| Un gruppo di ebrei lungo la passeggiata di Coney Island |
di Riccardo Chioni
Non è stata una partita dei Mets a far registrare ieri il
tutto esaurito al City Field, ma un raduno di oltre 40 mila ebrei ultra-ortodossi,
solo uomini, che hanno affollato lo stadio per ascoltare i più preminenti
rabbini sui rischi rappresentati da internet.
E siccome sin da mercoledì scorso, giorno in cui è stato
dato l’annuncio del rally, i biglietti al costo di 10 dollari sono andati a
ruba, gli organizzatori hanno affittato anche il vicino Arthur Ashe Stadium in
Queens che ospita gli Open di tennis, dove hanno trovato posto altri 20 mila
uomini ebrei ultra-ortodossi.
Nessuno conferma, ma corre voce che l’affitto per la
giornata di ieri dei due stadi sia costata agli organizzatori qualcosa come un
milione e mezzo di dollari: un appuntamento voluto dal gruppo di rabbini Ichud
Hakehillos Letohar Hamachane, tradotto in inglese Union of Communities for the
Purity of the Camp.
Alle donne non è consentito partecipare agli eventi nei
due stadi mescolandosi agli uomini.
Così, per loro il rally è stato trasmesso in diretta
televisiva in alcune scuole e sale riunioni nei rioni di Borough Park e
Flatbush a Brooklyn dove risiedono corpose comunità e in altre località
americane e internazionali, secondo quanto riferito dal quotidiano Hamodi che
serve gli ortodossi.
La folta comunità ebrea ultra-ortodossa si è mobilitata
contro il “pericolo internet” in un raduno senza precedenti per mettere in
guardia dai pericoli della rete e spiegare come usare la moderna tecnologia
secondo i principi religiosi.
Gli oratori non hanno chiesto alla vasta audience di
bandire internet, hanno voluto sensibilizzare sulla minaccia che la stessa
comporta per molti aspetti della vita degli individui, mettendo in primo piano
la pornografia, il gioco d’azzardo e i social media “perditempo”, colpevoli di
distrarre dalla concentrazione e la preghiera ininterrotta.
Gli organizzatori sono leader di una setta
ultra-ortodossa che rifiuta molteplici aspetti della vita moderna.
Ad esempio, le donne devono vestire modestamente e
indossare la parrucca se sposate, mentre gli uomini usano un copricapo nero e
barba lunga, i figli vengono educati nelle scuole ebraiche e Yiddish
rappresenta la lingua primaria per molti.
Bandito o scoraggiato l’uso del piccolo schermo, anche se
molti ultra-ortodossi adoperano internet su computer e smartphone per motivi di
lavoro, mentre alcune società provvedono a fornire smartphone “kosher” e
programmi per limitare l’uso della rete.
Le istruzioni per l’uso di nuova tecnologia approvata dai
rabbini a difesa del nemico internet è illustrata in un opuscolo che ieri è
stato distribuito ai partecipanti al megaraduno negli stadi newyorkesi.
Il docente di psicologia presso il Queens College, Samuel
Heilman autore di molte pubblicazioni sugli ebrei ultra-ortodossi ha sostenuto
che i leader delle comunità sono preoccupati dell’influenza del mondo esterno
nel loro terrotorio.
Eytan Kobre, portavoce degli organizzatori del megarally,
ha spiegato che si è trattato di “un momento istruttivo su come usare la
tecnologia secondo i valori ebraici. Lo scopo - ha sottolineato - non è di
mettere al bando internet, bensì apprendere come utilizzarlo”.
Fuori dallo stadio si è tenuta una contro-manifestazione di
ex ortodossi con lo slogan “The Internet Is Not the Problem” per sensibilizzare
l’opinione pubblica sul fenomeno degli abusi sessuali su minori in seno alla
comunità di ebrei ultra-ortodossi che ha tenuto banco nei giorni scorsi sulle
cronache dei giornali metropolitani.
Ari Mandel, uno degli organizzatori della
contro-manifestazione ha commentato “è esasperante vedere
questi rabbini tanto concentrati su internet piuttosto che su altri più seri
pericoli in casa”.
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