di Riccardo Chioni
Il protagonista della 42.ma edizione della parata gay è stato senza dubbio il governatore Andrew Cuomo.
Il suo nome è riecheggiato nel canyon della Quinta Avenue dall’inizio della sfilata a 36th Street, giù fino a Christopher Street, a quella che è la pietra miliare dei movimenti gay, conosciuta come Stonewall Inn, il bar dove il 28 giugno del 1969 la comunità si ribellò alla prepotenza delle autorità.
L’anno successivo alcune centinaia di gay e sostenitori marciarono lungo le strade del Greenwich Village in segno di protesta e per commemorare la rivolta ed è comunemente considerata la prima gay parade al mondo.
Quella di New York è la parata gay più antica e grande al mondo, ma ieri, a due giorni dalla firma della storica legge statale che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso, si è aggiudicata anche il Guiness per numero di partecipanti che erano nell’ordine di oltre un milione e altrettanti, forse di più assiepati dietro le transenne a vedere l’esuberante espressione newyorkese dell’orgoglio gay.
Quest’anno tra la folla di festosi partecipanti non si parlava solo di bizzarri costumi, di carri allegorici, di musica, si parlava di piani per i prossimi matrimoni e l’entusiasmo era palpabile: qualcuno lo celebrerà a Central Park, altri andranno addirittura alle Cascate del Niagara.
I cartelli che centinaia di migliaia di persone sollevano sono di ringraziamento e riconoscimento per la promessa mantenuta, si legge “Thank You, Gov, Cuomo” e “Promise Kept”, in altre parole è il “Cuomo Day” proclamato da milioni di persone alla parata.
L’avvio alla sfilata non poteva essere pensato più appropriatamente per l’occasione: sulle note della marcia nuziale il biscione di gente lentamente ha percorso il tragitto tra due ali di spettatori entusiasti che agitavano la bandiera con i colori dell’arcobaleno.
“È meraviglioso - ha commentato Christine Quinn -, la gente balla, salta, non riesce a contenere la gioia, anche il pubblico partecipa alla festa, tutti hanno un sorriso, è incredibile”.
Dietro le transenne anche due ragazzi italiani venuti da Genova che dopo aver preso parte alla festa di Roma non sono voluti mancare all’appuntamento newyorkese dell’orgoglio gay mostrando lo stendardo dell’associazione Arcigay.
Ad aprire la sfilata sono stati i centauri su due ruote, come vuole la tradizione, che riempiono la Quinta col rombo delle grosse moto, a centinaia, uomini e donne, alcune delle quali hanno preferito però la più femminile Vespa di colore rosa.
Tra il milione di partecipanti alla parata c’erano persone di ogni età, da studenti ai genitori, i nonni, i veterani delle guerre: una piccola riunione Onu dove erano rappresentati molti paesi del mondo che vivono nella Big Apple.
Vestite da sposa, Hannah Thielmann e Christine Careaga, entrambe di venti anni, studentessa la prima alla Fordham University, hanno raccontato di avere ricevuto le telefonate delle rispettive mamme in lacrime venerdì sera quando hanno saputo che il senato aveva approvato la legge sui matrimoni gay.
Hanno sfilato anche il senatore statale democratico Tom Duane che rappresenta Manhattan, apertamente gay e il senatore Charles Schumer. Il senatore Duane ha detto di non avere ancora deciso per il matrimonio, ma che con l’opportunità data dovrà presto fissare una data.
Quest’anno grand marshal erano il sex columnist Dan Savage e suo marito, Terry Miller sposato in Canada, il rev. Pat Bumgardner della Metropolitan Community Church di New York e proponente di diritti gay.
La storica legge che prevede i matrimoni gay firmata da Cuomo entrerà in vigore il prossimo 24 luglio e City Hall si prepara ad affrontare un numero straordinario di persone dello stesso sesso che desiderano unirsi, in particolare nelle prime settimane, con un numero imprecisato di giudici resisi disponibili per celebrare i matrimoni.
Nella seconda foto dall'alto, da sinistra: il sindaco Michael Bloomberg, la presidente del consiglio comunale Christine Quinn, il governatore Andrew Cuomo e la girlfriend Sandra lee.
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