di Riccardo
Chioni
Se da più parti
vengono espresse perplessità sulla confessione di Pedro Hernandez, da One
Police Plaza ribattono che sotto interrogatorio ha rivelato particolari che lo
incastrano, mentre la procura distrettuale sostiene che la polizia, prima dell’arresto,
avrebbe dovuto acquisire prove valide.
Pedro Hernandez,
51 anni d’età, arrestato mercoledì nella sua casa in New Jersey, lo stesso
giorno ha vuotato il sacco asserendo di avere ucciso a SoHo il ragazzino di 6
anni Etan Patz 33 anni fa; giovedì, il giorno successivo il reo confesso è
stato messo in stato d’accusa e venerdì è stato formalmente incriminato di omicidio
di secondo grado in videoconferenza dal Bellevue Hospital dove viene sottoposto
a visite psichiatriche.
Insomma, il
giallo che improvvisamente sembrava risolto la settimana scorsa, ancora si
trascina dietro un polverone di incertezze, mentre si tinge di giallo più
profondo.
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| Il commissioner Raymond Kelly |
Non convince gli
analisti dell’Fbi il suo profilo di uomo felicemente sposato, fedele di una
parrocchia episcopale e neppure l’inaspettata confessione di uno affetto da
bipolarismo, in un caso clamoroso come quello del piccolo Etan scomparso oltre
tre decenni orsono.
Gli investigatori
federali esprimono dubbi sulla confessione alla polizia di Hernandez, allora
diciottenne ragazzo di bottega all’angolo tra Prince e West Broadway, condividendo l’opinione della
procura distrettuale secondo cui gli avvenimenti si sono susseguiti con
eccessivva celerità in assenza di prove certe.
Inquietante
invece l’ipotesi avanzata dall’allora capo della polizia Robert McGuire al NY
Post quando asserisce che se Hernandez è veramente l’omicida di Etan Patz,
probabilmente avrà fatto altre vittime negli ultimi 33 anni.
“Chi ha una
incontrollabile tendenza verso i bambini non si limita a fare una vittima nella
sua vita. Nel corso della mia carriera - ha dichiarato McGuire, commissioner
del Nypd nel 1979 - ho condotto un discreto numero di inchieste di questo tipo
e non ricordo di un solo caso in cui una persona ha compiuto tale atto una sola
volta”.
Il capo della
polizia attuale ha dovuto affrontare i media e riferire che gli investigatori
non sono in possesso di prove fisiche che possano coinvolgere Pedro Hernandez
alla scomparsa e all’uccisione di Etan Patz.
Venerdì, durante
la formalità video trasmessa dell’incriminazione, Hernandez era seduto e
ammanettato in una saletta del Bellevue Hospital, in seguito - si è appreso -
ad un tentativo di suicidio, mentre il giudice ha fissato per il 25 giugno la
prossima udienza preliminare.
L’avvocato
difensore di Pedro Hernandez ha dichiarato che il suo assistito è bipolare,
schizofrenico e soffre di allucinazioni sia visive che dell’udito, mentre il
reo confesso non ha aperto bocca e senza scomporsi.
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| L'abitazione della famiglia di Etan Patz a SoHo |
Ieri Hernandez avrebbe
potuto ricevere la visita di parenti e conoscenti, ma nessuno si è presentato
al Bellevue, scaricato da tutti, anche dai suoi familiari più stretti che
abitano nel New Jersey, dove anche Pedro si era trasferito un mese dopo la
scomparsa di Etan il 25 maggio 1979.
Va ricordato che
l’attenzione degli investigatori era puntata sul pedofilo Jose Ramos dietro le
sbarre in Pennsylvania e, più recentemente sul carpentiere Othniel Miller che
aveva la bottega a SoHo.
Ma del ragazzo di
bottega Pedro che asserisce di avere strangolato Etan 33 anni fa negli scarni rapporti
che venivano stilati dagli investigatori del tempo non c’è traccia.
Nonostante Pedro,
che aveva iniziato a lavorare nella bottega del cognato solo un mese prima, poche
settimane dopo la sparizione di Etan aveva improvvisamente lasciato il lavoro e
aveva traslocato nel sud del New Jersey.
Da allora Hernandez
era totalmente scomparso dal radar degli investigatori, fino alla soffiata di
un parente che alla polizia ha riferito che, come altri, aveva sentito Pedro confessaare
l’uccisione di un bambino, senza tuttavia pronunciare mai il suo nome.
Foto: AP/America Oggi







