
“Il programma di scholarship istituito dall’Italian Trade Commission mira a produrre un impatto nello sviluppo di chef di talento. Ci auguriamo - ha detto Musella - di educare i futuri chef sui diversi stili regionali che caratterizzano la cucina italiana nel suo complesso, ma anche per incoraggiare gli stessi all’utilizzo degli autentici prodotti italiani che andranno a conoscere attraverso la loro formazione professionale sia qui che in Italia”. Gli allievi chef sono iscirtti al corso 2010 della Italian Culinary Experience messo a punto dallo chef toscano Cesare Casella, dean del Italian Studies presso l’International Culinary Center.
A Parma - ha detto Casella - troveranno un centro all’avanguardia situato a Parma ed avranno come istruttori il top degli chef italiani, prima di trasferirsi ognuno in un ristorante italiano per un’esperienza diretta, prima del test finale che li condurrà alla “graduation”.
L’Italian Culinary Academy fondata nel 2007 da Casella addestra in tempi relativamente brevi, oltre agli chef del futuro, anche coloro che nutrono una seria passione per la cucina italiana attraverso corsi educativi per comprendere il successo della dieta mediterranea, i suoi prodotti e ingredienti originali, troppo spesso imitati in quel fenomeno conosciuto come “italian sounding” che vede negli scaffali dei supermercati tutta una serie di prodotti con nomi italiani, ma con provenienza e composizione pressoché sconosciuta, con un danno enorme per l’economia italiana e la beffa per coloro che li acquistano pensando di portare l’Italia a tavola.


Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Musella, Mouzon, Bryant, Aghilarre, Casella e sotto Aniello Musella.


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domenica 8 maggio 2011

Treno pendolare in New Jersey contro barriera di cemento: 34 feriti







di Riccardo Chioni



Niente di ufficiale, ma secondo alcune indiscrezioni, il convoglio del servizio Path che oggi è andato a finire la sua corsa contro un blocco di cemento coi respingenti, provocando il ferimento di 34 passeggeri, avrebbe imboccato l’ingresso del terminal Eerie Lackwanna a velocità sostenuta.
Stamani verso le otto e mezza per molti passeggeri di un treno Path proveniente da New York la Festa della mamma è iniziata nella maniera sbagliata, anche se per fortuna nessuno dei feriti ha riportato serie conseguenze.
La maggior parte dei passeggeri feriti sono stati medicati inizialmente sotto una tenda allestita nel piazzale antistante la stazione dai primi soccorritori che li hanno poi fatti trasportare in ambulanza in tre ospedali dell’area.
Una buona parte è stata dimessa nel pomeriggio, alcuni con ingessature per fratture agli arti superiori e costole, altri per lacerazioni, ma nessuno dei ricoverati è considerato in pericolo di vita.
Ufficialmente, l’inchiesta appena avviata è condotta dalla polizia del Port Authority di New York e New Jersey in collaborazione con gli investigatori del National Transportation Safety Board, non ha dato ancora risultati.
Ma secondo voci di polizia di Hoboken, ad un primo esame sembra che l’incidente sia da attrinuire ad un guasto meccanico, anche se la notizia non è stata confermata o smentita dagli investigatori. Il convoglio a quell’ora mattutina di punta, in qualsiasi giorno feriale sarebbe stato stipato di passeggeri che si recano o tornano dal lavoro di qua e di là dall’Hudson e le conseguenza sarrebero state presumibilmente più serie. Ai commuter del fine settimana, nella ricorrenza della Festa della Mamma si sono aggiunti i passeggeri per caso, quelli che portavano la mamma al brunch fuori, o andavano a trovarla nel New Jersey e viceversa, per i quali la festa è iniziata con l’incubo.
Il treno era partito da New York e aveva precorso il tragitto con andatura normale hanno riferito alcuni passeggeri, mentre altri che sonnicchiavano sono invece sobbalzati sui sedili dall’urto senza accorgersi di nulla.
I testimoni hanno riferito che la gente era scossa, ma che nessuno ha dato in escandescenza, sembrava - a detta di alcuni - una sorta di caos sotto controllo, ancor prima che giungessero i primi soccorritori.
Tom Gordon si trovava sulla carrozza di testa assieme ad altre quindici persone e ricorda solo di essere improvvisamente saltato sul sedile. “All’inizio non riuscivo a capire cosa fosse successo” ha raccontato Gordon che stava rientrando a casa a Jersey City al termine del turno di notte come guardia di sicurezza in un edificio di Manhattan. È stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso del Hoboken University Medical Center per contusioni ad un braccio, dimesso nel pomeriggio di ieri con il braccio fasciato, portato in auto a casa dalla moglie.
Lo storico terminal di Eerie Lackawanna era affollato come sempre e quando il convoglio proveniente da Manhattan ha fatto ingresso, la gente ha guardato la scena chiedendosi se non avesse un’andatura sostenuta per frenare in tempo, prima di schiantarsi contro la barriera coi respingenti al termine del binario morto.
Il sindaco di Hoboken Dawn Zimmer si è complimentato con gli operatori dell’emergenza che hanno risposto alla chiamata anche da distretti del vicinato.
In molti hanno riferito che la gente era più preoccupata di come assistere gli accidentati, piuttosto che cercare di darsela a gambe.
Allison Portney, residente nella contea di Rockland nello stato di New York, stata arrivando all’ingresso del terminal per tornare a casa dal New Jersey quando - ha raccontato - ha visto iniziare ad uscire molta gente e di aver sentito le sirene spiegate dei mezzi di soccorso in arrivo.
Ha precisato che molti passeggeri anche feriti sono usciti con le proprie gambe, visibilmente in stato confusionale.
L’ultima vittima i soccorritori l’hanno portata via in barella verso le 11,30, ma il traffico ferroviario nel pomeriggio non era ancora stato ristabilito, almeno sul binario Nr. 2 dell’incidente.
Il sindaco Zimmer ha assicurato tuttavia che il servizio tornerà alla normalità entro l’ora di punta didomani, sottolineando che è possibile trovare l’aggiornamento in tempo reale sui siti della città e del Port Authority (www.hobokennj.org o www.panynj.gov).

In alto il sindaco Dawn Zimmer in conferenza stampa e immagini della scena.


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Serata di premiazioni per la festa del Italian American Museum








di Riccardo Chioni



Continuano i festeggiamenti nella ricorrenza del 150.mo anniversario dell‘Unità d’Italia nella Big Apple da parte del Italian American Museum che venerdì, presso il Jolly Madison Hotel Towers, ha assegnato tre riconoscimenti durante una cena preparata dallo chef Giovanni Sias del ristorante Windows on the Hudson.
Il presidente del Italian American Museum, Joseph Scelsa ha spiegato il significato della serata al Jolly assieme ad un centinaio di persone e all’artista Arturo Di Modica.
“Oggi vogliamo onorare tre persone eccellenti: il console generale Francesco Talò che è stato di grande aiuto nella promozione della cultura negli Stati Uniti, al Museo e al restauro della Madonna di Pietranico che attualmente si trova in mostra a New York. Oltre a Talò - ha aggiunto Scelsa - abbiamo voluto dare un riconoscimento a Laura Soave chief executive officer di Fiat Nord America per l’incredibile talento e i grandi risultati ottenuti alla sua giovane età nel portare il glorioso marchio negli Usa. Infine, il terzo premio è andato a Gina Biancardi-Rammairone, mia studentessa nel 1984 e fondatrice di Casa Belvedere, il Cultural Center di Staten Island dove si conta una moltitudine di americani di origine italiana”.
La crisi economica che attanaglia il Paese non ha certo reso facile l’opera di Joe Scelsa nella raccolta di fondi per il prosieguo dei lavori al Museo che ha trovato casa nel cuore della storica Little Italy.
“È uno sforzo immane in questi ultimi anni a causa dell’economia stagnante. Sfortunatamente - ha precisato Scelsa - al momento soltanto il grant federale è certo, ma gli altri che erano già previsti, sia da parte della City che dello Stato sono stati messi in parcheggio, per cui cerchiamo di sopravvivere giorno dopo giorno con quello che abbiamo”.
Il Museo italoamericano tuttavia cerca di portare avanti il progetto di espansione dei locali e - si augura il presidente - entro la fine dell’anno corrente dovrebbe essere raddoppiato lo spazio espositivo.
“Come museo non abbiamo il sostegno di grandi istituzioni e non posso negare le difficoltà di crescere questo baby” ha sostenuto Scelsa. La collettività ha già fatto la sua buona parte nel contribuire all’apertura del Museo, al restauro della Madonna di Pietranico e al presidente non resta che sperare che presto si chiuda questa fase di recessione per iniziare a vedere di nuovo i tanto attesi contributi per un più vasto ampliamento.
“La comunità ci ha aiutato, ma in questi tempi duri per il portafogli, è comprensibile che la gente sia costretta a fare i conti pensando prima alla propria famiglia, all’istruzione di figli, a dare loro da mangiare e da vestire. Questa è la priorità di ognuno al momento, ma credo che la realtà della nostra sopravvivenza sia testimone del traguardo che vogliamo raggiungere. Attualmente abbiamo circa 500 membri contributori e 10 mila non paganti”.
Scelsa tuttavia è convinto che il Mueso riuscirà a portare avanti il progetto, sperando in tempi migliori e più favorevoli in un futuro molto prossimo.
Al termine della serata l’artista Arturo Di Modica ha consegnato a Laura Soave e a Gina Biancardi un’opera ciascuno in bronzo riproducente il celebre Toro di Wall Street da lui realizzato.


Nelle foto, in alto: Joseph Scelsa e Gina Biancardi, sotto Laura Soave e Arturo Di Modica.


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