| Un'immagine di una dimostrazione di protesta ad Harlem |
di Riccardo
Chioni
Mentre a metà
settimana si manifestava con maggiore vigore in città la protesta contro la
pratica di polizia stop-and-firsk e da più parti cresceva la richiesta di porre
un fine alla diffusa policy operante dal 2002, il capo della polizia cercava di
correre ai ripari, ma veniva bacchettato in consiglio comunale.
Giovedì il
commissioner della polizia Raymond Kelly, in seguito ad un crescendo di
proteste riportate in primo piano dai media e dopo la clamorosa decisione del
tribunale federale, aveva preso carta e penna ed aveva scritto alla presidente
del consiglio comunale Christine Quinn annunciando cambiamenti, addestramento e
supervisione in seno al corpo di polizia in riferimento alla pratica
stop-and-frisk.
Quella della
presidente Quinn da lungo tempo è una delle voci più autorevoli schierate
contro la pratica, oltre all’altra del public advocate Bill de Blasio che giovedì
ha dimostrato là dove ottanta anni fa Vito Marcantonio teneva i suoi comizi,
all’angolo tra Lexington Avenue e 116th Street, epicentro di East Harlem.
Non a caso. L’anno
scorso la polizia ha condotto più di 685 mila operazioni di stop-and-frisk
puntando principalmente alla popolazione maschile di neri e ispanici. Di questi
168.126, o il 25 per cento, sono giovani di colore in età tra 14 e 24 anni,
secondo i dati della New York Civil Liberties Union.
Se qualcuno s’aspettava
di ottenere lo stop alla pratica rimarrà deluso, perché è fortemente voluta dal
sindaco Bloomberg che la difende a spada tratta, senza tuttavia rendersi conto
che la sua policy poliziesca sta creando il vuoto tra le forze dell’ordine e le
comunità di minoranze.
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| Il commissioner della polizia Raymond Kelly |
Kelly si è
affrettato a ribadire alla Quinn che le disposizioni di polizia proibiscono il
cosiddetto racial profiling e che le nuove prevedono di condurre la pratica in pieno
accordo con la legge, assicurando altresì che inizialmente 1.500 agenti
seguiranno un corso di addestramento e, a seguire altri ancora.
L’affrettata
mossa di Kelly si direbbe scaturita dalla decisione del giudice federale che il
giorno precedente aveva dato via libera ad una class-action avviata da quattro persone
innocenti fermate e perquisitre in strada, bacchettando peraltro il NYPD, giudicando
peraltro l’attitudine della polizia “profondamente preoccupante”.
Senza adoperare
mezzi termini il giudice Shira Scheindlin del tribunale federale di Manhattan
ha anche criticato i vertici di One Police Plaza per aver fatto spallucce in
risposta a chi denunciava la condotta illegale della pratica stop-and-frisk.
La decisione del
giudice consentirà a molte altre persone fermate di aggregarsi alla class
action avviata nel 2008 per violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione.
Secondo quanto
affermato nell’azione legale, la pratica stop-and-frisk messa in atto dalla polizia
prende di mira in maniera sproporzionata giovani neri e latini, anche in
assenza di ragionevole sospetto di commettere un crimine.
Il giudice
Scheindlin ha sottolineato che la class-action “è intesa precisamente per casi
come questo in cui la vasta maggioranza di newyorkesi illegalmente fermati non
avvia un’azione legale per rivendicare i propri diritti”.
Poi ha dato l’affondo,
riservando la critica più acuta a City Hall, secondo cui un’ordinanza del
tribunale contro la policy stop-and-frisk non necessariamente significa la fine
della pratica.
E dopo una giornata
densa di vicende legali, il commissioner Kelly si è presentato al consiglio
comunale per la discussione il budget 2013 dove si è trovato sulla griglia per
le molte critiche, cercando di difendere la pratica intesa come strumento per
la lotta alla criminalità.
Bloomberg tuttavia
non indietreggia e venerdì ha ribadito che nessuno può mettere un freno alla
pratica di polizia che “salva vite umane”, smentendo le voci secondo cui Kelly ha
deciso di rivedere e correggere la policy dopo l’intervento del giudice
federale.

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