martedì 22 maggio 2012

Ancora all'Italia la leadership delle piastrelle al salone internazionale dell'arredo al Javits Center

Una delle novità per terrazza o giardino alla International Contemporary Furniture Fair al Javits Convention Center




di Riccardo Chioni
 
A chiusura al Javits Center dell’esposizione internazionale dell’arredamento, l’Italia finisce mantenendo la posizione di leadership in termini di qualità, a conferma che le piastrelle Made in Italy sono apprezzate in tutto il mondo.
Nel padiglione italiano l’agenzia per la promozione all’estero Ice e Confindustria Ceramica hanno allestito Ceramics of Italy, una vetrina al centro dell’attenzione in cui 9 aziende hanno mostrato le ultime tendenze di interior design, sfoggiando punti di vantaggio come tradizione e creatività, unite alla ricerca tecnologica e innovazione.
Aniello Musella direttore Ice, Cristina Faedi, Filippo Manuzzi
Durante la 4 giorni dell’arredo chiamata International Contemporary Furniture Fair, una folla di 25 mila visitatori tra architetti, designer, importatori e stampa specializzata ha visitato gli stand del più importante show del settore della East Coast.
Le aziende che producono piastrelle italiane, come vuole la tradizione oramai da 4 anni, raccolgono il seminato, sia quelle con produzione in Italia, che altre che hanno aperto stabilimenti di produzione sul territorio statunitense.
Queste ultime in particolare raccolgono i frutti di investimenti che in pratica le hanno portate ad emergere, conquistandosi il 50 per cento del mercato delle piastrelle a stelle e strisce.
Lo conferma Cristina Faedi, responsabile della promozione di Confindustria Ceramica, in visita allo show.
“Abbiamo anche questa virtù che, alla fine, la produzione americana di fatto è italiana. Possiamo quindi vantare anche questo plus. Sicuramente - ha precisato - quello che viene prodotto qui dalle aziende italiane che hanno impianti o commercializzazione, ha uno stile prettamente improntato alle esigenze di questo mercato”.
È cronaca delle ultime settimane: il mercato dell’edilizia sta mostrando segnali di ripresa e la Big Apple è l’immagine di un immenso cantiere in ogni direzione si guardi.
Visitatori di uno stand luce
“Vista anche un po’ la ripresa del mercato americano nel settore dell’edilizia, che fa ben sperare per il futuro, speriamo che aumentino le vendite” ha auspicato Cristina Faedi.
Quando si parla di produzione di piastrelle Made in Italy, ha assicurato, si parla di qualità totale.
“È la verità. Si va da uno stile, da un design, alla qualità delle materie prime, a impianti di tecnologia sofisticata, fino ad un rispetto dei lavoratori che non tutti i nostri concorrenti possono vantare ad esempio, fino all’affidabilità delle nostre aziende”.
Filippo Manuzzi delle Ceramiche Sant’Agostino di Ferrara ha spiegato che la sua è una delle aziende con produzione cento per cento Made in Italy, che vanta insomma una tradizione.
“Il mercatoamericano vale in maniera stabile circa il 10 per cento del nostro fatturato, tra Stati Uniti e Canada” ha dichiarato Manuzzi sottolineando che l’intera produzione italiana “comporta costi superiori, doversi sforzare ogni anno per avere un prodotto dal punto di vista tecnologico e di design sempre più ricercato e che gli americani accettino di pagare un prezzo un po’ più alto rispetto ad un prodotto fatto negli Stati Uniti”.
Enrico Guazzi
Il prezzo italiano tra i competitor che vanno dalla Cina al Messico passando per Turchia e Spagna, è sicuramente più elevato, giustificato da una qualità, ricerca e innovazione che gli altri paesi produttivi non hanno, ha osservato Manuzzi.
E al contrario del pianeta America, dove si vede la luce in fondo al tunnel della crisi delle costruzioni, il futuro sul mercato domestico, dove l’azienda Ceramica Sant’Agostino vende il 50 per cento della produzione, la situazione è invece, secondo Manuzzi, “ancora molto incerta”.
Una delle aziende italiane che ha avviato la produzione sul territorio statunitense è Lea Ceramiche, parte di un gruppo che nel 2007 ha acquisito stabilimenti produttivi nel Kentuky rinnovando la struttura industriale e avviando una produzione americana anche per il marchio Lea.
“La decisione - ha spiegato Enrico Guazzi, area manager dell’azienda Lea - è derivata dal fatto che il mercato americano, soprattutto della distribuzione al giorno d’oggi necessita di una produzione locale, perché l’esportazione è diminuita molto rispetto ad alcuni anni fa, la tecnologia è diventata molto migliore rispetto a qualche anno fa e, alla fine, riusciamo a offrire un prodotto di un certo livello di produzione americana, che è quello che richiede il mercato”.
Uno stand del salone al Javits Center
Lea Ceramiche quest’anno al Javits Center ha messo in vetrina novità come finiture del porcellanato molto sottile, con una procedura sviluppata in Italia e considerata rivoluzionaria, una creazione di cui in casa Lea vanno molto orgogliosi.
“Perché noi aggiungiamo agli impasti del materiale ceramico e materie vetrose che durante la cottura si sciolgono e rendono la superficie molto morbida, quasi una resina. Inoltre, abbiamo presentato il progetto Kravitz Design di decoro da rivestimento, una serie sviluppata in collaborazione con lo studio design Kravitz di New York, che prende ispirazione dalla goccia dell’acqua crerando superfici e luci che rendono l’ambiente molto più interessante rispetto ad un muro piatto monocromatico”.
Alla domanda se c’è qualcuno al mondo che può superare creatività e ganialità italiana, Guazzi ha risposto deciso “solo un altro italiano”.   


RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)

Nessun commento:

Posta un commento