di Riccardo Chioni
Le autorità non vogliono affiggere cartelli di divieto di raccolta a Central Park, soprattutto per timore che si trasformino in segnali indicatori delle aree dove crescono verdure e piante commestibili.
Nonostante la precauzione, il fenomeno di sostenersi con le piante dei parchi newyorkesi è decisamente in aumento.
Le ragioni di questa tendenza al raccolto casareccio possono essere ricercate nel costo stratosferico del cibo nel mezzo di una crisi che non vede la fine, oppure potrebbe essere la risposta spontanea dei newyorkesi agli inviti a mangiare frutta e verdura di produzione locale.
Qualsiasi sia il motivo, sta di fatto che il fenomeno si sta diffondendo in tutti i parchi della città e fuori, dove crescono spontaneamente verdure e frutta come lattuga, funghi, ginger e bacche.
Il trend si è talmente diffuso tra gli abitanti della Big Apple che adesso le autorità municipali o statali che gestiscono i parchi cercano di correre ai ripari sostenendo che gli appezzamenti di verde pubblici non sono proprio delle dispense comuni.
Già da qualche mese la municipalità ha addestrato i ranger dei parchi e gli agenti di polizia in servizio negli stessi affinché siano individuati e cacciati gli improvvisati raccoglitori del verde comune.
In alcuni casi, come è capitato di scoprire la settimana scorsa a Prospect Park a Brooklyn, alcuni hanno pensato bene di prendere la canna da pesca e in due si sono visti mollare una contravvenzione per pesca vietata.
Non sono i soli, altri sono stati pizzicati con tartarughe e sono anche state scoperte trappole per animali nelle zone più boscose.
Steve Brill, meglio conosciuto come “Wildman”, ha addirittura pensato di fornire gli appassionati di un app per descrivere le zone di Central Park dove crescono verdure e piante commestibili.
All’inizio era solo l’hobby di qualche hippy o di vegetariani che volevano nutrirsi col verde di Central Park, ma adesso il trend si è allargato alla massa e i consigli utili spiccano dalle pagine di riviste patinate come “Edible Manhattan” che tiene una rubrica su “Urban Forager”, come del resto fa anche il New York Times e persino nell’edizione corrente di Martha Stewart Living si parla del raccolto spontaneo dei cittadini del Maine, ma nella proprietà della Stewart.
Da sempre le autorità cittadine proibiscono di raccogliere o danneggiare le piante nei parchi della città, pena il pagamento di un’ammenda da 250 dollari, ma l’amministrazione è più propensa ad educare i cittadini, piuttosto che affibbiare multe.
“I parchi non possono sostenere la raccolta di verdure e frutta” ha detto Sarah Aucoin direttrice dei ranger per il Department of Parks and Recreation.
Ma non tutti sono d’accordo.
La scrittrice Leda Meredith ad esempio sostiene che “facendo il raccolto nel parco sicuramente si fa un favore all’ecosistema”.
Ha scritto il libro “The Locavore’s Handbook: The Busy Person’s Guide to Eating local on a Budget” in cui è compreso anche un capitolo sul raccolto nel parco e per sottolineare ciò che ha scritto è solita traghettare gruppi di persone incuriosite a Prospect Park per dimostrare che il 70 per cento del verde che raccoglie non è nativo del parco ed è invasivo.
Anche la designer di giardini Marie Viljoen si dice convinta nella sua rubrica “Edible Manhattan” che le autorità esagerano ritenendo allarmante il fenomeno, sostenendo che non è in questo modo che si distruggono i parchi.
C’è tuttavia un aspetto salutare che va considerato: non tutti sono a conoscenza del pericolo di certe piante e la velenosità di taluni funghi.
Alcune località fuori città, tuttavia, cercano accomodamenti per coloro in cerca del verde selvaggio da portare a tavola.
Come la cittadina di Sandy Hook nel New Jersey che limita il raccolto di frutta e verdure ad un contenitore a persona, per giorno, stando a quanto riferito da John Harlan Warren, portavoce della zona di ricreazione federale chiamata Gateway National Recreation Area.
Nei parchi statali la situazione appare più rilassata e, anche se è pure illegale la raccolta, nessuno è mai stato multato per aver preso fragole o more dalle frasche.
Il fenomeno tuttavia varia da parco a parco, a seconda anche della conformazione etnica dei rioni circostanti, con residenti immigrati che riconoscono erbe e piante del proprio paese d’origine.
Nelle foto: immagini di Central Park.
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