| Un momento della conferenza stampa alle Nazioni Unite |
di Riccardo
Chioni
L’Italia
ieri alle Nazioni Unite ha lanciato una “sfida affascinante” con uno dei suoi più
qualificati asset industriali: la moda, come strumento per il rilancio del
contributo italiano al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, inteso a
ridurre la povertà con progetti di sviluppo sostenibile.
È l’ambasciatore
Cesare Ragaglini a definire l’iniziativa una “sfida affascinante” alla
conferenza stampa nell’auditorium Dag Hammarskjold all’Onu a cui hanno
partecipato il segretario generale aggiunto Bob Orr, l’inviato delle Nazioni Unite
per la Malaria Ray Chambers e Franca Sozzani editrice di Vougue Italia.
L’iniziativa “Fashion
4 Development” portata al Palazzo di Vetro dalla numero uno di Vogue Italia ha
subito incontrato il sostegno dei vertici dell’Onu, a partire dal segretario
generale Ban Ki-moon protagonista della copertina di Uomo Vogue in edicola.
Parlando dell’Africa,
il Segretario Generale ha detto: “Non ha bisogno di charity, ma di investimenti
e paertnership. Quelle con il settore privato, anche con attori non
tradizionali come il mondo della moda, sono diventate indispensabili”.
Il progetto presentato
vuole favorire l’accesso di giovani designer e produttori africani ai mercati
internazionali e alle catene di distribuzione della moda.
| Franca Sozzani e Cesare Ragaglini |
L’ambasciatore Cesare
Ragaglini ha spiegato perché ritiene che l’iniziativa tutta italiana andrà a
buon fine.
“I paesi donatori
hanno problemi finanziari e quindi hanno ristretto il cordone della borsa.
Daltronde c’è da tempo, indipendentemente dalla crisi economica che ha portato
quei Paesi a donare di meno, una revisione anche dell’aiuto pubblico allo
sviluppo. Perché negli anni - ha osservato - abbiamo dato miliardi e miliardi
di euro, inclusa l’Italia che è stato uno dei paesi più generosi. Credo, e non
sono il solo, che questa partnership tra settore privato e pubblico sia di
fondamentale importanza per perseguire gli Obiettivi del Millennio e per
permettere ai Paesi in via di sviluppo
di trovare la via sostenibile al loro sviluppo. Perché poi, donare soldi, anche
senza sapere dove vanno esattamente, non credo che finisca per aiutare quei
Paesi.
Il capo della
missione all’Onu ha preso in prestito un antico saggio per spiegare che si deve
iniziare dalla conoscenza.
“Come si diceva
una volta: piuttosto che dare il pesce, occorre insegnare a pescare e io credo
che preveda non la carità internazionale, ma bensì lo stabilimento di
produzioni in vari settori. Adesso ci stiamo occupando della moda - ha
proseguito Ragaglini - perché l’Italia è certamente il Paese più importante nel
mondo in questo settore, con iniziative che permettano di creare degli atelier,
delle industrie, negozi che possono essere sostenibili, non solo per un anno o
due, o tre fino a quando ci sono i finanziamenti, ma perché sono in grado di
autofinanziarsi e quindi di rimanere per tutta la vita”.
Il titolo dell’intervista
di Vogue a Ban Ki-moon è “Rebranding Africa”, proprio nello spirito della
missione F4D.
| Franza Sozzani |
“Quello che noi
dobbiamo fare e possiamo fare è aiutarli a partire, sia in termini di
formazione, sia di accesso ai mercati e alle catene di distribuzione: queste -
ha aggiunto l’ambasciatore - sono le cose importanti che mancano ai Paesi
africani. Abbiamo visto che Franca Sozzani, editrice di Vogue Italia e
ambasciatrice di buona volontà del F4D lo sta facendo, con determinazione e
passione, appoggiata dall’Italia, non soltanto qua, ma con tutta la rete
diplomatica in Africa”
È una iniziativa
che è piaciuta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha confermato l’ambasciatore.
“È piaciuta
moltissimo e la presenza alla conferenza stampa di Bob Orr, suo braccio destro,
ne è la testimonianza. Il Segretario Generale sa benissimo quale è la
situazione nel mondo, quale è la situazione dei Paesi donatori e sa
perfettamente che questa sinergia, questa partnership tra pubblico e privato
sarà essenziale e determinante per raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Quindi
- ha sottolineato - non può che appoggiare e sta appoggiando moltissimo questa
nostra iniziativa e l’intervista esclusiva che ha rilasciato a Uomo Vogue diretto
da Franca Sozzani è una perfetta testimonianza”.
L’editrice,
nominata Goodwill Ambassador Onu per la sua iniziativa, alla stampa ha detto
che non vuole titoli, ma chiede solo di lavorare.
“Non è una
onorificenza, non è un bel mone che mi interessa. So che c’è tanto da lavorare.
L’ho detto sin dal primo momento. È difficile, ma siamo riusciti a fare molte
più cose di quelle pensate inizialmente. Cerco di coinvolgere sempre di più il
mondo della moda e secondo me - ha spiegato - è un momento magico perché la
Cina ha deciso che più di tanto prodotto non va più esportato ed è il momento d’oro
per portare la produzione in Africa, dove comunque ci sono già migliaia di
cinesi”.
Si tratta di
piccoli progetti che insieme occupano un migliaio di persone, ha detto l’editrice,
precisando “l’importante è che ci sia rispetto e dignità per le donne, che
abbiano un lavoro, che abbiano un salario sano e lavorino in un ambiente sano”.
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