sabato 30 luglio 2011

Segno dei tempi: sempre più gente raccoglie lattuga a Central Park









di Riccardo Chioni



Le autorità non vogliono affiggere cartelli di divieto di raccolta a Central Park, soprattutto per timore che si trasformino in segnali indicatori delle aree dove crescono verdure e piante commestibili.
Nonostante la precauzione, il fenomeno di sostenersi con le piante dei parchi newyorkesi è decisamente in aumento.
Le ragioni di questa tendenza al raccolto casareccio possono essere ricercate nel costo stratosferico del cibo nel mezzo di una crisi che non vede la fine, oppure potrebbe essere la risposta spontanea dei newyorkesi agli inviti a mangiare frutta e verdura di produzione locale.
Qualsiasi sia il motivo, sta di fatto che il fenomeno si sta diffondendo in tutti i parchi della città e fuori, dove crescono spontaneamente verdure e frutta come lattuga, funghi, ginger e bacche.
Il trend si è talmente diffuso tra gli abitanti della Big Apple che adesso le autorità municipali o statali che gestiscono i parchi cercano di correre ai ripari sostenendo che gli appezzamenti di verde pubblici non sono proprio delle dispense comuni.
Già da qualche mese la municipalità ha addestrato i ranger dei parchi e gli agenti di polizia in servizio negli stessi affinché siano individuati e cacciati gli improvvisati raccoglitori del verde comune.
In alcuni casi, come è capitato di scoprire la settimana scorsa a Prospect Park a Brooklyn, alcuni hanno pensato bene di prendere la canna da pesca e in due si sono visti mollare una contravvenzione per pesca vietata.
Non sono i soli, altri sono stati pizzicati con tartarughe e sono anche state scoperte trappole per animali nelle zone più boscose.
Steve Brill, meglio conosciuto come “Wildman”, ha addirittura pensato di fornire gli appassionati di un app per descrivere le zone di Central Park dove crescono verdure e piante commestibili.
All’inizio era solo l’hobby di qualche hippy o di vegetariani che volevano nutrirsi col verde di Central Park, ma adesso il trend si è allargato alla massa e i consigli utili spiccano dalle pagine di riviste patinate come “Edible Manhattan” che tiene una rubrica su “Urban Forager”, come del resto fa anche il New York Times e persino nell’edizione corrente di Martha Stewart Living si parla del raccolto spontaneo dei cittadini del Maine, ma nella proprietà della Stewart.
Da sempre le autorità cittadine proibiscono di raccogliere o danneggiare le piante nei parchi della città, pena il pagamento di un’ammenda da 250 dollari, ma l’amministrazione è più propensa ad educare i cittadini, piuttosto che affibbiare multe.
“I parchi non possono sostenere la raccolta di verdure e frutta” ha detto Sarah Aucoin direttrice dei ranger per il Department of Parks and Recreation.
Ma non tutti sono d’accordo.
La scrittrice Leda Meredith ad esempio sostiene che “facendo il raccolto nel parco sicuramente si fa un favore all’ecosistema”.
Ha scritto il libro “The Locavore’s Handbook: The Busy Person’s Guide to Eating local on a Budget” in cui è compreso anche un capitolo sul raccolto nel parco e per sottolineare ciò che ha scritto è solita traghettare gruppi di persone incuriosite a Prospect Park per dimostrare che il 70 per cento del verde che raccoglie non è nativo del parco ed è invasivo.
Anche la designer di giardini Marie Viljoen si dice convinta nella sua rubrica “Edible Manhattan” che le autorità esagerano ritenendo allarmante il fenomeno, sostenendo che non è in questo modo che si distruggono i parchi.
C’è tuttavia un aspetto salutare che va considerato: non tutti sono a conoscenza del pericolo di certe piante e la velenosità di taluni funghi.
“Non tutti conoscono l’uso di erbe e spezie” precisa Maria Hernandez direttrice del settore agricultura del Central Park Conservancy, il gruppo nonprofit che gestisce il parco.
Alcune località fuori città, tuttavia, cercano accomodamenti per coloro in cerca del verde selvaggio da portare a tavola.
Come la cittadina di Sandy Hook nel New Jersey che limita il raccolto di frutta e verdure ad un contenitore a persona, per giorno, stando a quanto riferito da John Harlan Warren, portavoce della zona di ricreazione federale chiamata Gateway National Recreation Area.
Nei parchi statali la situazione appare più rilassata e, anche se è pure illegale la raccolta, nessuno è mai stato multato per aver preso fragole o more dalle frasche.
Il fenomeno tuttavia varia da parco a parco, a seconda anche della conformazione etnica dei rioni circostanti, con residenti immigrati che riconoscono erbe e piante del proprio paese d’origine.

Nelle foto: immagini di Central Park.


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I 27 ristoranti ambasciatori della tradizione in cucina, contro la contraffazione







di Riccardo Chioni



Una trentina di ristoranti italiani dell’area metropolitana sono schierati da oggi in prima fila a tutela del Made in Italy dalla contraffazione, fenomeno assai diffuso che soltanto negli Stati Uniti costa al nostro paese 4 miliardi di euro.
Aggiudicandosi il “Seal of Quality” dell’Istituto nazionale del Turismo, i 27 ristoranti selezionati diventano ambasciatori chiamati a tutelare la tradizione culinaria italiana spesso sbeffeggiata attraverso il crescente fenomeno del “italian sounding”.
La targa che hanno ricevuto i 27 ristoranti dell’area metropolitana, “Ospitalità italiana - Ristoranti italiani nel mondo” è un sigillo di qualità, una nuova certificazione promossa dall’Istituto nazionale del Turismo, quale riconoscimento ufficiale dei ristoranti italiani sparsi nel mondo.
Alla cerimonia di consegna delle targhe Ospitalità italiana ai ristoratori presso la sala ricevimenti Gustavino sotto le volte del Queensboro Bridge nella Upper East Side di Manhattan erano presenti il presidente della Italy-America Chamber of Commerce Claudio Bozzo, il vice presidente di Unioncamere, Costantino Capone e Giancarlo Deidda, presidente del Comitato di valutazione dei ristoranti italiani nel mondo.
La consegna dei certificati di qualità è avvenuta dopo un lungo ed accurato procedimento che ha richiesto un anno e per i 27 dei ristoranti che avevano sottomesso la propria candidatura alla Italy-America Chamber of Commerce di New York che ha curato l’iniziativa per ricevere il riconoscimento dell’Istituto nazionale del Turismo, è stato un giorno memorabile.
“Il gruppo delle 104 camere di commercio in Italia crede molto in questa iniziativa e vuole investire nei prossimi anni. Questa - ha spiegato Costantino Capone - è la prima fase. Il nostro progetto si svolge in 55 paesi del mondo vuole andare a una rete formata da quasi 3000 ristoratori originarimente italiani”.
Per il momento le targhe di qualità sono state assegnate a circa 700 attività di ristorazione in tutto il mondo.
“Il primo passo è di creare la rete che serve a fare un progetto complessivo, che è l’obiettivo primario di difendere tutto ciò che è Made in Italy dal punto di vista della ristorazione. Noi crediamo - ha proseguito Capone - che mangiar bene con prodotti genuini è non solo la traduzione di una tipicità del paese, ma anche la comunicazione di tradizioni, cultura, turismo gastronomico e tutto ciò di cui l’Italia ha bisogno. Perché se è vero che il nostro è il più bel paese del mondo, allora dobbiamo comunicare all’estero queste cose”.
I ristoranti saranno gli ambasciatori di questo messaggio hanno sottolineato Deidda e Capone.
“Ambasciatori che hanno un compito anche molto importante: quello di tutelare il Made in Italy dalla contraffazione. Noi abbiamo - ha precisato Capone - una contraffazione che è un problema diffuso che costa all’Italia ben 60 miliardi di euro e solo negli Usa 4 miliardi di euro. Sono tutte ricchezze che produce il valore aggiunto del Made in Italy, ma che col Made in Italy non ha nulla a che vedere”.
La prima fase serve anche a capire di cosa hanno bisogno gli operatori all’estero tra logistica, fornitori e importatori.
“Vogliamo fare una squadra e soprattutto riconoscere quello che hanno fatto finora e l’attività di impresa, la capacità di competere. È giunto il momento che il paese Italia faccia sistema e non saremo più tanti solisti da un punto di vista di concerto, ma un grande concerto con un’unica regia che sarà Unioncamere, in collaborazione con i ministeri italiani”.
Molti ristoratori hanno espresso scetticismo perché fino a ieri tante persone ed organismi facevano certificazioni assegnate da società private.
“Noi - ha concluso Capone - siamo un ente pubblico, rappresentiamo 6 milioni e 200 mila imprese e non possiamo assolutamente permetterci il lusso di deludere i nostri imprenditori”.
Al termine della selezione la Italy-America Chamber of Commerce ha organizzato “Ospitalità italiana: The Authentic Italian Table”: una celebrazione dell’autentica cucina italiana che si è svolta da Gustavino e che ha visto la pertecipazione di 18 dei 27 ristoranti premiati con piatti tipici dei rispettivi menù.
Giancarlo Deidda responsabile nazionale del progetto ha spiegato di essere stato chiamato a ricoprire questo ruolo perché pure lui è un ristoratore.
Per ottenere il riconoscimento di rispetto dell’autenticità della cucina italiana il ristotatore ha seguito una rigorosa selezione guidata da elementi di importanza come la selezione dei vini italiani sulla carta, la presentazione in lingua corretta dei prodotti e ricette su menù, oltre ad annoverare parte del personale che parla correttamente italiano.


I RISTORANTI DI QUALITÀ DA GUSTAVINO


Ecco l’elenco dei ristoranti dell’area metropolitana che hanno ottenuto il sigillo di qualità dell’Ospittalità autentica italiana:
Alfredo of Rome 4 West 49th Street Manhattan, Amarone Ristorante 686 Ninth Avenue Manhattan, Aroma Kitchen Winebar 36 East 4th Street Mahattan, Azalea Ristorante 224 West 51st Street zona teatri, Cacio e Vino 80 Second Avenue Manhattan, Circo 120 West 55th Street Manhattan, Il Capriccio 633 Route 10 East Whippany New Jersey, Il Corso 54 West 55th Street Manhattan, Il Gattopardo 33 West 54th Street Manhattan, Il Poeta 98-04 Metropolitan Avenue Forest Hills Queens, La Pizza Fresca Ristorante 31 East 20th Street Manhattan, Luna Piena 243 East 53rd Street Manhattan, Pinoli Ristorante Italiano 414 De Diego Avenue Puerto Nuevo, San Juan Porto Rico, Salumertia Rosi Parmacotto 283 Amstaerdam Avenue Upper West Side, San Pietro 18 East 54th Street Manhattan, Tiella Restaurant 1109 First Avenue Mamhattan, Tramonti Ristorante 364 West 46th Street zona teatri, Trattoria Cinque 363 Greenwich Street Mannattan e Via Emilia 47 East 21st Street Manhattan.


Nelle foto, in alto: l'ex congressman Frank Guarini attende in fila una fetta di italianità che lo chef Cesare Casella di Rosi Salumeria sta tagliando a mano, Claudio Bozzo, Tony Grande del Capriccio, Costantino Capone, Giancarlo Deidda e l'elenco dei ristoranti.


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mercoledì 27 luglio 2011

A rischio la tendenza al ribasso della criminalità per la prima volta in 18 anni







di Riccardo Chioni




Se continua di questo passo, New York City rischia - per la prima volta in quasi due decenni - di dover registrare un incremento della criminalità, nonostante a One Police Plaza cerchino di combatterla con 6 mila agenti in meno rispetto all’organico di 6 anni fa, mentre la serie di crimini violenti commessi nei giorni scorsi non è certo una notizia rassicurante.
Fino all’ultimo resoconto del NYPD rilasciato il 17 luglio scorso, quelli classificati tra i 7 maggiori crimini facevano registrare un lieve calo dello 0.4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010, scendendo da 54.447 a 54.254, una tendenza che annualmente si consolida dal 1993.
In realtà, a parte le crude statistiche, metà dei 76 precint disseminati nei 5 quartieri stanno vivendo una recrudescenza della criminalità e al quartier generale della polizia si studiano proposte e strategie per non rischiare di rompere l’incanto che dura 18 anni.
Secondo voci raccolte a One Police Plaza, il capo della polizia Raymond Kelly si sta alacremente adoperando per non rischiare di diventare il primo commissioner a dover registrare un aumento della criminalità dai tempi di Lee Brown alla fine degli anni Ottanta.
Se malauguratamente accadesse che il corpo di polizia perda la lotta alla criminalità in città, le conseguenze comporterebbero enormi ripercussioni e i più stretti collaboratori di Kelly assicurano che il commissioner non lascerà che ciò si verifichi.
Intanto, durante il fine settimana alle nostre spalle, la cronaca ha riferito l’uccisione a sangue freddo di un padre di 6 figli nel rione di Washington Heights, sotto gli occhi dei familiari, apparentemente per futili motivi all’esterno del ristorante El Rey De La Paella nella West 181st Street.
Nella notte di lunedì Humberto Alvarado di 39 anni, definito un padre modello, è stato raggiunto da un proiettile mortale al torace. Ignoto l’autore del delitto.
Qualche ora prima, all’una del pomeriggio, nel rione Greenpoint veniva rapinato e ferito un gioielliere per opera di due individui a mano armata. Reggie Sanocki di 54 anni è ricoverato in condizioni stabili al Bellevue Hospital.
Mentre uno dei rapinatori spintonava verso il retrobottega il titolare per poi sparargli, il suo complice arraffava quanto poteva dalle vetrine, per poi darsi entrambi alla fuga a piedi lungo Nassau Avenue.
I due rapinatori restano ancora ignoti.
Già dalle prime ore, il fine settimana di sangue si era annunciato violento venerdì con l’uccisione di Marlon Riley di 21 anni nel Bronx, pare per motivi legati a gang rivali.
Lo stesso omicida ha colpito anche una ragazzina di 16 anni in compagnia della vittima, poco prima delle 4 di notte lungo Pitkin Avenue nella sezione di Brownsville.
Riley, per le statistiche, venerdì era la vittima dell’omicidio numero 259 di quest’anno, a cui si aggiungono i due morti ammazzati nei giorni scorsi che portano il totale a 261.
Una spirale di violenza che manda in fibrillazione One Police Plaza e gli alti gradi della polizia che proprio giovedì scorso avevano tenuto una riunione con i responsabili degli 8 comandi da cui dipendono i 76 precint cittadini.
Il capo del dipartimento Joseph Esposito e il vice commissioner Patrick Timlin un paio di settimane fa hanno varato un programma di incontri periodici con i capi dei distretti al quartier generale, nel cosiddetto bunker CompStat dove si combatte la criminalità in tempo reale.
Ad indicare il clima di preoccupazione che serpeggia al quartier generale della polizia, basti pensare che gli incontri ad alto livello erano stati programmati ogni due settimane, mentre l’urgenza del problema ha reso imperativi più frequenti rapporti settimanali.
Secondo indiscrezioni, all’ultima riunione, il comando del territorio Queens North sarebbe stato redarguito dopo aver riferito di un incremento di furti e spaccio di droga, mentre all’incontro precedente dai superiori era stato ordinato di prendersi cura dei problemi.
Quello che più preoccupa gli abitanti della zona di Jackson Heights che cade sotto la giurisdizione del 115th precint, è lo spaccio spudorato che si svolge sui marciapiedi delle strade centrali, sotto gli occhi dei passanti.
Alla prossima riunione a One Police Plaza sono chiamati i comandanti del 70th precint in località Midwood a Brooklyn e del 112th di Forest Hills nel Queens per riferire sull’aumento di crimini come furto aggravato, uno di quelli compresi nel famigerato elenco dei 7 “major crime”.
Nell’indice redatto dalla polizia sono inoltre compresi: omicidio, furto, aggressione, rapina e furto d’auto.
Il pericolo di una recrudescenza della criminalità non potrebbe capitare in un periodo più inappropriato per le forze dell’ordine che attraversano momenti difficili, dettati dalla congiuntura economica che ha portato l’organico del NYPD ad assottigliarsi dai 40 mila agenti del 2004 agli attuali 34 mila.


Nella foto in alto: Raymond Kelly, sotto il quartier generale del NYPD.


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domenica 24 luglio 2011

Centinaia le coppie gay sposate nel primo giorno dell'entrata in vigore della legge statale








di Riccardo Chioni



Alle 8,30 di ieri mattina la coda iniziava di fronte all’ingresso dell’ufficio del City Clerk al 141 Worth Street nella Lower Manhattan e si snodava lungo tutto l’isolato, da Center a Baxter Street, prima che gli agenti aprissero il portone, chiedendo ad alta voce “siamo tutti pronti?”, mentre si accomodava la coppia “A001” e “A002” per la celebrazione del primo matrimonio gay nello stato di New York.
All’ingresso della East Chapel la prima coppia di donne è stata applaudita da personale e ospiti: Connie Kopelov di 84 anni è arrivata in carrozzella, si sposa con Phyllis Siegel di 76.
Entrambe vestono lo stesso colore azzurro pallido e pantaloni beige, la più anziana si sorregge in piedi aiutandosi con un carrellino mentre si procede al rito.
È stato officiato dal City Clerk Michael McSweeney che ha posto la domanda: “Phyllis, vuoi che Connie diventi tua sposa per vivere assieme a lei nell’istituzione del matrimonio?”.
“I do” è stata la risposta di Plyllis, a cui ha fatto eco il sì di Connie, sua compagna da 23 anni, seguito da un abbraccio e dal bacio, prima timidamente sulla guancia, poi sulle labbra.
Un momento emozionante, che ha scatenato l’applauso spontaneo del biscone di coppie gay in attesa di arrivare in una delle 3 cappelle per celebrare il matrimonio.
In lacrime la presidente del consiglio comunale Christine Quinn che ha partecipato alle celebrazioni assieme alla sua partner Kim Catulo, oltre al senatore statale Tom Duane e il suo partner.
Circondate da tanto affetto, le due anziane signore appena sposate non trovavano le parole per esprimere l’emozione.
Phyllis ha detto “sono senza fiato. Quasi quasi mi mancava il respiro durante la cerimonia. Sono contenta di aver fatto il passo che volevo, questo mi mette l’anima in pace. È splendido pensare che quanto sta capitando a noi, finalmente è legale per tutti”.
La prima coppia di uomini sposata nella East Chapel è formata da Marcos Chaljub di 29 anni e Freddy Zambrano di 30, quando scoccano le 9 del mattino.
I due giovani si conoscono dal 2006, vivono in Astoria, vestono entrambi abbigliamento di Macy’s, coordinato camicia e pantaloni, col fiocchetto al collo, si sono persino fatti rasare la barba nello stesso stile.
Sono 3 amiche con un bouquet di girasoli in mano ad accompagnare Marcos e Freddy di fronte al City Clerk McSweeney, con la presidente Quinn ad assistere alla cerimonia.
E quando McSweeney, pronunciando la formula di rito, ha chiesto se qualcuno avesse qualche ragione per essere contrario all’unione, la Quinn, carica di entusiasmo, non ha saputo resistere alla tentazione ed ha esclamato a gran voce “Not a word!”.
Nella lobby, tra baci e abbracci, la presidente del consiglio comunale ha detto ai giornalisti “oggi è il giorno che rende questa società migliore”, continuando a congratularsi con le coppie in coda.
Fuori dall’edificio dove 843 coppie gay hanno pronunciato il si ieri, in mattinata è arrivato anche il rev. Jacqui Lewis della Middle Collegiate Church situata nel East Village, il quale andava dicendo alle coppie in attesa del certificato che lo avrebbero potuto incontrare all’uscita, nel caso fossero interessate anche alla cerimonia religiosa.
Non tutti tuttavia ieri hanno festeggiato l’annessione di New York agli altri 5 stati che riconoscono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La svolta storica che ha legalizzato le nozze tra omosessuali nello stato non è stata gradita proprio da tutti.
Sotto le finestre dell’ufficio del governatore nella East Side a Midtown, da sud Manhattan alla punta nord dello stato a Syracuse si sono svolte infatti manifestazioni di protesta.
All’esterno dell’ufficio del City Clerk, David Zoschwartz della comunità ebraica newyorkese sostiene che “il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna” e considera la legge approvata dal governatore Andrew Cuomo “contraria alla natura e alla coscienza di chi crede nella religione e nei dettami di Dio”.
L’interessato invece, nella mattinata di ieri, ha festeggiato assieme ad alcuni gruppi che hanno contribuito a portare la nuova legge alla sua firma nel rione di Chelsea.
Al termine dell’oncontro il governatore ha detto “la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso è un atto dovuto di equità matrimoniale”.
Oggi sarà sorteggiata con una lotteria una delle coppie gay che ieri ha detto sì, a cui andrà una luna di miele di due giorni in un lussuoso albergo di Manhattan, un affollato party, biglietti per un musical a Broadway, oltre all’accesso gratuito ai musei della Big Apple.
Nella serata di ieri Michael Bloomberg ha officiato il matrimonio di John Feinblatt e Jonathan Mintz, due dei suoi più stretti collaboratori dell’amministrazione municipale, nella residenza ufficiale del sindaco a Gracie Mansion nella Upper East Side di Manhattan con vista sull’East River.
Feinblatt è consigliere capo e coordinatore per la giustizia penale, mentre Feiblatt ricopre la carica di commissioner dell’agenzia Consumer Affairs.


Nella foto in alto: Connie Keplov e Phyllis Siegel davanti al City Clerk, Marcos Chaljub e Freddy Zambrano durante la cerimonia e Christine Quinn con la compagna, un dimostrante contro la legge sui matrimoni gay.


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Stracotta la Mela, ancora un giorno prima che diminuiscano le temperature record








di Riccardo Chioni




Un’altra giornata all’insegna della calura estiva ha interessato milioni di persone nella east coast dove la colonnina di mercurio è scesa di alcuni gradi rispetto ai giorni precedenti, senza tuttavia offrire un attimo di sollievo nell’area metropolitana dove le temperature massime hanno segnato record di tutti i tempi.
La classificazione “oppressive heat” dei metereologi è rimasta in effetto anche ieri, nonostante la temperatura segnasse 10 gradi in meno rispetto a venerdì, con la gente disperatamente alla ricerca di refrigerio all’aria condizionata o sotto le fontanelle.
“Brutale” è stato il commento di un venditore di magliette souvenir a Times Square ieri mattina mentre il termometro iniziava a salire verso i valori di 90 gradi.
“Normalmente rincaso verso le 10 di sera, ma ieri - ha raccontato il venditore ambulante Walter Wells - sono rimasto fuori per più tempo perché a casa non ho l’aria condizionata ed era un infermo l’appartamento quando sono tornato dopo le 2 di notte”.
Venerdì nella popolosa Newark si è registrata la straordinaria temperatura di 108 gradi, un vero e proprio record di tutti i tempi, mentre la Big Apple è stata lasciata in cottura lenta a 104 gradi che con l’effetto umidità la percezione era di 113.
Per aggiungere la beffa al danno, molti newyorkesi hanno dovuto fare buon viso a cattiva sorte quando sono arrivati con sdraie e ombrelloni sulle spiagge di Staten Island e Brooklyn, per trovare la bandierina rossa di divieto di balneazione a causa dello scarico forzato della fognatura dal sistema di trattamento di Harlem rimasto danneggiato da un incendio nei giorni scorsi.
Secondo quanto riferito dalle autorità municipali l’impianto di depurazione lungo la Hudson Parkway è tornato alla normalità ieri, ma l’inconveniente interesserà i banganti ancora per qualche giorno.
L’amministrazione Bloomberg ha deciso di allungare i tempi di apertura delle 54 piscine comunali dalle 10 del mattino alle 8 di sera, mentre i medici del pronto soccorso si augurano che il caldo eccessivo vada gradualmente scemando perché - per esperienza - sostengono che una raffica di 3 o 4 giorni di caldo eccessivo ha ripercussioni sulle persone a rischio.
La Con Edison di New York ha riferito che all’una del pomeriggio di ieri è stato stravolto il record di domanda di energia elettrica stabilito il 2 agosto del 2006 con un carico di 13.700 megawatt.
Diverse migliaia di abitazioni ed esercizi commerciali sono stati interessati da sporadici black-out risolti nella maggioranza dei casi nel giro di poche ore e dove si è reso necessario la Con Ed ha ridotto deliberatamente il voltaggio per scongiurare che i cavi diventassero roventi.
Richard Ruvo, responsabile dell’agenzia Enviromental Protection Administration con sede a New York ha ammonito gli abitanti sulla scarsa qualità dell’aria che si respira durante queste giornate d’afa opprimente.
“In giorni come questi - ha sostenuto Ruvo - la qualità dell’aria interessa tutti, non solo gli asmatici e gli anziani”.
Ma non mancano i temerari anche in questi casi. Infatti, centinaia di persone si sono posizionate in file ordinate all’esterno del Izod Center a Newark sotto il sole cocente con la speranza di poter partecipare ai provini della Nbc per il programma “The Voice”.
Non riuscendo a trovare refrigerio, nel New Jersey un paio di negozianti della cittadina di Flemington hanno pensato bene di piazzare due piccole piscine di fronte ai propri esercizi dove ognuno di passaggio poteva rinfrescarsi un tantino.
Secondo le previsioni per le giornate di oggi e domani sono previsti temporali sparsi, anche di forte intensità, ma tenperatura e umidità resteranno sui valori di 90 gradi e solo verso martedì si potrà tornare a ragionare con la colonnina di mercurio su valori più propriamente stagionali.

Nella foto in alto: come si presentava ieri Point Pleasant Beach nel New Jersey e un'immagine presa alla Columbia University.


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sabato 23 luglio 2011

Grande Mela a lenta cottura, temperature record a 3 cifre









di Riccardo Chioni



È stato veramente un mezzogiorno di fuoco quello di ieri nella fornace della Big Apple, in cottura lenta a 103 gradi per più di 6 ore, mentre per la giornata odierna ci aspetta un’altra infornata condita con un’alta dose di umidità.
Ieri mattina alle 8 la colonnina di mercurio segnava già 90 gradi a Central Park dove solo pochi temerari atleti hanno sfidato le condizioni climatiche non certo salutari provocate dalla cappa di calore stagnante su buona parte dell’area metropolitana ed oltre.
Gli occhi dei newyorkesi sono puntati sulla società Con Edison che per ieri aveva previsto una domanda energetica straordinaria, tale da superare il recordo stabilito nel 2006, anche se sin dalla mattinata di ieri si sono verificati sporadici black-out.
È accaduto nel rione di Brooklyn Heights ed ha interessato 500 utenti che si sono visti ristabilire l’erogazione di energia elettrica nel primo pomeriggio, mentre in alcune zone di Queens e della Westchesterr County la Con Ed ha deciso l’abbassamento di voltaggio erogato.
La riduzione è proseguita per 8 ore e soltanto nella sezione di Maspeth nel Queens ha riguardato 107 mila utenti che - ha sostenuto il portavoce della Con Ed, Bob McGhee - “probabilmente non se ne sono neppure resi conto.
Nella Grande Mela a bollore si aggiunge la beffa delle spiagge inutilizzabili a Staten Island come a Brooklyn, a causa dello scarico nell’Hudson River dei rifiuti fognari conseguente all’incendio di qualche giorno fa del sistema di filtraggio ad Harlem.
Più affollati del solito i pronto soccorso degli ospedali metropolitani da pazienti ricoverati con problemi di salute correlati al caldo eccessivo, prevalentemente legati a respirazione e colpi di sole.
Nel Connecticut una dozzina di girl scout sono dovute ricorrere alle cure dei sanitari per problemi di salute manifestatisi durante attività nel campo dove stavano trascorrendo una vacanza. Nove sono state ricoverate in ospedale, ma nessuna è in pericolo di vita.
Il First Selectman John Hodge di New Fairfield ha riferito che le altre girl scout del gruppo hanno trascorso la nottata di giovedì nella più confortevolmente caffetteria del campo rinfrescata però solo da ventilatori industriali.
A Filadelfia l’amministrazione scolastica pubblica ieri ha deciso di cancellare tutte le attività in classe, mentre più a nord la citttadina di Allentown ha abolito per la giornata il pagamento per l’accesso alle piscine pubbliche.
Se a Manhattan nei canyon infuocati da cemento e vetrate si boccheggiava, nulla può essere paragonato ai budelli cocenti della subway dove le temperature sono ben al di sopra di quelle percepite all’esterno.
Tanto, che persino il servizio pubblico di informazione elettronico sul traffico dei treni è andato in tilt, costringendo i responsabili della Mta ad interromperlo per evitare che il surriscaldamento delle centraline si propagasse al resto del sistema e che provocasse danni alle apparecchiature elettroniche.
Con 120 gradi registrati nelle centraline delle cosiddette “communication room” gli orologi si sono spenti in 110 stazioni del Bronx, Brooklyn e Manhattan, lasciando i già inviperiti viaggiatori senza informazioni sui treni in arrivo.
Esasperante la calura per coloro che ieri sono stati costretti a lavorare all’aria aperta nei cantieri o per le consegne e persino le solitamente brulicanti avenue di Manhattan ieri sembravano deserte al confronto, con la gente che andava cercando refrigerio all’interno di luoghi pubblici, cinema e musei in cerca di aria condizionata.
Era da più di mezzo secolo che la Big Apple non veniva cotta a oltre 100 gradi, ieri a mezzogiorno però il record di 101 gradi registrato 54 anni fa è stato stravolto dai 103 reali, che diventavano 113 con l’aggiunta dell’effetto umidità.


Nella foto in alto: una spiaggia di Staten Island dove ieri era sconsigliato bagnarsi e un bambino a Gramercy Park.


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giovedì 21 luglio 2011

Joseph Plumeri guiderà la 67.ma Columbus Day Parade sulla Quinta con la fascia di Grand Marshal








di Riccardo Chioni



Ad aprire la 67.ma edizione dell’annuale Columbus Day Parade il prossimo 10 ottobre sulla Quinta Avenue con la fascia di Grand Marshal sarà il business executive e filantropo nativo del New Jersey di origini siciliane, Joseph Plumeri.
L’annuncio da parte della Columbus Citizens Foundation che organizza la parata, quest’anno è arrivato con netto anticipo rispetto alle edizioni precedenti, con la scelta di un leader, chairman e Ceo del Willis Group Holding, terzo brokerage nel mondo nel 2010 con 17 mila dipendenti, 400 uffici, presente in 120 paesi.
Joseph Plumeri sarà alla testa della 67.ma NYC Columbus Day Parade che quest’anno assume particolare significato per la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con la partecipazione di 35 mila persone durante la più grande celebrazione al mondo dell’orgoglio italiano.
“Siamo lieti che Joe Plumeri sia Grand Marshal dell’edizione 2011 della parata, in particolare per i 150 anni dell’unificazione d’Italia. Joe - ha detto Frank Fusaro, presidente della Columbus Citizens Foundation - è uno dei più dinamici, appassionati, positivi e generosi uomini che abbia mai incontrato. Tra i suoi innumerevoli atti di generosità verso cause giuste durante la sua carriera in business che spazia in quattro decenni, ha onorato i suoi genitori sostenendo la realizzazione del Samuel & Josephine Plumeri Wishing Place, il quartier generale del capitolo del New Jersey della Make-A-Wish Foundation. Ha voluto onorare la memoria del figlio scomparso, Christian attraverso donazioni al College of St. Rose di Albany. In qualità di leader globale in business che pone la sua integrità al primo posto, ha stabilito nuovi standard di trasparenza nell’industria delle assicurazioni ed ha guidato alla realizzazione dell’unico Willis Client Bill of Rights. Un uomo - ha concluso Fusaro - dalle grandi visioni, un costruttore di comunità dedicato ad aiutare altri”.
Joseph J. Plumeri, figlio di Samuel e Josephine è cresciuto in un rione operaio di North Trenton. Il padre era un businessman e imprenditore che aveva ricoperto anche la carica di commissioner municipale, scomparso nel 1988.
I nonni di Joe Plumeri erano originari di Villalba in Sicilia da dove emigrarono, approdando a New York in cerca di una vita migliore.
“La Columbus Day Parade - ha esordito Plumeri - è una delle più importanti celebrazioni da parte della gente che ha aiutato a creare gli Stati Uniti quale nazione di libertà, riuscite e innovazione. È un privilegio per me essere Grand Marshal e di onorare i miei nonni emigrati dalla Sicilia, i miei genitori e i milioni di italoamericani che hanno sacrificato, dedicato se stessi alle famiglie, alle comunità e agli Stati Uniti d’America”.
La Columbus Day Parade è solo il culmine di un fine settimana di festeggiamenti sparsi in città durante la più affollata celebrazione al mondo dell’orgoglio italiano e italoamericano che sfila lungo la Quinta Avenue, con la partecipazione di oltre 100 contingenti, carri allegorici e storici, oltre una dozzina di bande musicali ed uno stuolo di dignitari locali e provenienti dall’Italia.
La “corporate life” di Plumeri è iniziata nel 1968 in un piccolo studio di brokeraggio, fino alla creazione di Citigroup. Nel 1999 era alla guida dell’integrazione di Travelers Group e Citicorp dopo la fusione da 70 miliardi di dollari e per un anno è stato Ceo per il North America di Citybank.
Nel 2000 Plumeri era diventato chairman e Ceo del gruppo londinese Willis Group Holding, su richiesta di Henry Kravis e della sua società Kohlberg Kravis Roberts, che aveva appena acquisito Willis.
Assunto il timone di un’antica, ma dormiente Willis, Plumeri dopo averla portata in Borsa, ha voluto un nuovo quartier generale che spicca ora nello skyline di Londra, ha acquisito la concorrente Hilb Rogal & Hobbs con una fusione del valore di 2.1 miliardi di dollari, raddoppiando la presenza di Willis in America, assicurando alla società la posizione di terzo broker nella classifica mondiale.
Di Plumeri è nota la posizione di fermezza nella trasparenza aziendale e più in generale del firmamento delle assicurazione. Ha creato il Client Bill of Rights proprio per assicurare trasparenza nella pratica e nelle operazioni della società.
È uno dalle idee chiare sull’industria assicurativa. “L’assicurazione - ha sostenuto il prossimo Grand Marshal - è il Dna del capitalismo. Niente si muove, niente viene costruito, niente succederebbe senza di noi”.
Plumeri, che pure ha ricoperto la carica di New Jersey Commissioner allo Sport, è anche titolare di squadre di “minor league baseball” che allevano talenti per club come gli Yakees e i Philadelphia Phillies.
Il team degli Yankees, i Trenton Thunder, gioca al Samuel J. Plumeri, Sr. Field intitolato al padre di Joseph.


Nella foto in alto: Joseph Plumeri e alcune immagini dell'edizione 2010 della Columbus Day Parade con il sindaco Michael Bloomberg che sfila con la bandierina italiana.



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mercoledì 20 luglio 2011

Abbigliamento maschile dai colori Made in Italy per l'estate 2012









di Riccardo Chioni


Sono piaciute le novità dell’abbigliamento e gli accessori maschili Made in Italy presentati alla mostra Mrket al Javits Center con le collezioni primavera/estate 2012 nella collettiva allestita dal Italian Trade Commission che comprende una trentina di aziende dei più importanti distretti di Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.
L’Italia si pone all’undicesimo posto nelle esportazioni verso gli Stati Uniti di abbigliamento maschile per un valore di 432 milioni di dollari, con una quota di mercato pari al 1.93 per cento.
Interessanti i dati relativi ai settori dell’abbigliamento uomo per il periodo gennaio/aprile 2011 che vedono le cravatte italiane al secondo posto nelle esportazioni per un valore di 20 milioni, 3 in più rispetto al 2009 con un aumento del 13.62 per cento e una quota di mercato pari al 25 per cento rispetto al 20 del 2010.
Con i vestiti maschili l’Italia si trova al settimo posto per un valore di 86 milioni di dollari rispetto ai 73 del 2009 (+17 per cento), con una quota di mercato pari a 3.2, mentre per quanto riguarda le camicie - sempre nel periodo gennaio/aprile 2011 - il nostro paese si è posizionato al nono posto per un valore di 17 milioni rispetto ai 14 del 2009 (+22 per cento) e una quota di mercato di circa il 2 per cento.
Per la maglieria l’Italia si pone al ventesimo posto per un valore di 33 milioni rispetto ai 29 del 2009 (+15 per cento) con una quota di mercato invariata del 1 per cento rispetto al 2010.
Gianmarco Taccaliti dell’omonima camiceria di Ancona quest’anno al Mrket celebra il centenario dell’azienda di famiglia.
"È un’azienda storica fondata dal mio bisnonno, tramandata per quattro generazioni con 50 dipendenti con una produzione interamente Made in Italy. Siamo orgogliosi di continuare a produrre in Italia. Stiamo approcciando il mercato americano, siamo presenti a questa fiera per la prima volta e fino a questo momento abbiamo avuto un risultato molto positivo, tanto che - aggiunge Taccaliti - abbiamo già deciso di partecipare alle prossime edizioni sia qui che a Las Vegas la prossima stagione".
Il prodotto Taccaliti da anni propone il servizio su misura a qualsiasi cliente in tutto il mondo nel giro di due settimane.
Jack Lawlor rappresentante dell’azienda di calzature Dino Bigioni di Ascoli Piceno sostiene che il mercato riflette l’aspetto economico del governo che influenza le decisioni a restare cauti.
"I clienti sono pronti a comperare, sono i dettaglianti che si muovono a rilento e credo che fiere come questa servano a smuovere le acque. Tuttavia - prosegue Lawlor - posso dire che l’edizione di quest’anno si svolge senza dubbio sotto una migliore stella rispetto all’anno scorso".
Allo stand Marchesi di Como regnano i colori accesi della seta. Gin Frati spiega che "sono le risposte a quello che il mercato non ha. L’ho fatto apposta a mettere assieme questi colori perché per me è quello che ci vuole e in effetti il mercato ha risposto in modo molto positivo".
Fantastica è il termine adoperato da Frati per esprimere l’accoglienza ricevuta quest’anno in fiera. "Per noi - aggiunge - l’azienda che produce tutto a Como è molto importante negli Stati Uniti".
Al battesimo di Mrket l’azienda di cravatte Volare Collection di Salerno che ha già conquistato i buyer americani.
"Sicuramente ripeteremo l’esperienza alla prossima edizione. La cravatteria in seta di altissima qualità ha un riconoscimento particolare: la fodera delle cravatte della collezione più esclusiva a marchio Luigi Monaco, nome di mio padre che ha fondato l’azienda nel 1971, ha la caratteristica di avere rappresentato la foto del nostro nostro paese dove produciamo, che è Postiglione su ognuna di esse. È stata molto apprezzata la nuova collezione di cravatteria dipinta a mano che richiama elementi della natura" spiega Diego Monaco.
Ottimista anche la direttrice dello show, Lizette Chin. "La fiera - spiega - raccoglie le aziende dell’abbigliamento di qualità, si svolge due volte l’anno a New York e due a Las Vegas. Selezioniamo chi vogliamo in fiera e quest’anno abbiamo registrato un incremento del trade del 9 per cento. È l’indicazione che l’abbigliamento maschile si trova in una posizione più favorevole rispetto all’edizione precedente, inoltre abbiamo circa 300 espositori che hanno portato il meglio della produzione per attrarre il mercato americano".
Il direttore esecutivo del Italian Trade Commission negli Stati Uniti , Aniello Musella conferma il trend positivo.
"Alcune fiere, come quella del tessile della settimana scorsa hanno registrato un trend positivo che si riscontra anche a Mrket con le testimonianze di molti operatori che danno un’indicazione della crescita, c’è molta attenzione da parte dei buyer e quindi molte aziende hanno fatto ordini a livelli di come si facevano prima della crisi che aveva frenato un po’ tutto. C’è sicuramente uno spirito positivo di andare avanti e quindi di consolirare le posizioni e c’è concretezza maggiore e un ritorno di buyer che fanno di nuovo ordini" osserva Musella.
Tutto questo, in un contesto generale che negli Stati Uniti, rispetto alla domanda al consumo, ha ancora molte criticità.
"Evidentemente c’è anche un’esigenza di ricostuire le scorte da parte dei dettaglianti, quindi i buyer sono molto più selettivi nella scelta, sono molto più attenti nel rapporto prezzo-qualità. Le aziende che sono in questa fiera - sostiene Musella - hanno un rapporto prezzo-qualità come punto di forza, perché parliamo di aziende che non sono dei brend, ma sono una fascia alta di qualità e quindi hanno questi elementi molto importanti: il Made in Italy al cento per cento, un rapporto prezzo-qualità molto competitivo e quindi, anche in un momento ancora di criticità per la crescita e la stabilità dell’economia americana, continua ad avere sicuramente una domanda. Gli americani, anche se più selettivi, più attenti al prezzo del prodotto, sono ancora alla ricerca di quello di qualità e questo in particolare nel settore uomo che è tra i segmenti del settore moda del Made in Italy che è quello che ha dei punti di forza e di vantaggio rispetto a tanti altri".
A questa edizione di Mrket partecipano 32 aziende italiane, alcune con più marchi, a rappresentare un po’ tutto il panorama dell’abbigliamento maschile, dalla calzatura, camiceria, cravatteria, giacche e abiti.
"È una fiera - precisa il direttore - nata da una domanda molto forte degli agenti americani di aziende italiane e quindi è un modo anche per l’Italian Trade Commission di intervenire a sostegno delle aziende facilitando il lavoro degli agenti".


Nelle foto, dall'alto: Lizette Chin e Aniello Musella, uno stand, Gianmarco Taccaliti, stand di cravatte e accessori, Gil Frati, Diego Monaco e una panoramica.


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lunedì 18 luglio 2011

Prolificano i gossip su l'insaziabile voglia sessuale di Dominique Strauss-Kahn










di Riccardo Chioni




Dominique Strauss-Kahn, detto l’insaziabile.
Sono affiorati infatti piccanti rivelazioni rimbalzate ieri tra New York, Francia e Inghilterra, sulle bizzarre abitudini dell’ex capo del Fondo Monetario Internazionale, che durante il suo pur breve soggiorno nella Big Apple si sarebbe portato a letto tre donne, prima della presunta aggressione sessuale a una maid nel lussuoso Sofitel a Manhattan.
La notizia è stata ripresa da una rivista francese e riportata dal NY Post, in cui viene precisato che Strauss-Kahn nel corso di poche ore di un fine settimana di metà maggio al Sofitel si è portato in stanza un trittico di donne.
Secondo quanto riferito, DSK lo avrebbe pacatamente riferito alla moglie, precisando di aver voluto liberarsi della tensione accumulata, prima dell’avvio della campagna elettorale per le presidenziali in Francia.
È quanto scritto sulla rivista “Le Point” che aveva raccolto le confidenze di una persona vicina a Anne Sinclair, moglie di Dominique Strauss-Kahn, senza tuttavia rivelarne il nome.
Alla domanda se Dominique avesse avuto un incontro sessuale a New York prima di iniziare la corsa per le presidenziali, l’anonima fonte ha precisato “no, non si è trattato di una sola occasione, bensì tre”.
Dominique Strauss-Kahn venerdì ha trascorso la giornata assieme alla moglie Anne in occasione del suo 63esimo compleanno festeggiato nel Berkshires, fermamente convinta che il suo insaziabile marito notoriamente sfodera il suo charm per portare a compimento la caccia.
Il “Sunday Times” di Londra ha riferito invece ciò che la moglie dell’ex capo del FMI ha raccontato a conoscenti ed amici sul conto del marito.
“Dominique - ha confidato Anne - non ha mai avuto un gesto violento, per nessuno. Anche con i figli non hai messo loro una mano addosso. È un seduttore, non un violentatore”.
Le confidenze continuano. Anne Sinclair alle amiche racconta che Dominique l’aveva avvertita onestamente prima di sposarlo.
“Guarda che io sono un incorreggibile cacciatore di gonnelle. Non sposarmi” aveva ammonito la futura miglie DSK e quando la coppia iniziava una discussiione sul soggetto, ricorda ancora la moglie, “mi diceva: ti avevo avvertito”.
Strauss-Kahn, 62 anni, uno meno della moglie, è accusato di avere usato violenza sessuale nei confronti di una maid di 32 anni lo scorso 14 maggio nella suite del lussuoso Sofitel, Midtown Manhattan.
L’insaziabile potente uomo francese era giunto all’albergo il 13 maggio evidentemente con uno scopo ben preciso in mente.
Appena preso possesso della suite ha telefonato ad una addetta alla ricezione per chiederle di fare un salto sù da lui per una coppa di champagne, invito cortesemente declinato.
Rubrica alla mano, il futuro candidato del partito socialista francese, avrebbe incontrato una sua consolidata conoscenza femminile, una sorta di girlfriend tenuta segreta che - secondo il NY Post - lavora nel settore bancario.
È stata vista nei filmati dell’albergo all’1,30 della notte del 14 maggio in compagnia di Strauss-Kahn con cui è salita in ascensore alla suite di lui, da cui è uscita un’ora e mezza più tardi.
La maid, immigrata dalla Guinea, era entrata nella suite di DSK la mattina del 14 verso mezzogiorno, denunciando più tardi di avere subito la violenza sessuale, sostenendo di essere stata costretta da Strauss-Kahn ad avere un atto sessuale orale.
Gli esperti della scientifica hanno in effetti recuperato il Dna nella stanza, ma gli avvocati di DSK continuano a sostenere la tesi che qualsiasi contatto sessuale è stato consenziente.
E mentre si prospetta l’abbandono del “caso DSK” da parte della procura distrettuale di Manhattan che ha rimandato al 1.o agosto l’udienza in tribunale in calendario per oggi, centinaia di persone ieri hanno inscenato una manifestazione a sostegno della maid aggredita sotto le finestre del Sofitel.
Al rally organizzato dal senatore William Perkins hanno aderito numerose organizzazioni e sigle sindacali, riunitesi a seguito delle voci sempre più insistenti secondo cui il procuratore distrettuale sarebbe in procinto di ritirare le accuse penali nei confronti di Strauss-Kahn, in seguito ai crescenti sospetti sulla credibilità della maid.


Nelle foto, in alto: Dominique Strauss-Khan all'ingresso della casa in affitto a Tribeca e con la moglie Anne all'ingresso in tribunale a Manhattan.


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venerdì 15 luglio 2011

Stilisti e designer americani attratti dai tessuti italiani alla Première Vision Preview









di Riccardo Chioni




Anche se la stagione sembra ancora lontana, la collettiva italiana del tessile abbigliamento, ha già presentato alla Première Vision Preview le pre-collezioni autunno/inverno 2012-13 in mostra al Metropolitan Pavilion nella West Side, riservata a operatoti del settore.
Sono 32 le aziende partecipanti alla fiera Première Vision, a rappresentare i maggiori distretti tessili attraverso la presenza di 6 aziende di Biella, 5 di Como, 5 di Prato e altre 16 non associate.
Nel periodo gennaio/aprile di quest’anno l’Italia si è piazzata sesta nella classifica di importatori di tessuti negli Usa con 102.76 milioni di dollari rispetto ai 95 e mezzo dell’anno prercedente.
L’Italia resta tuttavia il paese numero uno per esportazione di tessuti di lana, registrando un incremento del 11 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Siamo al terzo posto per i tessuti in seta, dove invece si deve registrare un leggero calo a 17.17 milioni di dollari, rispetto ai 20.26 milioni del 2010, nel primo quadrimestre.
Un gradino sotto si trovano sono i tessuti di cotone italiani esportati negli Usa dove si menifesta un discesa del 3.09 per cento ed un volume di 25.90 milioni rispetto ai 26.72 dello scorso anno.
“Si chiama Première Vision Preview New York - ha spiegato il direttore generale, Jacque Brunel - e siamo alla 23.ma edizione. Nel 2000, siccome era un periodo di rapidi cambiamenti, avevamo pensato e pensiamo ancora che il mercato americano richieda un trattamento speciale, dei servizi speciali e questi ultimi ci hanno stimolato. Questo mercato si è globalizzato, ma se noi portiamo il fashion europeo a conoscenza del mercato, c’è la possibilità che non vadano a cercare altrove lo stesso prodotto, ma restino con quelli europei. Abbiamo pensato che questo formato di show avrebbe funzionato e avevamo visto giusto”.
Brunel ha raccontato che 2 anni fa Première Vision ha commissionato uno studio per capire se filosofia e strategia erano al passo con i tempi, riscontrando la risposta: sì, abbiamo necessità di questi preview show, anche se - ha sottolineato - siamo ben distanti dalla stagione.
“Questa fiera è stata costruita con la partecipazione di due gruppi nazionali: quello italiano e l’altro francese. Ora, se non sosteniamo i nuovi creatori, i giovani, significa che non avremo più clienti un domani e per questo c’è International Fashion Festival che si svolge sulla Costa Azzurra, creato 26 anni fa per sostenere, promuovere giovani designer e le aziende italiane sono partecipi a questa iniziativa”.
Quest’anno il premio è stato assegnato alla francese Céline Méteil che ha lavorato con John Galliano ed ha creato una collezione che è stata premiata. Assieme ai 10 finalisti è presente alla Première Vision Preview.
Michele Viganò, amministratore delegato delle Seterie Argenti di Como, rappresenta una delle aziende storiche, alla quinta generazione familiare.
“Negli ultimi sei mesi il nostro fatturato è aumentato e stiamo praticamente recuperando la perdita che abbiamo sostenuto negli ultimi 2 anni, siamo già al 50 per cento. Il recupero è stato abbastanza veloce e speriamo che ci sia un assestamento”.
Non si può parlare di novità del prossimo autunno/inverno, si deve fare il salto alla stagione del 2012, per capire le nuove tendenze, come spiega Viganò.
“Con molto anticipo si pensa che andremo verso un inverno dai colori molto caldi, dai marroni ai grigi, però con dei tocchi di colore. Facendo molto fantasia e stampa, diamo un colore a tutto quello che può essere a base unita, per cui fiori, stampe digitali con tanti rossi accesi, arancioni, cercando di utilizzare dei filati nuovi per dare un accento a quello che sono i tessuti più base”.
Francesco Picchi dell’omonimo gruppo di Prato ha portato alla Vision Preview tessuti casual e sportivi che vanno meglio dei classici e rispetto alla situazione economica che sembra abbia ripreso a palpitare.
“Credo che il problema fondamentale sia il cambio euro/dollaro. Non è possibile iniziare una stagione col cambio a 1.20, vedere 1.40 e poi abbiamo visto negli ultimi 5 giorni dei rimbalzi continui. Abbiamo notato interesse alla fiera - ha rifrito Picchi in merito agli operatori - per noi che quella invermale è la collezione principe, soprattutto per le novità che portiamo”.
L’idea è quindi di presentare agli mericani un’anteprima di quelle che saranno le tendenze che poi torveranno a Parigi alla Première Vision.
“La presenza italiana del settore tessile - ha spiegato il direttore esecutivo del Italian Trade Commission in Usa, Aniello Musella - è stata sempre molto importante e questa fiera. È sicuramente la componente del più importante in termini di numero con 32 aziende, 10 più dello scorso anno, a significare che si sta gradualmente riprendendo l’attenzione verso il mercato americano. Puntiamo molto sull’iniziativa perché è il momento in cui le aziende hanno la possibilità di incontrare stilisti e designer che sono coloro che poi fanno la creazione”.


Nelle foto, dall'alto: Céline Méteil, a sin. Jacques Brunel e Aniello Musella, Michele Viganò e Francesco Picchi.


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giovedì 14 luglio 2011

Il saluto dell'Associazione dei decorati al Console Generale









di Riccardo Chioni




L’associazione di decorati d’Italia, American Society of the Italian Legions of Merit, ha salutato il Console Generale uscente Francesco Talò, che tra un paio di giorni sale sulla scaletta dell’aereo per fare ritorno a Roma dove assumerà un importante incarico alla Farnesina.
Lucio Caputo, presidente del Asilm, ha voluto salutare Talò con un arrivederci a Roma, in considerazione di una visita della delegazione dei decorati a novembre nella capitale.
A Francesco Talò il presidente ha consegnato il riconoscimento “Asilm Friendship Award” realizzato dalla Academy Engraving, sottolineando agli ospiti che “Francesco è sempre stato nostro amico e parte dell’Associazione durante gli ultimi cinque anni. Mi piace ricordare che ho avuto il piacere di incontrarlo al ricevimento dei diplomatici dell’Associazione ancora prima che assumesse l’incarico al Consolato Generale di New York”.
Talò ha detto che avrà modo di vedere di nuovo i componenti dell’Associazione, assicurando che si porta dietro graditi ricordi della sua esperienza newyorkese.
Lunedì scorso a Villa Firenze, residenza ufficiale dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata a Washington, si era tenuta una cena in onore del ministro Talò, presentato nella sua nuova veste di Inviato Speciale per Afghanistan e Pakistan, alle controparti americane, a sottolineare l’importanza internazionale della posizione che Talò andrà ad assumere una volta insediatosi alla Farnesina.
“Lo conoscete bene - ha aggiunto Caputo - Francesco durante il suo mandato è stato straorinariamente attivo e ha vissuto quasi tutti gli eventi e attività che si svolgono a New York. È stato un impegno suo personale la vicinanza agli italiani, italoamericani e amici americani. Talò ha stabilito forti relazioni con la comunità ebraica ed ha dimostrato un impegno totale alla lingua italiana, aiutando a re-introdurre il programma Advance Placement in italiano a cui l’Asilm ha generosamente contribuito” ha concluso il presidente Caputo.
Consegnando il premio, Caputo ha sottolineato che “è a riconoscimento del grande sostegno ed amicizia dimostrata all’Associazione in qualità di Console Generale”.


A sinistra Lucio Caputo e Francesco Talò


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mercoledì 13 luglio 2011

Fancy Food: quale futuro per la cucina tradizionale italiana in America











di Riccardo Chioni






Il titolo del dibattito è già un programma: “Fusion or ... Confusion?”, imperniato sul futuro della cucina italiana negli Stati Uniti e sull’uso di autentici ingredienti italiani per replicare gusto e sapori delle ricette originali ad una clientela dei ristoranti sempre più sofisticata.
Chef italiani e autori di libri sul cibo ne hanno parlato a Washington a margine della 57.ma edizione del Fancy Food Show nella Library della Darlington House a Dupont Circle durante l’incontro organizzato dal Italian Trade Commission, a cui hanno partecipato numerosi operatori e membri della stampa specializzata americana. Due dei più rinomati chef italiani, Mike Isabella del ristorante Graffiato e Luigi Diotaiuti di Al Tiramisù hanno discusso sul futuro della tradizione italiana in cucina assieme all’autore di “How Italian Food Conquered the World” John Mariani, con Corby Kummer, premiato scrittore ed esperto di cibo, in qualità di moderatore.
Chef Isabella, originario del New Jersey, top concorrente dello show “Top Chef All Stars” e chef Diotaiuti, siciliano d’origine, si sono costruiti entrambi una reputazione nella capitale e in America per le rispettive fantasiose sperimentazioni basate su ricette della cucina italiana tradizionale.
Secondo Kummer la domanda da porsi in primis è “dove inizia l’autenticità”.
Negli anni Trenta, nel mezzo della Grande Depressione e povertà, mettevano piede sul territorio americano 5 milioni di immigrati italiani.
“Cosa ne sapevano allora gli americani della cucina italiana? Quasi nulla, anche se forse - ha sottolineato Mariani - era forse più familiare nella East Coast. L’85 per cento dell’emigrazione italiana proveniva da sud di Roma, alcuni si sono diretti in California e ovunque - ha osservato - la cucina italiana veniva criticata perché troppo grassa e cheap, mentre negli anni Cinquanta si iniziava a parlare di pizza. Poi grazie a cinema e fashion la nostra è diventata una cucina da assaporare”. Gli ha fatto eco Diotaiuti raccontando che nel 1990 propose sul menù gli gnocchi alla romana, senza riuscire a servirne neppure una porzione, perché quelli conosciuti erano gli gnocchi tradizionali di patate. “Certo, adesso c’è una maggiore conoscenza, anche facilitata dai viaggi” ha aggiunto lo chef di Al Tiramisù.
Isabella ha detto che da parte sua cerca di fare qualcosa di diverso per la clientela americana e che ama mixare ingredienti per ottenere ricette personalizzate. “Sicuramente - ha precisato la star televisiva della cucina - prendo ispirazione dalle ricette italiane e, dopotutto, la mia nonna è stata la mia ispiratrice”.
Lo chef Diotaiuti ha detto di credere fermamente nella cultura in cucina e ha sostenuto che “anche un semplice espresso è una espressione della nostra cultura. Alle volte i clienti chiedono: è un ristorante del sud o del nord? Ma perché devono appiccicarci un’etichetta? Ogni località italiana, anche la più minuscola, ha le sue ricette e sono certo che nella mia vita non riuscirò mai a cucinare tutte le specialità italiane. E questa è una cosa che il resto del mondo sogna di avere” ha concluso Diotaiuti.
E allora alla domanda “tradizionale o innovativo?”, per capire se l’uso degli ingredienti originali italiani indicati dalle ricette tradizionali passate di generazione in generazione trovino posto nelle nuove creazioni e interessanti proposte per la tavola americana del XXI secolo, basterà ricordare ai consumatori abituatisi a qualità, ma anche a tradizioni, che la dieta mediterranea è comunque salutare.
Il direttore esecutivo del Italian Trade Commission negli Usa, Aniello Musella non commenta quanto discusso dai panelisti, snocciola piuttosto le cifre da capogiro relative all’export del settore agroalimentare e vini italiano negli Stati Uniti.
“Esportiamo 3.2 miliardi di dollari di prodotti alimentari e vino e ci troviamo al sesto posto in America. Il nostro paese nel 2009 ha superato la Francia nell’export di vini e acque minerali. Siamo gli esportatori numero uno di vino, acque minerali, olio d’oliva, formaggi, pasta e prosciutto. In altre categorie - ha precisato Musella - come prodotti da forno e cioccolata, l’Italia si pone al terzo posto”.


Nelle foto, in alto: Aniello Musella, Corby Kummer, John Mariani, Luigi Diotaiuti, Mike Isabella e l'ingresso della Darlington House.

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martedì 12 luglio 2011

Fancy Food: kosher, un segmento di mercato alimentare in espansione sul pianeta America








di Riccardo Chioni




Se i produttori italiani del settore alimentare vogliono aggiudicarsi una fetta maggiore di mercato kosher, peraltro in notevole crescita negli Stati Uniti, devono ottenere la certificazione dei prodotti per essere proposti a milioni di consumatori americani.
Questo il senso del convegno svoltosi nella capitale, a latere del Fancy Food Show, ospitato dall'ambasciata e organizzato dal Italian Trade Commission, dal titolo "Kosher for Everyone": opportunità di crescita e sfide per vendere una varietà di prodotti italiani nel mercato etnico americano.
Gremita la sala delle conferenze dell'ambasciata per ascoltare la discussione a cui hanno preso parte Donato Grosser presidente dell'omonima società di consulenza di marketing e management, considerato un'autorità in materia di cibo kosher, il rabbino Umberto Piperno coordinatore del riconoscimento kosher Star K in Italia, Thomas Gellert dirigente dell'azienda di famiglia Gellert Global Group di importatori internazionale, moderati dal popolare autore di libri di cucina e commentatore radiofonico Fred Plotkin.
Hanno porto il saluto agli ospiti l'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata e il direttore esecutivo in Usa del Italian Trade Commission, Aniello Musella.
Terzi ha sottolineato la brillante crescita dell'export italiano aumentato del 18 per cento nel primo trimestre del 2011 rispetto all'anno precedente, aggiungendo che c'è spazio per un ulteriore incremento nel segmento degli alimenti kosher.
"Kosher ha una lunga tradizione in Italia. La comunità ebraica di Roma è la più antica d'Europa, la più antica fuori da Israele. I panelisti - ha sottolineato Terzi - sono esperti apprezzati che rappresentano la comunità ebraica italiana. Per oltre due mila anni gli ebrei hanno contribuito alla cucina italiana con ricette e metodi di cottura. Sono veramente soddisfatto - ha aggiunto - per il crescente numero di aziende italiane che producono cibo kosher, non solo per il mercato ebraico, ma anche per un numero di consumatori sempre più numeroso".
Il commissioner Musella ha ricordato che la crescente domanda di prodotti agroalimentari certificati kosher offre grandi opportunità per le aziende italiane.
"Questo incontro è rivolto alle aziende italiane che partecipano al Summer Fancy Food, per poter allargare maggiormente la presenza dei prodotti italiani certificati kosher sul mercato americano che offre grandi potenzialità. Il cibo kosher - ha precisato Musella - non è richiesto soltanto da consumatori ebrei, ma anche musulmani, indu, Seven Day Adventist e cristiani, oltre a coloro che si preoccupano della propria dieta. Tanto, che 25 milioni di persone nel mondo attualmente acquistano prodotti kosher".
"Il cibo kosher - ha spiegato Grosser - viene preparato seguendo le leggi bibliche conosciute come Kashurt. Con cinque milioni di consumatori ebrei, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di cibo kosher dopo lo stato di Israele".
Si stima che il mercato del cibo kosher il prossimo anno raggiungerà quota 13 miliardi di dollari, a dimostrazione che questo segmento del mercato alimentare americano è cresciuto in maniera più veloce rispetto al resto del comparto.
Attualmente centinaia di migliaia di prodotti venduti negli Stati Uniti sono certificati kosher da agenzie e i rigorosi standard imposti dalle leggi bibliche attraggono differenti gruppi di consumatori, come la popolazione musulmana in forte espansione, per la quale la carne kosher è un sostituto di quella halal.
Il mercato del kosher è un importante segmento per grandi produttori che vanno dalla Coca Cola a Procter & Gamble, da Heinz a Barilla, Bertolli, Colavita, De Cecco, Ferrero e Lavazza, solo per fare alcuni esempi di società i cui prodotti sono presenti nei supermercati che rappresentano i più grandi outlet in cui vengono messi in vendita i prodotti kosher certificati.
Le principali aree di consumo di alimenti kosher negli Stati Uniti, ad alta concentrazione di popolazione ebraica, sono l'area metropolitana di New York e New Jersey, Los Angeles, Florida, Washington-Baltimora, Boston e Atlanta.
Quelle invece con alta concentrazione di popolazione musulmana sono Michigan, Texas, Indiana, Georgia e Ohio.
Al seminario sull'importanza della certificazione kosher dei prodotti alimentari italiani venduti in America, realizzato in collaborazione con il ministero per lo Sviluppo economico, hanno partecipato espositori italiani, buyers americani, esperti di settore e stampa americana.


Nelle foto, in alto Donato Grosser al podio, da sin. Aniello Musella, Fred Plotkin e Giulio Terzi di Sant'Agata, il rabbino Umberto Piperno e Thosam Gellert.


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Accordo bilaterale Italia-Usa su politiche di intervento e ricerca nel campo dipendenza droghe







di Riccardo Chioni



Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per le politiche per la famiglia, il contrasto delle tossicodipendenze e il servizio sociale, Carlo Giovanardi ha firmato ieri a Washington un "memorandum of understanding" bilaterale sulle politiche di intervento e sulla ricerca nel campo delle dipendenze da droga.
L'accordo e' stato firmato al termine dell'incontro che il sottosegretario Giovanardi ha avuto con il vice direttore del Office of National Drug Policy, David Mineta, alla presenza dell'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata.
"Possiamo essere orgogliosi oggi di avere lavorato e di avere messo le fondamenta per costruire politiche di intervento e sulla ricerca delle dipendenze. L'identita' di vedute - ha sottolineato Giovanardi - sul no alla liberalizzazione delle droghe e sulla necessita' assoluta di moltiplicare gli sforzi per la prevenzione, l'informazione e per l'educazione soprattutto dei giovani, pongono le premesse per continuare in questa attivita' comune per il calo della domanda di droga, per evitare che i giovani si affacciano al consumo delle droghe".
Parlando del "Memorandum of Understaanding", Giovanardi ha aggiunto "per ogni persona che noi convinceremo a non drogarsi e a non cominciare a drogarsi, vuol dire meno finanziamenti al terrorismo internazionale, meno risorse per la criminalita' organizzata, penso alla mafia, alla 'dragheta, alla camorra. Piu' stabilizzazione, piu' prosperita' per i paesi dell'America Latina che vengono coinvolti dalle guerre dei trafficanti, morti per overdose e meno patologie correlate all'uso della droga, meno spesa sanitaria, meno familiari coinvolti in incidenti stradali in Italia, come negli Stati Uniti, provocati da persone che guidano sotto l'effetto dell'alcol e delle sostanze stupefacenti".
Si tratta di forti convinzioni comuni indicate nel documento firmato da Giovanardi e Mineta.
"E' possibile rendere il mondo migliore attraverso questa strategia comune, poi sono anche indicate tutte le attivita' che il capo del dipartimento italiano per le politiche antidroga Giovanni Serpelloni e il dipartimento degli Stati Uniti potra' mettere in campo nella ricerca, sulle neuroscienze, su quello che oggi ci permette di far vedere soprattutto ai giovani gli effetti devastanti che sul cervello ha l'uso delle sostanze".
Sui documenti privati recentemente circolati come se fossero redatti dalle Nazioni Unite inerenti allo spaccio della droga, Giovanardi ha precisato "siamo pronti al confronto in ogni luogo, in ogni sede, a livello internazionale, a livello medico e scientifico per dimostrare come le sostanze provochino danni e come invece alcune ricette che vengono indicate accentuerebbero quei danni, soprattutto quando non vengono dati numeri veri sull'effetto positivo che hanno le politiche di prevenzione".


Nella foto in alto, da sinistra David Mineta e Carlo Giovanardi e sotto il sottosegretario al podio.

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