domenica 17 giugno 2012

Apre il Fancy Food Show, vetrina mondiale di prodotti alimentari con l'Italia regina della tavola


Uno degli ingressi alla fiera Fancy Food al Walter E Convention Center di Washington



di Riccardo Chioni

Da oggi decine di migliaia di visitatori si riversano al Walter E. Washington Convention Center per il secondo appuntamento nella capitale con il Summer Fancy Food Show, la prima fiera commerciale del settore alimentare in Nord America, in cui l’Italia si conferma regina della tavola.
La fiera Fancy Food, specializzata nel segmento gourmet di prodotti alimentari, aperta fino a martedì al trade e alla stampa specializzata, copre un’area di 95 mila pq in cui trovano posto 2.300 espositori provenienti da 80 paesi, è giunta alla 58.ma edizione.
Alcuni prodotti all'edizione 2011
È la meta obbligata per quasi 20 mila rappresentanti delle categorie importatori, distributori, produttori, ristoratori, manager di ristoranti del settore alberghiero, scuole di cucina e consulenti che scandagliano l’immensa vetrina internazionale alla ricerca di nuovi prodotti e di quelli tradizionali.
Tra gli espositori esteri, ancora una volta, il gruppo italiano è il più numeroso con un’area espositiva di 7.600 pq con oltre 230 espositori tra gruppi regionali, consorzi e camere di commercio.
Le produzioni Made in Italy maggiortmente rappresentate sono olio d’oliva e aceto balsamico, pasta, prosciutti, conserve vegetali, prodotti dolciari e da forno, formaggi, derivati del pomodoro e vini pregiati.
Basta dare uno sguardo ai dati e si comprende che il mercato a stelle e strisce per la produzione alimentare e vinicola italiana riveste un’importanza strategica.
Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno importato dall’Italia prodotti alimentari e vini per un valore di 3.63 miliardi di dollari, attestandosi nella settima posizione della lista di fornitori stranieri, preceduti da Canada, Messico e Cina.
Una immagine dell'edizione dello scorso anno
I prodotti alimentari del nostro paese sono piazzati bene e, in taluni casi,  l’Italia detiene una leadership storica con l’olio d’oliva che ha acquisito una quota di mercato del 56 per cento, mentre nel settore della pasta l’Italia detiene il 30,4 per cento e i formaggi sono sul 29 per cento della quota di mercato Usa.
Anche se la crisi economica ha lasciato gli americani con i borsellini della spesa a secco, il settore vinicolo nostrano ha continuato a registrare andamenti positivi con una quota di mercato di oltre il 31 per cento ed un valore di 1,5 miliardi di dollari, facendo prealtro registrare un soddisfacente incremento del 19 per cento rispetto al 2010.
Come ogni medaglia degna del successo, anche quella dell’alimentazione, ha l’altra faccia malandrina.
Infatti, è dovuto al successo rilevante della produzione alimentare italiana, se da anni si registra un processo di imitazione da parte di industrie alimentari americane e di altri paesi concorrenti che viene definito “Italian sounding”.
Uno stand dell'edizione 2011
L’occhio del consumatore disattento infatti può essere ingannato da  confezioni, denominazioni, immagini e colori che richiamano quelli degli autentici prodotti italiani.
I prodotti più presi di mira dalla contraffazione o copiati, sono naturalmente quelli più importati dall’Italia negli Stati Uniti, come nel caso dei formaggi, dell’olio d’oliva, senza parlare delle paste e dei vini.
Da un’indagine condotta dall’agenzia Italian Trade Commission di New York, è stato rilevato che il mercato americano del cosiddetto “Italian sounding”, su base annua, raggiunge la considerevole cifra di 4 miliardi e mezzo.
In un paese che cerca di traghettarsi alla dieta salutare e con un numero sempre crescente di americani fedeli ai prodotti biologici, l’Italia in questo segmento occupa una posizione di primo piano.
Ed è proprio la consapevolezza dei consumatori americani sul mangiare sano che va a favore della produzione alimentare italiana, che si presenta con la dieta mediterranea come il migliore antidoto per combattere obesità e malattie cardiovascolari.
Lo stand dei tradizionali formaggi italiani
Tra i punti di forza della produzione italiana peraltro figura la varietà dell’offerta produttiva, che nasce da un’antica tradizione regionale, oltre alla continua ricerca industriale legata a segmenti di consumo in crescita come prodotti senza glutine, quelli kosher e vegetariani.
Il piccolo schermo, va detto, ha un suo diligente ruolo nella promozione dei nostri prodotti. La diffusione di programmi televisivi legati all’alimentazione, aggiunta all’incremento del numero dei “foodies” (consumatori attenti a qualità e sensibili al benessere dell’alimentazione), sono elementi che fanno ben sperare per il consolidamento dei prodotti italiani sul mercato americano, con il conseguente ampliamento della quota di mercato.
Domani, l’ambasciata italiana a Washington, ospiterà un evento di networking per gli espositori italiani in fiera, con rappresentanti del governo americano, società americane e rappresentanti dei media, a cui parteciperà Ann Daw, presidente dell’ente Nasft organizzatore del Fancy Food Show.


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