lunedì 21 maggio 2012

Mega raduno di ebrei ultra-ortodossi per discutere pericoli e uso inappropriato di internet

Un gruppo di ebrei lungo la passeggiata di Coney Island






di Riccardo Chioni


Non è stata una partita dei Mets a far registrare ieri il tutto esaurito al City Field, ma un raduno di oltre 40 mila ebrei ultra-ortodossi, solo uomini, che hanno affollato lo stadio per ascoltare i più preminenti rabbini sui rischi rappresentati da internet.
E siccome sin da mercoledì scorso, giorno in cui è stato dato l’annuncio del rally, i biglietti al costo di 10 dollari sono andati a ruba, gli organizzatori hanno affittato anche il vicino Arthur Ashe Stadium in Queens che ospita gli Open di tennis, dove hanno trovato posto altri 20 mila uomini ebrei ultra-ortodossi.
Nessuno conferma, ma corre voce che l’affitto per la giornata di ieri dei due stadi sia costata agli organizzatori qualcosa come un milione e mezzo di dollari: un appuntamento voluto dal gruppo di rabbini Ichud Hakehillos Letohar Hamachane, tradotto in inglese Union of Communities for the Purity of the Camp.
Alle donne non è consentito partecipare agli eventi nei due stadi mescolandosi agli uomini.
Così, per loro il rally è stato trasmesso in diretta televisiva in alcune scuole e sale riunioni nei rioni di Borough Park e Flatbush a Brooklyn dove risiedono corpose comunità e in altre località americane e internazionali, secondo quanto riferito dal quotidiano Hamodi che serve gli ortodossi.
La folta comunità ebrea ultra-ortodossa si è mobilitata contro il “pericolo internet” in un raduno senza precedenti per mettere in guardia dai pericoli della rete e spiegare come usare la moderna tecnologia secondo i principi religiosi.
Gli oratori non hanno chiesto alla vasta audience di bandire internet, hanno voluto sensibilizzare sulla minaccia che la stessa comporta per molti aspetti della vita degli individui, mettendo in primo piano la pornografia, il gioco d’azzardo e i social media “perditempo”, colpevoli di distrarre dalla concentrazione e la preghiera ininterrotta.
Gli organizzatori sono leader di una setta ultra-ortodossa che rifiuta molteplici aspetti della vita moderna.
Ad esempio, le donne devono vestire modestamente e indossare la parrucca se sposate, mentre gli uomini usano un copricapo nero e barba lunga, i figli vengono educati nelle scuole ebraiche e Yiddish rappresenta la lingua primaria per molti.
Bandito o scoraggiato l’uso del piccolo schermo, anche se molti ultra-ortodossi adoperano internet su computer e smartphone per motivi di lavoro, mentre alcune società provvedono a fornire smartphone “kosher” e programmi per limitare l’uso della rete.
Le istruzioni per l’uso di nuova tecnologia approvata dai rabbini a difesa del nemico internet è illustrata in un opuscolo che ieri è stato distribuito ai partecipanti al megaraduno negli stadi newyorkesi.
Il docente di psicologia presso il Queens College, Samuel Heilman autore di molte pubblicazioni sugli ebrei ultra-ortodossi ha sostenuto che i leader delle comunità sono preoccupati dell’influenza del mondo esterno nel loro terrotorio.
Eytan Kobre, portavoce degli organizzatori del megarally, ha spiegato che si è trattato di “un momento istruttivo su come usare la tecnologia secondo i valori ebraici. Lo scopo - ha sottolineato - non è di mettere al bando internet, bensì apprendere come utilizzarlo”.
Fuori dallo stadio si è tenuta una contro-manifestazione di ex ortodossi con lo slogan “The Internet Is Not the Problem” per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno degli abusi sessuali su minori in seno alla comunità di ebrei ultra-ortodossi che ha tenuto banco nei giorni scorsi sulle cronache dei giornali metropolitani.
Ari Mandel, uno degli organizzatori della contro-manifestazione ha commentato “è esasperante vedere questi rabbini tanto concentrati su internet piuttosto che su altri più seri pericoli in casa”.


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