lunedì 28 maggio 2012

La confessione infittisce il giallo sulla scomparsa 33 anni fa di Etan










di Riccardo Chioni



Se da più parti vengono espresse perplessità sulla confessione di Pedro Hernandez, da One Police Plaza ribattono che sotto interrogatorio ha rivelato particolari che lo incastrano, mentre la procura distrettuale sostiene che la polizia, prima dell’arresto, avrebbe dovuto acquisire prove valide.
Pedro Hernandez, 51 anni d’età, arrestato mercoledì nella sua casa in New Jersey, lo stesso giorno ha vuotato il sacco asserendo di avere ucciso a SoHo il ragazzino di 6 anni Etan Patz 33 anni fa; giovedì, il giorno successivo il reo confesso è stato messo in stato d’accusa e venerdì è stato formalmente incriminato di omicidio di secondo grado in videoconferenza dal Bellevue Hospital dove viene sottoposto a visite psichiatriche.
Insomma, il giallo che improvvisamente sembrava risolto la settimana scorsa, ancora si trascina dietro un polverone di incertezze, mentre si tinge di giallo più profondo.
Il commissioner Raymond Kelly
Non convince gli analisti dell’Fbi il suo profilo di uomo felicemente sposato, fedele di una parrocchia episcopale e neppure l’inaspettata confessione di uno affetto da bipolarismo, in un caso clamoroso come quello del piccolo Etan scomparso oltre tre decenni orsono.
Gli investigatori federali esprimono dubbi sulla confessione alla polizia di Hernandez, allora diciottenne ragazzo di bottega all’angolo tra Prince e  West Broadway, condividendo l’opinione della procura distrettuale secondo cui gli avvenimenti si sono susseguiti con eccessivva celerità in assenza di prove certe.
Inquietante invece l’ipotesi avanzata dall’allora capo della polizia Robert McGuire al NY Post quando asserisce che se Hernandez è veramente l’omicida di Etan Patz, probabilmente avrà fatto altre vittime negli ultimi 33 anni.
“Chi ha una incontrollabile tendenza verso i bambini non si limita a fare una vittima nella sua vita. Nel corso della mia carriera - ha dichiarato McGuire, commissioner del Nypd nel 1979 - ho condotto un discreto numero di inchieste di questo tipo e non ricordo di un solo caso in cui una persona ha compiuto tale atto una sola volta”.
Il capo della polizia attuale ha dovuto affrontare i media e riferire che gli investigatori non sono in possesso di prove fisiche che possano coinvolgere Pedro Hernandez alla scomparsa e all’uccisione di Etan Patz.
Venerdì, durante la formalità video trasmessa dell’incriminazione, Hernandez era seduto e ammanettato in una saletta del Bellevue Hospital, in seguito - si è appreso - ad un tentativo di suicidio, mentre il giudice ha fissato per il 25 giugno la prossima udienza preliminare.
L’avvocato difensore di Pedro Hernandez ha dichiarato che il suo assistito è bipolare, schizofrenico e soffre di allucinazioni sia visive che dell’udito, mentre il reo confesso non ha aperto bocca e senza scomporsi.
L'abitazione della famiglia di Etan Patz a SoHo
Ieri Hernandez avrebbe potuto ricevere la visita di parenti e conoscenti, ma nessuno si è presentato al Bellevue, scaricato da tutti, anche dai suoi familiari più stretti che abitano nel New Jersey, dove anche Pedro si era trasferito un mese dopo la scomparsa di Etan il 25 maggio 1979.
Va ricordato che l’attenzione degli investigatori era puntata sul pedofilo Jose Ramos dietro le sbarre in Pennsylvania e, più recentemente sul carpentiere Othniel Miller che aveva la bottega a SoHo.
Ma del ragazzo di bottega Pedro che asserisce di avere strangolato Etan 33 anni fa negli scarni rapporti che venivano stilati dagli investigatori del tempo non c’è traccia.
Nonostante Pedro, che aveva iniziato a lavorare nella bottega del cognato solo un mese prima, poche settimane dopo la sparizione di Etan aveva improvvisamente lasciato il lavoro e aveva traslocato nel sud del New Jersey.
Da allora Hernandez era totalmente scomparso dal radar degli investigatori, fino alla soffiata di un parente che alla polizia ha riferito che, come altri, aveva sentito Pedro confessaare l’uccisione di un bambino, senza tuttavia pronunciare mai il suo nome.


Foto: AP/America Oggi

Al via "Voyage of Discovery" in Italia per 7 studenti italoamericani


Il presidente della Niaf, Joseph Del raso






di Riccardo Chioni



 Oggi, per quattro studenti italoamericani di New York e per tre residenti nel New Jersey, prende il via il “Voyage of Discovery” che li porta in Italia per un tour che prosegue fino al 8 giugno a costo zero, sponsorizzati dalla National Itaian American Foundation di Washington.
Mary DeSopo di New Brunswick, Danielle Ferlise di Bogota e Olivia Nardone di Lincoln Park, provenienti da località del New Jersey prenderanno parte al tour assieme a Jonathan Galati di Glen Head, Bonnie Kennovin di Hicksville, Benjamin Pontillo di Slingerlands e Charles Rapazzo di Castledon dello stato di New York.
Il programma “Voyage of Discovery” è intitolato all’ex ambasciatore in Italia, Peter secchia e prevede la copertura di tutte le spese relative a viaggio, ospitalità, pasti e tour guidati: una iniziativa istruttiva e culturale sponsorizzata interamente dalla Niaf che porterà i 7 studenti a visitare durante 12 giorni di  soggiorno le università di Bologna, de La Sapienza, la Camera dei deputati, i Musei Capitolini e altro ancora, un pacchetto valutato 2.500 dollari per studente.
Al termine della visita gli studenti saranno ospitati fuori Roma dal ministero degli Esteri che ha organizzato per loro un ricevimento.
“Il programma della Niaf Voyage of Discovery rinvigorisce la comprensione del ricco heritage degli studenti italoamericani” spiega il presidente della Fondazione, Joseph Del Raso.
Il programma è giunto quest’anno alla XI edizione e si è rivelato come  l’opportunità ideale per gli studenti italoamericani di fare un’immersione tra storia e tradizioni ed un Paese leader sulla scena internazionale.
“Il programma della Fondazione offre l’opportunità ai partecipanti di esplorare e comprendere i luoghi da cui provenivano i loro antenati, mentre imparano a familiarizzare con l’Italia d’oggi, un Paese moderno e approfondire il ruolo importante che ricopre a livello internazionale” ha sottolineato Del Raso.
Per seguire il tour degli studenti in Italia, visitare http://niaf.tumbir.com. 


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domenica 27 maggio 2012

L'uccisione di Etan 33 anni fa: confessa l'autore, ma è ancora un rompicapo


Il volantino distribuito 33 anni fa dalla polizia







 

di Riccardo Chioni




Quella resa da Pedro Hernandez agli investigatori, più che una confessione è un rompicapo ancora tutto da decifrare. Intanto il reo confesso è stato formalmente incriminato di omicidio di secondo grado in teleconferenza dal Bellevue Hospital Center con il giudice Matthew Sciarrino in un’aula della Manhattan Criminal Court.
Hernandez, 51 anni d’età, reo confesso dell’uccisione di Eatan Patz di 6 anni avvenuta 33 anni fa a SoHo, era stato trasferito all’ospedale in seguito alla disposizione delle autorità di polizia di sottoporlo ad una visita psichiatrica e di porlo sotto stretta sorveglianza per prevenire suicidio.
Nella sequenza video si è visto Hernandez che indossava una tuta dei detenuti di colore arancione, seduto ad un tavolo del Bellevue ammanettato dietro la schiena rimanendo impassibile durante le formalità dell’udienza.
Hernandez non ha pronunciato una parola, ma il suo avvocato Hervey Fishbein ha riferito che il suo assistito ha una lunga storia di problemi psichiatrici e che gli è stata diagnosticata schizofrenia e disordine bipolare che gli procura allucinazioni visive e dell’udito.
All’indomani della cofessione di Hernandez emergono altri particolari sull’uccisione avvenuta nel sottoscala della bodega dove Pedro (allora 18enne) lavorava da poco tempo come commesso, a pochi passi dalla fermata del bus dove Etan non era mai giunto.
Agente di Camden a casa di Hernandez
Hernandez ha raccontato di avere avvicinato Etan offrendogli una soda per attirarlo nel basement della bodega a West Broadway dove lo ha strangolato, posto in un sacco della immondizia, rinchiuso in uno scatolone e scaricato in un mucchio di rifiuti  nel vicolo dietro l’angolo.
Ora sotto osservazione si trova la polizia, da alcuni criticata per essere stata troppo frettolosa nell’accettare la confessione di uno che non ha mai avuto problemi con la legge, che non ha un movente per l’uccisione e in mancanza di solide evidenze per corroborare il racconto di Hernandez.
Sulla difensiva il portavoce della polizia Paul Browne, il quale ha ribattutto dicendo “sarebbe perlomeno inusuale rimettere in libertà qualcuno che ha appena confessato un omicidio”.
Venerdì era venuta alla luce anche la dichiarazione della sorella di Pedro, Norma Hernandez la quale ha riferito che negli anni passati il fratello aveva confidato ad alcuni familiari e fedeli della chiesa che frequrntava di avere commesso un gravissimo atto, di avere ucciso un bambino, senza tuttavia mai pronunciare il nome della vittima.
Pedro Hernandez, raccontano adesso gli amici d’infanzia del rione, quando Etan sparì non si mostrò mai interessato a partecipare alle ricerche e poco dopo l’uccisione confessata, il ragazzo di bottega si trasferì a Camden, nel South Jersey dove è stato prelevato dagli agenti.
Il giudice Sciarrino ha disposto la carcerazione senza cauzione per Hernendez ed ha calendarizzato l’udienza preliminare per il 25 giugno, dopo che i medici avranno redatto il rapporto della visita psichiatrica.
La “facile soluzione” poliziesca del caso Etan Patz lascia alcuni perplessi, come Ken Ruffo agente dell’Fbi in pensione che all’epoca partecipò all’inchiaesta sulla sparizione del ragazzino, il quale non nasconde la sua perplessità e dice “spero che sia veramente il colpevole”.
“Tutto è possibile - ha aggiunto -. Ora si tratta di ricomporre il mosaico” avvertendo che ci sono in giro tanti mitomani che emergono quando si tratta di casi di alto profilo, anche con false confessioni.
E sul racconto del reo confesso che avrebbe scaricato il corpo tra i rifiuti Ruffo ricorda che tutta SoHo era stata passata al setaccio, rifiuti compresi e che è inverosimile che non sia mai stato scoperto in un vicolo a due passi dalla fermata del bus dove Etan si stava dirigendo.

È il sindaco Michael Bloomberg il Paperon de' Paperoni della Big Apple



Paperon de' paperoni








di Riccardo Chioni




La sua ricchezza è stimata qualcosa come 22 miliardi di dollari, il suo nome figura alla sommità della lista dei più ricchi d’America, uno che l’anno scorso ha acquisito 2 nuove proprietà portando a 11 il numero del suo impero immobiliare.
Il Paperone di New York altri non è che è il sindaco Michael Bloomberg che - evidentemente - non se la passa niente male.
E tra le sue proprietà non è compresa Gracie Mansion, la residenza ufficiale che il sindaco frequenta solo per cerimonie o ricevimenti, mentre preferisce la sua townhouse nelle vicinanze, nella opulenta Upper East Side di Manhattan.
Il primo cittadino miliardario l’anno scorso ha acquistato 2 nuove proprietà raggiungendo il numero di 11, secondo quanto reso noto venerdì.
La prima è un ranch ubicato a North Salem, acquisito lo scorso giugno, in questa località nota come “horse country” e presumibilmente destinata all’uso della figlia minore Georgina, molto conosciuta nel mondo dell’ippica sia in Florida che a New York.
Michael Bloomberg
Dalla campagna al mare. Dopo l’ultimo acquisto rurale, Bloomberg a distanza di 3 mesi ha acquistato una sontuosa magione agli Hamptons, costo 20 milioni.
Mentre per la campagna in precedenza aveva scelto una residenza  nella Westchester County, in un villaggio dove abita anche David Letterman, una delle sue ultime acquisizioni.
Secondo quanto reso noto, il sindaco della Big Apple attualmente paga tasse di proprietà in mezzo mondo, da Londra a Bermuda, da Vail in Colorado a Wellington in Florida, oltre naturalmente per le sue proprietà newyorkesi, tre delle quali si trovano nella Upper East Side.
All’erario federale Michael Bloomberg ha inoltrato 116 pagine di documentazione, ma alla stampa ha reso noto solo ciò che era di dominio pubblico e non societariamente inerente.
Il suo impero dell’informazione Bloomberg LP comprende una quantità di sussidiarie che vanno dall’Egitto alla Nigeria, nove corrispondenze in più rispetto all’anno precedente e il doppio in generale, rispetto a quando ha assunto la carica a City Hall nel 2002.
C’è da aggiungere che Bloomberg durante il 2011 si è dimostrato anche un generoso filantropo che ha donato 311 milioni a circa 1.200 organizzazioni caritatevoli.
Inoltre il sindaco riccone in numerose occasioni si è espresso pubblicamente a favore di un maggiore prelievo fiscale per i paperoni d’America come lui per aiutare a ridurre il deficit.

Misterioso volantino anti-turisti apparso nel Chelsea, "disturbano la quiete"


L'affollato parco sopraelevato High Line


di Riccardo Chioni

Un poster anti-turismo nel trendy rione Chelsea? Inaudito, vero? Nella Grande Mela che invece accoglie a braccia aperte 50 milioni di visitatori all’anno, l’idea a molti sembra piuttosto bizzarra.
Qualcuno si è inviperito, altri l’hanno presa a ridere, sta di fatto che gli abitanti del Chelsea l’altro ieri quando sono usciti di casa si sono imbattuti in volantini incollati sui pali della luce, ben visibili, indirizzati ai turisti che affollano il parco sopraelevato High Line e il relativo rione.
“Attenzione High Line Turists” era l’intestazione del volantino, “il rione attorno al parco High Line non è un’attrazione turistica. È un reale e fragile rione”, concludendo “quando siete qui, per cortesia comportatevi nel migliore dei modi”.
Qualche bontempone presumibilmente ha voluto partorire un decalogo del perfetto turista, tralasciando però un piccolo particolare: dei 3.7 milioni di visitatori annuali del parco High Line, la metà è composta da residenti newyorkesi.
L’autore dell’ignoto decalogo di buone maniere è indispettito dai turisti che occupano i marciapiedi, che scattano foto, senza tenere conto che il celebrato Chelsea comprende valenti architetture storiche e culturali.
Nonostante ciò, l’autore sostiene che “gli edifici non sono attrazioni turistiche, che la gente disturba il tranquillo tram-tram di chi ci vive, condannando il comportamento dei visitatori “invadente”.
La notizia era apparsa venerdì sul blog Jeremiah’s Vanishing New York,  bombardato ieri da “commentatori” dell’”avviso ai turisti” affisso a Chelsea, uno dei quali ha scritto “Dear Chelsea. Nice problem to have. Wanna trade? Sincerely, Bedrord Stuyvesant”, il rione di Brooklyn notoriamente tribolato dalla criminalità. 


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venerdì 25 maggio 2012

Benvenuto del Gruppo Esponenti Italiani all'ambasciatore Sebastiano Fulci


Lucio Caputo e Sebastiano Fulci






 
di Riccardo Chioni




Il Gruppo Esponenti Italiani ieri ha voluto dare il benvenuto all’ambasciatore Sebastiano Fulci presso il ristorante Le Cirque nella Upper East Side di Manhattan, alla presenza del console generale Natalia Quintavalle e del console di Newark Andrea Barbaria.
Il presidente del Gei Lucio Caputo, che in passato dallo stesso podio aveva onorato l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci in numerose occasioni, ieri ha salutato l’arrivo del figlio Sebastiano che segue le orme dell’illustre padre nella carriera diplomatica.
“È con grande piacere che a nome del Gei porgo il più cordiale benvenuto all’ambasciatore Sebastiano Fulci, Osservatore permanente dell’Italia presso l’Organizzazione degli Stati Americani” ha detto Caputo.
L’ambasciatore Sebastiano Fulci, romano nato nel 1966, si è laureato in Giurisprudenza, con specializzazione in Diritto Internazionale, presso l’Università di Messina, entrato a far parte del ministero degli Affari Esteri nel 1991, avviando così la sua carriera diplomatica.
Per 4 anni, 1991-95, ha prestato servizio presso l’Ufficio per le relazioni con l’Unione europea del ministero e per i successivi 4 anni è stato console a Grenoble, quindi Vice capo missione presso l’ambasciata a Bratislava.
Dal 2002 al 2004 è stato capo segreteria della Direzione generale per gli affari politici del ministero e dal 2007 al 2009 è stato Primo consigliere nella rappresentanza permanente d’Italia presso la Nato a Bruxelles, poi per 2 anni è stato consigliere diplomatico del ministro dell’Istruzione e nel settembre 2011 è stato inviato presso l’ambasciata a Washington, fino alla nomina nel novembre scorso a Osservatore permanente presso l’Organizzazione degli Stati Americani.
In questa nuova funzione l’ambasciatore Fulci sta contribuendo all’ampliamento della collaborazione con i paesi dell’America Latina, nella promozione della democrazia, della tutela dei diritti umani e del consolidamento della sicurezza, anche alla luce degli intensi legami che uniscono l’Italia a questi paesi dove vivono milioni di persone di origine e cittadinanza italiana.
All’ambasciatore Sebastiano Fulci il presidente Caputo ha consegnato la tradizionale opera “Gei Friendship Award”.