venerdì 29 giugno 2012

La moda italiana all'Onu, contributo per ridurre la povertà in Africa


Un momento della conferenza stampa alle Nazioni Unite



di Riccardo Chioni

L’Italia ieri alle Nazioni Unite ha lanciato una “sfida affascinante” con uno dei suoi più qualificati asset industriali: la moda, come strumento per il rilancio del contributo italiano al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, inteso a ridurre la povertà con progetti di sviluppo sostenibile.
È l’ambasciatore Cesare Ragaglini a definire l’iniziativa una “sfida affascinante” alla conferenza stampa nell’auditorium Dag Hammarskjold all’Onu a cui hanno partecipato il segretario generale aggiunto Bob Orr, l’inviato delle Nazioni Unite per la Malaria Ray Chambers e Franca Sozzani editrice di Vougue Italia.
L’iniziativa “Fashion 4 Development” portata al Palazzo di Vetro dalla numero uno di Vogue Italia ha subito incontrato il sostegno dei vertici dell’Onu, a partire dal segretario generale Ban Ki-moon protagonista della copertina di Uomo Vogue in edicola.
Parlando dell’Africa, il Segretario Generale ha detto: “Non ha bisogno di charity, ma di investimenti e paertnership. Quelle con il settore privato, anche con attori non tradizionali come il mondo della moda, sono diventate indispensabili”.
Il progetto presentato vuole favorire l’accesso di giovani designer e produttori africani ai mercati internazionali e alle catene di distribuzione della moda.
Franca Sozzani e Cesare Ragaglini
L’ambasciatore Cesare Ragaglini ha spiegato perché ritiene che l’iniziativa tutta italiana andrà a buon fine.   
“I paesi donatori hanno problemi finanziari e quindi hanno ristretto il cordone della borsa. Daltronde c’è da tempo, indipendentemente dalla crisi economica che ha portato quei Paesi a donare di meno, una revisione anche dell’aiuto pubblico allo sviluppo. Perché negli anni - ha osservato - abbiamo dato miliardi e miliardi di euro, inclusa l’Italia che è stato uno dei paesi più generosi. Credo, e non sono il solo, che questa partnership tra settore privato e pubblico sia di fondamentale importanza per perseguire gli Obiettivi del Millennio e per permettere ai Paesi  in via di sviluppo di trovare la via sostenibile al loro sviluppo. Perché poi, donare soldi, anche senza sapere dove vanno esattamente, non credo che finisca per aiutare quei Paesi.
Il capo della missione all’Onu ha preso in prestito un antico saggio per spiegare che si deve iniziare dalla conoscenza.
“Come si diceva una volta: piuttosto che dare il pesce, occorre insegnare a pescare e io credo che preveda non la carità internazionale, ma bensì lo stabilimento di produzioni in vari settori. Adesso ci stiamo occupando della moda - ha proseguito Ragaglini - perché l’Italia è certamente il Paese più importante nel mondo in questo settore, con iniziative che permettano di creare degli atelier, delle industrie, negozi che possono essere sostenibili, non solo per un anno o due, o tre fino a quando ci sono i finanziamenti, ma perché sono in grado di autofinanziarsi e quindi di rimanere per tutta la vita”.
Il titolo dell’intervista di Vogue a Ban Ki-moon è “Rebranding Africa”, proprio nello spirito della missione F4D.
Franza Sozzani
“Quello che noi dobbiamo fare e possiamo fare è aiutarli a partire, sia in termini di formazione, sia di accesso ai mercati e alle catene di distribuzione: queste - ha aggiunto l’ambasciatore - sono le cose importanti che mancano ai Paesi africani. Abbiamo visto che Franca Sozzani, editrice di Vogue Italia e ambasciatrice di buona volontà del F4D lo sta facendo, con determinazione e passione, appoggiata dall’Italia, non soltanto qua, ma con tutta la rete diplomatica in Africa”
È una iniziativa che è piaciuta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha confermato l’ambasciatore.
“È piaciuta moltissimo e la presenza alla conferenza stampa di Bob Orr, suo braccio destro, ne è la testimonianza. Il Segretario Generale sa benissimo quale è la situazione nel mondo, quale è la situazione dei Paesi donatori e sa perfettamente che questa sinergia, questa partnership tra pubblico e privato sarà essenziale e determinante per raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Quindi - ha sottolineato - non può che appoggiare e sta appoggiando moltissimo questa nostra iniziativa e l’intervista esclusiva che ha rilasciato a Uomo Vogue diretto da Franca Sozzani è una perfetta testimonianza”.
L’editrice, nominata Goodwill Ambassador Onu per la sua iniziativa, alla stampa ha detto che non vuole titoli, ma chiede solo di lavorare.
“Non è una onorificenza, non è un bel mone che mi interessa. So che c’è tanto da lavorare. L’ho detto sin dal primo momento. È difficile, ma siamo riusciti a fare molte più cose di quelle pensate inizialmente. Cerco di coinvolgere sempre di più il mondo della moda e secondo me - ha spiegato - è un momento magico perché la Cina ha deciso che più di tanto prodotto non va più esportato ed è il momento d’oro per portare la produzione in Africa, dove comunque ci sono già migliaia di cinesi”.
Si tratta di piccoli progetti che insieme occupano un migliaio di persone, ha detto l’editrice, precisando “l’importante è che ci sia rispetto e dignità per le donne, che abbiano un lavoro, che abbiano un salario sano e lavorino in un ambiente sano”.


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