domenica 30 ottobre 2011

Speciale: Barack Obama alla Niaf "come sarebbe l'America senza il contributo italiano?"












di Riccardo Chioni





Il presidente Barack Obama è salito al podio all’Hilton Washington dove era in corso il gala della National Italian American Foundation sabato e ha detto “è bello vedere così tanti amici”, iniziando il suo discorso di dodici minuti in cui ha esaltato il ruolo degli italiani nel Paese da tempi antichi.
Calorosi gli applausi riservati al presidente Obama dalla platea di oltre duemila italoamericani e italiani presenti nella International Ballroom, quando ha iniziato chiedendosi “cosa sarebbe l’America senza il contrbuto degli italiani. Sono onorato di essere qui in occasione del mese della Cultura italiana e per commemorare il 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia”.
Poi ha ringraziato la Niaf per l’impegno nel tramandare la stessa cultura alle nuove generazioni di italiani d’America.
Scherzando, girandosi di tanto in tanto verso il tavolo presidenziale per indicare gli ospiti illustri, ad un certo punto Obama ha aggiunto, già col sorriso sulle labbra.
“Devo fare una confessione: non ho alcun antenato italiano, non posso cucinare bene come le vostre nonne, Michelle mi ha messo a dieta, non so cantare come Sinatra quindi, l’unica cosa che vi posso offrire è il mio cognome che è Obama”, mandando il pubblico in visibilio.
Poi parlando della leader democratica Nancy Pelosi che lo aveva invitato al podio, il presidente ha aggiunto “sì, sono di parte. Non c’è dubbio che Nancy è stata la migliore italiana presidente che la Camera abbia mai avuto, ma credo che sarà la leader della Camera di nuovo nel 2013”.
Il presidente Obama ha salutato gli ambasciatori italiano Giulio Terzi di Sant’Agata e quello Americano a Roma, David Thorne e rivolgendosi a Terzi ha aggiunto “desidero ringraziarla per l’eccellente lavoro che sta svolgendo nel rappresentare il suo Paese”.
Passando a parlare dei rapporti tra i due paesi il presidente Obama ha affermato che “l’Italia è uno dei nostri maggiori alleati, uno dei membri fondatori della Nato”.
Il presidente ha quindi scandito i nomi italiani che compongono il suo gabinetto, tra cui Janet Napolitano “che ci protege ogni giorno”, lo “straordinario ministro della Difesa” Leon Panetta.
“Inoltre – ha proseguito Obama – sono innumerevoli gli italiani d’America che hanno combattuto per difendere il nostro Paese sin dal tempo dei Padri fondatori: dal capo di stato maggiore Odierno, fino al nostro eroe Salvatore Giunta al quale recentemente ho consegnato la più alta onorificenza del Paese, la Medal of Honor” mentre scrosciavano gli applausi.
L’America – ha detto ancora Obama - commemora con voi l’importante commemorazione dei 150 anni dell’Unificazione d’Italia e si è domandato “cosa sarebbe l’America oggi senza il contributo degli italiani. Senza Verrazzano, Brumidi e per la scienza cosa sarebbe senza Galileo, Da Vinci, senza registi come Capra, lo sport senza i campioni di tutti i tempi: Di Maggio, Lombardi e La Russa”, mentre qualcuno gli ha fatto osservare che una star del baseball era seduta dietro di lui e ha aggiunto “certamente, Mike Piazza”.
La riforma strutturale della legge sull’immigrazione è ancora lontana da venire, ma il presidente ha voluto sottolineaere il carattere dell’America ospitale, anche se non sempre in un passato lontano con gli italiani.
“Siamo sempre stati e saremo sempre una nazione di immigrati da ogni parte del mondo. Gli italiani sono venuti in America in carca di opportunità, sono venuti con poco appresso, molti hanno trovato un ambiente ostile, ma sono venuti ricchi di fede in Dio e di valori familiari. Non è mai stato facile, ma si sa che questo è il Paese che offre possibilità e gli italiani qui sono sempre ben accetti. Gli italiani non hanno mai aspettato che qualcuno li aiutasse e nello stesso tempo hanno arricchito l’intera nazione e hanno dimostrato anche agli americani che c’è un’America migliore per tutti. Anche se molti sono arrivati senza una istruzione – ha sottolineato -, si sono impegnati perché la ottenessero i loro figli. Perché un giorrno potrebbero diventare presidente della Camera o ministro alla Difesa, governatore o presidente degli Stati Uniti” ricevendo di nuovo un prolungato applauso.
Obama ha parlato anche dei problemi in casa e ha aggiunto “siamo in tempi difficili e milioni di americani sono in difficoltà, milioni senza lavoro e per molti il sogno che ha portato gli italiani su questa costa sta svanendo. Abbiamo molto lavoro da fare anche se sono tempi difficili e dobbiamo ricordarci che per le precedenti generazioni erano ancora più difficili”.
Il presidente ha concluso il suo intervento dicendo “Viva l’Italia”, andando a salutare gli ospiti del tavolo presidenziale, tra cui Santo Versace premiato dalla Niaf, il ministro Giorgia Meloni e l’ambasciatore Terzi.
Ha ricevuto il Niaf Award per Business la leader degli industriali Emma Marcegaglia, mentre a Santo Versace è andato il premio umanitario che gli è stato consegnato dall’onorevole Amato Berardi e al presidente della Msc Company Claudio Bozzo il premio per Business è stato consegnato dal capitano Arena.


Nelle foto, in alto il presidente Barack Obama alla Niaf, Obama saluta il ministro Meloni a fianco l'ambasciatore Terzi, Amato Berardi e Santo Versace, Emma Marcegaglia, Arena e Claudio Bozzo.



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Speciale: alla Niaf il ricercatore Giordano punta il dito sulla Campania inerme nella prevenzione dei tumori







di Riccardo Chioni



Il medico ricercatore Antonio Giordano alla convention della Niaf è venuto a parlare di “New Frontiers in Cancer Prevention Research” all’incontro organizzato dalla Fondazione di Washington e Sbarro Health Research Organization, portando ad esempio l’Italia inerme e l’America attiva.
Giordano ad America Oggi ha spiegato i risultati della ricerca da lui avviata cinque anni fa, da quando ha creato anche in Italia l’Istituto a Siena, Napoli e Terni.
“Ho voluto focalizzare una parte di questi studi per cercare di capire il perché c’era un aumento di tumori in alcune aree italiane, specialmente nelle zone situate in quelle che sono definite a obiettivo uno: Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia”.
Da qui gli studi che il ricercatore definisce a due facciate.
“Spettacolari nei risultati da una parte, ma di grande tristezza, perché abbiamo constatato che c’è un grande incremento dei tumori alla mammella, fegato e polmone in Campania, nelle zone dove esiste questo sversamento di rifiuti tossici”.
Il lavoro successivo della ricerca punta a scoprire il legame.
“Che possa dimostrare – ha sottolineato Giordano - che noi purtroppo abbiamo immesso nell’ambiente una serie di sostanze che stanno letteralmente bucando il nostro Dna. È chiaro che questo ha creato una serie di grandi polemiche in Italia perché la domanda è: da dove vengono questi rifiuti tossici? Saviano in un libro ha parlato delle industrie del Nord che sversavano rifiuti tossici nel Sud e in un suo lavoro successivo ha usato anche i dati della nostra ricerca che dimostra l’incremento di tumori”.
Quindi, ha proseguito Giordano “dobbiamo intervenire per impedire questo scempio perché – ha osservato – gli studi si stanno spostando anche in Calabria e Sicilia, regioni altamente a rischio. Dobbiamo fermare questo flusso di sversamento di rifiuti nella splendida cornice sia culturale e ambientale del Sud Italia”.
E quando si parla di spazzatura tossica non si fa riferimento a quella che si accumula nelle strade di Napoli e dintorni.
“Quello è un aspetto dello scempio per le bellezze della Campania. In realtà è il rifiuto tossico che nei prossimi anni porterà a un aumento ancor di più logaritmico di molteplici tipi di patologie”.
Durante il workshop Giordano ha mostrato i risultati ottenuti dal team di ricercatori internazionali che hanno indicato i rimedi a quello che il ricercatore definire sovente come “lo scempio”.
“Intanto sono professionisti che non hanno alcun interesse se non quello puramente scientifico con finanziamento tutto Americano, perché lo Stato italiano non ci ha dato alcun finanziamento. Si è dimostrato che il passaggio immediato da fare, qualcosa che intendiamoci, doveva essere fatto ieri, è non si può perdere più tempo: bisogna bonificare questi terreni. Per permettere di capire anche – ha spiegato – quali sono le soostanze che sono state riversate in quei terreni”.
Non è il caso di creare allarme ha detto Giordano, ma i responsabili devono passare a rimedi immediati.
“Per far capire come agisce l’America abbiamo mostrato uno studio effettuato da un gruppo di ricerca in Texas dove erano stati scoperti riversamenti tossici. Il problema era grave, se non peggiore di quello che accade in Italia, ma gli americani hanno iniziato a bonificare quei terreni e la prima constatazione a quattro anni di distanza è stata la diminuzione del 40 per cento delle malformazioni. Il tumore ha una lunga latenza prima che si manifesti nella sua pericolosità e aggressività – ha proseguito Giordano –, mentre le malformazioni alla nascita e i difetti, sono immediati. Il danno, naturalmente si trasferisce anche sull’alimentazione”.
In talune zone di Long Island si sono verificati aumenti di casi di tumori della mammilla in donne sotto i 40 anni. “Ora anche a Long Island e in altre località degli Stati Uniti si è avviata la bonifica di questi insulti alla nostra salute a all’ambiente”.
La differenza tra l’Italia e l’America negli interventi, Giordano l’ha così spiegata. “In America stanziano cento dollari e li investono. In Italia, specialmente in Campania, stanziano cento euro e nessuno li usa per le bonifiche: dico cento euro, ma sono in realtà 200 milioni che non sono mai stati usati. E pensare lo Stato risparmierebbe sulla salute dei cittadini se effettuasse la bonifica”.


Nella foto: Antonio Giordano.


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sabato 29 ottobre 2011

Speciale: Convention Niaf, attesa per il saluto del presidente Barack Obama








di Riccardo Chioni




Sarà il presidente Barack Obama questa sera a salutare all’hotel Hilton gli oltre duemila partecipanti alla XXXVI edizione della convention italoamericana con ospiti provenienti da costa a costa e dall’Italia per il più importante meeting che si svolge negli Usa.
Joseph Del Raso presidente della National Italian American Foundation ieri ha espresso la sua soddisfazione per la volontà di Obama di proseguire la tradizione avviata dai suoi predecessori e fare visita al gala di stasera che conclude la convention.
“È una grande tradizione di questa Fondazione avere il presidente al gala. Ogni presidente, dal tempo di Jimmy Carter è venuto a salutare la comunità italoamericana durante la nostra convention. È la prima visita del presidente Obama – ha proseguito Del Raso – e sono certo che esprimerà parole significative circa il contributo dato al Paese, il successo degli italoamericani e le relazioni di amicizia tra gli Stati Uniti e l’Italia”.
Durante la convention la Niaf allestisce Expo Italia, una vetrina di prodotti e servizi che vanno dalla macchina del caffé e i vini alle Vespa, Ferrari e Maserati, oltre a promozioni turistiche di diverse regioni italiane.
Al gala l’ambasciatore a Washington, Giulio Terzi di Sant’Agata avrà al suo fianco il college anericano a Roma, David Thorne. Tra gli ospiti il giudice della Corte Suprema Samuel Alito, i deputati Michael Grimm, John Mica e Dana Rohrabacher, l’ex senatore Alfonse D’Amato, Louis Freeh già direttore dell’Fbi, John Podestà presidente del Center for American Progress.
Hanno già prenotato un posto a tavola nella International Ballroom dell’Hilton a Dupont Circle numerose celebrità, imprenditori, sostenitori della Niaf e rappresentanti delle istituzioni.
Come di consueto la Fondazione assegna annualmente riconoscimenti a italiani e italoamericani distintisi nei rispettivi ruoli e questa sera saliranno al podio Claudio Bozzo presidente della Mediterranean Shipping Company, il deputato leader della minoranza al Senato dell’Ohio Capri Cafaro, il mitico Dion DiMucci Rock and Roll of Famer, l’ex congressman Frank Guarini presidente emerito della Niaf, Frank Mancuso già ceo degli studi Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Mayer, Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, Paolo Scudieri ceo di Adler Plastic SpA e Santo Versace presidente di Gianni Versace SpA e consigliere di amministrazione della Fondazione Operazione Smile Italian Onlus.
A fare da madrina durante il gala sarà la giornalista televisiva di Cnbc Maria Bartiromo.
Ieri è stata anche la giornata della premiazione dell’insegnante dell’anno: un ambito riconoscimento a cui prendono parte docenti da ogni angolo d’America. Il titolo di Teacheer of the Year è stato assegnato alla giovane Kerri Titone che insegna italiano presso la Northport High School a Long Island.
Il riconoscimento è stato consegnato a Kerri Titone dalla vice chairman della Niaf Patricia de Stacy Harrison e Matthew DiDomenico responsabile del settore borse di studio della Fondazione di Washington durante una cerimonia in cui è stata ricordata la memoria della ex candidata, la prima italoamericana, alla vice presidenza degli Stati Uniti, Geraldine Ferraro.
Nella mattinata di oggi si svolge anche la mini-convention dei giovani della Niaf nella International Ballroom, un momento di raccolta e conoscenza tra le nuove leve a cui sarà affidato il compito di tramandare valori e tradizioni, lingua e cultura con cui in molti stanno cercando di familiarizzare nella vigorosa ricerca delle proprie radici.
Celebrità dello spettacolo e dello sport saranno al centro dell’attenzione al Celebrity Luncheon con annessa asta di beneficenza nella Ballroom International Center, seguito nel salone di Expo Italia dall’attesa dimostrazione di cucina a cui prendono parte volti noti del piccolo schermo e autori di libri di cucina.
Il tutto - naturalmente – rigorosamente rispettoso delle ricette originali regionali italiane.
La serata di ieri è stata dedicata alle melodie italiane e americane che sono state interpretate dalla voce vellutata della cantante Cristina Fontanelli in una atmosfera più rilassata rispetto al rigore di stasera, più un convivio – insomma - di amici del club Niaf anche di antica data.
Prima di esibirsi però la cantante ha voluto provare – ha specificato solo sedendosi al volante – l’emozione di essere alla guida di una Maserati.


Nelle foto, dall'alto: Joseph Del Raso, uno stand dell'alimentazione e Cristina Fontanelli.


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Speciale: aperta Expo Italia alla XXXVI edizione della convention della Niaf






di Riccardo Chioni



Ieri è entrata nel vivo la XXXVI edizione della convention organizzata dalla National Italian American Foundation all’hotel Hilton a Dupont Circle che ha visto protagonista l’Italia d’America tra Celebrity Lunch e Expo Italia, la vetrina di prodotti e servizi a cui ha fatto visita anche una delegazione parlamentare italiana.
Gli occhi di tutti sono attratti all’ingresso della sala esposizioni dell’Hilton Washington da alcuni modelli di Ferrari, Maserati e Lamborghini sulle quali sono state consumate un numero incalcolabile di foto ricordo dei visitatori.
L’Italian Trade Commission a Expo Italia ha allestito una “Lifestyle Lounge” dove ha presentato il meglio dei prodotti Made in Italy.
A porgere il saluto ai visitatori c’era il direttore esecutivo dell’Itc Aniello Musella che nello stile di vita italiano ha voluto inserire anche una nota musicale di nome Zucchero, con la musica del nuovo album “Chocabeck” in sottofondo, presentato dal volto noto della Pbs Laura Savini.
Presente a Expo Italia anche il Coni rappresentato da Mico Delianova Licastro che alla convention della Niaf ha voluto presentare le Olimpiadi di Salerno Youth Games in seno ai Giochi della Gioventù a cui partecipano ragazzi e ragazze italiani e italoamericani in età tra 11 e 13 anni. Gli interessati possono visitare la website www.coniusa.com.
La piu’ importante riunione italoamericana in svolgimento nella capitale è anche l’occasione per stringere o rafforzare intese e accordi tra rappresentanti istituzionali giunti dall’Italia e la Fondazione di Washington, in particolare per quanto riguarda scambi commerciali, culturali e di studenti.
Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti ha spiegato ad America Oggi in cosa consiste l’accordo siglato ieri.
“È stato firmato dall’onorevole Giuseppe Galati, da me nominato come Fondazione Calabresi nel Mondo. Il presidente della Niaf ha annunciato che il prossimo anno la Regione Calabria avrà la parte importante dedicata all’Italia nel contesto della convention e per la prima volta il presidente della Regione farà un intervento all’interno dell’evento. Questo – ha sottolineato Scopelliti – è un motivo di grandissima soddisfazione. Abbiamo già avviato le procedure per consultarci e discutere dell’organizzazione dell’evento che sarà una vetrina importante per la Regione Calabria”.
Il presidente ha precisato che nell’accordo c’è una serie di punti che chiariscono le finalità di questa iniziativa che comprende anche scambi di studenti.
Lo vogliono nella foto ricordo, lo invitano a visitare gli stand, l’onorevole Amato Berardi si muove sul parterre di Expo Italia portandosi appresso un seguito di parlamentari tra cui il presidente della Commissione Difesa e presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirelli, il sottosegretario alla Cultura Giuseppe Galati e il senatore Basilio Giordano.
“Quest’anno abbiamo un bel gruppo di colleghi parlamentari, sono più di quindici – ha precisato l’on. Berardi -, c’è anche il ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni, il sottosegretario all’istruzione e la vice ministro Katia Polidori in arrivo”.
Berardi dice di apprezzare l’operato della National Italian American Foundation e del modo in cui cerca di allargare il suo orizzonte.
“La Niaf ha aperto anche in Italia, sta facendo un grande lavoro per la promozione della cultura, politica e il sociale, soprattutto negli scambi economici, ma anche per aprire ai giovani attraverso le borse di studio che la Fondazione ogni anno assegna ad un considerevole numero di studenti italoamericani meritevoli, ma con scarse risorse economiche”.
Affollato lo stand riservato alla cucina italiana con celebrità ai fornelli per la presentazione dei prodotti originali e delle ricette tradizionali delle regioni d’Italia e altrettanto interesse hanno suscitato alcuni dei più rinomati vini di produzione nostrana già affermati sul pianeta America ed altri che hanno fatto il battesimo.


Nelle foto, in alto: il gruppo dei parlamentari italiani, Laura Savini e Aniello Musella, il presidente della Provincia di Salerno Cirielli e Mico Licastro.


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venerdì 28 ottobre 2011

Il presidente Barack Obama alla XXXVI convention italoamericana della Niaf








di Riccardo Chioni




Anche il presidente Barack Obama, seguendo la tradizione avviata dai suoi predecessori, domani sera parteciperà al gala annuale della National Italian American Foundation allo storico hotel Washington Hilton.
“Siamo onorati di ospitare il presidente Obama alla maggiore convention italoamericana. La sua presenza - ha commentato John Calvelli della Niaf - è significante mentre celebriamo il mese della cultura italiana e i 150 anni dell’Unità d’Italia”.
Questo è il fine settimana in cui Washington si trasforma nella capitale italoamericana degli States: l’occasione è la XXXVI convention della Niaf che prende il via oggi, un appuntamento che richiama migliaia di partecipanti da costa a costa e di là dall’Atlantico.
A coronamento del programma allestito dalla National Italian American Foundation, domani si svolgerà il tradizionale gala nel salone delle feste dell’Hilton a cui hanno già confermato la presenza oltre duemila ospiti, tra cui una lunga lista di celebrità dello spettacolo, sport, industria, politica americana e italiana.
La giornata odierna inizia con l’apertura di Expo Italia nella Columbia Hall dell’albergo dove sono in vetrina prodotti e servizi italiani. Al quartier generale della Niaf a Washington (1860 19th St. NW) si tiene la cerimonia di inaugurazione Walk of Honor (10 am).
Nel pomeriggio (2,15 pm) ha inizio la discussione dal titolo “The Italian American Vote, Does it Count?” nella sala Georgetown con i panelisti Tony Fratto già vice press secretary del presidente George W. Bush e John Podestà, presidente del Center for American Progress.
Gli oratori, insider dei palazzi del potere della capitale, metteranno a confronto le idee sui valori sociali degli italoamericani, alla luce dei risultati del recente sondaggio internazionale Ibope Zogby.
Cosa significa il voto degli italoamericani nelle elezioni del 2012? Esiste un voto in blocco italoamericano o gli italoamericani si sono gettati nel mainstream della politica americana?
Gli italoamericani, la quinta maggiore etnia presente sul territorio statunitense, si dichiara equamente schierata tra repubblicani (30 pc) e democratici (37 pc), mentre il terzo restante (30 pc) si dichiara non affiliato a partiti. La conferenza è aperta al pubblico.
Sempre oggi (3 pm) nella sala Georgetown East si apre un workshop presentato dal medico-ricercatore Antonio Giordano, organizzato da Niaf-Sbarro Health Research Organization International dal titolo “Nuove frontiere nella ricerca di prevenzione del cancro”.
Nella Piscataway Room (4 pm) la Niaf procede all’assegnazione dei grant annuali con la presentazione del libro “Reconstructing Italians in Chicago” pubblicato da Fred Gardaphè e Dominic Candeloro.
Come vuole la tradizione, da nove anni la Niaf assegna un premio all’insegnante dell’anno che per l’edizione 2011 va alla giovane Kerri Titone che insegna italiano presso la Northport High School a Long Island.
La cerimonia si svolge durante il Mastrobuono Education Luncheon che comprende un tributo a Geraldine Ferraro scomparsa a fine marzo, nella International Ballroom East a mezzogiorno.
Domani il programma prevede l’incontro tra le nuove generazioni di italoamericani protagonisti della vita culturale studentesca e giovani professionisti, tutti alla ricerca delle proprie origini: qualcosa che in passato i genitori avevano trascurato di trasmettere ai propri figli nati in America.
Il Niaf National Council Network Youth si tiene nella International Ballroom (9 am), mentre nella stessa sala (11 am) ci sarà il tradizionale Celebrity Luncheon con asta di beneficenza compresa, con la partecipazione di star dello spettacolo e sport.
Nella sala Georgetown East (2,30 pm) prenderà vita un momento atteso da molti: Celebrity Cooking Demonstration con la partecipazione di star televisive e chef titolati ai fornelli.
E arriviamo all’evento clou del fine settimana dell’orgoglio italoamericano a Washington con la serata di gala a cui partecipa Obama, in cui saranno premiati: Claudio Bozzo presidente della Mediterranean Shipping Company con lo Special Achievement Award in International Business, il senatore Capri Cafaro leader della minoranza al Senato dell’Ohio al quale andrà il Niaf Youth Leadership Award, Dion DiMucci Rock and Roll Hall of Famer che riceverà il Niaf Special Achievement Award in Entertainment, all’ex congressman Frank Guarini e chairman emerito della Niaf sarà consegnato il Lifetime Achievement Award in Leadership.
Seguono nella lista dei premiati: Frank Mancuso Sr. già chairman della Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Mayer Studio a cui andrà il Niaf Jack Valenti Institute Award, Emma Marcegaglia presidente di Confindustria riceverà il Niaf Special Achievement Award in International Business, così come Paolo Scuderi amministratore delegato di Adler Plastic SpA, infine Santo Versace presidente di Gianni Versace SpA e consigliere della Fondazione Operation Smile Italia Onlus riceverà il Niaf Special Achievement Award in Philantropy.
Al gala di cui sarà madrina la giornalista televisiva Maria Bartiromo, hanno già confermato la partecipazione - tra gli altri - il sindaco di Roma Gianni Alemanno, Vitaliano Esposito procuratore generale della Corte Suprema di Cassazione, l’ambasciatore Usa a Roma David Thorne e quello italiano a Washington, Giulio Terzi di Sant’Agata, l’attore David Faustino, il deputato Amato Barardi, il vice presidente di Alitalia Salvatore Mancuso, Janet Napolitano responsabile del Department of Homeland Security, il generale Peter Pace già capo di stato maggiore, la conduttrice televisiva Giuliana DePandi-Rancic, la leader democratica Nancy Pelosi, il 12 volte campione della Mlb Mike Piazza e Giuseppe Scopellitti presidente della Regione Calabria.


Nelle foto, dall'alto: la sala dell'Hilton l'anno scorso, Giuliana DePandi-Rancic, Antonio Giordano, Mike Piazza, Claudio Bozzo e Maria Bartiromo.


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mercoledì 26 ottobre 2011

Lello Esposito in mostra con Pulcinella e il Vesuvio tra i canyon di Manhattan








di Riccardo Chioni




Se la scultura della maschera di Pulcinella è divenuta l’inconfondibile marchio di fabbrica dell’artista Lello Esposito nel triangolo Campania-New York-California, le sue opere su tela non sono da meno, come dimostra la rassegna in corso a Manhattan dedicata a due icone della sua città: Pulcinella e il Vesuvio.
Inusuale la collocazione dell’esposizione al secondo piano della townhouse di “PizzArte” (69 W 55th St.), il ristorante recentemente aperto da due amanti dell’arte: Dario Cipollaro de l’Ero e Bruno Cilio i quali assicurano di dedicare la stessa cura alla tradizione nella preparazione di pizza e ricette di cucina.
Da cinque anni a Los Angeles i divi del grande schermo, oltre agli Oscar ricevono la scultura bronzea della maschera di Pulcinella firmata da Esposito, tra questi figurano Quentin Tarantino, Mickey Rourke e Sylvester Stallone, mentre a New York la stessa era stata consegnata al presidente Giorgio Napolitano durante la sua ultima visita alla NY University.
Ora la nega-maschera del più noto personaggio napoletano Lello Espisito l’ha piazzata anche sulla sommità del Vesuvio.
“È la più grande scultura di pietra lavica al mondo del peso di 45 tonnellate e si trova sul Vesuvio, un po’ come nell’isola di Pasqua. Questo - spiega l’artista - per rendere visibile a tutti il simbolo di Napoli”.
“PizzArte”, sostengono i titolari, è il coronamento del sogno di rendere accessibile ai newyorkesi l’arte contemporanea italiana, di fronte ad una Margherita.
Al piano terra sono esposte opere di artisti emergenti che si alterneranno frequentemente, tra cui si trovano opere di Luciano Scateni, Giuseppe Falconi e Francesco Manes, mentre il secondo piano è disponibile per mostre personali di pittori affermati.
Qui Lello Esposito ha porodotto 24 tele, equalmente distribuite tra Pulcinella e il Vesuvio, mentre nel locale erano ancora in corso i lavori di costruzione.
“Per rappresentare il Vesuvio - racconta Espotito - mi è venuta fuori una voglia di colori, una caratteristica che mi ha accompagnato negli ultimi anni durante il mio lavoro precedente di ricerca. È la sintesi di quello che è nato con la comunicazione di Pulcinella puntata sulla città di Napoli. Un percorso iniziato quasi quaranta anni fa e Pulcinella continua a crescere con me in tutto il mondo”.
Per Esposito la sua evoluzione è da attribuire anche all’esperienza acquisita in America, Europa e nel resto del mondo.
“Dovunque - sottolinea - ti confronti con l’arte contemporanea e gli artisti che la creano, però senza rinnegare l’immagine, la tradizione. Un po’ come me piccolo scugnizzo dei vicoli che desiderava fare l’artista. E posso dire che questo sogno si è realizzato”.
Al momento le opere dell’artista napoletano si trovano esposte alla Biennale di Venezia, ma per Esposito la prestigiosa partecipazione alla Biennale è eguale alla mostra a “PizzArte”.
“Molti mi hanno detto: ma come, sei alla Biennale di Venezia e vai a lavorare in una pizzeria a New York? Eppure, mi ha dato una grande soddisfazione dipingere Pulcinella e il Vesuvio qui nel canyon di Manhattan, mentre tutt’intorno a me la gente si dava un gran da farte per terminare i lavori di costruzione”.
Lello Esposito lo ha trovato un progetto coerente alla sua storia.
“Tutto questo per voler comunicare la città straordinaria, questo contenitore di simboli che è Napoli. Sì, ho dipinto Pulcinella e il Vesuvio, ma sono diversi rispetto a quello che siamo abituati a vedere nella tradizione e mano mano diventa sempre più leggero e essenziale”.
Lello Esposito a New York ha trovato la sintesi, l’essere essenziale che l’arte contemporanea comunica e ora si appresta a rientrare nel suo studio presso le storiche Scuderie di Palazzo San Severio, nelle viscere della città di Napoli.
“Lì ho piantato un seme - aggiunge -, là stanno le radici, un alberello è cresciuto e uno dei rami sta a New York, ma adesso torno al mio lavoro, al forte rapporto viscerale con la città con questa pienezza di vita e di cose da raccontare”.


Nelle foto: Lello Esposito a "PizzArte".



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lunedì 24 ottobre 2011

La storica presenza di Pete Seeger alla contestazione ha rinvigorito gli indignados








di Riccardo Chioni




Quando Pete Seeger negli anni Quaranta era già sulle piazze a protestare contro il trattamento dei migranti, i giovani indignados di Occupy Wall Street dovevano ancora nascere.
Eppure, ora, con il suo sostegno alla loro causa espresso venerdì notte a Columbus Circle, il leggendario musicista folk ha impresso un valore simbolico al movimento degli anti-Wall Street accampati a Zuccotti Park.
L'entusiasmante momento dell’incontro dei ragazzi la dice lunga sull'influenza di Seeger attraverso tre generazioni con il suo straordinario messaggio musicale che trascende il tempo, che parla ai ragazzi, ha parlato ai loro padri e anche ai nonni.
Sotto gli occhi del Grande Navigatore, Pete Seeger ha intrattenuto un migliaio di dimostranti che hanno potuto assistere ad un momento storico segnato dalla presenza a Columbus Circle anche di Arlo Guthrie, altro mito musicale degli anni Sessanta.
Certo le cause e i movimenti sono cambiati col tempo durante 75 anni di carriera di Pete Seeger, ma il messaggio è sempre quello: il canto è la chiave per comprendere e cambiare, ama ripetere.
All’età di 92 anni, Seeger si avvicina alla fine naturale della vita, dopo aver camminato mano nella mano con la storia americana, spesso in contrasto con i governi, ancor più vivacemente quando questi tentavano - in tutti i modi legali e inutilmente - di mettergli il bavaglio.
E ancora oggi che cammina sorreggendosi con due bastoni, alla sua veneranda età ha fortemente voluto percorrere 30 isolati ed essere in testa al corteo di protesta contro l’avidità di Wall Street nella West Side di Manhattan, con la polizia che spingeve tutti sul marciapiedi e i negozianti che s’affacciavano sulla soglia per salutare il passaggio del corteo con l’icona Pete Seeger.
Non ha suonato il suo banjo, ma non ha importanza. È stata la sua presenza a caricare lo spirito dei suoi nipoti di Occupy Wall Street che gli hanno dimostrato quanto a distanza di decenni i suoi brani siano parte del repertorio ascoltato anche dalle nuove generazioni, perché dopotutto parla di una cosa sola: dell'umanità.
Per raccontare Pete Seeger bisogna visitare gli anni Trenta quando sollevava la sua voce contro Hitler, prima di incontrare Woody Guthrie, Alan Lomax e Lead Belly con i quali negli anni Quaranta aveva iniziato a battersi per i diritti dei migranti e dei minatori americani e una decina d'anni più tardi finiva iscritto sulla lista nera dei comunisti stilata da McCarthy a causa dei suoi ideali.
Durante la mezza età Seeger era riuscito a promuovere il revival del genere folk, contribuendo all’ascesa al successo di un altro simbolo di quel periodo: Bob Dylan, unendosi poi alla protesta degli anni Sessanta che ha aiutato a dare forma all’America moderna.
Seeger ha confidato di essere affascinato dalla non-organizzazione di Occupy Wall Street, dall’assenza di leadership, augurandosi peraltro che vi siano piuttosto tanti piccoli leader, aggiungendo “diffidate dei grandi leader”, ricordando che aveva abbandonato gli studi a Harvard negli anni Trenta perché frustrato dall'immobilità contro il fascismo.
Gli annali di storia riferiscono da chi Pete Seeger ha eredidato l'acceso attivismo che ha nel Dna. Un'occhiata all'albero genealogico spiega tutto sui suoi antenati: suo bisnonno era venuto negli States dopo aver letto la Dichiarazione di Indipendenza, suo nonno era un abolizionista e suo padre era un musicista socialista schierato contro la I Guerra Mondiale e sua madre violinista.
Il nome Pete Seeger e le sue canzoni, spesso non lo hanno reso popolare. È stato iscritto al Communist Party per cui si è poi scusato, s’era promesso di non intervenire sulla II Guerra Mondiale, ma gli aveva fatto cambiare idea la rottura da parte di Hitler del patto di non aggressione contro l’Unione Sovietica.
Alla fine degli anni Sessanta i cantici di Seeger, Guthrie e Dylan erano diventati gli inni della contestazione studentesca e popolare contro la guerra in Vetnam: una decisione questa che Seeger in particolare aveva pagato con la censura, a cui tuttavia aveva risposto con una visita in North Vietnam nel 1972.
Ha parlato di diritti civili e democrazia nel linguaggio musicale che ancora oggi distingue Pete Seeger e che arriva alle nuove generazioni come se fosse stato coniato oggi, perché - dopotutto - non è mai cambiato.
Pete Seeger resta la voce degli svantaggiati, dei poveri della regione Appalachia e del Delta del Mississippi, delle vittime del razzismo e, anche se le sue canzoni sono distanti anni luce dall’era del iPod, agli indignados di Occupy Wall Street ancora oggi parlano di urgenze moderne da affrontare, così come il brano “We Shall Overcome” presentato da Seeger a Martin Luther King.


Nelle foto, dall'alto: Pete Seeger a Columbus Circle circondato dai giovani di Occupy Wall Street, durante la marcia di protesta e in una immagine del 28 agosto 1948 mentre Seeger suona in aereo per l'ex presidente Henry Wallace del Progressive Party durante la campagna elettorale negli stati del sud.



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Col morale a terra per gli scandali, la polizia impegnata a tenere a bada Occupy Wall Street, mentre la criminalità aumenta








di Riccardo Chioni




Mentre nel corpo di polizia è percepibile un certo malumore e il morale è a terra a causa della serie di scandali recenti o per atti da pugno di ferro di taluni ufficiali, la criminalità nelle ultime due settimane ha fatto registrare un’escalation del 154 per cento rispetto allo scorso anno e del 28 per cento in più rispetto ai dati del mese scorso.
Secondo le testimonianze di molti, a partire dall’agente di pattuglia fino agli alti graduati e stagionati membri del corpo di polizia, il morale in seno al NYPD sta decisamente raschiando il fondo.
Con dieci anni di onorato servizio alle spalle, un agente del Bronx si è sfogato dicendo “non è più possibile fare il poliziotto perché si diventa dei robot, siamo costantemente ripresi in video. Tanto che - ha osservato - adesso ci sentiamo colpevoli per il modo in cui veniamo ritratti”.
Sono due anni che aleggia sul dipartimento di polizia la tempesta dello scandalo legato alla pratica “ticket-fixing” in cui soni indagati oltre 500 tra agenti e graduati, oltre ad un numero di civili indiziati ieri.
Come se non bastasse, più recentemente alcuni grossolani incidenti hanno gettato altro fango sul corpo di polizia già sottoposto al vaglio del microscopio da parte dei media locali e nazionali per il ripetersi di ulteriori scandali.
Quello che ha provocato un solenne rimpasto al comando del NYPD è stato il bubbone sollevato dopo le rivelazioni di falsi arresti per droga a Staten Island in cui gli agenti prendevano di mira innocenti arrestandoli per possesso di cocaina dagli stessi agenti infilata addosso al perquisito.
Un altro scandalo questo che ha portato all’arresto di otto agenti nella pratica che viene definita “flaking”, che all’inizio del mese ha visto l’agente Michael Daragjati raggiunto da un’azione legale federale per violazione dei diritti civili per aver falsamente arrestato un uomo di colore a Staten Island solo per la sua carnagione.
In ultimo, si aggiungono alla serie gli atti gratuiti di alcuni graduati, in particolare nel contenimento della protesta di Occupy Wall Street, un o dei quali ha visto al centro dell’attenzione il vice ispettore Anthony Bologna che spruzza spray irritante su due donne, un’immagine questa che ha fatto il giro del mondo.
E che ha lasciato il New York Police Department con un occhio nero di fronte all’opinione pubblica mondiale, trascinando il morale degli agenti in fondo al pozzo, mentre c’è chi tra loro assicura “qualcuno adesso ha paura di svolgere il proprio lavoro”.
Ad illustrare abbondantemente la situazione è Pat Lynch, presidente della Patrolmen’s Benevolent Association, il quale ha ammesso “non ho mai visto un morale così basso”.
E mentre a One Police Plaza viene snocciolata la lista delle lagnanze, nelle strade della Big Apple scoppia la guerra con sparatorie che nell’ultima settimana hanno provocato 22 vittime raggiunte da proiettili, comprese le tre colpite venerdì all’esterno della scuola di Brooklyn.
Da quando il sindaco Michael Bloomberg si è insediato dieci anni fa a City Hall, il corpo di polizia di New York si è gradualmente assottigliato di oltre sei mila unità, raggiungendo il livello più ristretto di forza disponibile.
Ma al comando di One Police Plaza puntano piuttosto l’indice altrove e sostengono che è colpa della protesta di Occupy Wall Street se gli agenti invece di pattugliare le strade devono piuttosto tenere a bada i dimostranti.
Da quando gli indignados hanno stabilito il loro accampamento a Zuccotti Park lo scorso 17 settembre, la polizia deve impegnare squadre normalmente in servizio nei suoi precint per controllare la folla e questo impegno - sostengono al comando - distrae gli agenti dal compito di combattere la criminalità.
A One Police Plaza sostengono che le squadre impegnate a Wall Street vengono sottratte al lavoro quotidiano nei complessi di case popolari e in quelle aree calde a rischio violenza dove la presenza della polizia funge da deterrente per la criminalità.
“Dovrebbero essere presenti in località come Jamaica, Brownsville e South Bronx. Invece, dove sono impegnati gli agenti? A Wall Street” ha sbottato un alto ufficiale del NYPD.
Quando Occupy Wall Street si mette in movimento, un plotone di circa tre mila agenti di polizia al giorno segue i dimostranti e questa mobilitazione significa il dieci per cento dell’intera forza di polizia.
La conseguenza del diverso utilizzo delle forze è rappresentata dal numero dei criminali assicurati alla giustizia decisamente in discesa, del 19 per cento rispetto allo scorso anno.


Nelle foto, dall'alto: la polizia vigila su una dimostrazione a Harlem, di guardia a Bowling Park, agenti muniti di manette di plastica ad una protesta, poliziotti schierati a Wall Street e una autocolonna a Park Avenue durante un rally di Occupy Wall Street sotto le finestre dei ricchi della finanza.



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domenica 23 ottobre 2011

A Columbus Circle concerto notturno delle voci simbolo dei movimenti pacifisti a sostegno di Occupy Wall Street








di Riccardo Chioni




Venerdì sera i dimostranti di Occupy Wall Street si erano recati verso nord, a Broadway e 95th Street per cercare di salutare il leggendario musicista folk Pete Seeger in concerto al Symphony Space e lui, alla veneranda età di 92 anni li ha accompagnati in corteo lungo 30 isolati.
Accompagnando il passo con due bastoni, Seeger si è messo alla testa del corteo di un migliaio di persone, procedendo verso sud a Columbus Circle.
Ai piedi della statua di Cristoforo Colombo, Seeger e il mitico cantante folk degli anni Sessanta Arlo Guthrie, hanno improvvisato uno storico concerto all’una di notte, interpretando alcuni dei più famosi brani delle rispettive carriere pluridecennali, aprendo con quello composto da Seeger per Martin Kuther King, “We Shall Overcome”.
Intanto, al Community Board dell’area dove sono accampati gli anti-Wall Street si svolgeva un’udienza durante la quale i residenti hanno protestato per il declino della qualità della vita attorno a Zuccotti Park e qualcuno ha avanzato anche la proposta di sgombero.
I residenti dell’area hanno contestato soprattutto i concerti per tamburi notturni e il deterioramento dell’ambiente per la mancanza di seervizi igienici disponibili per i dimostranti.
All’udienza era presente Han Shan nominato dall’assemblea generale portavoce di Occupy Wall Street, il quale ha detto che l’uso di strumenti da confusione sarà limitato.
Nonostante le sonore proteste dei residenti, il board ha votato per il rispetto del diritto alla protesta, anche in considerazione del fatto che Zuccotti è un parco pubblico aperto al pubblico 24 ore al giorno.
L’accampamento di Occupy Wall Street ieri mattina si è svegliato alle sei con le urla di un giovane canadese che s’era arrampicato su una scultura artistica alta 30 piedi chiedendo sigarette, una giacchetta e le dimissioni del sindaco Michael Bloomberg, altrimenti non sarebbe più sceso.
Dopo un paio d’ore di trattattive con la squadra specializzata della polizia e dopo che i pompiueri avevano piazzato un materasso gonfiabile al suolo, Dylan Spoelstra di 24 anni di Toronto è sceso con una gru ed è stato trasportato al Bellevue Hospital per una visita psichiatrica.
Sempre ieri il sindacato degli insegnanti che sostiene la causa di Occupy Wall Street, dopo aver messo dei locali a due passi da Zuccotti Park a disposizione per lo stoccaggio delle offerte che provengono ai dimostranti da ogni parte dell’America e del mondo, si sono trovati piantonati dalla polizia ed è partita la protesta a One Police Plaza.
A cinque settimane di distanza da quando è nato Occupy Wall Street, il movimento scaturito da qualche manciata di giovani diplomati e disoccupati ha raggiunto proporzioni globali e con i loro blitz con cadenza quotidiana in diverse parti della città rierscono a restare ancorati alle prime pagine dei media locali e internazionali.
Soltanto ieri ad esempio, si sono svolte manifestazioni di solidarietà a Occupy Wall Street in California con l’occupazione del prato antistante il City Hall a Oakland, in New Mexico alla università statale e oltreoceano dove a Londra è stata chiusa la cattedrale di St. Paul a causa della dimostrazione alla Borsa di Occupy London, in Germania sono state due le proteste: una a Francoforte e l’altra a Berlino.
Popolarità e sostegno a Occupy Wall Street sembrano non mancare: a Zuccotti Park arrivano orde di turisti, molti per curiosità attrezzati di obiettivi, altri invece vogliono toccare con mano la protesta, dialogare con chi da oltre un mese bivacca all’aperto, i motivi della dimostrazione e le richieste dei dimostranti.
Ieri è stata un’altra giornata di protesta. Sembra che ultimamente non ci sia giorno della settimana tra i canyon di Manhattan senza una dimostrazione.
Quella di ieri pomeriggio a Union Square era a livello nazionale per protestare contro la brutalità della polizia, con la partecipazione del movimento “Stop Stop & Frisk” sorto per bloccare la pratica diffusa delle perquisizioni personali da parte della polizia, con l’adesione anche di sindacati, organizzazioni e gruppi a difesa dei diritti civili.
Il primo cittadino, che fino a ieri è stato alla finestra a guardare la crescente protesta contro Wall Street, sembra dare i primi sintomi di impazienza.
Da qualche giorno ama ripetere che quel mezzo acro di terreno di Zuccotti Park non può essere trasformato in una tandopoli.
Venerdì, durante il suo consueto programma radiofonico, rispondendo alla domanda di un ascoltatore, Bloomberg ha detto che Occupy Wall Street “è una cosa complicata, perché nessuno sa con chi può dialogare. Come sapete, non c’è un leader del gruppo, una ideologia, un obiettivo, una persona insomma con cui negoziare”.
Più tardi, attraverso un comunicato fatto pervenire alla stampa, Michael Bloomberg precisava che “è anche nostro obbligo assicurare che il parco resti sicuro, pulito e accessibile a tutti”.
Mentre il conto in soldoni per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine per contenere Occupy Wall Street e le dimostrazioni annesse e connesse, è salito a 3.5 milioni di dollari.
Con la bolletta della sicurezza che sale di giorno in giorno e i soldi per pagarla che non ci sono, il sindaco ieri in seguito ad altri improvvisati rally in città, ha fatto sapere che d’ora in avanti la polizia interverrà come da regolamento di fronte a dimostrazioni non autorizzate.



Nelle foto, dall'alto: Pete Seeger, l'accampamento di Zuccotti Park, un improvvisato concerto per tamburi, la dimostrazione di ieri a Union Square e il sindaco Michael Bloomberg.



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sabato 22 ottobre 2011

Incontro con gli eccellenti "Italiani di New York" protagonisti del libro di Maurizio Molinari all'Istituto di Cultura








di Riccardo Chioni



Gremita la sala dell’Istituto di Cultura a Park Avenue per la presentazione venerdì degli italiani eccellenti da parte del giornalista Maurizio Molinari, corrispondente de “La Stampa” di Torino e autore del libro “Gli italiani di New York”.
I tre protagonisti italiani eccellenti dell’incontro sono stati Silvia Formenti primario di radiologia oncologica al Langone Medical Center della NYU, la chef, autrice e celebrità televisiva Lidia Bastianich e Alberto Cribiore vice chairman di Citibank.
Il console generale Natalia Quintavalle ha salutato ospiti e platea raccontando di avere letto il libro di Molinari quando ancora era a Roma e si preparava per venire a ricoprire il nuovo incarico a New York.
“Quando l’ho incontrato - ha proseguito - ho detto a Molinari che la lettura mi ha aiutato a capire, ma gli ho anche fatto osservare che c’erano rappresentate poche donne preminenti. E una possibile risposta alle mie critiche ha scaturito questo incontro. Come si dice: poche ma buone” ha aggiunto il console generale riferendosi alle due donne invitate all’incontro.
Il giornalista ha descritto gli eccellenti protagonisti dell’italianità a New York.
Cribiore, piemontese, influente finanziere e top manager a Wall Street, unico il ruolo della cultura italiana in cucina della istriana Lidia Bastianich di Pola, l’ordine del giorno della piacentina Silvia Formenti è come salvare vite umane.
Cribiore ha iniziato parlando delle due ospiti al suo fianco.
“Lidia a mio avviso è un’artista, Silvia rappresenta la scienza. In quale posizione mi riconosco? Diciamo che cerco di fornire capitali a chi investe e sviluppa lavoro, alle condizioni migliori”.
Il bocconiano Cribiore, numero due di Citibank, già leader di Merrill Lynch e fondatore di Brera Capital Partners si sofferma anche sul momento attuale nel settore della finanza mondiale aggiungendo “i problemi che abbiamo in Europa e qui sono veramente preoccupanti”.
Lidia Bastianich ha raccontato del suo arrivo sul suolo americano all’età di dodici anni.
“Dico che ho la cultura italiana e americana: ne ho fatto una ragione di vita. Certo a dodici anni non si può conoscere un’ampia cultura italiana, ma vivo di qua e di là dall’Atlantico, ho avuto modo di approfondire e credo di essere un collante tra le due culture”.
Durante gli anni Lidia dal piccolo schermo su “Pbs” ha trasmesso agli americani un bagaglio culturale fatto di prodotti agroalimentari e ricette di ogni regione, insegnando ai milioni di telespettatori che la seguono fedelmente la sua frase “doc” con cui chiude i suoi programmi “e ora, tutti a tavola a mangiare”.
“È stato attraverso Lidia Bastianich - ha spiegato Molinari - che ho scoperto l’enorme ricchezza di ricette della nostra cucina tradizionale”.
La ricercatrice specializzata nella lotta al cancro al seno, alla guida di un team di medici, è impegnata nello sviluppo di nuovi medicinali capaci di bloccare le proteine responsabili per lo sviluppo e metastasi delle cellule cancerogene.
“Quando sono in Italia difendo gli Stati Uniti, quando sono qui prendo le parti dell’Italia” ha raccontato e passando a parlare della sua avventura professionale a stelle e strisce ha aggiunto “ho sentito che in Italia non avrei potuto fare le ricerche che avrei voluto effettuare. E quando ho ricevuto un grant mi sono precipitata subito a Los Angeles. Per il resto: eccomi qui”.
L’incontro all’Istituto di Cultura si è svolto in occasione della XI edizione della “Italian Language Around The World Week: Buon compleanno Italia”, sotto il patronato del presidente della Repubblica.


Nelle foto, in alto da sinistra: Alberto Cribiore, Lidia Bastianich, Silvia Formenti e Maurizio Molinari, sotto il console generale Natalia Quintavalle.


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Harlem teatro della manifestazione contro la pratica "stop & frisk" della polizia








di Riccardo Chioni




È finita con un atto di disobbedienza civile e l’arresto di alcuni leader religiosi e di movimenti a difesa dei diritti civili, docenti e manifestanti, la manifestazione di ieri ad Harlem contro la pratica diffusa da parte della polizia definita “stop & frisk”, a cui hanno preso parte centinaia di persone e una delegazione di Occupy Wall Street.
Stretti attorno alla statua di Adam Clayton Powell sulla piazza dello State Building i dimostranti hanno ascolato alcuni autorevoli leader comunitari, intellettuali e religiosi che hanno espresso ognuno il “disgusto” per una pratica che hanno definito “un-American”.
Tra questi il celebre autore Cornel West, il rev. Earl Kooperkamp rettore della St. Mary’s Episcopal Church, il docente dell John Jay College of Criminal Justice Jim Vrettos, tutti finiti in manette dopo che il corteo di manifestanti si era spostato di fronte al 28th Precint all’angolo tra 123rd St. e Frederick Douglas Boulevard, dove ha inscenato una dimostrazione scandendo slogan contro “stop & frisk”.
Secondo uno studio effettuato dalla NY Civil Liberties Union, il NYPD si appresta a chiudere l’anno 2011 contando di raggiungere quota 700 mila persone fermate e perquisite dagli agenti durante l’arco dell’anno, vale a dire che 1.900 persone ogni giorno vengono fermate per strada o nella subway.
Sempre secondo lo studio, l’85 per cento di coloro che vengono fermati e perquisiti è di origine afroamericana o ispanica e oltre il 90 per cento di questi non è risultato aver commesso nulla di scorretto per istigare la perquisizione personale. La motivazione che il sindaco offre per questa pratica di “stop & frisk”: serve ad eliminare armi dalla strada, è risultata assai vaga, se si considera che la percentuale di armi da fuoco scoperte è infinitesimale e - troppo spesso - ad essere fermati sono ragazzini di 11 e 12 anni, alcuni dei quali hanno portato la propria testimonianza al rally. Come si ricorderà, lo scorso agosto un giudice federale aveva rigettato la richiesta della municipalità newyorkese di accantonare l’azione legale avviata dal Center for Constitutional Rights che avanza la richiesta di bloccare la pratica del NYPD.
Il CCR in un comunicato rende noto che “per molti ragazzini il fatto di essere fermati e perquisiti dalla polizia rincasando da scuola, è diventata una normale attività di dopo-scuola ed è una tragedia”.
La sera di giovedì l’assemblea generale di Occupy Wall Street aveva votato per offrire la propria solidarietà alla manifestazione “Stop Stop & Frisk” di Harlem e ieri mattina alle 11 una delegazione è partita da Zuccotti Park per raggiungere Adam Clayton Boulevard, a due passi dall’Apollo.
Lo scrittore e filosofo Cornel West durante il suo intervento ha annunciato la fondazione di un movimento popolare per l’abolizione della pratica di “stop & frisk” che per alcuni significa essere umiliati e alle volte vittime di brutalità della polizia.
“La verità - ha sostenuto West - è ciò che accade in quella che è definita la terra della libertà e democrazia è inconcepibile, è un’ingiustizia commessa a nome tuo. Per questo da oggi continueremo a mobilitarci fino a quando ci sarà lo stop di stop & frisk”.
Il bubbone che sta per scoppiare nelle mani di Michael Bloomberg ha già la miccia accesa dalla richiesta dell’intervento federale per bloccare la pratica della polizia.
Lo scorso 19 ottobre il Manhattan borough president Scott Stringer e il senatore statale Eric Adams hanno chiesto che intervenga l’autorità federale sulla pratica “stop & frisk”, sostenendo che si tratta di un “emblema della cultura della polizia di mancanza di rispetto dei diritti civili dei giovani di colore e ispanici”.
Ad un certo punto della menifestazione, di fronte all’ingresso del 28th Precint, la polizia presente in gran numero ha iniziato a sistemare un corridoio di transenne che finiva all’ingresso posteriore di un cellulare fatto arrivare, dove da lì a poco è iniziata la processione dei dimostranti in manette.
Un graduato del NYPD ha avvertito i dimostranti di lasciare libero l’ingresso all’edificio, lo ha ripetuto alcune volte, suscitando solo un coro di slogan ancora più sonoro contro “stop & frisk”.
Quando è stato impartito l’ordine, i leader più conosciuti della comunità sono stati ammanettati e fatti salire sul furgone, mentre dai dimostranti veniva scandito il nome di ognuno di loro, mentre esprimevano - come avevano anticipato - un atto di disobbedienza civile.
Il prossimo appuntamento è oggi alle 2 pomeridiane a Union Square dove si svolgerà una manifestazione nazionale di protesta contro la brutalità della polizia sotto lo slogan “National Day of Protest to Stop Police Brutality, Repression and Criminalization of a Generation” a cui hanno aderito politici, sindacati, studenti, gruppi e associazioni.


Nelle foto, dall'alto: il raduno al monumento di Adam Clayton Powell, il filosofo Cornel West preso d'assalto dai media, il corteo di fronte al teatro Apollo, l'arrivo al 28th Precint di polizia, la polizia si arma di manette di plastica, sul cellulare in manette il rev. Earl Kooperkamp e il docente Jim Vrettos mentre viene arrestato.


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venerdì 21 ottobre 2011

Loreto nel Mondo: concerto d'organo di Giulio Mercati nella cattedrale di San Patrizio








di Riccardo Chioni



Piacevole sorpresa per i visitatori serali della cattedrale di San Patrizio mercoledì, quando Giulio Mercati con una fuga di Johan Sebastian Bach ha rotto il religioso silenzio dando l’avvio al suo concerto per organo: un appuntamento che segna il battesimo newyorkese del Festival Organistico Lauretano, Loreto in the World, giunto alla VI edizione.
Questa non è solo la prima volta a New York del Festival di Loreto, ma anche dell’organista Giulio Mercati che è salito al palco del coro e per oltre un’ora ha inchiodato anche i più frettolosi sulle panche della cattedrale ad ascoltare uno straordinario concerto in una cornice d’eccezione, sotto le volte neogotiche di San Patrizio.
Il concerto si è svolto sotto gli auspici dell’Istituto Italiano di Cultura di Park Avenue.
New York è la tappa novità aggiunta al tour mondiale del Festival Organistico Lauretano diretto da Giulio Mercati, giunto quest’anno alla VI edizione, consolidando la sua posizione di spicco tra i festival organistici internazionali.
Al Festival organizzato dal Centro Studi Lauretani partecipano organisti provenienti da diverse parti del mondo per potersi esibire all’organo della basilica di Loreto.
Loreto in the World è il progetto lanciato tre anni fa per portare i concerti per organo nelle più importanti chiese dedicate a Nostra Signora di Loreto, tra le migliaia esistenti nel mondo e a San Patrizio è stata portata per l’occasione una statua della Madonna.
L’organista Giulio Mercati è nato a Saronno, ha iniziato a studiare piano all’età di 6 anni specializzandosi successivamente in organo e l’anno scorso si è laureato in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Musicista versatile, Mercati è impegnato in una intensa attività di concerti in Italia e nel mondo, è organista ufficiale della basilica di San Vincenzo in Prato a Milano e della chiesa di Santa Maria degli Angioli a Lugano in Svizzera.
Di fronte ad una innumerevole serie di tasti, bottoni e pedali, sotto la maestosità dell’impianto organistico a canne della cattedrale, Mercati ha dato vita al programma con musiche di Bach, Giovanni Tabaldini, Alexandre Guilmant, Marco Enrico Bossi, Louis Vierne e brani composti da lui stesso.
Al termine del concerto Mercati ha raccolto l’applauso dalla navata centrale della cattedrale e quando è sceso dal palco ad attenderlo c’era un gruppo che è congratulato con l’organista, tra cui il tecnico dell’immenso organo della cattedrale, figlio d’arte di Genova e anche un giovane compositore di musiche per organo che ha chiesto a Mercati di visionare i suoi lavori.
Al contrario di altri musicisti che in genere si portano appresso lo strumento, per l’organista è un’impresa impensabile, ma come familiarizza con quello che trova dove si reca, lo ha spiegato Mercati.
“Ogni volta è sempre una scoperta. L’organista deve essere abituato ad adattarsi agli strumenti più diversi. Perché - ha sottolineato - sono di tutti i tipi e questo di San Patrizio è uno degli organi sinfonici più grossi che abbia mai visto, probabilmente il più grosso al mondo”.
Gli organi italiani sono più corti, in molti non c’è la pedaliera, ma per ogni nazione e per ogni secolo c’è un organo diverso.
“Ci sono i cinque-sei-sette e ottoncenteschi italiani che sono tutti diversi tra loro, poi c’è l’organo cinque-sei e settecentesco francese e per ognuno di questi c’è un repertorio. Va considerato che l’organo - ha osservato - è di gran lunga lo strumento con la maggior quantità di repertorio. E allora, quando si va su un organo bisogna sapere prima di cosa si tratta per adattare il programma”.
Tutto dipende dal numero delle canne dell’organo, dalle loro caratteristiche di costruzione, dalla trasmissione tasto-canna che per gli organi antichi è meccanica, ma quello di San Patrizio è elettrica perché è un organo gigantesco”.
Per Mercati il concerto è stato il battesimo a New York e l’esibizione a San Patrizio sembra abbia già fruttato la possibilità di partecipare annualmente al programma musicale allestito nella cattedrale.
“Come direttore artistico del Festival spero che sia la prima di tante volte, le basi sono buone, non per me, ma anche per altri organisti italiani che verranno, perché lo spirito della nostra rassegna Loreto in the World è portare gli organisti stranieri a Loreto e mandare quelli italiani all’estero. Io ho aperto la pista”.
Mercati è rimasto impressionato dalla potenza dell’organo “penso che mi godrò meglio il risultato tra poco, quando sarò più rilassato” ha concluso.
Il tour di Loreto nel Mondo è a metà percorso, domenica prossima Mercati sarà a Fiume, poi a fine novembre a Parigi e a Cracovia, per concludere la serie a metà dicembre a Roma nella chiesa di San Salvatore in Lauro.


Nelle foto: Giulio Mercati si prepara per il concerto e l'organo di San Patrizio.



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giovedì 20 ottobre 2011

In arrivo gli atleti italiani che partecipano alla NYC Marathon, il gruppo Valdalpone la corre da 22 anni











di Riccardo Chioni





Mancano solo 16 giorni al tradizionale appuntamento con l’edizione 2011 della spettacolare NYC Marathon e già qualcuno scalpita in Italia, in attesa di affrontare il micidiale percorso di 26.2 miglia attraverso i 5 quartieri della Big Apple.
L’edizione organizzata come di consueto dalla NY Road Runners quest’anno onora gli atleti provenienti dal nostro Paese dedicando la copertina del “Official Handbook” a Renato Daga ritratto mentre sventola la bandiera della Sardegna, con la nota: rappresenta l’Italia alla Maratona di New York dal 2004.
C’è anche chi, sempre in Italia, vanta una “seniority” molto più stagionata di presenze alla NYC Marathon: un numero record di 22 anni consecutivi.
È il gruppo Valdalpone De Megni di Monteforte d’Alpone in provincia di Verona che è in arrivo per rinnovare il germellaggio sportivo tra la Maratona newyorkese e la Montefortiana.
Il 6 novembre prossimo si svolgerà la NYC Marathon corsa da oltre 80 mila gambe, con partenza da Staten Island per attraversare il suggestivo Giovanni Da Verrazzano Bridge passando poi da Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan, per tagliare il traguardo a Central Park.
Quella in programma il 22 gennaio 2012 a Monteforte d’Alpone è una gara analoga che negli ultimi anni è riuscita a richiamare una forte partecipazione di atleti internazionali e se la Grande Mela sfoggia i suoi 40 mila maratoneti, nel suo piccolo Monteforte ne conta 20 mila con altrettanto orgoglio.
Domenica 6 novembre, dopo aver riportato le lancette dell’orologio indietro di un’ora sabato notte, il colpo di cannone a Fort Wadsworth darà il via alle migliaia di atleti, 30 dei quali appartengono al gruppo Valdalpone De Megni, decisi a percorrere i 42 km e 195 metri della gara come hanno sempre fatto nel corso di oltre due decenni di partecipazione alla coinvolgente NYC Marathon.
Atleti e dirigenti del gruppo hanno già fissato per lunedì 7 novembre un appuntamento successivo alla gara teso a consolidare l’amicizia con gli organizzatori della Maratona di New York, le autorità italiane e per promuovere ulteriormente la Montefortiana del prossimo anno.
L’incontro si svolgerà presso il ristorante Cento Lire nella Upper East Side di Manhattan con la partecipazione del presidente del gruppo di Valdalpone Giovanni Pressi, del segretario Gianluigi Pasetto, campioni maratoneti che hanno fatto la storia della gara, un evento a cui è stato invitato il nuovo console generale Natalia Quintavalle.
I maratoneti del gruppo veronese hanno in calendario una trasferta di 8 giorni che li porterà anche a Chicago per 2 giorni dove intendono partecipare alla gara International Friendship Run.
Durante la settimana che precede e segue la Maratona è previsto l’arrivo di oltre 45 mila atleti da ogni angolo del globo per prendere parte all’evento sportivo in cui si sfidano alcuni dei più titolati maratoneti viventi nella gara che non ha eguali sia per il gran numero di atleti, che di spettatori entusiasti che elargiscono cordiali incoraggiamenti a ognuno.


Nelle foto, dall'alto: la copertina del libro di presentazione ufficiale della Maratona, il gruppo di montefortiani ed una coppia italiana novella alla Maratona del 2010.


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