mercoledì 25 aprile 2012

La tecnologia Ferrari illustrata agli studenti dei corsi di lingua italiana




Gli studenti in visita al salone Ferrari a Park Avenue






di Riccardo Chioni



Una lezione fuori dal comune per due scolaresche del Bronx e di Palisade Park nel New Jersey che ieri hanno fatto visita al salone Ferrari a Park Avenue per toccare con mano la tecnologia italiana su quattro ruote che tutti sognano di guidare.
A portare gli studenti che seguono i corsi di italiano nelle scuole della circoscrizione consolare della Tri-state-area è stato l’Italian American Committee on Education che dopo la cucina e l’opera ha voluto presentare l’alta tecnologia italiana agli studenti che stanno imparando la lingua di Dante.
“Quello che stiamo facendo - ha spiegato il presidente dello Iace, Berardo Paradiso - è di avvicinare gli studenti alla lingua sotto diverse forme. Ci siamo resi conto che bisognava renderla  cool”.
Jonathan Roznowski e Robert Rizzo della Ferrari illustrano i modelli
Anche se lo Iace è passato sotto il taglione dei fondi dello Stato italiano, l’ente ha re-inventato una strategia per rendere l’italiano appetibile.
“Con questo programma portiamo i ragazzi all’opera, in cucina e all’atlta tecnologia per rendere la lingua più attraente. Quest’anno - ha spiegato Paradiso - abbiamo creato un legame con Eataly e con l’International Culinary Institute dove abbiamo già portato mille studenti, all’opera ne abbiamo portato duemila e, oggi con la Ferrari, facciamo questa prova pilota per portare al salone Ferrari circa ottocento studenti quest’anno”.
Gli occhi di tutti i ragazzi sono puntati su quel Cavallino Rampante su fondo giallo che è sinonimo di corse, di gloriose vittorie, colpevole di avere fatto sognare milioni di persone.
Sono a dir poco elettrizzati dall’idea di poter assemblare un modello virtuale a loro piacimento sciegliendo tra il pellame e gli accessori, per vedere sullo schermo il loro prodotto finito sotto la guida di Francesca Xella, manager del salone.
Il presidente dello Iace ha spiegato che si tratta di un progetto a lungo termine studiato con ambasciata e consolato, inteso a seminare e avvicinare i giovani alla nostra cultura.
Gli studenti lavorano su un modello sotto la guida di Francesca Xella
“Bisogna iniziare presto per allevare i giovani e portarli a interessarsi alla nostra cultura, alla lingua e anche ai prodotti del Made in Italy. Ed è quello che stiamo facendo: stiamo seminando questo amore per l’Italia, per la cultura. E credo che la tecnologia sia senz’altro uno dei settori molto importanti perché il 40 per cento delle nostre esportazioni è alta tecnologia” ha sottolineato Paradiso.
Mentre il Bronx è arrivato con una delegazione di studenti della St. Raymond’s High School for Boys, il New Jersey ha portato a Midtown anche alcune ragazze, non meno interessate ai motori dei loro compagni.
“I ragazzi del Bronx vengono da una scuola molto meritocratica - ha spiegato il presidente dello Iace -, per arrivarci hanno superato già molti test. Abbiamo voluto scegliere un gruppo di ragazzi che avessero già una infarinatura, mentre la scelta nel New Jersey è stata più orientata etnicamente alla comunità italiana”.
Il programma Iace si sta espandendo in maniera esponenziale e il presidente prevede che per il prossimo anno saranno il doppio i ragazzi che potranno fruire dei corsi di italiano.
Il rosso Ferrari attira l'interesse degli studenti
“Come risultato abbiamo che la lingua italiana ha superato il francese nelle scuole, abbiamo un sacco di iscrizioni e credo che con un minimo di investimento da parte nostra, ma soprattutto con delle idee nuove, riusciremo ad avere molti più studenti della concorrenza che cerca di imitarci nelle iniziative” ha osservato Paradiso.
Attualmente partecipano ai corsi Iace - ente fondato 35 anni fa - circa 42 mila studenti e soltanto negli ultimi anni i ragazzi sono quintuplicati.
Il dirigente scolastico presso il Consolato Generale, Antonio Benetti è certo che le idee innovative raccoglieranno successo.
“Lo scopo è di realizzare degli eventi che possano far capire come possa essere importante la lingua italiana non solo per l’aggancio culturale che ha, ma anche proprio per l’utilità che può avere nel futuro di questi ragazzi”.
Benelli sui tagli ai fondi destinati allo studio ha così commentato. “Diciamo che a fronte della situazione italiana che tutti conoscono e quindi la difficoltà di mantenere gli stessi livelli di finanziamento, l’attività nel mondo sostenuta con fondi del governo italiano è diminuita del 50 per cento, però in funzione del fatto che lo Iace sta finalmente sviluppando gli obiettivi strategici definiti dal ministero degli Esteri in questo settore, realizzando un numero elevatissimo di corsi all’interno delle scuole pubbliche, diciamo che nei tagli non è stato penalizzato come altri enti”.

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Dimostrazione dei dipendenti licenziati dalla Rai di fronte al Consolato


Gli ex dipendenti di fronte al Consolato Generale









di Riccardo Chioni





“La Rai chiude gli uffici di New York lasciando al buio la comunità italoamericana, 38 dipendenti senza lavoro, senza assistenza medica e senza sussidio di disoccupazione”, questo il testo del volantino che ieri gli ex dipendenti dell’azienda pubblica distribuivano ai passanti di fronte al Consolato Generale a Park Avenue dove hano inscenato una dimostrazione di protesta.
“Riteniamo che la Rai abbia chiuso illegalmente gli uffici rivolgendosi alla Associated Press dove si trovano ora i 3 corrispondenti dei Tg che lavorano attraverso sub appalti con aziende esterne come Media Kyte di appartenenza ad un ex Rai, marito di una giornalista Rai” ha spiegato il cameraman Tony Cerullo.
Dal 30 prossimo gli ex dipendenti Rai di New York saranno senza assicurazione medica e senza sussidi di disoccupazione perché molti erano stati portati a lavorare nella sede newyorkese con un visto e presto diventeranno illegali, se resteranno sul territorio senza una nuova sponsorizzazione.
Gli ex dipendenti lasciati dalla Rai Corporation in mezzo ad una via, sotto le finestre del Consolato Generale mostrano i cartelli della protesta contro Lorenza Lei che si è aumentata lo stipendio e ha messo sul lastrico 38 famiglie, mentre l’azienda di stato continua a operare a New York con appalti esterni.
Indossano la maglietta di colore rosso del sindacato Nabet/Cwa che li rappresenta e lanciano accuse precise. “Media Kyte sta utilizzando del personale illegalmente sprovvisto di visto per lavorare con loro. Se la Rai è stata dismessa, quel visto sponsorizzato dalla Rai ora non è più valido” hanno dichiarato.
Michele Capasso, 64 anni d’età, gli mancano 2 anni di servizio alla pensione. “Ancora due anni e ora mi trovo in mezzo alla strada dopo 36 anni che lavoravo con la Rai avendo coperto tutti i presidenti da Pertini ad oggi, tutte le campagne elettorali americane, lavorando per i Tg1, Tg2 e Tg3 con tutti i giornalisti, dal 1978 alla chiusura”.
La preoccupazione primaria degli ex dipendenti Rai Corporation è l’imminente scadenza dell’assicurazione sanitaria. “Non c’è nessun paletto sociale” hanno fatto osservare.
Gli ex dipendenti hanno spiegato che avevano cercato di scongiurare la serrata della elegante sede nell’edificio storico della At&t con due terrazze panoramiche sulla città inoltrando all’azienda un piano dettagliato per evitare la crisi attuale.
Lo ha spiegato Tony Cerullo. “Abbiamo presentato un piano salva-Rai con cui avremo salvato tutti i posti, compreso un ex dipendente gravemente malato che necessita assolutamente dello stipendo e dell’assicurazione medica. La proposta è arrivata a Roma - ha proseguito Cerullo -, l’ha presentata l’avvocato che ci rappresenta ad un tavolo di trattative dove era seduto l’avvocato capo della Rai che ha abbandonato la riunione dicendo che l’azienda non intende parlare con noi”. Nonostante - ha spiegato Cerullo - la nostra proposta fosse migliore rispetto a quanto la Rai spende in questo momento appoggiandosi alla Associated Press. La nostra proposta avrebbe salvato tutta la produzione Rai.
Non l’hanno accettata. “Probabilmente non era quello che volevano” ha aggiunto Cerullo.
Cosa chiedono gli ex dipendenti? “Il lavoro. Le corrispondenze che si facevano al 32 Avenue of the Americas 8 giorni fa, adesso le stanno facendo in sub appalto presso l’AP. Ci hanno tolto noi di mezzo ed hanno dato il lavoro in sub appalto. Non volete ridarci il lavoro? Dialogate con noi” ha detto il gruppo al Consolato.
“Ci sono dei paletti sociali in Italia? Ci sono degli scivoli? C’è un’assistenza medica? Parliamo, la Rai è chiusa ed ha creato un muro di cemento armato” ha aggiunto Capasso.
Ad un certo punto la Rai ha deciso che la Rai Corporation spendeva troppo ed è passata alla chiusura senza dare spiegazioni “e nessuno ci ha dato retta quando dicevamo di avere un piano salva-Rai. Le lettere sono giunte a tutti i vertici della Rai, ma nessuno ci ha dato retta quando mettevamo in guardia” hanno sottolineato.
Nessuno, tranne i corrispondenti, ha un contratto italiano con la Rai Corporation e a rappresentare gli ex dipendenti è il sindacato americano “bisogna però sottolineare che Rai Corporation è figlia della Rai, ma ci stanno trattando come se venissimo da Marte” ha concluso Capasso.

domenica 22 aprile 2012

Uno scantinato di SoHo potrebbe essere la tomba di Etan











di Riccardo Chioni




A distanza di 33 anni il “cold case” sulla scomparsa di Etan Patz, il bambino di 6 anni che il 25 maggio 1979 era uscito di casa per recarsi a scuola e dopo pochi passi era svanito nel nulla, sembra complicarsi ulteriormente.
Ieri, per il terzo giorno, agenti dell’Fbi e del Nypd affiancati da un medico legale e da un antropologo hanno continuato a scavare nel seminterrato al 127B Prince Street portando all’esterno pezzi di cemento e pareti di cartongesso, nella speranza di recuperare i resti di Etan o qualche nuova prova.
La settimana scorsa, dopo un decennio di relativa calma, il caso di Etan Platz aveva portato gli investigatori a riaprire le indagini dopo che i cani cerca cadaveri avevano avvertito la presenza di qualcosa nello scantinato al centro dell’attenzione.
Gli investigatori sembrano piuttosto fiduciosi. “Le forze dell’ordine sono cautemante ottimiste, ma questo che stiamo esaminando è solo un filone di tanti” ha detto il portavoce dell’Fbi, Tim Flannelly.
Oggi, come 33 anni fa, il “caso Etan” è tornato alla ribalta dei media e i genitori che abitano a due passi possono vedere dalle finestre del loro loft gli agenti che proseguono le ricerche lungo Prince, evitando incontri con la stampa.
Sandie Vega, che al tempo della sparizione aveva la stessa età di Etan, ieri ha detto “nessuno riusciva a capire come era potuto accadere, questo era un rione tranquillo e sicuro, una piccola comunità. Avevamo sospettato che si trattasse di qualcuno estraneo alla zona”.
La scomparsa del piccolo Etan aveva mobilitato oltre 300 agenti e un numero imprecisato di volontari che avevano praticamente setacciato l’area dagli scantinati ai tetti, mentre i genitori di Etan, Stan e Julie avevano offerto una ricompensa di 25 mila dollari per chi fornisse informazioni sul caso.
La clamorosa scomparsa del piccolo di SoHo era diventata un caso internazionale quando nel 1986 era stata segnalata la presenza di un bambino somigliante a Etan in Israele dove la polizia aveva fatto circolare flyer con la sua foto, senza tuttavia ricevere ulteriori informazioni.
Col tempo era emerso un sospetto, tale Jose Ramos, un vagabondo che faceva il filo alla bambinaia di Etan, il quale quando era stato arrestato negli anni Ottanta per furto aveva in tasca una foto di Etan.
Per gli investigatori tuttavia non si sono mai concretizzate prove sufficienti che lo incastrassero in questa vicenda. Ma nel 2000 era stato lo stesso Ramos a gettare una nuova luce sul caso, quando ad un compagno di cella in un penitenziario della Pennsylvania dove è ancora rinchiuso fino a novembre per violenza su due bambini, aveva confidato che era con Etan il giorno in cui è scomparso.
“Etan è morto. Non ci sono resti e non troveranno mai il suo corpo” aveva detto Ramos in carcere, portando di nuovo i detective a rivedere il “cold case”.
I casi di persone scomparse, come gli omicidi - ha spiegato Joseph Pollini, ex tenente del Nypd - dopo sei mesi rientrano nella categoria “cold case”, anche se non vengono mai archiviati. Così come il caso di Etan tornato attivo da quando il procuratore Cyrus Vance due anni fa lo aveva riaperto.
“Questo tipo di casi - ha precisato Pollini, attualmente docente presso il John Jay College of Criminal Justice - vengono mantenuti sotto osservazione da qualcuno, ma l’attenzione chiaramente tende a diminuire col tempo. Non c’è nulla che si possa fare, se non emergono novità”.
L’Fbi e il Nypd sono tornati in quel “basement” perché hanno appurato che era stato pavimentato dopo la scomparsa di Etan, ma anche perchè sono emersi altri particolari sull’individuo che lo occupava al tempo.
Era il carpentiere Othniel Miller che oggi ha 76 anni, ascoltato più volte durante le indagini, l’ultima mercoledì scorso, che ha condotto gli investigatori in quello scantinato, dopo avere scoperto che il pavimento del locale di 13 per 62 piedi era stato cementato dopo la scomparsa di Etan.
Miller - hanno precisato le autorità di polizia - non è sospettato, ma viene considerato una persona informata dei fatti. Ora, alla luce anche della denuncia sporta dalla sua ex moglie, secondo cui l’anziano falegname avrebbe violentato la nipote a qualche anno di distanza dalla scomparsa di Ertan, una circostanza finora ignota alle autorità.

Nelle foto (AP/America Oggi), in alto: il portavoce del Nypd, Paul Browne informa la stampa, l'Fbi sul luogo degli scavi e i mezzi della scientifica parcheggiati a Prince street.

sabato 21 aprile 2012

Secondo giorno di scavi nello scantinato di SoHo dove l'Fbi cerca i resti di Etan











di Riccardo Chioni




Per il secondo giorno gli investigatori hanno continuato a scavare nel seminterrato di un edificio di SoHo alla ricerca di nuovi elementi leagti alla scomparsa 33 anni fa di un bambino di 6 anni che per la prima volta si recava da solo alla fermata dello school bus a poche centinaia di metri di distanza da casa.
Con l’ausilio di martelli pneumatici e seghe gli operai delle “utiliy” hanno aiutato gli investigatori di Fbi e del Nypd a liberare alcune condotte cementate, portando alla luce pezzi di cemento che venivano posti su un mezzo dell’Fbi per essere trasferiti in un laboratorio della scientifica.
Etan Patz, il bambino biondo dagli occhi azzurri col sorriso disegnato sulle labbra, la mattina del 25 maggio 1979 aveva lasciato casa colmo d’orgoglio perché per la prima volta si sarebbe recato da solo alla fermata dello school bus, poco distante da Prince Street dove abita tuttora la famiglia.
Etan si era volatilizzato durante il breve percorso, diventando il “missing child” dell’America, un clamoroso caso nazionale che aveva prodotto la sensibilizzazione sulla sicurezza dei bambini e perseguitato un’intera generazione di genitori terrorizzati dal pensiero di far uscire i figli da soli.
“La storia di Etan aveva avuto una grande eco nazionale, toccando milioni di mamme e papà” ha detto Ernie Allen, presidente del National Center for Exploited and Missing Children, che al tempo s’era adoperato per la campagna nazionale sui cartoni del latte, iniziando proprio con l’immagine del piccolo Etan scomparso.
“La sua - ha sotolineato Allen - era divenuta quasi una icona che aveva fatto presa sulla gente”.
“È stato un caso che aveva attirato una enorme attenzione. Era qualcosa che non si vedeva dai tempi del rapimento del figlio di 20 mesi del pilota Charles Lindbergh” ha dichiarato il portavoce del Nypd, Paul Browne.
Il portavoce ha confermato quanto aveva riferito giovedì, giorno dell’inizio dell’attuazione del mandato di perquisizione nel seminterrato a Prince Street, sul lavoro che sta svolgendo la scientifica nella rimozione del pavimento di cemento e delle pareti di cartongesso che sono state innalzate durante gli anni.
Si tratta di una superficie relativamente piccola formato 13 per 62 piedi che potrebbe nascondere un orribile segreto. Browne ha detto che durante gli scavi gli investigatori auspicano di rintracciare sangue, abbigliamento o resti umani durante i lavori che dovrebbero proseguire per altri tre giorni.
Nessuno tra le agenzie investigative coinvolte nel “cold case” di Etan vuole dire chiaramente quale è stata la novità sulle indagini che ha condotto gli agenti a scavare in questo scantinato di SoHo.
Secondo quanto appurato, una decina di giorni fa durante un sopralluogo preliminare, l’Fbi aveva portato nel seminterrato in questione dei cani da fiuto che avevano segnalato la presenza di resti umani: una conferma che gli investigatori attedevano per passare alla seconda fase dell’escavazione.
Si tratta peraltro di uno scantinato che aveva da sempre destato curiosità tra gli investigatori, accessibile da livello strada e un tempo anche falegnameria artigianale di un residente che conosceva Etan.
Il falegname è stato più volte ascoltato durante gli anni e anche recentemente, fornendo forse un elemento nuovo alle indagini: la stesura del pavimento di cemento post-sparizione di Etan in quel “basement”, un particolare di cui gli investigatori non erano a conoscenza.
I genitori di Etan, Julie e Stanley erano diventati i portabandiera del movimento di sensibilizzazione dei “missing children” in America e per anni avevano rifiutato di cambiare il numero di telefono, nella speranza che un giorno Etan si sarebbe fatto vivo e di traslocare altrove, anche se nel 2001 dal tribunale avevano ottenuto la dichiarazione di morte legale.
Nessuno è mai stato perseguito per la scomparsa di Etan, ma il padre del piccolo aveva sporto denuncia nei confronti di un pedofilo riconosciuto, Jose Ramos che al tempo della scomparsa aveva imbastito una relazione con la bambinaia di Etan.
Ramos, che non è il carpentiere ascoltato dall’Fbi, ha negato di avere ucciso Etan, ma durante un procedimento civile nel 2004 a Manhattan il giudice lo aveva dichiarato responsabile della morte, in parte anche perché Ramos non aveva mai contestato il caso.
A novembre Ramos dovrebbe essere scarcerato dal penitenziario della Pennsylvania dove sta scontando una pena detentiva di 20 anni per molestie su un bambino di 8 anni.

Nelle foto (AP/America Oggi), in alto: gli agenti dell'Fbi traslocano i pezzi di cemento, il flyer della polizia sulla scomparsa di Etan e un operario di "utility" con martello pneumatico entra per scavare il pavimento di cemento del seminterrato.

venerdì 20 aprile 2012

A 33 anni dalla scomparsa l'Fbi cerca i resti di Etan in uno scantinato di SoHo





 










di Riccardo Chioni





Una quarantina di agenti tra polizia e Fbi da ieri mattina sono alle prese a SoHo con un “cold case” irrisolto da 33 anni, un caso clamoroso con risonanza nazionale: la sparizione nel nulla di un bambino di 6 anni vicino casa e la sua immagine apparsa per la prima volta sui contenitori del latte.
Era la mattina del 25 maggio 1979 quando il piccolo Etan Patz, dopo aver baciato la mamma Julie era sceso dal loft al terzo piano al 113 Prince Street, s’era chiuso dietro l’uscio e si era incamminato - per la prima volta da solo - verso la fermata dello school bus a neppure due isolati di distanza.
Durante il breve tragitto il piccolo Etan era misteriosamente scomparso, presumibilmente avvicinato da qualcuno a West Broadway e solo quando la mamma non lo aveva visto rincasare era iniziata la disperata ricerca di Etan che aveva interessato numerose squadre di agenti.
Le ricerche di Etan erano proseguite inutilmente per giorni in buona parte della Lower Manhattan, sopra e sotto il manto stradale, nelle fognature e nei seminterrati degli edifici.
Etan sembrava scomparso dalla faccia della terra e nonostante una intensa ricerca, del piccolo non si era più saputo nulla da 33 anni.
I genitori di Etan, Julie e Stan avevano restaurato il loft di Prince Street per accomodare lavoro e i tre figli: Shira di 8 anni, Etan di 5 e Ari di 2 accuditi dalla mamma, mentre il padre svolgeva l’attività di fotografo nello studio.
Il padre del piccolo per mesi aveva continuato a distribuire flayer in giro per New York nella speranza che qualcuno avesse notizie di Etan, senza però ricevere alcuna informazione sul figlioletto biondo dagli occhi azzurri sorridente.
Agenti e mezzi hanno iniziato a confluire ieri mattina all’angolo di Prince Street dove Etan stava camminando transennando l’isolato tra West Broadway e Wooster Street nel trendy SoHo popolato di gallerie d’arte, boutique, negozi di arredamento e i tradizionali grandi loft.
A metà giornata gli agenti di polizia e Fbi si contavano nell’ordine di una quarantina con mezzi delle rispettive Crime Scene Investigation e una tenda azzurra eretta all’ingresso del numero civico 127B Prince Street, a due passi da dove abitava Etan.
Secondo quanto riferito, gli agenti dell’Fbi avrebbero avviato la mappatura di un seminterrato che al tempo era stato visitato dagli investigatori, tornato di interesse dopo la riapertura dell’inchiesta rimasta sugli scaffali dei “cold case” fino a quando il nuovo district attorney nel 2010 aveva deciso di riaprire il caso.
In seguito ad una rivisitazione di prove e testimonianze acquisite al tempo, gli investigatori dell’Fbi e polizia hanno richiesto un mandato di perquisizione che ieri è stato eseguito.
“Stiamo conducendo una ricerca in collegamento con il caso di Etan Patz” è stato il laconico commento del portavoce dell’Fbi Jim Margolin, aggiungendo soltanto che si cercano nuove prove.
L’Fbi ha pianificato di passare al setaccio il pavimento del seminterrato dell’edificio di 7 piani al 127B dove - al piano terra - c’è un negozio di jeanseria Lucky.
Gli specialisti della scientifica andranno a scavare per almeno 5 giorni,  secondo le stime del portavoce della polizia Paul Browne che ha descritto la scena circoscritta ad una superficie di 15 per 30 piedi dove saranno anche effettuate analisi per verificare la presenza di sangue. 
Fonti dell’Fbi hanno precisato che non è stata una soffiata a portare gli investigatori all’indirizzo di SoHo, bensì una rilettura degli atti dell’inchiesta avviata 33 anni fa e mai archiviata.
Qualcuno in seno all’agenzia federale non aveva mai digerito la conclusione dell’indagine che attribuisce a tale Jose Antonio Ramos la paternità della sparizione di Etan, anche se lo stesso - riconosciuto colpevole di molestie sessuali su minori - aveva confessato agli investigatori che quella mattina aveva visto Etan, ma di non averlo rapito e neppure ucciso.
Attualmente Ramos - che al tempo aveva fatto la conoscenza della bambinaia di Etan - è rinchiuso in un penitenziario della Pennsylvania dove sta scontando una pena detentiva relativa ad un altro caso di pedofilia.
“C’è un collegamento tra questo edificio e il bambino” ha dichiarato il portavoce della polizia senza aggiungere altro, ma le unità cinofile cerca cadaveri - secondo alcune indiscrezioni - avrebbero segnalato la presenza di resti umani.

Nelle foto (AP/America Oggi): in alto il flyer con le immagini di Etan, la scena delle ricerche a SoHo e l'immagine del piccolo che 33 ani fa aveva fatto il giro dell'America.

lunedì 16 aprile 2012

Il sindaco di Bari alla festa dei pugliesi con elezione della Miss










di Riccardo Chioni




Al culmine di una settimana densa di appuntamenti la United Pugliesi Federation ha tenuto domenica alla sala ricevimenti Russo’s on the Bay a Howard Beach l’annuale gala che ha visto la elzione di Miss Puglia 2012.
Si chiama Anna Nicole Deliso, è originaria di Mola di Bari, ha 17 anni, è studente e intende adoperarsi nella veste di reginetta dei pugliesi diventando una role model per i giovani suoi corregionali.
Alla Settimana Pugliese ha partecipato il sindaco di Bari, Michele Emiliano in qualità d’ospite d’onore, il quale si è detto emozionato per le dimostrazioni di amicizia.
“Sono orgoglioso di voi. Come un sarto - ha esordito - sto ricucendo i rapporti con i pugliesi dell’area metropolitana”.
Al gala erano presenti oltre 120 sostenitori in rappresentanza delle associazioni aderenti alla Federazione, il console generale Natalia Quintavalle, l’ambasciatore Antonio Bernardini della Missione all’Onu e Silvana Mangione vice segretario generale del Cgie.
Il presidente della United Pugliesi, John Mustaro ha sottolineato l’apprezzamento per la promessa mantenuta sulla sua presenza del sindaco Emiliano fatta lo scorso ottobre in occasione della sua precedente visita.
Mustaro ha sottolineato al sindaco la necessità di consolidare il legame con la terra d’origine, “premessa fondamentale - ha precisato - che costituisce la base di partenza di ogni nostra iniziativa”.
Il presidente della Federazione ha aggiunto di rallegrarsi per il successo turistico che sta raccogliendo la Puglia diventata una prelibata meta per gli americani, che di recente l’hanno aggiunta alle destinazioni italiane da mettere nel carnet di visite obbligate.
Mustaro ha consegnato a Emiliano la simbolica chiave della sede della Federazione di Brooklyn e dal sindaco ha ricevuto in dono il più antico Sigillo di San Nicola “quale simbolo di riconoscenza della Città di Bari affinché protegga la vostra sede newyorkese” ha aggiunto Emiliano.
Il sindaco ha ringraziato la Federazione per averlo portato a toccare con mano la realtà metropolitana di corregionali decisa e vibrante, desiderosa di rafforzare i già stretti legami che hanno creato un ideale e virtuale ponte con la terra d’origine, in particolare dedicandosi a crescere nuove generazioni assetate di sapere e di approfondire.
E l’apprezzamento per le attività promosse dalla Federazione che rappresenta duemila famiglie pugliesi riverbera anche nel paese d’adozione: un particolare questo che non è sfuggito al sindaco Emiliano.
“I pugliesi in Italia, come me, sono orgoliosi di voi per tutto ciò che avete fatto in America” sottolineando di avere raccolto grande apprezzamento nel corso dei suoi incontri istituzionali avuti durante la visita newyorkese.
“Vi ringrazio e confermo il mio orgoglio - ha detto al podio il sindaco - perché attraverso le vostre iniziative, l’Italia è tenuta in grande considerazione negli Stati Uniti”.
Emiliano ha parlato anche delle difficoltà attuali in Italia, aggiungendo “in questo momento difficile rappresentate una grande speranza, perché l’Italia ha ancora bisogno di voi per uscire dalla terribile crisi economica che stiamo vivendo”.
Il sindaco ha concluso sostenendo che dai pugliesi d’America c’è molto da imparare perché - ha spiegato - “sono sempre fonte di ispirazione per le loro imprese, il loro coraggio e la straordinaria capacità di guardare avanti e non arrendersi mai”. 
Al ministro Quintavalle il presidente Mustaro ha consegnato una mela di cristallo a ricordo della Settimana Pugliese edizione 2012.
“Sono particolarmente lieta di essere in una comunità il cui dinamismo e attaccamento alle radici italiane sono ben conosciuti. Questa comunità - ha detto il Console Generale - è infatti molto legata alle proprie origini culturali ed ha scelto il miglior modo per onorare tali origini che è quello di continuare a preservare la propria cultura e le proprie tradizioni anche attraverso la promozione della lingua italiana”.
La giuria presieduta dalla nota personalità radiofonica Sal Palmeri ha scelto come Miss Puglia 2012 Anna Nicole Deliso, a cui oltre alla corona, coppa e fiori è andata anche una borsa di studio di mille dollari messa a disposizione dalla Federazione.
Queste le altre cinque concorrenti aspiranti alla corona: Kaitlin Coffey di 21 anni originaria di Altamura, Sara LoCicero di 25 di Giovinazzo, Nadia Manginelli di 19 anni di Grumo, Alyssa Simmonds di 20 anni di Grumo, Angela Fronda di 21 anni di Mola di Bari.

Nelle foto, in alto: Miss Pugl;ia 2012 Anna Nicole Deliso, il sindaco Michele Emiliano con John Mustaro sotto assieme al console generale Natalia Quintavalle, le concorrenti alla corona.


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sabato 14 aprile 2012

In seicento da Cipriani per il gala della Niaf









di Riccardo Chioni






Tutto esaurito con seicentoventi ospiti alla sala Cipriani 42nd Street, giovedì in occasione del East Coast Gala organizzato dalla National Italian American Foundation, uno dei più attesi appuntamenti annuali nella Big Apple.
Tra i numerosi ospiti, il console generale Natalia Quintavalle, l’on. Amato Berardi, l’ex governatore Mario Cuomo e consorte Matilda, il rev. Frank Caggiano vescovo ausiliario di Brooklyn.
A Patricia de Stacy Harrison, presidente della Corporation for Public Broadcasting e componente del board della Niaf, è stato affidato il compito di madrina della serata di gala.
Il presidente della Fondazione, Joseph Del Raso ha porto il saluto e il ringraziamento alle centinaia di persone radunatesi per portare sostegno ai programmi d’istruzione e borse di studio che la Fondazione di Washington mette a disposizione ogni anno, nell’ordine di milioni di dollari per studenti meritevoli bisognosi d’aiuto economico.
New York è il centro del mondo dei media e per questo la National Italian American Foundation ha scelto questa piazza globale per due appuntamenti significativi.
Il primo, il consueto Media Forum intitolato al congressman Frank Guarini svoltosi martedì scorso nell’edificio del New York Times sui rapporti commerciali tra Cina, Italia e Stati Uniti e il secondo, il gala che - non a caso - ha richiamato oltre 600 partecipanti.
Durante la serata da Cipriani la Niaf ha consegnato quattro riconoscimenti che sono andati a leader di industria, economia, giornalismo, nel campo scientifico e dell’intrattenimento.
Ad Art Certosimo, senior executive vice president di BNY Mellon, è stato assegnato lo “Special Achievement Award in Business”, a Maria Bartiromo giornalista e anchor di Cnbc è andato lo “Special Achievement Award in Broadcasting/Media”, Frank D’Amelio executive vice president della sociatà Pfizer ha ricevuto lo “Special Achievement Award in Financial Management” e a Donna Rapaccioli, dean della Gabelli School of Business della Fordham University, è stato consegnato lo “Special Achievement Award in Education”.
L’attore, regista e produttore Chazz Palminteri ha ricevuto il “Lifetime Achievement Award in Entertainment”, l’ambizioso premio alla brillante carriera che va ad aggiungersi ai numerosi altri ricevuti dal popolare interprete di oltre cinquanta film.
Ognuno dei leader italoamericani premiati è salito al podio per ringraziare la Niaf del riconoscimento ricevuto, approfittando anche per raccontare la propria storia di famiglia, del fermo desiderio dei genitori di consentire ai figli di proseguire gli studi superiori e universitari.
I genitori, o i nonni, che erano approdati sulla costa East avevano intuito perfettamente quale sarebbe stata da far seguire ai propri figli, partendo da qualcosa che loro non erano riusciti a fare nella propria vita in Italia: l’istruzione.
Qui però avevano compreso l’importanza dell’istruzione nella terra d’adozione per il bene dei propri ragazzi, un must se si voleva assicurare loro un futuro migliore.
È la storia che accomuna un po’ tutti, anche Chazz Palminteri che ha persino trasferito i suoi ricordi d’infanzia nel Bronx su celluloide per il grande schermo, ma di nuovo anche a Broadway dove 23 anni fa aveva debuttato con “A Bronx Tale” che ripropone adesso a teatro, col tradizionale tutto esaurito.
La parte musicale in chiusura di programma è stata affidata ala star del programma tivù “American Idol” Pia Toscano che ha regalato un paio di brani del suo ultimo album uscito di recente, oltre al cantante italoaustraliano Alfio che invece ha selezionato per il pubblico di Cipriani alcuni brani del repertorio pop italiano.
Ognuno dei premiati, in apertura dei propri interventi ha posto al primo posto l’importanza dei valori acquisiti tra le mura familiari, hanno riconosciuto che hanno spianato loro la via del successo che per molti significa oggi ricoprire posizioni importanti e sedere nella stanza dei bottoni con responsabilità che travalicano i confini territoriali nazionali.
Il prossimo appuntamento della National Italian American Foundation per la versione californiana del gala è in calendario il prossimo 21 giugno al Fairmont Hotal di San Francisco, mentre l’atteso 37mo gala annuale che si svolge tradizionalmente nella capitale è fissato per il 12-13 ottobre al Hilton Washington di Dupont Circle.


Nelle foto, dall'alto: Joseph Del Raso, la sala Cipriani, Chazz Palminteri, Pia Toscano.


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mercoledì 11 aprile 2012

Studenti e appassionati a scuola di cucina a Eataly con le ricette regionali








di Riccardo Chioni




In breve è diventata una meta obbligata per mangiare, fare la spesa e per imparare: tutto sotto un unico tetto e, sempre nell’intento di promuovere la cucina italiana, tra qualche giorno a Eataly aprirà La Scuola, presentata ieri alla stampa dalla regina della tavola italiana in America, Lidia Bastianich.
Quando Eataly ha aperto a New York l’emporio a 23rd Street angolo Fifth Avenue, già disponeva di una classe per insegnare le ricette di cucina, ma di piccole dimensioni, con una ventina di posti, metà di quelli resi disponibili con la nuova sezione.
La nuova cucina più funzionale e ideale per l’illustrazione, consentirà a La Scuola di Eataly di soddisfare meglio la voglia dei suoi clienti di approfondire la conoscenza sulla cucina italiana e all’avvio delle classi propone un programma mensile suddiviso per ognuna delle venti regioni.
È Lidia Bastianich ad anticipare che i corsi saranno tematici, basati su ciascuna regione, in cui si parlerà di cibo e vino con il somelier Don Amatuzzi, un’autorità in materia.
Eataly vuole essere la Scuola, allargata alla comunità come quella newyorkese assetata di sapere, conoscere, approfondire, ma soprattutto toccare con mano quei prodotti e ingredienti essenziali delle ricette della cucina tipica italiana.
Fedele al ruolo a cui è deputata La Scuola apre agli studenti, in collaborazione con l’Italian American Committee on Education, l‘organizzazione non-profit dedita a promuovere l’insegnamento della lingua e cultura italiana nella circoscrizione di New York, New Jersey e Connecticut con 40 mila studenti che seguono attualmente i corsi.
Scolaresche di elementari e superiori due volte al mese si recheranno in visita a Eataly per partecipare ad un tour gastronomico della penisola per comprendere la diversità dei prodotti e degli ingredienti, osservare ad esempio come la mozzarella - prodotta giornalmente - esce intrecciata dalle mani dei mastri di Eataly.
Il tour degli studenti culminerà con una breve e semplice dimostrazione di una tradizionale ricetta italiana, facile anche da replicare tra le mura domestiche, ma soprattutto il programma è inteso a far conoscere ai giovani i benefici di una dieta equilibrata e salutare.
Questa regola applicata alle giovani leve della tavola, vestono tuttavia anche gli adulti, sempre più alla ricerca di cibi sani e salutari.
“A La Scuola - ha spiegato Lidia Bastianich - proponiamo una serie di corsi per fare il giro d’Italia a tavola. Ce n’è per tutti i gusti e per ogni settore ci sarà uno dei nostri specialisti di Eataly per approfondire gli argomenti, come il vino o i formaggi, ad esempio”.
Certo, è una scuola e il suo compito è di insegnare, quindi grande informazione. “Qui non si viene per prendere appunti e poi andarsene. Si prepara, si assaggia, si sentono gli odori, si toccano gli ingredienti e fuori - sottolinea - quando escono possono fare la spesa qui a Eataly e riprodurre a casa quanto imparato”.
I prossimi corsi “Food for Thought” includono anche classi “recipe writing” e “cooking for one” con l’autrice Judith Jones e la collaborazione del neurologo Alfredo Fontanini della Stony Brook University.
Ieri per la stampa la celebrità del piccolo schermo e rimonata ristoratrice Lidia Bastianich si è prodotta ai fornelli con l’executice chef di Eataly Alez Pilas nell’arte del risotto primavera, seguito da pesce spada all’Uso di Bagnara con contorno di zucchine con acciughe e capperi.
Ad aprire la serie regionale sarà l’Umbria con le sue innumerevoli ricette originali e il vino di Montefalco, con il suo gioiello Sagrantino.


Nelle foto, dall'alto: Lidia Bastianich e Alex Pilas ai fornelli, la vetrina de La Scuola su 23rd Street, Dan Amatuzzi e la presentazione di ieri alla stampa.


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domenica 8 aprile 2012

Bufera su Bloomberg per il rapporto sul "911" secretato, domani la decisione del giudice








di Riccardo Chioni




Il sindaco Michael Bloomberg punta i piedi e passa all’azione legale pur di non diffondere il rapporto critico sul sistema d’ergenza 911 perché considerato inaccurato, mentre domani il giudice deciderà se mantenerlo secretato in un cassetto di City Hall, o renderlo invece di dominio pubblico.
E subito si è scatenata la bufera sull’amministrazione Bloomberg per il rapporto affidato ad una società di consulenza che critica chiaramente i ritardi e lo straordinario raddoppio del costo, attualmente a 2 miliardi di dollari per la messa a punto del sistema integrato d’ergenza 911 nell’invio di soccorsi.
Venerdì durante il consueto appuntamento radiofonico, Michael Bloomberg rispondendo ad una domanda degli ascoltatori in merito al rapporto che rifiuta di rendere pubblico, ha detto: “Non si può prendere un elaborato che non è ancora stato controllato nell’acuratezza e renderlo pubblico, solo perché all’improvviso tutti sostengono che è la verità. Quando avremo un rapporto finale lo diffonderemo”.
Il Manhattan borough president Scott Stringer non se la prende col sindaco che chiede una revisione dei dati, ma non gli piace la strada legale che ha intrapreso e si augura che il sindaco cambi rotta prima dell’udienza di lunedì.
I cambiamenti previsti per il sistema d’emergenza 911 sono finiti nell’occhio del ciclone ed hanno scatenato controversie per la lungaggine del completamento del progetto, ma soprattutto per il costo che da un miliardo di dollari liveitato a due, un onere questo tutto sulle spalle dei contribuenti di New York City.
Le ragioni del raddoppio del costo sono dovute, in parte, anche al rimpiazzamento di appaltatori che non avevano rispettato tempi e preventivi, ma anche a causa della ruggine tra i corpi di polizia e pompieri nella suddivisione delle operazioni e, non ultimo, la nebulosa macchina burocratica dell’amministrazione di City Hall.
Stringer, da molti considerato uno dei candidati il prossimo anno alla poltrona ricoperta attualmente da Bloomberg, commentando il lungo iter burocratico dei cambiamenti del sistema 911 e i costi vertiginosi ha detto: “City Hall ci ha tenuti all’oscuro per troppo tempo”, sottolineando che il sistema dei soccorsi non è uno scherzo, che la posta in ballo è molto alta: si tratta di vita o di morte quando si parla di soccorsi.
“La sicurezza e la salvezza della nostra città - ha aggiunto Stringer - richiede un’azione imnmediata. Qualsiasi sia la ragione, venga e dia spiegazioni”, rivolgendosi al sindaco e al rapporto che tiene secretato.
A metà settimana, durante una conferenza stampa in Queens, il sindaco era stato assalito dalle domande sul rapporto, ma quasi infastidito dall’attenzione dei media, Bloomberg aveva risposto che sarà reso noto solo quando sarà revisionato, escludendo a priori che vi siano lacune nel sistema.
“Il responso (alle chiamate di soccorso, ndr) non è mai stato più veloce. I decessi negli incendi e per incidenti sono al minimo storico. Segno che le cose stanno funzionando. Se i soccorsi salvano vite umane e offrono servizi migliori che in qualsiasi altra parte, allora dico: tante grazie” aveva tagliato corto Bloomberg.
Secondo indiscrezioni il rapporto contenuto in 216 pagine intitolato “911 CPR”, redatto dalla società di consulenza Winbourne Consulting con sede ad Arlington in Virginia, metterebbe il dito sulla piaga dei costi astronomici per la realizzazione del progetto, domandandosi peraltro se siano stati ben investiti i quattrini dei contribuenti.
Ma la domanda più importante posta nelle conclusioni del rapporto e che attende un responso è: se il nuovo sistema abbia piuttosto creato un rallentamento nei soccorsi dal momento della chiamata all’attivazione dei responsabili: una questione insomma di vita o di morte.

sabato 7 aprile 2012

Migliaia di fedeli alla tradizionale Via Crucis attraverso il Brooklyn Bridge










di Riccardo Chioni







Hanno partecipato in migliaia di fedeli ieri alla suggestiva Way of the Cross attraverso il Brooklyn Bridge nell’atto di devozione per commemorare la passione di Cristo nel giorno del Venerdì Santo.
Alla prima Stazione, nella cattedrale St. James a Brooklyn, hanno iniziato il rito della Via Crucis il cardinale dell’arcidiocesi di New York Timothy Dolan, il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio e il reverendo Richard Veras della parrocchia di St. Rita di Staten Island.
“Cè qualcosa di cupo, una sorta di vuoto, c’è un alone su tutto questo. Qualcuno - ha esordito il cardinale Dolan - si chiederà perché lo definiamo Good Friday. Chiaramente lo chiamiamo Good perché è il bene supremo, ovvero la resurrezione di Cristo che segue il Good Friday, ma di per se è un giorno veramente mesto”.
Quando la semplice croce di legno è guinta alla seconda Stazione alla piattaforma pedonale del Brooklyn Bridge sul lato di Manhattan, le migliaia di persone che formavano la processione non avevano ancora imboccato il ponte dal lato di Brooklyn.
E quando verso mezzogiorno il vescovo DiMarzio è entrato con la croce alla terza Stazione a City Hall Park era ben visibile sotto un cielo terso una fiumana di fedeli che continuava a scorrere lungo l’intera campata del Brooklyn Bridge.
A sorreggere la croce si sono dato il cambio Frank Simmonds, leader di New York Community di Comunione e Liberazione, il movimento che organizza l’evento e il vigile del fuoco John Barlett del Engine 167 di Staten Island: entrambi veterani della tradizionale processione del Venerdì Santo.
Durante le soste alle stazioni della Via Crucis il coro di Comunione e Liberazione diretto da Christopher Vath si è alternato alle letture sacre che sono proseguite alla quarta Stazione situata a Ground Zero, per proseguire verso la quinta alla chiesa di St. Peter a Barclay Street per la preghiera finale.
Quella di ieri ha segnato la 17ma edizione della processione attraverso il ponte di Brooklyn voluta dal movimento internazionale Comunione e Liberazione che aveva iniziato la tradizione nel 1996 con una trentina di fedeli, diventati ieri alcune migliaia.
Lo ha notato anche il cardinale Dolan, il quale ha sottolineato che quest’anno in gran numero hanno partecipato alle funzioni del Venerdì Santo a New York, nel resto dell’America e nel mondo.
Invitando i fedeli che stipavano la cattedrale di St James alla preghiera il cardinale ha iniziato dicendo: “Vogliamo giusto venire qui e dire: mio Signore, forse non mi comporterò alla stessa maniera per il resto dell’anno, ma di certo ti esprimo il mio amore e ti dico che ho bisogno di te”.
Giovedì il cardinale Dolan aveva iniziato i riti che precedono la Pasqua servendo cibo ai meno abbienti, ricordando che Gesù Cristo durante l’ultima cena offrì pane e vino come suo corpo e suo sangue.
Quest’anno il ruolo dei social network è stato essenziale per fare affluire alla processione del Venerdì Santo attraverso il Brooklyn Bridge una visibile quatità di giovani e molte famiglie intere con i figli.
Sono state due ieri le processioni che si sono svolte a New York per commemorare la crocifissione di Cristo.
Di prima mattina alcune centinaia di persone avevano partecipato alla Way of the Cross organizzata da Paxi Christi Metro New York partita dalle Nazioni Unite e giunta, lungo 42nd Street, al Port Authority Bus Terminal, angolo 8th Avenue.


Nelle foto: alcune immagini della Via Crucis di ieri sul Ponte di Brooklyn.


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lunedì 2 aprile 2012

Centinaia di dimostranti con Occupy Wall Street sul Brooklyn Bridge per la "primavera" di proteste







di Riccardo Chioni




Per segnare i sei mesi dall’arresto di centinaia di dimostranti, ieri sullo stesso percorso hanno marciato in centinaia attraverso il Brooklyn Bridge, in una delle prime dimostrazioni della primavera di Occupy Wall Street.
Appuntamento come di consueto a Zuccotti Park dove il movimento popolare lo scorso settembre aveva creato il suo quartier generale operante per due mesi, fino allo sfratto esecutivo voluto dal sindaco Michael Bloomberg a novembre.
Intanto attorno al globo erano nati innumerevoli gruppi che si ispiravano agli indignados di Wall Street che avevano creato tendopoli della protesta nelle maggiori capitali del mondo.
Da Zuccotti Park alcune centinaia di dimostranti nel primo pomeriggio di ieri si sono incamminati per imboccare il Brooklyn Bridge sul lato di City Hall Park, lungo la corsia riservata a pedoni e ciclisti sovrastante le carreggiate automobilistiche.
Colta di sorpresa, verso le 3,30 pomeridiane, una quantità di turisti che si avviavanoa concludere la visita al famoso ponte, ai quali non è rimsato altro che aggrapparsi alle passamanerie per evitare di essere trascinati in direzione di Brooklyn dalla fiumana umana di passaggio che scandiva sonori slogan.
Lo scorso primo ottobre una dimostrazione all’imbocco del Brooklyn Bridge organizzata da Occupy Wall Street era scaturita nell’arresto di oltre 700 dimostranti che, a detta della polizia, avevano ignorato l’ordne di non invadere il manto stradale, mentre la marcia era proseguita scortata - all’apparenza - dagli agenti.
Ieri a Cadman Plaza, sul lato Brooklyn del ponte dove è confluita la manifestazione, si è svolta una “assemblea generale” di Occupy Wall Street in cui sono state messe in discussione le strategie da adottare durante la primavera dei “99 percent”, contro l’ineguaglianza economica rispetto al “1 percent” degli americani composto dai ricchi.
La dimostrazione di ieri era stata preceduta mercoledì da un colpo di mano multiplo di OWS che ha rivendicato gli otto atti di manomissione degli ingressi di otto stazioni della subway, consentendo ai pendolari di fruire di corse gratuite.
In ciascuna delle otto stazioni prese di mira da OWS i commando hanno agito come dei professionisti della guerriglia urbana: hanno aperto e incatenato le uscite d’emergenza, hanno sigillato con nastro adesivo i lettori di Metrocard e hanno posto ben in vista il cartello con scritto “Customers Ride For Free”, consentendo l’accesso gratuito ai binari a chi di passaggio.
Anche se non confermato, la polizia disporrebbe delle immagini dei componenti di uno di questi commando che, all’uscita da una delle stazioni della subway, si vedono nell’atto di togliersi maschera e cappuccio, rivelando la propria identità.


Nella foto un fermo immagine tratto dalle telecamere del Department of Transportation.

domenica 1 aprile 2012

Brooklyn Italians, 63 anni di leggenda, 250 trofei guadagnati sui campi di calcio, culla di campioni








di Riccardo Chioni




All’appuntamento col 37mo dinner dance per celebrare il 63mo anniversario della fondazione dei Brooklyn Italians presso la sala ricevimenti El Caribe, sabato sono arrivati 320 sostenitori e un gradito ospite a sorpresa.
L’America calcistica riconosce l’antica esistenza dei Brooklyn Italians non solo come sinonimo di affermati campioni approdati in Italia, ma anche come una gloriosa storia sportiva ampiamente documentata da successi.
Durante la serata presentata da Ludovico Masucci sono stati consegnati riconoscimenti a John Saia, al quale è andato il “2012 Man of the Year” e a Federico DeMarco il premio “2012 Sportsman of the Year”.
Tra gli ospiti anche il comptroller della contea di Nassau, George Maragos candidato al senato di Washington, il quale ha annunciato che presto la sua contea si fornirà di un campo esclusivamente dedicato al gioco del calcio, assicurando che sarà un modello simbolo del soccer in America.
Alla presidenza dei leggendari Brooklyn Italian si trova, da un quarto di secolo, Jerry Valerio che del calcio ha fatto la ragione della sua vita.
“Quando sono stato eletto nel 1987 qualcuno disse che la mia presidenza sarebbe durata al massimo qualche mese, invece sono trascorsi venticinque anni e sono ancora in carica. Nei primi tre anni - ha raccontato Valerio - abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere e nel 1990 si è avverato il mio sogno quando i Brooklyn Italians hanno vinto la Challenge Cup. È stato un sogno anche riuscire a giocare partite a livello internazionale, incontri ufficiali, non amichevoli”.
E questo si materializzava all’inizio della gestione Valerio, che però aspirava alla conquista di altri allori, questa volta sul territorio italiano.
“Il mio secondo sogno era di andare a vincere in Italia il torneo Enzo Ferrari. Ce lo siamo aggiudicato due volte, mai una squadra americana aveva vinto un torneo in Italia, ci siamo riusciti nel 1997 con i ragazzi di 14 anni, quando nella squadra del Bari giocava Cassano. Nel 2001 - ha proseguito Valerio - abbiamo vinto il torneo dei 18 e 20 anni, dico 20 anni perché ogni squadra poteva mettere in campo quattro giocatori fuori quota e la Juventus, che noi abbiamo battuto 1-0, nelle sue file aveva piazzato giocatori che oggi sono in prima divisione. Queste sono le due più grosse soddisfazioni della nostra società”.
Una società mitica che conta due trofei Lamar Hunt US Open Cup Championship conquistati nel 1979 e nel 1992, ma sono soltanto un paio degli oltre 250 in esposizione nella sede dei Brooklyn Italians lungo 18th Avenue.
“La nostra è una società molto ricca e molto prestigiosa e non credo che in America ci sia una squadra italiana come i Brooklyn Italians” ha sottolineato Valerio.
Mentre l’organizzazione si avvia al compimento dell’età pensionistica, in realtà alla soglia dei suoi 65 anni, i Brooklyn Italians stanno vivendo un rinascita con le giovani leve in prima fila.
“Joe Barone ha creato il torneo di tre giorni durante il Columbus Day, è una risorsa che fa invidia a qualiasi altra organizzazione calcistica, è riuscito a portare a Brooklyn 195 squadre provenienti dall’America e dal Canada”.
Alle attività dei Brooklyn Italian si affianca anche la scuoola calcio, affiliata con la AS Roma.
“Attualmente abbiamo 14 squadre di ragazzi da 6 a 18 anni, siamo affiliati con la Roma da 3 anni. A dire il vero - ha aggiunto il presidente - temevamo che la nuova proprietà americana della Roma avrebbe ostacolato i nostri rapporti, ma le nostre paure sono state fugate e forse il nostro rapporto sarà ulteriormente rafforzato”.
L’organizzazione dei Brooklyn Italians sui campi di calcio d’America è nota anche per aver allevato giocatori diventati campioni di qua e di là dall’Atlantico e la tradizione continua ancora.
“Abbiamo delle star emergenti. Ce ne sono, ce ne sono, uno in particolare è una vera promessa del calcio” ha concluso Valerio.
A sorpresa e a sottolineare l’accresciuto interesse della AS Roma nei confronti dei Brooklyn Italians, è giunto a El Caribe il vice presidente della squadra, Joe Tacopina per consegnare al chairman Frank Casamento e al presidente Jerry Valerio un gagliardetto della Roma ed una maglietta autografata da Totti.
Tacopina, originario di Brooklyn, conosce bene l’organizazione con 63 anni di storia alle spalle.
“È un club leggendario e spero che un giorno non lontano i Brooklyn Italians possano giocare con la nostra squadra” ha auspicato Tacopina.


Nelle foto, in alto: Jerry Valerio, John Saia e Joe Barone, Stefano Conigliaro e Federico DeMarco, Joe Tacopina.


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