| Un momento della graduation al Consolato Generale |
di Riccardo
Chioni
Vestiti con il
tradizionale “cap and gown” della graduation di colore azzurro e copricato
abbellito da tricolore, i 13 studenti del Liceo della Scuola d’Italia hanno
fatto l’ingresso nel salone del Consolato Generale di Park Avenue accolti da
genitori e amici come si addice alle star.
Ieri è stato il
giorno del tanto aspirato diploma di Maturità, consegnato personalmente ad
ognuno dal console generale Natalia Quintavalle, affiancata dalla preside Anna
Fiore, dal direttore scolastico Antonio Benetti e dal vice chairman del
consiglio di amministrazione de La Scuola, Steven Acunto. | Il console generale Natalia Quintavalle |
Un’esaminatrice non ha avuto dubbi nel definire la preparazione degli studenti. “Li abbiamo trovati sicuramente molto preparatati” ha dichiarato l’insegnante di inglese Margherita Morando componente della commissione.
Acunto, che con La Scuola ha un rapporto da 15 anni, con soddisfazione dice che continua a crescere.
“Tutti: studenti, insegnanti, dirigenti e genitori stanno svolgendo un lavoro di cooperazione eccellente. Il fatto che La Scuola insegna in due lingue, gli standard sono molto rigidi come dimostrano gli esami e siamo molto orgogliosi dei nostri diplomati” ha detto Acunto.
La preside della “G. Marconi” Anna Fiore è pure soddisfatta perché quest’anno scolastico è andato molto bene.
| La gioia dei diplomati |
Se conseguire la maturità scientifica è difficile anche in Italia, qui lo è ancor più e la preside ha spiegato il motivo.
“Perché abbiamo due curricoli da integrare: quello difficile dei licei italiani che insegnamo in 4 anni e il curricolo americano con tutta la cultura locale, poi con tutta l’offerta culturale di New York”.
La Scuola d’Italia non insegna solo in classe tra i banchi, promuove incontri con personalità, mette in scena spettacoli e partecipa alla tradizionale Columbus Parade.
| La preside Anna Fiore |
Anna Fiore ha citato il genio scomparso Steve Jobs per parlare del forte collegamento tra umanità e scienza, una preziosa peculiarità che contraddistingue de La Scuola.
| Foto di gruppo con preside, Console e Steven Acunto a destra |
La Scuola d’Italia soffre però della mancanza di affetto da parte della comunità italoamericana.
“Vorremmo che questa scuola fosse più sostenuta dalla nostra comunità. Perché è una scuola che riceve pochi contributi, che si regge sulle tuition pagate dalle famiglie e cerchiamo di aiutare chi non può pagare, siamo accreditati dalla Nysais e dobbiamo mantenere standard altissimi. Ho un grande dispiacere - ha aggiunto la preside - che la comunità di grandi italoamericani partecipa poco, dona poco alla scuola. Al confronto di quanto avviene in altre scuole indipendenti, noi riceviamo pochissimo, eppure svolgiamo un compito, secondo me, di alto valore. La Scuola d’Italia appartiene a tutti gli italiani e tutti dovrebbero essere orgogliosi”.
| I ragazzi a cui il Console ha affidato il diploma postumo |
“Tristissima nota che ha turbato molto i ragazzi a metà anno, traumatizzati dalla scomparsa di un loro compagno. Sei di loro sono stati con noi sin dalla scuola dell’infanzia. Putroppo uno di questi studenti due anni fa si è ammalato di un male incurabile, ha combattuto con tutte le sue forze contro la malattia, è ritornato a scuola quando era sotto chemioterapia, quindi con i segni visibili della malattia, ma con un grande coraggio e entusiasmo. Purtroppo però non è tornato tra i banchi e a fabbraio abbiamo appreso della morte. Tuttavia devo dire che questo terribile evento è stato trasformato in un messaggio fortissimo di speranza - ha raccontato con emozione - perché la madre è stata capace di testimoniare il figlio nella maniera più bella a scuola”.
Ecco perché il ministro Quintavalle ha consegnato il diploma onorario al ragazzo scomparso, che “era in mezzo a noi” ha concluso la preside.
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