mercoledì 31 agosto 2011

Una Task Force del Consolato per assistere centinaia di connazionali bloccati al JFK










di Riccardo Chioni




“Senza neppure chiamarli, si sono presentati i funzionari del Consolato Generale in aeroporto per portarci da mangiare, da bere e un lettino” ha raccontato ieri Ivan Bruschi, uno delle centinaia di connazionali che da 4 giorni sta cercando di rientrare dopo il blocco dei voli a causa del passaggio di Irene.
America Oggi ha raccolto alcune testimonianze di italiani vacanzieri nella Big Apple che hanno espresso il proprio apprezzamento per l’attenzione ricevuta dal Consolato nella situazione di disagio.
“Lunedì mi sono recata al Consolato Generale e i funzionari molto gentilmente mi hanno aiutato a trovare un volo perché avrei dovuto partire domenica. È stato un servizio molto utile e ben gestito” ha raccontato Stefania Aderenti all’aeroporto JFK dove era in attesa di imbarcarsi per far rientro a Brescia dopo tre settimane di vacanza.
Centinaia di connazionali iscrittisi al sito “dovesiamonelmondo” del ministero degli Esteri hanno preso contatto con il Consolato che aveva attivato una Task Force da sabato a lunedì alla guida della quale era il console reggente Laura Aghilarre.
Il Consolato Generale ha coordinato la rete consolare e onoraria relativa agli stati interessati dal passaggio dell’uragano Irene nella East Coast.
“Abbiamo potuto constatare come le autorità americane hanno saputo rispondere a questa emergenza coordinata da gente competente a livello statale, di Fema e di Homeland Security” ha commentato il console Aghilarre che suggerisce a tutti gli italiani residenti e turisti, di registrarsi al sito www.dovesiamonelmondo.it (le informazioni sono riservate), in modo da semplificare l’assistenza in caso di necessità.
Centinaia di connazionali costretti a restare a New York anche al termine del soggiorno hanno trovato grandi difficoltà a raggiungere le compagnie aeree, come un gruppo di 80 persone rimasto bloccato al JFK da sabato.
La Task Force attivata sabato mattina ha ricevuto oltre 400 contatti tra email e telefonate di italiani, oltre alle persone che si sono presentate in sede a Park Avenue. Considerando che i contatti venivano fatti per conto di una famiglia o di un gruppo di turisti, ciò significa che è stato raggiunto un bacino di utenza molto più elevato.
Al Consolato durante i due giorni di bufera sono anche giunte richieste di assistenza per alcuni casi sanitari specifici.
In generale, i commenti raccolti tra i connazionali in partenza sulla prontezza ed efficacia degli interventi della rete consolare sono tutti in positivo.
Dopo la vacanza Giuseppe Cianciotta cercava di rientrare ad Altamura quando si è trovato bloccato all’aeroporto dove si trova da 4 giorni.
“Non sapevamo come fare perché non avevano alcun punto di appoggio, per fortuna si sono presentati 2 funzionari del Consolato che ci hanno registrato, ci hanno portato acqua, viveri e un lettino. Anche quando abbiamo avuto problemi con la compagnia aerea - ha aggiunto Cianciotta - nel mezzo della notte è tornato un funzionario consolare che ci aiutato nell’impresa. Nel mio gruppo siamo in 18 a dover partire”.
In molti, oltre un centinaio di turisti fermi al Terminal 4, sono riusciti a partire nella giornata di ieri, altri finalmente saliranno sulla scaletta dell’aereo oggi, quando le compagnie aeree auspicano di riportare il servizio alla normalità.
In aeroporto da venerdì sera anche Ivan Bruschi di Lodi che avrebbe dovuto rientrare dopo una vacanza negli States e Canada. “Per fortuna sono venuti i funzionari del Consolato che ci hanno fornito numeri e contatti. Personalmente avevo raccolto un certo numero di italiani, per non disperderci e loro ci hanno assistito adeguatamente. Sono venuti anche senza chiamarli, accompagnati da un carabiniere”.


Nelle foto, in alto: la Task Force del Consolato Generale e un gruppo di turisti italiani al JFK in attesa di imbarcarsi.


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Spara all'impazzata ferendo due bambine e un giovane nel Bronx








di Riccardo Chioni





Si chiama Luis Moore, ha 23 anni, è residente nel Bronx ed è stato l’uomo più ricercato del momento dagli investigatori della polizia di New York, sospettato di avere aperto il fuoco lunedì sera in una strada del Bronx ferendo una bambina di 2 anni, mentre un’altra di 5 lotta contro la morte, oltre ad un giovane bersaglio dell’aggressione.
Nella serata di ieri si è costituito alle autorità che lo hanno incriminato di tentato omicidio.
Le due bambine si sono trovate sulla traiettoria di numerosi proiettili che sono volati lunedì verso le 8 di sera all’esterno di un’abitazione a East 181st Street in località West Farm dove stavano giocando con una decina di altri ragazzini controllati dalle mamme.
Quella che versa in gravi condizioni è la piccola Patience Boyd di 2 anni raggiunta da una pallottola al capo, i medici del Columbia-Presbyterian Hospital stanno cercando di strapparla alla morte, mentre restano stabili le condizioni dell’altra vittima di 5 colpita di striscio al collo, ricoverata al St. Barnabas dove si trova anche il giovane ferito (di cui non sono statwe rilasciate le generalità) non in pericolo di vita.
Numerosi testimoni hanno raccontato agli investigatori che mentre i ragazzini stavano giocando sul marciapiedi, ad un certo punto è sbucato un gruppo di teste calde tra le quali uno che ha impugnato una pistola ed ha iniziato improvvisamente a sparare almeno 5 proiettili, per poi allontanarsi come se niente fosse successo.
“Si sentiva lo schiamazzare felice dei bambini che stavano giocando, poi tutto d’un tratto dal gruppo di giovani che si stava avvicinando uno ha iniziato a sparare all’impazzata. È accaduto tutto in un baleno e subito dopo la gente correva a cercare riparo. Era il caos totale tra le urla di genitori e bambini” ha raccontato un testimone.
La polizia è sulle tracce di Luis Moore, l’unico della gang che secondo gli investigatori avrebbe premuto il grilletto. L’aggressione a mano armata sarebbe stata preceduta da una lite tra Moore e il ventenne ferito, avvenuta a poca distanza dalla East 181st St. con il sospetto che avrebbe minacciato l’altro di fargliela pagare - non è dato sapere per cosa - in un altro momento.
Ironicamente il ventenne ferito lo scorso febbraio era stato arrestato proprio dove è avvenuto l’incidente per possesso d’arma da fuoco illegale e sul suo conto si trovano 2 precedenti arresti.
Soltanto una settimana fa una giovane madre, Yaritza Pacheco di 24 anni, era stata freddata da un proiettile vagante nel Bronx a circa mezzo miglio dalla tragica 181st Street.


Nella foto rilasciata dalla polizia: Luis Moore.

martedì 30 agosto 2011

Irene ha seminato morte e danni al suo passaggio sull'area metropolitana










di Riccardo Chioni



In alcune località del New Jersey sommerse dall’acqua rovesciata al suo passaggio dalla tempesta Irene, forse il peggio deve ancora venire, prima di poter parlare di ritorno alla normalità.
“Se non dovete recarvi al lavoro, state a casa, muoversi sarà molto difficoltoso” aveva detto domenica sera il governatore Chris Christie che ieri ha sorvolato in elicottero l’area più colpita e dove è previsto lo straripamento di fiumi anche oggi.
La Main Street a Lodi ieri era un fiume in piena che inondava tutto ciò che trovava sul percorso tra scantinati e seminterrati, così come è accaduto ai residenti di Little Falls, mentre nella capitale Trenton la fiumana ha investito i binari della stazione ferroviaria.
“Le inondazioni interne sono state le mie preoccupazioni, tanto quanto la minaccia sulla costa” ha dichiarato il governatore Christie.
Ieri ancora 700 mila utenti erano senza energia elettrica e le notizie sul ripristino non sono affatto incoraggianti: le società erogatrici hanno riferito che occorrerà almeno una settimana prima che il servizio sia riattivato al colpleto.
Jersey Central Power & Light ha 420 mila utenti al buio, Public Service Electric and gas ne conta 462 mila e Atlantic Electric 67 mila.
Alcune località del Garden State sono anche senza acqua. I residenti di Summit, West Orange, Millburn, Maplewood, Irvington e Sprinfield sono senz’acqua o con poca pressione per alcuni giorni, mentre le autorità sanitarie hanno ordinato che quella erogata sia bollita prima dell’uso, anche a Short Hills.
A Pompton Lake un’abitazione è esplosa nel mezzo di una zona evacuata, forse a causa del gas e i pompieri hanno dovuto usare l’acqua in strada per riuscire a spengere l’incendio dopo 6 ore di lavoro.
Irene, terza tempesta tropicale abbattutasi sul New Jersey negli ultimi due secoli, si è lasciata dietro una scia di morte.
Secondo quanto riferito dalle autorità, il numero delle vittime del passaggio di Irene sono aumentate a 6.
Ronald Dawkins di di 47 anni residente a Orange, conducente di un camion delle Poste domenica mattina è stato travolto a Kearny dalla piena dell’inondazione che lo ha trascinato via.
Il suo corpo è stato rinvenuto 2 ore più tardi a 100 iarde di distanza dal mezzo.
A Salem come in un horror. Celena Sylvestri di 20 anni d’età, residente a Quinton ha chiamato disperatamente il 911 dicendo di essere intrappolata nella sua vettura che si stava riempiendo d’acqua lungo Route 40 e quando 8 ore più tardi una squadra della State Police Swat è riuscita a rintracciarla, la vettura era stata trascinata 150 piedi fuori strada e la giovane era all’interno dell’abitacolo annegata.
Anche in località Wanaque si è registrata una vittima: Scott Palecek di 39 anni trascinato dalla corrente di un ruscello in piena e un uomo di Edison stroncato da un attacco cardiaco nel suo seminterrato alluvionato.
È morto ieri in ospedale l’agente Michael Kenwood di 39 anni rimasto ferito gravemente domenica mattina durante un’operazione di soccorso a Princeton Township.
Si era recato alle prime ore di domenica nelle vicinanze di Johnson Park per controllare un’auto in difficoltà quando è stato travolto dalla piena.
Ancora, ieri mattina le squadre di soccorso hanno recuperato il corpo di un uomo non ancora identificato a Point Pleasant Beach, ma non è ancora dato sapere se sia stato vittima di Irene.
Poi ci sono anche gli squinternati, come il giovane di 25 anni di Hoboken che domenica di prima mattina è stato salvato dagli uomini della sicurezza della Hudson County dalle acque agitate dell’Hudson River dove s’era buttato perché ha detto “voleva provare il brivido”.
Sul piano dei trasporti il New Jersey deve fare i conti con una frana abbattutasi a Summit, uno dei problemi che ha dovuto affrontare ieri l’agenzia NJ Transit che non ha ancora determinato quando riprenderà il servizio.
Di qua dall’Hudson il problema maggiore è il black out che interessa 100 mila utenti tra la City e Westchester, mentre a Long Island esercici e abitazioni senza corrente sono ancora 400 mila e forse per molti sarà ripristinata nella giornata odierna.
Più difficile invece la situazione nella zona di Westchester dove allagamenti e alberi abbattuti impediscono alle squadre di iniziare a operare sui guasti e non si prevede nulla di positivo almeno fino a giovedì.
Dei 5 quartieri della Big Apple, i più colpiti - stando alla Con Edison - sono stati Queens e Staten Island.
Dopo lo storico blocco dei trasporti pubblici a causa di Irene, il servizio di bus e metro sta tornando lentamente alla normalità, la Lirr è funzionante lungo 6 tratte, mentre altre 5 restano fuori uso. Il servizio Metro-North Railroad verso Westchester County e Connecticut resta sospeso per allagamenti, frane e alberi su rotaie.
Gli aeroporti metropolitani ieri hanno ripreso l’attività, ma centinaia di migliaia di passeggeri rimasti a terra per i voli cancellati devono fare i conti con lunghe attese.
È tornata la luce anche a Broadway dove normalmente l’attività teatrale è sospesa il lunedì, ma i riflettori si riaccendono tutti a partire da stasera.
A City Island si conta l’unica vittima di Irene nel Bronx. Jose Sierra di 68 anni domenica mattina si era recato alla Sunset Marina a City Island Avenue per controllare la barca, quando è stato inghiottito dalla forza del mare. Il suo corpo è stato rinvenuto dal titolare del porticciolo che galleggiava tra due imbarcazioni.


C'è chi nel dramma mostra il peggio di sé


In genere nei momenti di calamità la gente mostra il meglio di sé, ma c’è invece chi fa eccezione, come Daniel DiGianni e Linda Fleshner di Staten Island e il trendy hotel di Park Slope Le Bleu, profittatori ciascuno di sprovvedute vittime di Irene.
Nel mezzo del caos per l’arrivo dell’uragano, Daniel DiGianni di 42 anni e la sua complice Linda Fleshner di 28 andavano bussando porta-a-porta nell’area di South Beach sabato pomeriggio dicendo che avrebbero dovuto abbandonare l’abitazione per timore di allagamenti.
Lui mostrava un falso distintivo della polizia e lei brandiva un coltello minacciosamente. Fino a quando nel pomeriggio qualcuno ha chiamato la polizia che ha fatto scattare le manette a DiGianni, ex agente già licenziato in precedenza dal Department of Correction e alla sua complice. I due avevano premeditato di far sloggiare le persone per derubare le abitazioni e miravano soprattutto agli anziani.
Da Staten Island il peggio si sposta a Brooklyn, all’hotel Le Blue dove hanno pensato bene di trarre vantaggio dal passaggio di Irene, a scapito di chi cercava di sfuggirle, quadruplicando le tariffe per notte.
Normalmente una camera al Le Bleu lungo 4th Avenue in località Park Slope costa sui 250 dollari, ma vista la richiesta da parte degli sfollati, la direzione ha creduto opportuno approfittare dell’occasione portando la tariffa a 999 dollari.
Alla reception hanno sostenuto che il rincaro è dovuto alla forte richiesta, precisando beatamente che chi aveva i soldi non ha battuto ciglio, come una signora scappata da Coney Island che ha pagato in anticipo 2 mila dollari per due notti in albergo.
A neppure 10 isolati di distanza lungo Third Avenue più onestamente il Fairfield Inn & Suites ha mantenuto il prezzo invariato a 240 dollari a notte e il 30 per cento degli occupanti sabato notte era gente di Brooklyn in cerca di riparo da Irene.


Nelle foto, in alto: come si presentava ieri Pompton Lakes in New Jersey, l'uscita della subway a Wall Street, i tecnici delle ferrovie esaminano l'inondamento dei binari nella stazione di Trenton, i primi a salire sui ferry sono stati i turisti ieri mattina e una strada allagata di Long Island. Sopra: Le Blue Hotel di Brooklyn.


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lunedì 29 agosto 2011

Danni a New York, 2 morti nel New Jersey provocati dal passaggio dell'uragano Irene













di Riccardo Chioni





Irene è stato il primo uragano abbattutosi sulla costa atlantica dal 2008, ma è stato lo spettro della tragedia Katrina che il 29 agosto di 6 anni fa devastò New Orleans ad indurre le autorità a evacuare la gente e portare al blocco totale l’intera area metropolitana.
All’indomani del passaggio furioso di Irene, il sindaco ieri ha detto di essere certo di avere preso le necessarie precauzioni in preparazione per l’uragano Irene, dopo aver visitato i rifugi dove si sono riversate oltre 9 mila persone sfollate ed ha ringraziato gli abitanti che hanno cooperato per la sicurezza pubblica.
Ieri si sono fatti i conti dopo la visita di Irene. Il governatore Andrew Cuomo ha riferito che nello stato di New York si contano 905 mila tra abitazioni e esercizi commerciali senza corrente, metà dei quali solo nel Long Island ed il 7 per cento a New York City, mentre per quanto riguarda il New Jersey sono oltre 800 gli utenti colpiti dal black out e migliaia di questi dovranno attendere alcuni giorni prima che sia ripristinato il servizio.
Di due caratteri diversi gli annunci ufficiali sulle conseguenze: quella del sindaco Bloomberg “il peggio è passato” e l’altro del governatore del New Jersey, Chris Christie “danni per decine di miliardi”.
Il New Jersey conta anche due vittime della tempesta: una donna rimasta intrappolata nell’auto alluvionata e una ragazzina travolta in casa dalla caduta di un albero di grosso fusto.
Ieri mattina la punta sud di Manhattan era sommersa dall’alta marea che aveva costretto il Port Authority a chiudere al traffico l’Holland Tunnel (poi riaperto) e la FDR Drive ancora allagata in alcuni tratti.
Una volta sul territorio di Coney Island l’uragano era stato declassato a tempesta tropicale, ma la forza delle raffiche di vento a 60 miglia all’ora e la pioggia torrenziale su terreni saturi hanno provocato allagamenti a Brooklyn, Queens, Staten Island e a Long Island dove anche le rotaie della Long Island Rail Road sono sommerse e non è dato sapere quando sarà ripristinato il servizio in quelle tratte danneggiate.
“Non conosciamo ancora l’ammontare dei danni” ha detto Bloomberg in conferenza stampa, aggiungendo che gli alberi sradicati nella Big Apple si contano nell’ordine di 650.
La centralina meteorologica di Central Park ha registrato 7 pollici di pioggia, ma in alcune zone era più intensa, in altre meno.
Intervento di salvataggio ieri di prima mattina da parte diuna cinquantina di vigili del fuoco a Staten Island in un’area non interessata all’evacuazione, dove 26 abitanti, residenti in 21 abitazioni si sono improvvisamente trovati circondati dall’acqua straripata dal vicino lago.
È accaduto in località Bulls Head lungo Goller Place confinante con Willowbrook Lake verso le 8 quando l’area è stata invasa dalla piena del lago alta 5 piedi.
Nel Queens, in località Broad Channel i soccorritori hanno evacuato 35 di residenti le cui abitazioni erano state allagate servendosi di gommoni, mentre l’onda della piena trascinava con sé resti di bungalow e suppellettili.
Dopo 3 giorni di martellante dramma mediatico Irene ha lasciato la città paralizzata e molti newyorkesi avvezzi ad ogni tipo di tribolazione si sono alzati quasi delusi, perché gli allerta, allerta delle autorità minacciavano una catastrofica situazione.
“Francamente, credevo fosse di gran lunga peggiore di quanto è stato” ha confidato Alex Gilmann, anche se la sua casa a Brooklyn è senza corrente.
A Springfield Gardens l’anziana Margaret Goffe è stata svegliata di soprassalto da un albero precipitato sul tetto della sua abitazione.
I responsabili della Metropolitan Transit Authority hanno riferito che i tecnici stanno effettuando sopralluoghi per accertare eventuali danni o la presenza di alberi caduti, prima di poter riattivare il servizio del trasporto pubblico.
Al momento, tuttavia, non si segnalano inondazioni in nessuno dei 13 tunnel sotto l’East River, secondo quanto riferito dal portavoce della MTA Aaron Donovan, il quale ha precisato che se oggi il servizio di subway e bus riprenderà sarà molto limitato.
Per quanto riguarda invece i treni Metro-North, dai primi rilievi è stato appurato che sono state le tratte più colpite da frane e alberi caduti sulla strada ferrata che richiedono molte ore di lavoro, prima che sia ripristinato il servizio.
Intanto si è appreso che il servizio dei treni Path da e per il New Jersey riprende nella mattinata odierna.
La Lower Manhattan ieri mattina era una sorta di plumbea ghost town frequentata solo da auto della polizia con i lampeggianti accesi e dalle troupe televisive, mentre s’ingrossava a vista d’occhio l’Hudson River spinto dal mare e Wall Street sembrava trasformata in un bunker protetto dai sacchi di sabbia.
Il Garden State, evacuato lungo la costa, colpito mentre Irene era ancora uragano di categoria 1, ha riportato i maggiori danni provocati da vasti allagamenti, mentre nelle giornate odierna e di domani sono attesi straripamenti di fiumi.


Nelle foto, in alto: la costruenda Freedom Tower all'arrivo di Irene, una stazione dei Treni Long Island Rail Road allagata, come si presentava la cittadina di Island Park, Wall Street salvata dai sacchi di sabbia, i pali caduti sulla linea ferroviaria Metro-North e un salvataggio dei vigili del fuoco nel Queens.


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sabato 27 agosto 2011

Irene non è benvenuta nella Big Apple, ma si prepara al peggio per il passaggio dell'uragano










di Riccardo Chioni




Uno scenario surreale per la città che non si ferma mai, una New York mai vissuta prima d’ora, chiusa ermeticamente per l’arrivo dell’uragano Irene. Chiusi gli aeroporti metropolitani, bloccato il servizio di ferroviario, dei bus, della subway e persino dei taxi.
Chi ha potuto è fuggito in auto verso destinazioni sicure o in aereo prima che le autorità sospendessero i voli.
Persino la Via Lattea di Broadway ha spento le luminarie e sospeso gli spettacoli, così come il Lincoln Center che ha sospeso la stagione operistica e l’appuntamento Mostly Mozart.
I ristoratori sono inviperiti, perché oltre al personale che non si è presentato al lavoro, hanno dovuto aggiungere al conto anche l’assenza di avventurosa clientela, spronando molti a chiudere bottega, come ha fatto il famoso Oyster Bar alla Grand Central.
“Siamo aperti perché siamo italiani” ha spiegato Nicola Farinetti, figlio di Oscar, patron della catena Eataly dove ieri c’era una lunga fila per entrare nel supermercato superitaliano a ridosso del Flatiron Building.
“Abbiamo fatto una riunione ieri con i manager e i membri del personale e abbiamo deciso di provare: non c’è nessuno qui oggi che abita nelle zone a rischio. Tutti vivono a pochi passi da Eataly”, nonostante il megastore sia aperto a ranghi ridotti: funziona il supermercato, ristorante pasta e pizza e Manzo che ha lanciato per l’occasione un menù uragano Irene a base di crudo di pesce.
Fino al primo pomeriggio però, quando le strade hanno iniziato a diventare quasi prive di traffico pedonale e automobilistico.
Brendan Walsh manager del più antico pub della City, McSorley’d Old Ale House, ha detto che in 157 anni di storia crede di non aver mai chiuso perché costretto dalle avversità atmosferiche.
La Quinta Avenue sembrava un surreale canyon quasi deserto con le saracinesce dei lussuosi negozi abbassate nel giorno dello shopping per eccellenza e solo manciate di temerari visitatori.
Irene ha messo in ginocchioi negozianti che hanno preferito la serrata della tanto anticipata bufera.
Non tutti i negozianti però si lamenvano ieri per la mancanza di pubblico. I grandi magazzini per la casa e i ferramenta sono invece quelli che hanno visto letteralmente scomparire il necessario per la preparazione all’assalto di Irene dagli scaffali.
Nel negozio Home Center nel rione di Sheepshead Bay a Brooklyn il titolare ha detto di avere venduto 400 torce elettriche in neppure 4 minuti. Sacchi di sabbia, nastro edesivo, legname e trapani sono andati via in un baleno.
Nei supermercati dell’area metropolitana ieri era quasi impossibile trovare sugli scaffali acqua e latte, oltre a scatolame e cibo pronto da mangiare, rastrellati come se non ci fosse più un domani.
Brooklyn - secondo il metereologo di Accuweather Alex Sonsnoski - si troverà oggi nel cuore del disastroso uragano.
“Brooklyn - ha sostenuto - deve prepararsi ad una moltitudine di problemi, compresi i forti venti dell’uragano. Un altro fattore di rischio è un’inondazione con onde da 2 a 4 piedi oltre la norma, a cui si deve aggiungere la pioggia torrenziale, la caduta di alberi e pali che significano interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica”.
Coney Island, Brighton Beach, Rockaway Beach e Manhattan Beach a Brooklyn sono sotto osservazione in vista della tenpesta del secolo ancora giovane, perché Sosnowski è certo che saranno seriamente danneggiate dal passaggio del mostro Irene.
Energia elettrica sospesa a scopo pracauzionale nell’area di Battery Park dove la gente è stata fatta evacuare. “Per evitare ulteriori danni” fanno sapere dalla Con Edison.
All’elenco dei 370 mila cittadini evacuati a New York City si aggiunge anche parte della popolazione di Hoboken, di là dall’Hudson, a rischio inondazioni.
Ha ordinato di sfollare le aree ai livelli bassi della città il sindaco Dawn Zimmer attraverso un messaggio televisivo ieri mattina, precisando che è stato evacuato anche l’University Medical Center di Hoboken per la minaccia di inondazione.


Nelle foto, in alto: carpentieri al lavoro per proteggere con pannelli di legno le vetrine del grande magazzino Bloomingdales, il cartello a Eataly, nella zona finanziaria tecnici della Con Edison stendono la protezione contro allagamenti in una centrale elettrica sotterranea, due bontemponi che vivono nell'area di Wall Street si preparano con canotto, il famoso negozio di elettronica e foto J&R di fronte a City Hall e joggin in attesa di Irene tra il Manhattan e il Brooklyn Bridge.


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mercoledì 24 agosto 2011

Bloomberg: "è la metropoli più sicura d'America", ma le statistiche lo contraddicono









di Riccardo Chioni




Il sindaco Michael Bloomberg ama ripetere che New York City è la metropoli più sicura d’America, ma le statistiche lo contraddicono e per la prima volta nel giro di alcuni decenni di relativa tranquillità in alcuni quartieri si registra un allarmante picco di omicidi, stupri e rapine.
Nel solitamente pacifico rione di Williamsburg ad esempio gli omicidi sono aumentati del 400 per cento, così come a Sheepshead Bay sono cresciute del 400 per cento le violenze sessuali, mentre a Washington Heghts è incrementato del 250 il numero dei morti ammazzati.
Sono le amare statistiche che stanno tormentando lo spezzone finale della terza amministrazione Bloomberg che durante gli anni passati aveva visto invece calare la criminalità del 35 per cento.
Nell’ultimo anno si è registrata infatti una escalation dei crimini in 34 dei 76 distretti di polizia della città, come a Rockaway dove si registra un aumento del 37 per cento, a Washington Heighjts del 24, a Crown Heights del 21, in Queens del 17 e a Carroll Gardens a Brooklyn dell’11 per cento.
Ma il sindaco sostiene di non preoccuparsi più di tanto per l’ondata di criminalità.
“Ai livelli bassi di criminalità in cui siamo, è possibile che vi siano dei picchi, ma il commissioner della polizia sta lavorando al problema” ha dichiarato Bloomberg.
Ma nel rione di Crown Heights dove sono aumentate rapine, stupri, furti e raggiri, il problema è sulla bocca di tutti e sono in molti a temere che il peggio deve ancora arrivare.
“Siamo parecchio preoccupati. Speriamo che il sindaco si adoperi per smorzare la violenza” ha detto un uomo che risiede da parecchi anni nel rione.
Un gruppetto di persone a Crown Heights si è detto convinto che il problema sia in aumento a causa della crisi economica che attanaglia la City, perché - sostengono - troppa gente è rimasta senza lavoro, in particolare i giovani.
Ma il sindaco, ancora, si è detto convinto che il problema economico è fuori discussione. “La gente che commette i crimini - ha sostenuto Bloomberg - non legge il Wall Street Journal”.
Indubbiamente una delle ragioni che ha portato al picco di violenza va ricercata nel fatto che la polizia di New York in questo momento conta il numero più basso di agenti da quando Bloomberg si è insediato a City Hall con 6 mila divise in meno a pattugliare le strade.
Perticolarmente preoccupante il fenomeno dei morti a causa di violenza domestica in aumento nella City del 10 per cento rispetto all’anno passato con un numero crescente di minori coinvolti.
Secondo il rapporto reso noto dal Criminal Justice Services statale lo scorso anno 37 minori sono stati uccisi in atti di violenza tra le mura di casa nell’Empire State, più del doppio rispetto ai 17 del 2009 e soltanto nella City 25 bambini sono stati uccisi nel 2010, 18 in più rispetto al 2009.
“Questi dati sono allarmanti” ha commentato Michele McKeon della NY State Coalition Against Domestic Violence.
In particolare nei 5 quartieri di New York City i dati indicano per l’anno scorso un aumento di violenza tra le mura familiari del 12 per cento.
Secondo gruppi contro la violenza domestica le aggressioni sulle donne commese da “intimate partner”, aumentate del 17 per cento, sarebbero da attribuire a diversi fattori, non ultimi la crisi economica e il taglio dei contributi ai programmi di sensibilizzazione.
“Mentre le richieste di servizi sono in aumento, gli stessi vengono tagliati dall’amministrazione. Fino a quando non iniziamo a parlare seriamente di prevenzione, non facciamo altro che mettere un cerotto” ha detto McKeon spiegando che 3 milioni di dollari destinati 3 anni fa alla prevezione, oggi sono diventati 510 mila dollari.
Il rapporto statale mostra che nel 44 per cento dei casi di omicidio di donne gli autori sono sposi, boyfriend o girfriend. “Ciò significa che per una donna nello stato di New York le mura di casa sono il luogo meno sicuro” ha commentato il commissioner Sean Byrne della Criminal Justice Services.


Nelle foto, in alto: la polizia in azione, il capo del NYPD Raymond Kelly.


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martedì 23 agosto 2011

Paura per la forte scossa di terremoto, ma nessun danno









di Riccardo Chioni




A New York il terremoto è stato registrato in diretta televisiva, avvertito all’ottavo piano della procura distrettuale dove si stava svolgendo la conferenza stampa per la causa di Strauss-Khan, quando le telecamere hanno mostrato la gente sbigottita che abbandonava la sala in fretta e furia.
I giornalisti non sono stati gli unici a precipitarsi in strada nella Lower Manhattan dove alcuni edifici pubblici sono stati evacuati a scopo precauzionale, mentre nella mente di molti il movimento tellurico era l’ultima cosa a cui avevano pensato dopo il tremore.
A Wall Street gli operatori della Borsa hanno distintamente avvertito la scossa quando le dozzine di monitor sparsi nella sala delle contrattazioni hanno iniziato a barcollare con la gente che si guardava in faccia ammutolita.
In breve Foley Square si è riempita di persone che avevano abbandonato gli uffici e commentavano l’accaduto, spaventate più dalla memoria degli avvenimenti di 10 anni fa, che dell’avvenuto terremoto.
La scossa è stata nettamente avvertita sulla sommità dell’Empire State Building stracolma di turisti che sono stati informati di quanto stava accadendo dagli annunci pubblici che invitavano alla calma.
Le telefonate dei newyorkesi spaventati hanno intasato il servizio d’emergenza 911, costringendo le autorità a chiedere di non chiamare, se non per reali necessità.
Nel pomeriggio il sindaco Michael Bloomberg e il commissioner della polizia Raymond Kelly hanno tenuto una conferenza stampa per fare il punto della situazione.
Bloomberg ha riferito di avere attivato la situation room del Office of Emergency Management, anche se ha precisato che per fortuna per i newyorkesi si è trattato solo di momenti di panico, senza conseguenze per persone o cose.
“Si è verificato il crollo di una ciminiera nel;la zona industriale di Red Hook a Brooklyn e lievi danni ad un edificio lungo 4th Avenue, sempre a Brooklyn, ma non si registrano altri danni a infrastrutture” ha spiegato il sindaco, il quale ha precisato che anche City Hall è stato evacuato per un’ora, per poi tornare alla normalità.
Qualche aereo è stato bloccato al decollo sulla pista del JFK, ma solo per motivi precauzionali per alcuni minuti e anche la Penn Station ha fermato i treni per un’ora, mentre è proseguito senza interruzioni il servizio di subway.
Molte persone nei 5 quartieri della City si sono riversate in strada dopo avere avvertito la scossa e hanno trascorso ore sui marciapiedi, spaventate dal fatto che il tremore fosse piuttosto da attribuire ad un altro attentato terroristico.


Nelle foto, in alto: la folla che si è riversata a Foley Square dopo la scossa di terremoto e bambini evacuati dall'asilo nido all'interno del Federal Building.


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Terminata la stagione al Altamura Center con Anton Coppola alla direzione di otto fuoriclasse










di Riccardo Chioni




È iniziato sulle note di “Va pensiero” dal Nabucco di Verdi il programma in chiusura della stagione del Altamura Center for the Arts, con il coro diretto dal maestro Anton Coppola che al termine dell’interpretazione ha detto al pubblico “questo dovrebbe essere l’inno nazionale italiano”.
Nella cornice della Green County, al Altamura Center di Round Top quest’anno nella locandina, solitamente dedicata alla musica lirica, hanno fatto ingresso anche teatro e musica latina.
Un programma allestito dai fondatori del Centro, i coniugi Carmela e Leonard Altamura che hanno voluto chiudere così il cartellone della stagione 2011 dedicata alla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
È stato scelto l’adattamento della divertente commedia “A Shot in the Dark” dell’autore de “L’Idiote”, Marcel Achard basata su un misterioso omicidio per la regia di Alexander Harrington, direttore della compagnia The Eleventh Hour Theatre.

Il matinée, con la partecipazione di otto fuoriclasse del bel canto diretti dal maestro Anton Coppola, ha attratto numeroso pubblico nei Catskills.
In programma il racconto orale e in musica della storia dell’opera spiegata nella sua evoluzione dal compositore Coppola che assieme al soprano Carmela Altamura ha stilato la scaletta dei brani più significativi del percorso intitolato “A Survey of Opera”.
Tra gli otto interpreti di spicco il tenore Francisco Casanova del Metropolitan Opera, il baritono Lawrence Harris, oltre al mezzo soprano Anna Tonna, ai soprano Anna Tormela, Rosa D’Imperio e Sandra Mercado, al baritono Stefano Koroneos e al tenore Giovanni Formisano.
Al maestro Coppola, conduttore della Tampa Opera, compositore di colonne sonore come “Il Padrino” e “Dracula”, oltre all’opera “Sacco e Vanzetti”, era stato chiesto di spiegare la storia dell’opera dall’inzio al presente.
“Ho pensato di accompagnare il racconto orale con pezzi musicali, in modo da rendere più comprensibile per il pubblico l’evoluzione. Perché - ha spiegato il maestro - si parte con un gruppo di giovani nobili fiorentini che si divertivano recitando i classici greci e romani che hanno escogitato di cantare i dialoghi. È stato un certo Jacopo Peri che ha scritto la prima opera nel 1597, poi è venuto Claudio Monteverdi che consideriamo il padre dell’Opera”.
Il maestro Coppola sottolinea che per lui “Otello” è “la sacra Bibbia del repertorio italiano”.
Il tenore dominicano Francisco Casanova che da un decennio ha messo casa al Metropolitan Opera dove aveva fatto il debutto nei panni di Manrico nel “Trovatore”, risponde risentito alle esternazioni di Katia Ricciarelli che domenica aveva detto “bisogna rivoluzionare l’opera per renderla più accessibile ai giovani”.
“L’opera va fatta come è sempre stata fatta. Le cose moderne non hanno niente a che fare con l’opera perché rispondono alla necessità di un momento della storia, che non è quello per cui è stata creata l’opera. Tutti questi cambi - ha proseguito il tenore - secondo me, con tanto rispetto per la signora Ricciarelli, sono quelli che hanno rovinato l’opera lirica di oggi, perché non è più la grande arte che era una volta. A mio avviso - ha sottolineato - si dovrebbe tornare agli inizi”.
Casanova ha citato Oscar Wilde: “L’arte non si deve abbassare, sono le persone che devono crescere”, aggiungendo che è la gente che deve avvicinarsi all’arte.
“Sono in totale disaccordo con la Ricciarelli, sono di una visione totalmente contraria: si deve intervenire per educare i giovani, la mentalità del Dvd e del telefonino non è la stessa dell’opera”.
L’aggiunta del teatro al programma del Centro è una scelta naturale ha spiegato il soprano Altamura. “Perché la parola regna sia nell’opera che nel teatro. Questo ci dà la libertà di conoscerci a fondo nei caratteri sul palcoscenico e ci dà il permesso di gioire, di piangere, di esultare e poi aiuta molto i cantanti lirici, perché a volte - ha osservato il soprano - si basano solo sulla tecnica vocale, invece la teatralità deve seguire la parola”.
Impegnatissima nel mondo della lirica con il concorso per voci nuove, Carmela Altamura condivide tuttavia lo stage col marito Leonard che si occupa della parte teatrale del Centro di Round Top “è un artista nato” ha assicurato Carmela Altamura.
Il pezzo forte della locandina di quest’anno è stato il tenore del Met: “Casanova è un fuoriserie, un grandissimo interprete, è un puro. Ho avuto l’onore di insegnare con lui ai Master Class e posso dire che non conosce altro che l’espressione dell’anima” ha consluso Carmela Altamura.


Nelle foto, in alto: Anton Coppola con Carmela Altamura, due momenti di "A Shot in the Dark", gli otto cantanti lirici, il maestro Coppola e il tenore Francisco Casanova.


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La crociata del sindaco Bloomberg per procuarasi più "tele-cop"












di Riccardo Chioni





Rosso, per il sindaco Michael Bloomberg, significa invece verde. Se potesse - ha detto il primo cittadino ieri in conferenza stampa - piazzerebbe una macchina fotografica ad ogni semaforo per pizzicare gli automobilisti che attraversano col rosso.
“Credo che dovrebbero essere ad ogni angolo, se si potesse” ha precisato Bloomberg commentando i dati relativi allo scorso anno del oltre un milione di contravvenzioni che hanno generato per le malandate casse municipali circa 53 milioni di dollari lievitati a 55 con le penalità.
Il sindaco vuole aumentare la presenza degli occhi elettronici in città e ha chiesto ad Albany di poter portare dalle attuali 150 a 225 il numero delle fotocamere piazzate, incluse 40 nuove unità per la rilevazione della velocità.
La proposta al momento è ancorata alla Camera di Albany controllata dai democratici, proveniente dal Senato dei repubblicani che l’ha già approvata.
In teoria, la municipalità può tappezzare di fotocamere la Big Apple, ma in pratica necessita del consenso dell’apparato statale per poter emettere le contravvenzioni per le infrazioni rilevate.
Ciascuna corrisponde ad un’ammenda di 50 dollari per il passaggio col semaforo rosso, arriva per posta al titolare del veicolo con compendio di una limpida immagine della targa e del mezzo al momento dell’attaversamento vietato.
I dati relativi all’anno scorso evidenziano per il 2010 un incremento del 29 per cento rispetto alle multe emesse nel 2009, il cui ammontare era di 38 milioni, risultato dell’installazione di un numero maggiore di occhi elettronici in strada.
In un momento in cui le casse cittadine piangono miseria e tutti gli organi municipali sono costretti a stringere ulteriormente la cinghia, compreso il corpo di polizia attualmente ai minimi storici, il grande fratello è diventato una miniera d’oro per l’erario cittadino e un incubo per gli automobilisti alle volte ostaggi ad un incrocio a causa di ingorghi.
Ma il primo cittadino sgombra il campo sulle cifre incassate, preferisce parlare della sicurezza di cittadini e pedoni.
“Se gli automobilisti non attraversano col rosso salviamo un sacco di vite di anziani e bambini” ha fatto osservare Bloomberg.
E a chi ha chiesto se pensa di ottenere un ok da Albany all’espansione della copertura delle fotocamere, il sindaco ha promesso di mettere alla berlina chi si opporrà.
“Forse ciò che dovremo fare è iniziare a pubblicare sui giornali i nomi di chi commette l’infrazione e anche l’elenco di senatori e deputati che ci impediscono di installare le fotocamere” ha ipotizzato Bloomberg.
A sostegno della sua proposta Bloomberg ha dalla sua il consigliere comunale James Vacca, democratico del Bronx, presidente della commissione Trasporti, il quale taglia corto: “la gente che passa col rosso può uccide persone”.
Sollecitato sull’idea di mettere in piazza i parlamentari statali che si oppongono all’ingrasso del grande fratello, Bloomberg non ha esitato a rincarare la dose.
“Ogni volta che qualcuno viene investito dovremo dire: ok, il deputato e il senatore tal dei tali non crede sia importante la vita di una persona. Stiamo parlando della nostra gente, delle nostre vite! Questo non è qualcosa di lezioso per cui ci stiamo adoperando”.
E sulla proposta di installare 40 fotocamere in grado di rilevare la velocità e immortalare le bravate dei conducenti di veicoli, a breve in aula alla Camera, Bloomberg risponde che è necessario il “tele-cop”.
“Non possiamo permetterci di avere un agente a ogni angolo. Dobbiamo affidarci di più alla tecnologia” ha risposto Bloomberg.


Nell'immagine in alto il sistema di rilevamento della fotocamera, il sindaco Bloomberg e una fotocamera installata a Manhattan.


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domenica 21 agosto 2011

I carretti degli hot dog in via di estinzione, si fa largo la cucina esotica viaggiante










di Riccardo Chioni




Addio carretti degli hot dog, benvenuto felafel. I venditori ambulanti di hot dog che fino a non molto tempo fa venivano considerati l’immagine più poplare della Big Apple, stanno lasciando gli angoli delle strade per far spazio ad altri che offrono una più ampia varietà di cibo a basso costo che spazia dal sandwich gyro, al pollo grigliato e felafel.
Mentre si manifesta la transizione e i venditori ambulanti portano in strada vere e proprie cucine semoventi, a City Hall c’è chi pensa di dare anche a questi ristoranti su ruote un marchio di qualità come avviene per i ristoranti veri e propri della City.
Dove c’è traffico turistico sono subito riconoscibili gli ombrelloni multicolori che fungono da faro per attrarre coloro che tra lo shopping e la visita al museo si fermano per divorare un pasto veloce al costo di una manciata di dollari, accomodandosi a sedere dove capita.
Si assottiglia però il numero dei carretti degli economici hot dog, una volta presenti come i taxi gialli dovunque uno girasse il capo e i venditori, ironicamente, si sono trovati nella situazione in cui devono combattere con i ristoranti su ruote per acaparrarsi un angolo strategico occupato dai nuovi supercatterri.
Vendono praticamente di tutto, dai dolciumi al sushi passando per la cucina messicana e cinese, con lunghe code di affezionati clienti all’ora del lunch nei giorni feriali a cui si affiancano i turisti curiosi di fare l’esperienza di un modo nuovo di mangiare in fretta e furia senza essere serviti a tavola e lamentarsi per il conto.
Si è cretata così a Manhattan una competizione all’ultimo piede quadrato tra i venditori ambulanti di cibo e a farne le spese pare sia proprio l’iconografico hot dog.
Quello che mangiano in fretta i detective dei polizieschi televisivi visti in tutto il mondo, quelli immortalati nei film di Woody Allen e icona della gara di Coney Island del Fourth of July a chi ne divora di più.
Il tradizionale hot dog ha subito pure la transizione della cucina itinerante.
A quelli classici mantenuti caldi nel liquido salato si è passati a quelli arrostiti all’istante dai nuovi venditori più agguerriti, sotto gli occhi dei clienti.
In un modo o nell’altro, con l’hot dog di rigore si aggiunge il condimento preferito: ketchiup, mostarda e crauti che gli insaziabili newyorkesi amano combinare assieme.
Per milioni di visitatori che si riversano nella Big Apple annualmente, l’hot dog resta tuttavia una delle attrazioni da assaggiare negli affollati marciapiedi dei canyon di Manhattan.
“Ai turisti piace mangiare l’hot dog tradizionale. Per molti è quasi un rito, un dovere di turista a New York” assicura Mohamed che è rimasto legato all’iconografico panino cl salsicciotto fumante tirato su dal pentolone.
Ma nella selva di venditori ambulanti su ruote c’è chi vuole mettere un po’ d’ordine, visto che dopotutto sono delle vere e proprie tavole calde all’aperto che vendono cibo.
Una delle proposte viene dal consigliere comunale Dan Garodnick, il quale chiede che sia assicurato il rispetto di certi standard di sicurezza alimentare.
“A me l’hot dog piace con mostarda e crauti, un classico. È parte della nostra storia e cultura, il gusto è ottimo. Ma vorrei essere certo che il cibo è sicuro, che i carretti sono puliti e privi di altri problemi” ha precisato il consigliere comunale.
Così ha avanzato la proposta di assegnare anche ai carretti-ristoranti-ambulanti i gradi “A, B e C” per igiene e pulizia come avviene per i ristoranti veri e propri, trovando peraltro dalla sua il sindaco Michael Bloomberg che vede fattibile il progetto con il coinvolgimento del Department of Health.
Evidentemente quelli della sicurezza e igiene del cibo sono problemi che molta gente non si pone acquistando il lanch o la merenda in strada, almeno a giudicare dalle code di fronte ai carretti in attesa del proprio turno.
Uno di questi, quasi indispettito dalla domanda, ha risposto “ se trovo fila, allora mi fido”, mentre altri newyorkesi che hanno tradito il tradizionale hot dog per passare a sandwich dai nomi più esotici sono diventati clienti fissi perché apprezzano il cibo e il prezzo e convenienza, senza neppure dover scendere dal marciapiedi.


Nelle foto i carretti dei venditori ambulanti in diverse zone di Manhattan.


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sabato 20 agosto 2011

Architettata da marito e complice l'uccisione della mamma sotto gli occhi del figlio di tre anni









di Riccardo Chioni



Era tutto un intrigo pianificato dal marito e da una complice l’esecuzione avvenuta martedì notte della giovane mamma pakistana in una via di Boonton nel New Jersey mentre passeggiava col figlio di tre anni sul passeggino.
Kashif Pervaiz di 26 anni, nato a Brooklyn, trasferitosi a East Boston sei mesi fa con la moglie Nazish Noorani di 27, nata a Karachi in Pakistan, ha vuotato il sacco, dopo una giornata intera di interrogatorio da parte degli investigatori.
Il marito della vittima ieri è stato accusato formalmente di omicidio di primo grado, di complotto e altri capi d’imputazione di fronte al giudice ed assieme a lui è finita denunciata la sua presunta complice che avrebbe premuto il grilletto, Antoniette Stephen di 26 anni, pure lei in incriminata ieri in tribunale a Boston.
Per Pervaiz il giudice ha fissato una cauzione di un milione di dollari, mentre a Boston sono andati più pesanti per la sospetta autrice per la quale la cauzione è scattata a 5 milioni.
Pervaiz, raggiunto da 4 proiettili, aveva riportato soltanto lievi ferite, mentre la moglie era stata freddata con un proiettile dritto al cuore, il piccolo illeso sul passeggino aveva assistito alla tragica scena.
Alla polizia giunta a Cedar Street, Pervaiz aveva raccontato di essere stato affrontato da un uomo di carnagione bianca e tre neri che dopo aver gridato epiteti e insulti a sfondo razziale avevano aperto il fuoco all’impazzata.
Un resoconto dei fatti che da sunito non quadrava alla polizia. Nessuno dei vicini svegliati dai colpi aveva notato qualcuno fuggire a piedi o in auto, in questa tranquilla località dove l’ultimo delitto si è verificato 10 anni fa.
Nella Morris County risiede una discreta comunità musulmana da oltre mezzo secolo, non vi è mai stata tensione in città e anche per questo motivo in breve veniva abbandonata dagli investigatori la pista a sfondo razziale nell’inchiesta sul delitto della donna, definito da subito mirato da partre della autorità.
Mirato si è infatti rivelato il delitto, ma da parte del marito che ha cercato di coprire le sue azioni gettando colpe su inesistenti responsabili e dalla sua complice di Boston sospettata di avere sparato e ucciso la giovane mamma.
E mentre il procuratore della contera di Morris, Robert Bianchi annunciava l’arresto per omicidio di Pervaiz, sul conto di questi venivano alla luce episodi inquietanti sulle sue relazioni durante i suoi 6 mesi a Boston.
Secondo il rapporto della polizia lo scorso 25 febbraio Pervaiz avrebbe malmenato una sua girlfriend di 20 anni d’età perché non gli sarebbe stata fedele, rifiutandosi altresì di consentirle di lasciare il suo appartamento.
La giovane viveva a Brooklyn nello stesso edificio dove Pervaiz abitava con la famiglia. Non è dato sapere tuttavia il motivo per cui si trovasse pure lei a Boston.
Pervaiz era stato denunciato per aggressione, ma se l’era cavata alla grande quando la giovane non s’era presentata per l’udienza in tribunale, facendo decadere l’azione legale.
Un alone di mistero aleggia sul capo di questo uxoricida, inspiegabile è infatti la storia che andava raccontando sul dottorato presso la Harvard University dove invece non lo conoscono, così come le due fantomatiche lauree che diceva di avere in tasca, oltre ad un business in cui hanno iniziato ad indagare gli inquirenti.
Intanto, nel pomeriggio di ieri si è svolta allo Islamic Center di Boonton la funzione funebre per la giovane mamma uccisa.


Nelle foto, in alto: Kashif Parvaiz e la complice Antoinette Stephen, la coppia sposata.

venerdì 19 agosto 2011

Azione legale contro la regina della cucina Lidia Bastianich












di Riccardo Chioni




Una causa da 5 milioni di dollari è caduta sul capo della regina della cucina Lidia Bastianich, accusata da una chef italiana fatta arrivare negli Usa promettendo notorietà e successo, di avere trasformato il sogno americano in servitù.
Chef, autrice, ristoratrice e celebrità del piccolo schermo, Lidia Bastianich - secondo la documentazione depositata in tribunale - aveva promesso fama e fortuna a Maria Carmela Farina. Ma in realtà si era trovata a svolgere un lavoro 24-ore al giorno non retribuito che consisteva nell’accudire per anni una persona anziana vicina a Lidia.
L’avvocato della Farina, Paul Catsandonis è andato sul pesante nel descrivere la causa: ha dichiarato “questo era l’Impero Romano di Lidia”, descrivendo la posizione di Maria Farina prigioniera in un campo di lavoro nella residenza ereditata da Lidia a 136th street in località College Point.
La vicenda di Maria Farina era iniziata nel 1995 - si legge nell’azione legale -, mentre Lidia Bastianich era già impegnata in due rubriche televisive di cucina in onda su Pbs, “Lidia’s Italy” e “Lidia’s Family Table”, oltre all’avvio dei ristoranti di immediato successo Felidia nella Upper East Side e Becco nella West.
Nell’azione legale depositata presso la Supreme Court la Farina racconta che prima di morire di tumore Oscar Crespi, l’uomo di fatica della residenza sul mare di Lidia lungo Shore Road in località Little Neck in Queens, promise a Lidia la sua casa a 136th Street a College Point, sempreché avesse provveduto alle cure per la sua anziana moglie Luigia, fino alla sua morte.
Oscar Crespi morì nel 1995 e la casa passò a Lidia e quando Luigia 10 anni più tardi, alla veneranda età di 99 anni iniziò a richiedere particolari riguardi, Lidia faceva arrivare a New York da Venezia la chef Maria Carmela Farina.
Proseguendo nella deposizione, la Farina ha precisato di avere tre decenni di esperienza professionale in cucina e che le erano stati promessi 600 dollari la settimana per lavorare a fianco di Lidia, sia nel settore della ristorazione che negli show televisivi.
Il tutto invece - prosegue l’accusa - si è trrasformato in un lavoro a tempo pieno per accudire alla quasi centenaria Luigia che oramai si muoveva su una sedia a rotelle e necessitava assistenza per tutto, un servizio proseguito fino alla sua morte all’età di 105 anni.
Proseguendo nell’azione legale, la Farina ha scritto che Lidia le aveva assicurato che la sua paga sarebbe stata depositata in una carta di credito a suo nome, sottolineando di non aver voluto lasciare nell’abbandono l’anziana Luigia, credendo che, un giorno, Lidia si sarebbe ricordata di lei.


Nella foto: Lidia Bastianich.


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Il marito al centro delle indagini sulla mamma uccisa sotto gli occhi del figlio di 3 anni












di Riccardo Chioni




Gli investigatori di Boonton nel New Jersey avrebbero messo sotto torchio il marito della giovane mamma pakistana freddata misteriosamente nella notte di martedì mentre passeggiava assieme a lui rimasto ferito e al figlio di 3 anni uscito illeso dalla drammatica esperienza.
Secondo fonti raccolte tra le forze di polizia, gli investigatori teorizzano si sia trattato piuttosto di un evento predisposto.
Altrimenti - sostengono - non si spiega perché Nazish Noorani di 26 anni è stata raggiunta al cuore da un proiettile che l’ha uccisa all’istante, mentre il marito Kashif Pervaiz di 27 se l’è cavata con lievi ferite, nonostante sia stato bersaglio di 4 proiettili.
Le autorità di polizia si sono strette dietro uno stretto riserbo per evitare fughe di notizie che potrebbero interferire nelle indagini e il procuratore della contea di Morris che mertedì aveva definito l’omicidio della donna “mirato”, ieri ha escluso - come invece inizialmente ipotizzato - che si sia trattato di un gesto di follia a sfondo razziale o religioso.
Nazish Noorani vestiva infatti il tradizionale vestimento delle donne pakistane essendo nata a Karachi, mentre il marito era nativo di Brooklyn.
I due si erano spasati 6 anni fa proprio a Boonton con un matrimonio combinato dalle rispettive famiglie, hanno due figli: uno di 3 anni che era con loro sul passeggino e l’altro di 5 lasciato dai nonni.
Martedì notte la coppia stava rincasando dopo la cena da parenti verso l’abitazione del padre della mamma uccisa che dista un paio di isolati di distanza quando - ha raccontato Pervaiz - sono stati fatti bersaglio di 3 malviventi che sono fuggiti dopo aver sparato almeno 6 colpi.
Al momento pare non vi siano testimoni della drammatica aggressione. È vero che la zona di notte - erano le 11 e mezzo -piomba nel buio profondo, ma chi abita sul luogo del delitto ha raccontato di essersi precipitato alla finestra o in strada dopo gli spari, ma di non aver visto nessuno scappare a piedi e tantomeno un’auto partire di corsa.
Pervaiz fino a mercoledì sera era ricoverato al Morristown Medical Center. La polizia non ha ancora reso noto se considera il marito indiziato dell’omicidio, ma sul suo conto sarebbero emersi particolari misteriosi.
Per esempio andava dicendo di avere in tasca due lauree, in architettura e ingegneria e di frequentare un dottorato presso la prestigiosa Harvard University dove però di Pervaiz nessuno aveva mai sentito il nome.
Le ultime indiscrezioni trapelate dall’interrogatorio riguarderebbero un rapporto extraconiugale del marito della giovane uccisa, ma il capo della polizia di Boonton, Michael Beltran cautamente chiude con un “no comment”.
Il fratello di Pervaiz, Mansoor Hassan residente nel rione di Flatbush a Brooklyn, ha detto soltanto che la famiglia è in attesa di conoscere la verità, augurandosi che suo fratello non sia implicato in questa vicenda.
Il marito della giovane 6 mesi fa era stato derubato a mano armata in un parcheggio a Boston e gli investigatori stanno verificando se i due casi abbiano un legame.


In alto la pianta con i movimenti della coppia, la donna uccisa e assieme al marito (foto fornite dalla famiglia).

Il revisore dei conti statale boccia l'agenzia Port Authority: "prima degli aumenti stringa la cinghia"












di Riccardo Chioni






Prima di far pagare di più alla gente, l’agenzia Port Authority dovrebbe tagliare i milioni di dollari di lavoro straordinario pagati, che lo scorso anno hanno totalizzato 86 milioni, secondo il rapporto dei revisori dei conti dello Stato.
Ironico il commento del Comptroller statale Thomas DiNapoli che ieri in merito al rapporto ha detto “lo straordinario scorre come l’acqua” in seno all’agenzia bistatale.
Il Port Authority è responsabile degli aeroporti regionali, dei porti, del sistema su rotaia Trans Hudson, tunnel e ponti che collegano New York col New Jersey, oltre alla gestione del PA Bus Terminal e il costruendo World Trade Center.
Mercoledì e ieri sono stati due giorni di quiete dopo le otto tempestose udienze pubbliche di martedì sugli aumenti dei pedaggi, caratterizzate da una parte dai pendolari arrivati per protestare e, dall’altra centinaia di operai sindacalizzati impegnati in progetti a sostegno dei rincari, pena la perdita del lavoro assieme ad altri 3 mila circa.
Oggi è il giorno del giudizio. Il consiglio di amministrazione del Port Authority renderà infatti nota la decisione sugli aumenti del 50 per cento dei pedaggi che passeranno a partire da settembre a 12 dollari dagli attuali 8, oltre all’aumento di un dollaro del costo di una corsa sui Path Train che passa a 2.75 dollari.
Il rapporto dei revisori snocciola le cifre dell’esagerato costo dei dipendenti in lavoro straordinario. Quasi 86 milioni di “overtime” sono stati retribuiti a 5.360 dei 6.977 dipendenti dell’agenzia, in maggior parte per il servizio Path e per gli addetti alla pubblica sicurezza.
In realtà la cifra indica un taglio del 3 per cento rispetto alla cifra pagata l’anno precedente, nonostante il bilancio dell’autorità specifichi invece un taglio del 20 per cento.
Su questo punto si è soffermato il Comptroller statale, sottolineando che “l’amministrazione non ha una chiara strategia per raggiungere il traguardo che la stessa aveva fissato per sforbiciare i costi”.
DiNapoli ha quindi proseguito sollecitando il Port Authority a seguire l’esempio di altre agenzie e stringere la cinghia, oltre a rivedere e coreggere il proprio modello di business.
“Tutte le agenzie dello stato - ha osservato DiNapoli - stanno stringendo la cinghia. Il Port Authority prima di chiedere più soldi alla gente per la sua gestione, dovrebbe farsi un profondo esame di identità come modello di business”.
Immediata la reazione dei responsabili dell’agenzia che promettono ulteriori passi per migliorare la situazione, mentre fanno osservare che i revisori avrebbero dovuto tenere conto di esigenze inerenti la sicurezza di personale sindacalizzato regolato come un orologio svizzero, mentre la forza lavoro ha raggiunto il livello minimo da 40 anni a questa parte.
“Applichiamo un modello di business di overtime designato per ottimizzare l’uso di risorse permanenti” ha precisato Michael Fabiano capo dell’ufficio finanze dell’agenzia bi-statale.
Le entrate extra provenienti dagli aumenti di pedaggi e treni, il Port Authority intende adoperarle per il completamento del mastodontico progetto del World Trade Center il cui costo al momento è fissato 11 miliardi di dollari.
I revisori dello Stato hanno constatato che nel giro degli ultimi 5 anni, fino alla fine del 2010, il Public Safety Department dei treni Path ha pagato 217.5 milioni, oltre a 85.4 di costo in “overtime”.
Un paio di dozzine di “casi” segnalati nel rapporto relativi al 2009 rasentano il ridicolo.
Per 24 dipendenti del Port Authority quanto portato a casa in busta paga per lavoro straordinario superava la regolare retribuzione ed uno in particolare era riuscito a produrre 34 ore settimanali in regime di lavoro straordinario mettendosi in tasca 153.530 dollari di “overtime”, oltre al salario base di 107 mila.


Nelle foto, in alto: Thomas DiNapoli e il PA Bus Terminal a 42nd Street.


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La chef Lidia Bastianich protagonista del Newport Mansions Wine & Food Festival









di Riccardo Chioni



Si avvicina il taglio del nastro inaugurale della sesta edizione del Newport Mansions Wine & Food Festival che si svolge annualmente in uno dei più spettacolari scenari americani: le magioni storiche Rosecliff and Marble House, nella celebrata località balneare del Rhode Island.
Il calendario del Festival è stato presentato nella sede dell’Italian Trade Commission dal direttore in Usa Aniello Musella, da Trudy Coxe direttrice esecutiva della Preservation Society of Newport County e dall’ospite speciale dell’edizione 2011 Lidia Bastianich, chef, ristoratrice, autrice e celebrità televisiva.
La presenza di Lidia Bastianich aggiunge una nota culinaria in più al programma del Festival con la preparazione del Jazz Brunch che si svolgerà il 25 settembre.
L’Italian Trade Commission torna a Newport dal 23 al 25 settembre con la partecipazione di importatori di vino e cibo italiani che, nonostante la turbolenza dell’economia, continuano ad essere apprezzati dai consumatori americani.
Il Festival prevede un elegante gala la sera di venerdì alla mansion Rosecliff, una due giorni chiamata grand tasting presso la Marble House con dimostrazioni di cucina da parte di stimati chef regionali, seminari con esperti di vino, tra cui Ray Isle di Food & Wine, Alain Junguenet, Mark Oldman, mentre al seminario organizzato dall’Italian Trade Commission “Persuing the Peninsula” veranno presentati i migliori vini dello stivale.
I proventi del Festival vanno a beneficio dell’organizzazione non-profit The Preservation Society of New Port County dedicata alla salvaguardia dell’area nel contesto storico architettonico.
Il direttore esecutivo dell’ITC Aniello Musella ha spiegato citando un autore il segreto che sta dietro il successo dei vini italiani negli States: “La combinazione delle qualità descritte dal celebrato scrittore Burton Anderson che sono: sole, terra e anima”.
La direttrice della Preservation Society of Newport County, Trudy Coxe si è detta lieta che l’ITC torna nella storica località balneare del Rhode Island con l’immensa varietà di pregiati vini che vanno dalle Alpi alla Sicilia, una “autentica, istruttiva esperienza nel mondo dei migliori vini italiani”.
L’Italia esporta negli Stati Uniti qualcosa come 3.2 miliardi di dollari di prodotti agroalimentari e vini piazzandosi al sesto posto nel mercato americano del settore.
La storica Marble House commissionata da William Vanderbilt fu terminata nel 1892 come casa al mare, o “cottage” come veniva chiamata allora. Segnò un po’ la pietra miliare della futura trasformazione sociale e architettonica di Newport.
Vanderbilt era nipote dell’ammiraglio Cornelius Vanderbilt che fece la fortuna di famiglia con imbarcazioni da trasporto e la NY Central Railroad.
La moglie di William Vanderbilt, Alva intratteneva le signore della società bene di Newport e la sua visione della Marble House era quella del tempio delle arti in America.
La magione di Vanderbilt era stata progettata dall’architetto Richard Morris Hunt che si era ispirato al Petit Trianon di Versailles ed era costata 11 milioni, 7 dei quali erano stati spesi solo per la posa di 500 mila piedi cubici di marmo, regalo di Vanderbilt alla moglie Alva in occasione del suo 39esimo compleanno.
La coppia divorziò nel 1895, Alva si risposò con Oliver H.P. Belmont e dopo la morte del marito aggiunse alla Marble House la Chinese Tea House dove era solita tenere riunioni per l’ottenimento del voto da parte delle donne.
Cedette la magione a Frederick Prince nel 1932 e fu poi acquisita nel 1963 dalla Preservation Society che nel 2006 per la Marble House ottenne la classificazione di National Historic Landmark.
Per maggiori informazioni: www.italianmade.com.


Nelle foto, in alto: Trudy Coxe, Lidia Bastianich e Aniello Musella.


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