sabato 30 giugno 2012

Consegnati al Consolato Generale i diplomi ai liceali della Scuola d'Italia

Un momento della graduation al Consolato Generale


di Riccardo Chioni

Vestiti con il tradizionale “cap and gown” della graduation di colore azzurro e copricato abbellito da tricolore, i 13 studenti del Liceo della Scuola d’Italia hanno fatto l’ingresso nel salone del Consolato Generale di Park Avenue accolti da genitori e amici come si addice alle star.
Ieri è stato il giorno del tanto aspirato diploma di Maturità, consegnato personalmente ad ognuno dal console generale Natalia Quintavalle, affiancata dalla preside Anna Fiore, dal direttore scolastico Antonio Benetti e dal vice chairman del consiglio di amministrazione de La Scuola, Steven Acunto.
Il console generale Natalia Quintavalle
Ad esaminare i 13 studenti era giunta a New York la commissione esterna composta da 3 insegnanti provenienti da Madrid, Washington e Istanbul. 
Un’esaminatrice non ha avuto dubbi nel definire la preparazione degli studenti. “Li abbiamo trovati sicuramente molto preparatati” ha dichiarato l’insegnante di inglese Margherita Morando componente della commissione.
Acunto, che con La Scuola ha un rapporto da 15 anni, con soddisfazione dice che continua a crescere.
“Tutti: studenti, insegnanti, dirigenti e genitori stanno svolgendo un lavoro di cooperazione eccellente. Il fatto che La Scuola insegna in due lingue, gli standard sono molto rigidi come dimostrano gli esami e siamo molto orgogliosi dei nostri diplomati” ha detto Acunto.
La preside della “G. Marconi” Anna Fiore è pure soddisfatta perché quest’anno scolastico è andato molto bene.
La gioia dei diplomati
“La Scuola d’Italia ha celebrato il suo 35.mo anniversario e siamo molto contenti. Anzitutto, perché abbiamo avuto un numero di ragazzi che ha conseguito la maturità scientifica. Tredici è un buon numero per La Scuola i cui studenti stanno aumentando. Di questi, 3 hanno preso il voto massimo di 100 e altri 2 sono stati abbastanza vicini con 95 e 97”. 
Se conseguire la maturità scientifica è difficile anche in Italia, qui lo è ancor più e la preside ha spiegato il motivo.
“Perché abbiamo due curricoli da integrare: quello difficile dei licei italiani che insegnamo in 4 anni e il curricolo americano con tutta la cultura locale, poi con tutta l’offerta culturale di New York”.
La Scuola d’Italia non insegna solo in classe tra i banchi, promuove incontri con personalità, mette in scena spettacoli e partecipa alla tradizionale Columbus Parade.
La preside Anna Fiore
“Una cosa particolarmente bella, come ha ricordato il Console Generale, che siamo riusciti a reazlizzare quest’anno e messa in scena dai ragazzi del Liceo, è stata la commedia di Plauto L’Anfitrione realizzata in chiave moderna con i ragazzi che hanno recitato in italiano, inglese e latino, hanno costruito gli scenari ed è stata proprio una loro produzione. E si sono divertiti facendo una cosa difficile e molto seria. Per noi - ha sottolineato la preside - questo è un obiettivo importantissimo: che gli studenti trovino la scuola parte del loro mondo”.
Anna Fiore ha citato il genio scomparso Steve Jobs per parlare del forte collegamento tra umanità e scienza, una preziosa peculiarità che contraddistingue de La Scuola.
Foto di gruppo con preside, Console e Steven Acunto a destra
“Mi è piaciuto molto  sottolinerarlo e anche collegarlo alla modernità e post-modernità, agli scenari futuri. Perché se Steve Jobs, mago del fiuturo in qualche modo, parla della magical connection tra umanità e scienza, questo le giovani generazioni lo devono sapere e devono credere nella possibilità di utilizzare questi valori dell’umanità nella costruzione di un mondo ispirato scientificamente. Questo - ha osservato la preside - è il messaggio che mandiamo a questi ragazzi e questo è il messaggio che hanno interiorizzato”.
La Scuola d’Italia soffre però della mancanza di affetto da parte della comunità italoamericana.
“Vorremmo che questa scuola fosse più sostenuta dalla nostra comunità. Perché è una scuola che riceve pochi contributi, che si regge sulle tuition pagate dalle famiglie e cerchiamo di aiutare chi non può pagare, siamo accreditati dalla Nysais e dobbiamo mantenere standard altissimi. Ho un grande dispiacere - ha aggiunto la preside - che la comunità di grandi italoamericani partecipa poco, dona poco alla scuola. Al confronto di quanto avviene in altre scuole indipendenti, noi riceviamo pochissimo, eppure svolgiamo un compito, secondo me, di alto valore. La Scuola d’Italia appartiene a tutti gli italiani e tutti dovrebbero essere orgogliosi”.
I ragazzi a cui il Console ha affidato il diploma postumo
Una nota triste della festa di graduation è stato il ricordo della perdita di uno dei liceali de La Scuola. Affinché sia consegnato alla famiglia di Johnny Akant Tksu scomparso a febbraio, il Console Generale ha consegnato il diploma onorario di maturità  postumo, in un momento di grande commozione per tutti.
“Tristissima nota che ha turbato molto i ragazzi a metà anno, traumatizzati dalla scomparsa di un loro compagno. Sei di loro sono stati con noi sin dalla scuola dell’infanzia. Putroppo uno di questi studenti due anni fa si è ammalato di un male incurabile, ha combattuto con tutte le sue forze contro la malattia, è ritornato a scuola quando era sotto chemioterapia, quindi con i segni visibili della malattia, ma con un grande coraggio e entusiasmo. Purtroppo però non è tornato tra i banchi e a fabbraio abbiamo appreso della morte. Tuttavia devo dire che questo terribile evento è stato trasformato in un messaggio fortissimo di speranza - ha raccontato con emozione - perché la madre è stata capace di testimoniare il figlio nella maniera più bella a scuola”.
Ecco perché il ministro Quintavalle ha consegnato il diploma onorario al ragazzo scomparso, che “era in mezzo a noi” ha concluso la preside.


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venerdì 29 giugno 2012

La moda italiana all'Onu, contributo per ridurre la povertà in Africa


Un momento della conferenza stampa alle Nazioni Unite



di Riccardo Chioni

L’Italia ieri alle Nazioni Unite ha lanciato una “sfida affascinante” con uno dei suoi più qualificati asset industriali: la moda, come strumento per il rilancio del contributo italiano al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, inteso a ridurre la povertà con progetti di sviluppo sostenibile.
È l’ambasciatore Cesare Ragaglini a definire l’iniziativa una “sfida affascinante” alla conferenza stampa nell’auditorium Dag Hammarskjold all’Onu a cui hanno partecipato il segretario generale aggiunto Bob Orr, l’inviato delle Nazioni Unite per la Malaria Ray Chambers e Franca Sozzani editrice di Vougue Italia.
L’iniziativa “Fashion 4 Development” portata al Palazzo di Vetro dalla numero uno di Vogue Italia ha subito incontrato il sostegno dei vertici dell’Onu, a partire dal segretario generale Ban Ki-moon protagonista della copertina di Uomo Vogue in edicola.
Parlando dell’Africa, il Segretario Generale ha detto: “Non ha bisogno di charity, ma di investimenti e paertnership. Quelle con il settore privato, anche con attori non tradizionali come il mondo della moda, sono diventate indispensabili”.
Il progetto presentato vuole favorire l’accesso di giovani designer e produttori africani ai mercati internazionali e alle catene di distribuzione della moda.
Franca Sozzani e Cesare Ragaglini
L’ambasciatore Cesare Ragaglini ha spiegato perché ritiene che l’iniziativa tutta italiana andrà a buon fine.   
“I paesi donatori hanno problemi finanziari e quindi hanno ristretto il cordone della borsa. Daltronde c’è da tempo, indipendentemente dalla crisi economica che ha portato quei Paesi a donare di meno, una revisione anche dell’aiuto pubblico allo sviluppo. Perché negli anni - ha osservato - abbiamo dato miliardi e miliardi di euro, inclusa l’Italia che è stato uno dei paesi più generosi. Credo, e non sono il solo, che questa partnership tra settore privato e pubblico sia di fondamentale importanza per perseguire gli Obiettivi del Millennio e per permettere ai Paesi  in via di sviluppo di trovare la via sostenibile al loro sviluppo. Perché poi, donare soldi, anche senza sapere dove vanno esattamente, non credo che finisca per aiutare quei Paesi.
Il capo della missione all’Onu ha preso in prestito un antico saggio per spiegare che si deve iniziare dalla conoscenza.
“Come si diceva una volta: piuttosto che dare il pesce, occorre insegnare a pescare e io credo che preveda non la carità internazionale, ma bensì lo stabilimento di produzioni in vari settori. Adesso ci stiamo occupando della moda - ha proseguito Ragaglini - perché l’Italia è certamente il Paese più importante nel mondo in questo settore, con iniziative che permettano di creare degli atelier, delle industrie, negozi che possono essere sostenibili, non solo per un anno o due, o tre fino a quando ci sono i finanziamenti, ma perché sono in grado di autofinanziarsi e quindi di rimanere per tutta la vita”.
Il titolo dell’intervista di Vogue a Ban Ki-moon è “Rebranding Africa”, proprio nello spirito della missione F4D.
Franza Sozzani
“Quello che noi dobbiamo fare e possiamo fare è aiutarli a partire, sia in termini di formazione, sia di accesso ai mercati e alle catene di distribuzione: queste - ha aggiunto l’ambasciatore - sono le cose importanti che mancano ai Paesi africani. Abbiamo visto che Franca Sozzani, editrice di Vogue Italia e ambasciatrice di buona volontà del F4D lo sta facendo, con determinazione e passione, appoggiata dall’Italia, non soltanto qua, ma con tutta la rete diplomatica in Africa”
È una iniziativa che è piaciuta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha confermato l’ambasciatore.
“È piaciuta moltissimo e la presenza alla conferenza stampa di Bob Orr, suo braccio destro, ne è la testimonianza. Il Segretario Generale sa benissimo quale è la situazione nel mondo, quale è la situazione dei Paesi donatori e sa perfettamente che questa sinergia, questa partnership tra pubblico e privato sarà essenziale e determinante per raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Quindi - ha sottolineato - non può che appoggiare e sta appoggiando moltissimo questa nostra iniziativa e l’intervista esclusiva che ha rilasciato a Uomo Vogue diretto da Franca Sozzani è una perfetta testimonianza”.
L’editrice, nominata Goodwill Ambassador Onu per la sua iniziativa, alla stampa ha detto che non vuole titoli, ma chiede solo di lavorare.
“Non è una onorificenza, non è un bel mone che mi interessa. So che c’è tanto da lavorare. L’ho detto sin dal primo momento. È difficile, ma siamo riusciti a fare molte più cose di quelle pensate inizialmente. Cerco di coinvolgere sempre di più il mondo della moda e secondo me - ha spiegato - è un momento magico perché la Cina ha deciso che più di tanto prodotto non va più esportato ed è il momento d’oro per portare la produzione in Africa, dove comunque ci sono già migliaia di cinesi”.
Si tratta di piccoli progetti che insieme occupano un migliaio di persone, ha detto l’editrice, precisando “l’importante è che ci sia rispetto e dignità per le donne, che abbiano un lavoro, che abbiano un salario sano e lavorino in un ambiente sano”.


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giovedì 28 giugno 2012

Sarà l'estate rinfrescata dalle frizzanti bollicine italiane


Il console generale Natalia Quintavalle con Aniello Musella (sin) e Lucio Caputo alla degustazione dei vini



di Riccardo Chioni

Sono anni che gli americani hanno adottato le bollicine italiane per rinfrescare l’estate e se il Prosecco è diventato un must, più recentemente è arrivato il Moscato a spopolare, imponendosi in particolare tra il pubblico di giovani consumatori.
Per mantenere frizzante il mercato dei vini dell’estate, presso la sede dell’Ice nella Upper East Side si è svolta martedì una degustazione intitolata “Wonderful Summer Wines from Italy”, dedicata a opinion leader, wine editor e operatori del settore.
La manifestazione organizzata da Italian Trade Commission e da Italian Wine & Food Institute ha inteso dare risalto ai vini italiani bianchi, spumanti, rosé, Prosecco e Moscato: una trentina di vini presentati dalle rispettive case vinicole, tutti a portata di ogni tasca.
Ad accompagnare gli operatori nella degustazione dei vini e spumanti, alcuni dei più prestigiosi ristoranti italiani di New York hanno presentato un’ampia selezione di piatti estivi appositamente predisposti per l’occasione.
Tra i ristoranti: Le Cirque di Sirio Maccioni, Serafina di Vittorio Assaf e Fabio Granato e SD26 di Tony May.
Inoltre, hanno partecipato alla manifestazione le aziende Ferrero, Podini Imports con i formaggi, caffé Manuel e il Consorzio del Prosciutto di Parma, mentre in qualità di sponsor Smeraldina ha presentato l’acqua minerale che sta conquistando il mercato americano.
La presentazione del libro di Sirio Maccioni a Le Cirque
“Abbiamo pensato di dare risalto a questo tipo di vini, ideali per l’estate e già popolari negli Stati Uniti. È una iniziativa - ha spiegato Lucio Caputo presidente del IW&FI - che è riservata essenzialmente a operatori e giornalisti, che serve proprio a rilanciare quelli che in questo momento sono i vini italiani più consumati”.
Lucio Caputo, rispondendo alla domanda perché gli americani trovano ideali per la calda estate i vini italiani, ga detto: “Intanto perché sono quasi tutti spumanti, che sono quelli che si bevono di più durante l’estate, poi ci sono i vini bianchi più leggeri che si bevono nei party, nei cocktail, non sono i robusti rossi che devi bere seduto a tavola”.
Il presidente del IW&FI ha sottolineato che questi vini stanno avendo un grosso successo commerciale e, in attesa del passaggio dell’estate, sta già pensando ad organizzare una degustazione simile in autunno per il rilancio dei vini delle feste.
Da costa a costa un altro vino italiano si sta diffondendo con vigore in particolare tra i consumatori giovani: il Moscato, che secondo Aniello Musella, direttore esecutivo dell’Ice in Usa, sta prendendo sempre più popolarità.
“In particolare nel segmento forse più interessante, che è quello giovane, perché è un vino facile da bere, che può essere bevuto in tutte le occasioni e anche molto estivo. Questa - ha sottolineato Musella - è la caratteristica della continuazione del successo di questo vino che gli americani abbinano a tanti piatti, anche nella tradizione americana”.
Il Moscato è stato quindi adottato per il momento gastronomico più tradizionale per gli americani: il bbq.
“È meno alcolico degli altri ed è sicuramente uno degli elemnti che poi è alla base del successo di questo vino” ha precisato Musella.
Il 2012 è quindi l’anno del fenomeno Moscato, accanto al Prosecco e agli spumanti italiani più in generale.
Alla manifestazione, a cui hanno partecipato 19 importatori con vini di varie provenienze italiane, era d’obbiglo anche la presenza della cucina italiana presentata da tre ristoranti di chiara fama.
“Il ristorante italiano autentico - ha precisato il direttore dell’Ice - è stato negli anni sempre il punto di forza della diffusione dei vini italiani di qualità. L’abbinamento cibo con ricette italiane con il vino è una cosa importante. Il vino lo gusti con determinati piatti”.
E i 300 operatori specializzati presenti hanno confermato il successo della manifestazione che è stata visitata dal console generale Natalia Quintavalle, accompagnata nella degustazione da Aniello Musella e Lucio Caputo.  


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lunedì 25 giugno 2012

Un milione di spettatori alla parata gay sulla Quinta Avenue


Cyndi Lauper con la fascia da Grand Marshal della 43.ma Gay Parade




di Riccardo Chioni

Seguendo la striscia color lavander tracciata sull’asfalto, mezzo milione di persone hanno marciato ieri lungo Fifth Avenue da 36th Street fino al West Village dove è proseguita fino a tarda sera la 43esima giornata annuale in cui si celebra l’orgoglio gay.
L’anno scorso la parata era stata un inno al governatore Andrew Cuomo - in parata assieme alla sua compagna chef di Food Network, Sandra Lee - che qualche giorno prima aveva firmato la legge sui matrimoni gay e quest’anno è stato celebrato il primo anniversario.
La parata sfila al Flatiron Building
Come ogni anno, anche per l’edizione 2012 il sindaco Michael Bloomberg era in parata a fianco della presidente del consiglio comunale Christine Quinn che era assieme a Kim Catullo che ha sposato il mese scorso.
“Lo scorso anno ero in parata con la mia girlfriend, oggi sto marciando con la mia sposa, mio padre e il sindaco” ha detto Christine Quinn.
A marciare anche il capo della polizia Raymond Kelly, il senatore Chuck Schumer ed altri politici locali.
Quest’anno il sindaco ha voluto essere lui in primo piano lanciando un chiaro messaggio, peraltro gradito alla comunità Gblt.
Bloomberg nel giorno della Pride March a New York ha voluto dire a tutta l’America che “il governo dovrebbere stare fuori dalla vita personale” di ognuno ed ha proseguito dicendo “New York è un luogo dove ognuno può fare ciò che vuole”.
Dal 1970, da quando la parata è nata in sordina nel Village più in ricordo della rivolta gay di Stonewall Inn dell’anno precedente che come sfilata, si snoda lungo il centro di Manhattan portando un messaggio e il tema conduttore quest’anno è stato “Share the Love”.
Christine Quinn (sin) a fianco di Michael Bloomberg
Andrew Cuomo e la compagna Sandra Lee
La questione più pressante sollevata durante la parata gay 2012 è stata la richiesta ai legislatori degli altri stati che non hanno ancora approvato la legge che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso di accellerare i tempi.
La cantante Cyndi Lauper ha sfilato a bordo di un’auto scoperta con la fascia da Grand Marshal e in parata erano presenti numerose delegazioni nazionali e internazionali, dai reduci delle guerra che sostengono i movimenti gay, alle associazioni di mamme di figli omosessuali, ai centri di assistenza che assistono malati e disabili.
“È meraviglioso essere orgogliosi di come si è” sostiene il tenente dell’Aviazione Usa Josh Seefried, co-direttore di OutServe, un network che attivamente assiste il personale militare gay.
Secondo la polizia dietro le transenne, lungo il percorso della gay parade si sono assiepate oltre un milione di persone, una cifra record che pone l’evento newyorkese tra quelli più impressionanti che si svolgono nelle maggiori capitali del mondo.
Chris Frederick direttore di Heritage of Pride commenta così il tema “Share the Love” che guida la parata. “Intanto significa semplicemente che l’amore non conosce barriere. Abbiamo visto diventare i matrimoni gay una realtà nello stato di New York e vogliamo far sapere che l’amore può essere condiviso con gli amici, la famiglia e il o la partner, a prescindere da dove si vive nello stato. La nostra speranza - ha proseguito - è che la gente celebri uno dei più basilari e necessari: l’atto di amore”.
Contro il bullismo
Alan Reiff, co-chair di Heritage of Pride ha sottolineato “la parola amore può essere usata per molte cose. Ci sono ancora molte rilevanti questioni che devono essere risolte e vogliamo rendere noto che siamo intenzionati a vederle risolte” parlando di diritti e eguaglianza.
Numerosi i carri degli sponsor della parata, spettacolari le esibizioni delle “Sirens lesbian bikers” che solitamente aprono la parata al rombo delle due ruote.
Non manca l’entusiasmo della gente ai bordi della avenue, il tutto condito da musica trasmessa dai carri allegorici su cui si mettono in mostra maschere e ballerini a condire la gioia della giornata e a trascinare gli spettatori.
“Ci sono ancora un sacco di problemi da affrontare, come quello dei gay senzatetto e diritti federali per la comunità Lgbt” spiega Nathan Tabak, un giovane del Queens che aggiunge “certo, bisogna anche essere un po’ realistici e non c’è da aspettarsi molto da una Corte Suprema conservatrice come quella attuale”.
Per l’occasione l’Empire State Building ieri sera ha acceso il pannacchio della City con i colori dell’arcobaleno disposti sulle 4 facciate. Molti gli adolescenti che hanno partecipato quest’anno alla parata, dopo alcuni fatti di cronaca recente legati ad atti di bullismo nelle scuole e fuori che - purtroppo - hanno provocato anche suicidi da parte di alcune vittime del proprio essere gay.


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domenica 24 giugno 2012

Colpo a cronometro ai grandi magazzini Bergdorf Goodman, rubati gioielli per centinaia di migliaia di dollari

La vetrata d'ingresso al lussuoso grande magazzino


di Riccardo Chioni


La banda del buco ha colpito in piena notte al centro di Manhattan, nel lussuoso grande magazzino Bergdorf Goodman fuggendo indisturbata con un bottino in gioielli del valore di alcune centinaia di migliaia di dollari, facendo perdere le tracce.
Niente a che vedere con il film-commedia diretto dal regista Mario Amendola nel 1960, il lavoro dei tre malviventi che sabato notte alle 3,30 hanno preso d’assalto l’ingresso principale del grande magazzino alla 57th Street e Fifth Avenue non era una scena di un film.
“Se non altro, hanno dimostrato buon gusto” è stato il commento di John Winkler, manager del designer Paul Morelli che ha sede a Filadelfia, le cui creazioni sono state al centro dell’attenzione dei rapinatori.
Imbarazzo invece dei responsabili del lussuoso grande magazzino che ieri mattina erano ancora impegnati a stilare un inventario dei pezzi mancanti dalle bacheche frantumate con un martello.
“Siamo certamente nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di dollari” ha riferito un dipendente della gioielleria all’interno di Bergdorf Goodman.
Il colpo è stato girato in diretta dalle telecamere di sicurezza sia all’esterno che all’interno, proprio come fosse un film d’azione.
Il filmato mostra due uomini che lasciano l’auto parcheggiata all’angolo tra Fifth Avenue e 57th Street e si dirigono verso l’ingresso principale del grande magazzino situato sulla Quinta tra 57th e 58th Street.
Uno dei due, che indossa una felpa nera con cappuccio, inizia a prendere a martellate il vetro della porta d’ingresso, mentre l’altro cerca di oscurare la vista ai passanti.
Guadagnato l’ingresso i due rapinatori si sono diretti dritti verso le vetrine dei gioielli di Morelli, le hanno frantumate con il solito martello, arraffando quanto possibile.
Al termine della razzia i due hanno girato i tacchi e sono usciti dalla stessa porta principale da cui erano entrati, dirigendosi verso l’auto dove a bordo c’era il palo per la fuga, che è avvenuta senza che nessuno si accorgesse di nulla.
E quando un agente dei sicurezza si è accorto del furto, oramai era troppo tardi e dei tre malviventi non restava che il filmato.
“Sicuramente si tratta di professionisti che avevano pianificato tutto a cronometro. Altrimenti, chi azzarderebbe un colpo simile” ha riferito uno degli investigatori della polizia.
Ieri la porta presa a martellate all’ingresso principale era stata rimpiazzata con una di legno e la dirigenza di Bergorf Goodman aveva lasciato un cartello per i clienti con scritto “Ci scusiamo per l’inconveniente”.

In manette il killer che ha freddato tre giovani nei pressi della Columbia University

Roberto Nunez








di Riccardo Chioni





È stato tratto in arresto ieri mattina nel Bronx il sospetto killer di tre uomini trovati freddati stile esecuzione a bordo di una Bmw all’inizio del mese nei pressi della Columbia University.
Un drappello di agenti armati fino ai denti della polizia di New York e del U.S. Marshals ieri mattina hanno atteso al varco il trentenne Roberto Nunez verso le 8 mentre stava rincasando nei pressi dello Yankee Stadium nell’abitazione del fratello.
Sulla fedina penale di Nunez c’è di tutto un po’, da rapine a altri reati. Secondo gli investigatori dal 7 giugno, giorno in cui avrebbe commesso il terribile triplice omicidio a sangue freddo, Nunez si era trasferito in diverse abitazioni ospitato da conoscenti, uno dei quali aveva notato che Nunez aveva un’arma da fuoco. 
L'arma usata per il triplice omicidio
I tre giovani freddati
Gli investigatori non hanno ancora reso noto i dettagli della vicenda, ma sembra che l’amico di Nunez abbia venduto ad un agente undercover la pistola clibro .38 che - naturalmente - è finita nei laboratori della scientifica dove è stato accertato trattarsi della stessa arma usata per il triplice omicidio.
Le tre vittime, Patrick Catalan di 25 anni, Amaury Rodriguez di 31 e Heriberto Suazo di 26, tutti residenti a Manhattan, erano stati rinvenuti morti, ricoperti di sangue, all’interno di una lussuosa Bmw 750 di colore grigio scuro del valore di 88 mila dollari parcheggiata lungo Claremont Avenue, nei pressi di 122nd Street in località Morningside Heights.
I tre uccisi, noti trafficanti di marjiuana, tutti con lunga fedina penale sporca, presumibilmente - secondo gli inquirenti - sarebbero stati freddati per vendetta per aver derubato altri spacciatori concorrenti.
Le camere di sorveglianza avevano ripreso il sospetto killer che si allontanava dalla scena del triplice omicidio, mentre dietro l’angolo si sbarazzava della maglietta macchiata di sangue, prima di riprendere a camminare lentamente, come se niente fosse accaduto. 
Gli investigatori hanno acquisito il Dna dalla maglietta recuperata. Le due vittime sedute nella parte anteriore erano state freddate alla nuca da dietro la schiena, quello sul sedile posteriore era stato raggiunto alla tempia sinistra.
“I detective assegnati a questo caso hanno lavorato alacremente per far scattare le manette all’autore del triplice omicidio” ha detto ieri il capo della polizia Raymond Kelly in conferenza stampa.
All’operazione della cattura ha partecipato la New York-New Jersey Regional Fugitive Task Force, una squadra speciale formata da agenti della polizia e del U.S. Marshals.


Foto rilasciate dalla polizia.

giovedì 21 giugno 2012

Premiati 20 studenti americani dei corsi Iace di italiano in partenza per l' Italia


Il console generale Natalia Quintavalle in apertura della cerimonia
di Riccardo Chioni


Per venti studenti eccellenti che frequentano corsi di lingua italiana nelle scuole dell’area metropolitana marted ì è stata giornata di premiazione al Consolato Generale, una cerimonia che ha preceduto la loro partenza per l’Italia per partecipare al Summer Program organizzato dall’Italian American Committe on Education.
Il programma allestito dallo Iace vede la collaborazione dell’Enit e si svolge da 12 anni, ogni estate, offrendo un soggiorno in Italia per 20 studenti americani che frequentano corsi di lingua italiana, in una delle scuole affiliate allo Iace.
Il concorso per partecipare al Summer Program consiste nella stesura di un progetto multimediale in italiano sul territorio che li ospiterà e l’edizione 2012 ha come destinazione Narni in provincia di Terni.
Pegoraro padre, Paradiso, Quintavalle, Magnani e Cristiana Pegoraro
Quest’anno i venti fortunati e meritevoli studenti, oltre alle consuete lezioni di italiano e alle escursioni, parteciperanno ad un programma ricco di attività artistiche e culturali, tra cui è prevista la partecipazione al Narnia Arts Festival presieduto da Cristiana Pegoraro, di cui è anche direttore artistico, la quale ha fortemente voluto coinvolgere gli studenti dello Iace.
Scopo del Summer Program è contestualizzare lo studio della lingua italiana facendo conoscere ai ragazzi cultura, territorio e costumi di una regione o provincia d’Italia, affinché si rafforzi l’interesse per lo studio dell’italiano.
La partecipazione dell’Enit al Summer Program e la presenza del direttore Eugenio Magnani alla cerimonia sono testimonianza dell’investimento sui giovani per la promozione del territorio ospitante.
Il Summer Program infatti si è rivelato un fruttuoso investimento per la promozione turistica e del territorio, in quanto i giovani partecipanti al rientro portano con sé l’entusiasmo e la voglia di tornare in futuro nei posti visitati.
Nel corso dei 12 anni del programma, lo Iace e l’Enit hanno portato gli studenti americani a soggiornare in Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna, nelle province di Macerata e Salerno.
Al Consolato Generale per la cerimonia di consegna dei premi era presente il console generale Natalia Quintavalle, il presidente dello Iace Berardo Paradiso, il direttore dell’ufficio scolastico Antonio Benetti, il direttore esecutivo dello Iace Ilaria Costa.
Foto di gruppo di studenti e sponsor
Lo Iace è l’ente gestore che per conto del ministero degli Esteri dal 1975 si occupa di promuovere lingua e cultura italiana negli stati di New York, New Jersey e Connecticut sostenendo finanziariamente corsi di italiano in circa 100 scuole pubbliche e private, raggiungendo un bacino di circa 20 mila studenti.
I premiati che partecipano al programma in Italia sono, da New York sono: Briana Balsamo, Joris Beci, Krista Danielle DeJulio, Sophia Teresa Caroline Feist, Kayla Gore, Ashley Eilizabeth Gingeleski, Pasquale Infante, Junhyuk Kang, Lucas Carlos Pavlounis, Joseph Cesare Sansone, Lydia Virginia Frances Saylor, Scott Paul Yasser e Christina Zaccardi.
Questi quelli del New Jersey: Dylan John Bassett, Nicole Calegari, Aldi Gioka e Olivia Rose Yasser. Del Connecticut: Madison Rose Smith e Madison Elizabeth Spitale-Hansen. 

Foto: Iace