di Riccardo Chioni
A distanza di 33 anni il “cold case” sulla scomparsa di Etan Patz, il bambino di 6 anni che il 25 maggio 1979 era uscito di casa per recarsi a scuola e dopo pochi passi era svanito nel nulla, sembra complicarsi ulteriormente.
Ieri, per il terzo giorno, agenti dell’Fbi e del Nypd affiancati da un medico legale e da un antropologo hanno continuato a scavare nel seminterrato al 127B Prince Street portando all’esterno pezzi di cemento e pareti di cartongesso, nella speranza di recuperare i resti di Etan o qualche nuova prova.
La settimana scorsa, dopo un decennio di relativa calma, il caso di Etan Platz aveva portato gli investigatori a riaprire le indagini dopo che i cani cerca cadaveri avevano avvertito la presenza di qualcosa nello scantinato al centro dell’attenzione.
Gli investigatori sembrano piuttosto fiduciosi. “Le forze dell’ordine sono cautemante ottimiste, ma questo che stiamo esaminando è solo un filone di tanti” ha detto il portavoce dell’Fbi, Tim Flannelly.
Oggi, come 33 anni fa, il “caso Etan” è tornato alla ribalta dei media e i genitori che abitano a due passi possono vedere dalle finestre del loro loft gli agenti che proseguono le ricerche lungo Prince, evitando incontri con la stampa.

Sandie Vega, che al tempo della sparizione aveva la stessa età di Etan, ieri ha detto “nessuno riusciva a capire come era potuto accadere, questo era un rione tranquillo e sicuro, una piccola comunità. Avevamo sospettato che si trattasse di qualcuno estraneo alla zona”.
La scomparsa del piccolo Etan aveva mobilitato oltre 300 agenti e un numero imprecisato di volontari che avevano praticamente setacciato l’area dagli scantinati ai tetti, mentre i genitori di Etan, Stan e Julie avevano offerto una ricompensa di 25 mila dollari per chi fornisse informazioni sul caso.
La clamorosa scomparsa del piccolo di SoHo era diventata un caso internazionale quando nel 1986 era stata segnalata la presenza di un bambino somigliante a Etan in Israele dove la polizia aveva fatto circolare flyer con la sua foto, senza tuttavia ricevere ulteriori informazioni.
Col tempo era emerso un sospetto, tale Jose Ramos, un vagabondo che faceva il filo alla bambinaia di Etan, il quale quando era stato arrestato negli anni Ottanta per furto aveva in tasca una foto di Etan.
Per gli investigatori tuttavia non si sono mai concretizzate prove sufficienti che lo incastrassero in questa vicenda. Ma nel 2000 era stato lo stesso Ramos a gettare una nuova luce sul caso, quando ad un compagno di cella in un penitenziario della Pennsylvania dove è ancora rinchiuso fino a novembre per violenza su due bambini, aveva confidato che era con Etan il giorno in cui è scomparso.
“Etan è morto. Non ci sono resti e non troveranno mai il suo corpo” aveva detto Ramos in carcere, portando di nuovo i detective a rivedere il “cold case”.

I casi di persone scomparse, come gli omicidi - ha spiegato Joseph Pollini, ex tenente del Nypd - dopo sei mesi rientrano nella categoria “cold case”, anche se non vengono mai archiviati. Così come il caso di Etan tornato attivo da quando il procuratore Cyrus Vance due anni fa lo aveva riaperto.
“Questo tipo di casi - ha precisato Pollini, attualmente docente presso il John Jay College of Criminal Justice - vengono mantenuti sotto osservazione da qualcuno, ma l’attenzione chiaramente tende a diminuire col tempo. Non c’è nulla che si possa fare, se non emergono novità”.
L’Fbi e il Nypd sono tornati in quel “basement” perché hanno appurato che era stato pavimentato dopo la scomparsa di Etan, ma anche perchè sono emersi altri particolari sull’individuo che lo occupava al tempo.
Era il carpentiere Othniel Miller che oggi ha 76 anni, ascoltato più volte durante le indagini, l’ultima mercoledì scorso, che ha condotto gli investigatori in quello scantinato, dopo avere scoperto che il pavimento del locale di 13 per 62 piedi era stato cementato dopo la scomparsa di Etan.
Miller - hanno precisato le autorità di polizia - non è sospettato, ma viene considerato una persona informata dei fatti. Ora, alla luce anche della denuncia sporta dalla sua ex moglie, secondo cui l’anziano falegname avrebbe violentato la nipote a qualche anno di distanza dalla scomparsa di Ertan, una circostanza finora ignota alle autorità.
Nelle foto (AP/America Oggi), in alto: il portavoce del Nypd, Paul Browne informa la stampa, l'Fbi sul luogo degli scavi e i mezzi della scientifica parcheggiati a Prince street.

Nessun commento:
Posta un commento