
di Riccardo Chioni
A rischio non c’è solo “La Traviata” di Verdi, la prima nel cartellone della NY City Opera, ma l’intera stagione operistica della celebrata istituzione culturale newyorkese che sabato notte ha abbandonato il tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro di musicisti e cantanti.
Da oggi, così ha annunciato nella notte la NYC Opera, saranno lasciati a casa i componenti dell’orchestra e i cantanti, mentre vengono altresì sospese le prove dell’opera per l’imminente apertura di stagione.
Ma questa decisione assunta dalla NYC Opera dopo la brusca interruzione dell’ultimo incontro sindacale getta anche ombre sul futuro della stessa, che a maggio dello scorso anno aveva annunciato di lasciare il Lincoln Center for Performing Arts che l’ospitava dal 1966, per diventare itinerante in altri teatri metropolitani.
Oggi, sul palcoscenico della Brooklyn Academy of Music avrebbero dovuto iniziare le prove de “La Traviata”, l’opera di Verdi che avrebbe dovuto aprire la stagione il prossimo 12 febbraio, invece è giunto l’ordine della NYC Opera di fermare i lavori.
Questa non è la prima e neppure l’ultima delle tribolazioni a cui sta facendo fronte l’istituzione operistica newyorkese che lo scorso anno oltre a lasciare il Lincoln Center, ha pure abbondantemente procurato tagli al bilancio portandolo dai 31 milioni di dollari a 13 e ora una aspra disputa sindacale che mette in pericolo l’intera stagione.

Al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro erano seduti per tre settimane, oltre al mediatore federale, i rappresentanti sindacali del American Guild of Musical Artists, la Local 802 of the Associated Musicians of Greater New York e quelli della NYC Opera, senza tuttavia riuscire a raggiungere un accordo.
I responsabili della NY City Opera hanno riferito di non avere altra scelta a questo punto, se non il blocco delle prove, altrimenti rischiano di retruire artisti e musicisti che magari entrano in sciopero alla prima dell’opera.
Il general manager di City Opera, George Steel in un comunicato ha biasimato il comportamento dei sindacati che si ostinano a porre paletti alla negoziazione.
“Lo abbiamo ripetuto fino alla noia: dobbiamo traghettarci verso un nuovo modello adottato dalla maggior parte delle opera house - ha scritto Steel - e retribuire la gente soltanto per il loavoro che esegue”. Poi, in merito alla vertenza sindacale, ha aggiunto: “Siamo andati oltre le offerte sindacali rispetto al modello prefissato mettendo sul tavolo delle trattattive centinaia di migliaia di dollari sottoforma di aumenti salariali, benefici e assicurazione, ma i sindacati continuano a ostacolare il raggiungimento di un accordo”.
Due sono i punti caldi al tavolo della negoziazione: la proposta della opera house di eliminare dozzine di posti di lavoro e la riduzione dagli attuali 40 mila dollari annuali a 4 mila il compenso dei componenti di orchestra e interpreti.

“Certo, come in passato, abbiamo fatto sacrifici per assicurare continuità a questa grande istituzione musicale newyorkese - ha commentato il bassista Gail Kruvand facente parte del comitato sindacale -. Durante la mediazione di sabato notte abbiamo accettato concessioni in materia salariale, ma l’intransigenza di Steel nel rigettare ogni nostra costruttiva controproposta mette in ginocchio questo tesoro culturale”.
Il contratto di lavoro delle due parti dell’orchestra che aderiscono ai sindacati Agma e Local 802 era scaduto nell’aprile del 2010.
Commentando la notizia dell’interruzione delle trattative e del conseguente annuncio del blocco delle prove e della prima della prima opera in calendario, il direttore esecutivo del American Guild of Musical Artists, Alan Gordon ha dichiarato “è un brutto giorno per quella che una volta era una grande icona culturale” rivolgendosi a NY City Opera.
“Con tutte le concessioni che sono state approvate dai sindacati per mantenere vibrante la compagnia, è una vergogna che City Opera non voglia fare un passetto in più per mantenere viva la tradizione” ha aggiunto Gordon.
Dalla City Opera non è arrivato invece alcun commento e la portavoce Risa Heller si è limitata a dire che le trattattive potrebbero proseguire, ma che preferiscono mantenere il silenzio stampa.
Nelle foto, dall'alto: una dimostrazione sindacale dei musicisti, la Opera House al Lincoln Center, una locandina de "La Traviata".
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