
di Riccardo Chioni
Il sindaco Michael Bloomberg punta i piedi e passa all’azione legale pur di non diffondere il rapporto critico sul sistema d’ergenza 911 perché considerato inaccurato, mentre domani il giudice deciderà se mantenerlo secretato in un cassetto di City Hall, o renderlo invece di dominio pubblico.
E subito si è scatenata la bufera sull’amministrazione Bloomberg per il rapporto affidato ad una società di consulenza che critica chiaramente i ritardi e lo straordinario raddoppio del costo, attualmente a 2 miliardi di dollari per la messa a punto del sistema integrato d’ergenza 911 nell’invio di soccorsi.
Venerdì durante il consueto appuntamento radiofonico, Michael Bloomberg rispondendo ad una domanda degli ascoltatori in merito al rapporto che rifiuta di rendere pubblico, ha detto: “Non si può prendere un elaborato che non è ancora stato controllato nell’acuratezza e renderlo pubblico, solo perché all’improvviso tutti sostengono che è la verità. Quando avremo un rapporto finale lo diffonderemo”.
Il Manhattan borough president Scott Stringer non se la prende col sindaco che chiede una revisione dei dati, ma non gli piace la strada legale che ha intrapreso e si augura che il sindaco cambi rotta prima dell’udienza di lunedì.
I cambiamenti previsti per il sistema d’emergenza 911 sono finiti nell’occhio del ciclone ed hanno scatenato controversie per la lungaggine del completamento del progetto, ma soprattutto per il costo che da un miliardo di dollari liveitato a due, un onere questo tutto sulle spalle dei contribuenti di New York City.
Le ragioni del raddoppio del costo sono dovute, in parte, anche al rimpiazzamento di appaltatori che non avevano rispettato tempi e preventivi, ma anche a causa della ruggine tra i corpi di polizia e pompieri nella suddivisione delle operazioni e, non ultimo, la nebulosa macchina burocratica dell’amministrazione di City Hall.
Stringer, da molti considerato uno dei candidati il prossimo anno alla poltrona ricoperta attualmente da Bloomberg, commentando il lungo iter burocratico dei cambiamenti del sistema 911 e i costi vertiginosi ha detto: “City Hall ci ha tenuti all’oscuro per troppo tempo”, sottolineando che il sistema dei soccorsi non è uno scherzo, che la posta in ballo è molto alta: si tratta di vita o di morte quando si parla di soccorsi.
“La sicurezza e la salvezza della nostra città - ha aggiunto Stringer - richiede un’azione imnmediata. Qualsiasi sia la ragione, venga e dia spiegazioni”, rivolgendosi al sindaco e al rapporto che tiene secretato.
A metà settimana, durante una conferenza stampa in Queens, il sindaco era stato assalito dalle domande sul rapporto, ma quasi infastidito dall’attenzione dei media, Bloomberg aveva risposto che sarà reso noto solo quando sarà revisionato, escludendo a priori che vi siano lacune nel sistema.
“Il responso (alle chiamate di soccorso, ndr) non è mai stato più veloce. I decessi negli incendi e per incidenti sono al minimo storico. Segno che le cose stanno funzionando. Se i soccorsi salvano vite umane e offrono servizi migliori che in qualsiasi altra parte, allora dico: tante grazie” aveva tagliato corto Bloomberg.
Secondo indiscrezioni il rapporto contenuto in 216 pagine intitolato “911 CPR”, redatto dalla società di consulenza Winbourne Consulting con sede ad Arlington in Virginia, metterebbe il dito sulla piaga dei costi astronomici per la realizzazione del progetto, domandandosi peraltro se siano stati ben investiti i quattrini dei contribuenti.
Ma la domanda più importante posta nelle conclusioni del rapporto e che attende un responso è: se il nuovo sistema abbia piuttosto creato un rallentamento nei soccorsi dal momento della chiamata all’attivazione dei responsabili: una questione insomma di vita o di morte.
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