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| Uno degli ingressi alla fiera Fancy Food al Walter E Convention Center di Washington |
di Riccardo
Chioni
Da
oggi decine di migliaia di visitatori si riversano al Walter E. Washington
Convention Center per il secondo appuntamento nella capitale con il Summer
Fancy Food Show, la prima fiera commerciale del settore alimentare in Nord
America, in cui l’Italia si conferma regina della tavola.
La fiera Fancy
Food, specializzata nel segmento gourmet di prodotti alimentari, aperta fino a
martedì al trade e alla stampa specializzata, copre un’area di 95 mila pq in
cui trovano posto 2.300 espositori provenienti da 80 paesi, è giunta alla 58.ma edizione.
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| Alcuni prodotti all'edizione 2011 |
È la meta
obbligata per quasi 20 mila rappresentanti delle categorie importatori,
distributori, produttori, ristoratori, manager di ristoranti del settore
alberghiero, scuole di cucina e consulenti che scandagliano l’immensa vetrina internazionale
alla ricerca di nuovi prodotti e di quelli tradizionali.
Tra gli
espositori esteri, ancora una volta, il gruppo italiano è il più numeroso con
un’area espositiva di 7.600 pq con oltre 230 espositori tra gruppi regionali,
consorzi e camere di commercio.
Le produzioni
Made in Italy maggiortmente rappresentate sono olio d’oliva e aceto balsamico,
pasta, prosciutti, conserve vegetali, prodotti dolciari e da forno, formaggi,
derivati del pomodoro e vini pregiati.
Basta dare uno
sguardo ai dati e si comprende che il mercato a stelle e strisce per la
produzione alimentare e vinicola italiana riveste un’importanza strategica.
Lo scorso anno
gli Stati Uniti hanno importato dall’Italia prodotti alimentari e vini per un
valore di 3.63 miliardi di dollari, attestandosi nella settima posizione della
lista di fornitori stranieri, preceduti da Canada, Messico e Cina.
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| Una immagine dell'edizione dello scorso anno |
I prodotti
alimentari del nostro paese sono piazzati bene e, in taluni casi, l’Italia detiene una leadership storica con
l’olio d’oliva che ha acquisito una quota di mercato del 56 per cento, mentre nel
settore della pasta l’Italia detiene il 30,4 per cento e i formaggi sono sul 29
per cento della quota di mercato Usa.
Anche se la crisi
economica ha lasciato gli americani con i borsellini della spesa a secco, il
settore vinicolo nostrano ha continuato a registrare andamenti positivi con una
quota di mercato di oltre il 31 per cento ed un valore di 1,5 miliardi di
dollari, facendo prealtro registrare un soddisfacente incremento del 19 per
cento rispetto al 2010.
Come ogni
medaglia degna del successo, anche quella dell’alimentazione, ha l’altra faccia
malandrina.
Infatti, è dovuto
al successo rilevante della produzione alimentare italiana, se da anni si
registra un processo di imitazione da parte di industrie alimentari americane e
di altri paesi concorrenti che viene definito “Italian sounding”.
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| Uno stand dell'edizione 2011 |
L’occhio del
consumatore disattento infatti può essere ingannato da confezioni, denominazioni, immagini e colori
che richiamano quelli degli autentici prodotti italiani.
I prodotti più
presi di mira dalla contraffazione o copiati, sono naturalmente quelli più
importati dall’Italia negli Stati Uniti, come nel caso dei formaggi, dell’olio
d’oliva, senza parlare delle paste e dei vini.
Da un’indagine
condotta dall’agenzia Italian Trade Commission di New York, è stato rilevato
che il mercato americano del cosiddetto “Italian sounding”, su base annua,
raggiunge la considerevole cifra di 4 miliardi e mezzo.
In un paese che
cerca di traghettarsi alla dieta salutare e con un numero sempre crescente di
americani fedeli ai prodotti biologici, l’Italia in questo segmento occupa una
posizione di primo piano.
Ed è proprio la
consapevolezza dei consumatori americani sul mangiare sano che va a favore
della produzione alimentare italiana, che si presenta con la dieta mediterranea
come il migliore antidoto per combattere obesità e malattie cardiovascolari.
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| Lo stand dei tradizionali formaggi italiani |
Tra i punti di
forza della produzione italiana peraltro figura la varietà dell’offerta
produttiva, che nasce da un’antica tradizione regionale, oltre alla continua
ricerca industriale legata a segmenti di consumo in crescita come prodotti
senza glutine, quelli kosher e vegetariani.
Il piccolo
schermo, va detto, ha un suo diligente ruolo nella promozione dei nostri
prodotti. La diffusione di programmi televisivi legati all’alimentazione,
aggiunta all’incremento del numero dei “foodies” (consumatori attenti a qualità
e sensibili al benessere dell’alimentazione), sono elementi che fanno ben
sperare per il consolidamento dei prodotti italiani sul mercato americano, con
il conseguente ampliamento della quota di mercato.
Domani,
l’ambasciata italiana a Washington, ospiterà un evento di networking per gli
espositori italiani in fiera, con rappresentanti del governo americano, società
americane e rappresentanti dei media, a cui parteciperà Ann Daw, presidente
dell’ente Nasft organizzatore del Fancy Food Show.
RIPRODUZIONE DELLE FOTO VIETATA (c)





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