mercoledì 30 novembre 2011

Bakary Camara, 41 anni d'età, gambianese d'origine, ha confessato di avere ucciso la studentessa Rita Morelli











di Riccardo Chioni





“Ha ammesso di avere ucciso Rita Morelli” hanno detto gli investigatori della polizia di East Harlem impegnati nella caccia all’assassino che la vigilia di Thanksgiving ha accoltellato la studentessa di Pescara Rita Morelli di 36 anni d’età nel suo studio appartamento al 205 East 120th Street.
I detective hanno rivelato alcuni sconcertanti dettagli relativi alle indagini, a partire dalla telefonata giunta al servizio d’emergenza “911” poco dopo l’uccisione di Rita Morelli, una telefonata anonima quasi incomprensibile che segnalava un cadavere.
“C’è il corpo di una persona morta là, un cadavere” aveva detto all’operatore del “911” l’uomo con un accentuato accento straniero dall’altro capo del telefono.
Da lì a poco il boyfriend che viveva con Rita Morelli faceva la macabra scoperta del corpo massacrato di coltellate sul pavimento: due fendenti al petto e uno alla gola, dopo che il suo aggressore aveva cercato di strangolarla.
L’esame del Dna confermerà la colpevolezza, ma gli investigatori da quasi una settimana erano in realtà impegnati a setacciare gli alibi delle persone elencate sulla rubrica telefonica di Rita e nel mucchio, alla fine, sono riusciti a pizzicare la persona che andavano cercando.
Con il cellulare di Rita rinvenuto nell’appartamento dove ha trovato la morte è stato possibile fare il riconoscimento vocale di Barakary Camara, l’anonimo che aveva chiamato il “911”.
La scientifica è riuscita a tracciare il segnale del cellulare di Camara, originario del Gambia nel WestAfrica, di 41 anni d’età residente in località Fordham nel Bronx, a due passi - hanno precisato gli investigatori - dal telefono pubblico da cui aveva effettuato la chiamata al “911”.
Gli investigatori del 25th Precint martedì hanno deciso di entrare in azione e fare visita a Camara nel suo appartamento al quarto piano della casa a Valentine Avenue per fargli scattare le manette.
Ma Camara alla vista degli agenti sull’uscio ha sprangato l’ingresso barricandosi in casa.
La polizia ha abbattuto la porta e gli agenti hanno scoperto che Camara stava cercando di procurarsi tagli allo stomaco, sdraiato sul divano del salotto, in un vano tentativo di togliersi la vita.
“Ha ammesso di avere ucciso Rita” è stato il laconico annuncio dei detective che dopo le cure dei sanitari lo hanno accusato di omicidio di secondo grado.
Non è stato reso noto il motivo della feroce uccisione di Rita, la polizia ha soltanto riferito che era un amico.
La giovane di Spoltore era arrivata a New York da cinque anni per studiare, interessata all’arte e le lingue, frequentava l’Hunter College e il prossimo anno prevedeva di diplomarsi.
Era una giovane molto impegnata alla maniera newyorkese, lavorava qualche giorno come cameriera al Caffé Buon Gusto nella Upper East Side, faceva tutoring a figli di italiani e condivideva l’appartamento affittato un anno fa a East Harlem con il suo boyfriend che lavorava come cuomo allo stesso ristorante.
L’arrivo della salma che attendono i genitori di Rita, Bruno e Mara era previsto per domani, ma per ritardi burocratici arriverà invece venerdì e il funerale è stato posticipato a sabato mattina nel paesetto natale dove tutti conoscono tutti.


Nelle foto, dall'alto: Rita Morelli (concessa dalla famiglia), l'edificio al 205 E 120th Street, l'ingresso del 25th Precint a East Harlem.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

domenica 27 novembre 2011

La studentessa di Pescara uccisa conosceva il suo assassino? È la domanda che si pone la polizia








di Riccardo Chioni




“I detective tengono informata la famiglia sull’inchiesta attraverso email, al momento però non c’è nulla di nuovo, se non che è stato individuato l’ultimo giovane che visto con Rita la sera in cui è stata uccisa” ha raccontato il giornalista e cugino della vittima Giorgio Morelli attualmente a Spoltore in provincia di Pescara per assistere i parenti.
Al 25.mo distretto di polizia a East Harlem, ad un isolato di distanza dal luogo del delitto a 119th St. e Park Ave. gli investigatori sono tutti abbottonati e indirizzano il cronista a One Police Plaza dove sostengono di non poter divulgare notizie per non compromettere l’indagine in corso.
La persona identificata dalla polizia sarebbe l’ultima vista in compagnia di Rita Morelli la sera della vigilia di Thanksgiving che conversava sull’uscio di casa, prima di salire - è da accertare se da sola - al piano superiore dove è stato rinvenuto il corpo in una pozza di sangue dal fidanzato Alfred alle 10,15 al suo rientro dopo il turno di lavoro.
Fino a poco prima tra Alfred e Rita c’era stato uno scambio di messaggi col cellulare, sms di amicizia tra due innamorati, lui di origine messicana, Rita di Spoltore, arrivata a New York cinque anni fa con in mente il “sogno americano” per frequentare l’Hunter College e fare tutoring a bambini di una famiglia italiana.
“Gli investigatori - ha precisato il giornalista al telefono - sanno nome e cognome della persona che ha parlato con Rita l’ultima volta, stanno verificando se sia un amico o cosa, perché Lee Stefans, un ospite di un coinquilino di Rita ha detto che li ha visti mentre usciva di casa e sembravano entrambi tranquilli, ma ha pure riferito che non era il boyfriend di Rita o qualcuno di conoscenza”.
Alfred e Rita al vicinato sembravano una coppia affiatata, si erano trasferiti al 205 E 120th Street un anno fa e avevano fatto in breve amicizia con gran parte dei vicini, compreso il B&N Condition Beauty Salon dove Rita era solita recarsi per praticare anche lo spagnolo che stava perfezionando.
Anche di domenica il salone della parrucchiera ha tutte le poltrone occupate. Non sono stupite le dipendenti dell’interesse dei media per la giovane italiana “dal sorriso dolce” uccisa.
Raquel Sancez ha raccontato che la vedeva almeno due volte al mese, che quando arrivava le preparava un caffé, ricordandola come una che faceva amicizia con tutti “col suo sorriso dolce”.
Nel rione spesso vedevano Alfred e Rita camminare mano nella mano come una coppia felice, una visione che ha confermato anche il cugino Giorgio Morelli da Spoltore.
“Era contenta perché poteva anche perfezionare lo spagnolo che aveva imparato a scuola. Era proprio felice, sembrava che la vita le sorridesse, invece dobbiamo pensare al funerale. Qui a Spoltore tutti conoscono tutti e la notizia dell’uccisione di Rita è piombata come un macigno su tutti”.
La salma, dopo il benestare del medico legale e gli espletamenti burocratici, dovrebbe far rientro in Italia nei primi giorni della settimana, mentre nell’attesa la famiglia si prepara a ricordarla.
Era anche una giovane che amava la sua privacy al di fuori degli impegni di lavoro al ristorante Buon Gusto nella Upper East Side, al 236 E 77th St. che frequentava da diversi anni.
È qui che Rita aveva conosciuto il boyfriend, il cuoco del Caffé, Alfred con cui condivideva lo studio a East Harlem, una relazione che entrambi erano riusciti a mantenere segreta anche ai colleghi di lavoro.
L’autopsia ha accertato che Rita ha lottato con tutte le sue forze contro l’aggressore quando ha cercato di strangolarla, prima di infierire - presumibilmente - con un coltello da cucina con due fendenti al torace ad uno alla gola.
Le domande che si pongono gli investigatori sono: primo, chi è la persona che Rita ha fatto entrare nel suo studio appartamento, visto che non ci sono segni di scasso sulla serratura della porta d’ingresso dove c’è ancora il sigillo della polizia. Secondo, se invece si è trattato di un furto, di cosa si è impossessato l’assassino?
Ad un’attenta osservazione del luogo all’angolo con Third Avenue non si è rilevata la presenza di obiettivi di telecamere di sicurezza che potessero consentire agli investigatori di visualizzare i movimenti.
“Si tratta di appurare - ha aggiunto Giorgio Morelli - se dopo il colloquio sul portone Rita e l’altro si sono lasciati ed ognuno è andato per la sua strada, oppure se l’ha seguita all’interno. Al momento però non c’è nessun fermo. Comunque sia, il colpevole ha le ore contate perché c’è al lavoro una nutrita squadra di detective con cui sto collaborando”.
Sollecitato sugli sviluppi dell’inchiesta, il collega ha concluso dicendo “mi trovo in questa doppia veste di giornalista e cugino della vittima. Non posso più aggiungere altro per non compromettere le indagini. Mi piacerebbe annunciare l’arresto dell’assassino di mia cugina”.


Nelle foto, dall'alto: il 25th Police Precint, il salone della parrucchiera, Rita Morelli accanto ad una figura di Halloween (concessa dalla famiglia), il ristorante Buon Gusto dove la vittima lavorava.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

sabato 26 novembre 2011

Rita Morelli, abruzzese, 36 anni d'età, uccisa nella sua amata East Harlem, la prima vittima cittadina italiana in 25 anni












di Riccardo Chioni






Ha destato sconcerto di qua e di là dell’Atlantico l’omicidio della giovane Rita Morelli di 36 anni d’età, studentessa al Hunter College originaria di Pescara, sgozzata nel suo studio in affitto al 205 East 120th Street a East Harlem nella serata di Thanksgiving.
Il corpo della giovane è stato rinvenuto nell’appartamento al primo piano dal fidanzato Alfred alle 10,15 al suo rientro a casa dopo il turno nello stesso ristorante dove lavorava Rita e gli inquirenti hanno escluso che possa essere implicato nella vicenda.
Gli investigatori del distretto di polizia 25 che si trova a pochi passi dal luogo del delitto, dopo aver ascoltato alcuni testimoni sarebbero adesso in possesso di un identikit del presunto assassino.
L’attenzione è puntata sull’uomo visto con Rita Morelli in serata sull’uscio di casa, un personaggio che - hanno detto i vicini - non è un solito frequentatore della piccola brownstone di colore rosso mattone di cinque piani incastonata tra due edifici rinnovati.
Uno dei testimoni ascoltati dalla polizia è Stafano che vive al secondo piano, il quale ha riferito che scendendo le scale verso le 8,45 ha visto Rita con un uomo che non vive nell’edificio, mentre stava uscendo per una commissione e che al suo rientro la polizia era già sotto casa.
Ieri il medico legale ha effettuato l’autopsia sul corpo di Rita Morelli accertando che è stata raggiunta da tre colpi inferti con arma da taglio: due al torace - presumibilmente un coltello da cucina - ed uno che le ha tranciato la gola.
Sempre secondo informazioni rilasciate dal medico legale, sul collo di Rita vi sarebbero anche segni di strangolamento e - anche se non viene confermato - sarebbero stati prelevati campioni di Dna, probabilmente trovati sotto le unghie, graffiati durante la lotta dalla vittima all’omicida.
Pensare che Rita era più che contenta di vivere a East Harlem dopo che aveva imparato bene la lingua spagnola. Era appassionata all’apprendimento di diversi idiomi, diceva che la trasportava a gioire altre culture.
Sono i racconti di Giorgio Morelli, corrispondente de “Il Giornale” a New York, cugino della vittima che si è precipitato a Spoltore per assistere gli anziani genitori di Rita nel triste rito della preparazione del funerale.
Giorgio Morelli ha raccontato che “Rita era contenta di abitare a East Harlem, nella parte ispanica, era veramente felice di stare a New York. Era portata per le lingue e da quando era fidanzata con Alfred, uno studente di origine messicana, era riuscita a migliorare lo spagnolo. Si erano conosciuti al Hunter College dove Rita si sarebbe diplomata l’anno prossimo”.
Ha riferito che la brutta notizia è arrivata a Spoltore in un baleno e che al momento di doverlo comunicare agli anziani zii ha dovuto chiedere l’intervento del medico di famiglia per comunicare loro che la figlia era stata uccisa a New York.
“Sai - ha aggiunto il collega -, mi diceva sempre che era meglio vivere cinque anni da leone a New York, piuttosto che quindici di noia in Abruzzo. E nessuno riusciva a smontare il suo mito: la Big Apple era la sua città. Aveva scelto New York per i suoi interessi: la musica, l’arte e la lingua. Interessi che non poteva soddisfare a Pescara o in Abruzzo”.
Morelli ha proseguito dicendo che per un anno Rita aveva vissuto a casa sua, con la moglie e i tre bambini con i quali era in perfetta sintonia perché andava d’accordo con tutti, “abbiamo anche viaggiato parecchio insieme a lei” ha sottolineato.
Infatti, tutti la descrivono allo stesso modo, anche i vicini di casa.
Rosita che vive al secondo piano al 205 E 120th Street ha detto che impersonava la felicità “aveva sempre parole dolci per tutti e ai bambini diceva magari di coprirsi perché fa freddo, una giovane dal sorriso stampato sulle labbra, gioviale con tutti. Certo mi terrorizza il fatto che c’è ancora un omicida in giro” ha concluso.
Al piano terra si trova il B&N Condition Beauty Salon, giusto all’angolo con Third Avenue. È gremito come tutte le giornate di sabato. Oggi, dopo la chiusura per Thanksgiving, l’efferato omicidio consumato al piano sopra era l’argomento sulla bocca di tutte le clienti.
“È pazzesco, mi vengono i brividi solo a ripensarci, ma soprattutto mi preoccupa il fatto che ci sia un killer in giro da queste parti. In questa parte di East Harlem generalmente tranquilla non vogliamo vivere con questo incubo” ha detto la titolare del salon Michaela.
Il rione dove è stata uccisa Rita Morelli recentemente ha vissuto un ritorno alle origini degli italiani che al tempo di Fiorello La Guardia e Vito Marcantonio l’abitavano assieme ai portoricani.
Secondo testimonianze raccolte dagli investigatori, ha proseguito Giorgio Morelli “sull’uscio di casa Rita sarebbe stata vista in compagnia di un certo Carlos, forse di origine brasiliana, che adesso è ricercato dalla polizia”.
Gli investigatori hanno setacciato l’area alla ricerca dell’arma da taglio adoperata per infierire sul corpo di Rita, forse un coltellaccio da cucina che tuttavia al momento non è stata rinvenuta.
Era senza dubbio una giovane indaffarata alla maniera newyorkese, tra la scuola la mattina, il ristorante Café Buon Gusto alla 77th Street tra 2nd e 3rd Avenue e tutoring nei ritagli di tempo.
“Insegnava anche italiano ai nipotini della chef Lidia Bastianich, era diventata come di famiglia da loro. Mi raccontava sempre graziose esperienze con la nonna e la mamma dei ragazzini” ha proseguito Giorgio Morelli.
“Era una ragazza che lavorava sodo e guadagnava bene per il suo modo cortese di presentarsi, aveva senpre un sorriso per tutti” ha raccontato Giovanni, manager di Buon Gusto nella Upper East Side.
Ieri nel cortile della scuola materna che si trova di fronte all’abitazione della morte c’erano i ragazzini più grandi a giocare, mentre all’ingresso dell’appartamento a ricordare l’orrendo delitto c’era ancora il nastro giallo e il sigillo della polizia con la scritta “non oltrepassare, sito sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”.
Sul marciapiedi di fronte alla casa però, sottovoce qualcuno bisbiglia che si tratta di un tossico in cerca di soldi facili, forse lo conosceva, forse lo ha anche indicato alla polizia, ma non lo vuole rivelare, meglio tenere l’anonimato, aggiunge assicurandosi di non essere ripreso.
Anche alla polizia sono sconcertati: non ricordano di una violenta uccisione di un cittadino italiano, pare che per l’ultimo fatto di sangue si debba addirittura risalire almeno ad un quarto di secolo fa.



Nelle foto, in alto: Rita morelli (resa disponibile dalla famiglia), l'edificio al 205 E 120th St. (c) e Giorgio Morelli con i tre figli e Rita durante una gita a Lake George nello stato di New York (resa disponibile dalla famiglia).

lunedì 21 novembre 2011

Il Console Generale in visita alla sede di America Oggi e Radio ICN nel New Jersey



Il console generale Natalia Quintavalle ha visitato la sede di America Oggi e Radio Icn a Norwood nel New Jersey.
Nella foto assieme al direttore Andrea Mantineo sfoglia una copia del giornale uscita dalla rotativa .




Nella sala riunioni il ministro Quintavalle, accompagnato dal console di Newark Andrea Barbaria e dal console aggiunto Lucia Pasqualini ha incontrato i giornalisti di turno ai quali ha detto di apprezzare il ruolo dell'informazione della comunità italiana in America.






Il Console Generale ha detto che la lettura di America Oggi è uno dei suoi riti quotidiani da quando era presso la Missione all'ONU, auspicando ai redattori di celebrare assieme l'anno prossimo i 25 anni di fondazione del giornale e 30 di Radio ICN.



Il ministro di fronte allo studio principale di Radio ICN dove era in corso un programma sportivo con la partecipazione degli ascoltatori condotta da Massimo Jaus direttore della emittente.



RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

domenica 20 novembre 2011

Serenata di Occupy Wall Street sotto le finestre del sindaco Michael Bloomberg nella Upper East Side








di Riccardo Chioni



Tutti in attesa, ma nessuno, neppure la polizia sa da dove arriveranno gli indignados di Occupy Wall Street per la dimostrazione sotto le finestre del sindaco nel pomeriggio.
Gli agenti sono stati praticamente con le transenne in mano pronti a recintare un perimetro per lungo tempo, riuscendo a capire da dove provenivano solo qualdo si sono annunciati col vociare che rimbombava tra i palazzi della 78th Street, all’angolo di Fifth Avenue.
Un momento dopo è iniziato il brulicare di figure umane che si muovevano a ritmo di slogan attraversando la Quinta per venire posizionati all’angolo di Central Park alla 79th Street, a due passi dalla residenza del sindaco Michael Bloomberg, al quale gli indignados hanno dedicato la domenica di protesta.
L’arrivo è stato scandito dal motto “licenziate Kelly”, dopo lo sfratto forzato da Zuccotti Park della settimana scorsa.
Il tutto con l’accompagnamento musicale che segue il corteo dei dimostranti dovunque si rechino, portandosi appresso tamburi, chitarre e anche barattoli di plastica adibiti a percussioni, purché facciano confusione.
Tra le centinaia di persone che sono affluite dietro le transenne della polizia non c’è certamente una folla omogenea: ci sono i padri con i figli, la generazione degli iPad, le mamme con i coperchi e le pentole, i reduci di guerra e le nonne.
Ognuno è preoccupato per il presente e l’avvenire, è arrivato fin sotto le finestre del sindaco miliardario per fargli capire che anche chi è fortunato ad avere un lavoro fa fatica a tirare avanti, chi è preoccupato per i tagli indiscriminati, anche alla sanità e all’istruzione.
Oltre ai cartelli diventati simbolo del movimento degli indignados “99 per cent”, si può notare la svolta che i dimostranti hanno dato alla cartellonistica orientata adesso più al messaggio grafico che rende più visivamente comprensivo.
Per una esposizione internazionale - va detto - la polizia non poteva scegliere un angolo migliore per posizionare la protesta, nel marciapiedi di scorrimento del traffico pedonale che va e viene dal Metropolitan Museum, con miliardi di immagini trasmesse in giro per il mondo in tempo reale.
“Non abbiamo più speranze” grida qualcuno dalla folla, “non c’è comunicazione” gli fa eco un altro che aggiunge “non si può fare negoziazione con i manganelli”.
Occupy Wall Street ha deciso di occupare la zona vicina alla town house di Michael Bloomberg al nr. 17 di East 79th Street dove hanno intenzione di suonare la serenata al sindaco per la durata di 24 ore con i tamburi che rombano ad un ritmo ben preciso e all’unisono, un movimento diventato un marchio di fabbrica.
L’organizzatore della protesta, John Penley ha detto che l’idea era di “avvicinarsi a casa di Bloomberg fino dove la polizia lo consente e ci resteremo per un’intera giornata”.
In seguito alla cacciata da Zuccotti Park la settimana scorsa si erano levate proteste anche da alcuni rappresentanti eletti, tra cui il senatore statale Eric Adams e nel pomeriggio sotto le finestre di Bloomberg c’era anche l’avvocato dei diritti civili Norman Siegel, il quale - in sintonia col senatore - ha detto che il sindaco e quindi la polizia, presumibilmente hanno violato l’ordinanza del giudice che consentiva in pratica l’occupazione di Zuccotti Park.
“È possibile che l’amministrazione Bloomberg sia in violazione dell’ordinanza della corte, se la legge va rispettata, qualcuno ne deve rispondere” ha assicurato Siegel.
L’avvocato ha ascoltato la domanda di Aaron Black di OWS che gli ha chiesto “perché mi viene negato il diritto di assemblea contemplato dal Primo e Quarto Emendamento e perché viene fatto così spudoratamente alla luce del sole?”
E subito dopo è iniziato il coro di “shame, shame, shame” indirizzato al sindaco.
Il commento a One Police Plaza sulla serenata domenicale dedicata al miliardario della Quinta Avenue è stato “quale è la novità? Ci siamo abituati ad avere la protesta sotto casa del sindaco”.


Nelle foto: immagini della protesta di Occupy Wall Street a 79th Street e Fifth Avenue.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

domenica 13 novembre 2011

Al gala di Ilica donata una Santa Barbara ai pompieri opera della Scuola dei Mosaici di Ravenna










di Riccardo Chioni





Con il gala venerdì a Chelsea Pier 60 nella West Side di Manhattan si è chiusa la settimana di appuntamenti newyorkesi della Italian Language Inter-Cultural Alliance (Ilica) che nell’occasione ha celebrato il 150.mo anniversario dell’unificazione d’Italia.
La serata è iniziata con la commemorazione del decimo anniversario dell’11 settembre 2001 con la donazione al FDNY di un’opera della Scuola dei Mosaici di Ravenna commissionata da Luciano Boscolo Cucco che raffigura Santa Barbara protettrice dei pompieri.
“A dieci anni di distanza dal tempo in cui è successo, fa ancora riflettere tutti quanti noi. Io credo - ha detto il sindaco di Chioggia, Giuseppe Casson - sia importante che in questa occasione si ricordino anche i vincoli di amicizia che legano l’Italia agli Stati Uniti. Per me questa è un’occasione veramente straordinaria di essere qui e di testimoniare la vicinanza mia personale e della mia città alla città di New York”.
A ricevere il mosaico sono venuti il capo del personale dei vigili del fuoco, Michael Gala, l’allora capo dei pompieri Daniel Nigro e l’ambasciatore nel mondo del FDNY Vincent Tummino.
“Un sincero grazie a nome del commissioner Salvatore Cassano. È un onore - ha detto Gala - essere con voi assieme a Vincent Tummino che ha fatto parte del corpo per 30 anni e del mio ex capo Daniel Nigro per prendere in consegna questa meravigliosa opera dei maestri di Ravenna”. L’ex chief Nigro, che rappresenta per tutti gli eroi dell’11/9, ha detto che chi trova un amico, trova un tesoro.
“E noi vigili del fuoco abbiamo trovato tanti amici tra gli italoamericani e gli italiani e qui abbiamo uno straordinario esempio di questa profonda amicizia che viene da Chioggia, dal Veneto e posso assicurarvi che è particolarmente apprezzato”. Il console aggiunto Dino Sorrentino da poco alla sede di Park Avenue, ha portato il saluto del Console Generale aggiungendo “anche se sono qui solo da qualche settimana, ho potuto apprezzare l’intenso lavoro che svolge Ilica per la comunità”.
Durante il gala Ilica ha assegnato alcuni riconoscimenti.
Letizia Airos ha ricevuto il premio “Donna Ilica 2011” consegnatole da Annalisa Liuzzo che l’ha definita “una pioniera del XXI secolo che usa la moderna tecnologia per comunicare con la forza dei sentimenti più tradizionali passione e professionalità”.
Airos è direttore responsabile del portale multimediale online “i-Italy”, in doppia lingua, che si occupa di promuovere la cultura italiana e di informare su questioni italiane negli Stati Uniti.
Airos dirige anche il trimestrale dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane, svolge attività redazionali per “America Oggi” ed altre testate ia in italiano che in inglese. Alcuni mesi fa il presidente Giorgio Napolitano l’ha insignita della onorificenza di Cavaliere della Repubblica dell’Ordine Stella della Solidarietà ed è inoltre autrice di diversi libri.
Per ricordare la figura di Frank Stella, Ilica ha chiesto all’artista Alessandro Marrone di creare un’opera da assegnare ogni anno alla memoria di quello che il presidente Vincenzo Marra ha definito “il primo leader del XX secolo per gli italoamericani”.
Il “Frank Stella Legacy Award” è stato consegnato dal segretario di Ilica Antonio Miele a John Marino, “un leader - ha detto Miele - che impersona i valori di Stella: coerenza, professionalità e indipendenza”.
Marino è direttore esecutivo nazionale della National Italian American Foundation (Niaf) di Washington, è nato a Jersey City, è stato il primo figlio di genitori salernitani nato negli Usa. Un altro riconoscimento è andato al docente e autore Enrico Bruschini che con gli Usa ha un particolare rapporto nella sua ex veste ufficiale di storico d’arte dell’ambasciata americana a Roma.
A consegnare il premio a Bruschini è stato lo stesso artista toscano creatore dell’opera, Alesandro Marone.
Anche al giornalista, autore e storico pugliese Pino Aprile che il giorno precedente aveva vivacemente partecipato al confronto “Terroni Polentoni” alla St. John’s University, Ilica ha voluto assegnare una statuetta artistica.
Aprile è stato vice direttore di “Oggi” e direttore di “Gente”, ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta “Viaggio nel Sud” e alla rubrica settimanale “Tv7”, diventando il giornalista meridionalista più seguito in Italia i cui lettori asseriscono che “ha ridato voce e dignità al Sud”.
L’anno scorso Aprile ha pubblicato il saggio giornalistico “Terroni”, divenuto in breve un best seller, in cui descrive in tono di invettiva gli eventi che hanno penalizzato economicamente il Meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri.
Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano rientra in Italia portandosi come ricordo di Ilica un’opera di Marrone, mentre al presidente Vincenzo Marra il sindaco ha fatto dono di una riproduzione del Teatro Pettruzzelli.
Al termine del gala il presidente di Ilica Vincenzo Marra e il rappresentante dell’associazione del Michigan, Antonio Rugiero hanno annunciato che tra breve sarà prodotta una statua del tenore scomparso Luciano Pavarotti che sarà installata di fronte alla Opera House di Detroit, la prima che viene realizzata sul territorio americano alla memoria del cantante modenese.


Nelle foto, dall'alto, da sinistra: Nigro, Gala, Casson, Boscolo, Tummino e Marra. Pino Aprile, Giuseppe Casson, Letizia Airos e Annalisa Liuzzo, Marino, Tamburri, Rugiero e Antonio Miele, Enrico Bruschini e Marrone, Vincenzo Marra e Michele Emiliano.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

sabato 12 novembre 2011

Arriva il "Sigillo Informatico": un App per combattere la contraffazione dei prodotti Made in Italy










di Riccardo Chioni




La contraffazione dei veri prodotti Made in Italy ha i giorni contati. È la tencnologia che viene incontro al consumatore a garanzia della autenticità del prodotto con un sistema unico chiamato “Sigillo Informatico” che permettere di ricevere una quantità di informazioni immediate puntando il proprio smartphone.
Il Made in Italy, sempre più oggetto di imitazioni e contraffazioni potrà essere protetto dal “Sigillo Informatico” che riconosce l’originalità della produzione attraverso un data matrix e fornisce una serie di informazioni sulle caratteristiche e tracciabilità del prodotto o dell’oggetto da acquistare.
E non solo. Lo smartphone inoltre offre la possibilità di navigare sul territorio, in tempo reale, con un semplice gesto e sapere ciò che si vuole sull’impresa, sulle tecniche di produzione, sul rispetto e sulla sostenibilità ambientale.
“Lo scopo del Sigillo Informatico - ha spiegato Attilio Minafra amministratore unico dell’azienda Logitex - è anzitutto la tutela del consumatore attraverso un percorso informativo e culturale che gli consente di riconoscere e scegliere i prodotti originali del Made in Italy, premiando - ha sottolineato - le buone pratiche e la qualità”.
Minafra ieri ha presentato alla stampa il “Sigillo Informatico” a La Scuola di Eataly, nuovo faro a Manhattan per qualità italiana a tavola.
Il “Sigillo Informatico” è trasparente perché consente di raccogliere in un unico portale - a cui si accede dall’etichetta stessa - tutti i dati e le informazioni relative al produttore e al territorio d’origine.
Il prodotto è garantito in quanto i risultati delle analisi chimiche e fisiche strumentali per la caratterizzazione dei prodotti vengono depositati presso un ente pubblico, il Consiglio Nazionale delle Ricerche che svolge il ruolo di “repository” istituzionale e di referente degli organismi pubblici preposti ai controlli di qualità ed origine dei prodotti.
Il progetto “Sigillo Informatico” ha stabilito anche una collaborazione con il master universitario della “Cultura del cibo e del vino” organizzato dalla Ca’ Foscari per la cultura e la promozione delle risorse enogastronomiche Made in Italy.
L’idea della creazione del “Sigillo Informatico” è partita proprio da questa università di Venezia con il sostegno del Cnr di Roma, dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e con un finanziamento della Regione lazio.
La piattaforma al momento, ha spiegato Minafra, è attiva in via sperimentale solo su alcuni prodotti come l’olio laziale, miele e nocciole del Piemonte e i vetri artistici di Murano.
Ma non è intesa solo per il cibo, perché la stessa piattaforma può sostenere e valorizzare tutti i prodotti del Made in Italy, impiegata in tutti i settori delle eccellenze italiane.
Ne possono trarre vantaggio tutte quelle filiere più colpite dal fenomeno cosiddetto “italian sounding” con etichette di richiamo all’Italia e nulla di contenuto e di produzione italiana.
“È a tutela del consumatore perché gli consente di accertare il legame con il territorio” ha precisato Minafra aggiungendo che il “Sigillo Informatico” è accessibile anche se si è sprovvisti di smartphone.
Basta inserire una doppia serie numerica di 14 cifre facente parte dell’etichetta al sito www.sigilloinfo.it per scoprire l’autenticità e tracciabilità del prodotto.
L’App a difesa del consumatore si trasforma anche in una vera e propria enciclopedia virtuale che fornisce informazioni turistiche, guide all’arte, ai ristoranti e persino indica il calendario degli eventi in quella particolare zona che il consumatore sta consultando.
Il bello di tutto questo percorso illustrato su iPad o sullo smartphone è che le informazioni sotto gli occhi arrivano nella lingua del paese da cui vengono inoltrate le richieste attraverso applicazioni come “Scanlife’ disponibili gratuitamente per il proprio smartphone.



Nelle foto, dall'alto: Attilio Minafra, il "Sigillo Informatico" e una prova su smartphone.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

giovedì 10 novembre 2011

Confronto alla St. John's University su Nord e Sud. Terroni e Polentoni amici-nemici







di Riccardo Chioni



La St. John’s University ha ospitato ieri la conferenza Terroni e Polentoni organizzata da Italian Language Intercultural Alliance (Ilica) da cui è emerso che indicare il Sud e in Nord come due tronconi è sbagliato e che si dovrebbe rileggere la storia, come questa deve essere.
Coordinati dal docente Anthony Tamburri, hanno partecipato al confronto il dean Unistrasi Massimo Vedovelli, il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson, Lorenzo Del Boca autore del libro Polentoni e quello di Terroni Pino Aprile, Michele Emiliano sindaco di Bari e Andrea Mantineo direttore di America Oggi.
Ha iniziato Del Boca a parlare di italiani del Nord e del Sud, spiegando che il primo ha aggredito il Sud senza neppure avere i soldi del saccheggio e ha sostenuto che “è sbagliato indicare il Sud e il Nord come due tronconi”.
Per Aprile c’è il “profondo bisogno in ognuno di noi di creare una identità, altrimenti - ha spiegato - ognuno può fare di te ciò che vuole.
Se si è sconfitti - ha aggiunto Aprile - si cerca di evitare la lingua del vincitore”.
E parlando degli italiani emigrati su questa costa dell’Atlantico ha aggiunto “l’italiano che arrivava qui era lo sconfitto e per quello tagliava con la lingua”.
È ancora Aprile a precisare che Quello dei nostri emigrati è stato “il più grande esodo che l’Europa ha conosciuto” sottolineando che “per decine di millenni nessuno era mai andato via dalla propria terra”.
L’unica volta in cui questo è accaduto, è stato “quando il Sud è stato conquistato” ha proseguito.
Portando ad esempio la “sindacalista” di Umberto Bossi originaria del Sud che secondo il leader del Carroccio è “una terrona civilizzata” che non sarà mai pari a loro della Padania.
Aprile ha chiuso il suo intervento asserendo che “in Italia non si vuole unire l’Italia”.
Il sindaco di Chioggia Casson affrontando il concetto di identità ha detto che “esiste l’Italia come identità solo se riconosciamo tutte le identità legate ai singoli territori”.
Il suo omologo di Bari riferendosi al saluto iniziale del presidente di Ilica Vincenzo Marra ha esordito con un apprezzamento per “il desiderio militante a restituire la lingua, perché nella nostra lingua si può raccontare e senza sensi di strumentalizzazione per marketing politico”.
E andando al sodo Emiliano ha aggiunto “questo è un momento in cui dobbiamo progettare una Italia in cui nessuno sia in grado di comprare qualcuno”, osservando che “riunire il Paese non è più una questione economica. È anche una grande questione di credibilità complessiva. Eravamo più italiani - ha concluso - ancor prima dell’Unione”.
Vedovelli ha sostenuto che “se c’è un valore simbolico ad un’analisi è la lingua e ce la siamo costruita, siamo stati autori di un fatto epocale”.
E a corroborare il concetto porta l’esempio degli emigrati che sono arrivati qui con le pezze al sedere, ma che quando mandavano le rimesse a casa, la raccomandazione più accorata alla moglie era di assicurarsi che i figli studiassero.
Eppure - ha osservato Vedovelli - “nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità, nessuno ha pensato di ricordarsi dell’emigrazione”.
Il direttore di America Oggi ha illustrato il suo pensiero sugli italiani in generale dicendo “se un giorno si riuscirà a mettere in testa agli italiani di cercare di rispettare le regole, allora l’Italia potrà superare la crisi”.
Al dibattito ha partecipato anche monsignor Hillary Franco che ha citato Cicerone: “la storia è maestra della vita” e da italoamericano ha aggiunto “ci avete dato la possibilità di imparare la lingua. In casa dei miei genitori non era permesso parlare altra lingua che l’italiano”.
Quando il microfono è tornato al giornalista ed autore Aprile, questi ha portato ad esempio il gesto dello stato del Massachusetts sulla triste vicenda di Sacco e Vanzetti.
“Il governatore ha riabilitato loro e le rispettive famiglie, dichiarando il 23 agosto giorno della memoria e ha chiesto scusa. In Italia - ha concluso - in 150 anni non è mai stato chiesto scusa a nessuna delle centinaia di migliaia di vittime del Sud”.

Nelle foto, dall'alto: l'auditorium, Vincenzo Marra, Giuseppe Casson, Anthony Tamburri, Michele Emiliano, Massimo Vedovelli, Andrea Mantineo, gli autori Lorenzo Del Roca (Polentoni) e Pino Aprile (Terroni).


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

martedì 8 novembre 2011

Al Consolato il saluto ai maratoneti con Franca Fiacconi, la Montefortiana festeggia con Laura Fogli








di Riccardo Chioni




Qualcuno soffre le conseguenze della fatica del giorno prima, altri invece sembra non abbiano neppure corso le 26.2 miglia: tutti però ieri erano a passeggio tra i canyon della Big Apple portando orgogliosamente al collo la medaglia, testimonianza del passaggio al traguardo della NYC Mrathon 2011.
A Park Avenue il console generale Natalia Quintavalle ha voluto salutare un gruppo atleti italiani guidati dalla portabandiera italiana Franca Fiacconi, già vincitrice della Maratona di New York e due rappresentanti dei 15 componenti la squadra azzurra dei parlamentari che hanno corso per beneficenza.
È a questi ultimi che il Console Generale ha rivolto il primo ringraziamento. “La vostra partecipazione alla Maratona dà un bellissimo esempio a tutti quanti e ci incita a fare una vita più sana e a fare un po’ di sport. Mi pare che la squadra sia andata bene perché sono arrivati tutti i parlamentari. Il vostro impegno è anche più importante perché sappiamo che ogni anno fate un fundrasing che quest’anno è dedicato al Centro Don Orione di Ercolano e anche questo è un altro esempio che serve a tutti noi”.
Il ministro Quintavalle è a New York da poco, ma ha già tastato il polso del personale che guida e ammette “noi in questo Consolato siamo poco sportivi, ma miglioreremo anche seguendo il vostro esempio”.
Poi si è rivolta alla docente, dottore in Scienza e Tecniche delle Attività Sportive e allenatrice di maratone, Franca Fiacconi ringraziandola per aver portato venerdì sera a Cantral Park la bandiera italiana lungo il percorso della Parata delle Nazioni assieme ad un folto gruppo di atleti azzurri.
Parlando più in generale il ministro Quintavalle ha sottolineato che “il Consolato è apertissimo a qualsiasi iniziativa che abbia un valore sociale, etico, che venga da Roma o da New York”.
Intanto ha promesso un maggiore impegno da Park Avenue per far sì che siano coinvolti di più gli italiani e gli italoamericani nel “bellissmo esercizio della Maratona di New York”.
L’onorevole Marcello Di Caterina si è spogliato della tuta azzurra e ha raccontato la sua avventura attraverso i 5 quartieri della Big Apple.
“Ho corso la mia Maratona con l’onorevole Valentini (che era al debutto della gara) e abbiamo avuto modo di apprezzare questa città straordinaria che ad ogni isolato dedicava ai runners grande solidarietà. Alla fine un po’ di sofferenza si è sentita, però - ha precisato Di Caterina - siamo arrivati tutti al traguardo, vivendo con intensità ogni momento. Questo vuole anche dire che quando ci si muove per cause giuste e con entusiasmo, non esistono bandiere politiche, ma esiste un’unica bandiera che è quella italiana”.
A Natalia Quintavalle i parlamentari hanno consegnato la medaglia commemorativa dei 150 anni dell’unificazione d’Italia e una maglietta simile a quelle indossate dai maratoneti di Montecitorio.
Non è stato solo un omaggio diplomatico, “così - ha aggiunto l’onorevole - le potrete indossare per correre la Maratona del prossimo anno”.
Mico Delianova Licastro, delegato del Coni negli Stati Uniti, ha presentato due alunni della Scuola d’Italia che hanno seguito i ragazzi che hanno partecipato ai Giochi della Gioventù, vincitori di un premio letterario con reportage sportivi.
Intanto, più a nord, al ristorante Cento Lire nella Upper East Side, sempre ieri si sono dato appuntamento gli atleti del Gruppo Sportivo Valdapone De Megni in provincia di Verona che partecipa alla Maratona di New York da oltre venti anni, per il tradizionale incontro con la stampa.
Anche i 32 maratoneti veneti hanno superato il traguardo e mostrano le medaglie che si portano a casa a testimonianza del grande evento. Gianluigi Pasetto della maratona Montefortiana precisa “l’importante è arrivare al traguardo. È dal 1989 che partecipiamo e qui troviamo tanti amici che vengono a correre anche da noi”.
La Montefortiana nei giorni 21-22 gennaio prossimi presenterà un nuovo percorso chiamato “Ecomaratona” che si snoderà sul territorio fuori dall’asfalto, senza pretese di tempi, tra le colline dei vigneti veneti sponsorizzata dalla Cantina Sociale di Monteforte.
Il presidente della Montefortiana Giovanni Pressi si è detto soddisfatto della sua prestazione alla corsa, ma ha osservato che “a New York si fa bene se si conosce, perché chi l’ha già fatta sa dove impegnarsi”.
Alla campionessa Laura Fogli che sulla Maratona di New York la sa lunga, America Oggi ha chiesto un giudizio su questa che si è appena corsa.
“Sicuramente affascinante. Poi io che l’ho vissuta anche a livello agonistico da atleta l’apprezzo ancor di più. Credo che non si riesca a darle il valore giusto definendola una grande gara, bisogna viverla stando in mezzo per capirne il valore. A livello agonistico - ha aggiunto la Fogli - credo sia stata veramente una grande gara con questi atleti che hanno vinto facendo il record del percorso. Domenica c’erano tutti gli ingredienti giusti per fare una buona prestazione ed è arrivata”.


Nelle foto, in alto: Franca Fiacconi e Natalia Quintavalle, l'on. Di Caterina ha consegnato la maglietta al ministro Quintavalle, un gruppo all'incontro al Consolato Generale e Laura Fogli.


RIPRODUZIONE DELLE VOTO VIETATA (c)

lunedì 7 novembre 2011

È tutto etiope l'alloro della NYC Marathon vinta da Geoffrey Mutai e Firehiwot Dado












di Riccardo Chioni







Una gara avvincente, carica di sorprese corsa dal numero record di 47.107 atleti che hanno dato vita alla 42.ma edizione della NYC Marathon al via ieri da Fort Wadsworth a Staten Island, fino a Central Park percorrendo i 5 quartieri della City.
Alle 9,10 il sindaco Michael Bloomberg assieme alla direttrice di gara Mary Wittenberg ha dato l’avvio con il tradizionale colpo di cannone. “È un grande evento e per viverlo arrivano qui da tutto il mondo. E corrono perché è divertente” ha commentato Bloomberg.
E mentre Frank Sinatra cantava “New York, New York", il Verrazzano Bridge si trasformava in un tappeto umano, mentre sotto nella baia, le lance dei vigili del fuoco fornivano uno spettacolare show d’acqua.
Una volta giunti sul territorio di Bay Ridge a Brooklyn i maratoneti hanno fatto il primo incontro musicale con la prima delle 130 band musicali lungo il percorso, la Tash Brothers Band che da venti anni segna il ritmo di marcia incoraggiando la corsa.
È qui che si è creato il momento magico nel settore femminile, quando la keniana Mary Keitany ha iniziato a dare un lungo distacco al gruppo ristretto di donne che s’era formato, facendo immaginare un nuovo record alla Maratona di New York.
Anche tra gli atleti, al quinto miglio è iniziato il distacco dal gruppo da parte di una decina di probabili vincitori, mentre a Staten Island proseguiva lo scorrimento della fiumana umana lungo il ponte.
A metà gara, al 13.mo miglio, la Keitany continuava a far ben sperare segnando il record di tutti i tempi, un evento storico seguito da un caloroso incitamento da parte del pubblico dietro le transenne, metro dopo metro.
Continua la sua corsa solitaria e quando sbircia dietro le sue spalle continua a non vedere nessuna concorrente all’orizzonte, arrivando al Queensboro Bridge che Keitany è già una superstar di questa edizione.
La formazione di 10 atleti staccatisi dal gruppo intanto a Greenpoint mostra di non avere alcuna fretta, sembrano molto rilassati, ad una considerevole distanza dai primi 7 mila che seguono in lontananza.
Al 17.mo miglio la keniana segna il tempo di 1:34:30, è ancora sola in testa alla gara e sembra non mollare il ritmo, ma i commentatori iniziano a chiedersi se ce la farà a reggere il passo fino al traguardo con la stessa energia.
Lungo il percorso in molti dietro le transenne hanno sventolato il tricolore e salutato il passaggio degli atleti italiani, anche se alla testa del primo grande gruppo non si è notata la presenza degli azzurri.
È all’imboccatura della First Avenue che si inzia a vedere nella testa maschile un certo fermento per assumere la prima posizione, mentre la Keitany sta già correndo nel Bronx la sua corsa solitaria accompagnata da applausi, lasciando un distacco di 1,30 minuti alle 4 donne che la seguono.
Gli occhi a questo punto sono tutti puntati su di lei che l’anno scorso era arrivata terza a New York, i commentarori sportivi sostengono di non aver mai visto una performance come la sua.
Preparano già i titoli: Keitany ha dominato la gara, mentre lei entra a Central Park e 98th Street a tempo record e l’opinione comune è che a questo punto nessuno la potrà superare.
Quando invece arriva la sorpresa. Al 24.mo miglio Keitany viene raggiunta da due donne e vanno a formare un terzetto in corsa verso il traguardo tra urla di incoraggiamento, facendo piombare la sala stampa della maratona in un silenzio di suspence per l’improvviso stravolgimento dei giochi.
“Vai Maria” grida un gruppetto di italiani in prossimità del traguardo alla keniana Keitany che però, sull’ultimo tratto cede e l’etiope Firehiwot Dado le strappa l’alloro all’ultimo momento.
L’attenzione si sposta quindi sugli uomini che stanno entrando a Central Park con il 23enne Geoffrey Mutai in testa che delude chi aveva scommesso che sarebbe stato stabilito un nuovo record femminile e si è dovuto ricredere, mentre invece la sorpresa è venuta dal gruppo maschile.
Geoffrey Mutai, keniano di 30 anni, primo alla NYC Marathon è l’unico che ha vinto anche quella di Boston e ieri si è aggiudicato il titolo di atleta più veloce, oltre ad una borsa di mezzo milione di dollari.
La direttrice di gara Mary Wittenberg regala abbracci a tutti coloro che solcano il traguardo a Central Park, mentre vola la proposta di trasformare la Maratona di New York in un prossimo futuro in una due giorni agonistica.
Tra gli oltre 47 mila partecipanti che rappresentano 125 paesi, ognuno ha un buon motivo per partecipare alla Maratona e ognuno ha un’esperienza vissuta da raccontare quando torna al suo paese.
Per farsi notare tra le decine di migliaia di maratoneti c’è stato chi si è messo le ali, chi si è vestito da clown, chi indossava uno smoking bianco con fiocchetto, chi seguiva la diretta su iPod correndo e persino chi ha celebrato il matrimonio sgambettando al 22.mo miglio: a fine gara partenza per la luna di miele in Italia.
Alle due del pomeriggio un biscione di teste era visibile dall’alto mentre si snodava dal Queensboro Bridge a Central Park formato da chi aveva ancora la forza di correre, chi segnava il passo stanco, chi era all’ultimo fiato in gola e chi barcollava.
Quest’anno la maratona è dedicata alla 9 volte vincitrice Grete Waitz scomparsa la scorsa primavera. A correre alla sua memoria c’era il marito e suo ex allenatore, Jack che non partecipava ad una gara da 17 anni “mi ha aiutato Grete a superare il traguardo” ha detto.
L’eccentrico evento sportivo che iniziò oltre quattro decenni fa con un centinaio di spettatori a Central Park, ieri ne ha contati quasi tre milioni lungo il percorso e oltre 330 milioni lo hanno visto in diretta televisiva in tutto il mondo.


Nelle foto, dall'alto: gli etiopi Firehiwot Dado e Geoffrey Mutai vincitori della Maratona, il passaggio di un gruppo nel Queens, il cronometro segna il tempo quando Mary Keitany transita nella Upper East Side di Manhattan, i dieci uomini che si sono staccati dai tanti.


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

domenica 6 novembre 2011

Il sindaco ai ferri corti con Occupy Wall Street e la protesta del "Bank Transfer Day"








di Riccardo Chioni



A City Hall sono tutti con la bocca cucita, ma è opinione diffusa che il sindaco Michael Bloomberg sta cercando di prendere le distanze da Occupy Wall Street, meditando anche lo sfratto forzato di Zuccotti Park, in seguito alla tesione creatasi dopo le accuse scambiate vicendevolmente tra i due interlocutori.
Venerdì gli indignati di Occupy Wall Street avevano accusato il sindaco di rivoltare i fatti dopo che Bloomberg aveva dichiarato che gli accampati mettono in pericolo i newyorkesi non denunciando i crimini commessi a Zuccotti Park.
Nel perimetro di Zuccotti Park, nelle vicinanze di Cedar Street, intanto è stata eretta una tenda “rosa” stile militare chiamata “safe house” riservata a sole donne, una decisione assunta in seguito ad un paio di atti osceni nei confronti di donne accampate.
Vi prenderanno posto in una trentina, al riparo da predatori sessuali che s’aggirano nell’accampamento. Una giovane di Park Slope nel Queens a Zuccotti Park tuttavia non ha esitato a sottolineare di sentirsi più sicura nell’accampamento che nel suo rione dove imperversa la violenza sessuale.
Questo, mentre il popolo di Occupy Wall Street marciava verso lo showroom di T-Mobile nella Lower Manhattan per portare solidarietà ai dipendenti della società di comunicazioni, in lotta per quelle che definiscono tattiche anti-sindacali attuate dall’azienda.
Ieri invece la destinazione degli indignados è stata Foley Square per sostenere l’opposizione del movimento Occupy Wall Street di fronte alla United States Court House contro un ventilato accordo con le banche coinvolte in pignoramenti abusivi.
Una notizia-sollievo per molti dentro e fuori Zuccotti Park è apparsa ieri sulla wesite di Occupy Wall Street: “Toilets: Installed”.
Sono tre al momento, installate in un locale di un edificio a due isolati dal Parco, una notizia gradita dagli accampati a Zuccotti Park, ma anche dagli abitanti ed esercenti della zona tutt’attorno che recentemente avevano sonoramente reclamato per la confusione e le condizioni sanitarie, a causa dell’uso del suolo pubblico per le esigenze fisiologiche del popolo di Occupy Wall Street.
Le toilette sono state donate da sostenitori del movimento. Han Shan, portavoce nominato dall’Assemblea Generale del movimento, ha riferito di non sapere quanto sia costata la donazione, aggiungendo che Occupy Wall Street aveva terntato inutilmente per settimane di ottenere il permesso per installarle nel parco. Sono state collocate in un locale di stoccaggio messo a disposizione dalla United Federation of Teachers nel proprio edificio lungo Broadway.
La giornata di ieri è stata caratterizzata soprattutto dalla protesta contro le grandi banche americane, da New York a San Francisco 80 mila persone in collegamento su Facebook hanno pubblicamente trasferito i propri conti correnti accesi su grandi banche alle piccole e cooperative che - tra l’altro - offrono pure condizioni più vantaggiose per i clienti.
L’idea della protesta, o meglio del trasloco da una mega-banca a una credit union è nata dalla base un mese fa circa ed è identificata come “Bank Transfer Day”, ampiamente pubblicizzata dal movimento Occupy Wall Street, dopo l’annuncio di Bank of America di addebitare 5 dollari ai correntisti che adoperasno la debit-card.
Non è detto che il sia pure accorato movimento di trasferte di conti messo in atto ieri vada a scalfire titani del settore bancario come Chase, il più grande istituto della nazione che conta 26.5 milioni di correntisti.
Ma il gesto è simbolico: è il segnale dato alle banche che il cliente può disporre di un’alternativa per ribattere all’ingordigia, specialmente quando gli addebiti gratuiti hanno l’aggravante di venire imposti in un momento di profonda difficoltà per i portafogli del “99 per cento” della popolazione, come recita lo slogan di Occupy Wall Street.
I primi dati raccolti nel “Bank Transfer Day” offrono un quadro preciso della rabbia dei consumatori newyorkesi e americani più in generale. La Navy Federal Credit Union, la maggiore nella nazione, ha visto lievitare i suoi clienti del 38 per cento, tutti ingiuriati dal comportamento di Bank of America.
Alla Lower East Side People’s Federal Credit Union hanno contato 55 nuovi clienti la settimana, una quarantina in più della norma e commentano “ormai, il danno è fatto” riferendosi alle banche ingorde.
In totale, dal 29 settembre, quando è stato lanciato il “Bank Transfer Day” nelle casse delle credit union sono entrati 4.5 miliardi di dollari, immessi da nuovi correntisti: 650 mila frustrati dalle proprie banche.


Nelle foto, in alto: la protesta a Foley Square, un giovane indignado si ripara dal freddo, un arresto alla dimostrazione di ieri alla Corte, si erige la tenda "rosa".


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)