| Una delle novità per terrazza o giardino alla International Contemporary Furniture Fair al Javits Convention Center |
di Riccardo
Chioni
A
chiusura al Javits Center dell’esposizione internazionale dell’arredamento, l’Italia
finisce mantenendo la posizione di leadership in termini di qualità, a conferma
che le piastrelle Made in Italy sono apprezzate in tutto il mondo.
Nel padiglione
italiano l’agenzia per la promozione all’estero Ice e Confindustria Ceramica hanno
allestito Ceramics of Italy, una vetrina al centro dell’attenzione in cui 9
aziende hanno mostrato le ultime tendenze di interior design, sfoggiando punti
di vantaggio come tradizione e creatività, unite alla ricerca tecnologica e innovazione.
| Aniello Musella direttore Ice, Cristina Faedi, Filippo Manuzzi |
Durante la 4
giorni dell’arredo chiamata International Contemporary Furniture Fair, una
folla di 25 mila visitatori tra architetti, designer, importatori e stampa
specializzata ha visitato gli stand del più importante show del settore della
East Coast.
Le aziende che
producono piastrelle italiane, come vuole la tradizione oramai da 4 anni,
raccolgono il seminato, sia quelle con produzione in Italia, che altre che
hanno aperto stabilimenti di produzione sul territorio statunitense.
Queste ultime in
particolare raccolgono i frutti di investimenti che in pratica le hanno portate
ad emergere, conquistandosi il 50 per cento del mercato delle piastrelle a
stelle e strisce.
Lo conferma Cristina
Faedi, responsabile della promozione di Confindustria Ceramica, in visita allo
show.
“Abbiamo anche
questa virtù che, alla fine, la produzione americana di fatto è italiana.
Possiamo quindi vantare anche questo plus. Sicuramente - ha precisato - quello
che viene prodotto qui dalle aziende italiane che hanno impianti o
commercializzazione, ha uno stile prettamente improntato alle esigenze di
questo mercato”.
È cronaca delle
ultime settimane: il mercato dell’edilizia sta mostrando segnali di ripresa e la
Big Apple è l’immagine di un immenso cantiere in ogni direzione si guardi.
| Visitatori di uno stand luce |
“Vista anche un
po’ la ripresa del mercato americano nel settore dell’edilizia, che fa ben
sperare per il futuro, speriamo che aumentino le vendite” ha auspicato Cristina
Faedi.
Quando si parla
di produzione di piastrelle Made in Italy, ha assicurato, si parla di qualità
totale.
“È la verità. Si
va da uno stile, da un design, alla qualità delle materie prime, a impianti di
tecnologia sofisticata, fino ad un rispetto dei lavoratori che non tutti i
nostri concorrenti possono vantare ad esempio, fino all’affidabilità delle
nostre aziende”.
Filippo Manuzzi
delle Ceramiche Sant’Agostino di Ferrara ha spiegato che la sua è una delle
aziende con produzione cento per cento Made in Italy, che vanta insomma una tradizione.
“Il
mercatoamericano vale in maniera stabile circa il 10 per cento del nostro
fatturato, tra Stati Uniti e Canada” ha dichiarato Manuzzi sottolineando che l’intera
produzione italiana “comporta costi superiori, doversi sforzare ogni anno per
avere un prodotto dal punto di vista tecnologico e di design sempre più
ricercato e che gli americani accettino di pagare un prezzo un po’ più alto
rispetto ad un prodotto fatto negli Stati Uniti”.
| Enrico Guazzi |
Il prezzo
italiano tra i competitor che vanno dalla Cina al Messico passando per Turchia
e Spagna, è sicuramente più elevato, giustificato da una qualità, ricerca e
innovazione che gli altri paesi produttivi non hanno, ha osservato Manuzzi.
E al contrario
del pianeta America, dove si vede la luce in fondo al tunnel della crisi delle
costruzioni, il futuro sul mercato domestico, dove l’azienda Ceramica Sant’Agostino
vende il 50 per cento della produzione, la situazione è invece, secondo
Manuzzi, “ancora molto incerta”.
Una delle aziende
italiane che ha avviato la produzione sul territorio statunitense è Lea
Ceramiche, parte di un gruppo che nel 2007 ha acquisito stabilimenti produttivi
nel Kentuky rinnovando la struttura industriale e avviando una produzione
americana anche per il marchio Lea.
“La decisione -
ha spiegato Enrico Guazzi, area manager dell’azienda Lea - è derivata dal fatto
che il mercato americano, soprattutto della distribuzione al giorno d’oggi
necessita di una produzione locale, perché l’esportazione è diminuita molto
rispetto ad alcuni anni fa, la tecnologia è diventata molto migliore rispetto a
qualche anno fa e, alla fine, riusciamo a offrire un prodotto di un certo
livello di produzione americana, che è quello che richiede il mercato”.
| Uno stand del salone al Javits Center |
Lea Ceramiche quest’anno
al Javits Center ha messo in vetrina novità come finiture del porcellanato molto
sottile, con una procedura sviluppata in Italia e considerata rivoluzionaria,
una creazione di cui in casa Lea vanno molto orgogliosi.
“Perché noi
aggiungiamo agli impasti del materiale ceramico e materie vetrose che durante
la cottura si sciolgono e rendono la superficie molto morbida, quasi una
resina. Inoltre, abbiamo presentato il progetto Kravitz Design di decoro da
rivestimento, una serie sviluppata in collaborazione con lo studio design Kravitz
di New York, che prende ispirazione dalla goccia dell’acqua crerando superfici
e luci che rendono l’ambiente molto più interessante rispetto ad un muro piatto
monocromatico”.
Alla domanda se c’è
qualcuno al mondo che può superare creatività e ganialità italiana, Guazzi ha
risposto deciso “solo un altro italiano”.
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