di Riccardo Chioni
All’appuntamento col 37mo dinner dance per celebrare il 63mo anniversario della fondazione dei Brooklyn Italians presso la sala ricevimenti El Caribe, sabato sono arrivati 320 sostenitori e un gradito ospite a sorpresa.
L’America calcistica riconosce l’antica esistenza dei Brooklyn Italians non solo come sinonimo di affermati campioni approdati in Italia, ma anche come una gloriosa storia sportiva ampiamente documentata da successi.
Durante la serata presentata da Ludovico Masucci sono stati consegnati riconoscimenti a John Saia, al quale è andato il “2012 Man of the Year” e a Federico DeMarco il premio “2012 Sportsman of the Year”.
Tra gli ospiti anche il comptroller della contea di Nassau, George Maragos candidato al senato di Washington, il quale ha annunciato che presto la sua contea si fornirà di un campo esclusivamente dedicato al gioco del calcio, assicurando che sarà un modello simbolo del soccer in America.
Alla presidenza dei leggendari Brooklyn Italian si trova, da un quarto di secolo, Jerry Valerio che del calcio ha fatto la ragione della sua vita.
“Quando sono stato eletto nel 1987 qualcuno disse che la mia presidenza sarebbe durata al massimo qualche mese, invece sono trascorsi venticinque anni e sono ancora in carica. Nei primi tre anni - ha raccontato Valerio - abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere e nel 1990 si è avverato il mio sogno quando i Brooklyn Italians hanno vinto la Challenge Cup. È stato un sogno anche riuscire a giocare partite a livello internazionale, incontri ufficiali, non amichevoli”.
E questo si materializzava all’inizio della gestione Valerio, che però aspirava alla conquista di altri allori, questa volta sul territorio italiano.
“Il mio secondo sogno era di andare a vincere in Italia il torneo Enzo Ferrari. Ce lo siamo aggiudicato due volte, mai una squadra americana aveva vinto un torneo in Italia, ci siamo riusciti nel 1997 con i ragazzi di 14 anni, quando nella squadra del Bari giocava Cassano. Nel 2001 - ha proseguito Valerio - abbiamo vinto il torneo dei 18 e 20 anni, dico 20 anni perché ogni squadra poteva mettere in campo quattro giocatori fuori quota e la Juventus, che noi abbiamo battuto 1-0, nelle sue file aveva piazzato giocatori che oggi sono in prima divisione. Queste sono le due più grosse soddisfazioni della nostra società”.
Una società mitica che conta due trofei Lamar Hunt US Open Cup Championship conquistati nel 1979 e nel 1992, ma sono soltanto un paio degli oltre 250 in esposizione nella sede dei Brooklyn Italians lungo 18th Avenue.
“La nostra è una società molto ricca e molto prestigiosa e non credo che in America ci sia una squadra italiana come i Brooklyn Italians” ha sottolineato Valerio.
Mentre l’organizzazione si avvia al compimento dell’età pensionistica, in realtà alla soglia dei suoi 65 anni, i Brooklyn Italians stanno vivendo un rinascita con le giovani leve in prima fila.
“Joe Barone ha creato il torneo di tre giorni durante il Columbus Day, è una risorsa che fa invidia a qualiasi altra organizzazione calcistica, è riuscito a portare a Brooklyn 195 squadre provenienti dall’America e dal Canada”.
Alle attività dei Brooklyn Italian si affianca anche la scuoola calcio, affiliata con la AS Roma.
“Attualmente abbiamo 14 squadre di ragazzi da 6 a 18 anni, siamo affiliati con la Roma da 3 anni. A dire il vero - ha aggiunto il presidente - temevamo che la nuova proprietà americana della Roma avrebbe ostacolato i nostri rapporti, ma le nostre paure sono state fugate e forse il nostro rapporto sarà ulteriormente rafforzato”.
L’organizzazione dei Brooklyn Italians sui campi di calcio d’America è nota anche per aver allevato giocatori diventati campioni di qua e di là dall’Atlantico e la tradizione continua ancora.
“Abbiamo delle star emergenti. Ce ne sono, ce ne sono, uno in particolare è una vera promessa del calcio” ha concluso Valerio.
A sorpresa e a sottolineare l’accresciuto interesse della AS Roma nei confronti dei Brooklyn Italians, è giunto a El Caribe il vice presidente della squadra, Joe Tacopina per consegnare al chairman Frank Casamento e al presidente Jerry Valerio un gagliardetto della Roma ed una maglietta autografata da Totti.
Tacopina, originario di Brooklyn, conosce bene l’organizazione con 63 anni di storia alle spalle.
“È un club leggendario e spero che un giorno non lontano i Brooklyn Italians possano giocare con la nostra squadra” ha auspicato Tacopina.
Nelle foto, in alto: Jerry Valerio, John Saia e Joe Barone, Stefano Conigliaro e Federico DeMarco, Joe Tacopina.
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