lunedì 27 giugno 2011

Il governatore Andrew Cuomo in trionfo alla 42.ma parata gay






di Riccardo Chioni




Il protagonista della 42.ma edizione della parata gay è stato senza dubbio il governatore Andrew Cuomo.
Il suo nome è riecheggiato nel canyon della Quinta Avenue dall’inizio della sfilata a 36th Street, giù fino a Christopher Street, a quella che è la pietra miliare dei movimenti gay, conosciuta come Stonewall Inn, il bar dove il 28 giugno del 1969 la comunità si ribellò alla prepotenza delle autorità.
L’anno successivo alcune centinaia di gay e sostenitori marciarono lungo le strade del Greenwich Village in segno di protesta e per commemorare la rivolta ed è comunemente considerata la prima gay parade al mondo.
Quella di New York è la parata gay più antica e grande al mondo, ma ieri, a due giorni dalla firma della storica legge statale che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso, si è aggiudicata anche il Guiness per numero di partecipanti che erano nell’ordine di oltre un milione e altrettanti, forse di più assiepati dietro le transenne a vedere l’esuberante espressione newyorkese dell’orgoglio gay.
Quest’anno tra la folla di festosi partecipanti non si parlava solo di bizzarri costumi, di carri allegorici, di musica, si parlava di piani per i prossimi matrimoni e l’entusiasmo era palpabile: qualcuno lo celebrerà a Central Park, altri andranno addirittura alle Cascate del Niagara.
I cartelli che centinaia di migliaia di persone sollevano sono di ringraziamento e riconoscimento per la promessa mantenuta, si legge “Thank You, Gov, Cuomo” e “Promise Kept”, in altre parole è il “Cuomo Day” proclamato da milioni di persone alla parata. Accompagnato dalla sua girfriend Sandra Lee, celebrità del Food Network, prima di affiancarsi al sindaco Michael Bloomberg e alla presidente del consiglio comunale Christine Quinn apertamente gay, il governatore ai giornalisti ha detto “New York ha inviato un messaggio alla nazione. È tempo di equità matrimoniale”.
L’avvio alla sfilata non poteva essere pensato più appropriatamente per l’occasione: sulle note della marcia nuziale il biscione di gente lentamente ha percorso il tragitto tra due ali di spettatori entusiasti che agitavano la bandiera con i colori dell’arcobaleno.
“È meraviglioso - ha commentato Christine Quinn -, la gente balla, salta, non riesce a contenere la gioia, anche il pubblico partecipa alla festa, tutti hanno un sorriso, è incredibile”.
Dietro le transenne anche due ragazzi italiani venuti da Genova che dopo aver preso parte alla festa di Roma non sono voluti mancare all’appuntamento newyorkese dell’orgoglio gay mostrando lo stendardo dell’associazione Arcigay.
Ad aprire la sfilata sono stati i centauri su due ruote, come vuole la tradizione, che riempiono la Quinta col rombo delle grosse moto, a centinaia, uomini e donne, alcune delle quali hanno preferito però la più femminile Vespa di colore rosa.
Tra il milione di partecipanti alla parata c’erano persone di ogni età, da studenti ai genitori, i nonni, i veterani delle guerre: una piccola riunione Onu dove erano rappresentati molti paesi del mondo che vivono nella Big Apple.
Vestite da sposa, Hannah Thielmann e Christine Careaga, entrambe di venti anni, studentessa la prima alla Fordham University, hanno raccontato di avere ricevuto le telefonate delle rispettive mamme in lacrime venerdì sera quando hanno saputo che il senato aveva approvato la legge sui matrimoni gay.
Hanno sfilato anche il senatore statale democratico Tom Duane che rappresenta Manhattan, apertamente gay e il senatore Charles Schumer. Il senatore Duane ha detto di non avere ancora deciso per il matrimonio, ma che con l’opportunità data dovrà presto fissare una data.
Quest’anno grand marshal erano il sex columnist Dan Savage e suo marito, Terry Miller sposato in Canada, il rev. Pat Bumgardner della Metropolitan Community Church di New York e proponente di diritti gay.
La storica legge che prevede i matrimoni gay firmata da Cuomo entrerà in vigore il prossimo 24 luglio e City Hall si prepara ad affrontare un numero straordinario di persone dello stesso sesso che desiderano unirsi, in particolare nelle prime settimane, con un numero imprecisato di giudici resisi disponibili per celebrare i matrimoni.


Nella seconda foto dall'alto, da sinistra: il sindaco Michael Bloomberg, la presidente del consiglio comunale Christine Quinn, il governatore Andrew Cuomo e la girlfriend Sandra lee.


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sabato 25 giugno 2011

Una piscina galleggiante nell'East River come a Parigi nella Senna






di Riccardo Chioni

Non sarebbe la prima e non sarà neanche l’ultima, anche se qualche newyorkese solleva gli occhi al clielo soltando immaginando di fare il bagno nelle acque di una piscina galleggiante piazzata lungo l’East River a Brooklyn.
L’idea di realizzare una piscina galleggiante del costo di oltre una decina di milioni di dollari è venuta a tre visionari che hanno immaginato di ancorare una piscina a forma di croce regolare di fronte alla costa di Brooklyn, con lo spettacolare skyline della East Side di Manhattan quasi a portata di mano.
Dong-Ping Wong è uno dei tre ideatori dietro la proposta della piscina ed è convinto che il problema cruciale da superare, alla fine è più psicologico che tecnico.
Chiaramente - sostiene Wong - dovrà l’acqua della piscina dovrà essere pulita, inodore e invitante anche da invogliare i più scettici a bagnarsi.
La proposta di una piscina galleggiante era apparsa tempo fa su un sito internet, noto per iniziative artistiche e culturali in genere e di ogni genere, creando peraltro un vespaio di confronti accesi di cittadini newyorkesi inorriditi all’idea, ma anche di entusiasti del progetto piuttosto unico per tecnica e posizione strategica.
Il progetto, conosciuto come +Pool, la settimana scorsa aveva iniziato in sordina una campagna di raccolta contributi su sito Kickstarter, noto in seno alla collettività di filantropi piccoli e grandi, organizzazioni artistiche e quant’altro che desiderano venire incontro ad artisti, registi, inventori e progetti che presumibilmente non attraggono l’attenzione di generosi finanziatori orientati più verso tradizionali fruitori.
Entusiastica l’accoglienza al fund raising per +Pool: in appena sei giorni sono stati raccolti oltre 25 mila dollari che Wong e i suoi partner si erano prefissi, con la partecipazione di più di 300 contributori la cui donazione per la maggiore corrisponde ad un centinaio di dollari.
Ma c’è stato anche chi ha trovato brillante l’idea della piscina galleggiante, come Xi Huang ricercatore scientifico che risiede a Brooklyn, il quale ha detto di avere letto dell’idea del progetto della piscina galleggiante su un giornale in lingua e di avere deciso di partecipare con 2.500 dollari.
È il maggiore contribuente ed ha precisato di avere guardato al futuro della sua famiglia. “Un giorno - ha sottolineato Xi - spero di poter dire ai miei figli: guardate la piscina alla cui realizzazione ha contribuito anche vostro padre”.
I contributi raccolti - ha riferito Wong - saranno utilizzati per realizzare un modello in scala del progetto in modo da renderlo il più possibile reale rispetto all’area di impatto visivo.
Per mettere in pratica l’idea, Wong e gli altri due partner dovranno anzitutto risolvere il problema del filtraggio dell’acqua dell’East River, tanto da renderlo invitante ai bagnanti newyorkesi.
Alla proposta della piscina, oltre a Wong, architetto di 31 anni d’età presso lo studio Family New York, hanno lavorato i designer dello studio PlayLab Archie Lee Coates e Jeffrey Franklin, entrambi di 27 anni.
Secondo gli ideatori la migliore visione del progetto è offerta immaginando mura di contenimento della piscina formati da filtri come quelli domestici Brita, ma estesi in maniera esponenziale, in modo da catturare impurità e batteri di ogni genere, detriti e scarichi oleosi che le acque dell’East River trascinano quotidianamante dal mare all’Upstate e viceversa.
La settimana di contributi passati attraverso Kickstarter ha dato così il via alla realizzazione pratica su scala del progetto della +Pool, la cui messa in pratica richiederà più sostanziali contributi per un preventivo di spesa che varia da 10 a 15 milioni di dollari.
Intanto sono già iniziati incontri informali tra gli ideatori e i rappresentanti della municipalità responsabili del dipartimento dei parchi, segno che per Wong e compagnia l’idea è passata allo stadio successivo di fattibilità, i soldi - sono certi - arriveranno.
Per questo guardano a due diversi modelli di successo nella City: una nonprofit tradizionale come Friends of the High Line, oppure una partnership pubblico-privata che fruirà della presenza del pubblico in piscina, potendo anche essere affittata in talune occasioni per lo svolgimento di eventi privati.
Non mancano di certo i precedenti alla +Pool. Famosa la Piscine Josephine Baker realizzata su chiatte situata lungo la Senna che utilizza sistemi di filtraggio simili a quelli previsti nel progetto newyorkese e, qui in casa, in località Beacon è funzionante una piscina lungo l’Hudson.
New York ha già avuto la sua piscina a sette corsie galleggiante piazzata però su una chiatta, realizzata nel 2007, donata alla municipalità l’anno successivo e attualmente operante nel Bronx sotto la gestione del dipartimento dei parchi.

mercoledì 22 giugno 2011

L'isola creata dall'Ice muove a Madison Avenue con "Shop Italy NYC"









di Riccardo Chioni



Anche se il calendario tradizionale non lo contempla ancora, il mese di “Shop Italy NYC” creato dall’Ice, si è imposto all’attenzione dei newyorkesi attirati da un’innovativa iniziativa in corso a Manhattan dedicata al consumo, con una nota in più: shopping italian style.
Partita dal frizzante Meatpacking District, la promozione iniziata il 15 scorso che proseguirà fino al 7 luglio, ha raccolto un immediato successo di pubblico intenzionato a fare shopping italian style.
Una volta arrivati sotto la tenda Vip Hospitality piazzata in ognuna delle tre prestigiose aree commerciali di Manhattan: Meatpacking District, Madison Avenue e SoHo, si è già con piede in Italia.
Accolti, come vuole la tradizione, con il tradizionale aperitivo accompagnato da stuzzichini, mentre si viene coccolati da un gruppo di hostess che spiegano “Shop Italy NYC” agli entusiasti dello shopping, prima di consegnare la Vip Shopper Card che dà diritto a sconti ed a partecipare ad eventi allestiti da grandi firme e ristoranti situati nelle tre invitanti isole italiane create dall’Ice a Manhattan.
Il direttore esecutivo in Usa dell’Istituto per il Commercio Estero Aniello Musella ha voluto tastare personalmente il polso degli esercenti e ristoratori: 52 in tutto quelli partecipano alla promozione “Shop Italy NYC”.
Il tour si svolge per le vie trafficate del Meatpacking District, gloriosamente incorniciato dal parco sopraelevato High Line.
Al ristorante Macelleria a Gansevoort Street si entra tra due ali di clienti seduti ai tavoli all’aperto in una splendida giornata di inizio estate. Emilio Bagnoli spiega a Musella di avere aderito volentieri all’iniziativa dell’Ice e di avere preparato gradite sorprese per i clienti muniti della Vip Shopper Card.
E poco distante, verso ovest di Gansevoort, anche i manager del ristorante Villa Pacri assicurano di praticare sconti ai clienti con la carta dell’Ice.
Alla nuova, sofisticata e minimalista boutique Krizia all’ombra di High Line a West 14th Street, si respira aria di festa con le bollicine. Il manager Patrick Field annuncia a Musella che è in allestimento un party da favola che farà da cornice a “Shop Italy NYC”: trasformerà - ha spiegato - il lussuoso negozio in una vera e propria disco dove ha già dato appuntamento ad una schiera di modelle e celebrità.
Il tour degli allori di Musella prosegue da Massimo Bizzocchi, sul lato opposto di Krizia a West 14th Street, dove Daniel Raymount ha sfoderato la sua stagionata professionalità nel mondo della moda spiegando le novità da indossare e le produzioni di sartoria Made in Italy e Made in Brooklyn.
Immersi nei brillanti colori di cravatte, abiti e maglie firmate Bizzocchi, Raymount mostra i simboli di “Shop Italy NYC” piazzati nella sua boutique, per ricordare a chi fa shopping che sarà applicato uno sconto. La prima puntata di "Shop Italy NYC” al Meatpacking ha riscosso molto interesse. Le showroom ed i ristoranti italiani hanno contribuito in maniera determinante al successo della promozione dell'Ice.
Musella al termine commenta con siddisfazione: l’iniziativa ha chiuso la prima fase col botto.
“Nei giorni 15 e 16 giugno molti consumatori americani hanno visitato la VIP tent a Gansevoort Square e con la VIP card hanno avuto la possibilità di avere sconti presso i negozi ed i ristoranti italiani che hanno partecipato alla promozione. I parties presso i negozi - ha osservato Nusella - hanno attirato l'interesse dei clienti che, tra un bicchiere di prosecco ed uno spuntino, hanno dato il loro contributo alle vendite. La prima settimana si è conclusa, ne rimangono altre tre. La prossima, sempre nei giorni di mercoledi e giovedi, dalle 5 alle 8 di sera sarà la volta di Madison Avenue. Invito tutti a visitare il sito fashionitalianstyle per ogni informazione utile sulla promozione shop Italy NYC" ha concluso il direttore dell’Ice.
La prima tappa conclusasi gloriosamente al Meatpacking District ha dato vita alla seconda fase del progetto “Shop Italy NYC” che si trasferisce da oggi a Madison Avenue dove proseguirà domani, il 29 e 30. La tenda Vip Hospitality dell’Ice si trova tra 63rd e 64th Street lungo Madison Avenue dove si può ritirare la Vip Shopper Card e partecipare al sorteggio per un viaggio per due a Milano con Alitalia.
Nei giorni di mercoledì e giovedì dalle 5 alle 8 serali di ciascuna settimana coloro che si recano a fare shopping in uno dei 52 partecipanti tra negozi e ristoranti, potranno fruire di sconti e prendere parte a iniziative individuali di ciascun esercente.


Nelle foto, dall'alto: il bar sotto la tenda, ospiti consultano la piantina del Meatpacking District con i negozi e ristoranti, la Vip Card, Musella da Bizzocchi con Daniel Raymont e da Krizia con Patrick Fields, una hostess Alitalia in sella alla Vespa.


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domenica 19 giugno 2011

Alla first mom Matilda Cuomo l'onorificenza di Grande Ufficiale, la figlia Margaret insignita Commendatore








di Riccardo Chioni



Riunione di famiglia di casa Cuomo al Consolato Generale di Park Avenue per la consegna di onorificenze conferite dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Matilda Raffa Cuomo e alla figlia Margaret per il loro impegno nella promozione e diffusione della lingua italiana negli Stati Uniti.
Una cerimonia intima a cui ha partecipato l’ex governatore Mario Cuomo, Howard Maier marito di Margaret Cuomo, il dirigente scolastico Antonio Benetti e Ornella Talò, consorte del Console Generale.
A Matilda Raffa Cuomo il console generale Francesco Talò ha consegnato le insegne e l’attestato firmato da Napolitano e dal ministro degli Esteri Frattini nel conferirle l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.
Quando Matilda Cuomo era first lady dello Stato di New York, assieme al governatore aveva avviato un programma chiamato Due Case, Una Tradizione che “secondo me - sostiene - da solo spiegava tutto e quando i media chiedevano a Mario perché aveva scelto proprio l’Italia con centinaia di altri paesi sul globo, il governatore spiegava perché è il Paese da cui provenivano i genitori suoi e della consorte: qualcuno deve pur iniziare a trasmettere le tradizioni aggiungeva Mario”.
Due Case, Una Tradizione ha instaurato un ponte con l’Italia attraverso il programma Mentoring Usa. Nel corso dei decenni anni Matilda Cuomo ha traghettato il progetto Mentoring oltreoceano in numerosi paesi e ultimo ad aggiungersi alla lista è stata la Corea del Sud.
Un altro campo di diffusione della lingua italiana che ha visto protagonista Matilda Cuomo è il reintegro del programma AP nei college americani.
“Abbiamo fatto di tutto per la causa. Io e Mario - ha raccontato - siamo anche andati a parlare col presidente Napolitano a Roma. È veramente simbolico della nostra cultura: era imperativo ripristinare l’insegmanento della lingua italiana. Altrimenti i ragazzi non potranno mai apprezzare completamente questa cultura. A chi non piace tutto ciò che è italiano? La gente, la lingua, il territorio, l’arte e chi va in Italia vuole tornare”.
Definisce “un tantino ancora surreale” il suo nuovo ruolo di first mom Matilda Cuomo, mamma dell’attuale governatore Andrew, chiedendo conferma alla figlia.
“Ci sembra ancora un pochino surreale. Andrew sta lavorando veramente sodo e ogni sera preghiamo tutti per lui. Ha quel tipo di esperienza che gli viene dal role model che è suo padre”.
Intrattenendosi con i giornalisti l’ex governatore Mario Cuomo assicura che il figlio Andrew ha fatto buona esperienza con la gavetta durante i suoi 12 anni di mandati.
“Anch’io - ha spiegato Cuomo - ho fatto i miei errori durante il mio governo, Andrew ha fatto esperienza e ha imparato a non farne. Ha la stoffa del governatore”.
Margaret Cuomo riflette sul prezioso ruolo che ha avuto la famiglia durante la sua crescita e quanto ha apprezzato da adulta l’incisiva guida alla vita ricevuta assieme al resto dei figli.
“Non l’ho realizzato totalmente fino a quando io stessa sono diventata mamma. Essere cresciuta da papà Mario e mamma Matilda è stata un’opportunità essenziale di apprendimento, perché hanno insegnato dando l’esempio ai cinque figli, come servire gli altri. E questo è sempre stato il messaggio molto importante che ha condotto noi figli nella crescita per prepararci a distinguerci a scuola e personalmente. Ci hanno sempre inspirato con il loro senso di integrità e devozione nel servire altri. Per lungo tempo - ha raccontato Margaret - avevo creduto che tutti i ragazzi fossero cresciuti in famiglia allo stesso modo nostro, ma quando sono cresciuta e sono diventata madre ho capito che quanto appreso in seno alla nostra era qualcosa di speciale”. A Margaret Cuomo Talò ha consegnato l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella della Repubblica Italiana.
La neo insignita Margaret ha detto di considerarsi onorata nel ricevere il riconoscimento conferitole dal capo dello Stato, dopo anni dedicati alla promozione della lingua italiana sul territorio americano, anche attraverso l’organizzazione Concordia Language Village che si appresta ad avviare i corsi estivi.
“È un onore. Sono impegnata da lungo tempo nella promozione dell’insegnamento della lingua e considero molto generosa questa onorificenza da parte dell’Italia”.

sabato 18 giugno 2011

"Freaky Friday Party" col morto e 8 feriti in una sparatoria a Brooklyn durata 5 minuti











di Riccardo Chioni





Un giovane padre di venti anni oggi non sarà a casa a celebrare la sua festa col figlioletto di un anno.
Sabato notte è stato freddato con un proiettile nel rione di East New York a Brooklyn durante una sparatoria che si è protratta per 5 minuti, in una scena reale degna dei film western, con lui vittima innocente al posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Gli investigatori hanno condotto al 75th Precint di Brooklyn 3 giovani di 20, 21 e 28 anni d’età, come la maggior parte dei partecipanti al drammatico party, per essere sottoposti ad interrogatorio che tuttavia non ha ancora condotto ad alcun arresto.
Nella sparatoria - pare - scaturita da una ruggine tra due partecipanti al party, oltre al ventenne morto, sono rimaste ferite altre 8 persone in età tra 17 e 33 anni: 5 ricoverate in condizioni non gravi, altre 3 dimesse dopo le cure.
Quando gli agenti sono giunti alla brownstone bifamiliare al 325 Wyona Street, letteralmente riecheggiavano ancora gli spari, proseguiti per 5 minuti dalle 3,15 alle 3,20 della notte, con la gente in cerca di riparo dai proiettili che piovevano dappertutto.
Di fronte agli occhi degli agenti si stava consumando una scena che alcuni hanno detto di non aver mai vissuto con persone a terra in pozze di sangue, una senza più segni di vita e otto feriti bersaglio della follia che ha preceduto il Father’s Day.
Al primo piano dell’abitazione era in svolgimento l’affollata festa propriamente pubblicizzata su Facebook e attraverso volantini come “Freaky Friday Party”, ammissione 5 dollari.
Secondo alcune testimonianze, due uomini che avevano una vecchia ruggine personale avrebbero iniziato a scazzottarsi finendo a terra, prima di estrarre entrambi le pistole e iniziare a premere il grilletto all’impazzata.
Secondo alcuni, uno dei due litiganti che ha fatto fuoco si trovava nel giardino sul retro della brownstone, mentre la gente cercava di sfuggire ai proiettili riversandosi in strada, dove alcuni dei feriti sono stati trovati sull’asfalto e sul marciapiedi.
Un giovane, dopo avere reso la testimonianza ai detective sui fatti visti al Precint, all’uscita ha raccontato che l’uomo in giardino ha estratto l’arma e ha iniziato a sparare mirando alla gente, all’impazzata, tra le urla di terrore della gente che fuggiva e di dolore di chi era rimasto ferito.
Molti si sono arrampicati e hanno scavalcato la recinzione per sfiggure al fuoco, sia sul fronte che sul retro dell’abitazione, mentre il giovane padre di venti anni era immobile al suolo ricoperto di sangue sul torace nudo, dichiarato morto al suo arrivo al Brookdale Hospital.
Era capitato al “Freaky Friday Party” dopo aver trascorso la serata con la sua compagna e prima di rincasare aveva fatto sosta ad una pizzeria, decidendo di passare da lì per fare un salto alla festa.
Un coetaneo della vittima ha riferito agli investigatori che il suo amico non aveva nulla a che vedere con il diverbio, che era capitato lì per caso, giusto per un saluto, freddato mentre cercava come gli altri di mettersi in salvo. “Non faceva parte del giro di persone al party” ha sottolineato il testimone oculare.
Il “Freaky Friday” sui volantini e flayer distribuiti veniva presentato dagli organizzatori con le immagini di due donne che mostrano le rotondità in bikini, promettendo una festa lunga tutta la notte, a soli 5 dollari d’ingresso.
La storia non è nuova a questo indirizzo. Lo scorso 28 maggio il 325 Wyona Street era stato trasformato in club ospitante una festa tematica intitolata “Clap and Go”.
È - sostengono alcuni ragazzi del rione - un modo come un altro per riuscire a pagare ogni mese l’affitto di casa, così come stava facendo il giovane inquilino al primo piano della brownstone del “Freaky Friday”.
Alcuni dei giovani condotti al 75th Precint hanno riferito che all’ingresso tutti dovevano passare al setaccio, tastati fisicamente dalle mani di una persona, prima di avere accesso al party e di non riuscire a capire come sia potuto accedere.
Durante la lunga sequenza di colpi d’arma da fuoco è sobbalzato da letto anche il vicinato e le mura di alcuni sono state raggiunte da proiettili vaganti che gli investigatori ieri mattina stavano ancora scoprendo.
La polizia ha rinvenuto un’arma da 9-mm gettata tra le siepi lungo Belmont Avenue, mentre agenti in perlustrazione hanno scovato un giovane che fuggiva con una semi-automatica calibro .40 in tasca, forse una delle armi coinvolte nella sparatoria fatale.
Prima dell’alba è giunto sul luogo il consigliere comunale Charles Barron, informato sui fatti dagli investigatori che continuavano a raccogliere prove, ha voluto inviare un accorato appello alla comunità di East New York.
“Molti agenti hanno detto di non aver visto niente di simile durante gli anni di servizio. Supplichiamo le nostre comunità affinché sia messo uno stop alla violenza, lasciate le armi. Uomini e donne - ha sottolineato Barron - adoperano la mente per riconcigliarsi, non armi e violenza. Questo è il messaggio che vogliamo passare”.
Ancora a East New York è spirato venerdì Johnny Santiago di 17 anni dopo quasi una settimana d’ogonia, in seguito alle ferite riportate durante un selvaggio pestaggio condotto - secondo la polizia - almeno da una decina di persone.
Il poveretto che era stato trovato nella notte di lunedì scorso all’angolo tra le avenue Van Siclen e Wortman nel rione di East New York, è morto al Brookdale University Medical Center dove era ricoverato dal giorno dell’aggressione e la polizia non ha ancora nessun sospetto.


Nell'immagine: il flayer promozionale di "Freaky Friday Party".

venerdì 17 giugno 2011

Decorata con le insegne di Cavaliere l'ideatrice del portale I-Italy, Anna Letizia Soria








di Riccardo Chioni



Cavalca la cultura italiana la neo Cavaliere Anna Letizia Soria che ieri ha ricevuto dal console generale Francesco Talò le insegne dell’Ordine Stella della Solidarietà Italiana e l’attestato con le firme del presidente Napolitano e del ministro degli Esteri Frattini.
La cerimonia fuori dal protoccolo ufficiale di Park Avenue, si è svolta nel più festoso giardino imbandierato della Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, ospitati dal direttore Stefano Albertini.
Anna Letizia Soria è webmaster della versione online di “America Oggi”.
Nella motivazione si legge: “Attiva nel settore del giornalismo, Anna Letizia Soria ha dato un importante contributo alla promozione della cultura italiana a New York. La sua idea - poi realizzata - di un portale informativo che raccogliesse le principali iniziative italiane a New York e negli Usa, costituendo un foro di discussione di nuovo stampo, ha avuto un notevole successo e rappresenta oggi uno strumento di promozione della presenza italiana negli Stati Uniti. Ha dato un significativo contributo alla promozione della lingua italiana, creando - insieme alla locale sezione dello Iace e agli studenti della Scuola d’Italia - un giornale online in italiano per la diffusione della nostra lingua tra le giovani generazioni”.
Il Console Generale, mentre conta le giornate del mandato newyorkese che scade il mese prossimo, ha espresso calorosamente riconoscenza ad Anna Letizia Soria che ha creduto in una nuova forma di diffusione della cultura italiana.
“Oggi è particolarmente gradita la consegna dell’onorificenza a Letizia Soria, la premiamo per tutto quello che ha fatto, è un riconoscimento nel corso di tanti anni d’America, ma soprattutto - ha sottolineato Talò - quello che mi lega all’impegno di Letizia Soria sono gli ultimi anni, anche attraverso I-Italy, anche se lei ha un lavoro giornalistico molto più lungo. E la soddisfazione di avere visto questo nuovo mezzo di informazione praticamente nascere pochissimo dopo il mio arrivo e piano piano consolidarsi e presentarsi come qualcosa di apprezzato, che costituisce un piccolo esempio di come si può fare nuova informazione attraverso i nuovi strumenti, senza escludere quella importante della carta stampata che continuerà ad avere un ruolo come ce l’ha, consolidato da decenni e decenni”.
Il ministro Talò ha così tracciato il quadro dei suoi anni “che valgono più del doppio” trascorsi nella Big Apple dove ha detto “ho incontrato persone straordinarie e una grande comunità”.
“Siamo agli sgoccioli di una lunga galoppata con tantissime soddisfazioni, il rimpianto anche di molte occasioni e opportunità perse, la soddisfazione di avere raccolto anche tante opportunità: di essere stati con gli occhi aperti. Vedo quelle che ho perso - ha spiegato -, ma alcune le abbiamo colte. Il piacere di avere incontrato delle persone straordianrie e una grande comunità, con un percorso intensissimo. Sono quattro anni - ha precisato - che valgono più del doppio per l’intensità degli incontri, degli eventi e delle occasioni che non sono state soltanto di reazione a ciò che succede, ma che sono anche state cercate e create. Insomma, penso, spero di avere contribuito in piccolo a costruire qualcosa insieme a tanti altri, a un sistema che si sta sempre più rafforzando”.
Tornando nella capitale, il Console Generale si porta appresso ricordi intensi che - ha assicurato - soltanto la Big Apple riesce a generare.
“Tante serate che possono avvenire soltanto a New York, sono qualcosa di unico. L’affetto, la genuinità, il calore di persone che sono genuinamente legate all’Italia e che quindi fanno sentire alla mia persona un’amore che hanno verso il Paese”.
Una “bella sorpresa” il ministro Talò considera il crescendo di interesse della collettività italoamericana dimostrato durante gli anni del suo mandato che hanno preceduto le celebrazioni dell’Unità d’Italia.
“I 150 anni sono stati una bella sorpresa. Abbiamo anche noi preparato con una forte determinazione i festeggiamenti e abbiamo visto una risposta forte. Credo - ha aggiunto - che è successo qui ciò che è accaduto in Italia. Seguendo le cronache italiane abbiamo visto che in Italia c’è stata una reazione spontanea, forte e genuina alle sollecitazioni che pervenivano da coloro che hanno organizzato eventi. È stata immediata la percezione da parte di questa comunità italoamericana che era bello festeggiare e lo si è fatto aderendo alle nostre iniziative, come creandone di originali. Dando a tutto ciò che in questo periodo sta accadendo, un tocco in più per celebrare i 150 dell’Unità d’Italia. E questo è anche un modo bello per concludere”.
Ieri è stata la volta di Letizia Soria, stasera a ricevere l’onorificenza di Grande Ufficiale al Consolato Generale sarà Matilda Cuomo, mentre la figlia Margareth sarà decorata con le insegne di Commendatore.


Nelle foto, Francesco Talò e Anna Letizia Soria, amici e rappresentanti di istituzioni e organismi alla cerimonia.


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giovedì 16 giugno 2011

Per un mese è shopping italian style su tutti i fronti









di Riccardo Chioni





Cosa è che rende unico lo stile italiano? Perché moda, design e cibo sono caratteristiche peculiari italiane? La Dolce Vita? E chi non vorrebbe seguire questo modo di vivere?
A queste, ed altre domande relative al Italian Style, ha risposto martedì presso il Center 548 una rosa di sei donne impegnate in diversi settori di moda, design e media, durante la conferenza stampa di presentazione dell’intenso programma promozionale lungo un mese portato in scena dall’Istituto per il Commercio Estero di New York su palcoscenici che rappresentano tre prestigiosi distretti di Manhattan.
Affollata la conferenza stampa in occasione del lancio dell’iniziativa estiva “Shop Italy NYC” destinata ai consumatori a cui hanno aderito oltre 50 tra esercenti e ristoratori dislocati nei distretti interessati di Meatpacking District, Madison Avenue e SoHo.
Ha aperto i lavori Aniello Musella, direttore esecutivo in America dell’Istituto per il Commercio Estero con la presentazione delle paneliste impegnate nella discussione sull’impatto dell’Italia sui consumatori americani e perché l’etichetta “Made in Italy” fa la differenza sul prodotto su cui è riportata.
A moderare il dibattito è Nancy Ross docente presso il Fashion Institute of Technology, con la partecipazione di Laurie Brookins fashion editor di Niche Media, Caroline Kim direttrice editoriale di LX.TV, Ann Caruso fashion stylist, Kathleen Ruiz vice presidente di Saks Fifth Avenue e, a chiusura l’intervento dell’attrice attualmente impegnata in “Sossip Girl”, Kelly Rutheford.
È la senior fashion editor Brookins ad elencare professionalità, artigianalità e lungimiranza tra le principali doti dell’italian style: “Le maison italiane hanno sempre coltivato celebrità. Risultato: celebrità e fashion vanno a braccetto”.
Mentre la direttrice di LX Kim sottolinea che la cultura italiana si diversifica dalle altre dell’Europa e mette in evidenza la salutare vita degli italiani, per arrivare a partare del Paese che è la combinazione della vecchia scuola aperta a nuove tecnologie.
“Basta ricordare la Dolce Vita - dice Kim - e l’italian lifestyle, il design e il cibo. Allora mi viene da pensare: non so chi non vorrebbe seguire questo modo di vivere”.
E quando si tratta di prodotti di qualità, l’autorità in materia, Kathleen Ruiz non ha dubbi nel definire superiori quelli italiani, in un mercato globale che produce anche una varietà di falsi d’autore.
“I nostri clienti - spiega la vice presidente di Saks - vogliono prodotti di qualità. Altri non offrono i dettagli che sono tipici dello stile italiano. I prodotti italiani per la nostra clientela che è tornata a comprare, significano buona qualità, mentre lo stile è sempreverde”.
Parlando di tendenze della moda Ann Russo mette in evidenza il ritorno alla grande degli anni Sessanta con una larga diffusione di colori che hanno caratterizzato le passerelle e che adesso si mostrano dalle vetrine delle grandi firme della City.
Nel settore produttivo italiano i dati sul mercato nazionale non sono confortanti, mentre quelli relativi all’esportazione segnano un deciso aumento, come spiega il direttore dell’Ice, Aniello Musella.
“Stando ai dati del primo trimestre 2011 l’import americano dall’Italia è aumentato del 15 per cento in valore. È un tasso di crescita interessante che fa sperare molto bene. Su questo evidentemente incide un 2010 abbastanza piatto nel primo trimestre, incide anche un incremento del rapporto auro-dollaro, però il trend è sicuramente di ripresa. Se pensiamo che nel 2009 avevamo settori come la meccanica in forte calo, in media del 40-45 per cento, lo stesso per il settore dell’abbigliamento e accessorio. Ora - precisa - tutto questo ci fa avere una prospettiva molto positiva”.
All’avvio della promozione “Shop Italy NYC” avevano aderito 35 aziende di Manhattan che però sono lievitate a oltre 50 nel corso dell’allestimento.
“Abbiamo chiuso con 52 aziende di tre settori principali: uno è moda e accessori, l’altro è il settore arredamento con l’evento nell’area di SoHo dove c’è la maggiore concentrazione e le altre sono esercenti e ristoranti, quindi food & wine come terzo settore. La lista dei partecipanti è cresciuta perché inizialmente erano tutti un po’ timidi, poi poco alla volta si sparge la voce e inizia la corsa”. L’iniziativa “Shop Italy NYC” partita ieri si concluderà il 7 luglio e prevede che ogni mercoledì e giovedì di ciascuna settimana, dalle 5 alle 8 serali coloro che si recheranno a fare shopping potranno fruire di una serie di promozioni speciali.
Oggi è il secondo e ultimo giorno di “Shop Italy NYC” nel Meatpacking District dove è allestita anche una tenda Vip Hospitality a Gansevoort Square, nei giorni 22, 23, 29 e 30 invece sarà piazzata a Madison Avenue @ 63rd Street e il 6 e 7 luglio a SoHo angolo Spring e Green Street.
Per maggiori info e per partecipare all’estrazione di un viaggio per 2 a Milano offerto da Alitalia, visitare www.fashionitalianstyle.com.


Nelle foto, dall'alto: Aniello Musella, Ann Caruso (s) e Caroline Kim, Laurie Brookins(s) e Kathleen Ruiz, Nancy Ross (s) e Kelly Rutheford, rappresentanti di Alitalia e modelli Vespa.


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lunedì 13 giugno 2011

L'Ice organizza una serie lunga un mese di eventi sotto l'insegna "Shop Italy NYC"











di Riccardo Chioni





Lo shopping italian style pianta le tende a Manhattan dove da domani, per il periodo di un mese, si celebrano qualità e patrimonio italiani con una serie di eventi che vanno sotto lo slogan “Shop Italy NYC” e che vedono protagonisti boutique e ristoranti italiani.
Lo shopping italian style a Manhattan promosso dal ministero dello Sviluppo economico è organizzato dall’Istituto per il Commercio Estero che ha allestito una serie di momenti estivi che si protraggono fino al prossimo 7 luglio, destinati al consumo in varie prestigiose aree della City, che vedono anche la partecipazione di numerosi ristoranti.
Da domani fino al 7 luglio, tra le 5 e le 8 serali nei giorni di mercoledì e giovedì di ciascuna settimana chi si recherà a fare shopping, potrà fare farà l’esperienza italian style tra i prodotti più fini che avranno da offrire i negozianti di Manhattan.
Domani e dopodomani sarà la volta del Meatpacking District, nei giorni 22, 23, 29 e 30 sarà protagonista Madison Avenue e il 6 e 7 luglio gli eventi si spostano a SoHo.
Partecipano all’iniziativa “Shop Italy NYC” oltre 35 aziende italiane leader dell’abbigliamento, accessori e negozi di arredamento che offrono sconti sceciali, promozioni e attività per coloro che si recano a far spesa.
Durante la celebrazione della qualità e del patrimonio italiani nel corso del mese di promozione, ogni mercoledì e giovedì sera dalle 5, chi si recherà a fare shopping potrà iniziare la propria esperienza di “Shop Italy NYC” alla tenda Vip Hospitality che al Meatpacking District sarà posizionata a Gansevoort Square, a Madison Avenue si troverà tra la 63rd e 64th Street e, infine a SoHo sarà collocata angolo Spring e Greene Street.
Sotto la tenda si possono dare appuntamento amici per avviare lo shopping italian style iniziando con un aperitivo ed uno spuntino offerti da Pizza Roma e dal ristorante Serafina dovunque si trovi la tenda Vip Hospitality.
Un altro aspetto dell’italian lifestyle viene offerto da Alitalia che offrirà la possibilità di vincere un viaggio per due persone a Milano, capitale della moda italiana, a cui si può partecipare anche visitando il sito www.fashionitalianstyle.com dove si trovano le informazioni utili.
All’uscita sarà consegnata una Vip Shopper Card che consente di avere accesso a speciali promozioni offerte dai partecipanti.
“L’Istituto per il Commercio Estero è molto lieto di organizzare Shop Italy NYC promosso dal ministero dello Sviluppo economico. Gli eventi programmati durante l’arco di un mese - ha sottolineato Aniello Musella, direttore esecutivo dell’Ice Usa - si svolgono nelle più prestigiosi distretti di Manhattan. Siamo orgogliosi di mettere in vetrina l’eccezionale patrimonio dell’eccellenza italiana, le tradizioni, l’artigianato e il peculiare design. Shop Italy NYC - ha precisato Musella - fornirà una dinamica esperienza in diverse parti della City, incoraggiando i consumatori a visitare gli esercizi e fare shopping Made in Italy”.
Questa sera si terrà una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa dell’Ice che vedrà partecipare, oltre a Musella, Laurie Brookins, fashion editor di Niche Media, Caroline Kim direttrice editoriale di LX.TV, la stilista Ann Caruso, l’attrice Kelly Rutheford, assieme al moderatore Simon Collins, rettore della Parsons School of Fashion.


Nelle foto, in alto: Aniello Musella e il logo della manifestazione.


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In migliaia sfilano sulla Quinta Avenue nel giorno dell'orgoglio di Puerto Rico







di Riccardo Chioni



Sotto un cielo grigio che minacciava pioggia, ieri la Quinta Avenue è stata sommersa da una marea di colori rosso, bianco e blu in occasione della 54.ma edizione della parata del Puerto Rican Day.
Secondo alcuni osservatori il pubblico quest’anno sembrava in numero minore rispetto agli anni passati, attribuendo la causa alle poco favorevoli previsioni meteo che avevano annunciato temporali sull’area metropolitana nel primo pomeriggio.
In disaccordo con il balletto di cifre, il Bronx Borough President Ruben Diaz, si è detto convinto che è stata rispettata la tradizione che vuole 2 milioni di spettatori entusiasti assiepati dietro le transenne lungo il percorso da 47th a 86th Street per vedere scorrere decine di migliaia di partecipanti e carri allegorici.
Orchestrine salsa e ballerini a volontà hanno reso elettrizzante la giornata dell’orgoglio portoricano nella Big Apple e dintorni, espresso a gran voce dal pubblico che accompagnava il passaggio dei partecipanti alla parata con il rumore delle vuvuzelas che - come si ricorderà - erano diventate il tormentone rumoroso dei Mondiali dello scorso anno. La giovane Vanessa Velez, arrivata sulla Quinta assieme alle amiche, ha detto “siamo qui perché amiamo essere con la nostra gente e rimanere in contatto con la nostra cultura”, mentre nel gruppo Lillian Sancez si slunga quanto può per sventolare la sua bandierina più in alto della marea di colori.
Roberto Cruz, per assicurarsi un posto in prima fila il più vicino possibile alla parata, ha raccontato di essersi piazzato dietro le transenne alle 7 del mattino, senza mouoversi di un centimetro dal posto conquistato.
“Quest’anno - ha sottolineato il 46enne Cruz - la parata rappresenta un evento speciale, perché il presidente Barack Obama domani si recherà a Puerto Rico. Era l’ora, vedremo se il governo può darci più lavoro e più istruzione. La disoccupazione - ha precisato - è esageratamente alta a Puerto Rico”.
L’arrivo di Obama nell’Isola in effetti è un evento particolare perché è la prima visita di un presidente nell’arco di diversi decenni.
“È estremamente importante - ha osservato la deputata Nydia Velazquez - che il presidente abbia la possibilità di ascoltare differenti settori di Puerto Rico e vedere la sua realtà”.
La deputata democratica di Brooklyn ha ricordato che “durante la sua campagna elettorale Obama ha dichiarato che vuole essere anche il presidente dei portoricani residenti nell’isola. Questo - ha aggiunto - è il momento giusto per affrontare i problemi che affliggono Puerto Rico, maggiormente nei setotri economico e ambientale”.
Lo showman John Leguizamo, nominato ambasciatore globale per le arti, ha indossato la fascia d’onore nella parata che ha visto sfilare anche il governatore Andrew Cuomo e il sindaco Michael Bloomberg che ripararsi dal fresco mattutino indossava un golfino blu, sventolando una bandierina portoricana, quasi accerchiato dal servizio di sicurezza.
Il City Comptroller John Liu, pure in parata, ha detto che i portoricani hanno apportato un grande contributo a New York City per generazioni, in particolare nelle aree del commercio, cultura, istruzione e ai giornalisti il Comptroller nativo di Taiwan ha spiegato scherzando “io stesso sono orgoglioso del soprannome che mi è stato dato di Chino-Rican”.
La parata portoricana si ripete dal 1958 e nel corso dei decenni si è trasformata in una delle più importanti e seguite nel ventaglio di sfilate che passano sulle avenue di Manhattan.
Il tema dell’edizione 2011 della Puerto Rican Day Parade è stato la celebrazione della bellezza naturale di Puerto Rico, dedicata alla città di Cabo Rojo che celebra il 240esimo anniversario.


Nelle foto, dall'alto: un gruppo di ciclisti, Lillian Sancez nel gruppo di amiche e gli spettatori dietro le transenne guardati dalla polizia.


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domenica 12 giugno 2011

"Weinergate", ora è l'elettorato a chiedere le dimissioni del deputato








di Riccardo Chioni



I suoi elettori che fino a ieri erano rimasti a vedere crescere il bubbone dello scandalo “Weinergate” sui media, hanno deciso di aggiungere anche la loro voce al coro di persone che chiedono al deputato democratico di Brooklyn e Queens di farsi da parte e lasciare il Congresso.
Ieri uno sparuto numero di una ventina di elettori ha organizzato un rally all’esterno dell’ufficio di rappresentanza di Anthony Weiner nel Queens per sostenere che non si riconoscono più nel rappresentante eletto a Washington, a cui ha fatto da contraltare un gruppetto di sostenitori ancora inferiore di numero.
Alla catena di rivelazioni piuttosto imbarazzanti sul cosiddetto “sexting scandal” a cui quotidianamente si aggiunge un anello a sorpresa, sabato aveva visto il congressman letteralmente fuggire da New York in aereo per una destinazione sconosciuta, dopo aver confermato l’intenzione di non dimettersi e la conferma che ha adoperato i social network anche per comunicare con una ragazza di 17 anni del Delaware incontrata durante uno spostamento nella capitale.
Sotto assedio dei media accampati di fronte a casa sua, Weiner nella mattinata di sabato aveva cercato di gettare acqua sul fuoco, inutilmente. Poi, a distanza di un paio d’ore, alla stampa è giunto il lapidario comunicato della sua portavoce: il congressman ha lasciato la città per ricevere cure professionali atte a migliorare la sua posizione di uomo e marito.
Mentre dalla leader dei democratici alla Camera Nancy Pelosi e dalla chairwoman nazionale del partito partiva un fuoco incrociato di sonori solleciti diretti al deputato Weiner affinché si decidesse a rassegnare le dimissioni.
L’elettorato newyorkese, che nel corso degli anni ne ha viste di cotte e di crude, avvezzo agli scandali politici che si ripetono come da scadenziario, ieri non si è limitato a commentare dicendo che non c’è poltrona a City Hall per Anthony Weiner.
È sceso in piazza per dire: è finita, ci ha delusi e traditi, lasci il posto alla Camera a Washington.
Ma hanno dovuto alzare la voce più alta di una mezza dozzina di altri dimostranti, giunti invece per sostenere il congressman, schierati a poche decine di metri di distanza.
Per il momento Anthony Weiner è scomparso da casa sua, la moglie sposata lo scorso luglio che porta in grembo il loro primo figlio, si trova in Africa al seguito del segretario di Stato Hillary Clinton e rientrerà a giorni.
Intanto, l’uragano “Weinergate” investe anche i palazzi di Washington dove tra repubblicani e democratici si è arrivati allo scontro frontale sul trattamento riservato al congressman della vergogna, con i primi che accusano gli altri di stare impassibili alla finestra e di non avere la volontà di prendere il toro per le corna.
Parte dello scontro verbale si è avuto ieri mattina durante la consueta rubrica domenicale televisiva della Nbc “Meet the Press” dove si sono scambiate vicendevoli accuse il chairman nazionale dei repubblicani, Reince Priebus e la chairwoman dei democratici Debbie Easserman Schultz.
Immaginabile quindi il clima ostile che incontrerebbe Weiner al suo rientro dal periodo di “leave of absence” chiesto al Congresso per entrare in una clinica di riabilitazione in una località sconosciuta.
Tra il gruppo di dimostranti sotto le finestre di Weiner, che rappresenta il Ninth Congressional District in Queens, c’è Jim Scott che sorregge un cartello con scritto “Weiner must resign today, today! Rehab tomorrow” e a voce il 61enne che aveva sostenuto il deputato aggiunge “non ha la stoffa per essere il nostro comngressman”.
Gli altri che sono venuti a esprimere esattamente la ragione contraria, sostengono cartelli con la scritta “Wiener Schould Not Quit!” ed è immancabile lo scambio di salaci battute tra i due gruppi.
Weiner la settimana scorsa aveva ammesso, dopo una decina di giorni caratterizzati da mezze ammissioni e smentite, di avere inviato comunicazioni a luci rosse a sei donne attraverso i social network Facebook e Twitter nell’arco degli ultimi tre anni.
Ieri, intanto, Tmz ha pubblicato altre foto osé del congressman Weiner svestito, da lui stesso riprese nella palestra riservata ai componenti della Camera dei deputati a Washington.
Mentre si aggiungeva alla schiera di coloro che sollecitano le dimissioni anche il deputato Steny Hoyer del Maryland che ha parlato del “bizzarro e inaccettabile atteggiamento” di Weiner, aggiungendo che per il congressman nell’epicentro dello scandalo sarebbe “straordinariamente difficoltoso continuare a rappresentare degnamente il suo elettorato”.


Nelle foto: la dimostrazione di ieri.


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"Weinergate", il deputato lascia il Congresso e va in clinica







di Riccardo Chioni



Travolto dallo scandalo sessuale e sotto enorme pressione affinché rassegni le proprie dimissioni, il congressman Anthony Weiner ieri mattina di punto in bianco ha annunciato che chiederà un periodo di aspettativa dal Congresso per sottoporsi ad un trattamento, senza tuttavia specificare dove e quando.
L’annuncio è arrivato dall’assistente di Weiner sottoforma di comunicato, dopo che da più parti - da democratici e repubblicani - s’era levato il corale invito alle dimissioni, tra cui quello di Debbie Wasserman Schultz, chairwoman dei democratici.
Sempre nella mattinata di ieri la leader dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi aveva detto “Weiner può contare sull’amore della sua famiglia, sulla confidenza dei suoi elettori, ma ha bisogno di aiuto. Invito il congressman a sottoporsi a cure, senza essere membro del Congresso”.
La portavoce di Weiner, Risa Heller con un comunicato ha reso noto che il congressman ha lasciato New York in aereo “per sottoporsi a trattamenti professionali focalizzati al fine di ricondurlo ad essere migliore sia come marito che come persona”, senza precisare in quale località si sia recato e per quale tipo di trattamento professionale.
Gli ultimi sviluppi del “Weinergate” sono giunti il giorno successivo all’ammissione dell’invio di messaggi online ad una ragazza di 17 anni del Delaware, mentre giovedì una foto a luci rosse inviata da Weiner a diverse donne era emersa in rete, complicando ulteriormente la situazione del congressman in bilico tra le dimissioni e la cura.
“Niente di esplicito, niente di indecente. Assolutamente nulla di inappropriato” era stato il commento del deputato democratico Anthony Weiner alle nuove rivelazioni che lo vedono autore di comunicazioni online con la ragazza di 17 anni residente nella contea di New Castle in Delaware, conosciuta dal congressman durante un viaggio verso
Washington.
Con la ressa di fotografi e giornalisti parcheggiati all’esterno del suo appartamento a Forest Hills, Weiner venerdì aveva fatto buon viso a cattiva sorte rispondendo alle domande, precisando che le sue comunicazioni con la teenager del Delaware erano di carattere amichevoli e niente a sfondo sessuale.
Mentre i media newyorkesi stavano cuocendo il 46enne Weiner sulla graticola, il deputato nei giorni scorsi era solo a casa, sua moglie Huma Abedin incinta del primo figlio, si trova in viaggio al seguito del segretario di Stato Hillary Clinton in Africa e rientrerà solo a metà della settimana entrante.
Seguito dovunque dai media durante la sua passeggiata per le commissioni, Weiner ad un certo punto lungo Ascan Avenue, dopo essere uscito dalla lavanderia, s’era intrattenuto con la stampa dicendo “guardate, ho commesso qualche errore grossolano. Ho fatto ammenda e sto cercando di tornare al mio lavoro. Questi - ha insitito il
congressman - sono errori personali e sto cercando di riprendere il mio lavoro professionale”.
Weiner ha confermato quanto asserito nei giorni scorsi in merito alle ventilate dimissioni evocate anche da alcuni politici del suo stesso partito, precisando di non avere alcuna intenzione di dimettersi.
Ci sono molte cose di cui Anthony Weiner amava parlare prima dello scandalo delle foto osé in internet, prima su tutte, la sua speranza di diventare sindaco della Big Apple, anche se oltre la metà degli elettori newyorkesi - alla luce del bubbone - si è detta convinta che il congressman non dovrebbe candidarsi per la poltrona che lascerà Bloomberg nel 2013.
Rieletto per sette mandati, Weiner la settimana scorsa aveva ammesso di aver inviato messaggi espliciti a sfondo sessuale su Twitter a sei donne nel corso degli ultimi tre anni, anche se inizialmente aveva cercato di svicolare intenzionalmente.
Fino all’annuncio di ieri almeno 9 deputati e 3 senatori avevano auspicato le dimissioni di Weiner.


Nelle foto, dall'alto: Weiner inseguito dai media in strada, con la biancheria sottobraccio e Nancy Pelosi.


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giovedì 9 giugno 2011

Le menzogne sullo scandalo sessuale stroncano la carriera politica del deputato democratico Anthony Weiner








di Riccardo Chioni




Con la sua carriera politica sull’orlo del baratro, il deputato democratico Anthony Weiner ieri ha trascorso la giornata a fare telefonate ai colleghi per scusarsi in merito alle foto e messaggi scabrosi inviati a diverse donne, incontrando però solo spallucce e il primo invito a rassegnare le dimissioni.
Ha anche chiesto scusa all’ex presidente Bill Clinton che nel luglio dello scorso anno aveva officiato il suo matrimonio con Huma Abedin, un’assistente del segretario di Stato Hillary Clinton, durante una grandiosa cerimonia a Long Island.
Fino ad ora tuttavia nessuno dei colleghi di Weiner è corso in sua difesa. Anzi, cominciano a piovere le richieste di dimissioni, come nel caso di Tim Kaine, ex chairman del partito democratico in lizza per la poltrona al senato in Virginia, il quale ha esplicitamente detto alla Pelosi di forzare Weiner a fare il passo giusto, visto che c’è un’ammissione di responsabilità alla luce della quale non è neppure necessario avviare un’inchiesta etica che si trascinerebbe per mesi, inutilmente.
"La menzogna è imperdonabile, ancora di più se è fatta in pubblico su qualcosa come gli atti di Weiner, per questo dovrebbe dimettersi" ha tuonato Kaine ieri dalla Virginia.
Weiner si associa alla rosa crescente di politici newyorkesi finiti sulle prime pagine dei tabloid a causa di scandali sessuali. La storia del congressman sposato che ha inviato messaggi e foto osé a diverse donne online ha fruttato a Weiner un posto nella galleria di politici dell’Empire State divenuti più noti per gli scandali piuttosto che per i risultati nelle aule dei Palazzi.
La confessione di Weiner questa settimana arriva a distanza di quattro mesi dall’altro scandalo a sfondo sessuale caduto sul capo del deputato repubblicano di upstate Chris Lee, costretto a dare le dimissioni in seguito a foto a petto nudo inviate ad una donna incontrata su Craiglist.
Ma quest’ultimo non ha suscitato lo stesso scalpore del "Weinergate" che ha causato distrazioni ai democratici impegnati a combattere i repubblicani contro i tagli a Medicare.
Secondo gli analisti poolitici, anche se la carriera politica di Weiner potrebbe soporavvivere per un breve periodo, di fatto si è bruciato la candidatura allo scranno che Bloomberg lascerà nel 2013.
New York negli anni recenti è emersa come un crogiuolo di politici senza pudore che rischiano la propria posizione, la famiglia e reputazione per atti sessuali.
L’anno scorso era stata la volta del deputato democratico di upstate Eric Massa, dimissionario dopo l’ammissione di molestie ad un giovane del suo staff.
Nel 2008 aveva tenuto banco il deputato repubblicano Vito Fossella, sposato con 3 figli, forzato ad ammettere una relazione extraconiugale che aveva prodotto una figlia con l’amante. Fossella - che rappresentava Staten Island - aveva lasciato la scena politica evitando di ri-candidarsi.
Lo scandalo sessuale newyorkese più clamoroso tuttavia è quello che ha travolto nel 2008 il governatore democratico Eliot Spitzer, diventato famoso come "cliente nr. 9" di prostitute di alto bordo.
Ora che conduce un programma televisivo su Cnn, Spitzer ha parlato del polverone Weiner commentando "credetemi, conosco bene la situazione, l’ho vissuta anch’io" e sulle ventilate dimissioni ha aggiunto "è una decisione profondamente personale".
Intanto, con la pronosticata caduta del capo di Weiner si aggiungono altri nomi alla lista dei candidati che aspirano alla poltrona che lascerà Bloomberg: ultima scesa in campo la presidente del consiglio comunale Christine Quinn, alla quale Bloomberg non farà mancare il suo sostegno da sindaco uscente, così come si è augurato l’ex primo cittadino Ed Koch.


Nelle foto, in alto una immagine apparentemente di Anthony Weiner e, da sinistra: Vito Fassella, Anthony Weiner, Chris Lee e Eliot Spitzer.


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martedì 7 giugno 2011

High Line: un miglio di ferrovia trasformata in parco a 10 metri di altezza











di Riccardo Chioni




Il sindaco Michael Bloomberg stamani ha inaugurato la tanto attesa seconda parte del parco sopraelevato High Line che adesso si estende per un miglio da Gansevoort Street a West 30th Street, collegando il Meatpacking District, il West Chelsea e Hell’s Kitchen a 30 piedi di altezza dal suolo lungo i binari della ferrovia abbandonata.
La seconda parte si snoda per dieci isolati e ha termine a 30th Street, il primo segmento era stato inaugurato nel 2009, arrivava fino a 20th Street ed è immerso in un nuovo e trendy hippest ‘hood come una attrazione superstar che lo scorso anno ha attirato qualcosa come 2 milioni di visitatori.
Nella seconda sezione è meno marcato il carattere industriale che prevale nella prima, con ampi spazi verdi, una vista spettacolare e alcuni segreti della High Line da scoprire, se si ha l’accortezza di non mescolarsi alla folla dei visitatori delle ore di punta.
Partiamo col raccontare un po’ di storia dell’attuale parco sopraelevato. I primi treni merci iniziarono a servire l’area a livello stadale nel 1847 trasportando latticini, carni e ortaggi alle fabbriche e alle aziende della grande distribuzione situate nella West Side, nelle vicinanze dell’Hudson River.















I treni però finivano per scontrarsi frequentemente con il traffico, prima di carrozze e poi di auto, tanto che la 10th Avenue venne ribattezzata “Death Avenue” e i cosiddetti “signalman” a cavallo addetti a dirigere il traffico con bandierine rosse, venivano chiamati “West Side Cowboys”, con risultati piuttosto scarsi, tanto da suggerire la realizzazione di una ferrovia sopraelevata nel 1934.
Con lo sviluppo del trasporto su ruota però diminuiva la necessità della rete ferroviaria High Line, anche perché molte aziende gradatamente avevano iniziato ad abbandonare i mastodontici edifici di mattoni che diventavano ruderi, che richiamavano criminalità e lasciavano spazi vuoti occupati in alcuni casi occupati da officine meccaniche.
L’ultimo treno merci - raccontano gli annali - è transitato sulla High Line nel 1980 portando a destinazione un carico di tacchini surgelati.
La High Line per decenni era stata abbandonata, invasa da erbe che crescevano spaontaneamente lungo i binari, fino alla modifica del piano regolatore che ha visto la municipalità investire 112 dei 153 milioni di dollari, tanto quanto è costata la brillante trasformazione.
A chi contesta questo investimento, il sindaco Bloomberg risponde snocciolando cifre: da quando il parco High Line è stato inaugurato ha generato 2 miliardi di investimenti privati con grandi nomi della moda come Diane von Furstenberg e tra i pionieri figurano l’architetto Frank Gehry con i suoi edifici residenziali e il nuovo Whitney Museum of American Art progettato da Renzo Piano.
La ferrovia per centinaia di metri è intatta con le traversine originali e le rotaie sono incorporate nella passeggiata, alcune ben visibili e poi fiori e piante accuratamente posizionate tra le sdraio, le fontane e il camminamento.
C’era una volta il meatpacking district con l’epicentro a 13th Street, dove sono ancora visibili le catene per il trasbordo della carne ai macelli in strada che una volta si contavano nell’ordine di 250, mentre attualmente il numero si è ridotto ad una cooperativa di7 aziende che hanno appena rinnovato un contratto di affitto di 20 anni con la City.
Anche se si sussurra sottovoce, The Standard è divenuto più noto come il “sex hotel” con i suoi 18 piani e 337 camere che s’affacciano a sud e a nord del High Line all’altezza di 13th Street, dove le finestre da pavimento a soffitto erano diventate note per i teatrini a luci rosse che i visitatori potevano vedere dasl parco.
Il sex hotel, in realtà è a pocchi passi di distanza, lungo 10th Avenue, tra 13th e 14th Street.
È una palazzina di mattoni rossi chiamato Liberty Inn, passato negli anni da dormitorio per marinai di passaggio dalla costruzione nel 1908 a speakseasy durante il proibizionismo, poi go-go bar negli anni Ottanta, fino ad ora, più noto come “Your Rendezvous for Romance”, affittato a ore.
Per la Google generation c’è poi la vista dell’ornato “Google Bridge” che attraversando la strada collega gli edifici una volta occupati dalla Nabisco, dove si è stabilito Google su una superficie di 3 milioni di piedi quadrati.
Dal parco High Line è possibile vedere alcune delle cime che caratterizzano lo skyline di Manhattan giù fino alla Statua della Libertà, l’Empire, il Chrysler Building e una buona fetta della costa del North New Jersey.
L’accesso al High Line è gratuito e con l’aperura della nuova sezione l’orario di apertura è stato esteso fino alle 11 di sera.


Nelle foto, in alto: Michael Bloomberg all'inaugurazione, The Standard e alcune immagini del High Line.


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domenica 5 giugno 2011

Il deputato Weiner nella bufera per una foto intima finita su Twitter










di Riccardo Chioni





C’erano tutti quelli che contano alla Israel Parade sulla Quinta: il governatore Andrew Cuomo, il sindaco Michael Bloomberg, il capo della polizia Raymond Kelly e il provveditore agli studi Dennis Walcott; unico grande assente il deputato Anthomy Weiner, al centro di un polverone mediatico su parti intime finite su Twitter.
“Weiner Exposed”, “Weiner’s Pikle” e “Battle of the Bulge” sono solo alcuni dei titoli a caratteri cubitali sparati sulle prime pagine dei tabloid metropolitani nei giorni passati, senza parlare delle salaci battute dei conduttori di talk show notturni su Anthony Weiner che sembra incontrare difficoltà a spiegare come sia potuto accadere che la foto delle parti intime di uomo sia finita sul suo abbonamento di Twitter.
Infatti, anche quando ha cercato di dipanare la matassa in tivù, il democratico newyorkese che rappresenta Queens e Brooklyn, ha solo ingarbugliato la faccenda e prodotto più domande generate dalle sue risposte.
È un giro di boa inaspettato della barca di Weiner, 46 anni d’età, nato a Brooklyn, che prima della bufera della foto delle parti intime era considerato uno dei più ammirati membri del Congresso.
La caduta in disgrazia di Weiner è commentata dalle parole dell’ex sindaco Ed Koch, secondo il quale “più ne parla, più crea problemi. Credo sia un giovane brillante con un brillante futuro. Ma questo grattacapo non ci voleva”. Weiner ha trascorso la sua vita professionale tra gli alti e bassi della politica newyorkese iniziando come assistente dell’ex deputato Chuck Schumer ora senatore statale. Weiner è stato eletto al consiglio comunale, prima di vincere le elezioni del 1998 e conquistare la poltrona di Schumer alla Camera.
Per anni era rimasto quasi in penombra, fino al suo sostegno alla proposta del presidente Obama sulla sanità pubblica, iniziando ad usare le televisioni cable come suo trampolino di lancio, attraverso i suoi discorsi in aula e durante i suoi sanguigni interventi che producono effetti trascinanti di folla.
Nel corso dell’ultimo anno Weiner ha seguito la marea dei partecinanti ai social network nei panni di un comedian che spara battute, nel suo caso sui repubblicani; mentre la maggior parte dei componenti il Congresso adopera Twitter per mettere in discussione proposte di legge e rispettive presenze nel distreetto elettorale. Weiner ha invece scelto di usare Twitter per collegarsi ad un’audience più vasta online, proiettandosi sul mondo della comunicazione digitale come campione delle cause liberali.
Alle volte il deputato di Brooklyn fa battute anche su se stesso, sul nome che porta ed ha scelto un’immagine presa dalla graduation in high school come foto per il suo profilo, promettendo di cambiarla con quella del suo bar mitzvah quando il numero dei suoi seguaci toccherà quota 10 mila.
Una di questi è Genette Cordova, una studentessa di college a Washington di 21 anni, destinataria di una foto inviata via Twitter contenente la parte di un uomo ripresa dalla vita in giù con in evidenza le parti intime esposte fuori dalle mutande.
La Cordova - che ha definito il deputato suo “boyfriend” una sola volta sul network - è solo una delle 198 persone che seguono Weiner su Twitter a cui è pervenuta l’immagine.Weiner ha negato di essere il mittente della foto in questione, finita poi nelle mani del blogger conservatore Andrew Breitbart che ha provveduto a sollevare il polverone.
Tuttavia, intervista dopo intervista, Weiner continua a rifiutarsi di affermare con certezza se è o no lui ritratto in quella foto, tanto da far saltare innervosire anche lo stagionato giornalista Wolf Blitzer della Cnn che, stanco delle vaghe risposte gli ha chiesto “lo saprà bene lei se quelle sono o no le sue mutande?”.
Una banale, ridicola domanda che è però rimbalzata come punch line nelle aperture dei talk show notturni, mentre fino ad ora ben pochi colleghi democratici sono corsi in difesa di Weiner.
New York ha vissuto terremoti e scandali politici negli ultimi anni, primo fra tutti quello del governatore Eliot Spitzer e le sue donnine di alto bordo, ma per Weiner nessuno ha ancora invocato la parola dimissioni.
Di certo, questa vicenda ha troncato la luna di miele con l’elettorato newyorkese e minato la sua scalata alla poltrona di City Hall al termine del terzo mandato di Bloomberg nel 2013.
“Il problema - è ancora Koch a commentare - è che l’intera vicenda è ridicola. Non sa se ha fatto una foto a se stesso? Diventa sempre più buffa la cosa”.


Nelle foto, in alto: il sindaco Michael Bloomberg alla guida della Israel Parade, Anthony Weiner e con la moglie Huma Abedin.


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