venerdì 31 agosto 2012

Allarme sicurezza: intruso va a dormire nella cabina del comandante di un cargo

Il porto di Elizabeth/Newark



di Riccardo Chioni


Anche se i media locali hanno preso la notizia sottogamba, il terzo smacco alla sicurezza negli scali metropolitani di mare e di terra getta dubbi sull’efficacia dei controlli alle più strategiche infrastrutture aeroportuali.
L’ultimo scandalo è scoppiato mercoledì a Port Newark nel New Jersey, dopo che un intruso presumibilmente malato di mente ha superato le barriere metalliche riuscendo a raggiungere la cabina privata del capitano di una nave da trasporto auto.
Eric Carrero di 20 anni verso le 11 del mattino ha scavalcato la recinzione alta sei piedi, notato da un portuale all’interno del perimetro che lo ha erroneamente scambiato per un collega di lavoro, nonostante avesse visto l’inconsueto modo di entrare.
L’intruso si è quindi portato verso il molo ed è salito tranquillamente a bordo del cargo Andromeda Leader, utilizzando la passerella sprovvisto di qualsiasi identificazione appesa al collo o alla tuta e, quando è stato avvicinato da un marinaio proprio per l’assenza di I.D. Carrero ha prontamente trovato una scusa.
“Sono il nipote del comandante” ha risposto beatamente, avviandosi verso la cabina del cap. K.P. Ramashnair adiacente al ponte di comando della nave, il cui personale era impegnato a scaricare auto giapponesi dalla plancia.
Soltanto la sicurezza interna della Andromeda Leader, poco dopo le 3 del pomeriggio, ha notato l’intruso che dormiva sul letto del comandante, allertando la capitaneria di porto e le autorità di polizia che hanno tratto in arresto il ventenne intrufolatosi clandestinamente a bordo, trasferendolo in ospedale per visita psichiatrica.
All’inizio del mese un giovane rimasto senza benzina col suo jet ski a Jamaica Bay aveva attraversato due piste del JFK prima d’essere fermato nel settore bagagli e nel luglio dell’anno scorso un bagnante nudo aveva scavalcato la recinzione attorno al deposito carburanti dello stesso aeroporto internazionale.

Spari nella sala da bowling: 74enne tenta di uccidere la moglie di 26 anni più giovane






 


di Riccardo Chioni




Lorenzo da Ponte, al tempo, aveva già scritto sul suo libretto de “Le Nozze di Figaro” la storia dei coniugi Maureen e Armando Tritto in una folle giornata colma di colpi di scena in cui lui, in chiave moderna, inizia la giornata sparando alla moglie che l’aveva lasciato, in un sala da bowling di Staten Island.
Maureen, 48 anni d’età, sposata da alcuni anni ad Armando di 74, secondo la polizia da poco tempo aveva lasciato l’abitazione a due piani in località Rossville, con la fontana nel giardino, posta proprio dietro la chiesa di St. Joseph, per trasferirsi in altra località e in procinto di avviare la causa di divorzio.
Armando, 26 anni più anziano della moglie, titolare del West Brighton Iron Works lungo Castleton Avenue, secondo indiscrezioni sarebbe malato e sottoposto a dialisi, senza dubbio carico di rabbia nei confronti di Maureen che l’aveva lasciato sbattendo la porta.
Così, mercoledì mattina verso le nove, ancor prima dell’apertura del Gennaro’s Snackbar and Pizzeria all’interno della sala da bowling Rab’s Country Lanes, Armando si è guadagnato l’ingresso dalla porta posteriore di servizio ed è entrato iniziando a sparare verso la moglie.
Maureen lavora da Gennaro’s da un paio d’anni e, come al solito, era affacendata a preparare il banco vendita per l’apertura e tutto s’aspettava che trovarsi faccia a faccia con suo marito che brandiva una pistola.
Non si è lasciata pietrificare dal terrore, Maureen è riuscita a sfuggire ai proiettili chiudendosi a chiave in un magazzino a cui Armando si è avvicinato e - sempre secondo il resoconto della polizia - ha sparato ancora contro la porta.
Con movimenti lenti, secondo testimoni e investigatori, Armando ha lasciato scivolare dalla mano l’arma, una pistola color argento, avviandosi all’uscita della sala situata a Dongan Hills, per salire a bordo della Ford Fusion di Maureen e allontanarsi.
Nella sala da bowling al momento degli spari si trovavano soltanto altre due persone oltre al titolare Frank Wilkinson, che si è detto stupito dell’accaduto e di considerare l’episodio uno sparuto orrendo confronto familiare.
In un baleno la zona attorno al bowling center è stata bloccata dall’intervento di un numero imprecisato di auto della polizia, mentre gli investigatori erano già alle calcagna di Armando che li ha condotti in un lento inseguimento fino a Four Corners.
Non contento, Armando ha opposto resistenza agli agenti che lo hanno fatto uscire dalla vettura, iniziando una breve collutazione che ha portato al ferimento dei due poliziotti, prima che riuscissero a fargli scattare le manette.
E nel finale travolgente, sulla via del Police Precint, Armando ha accusato dolori al torace che ha costretto gli agenti a deviare il percorso, dirigendosi verso il pronto soccorso dello Staten Island University Hospital dove si trova ricoverato in osservazione e piantonato dalla polizia.
Il titolare della sala di bowling non è molto loquace, si limita a sostenere che ha apprezzato il rapido intervento delle forze di polizia che hanno preso in consegna l’attore dell’increscioso gesto che si sarebbe potuto trasformare in tragedia.
Gli investigatori, dopo aver evacuato il bowling center e passato al setaccio dalla squadra antibombe, hanno riconsegnato la Rab’s Country Lanes al titolare per la riapertura al pubblico.
Armando Tritto intanto è stato accusato di tentata aggressione, possesso illegale d’arma da fuoco, resistenza a tutori della legge e altri capi d’imputazione minori.
Secondo l’agenzia AP lo scorso Ferragosto Maureen avrebbe scritto sulla sua pagina di Facebook di avere acquistato per la prima volta in vita sua una MetroCard e che stava usando il bus per recarsi al lavoro, ma anche la seguente frase che non lascia spazio all’immaginazione sul rapporto tra lei e Armando: “Forse credi si potermi far del male, ma non mi spezzerò mai”.


Foto: Facebook

lunedì 27 agosto 2012

Anche se con l'ansia, all'Empire Building si cerca di tornare alla normalità


L'ingresso dell'edificio nella Upper East Side dove abitava l'omicida ucciso dalla polizia




di Riccardo Chioni

Mentre tutto intorno all’Empire State Building dopo la drammatica sparatoria di venerdì mattina con due morti e nove feriti, molti newyorkesi oggi rientrano al lavoro, ma con un po’ di batticuore.
Altro discorso dicasi invece per i turisti alla scoperta di un’attrazione che non era sulle guide: il marciapiedi col morto di fronte all’ingresso dell’Empire, sbattuto sulle prime pagine dei media in tutto il mondo.
Intanto, gli investigatori del Nypd hanno rivelato alcuni aspetti della personalità dell’omicida, Jeffrey Johnson disegnatore di magliette che per oltre due anni covatva la sua vendetta nei confronti della vittima, suo ex collega di lavoro Steven Ercolino, la cui famiglia invece di prepararsi al suo matrimonio, è impegnata a organizzare il suo funerale.
Secondo fonti di One Police Plaza, il cervello del designer licenziato dall’azienda Hazan Import un anno fa, avrebbe raggiunto il punto di ebollizione quando gli era stato notificato un avviso di sfratto esecutivo dal piccolo appartamento in cui viveva nella Upper East Side.
Gli investigatori hanno messo assieme il profilo dell’uomo armato che s’era messo in agguato dietro un camion a 33rd Street, in attesa di vedere arrivare Steven Ercolino, con il quale esisteva un’antica vicendevole ruggine.
La polizia ha accertato che Johnson nella sua mente aveva incolpato Ercolino di tutti i suoi guai e della sua caduta in disgrazia, di averlo insomma condotto sul lastrico.
Quando poi si era aggiunta la minaccia dello sfratto da parte del padrone di casa, a Johnson sono saltati i nervi, ha preso la calibro .45 e si è recato Midtown ad aspettare Ercolino che alle 9 si recava al lavoro al 10 West 33rd Street.
Gli ha teso l’agguato e gli ha sparato un colpo dritto al capo ed un secondo sul corpo, incamminandosi tranquillamente poi verso Fifth Avenue, come se nulla fosse accaduto, prima di essere ucciso dagli agenti di polizia.
Johnson aveva lavorato sei anni alla Hazan dove sostengono che era stato licenziato semplicemente per colpa della crisi del business.
Invece il designer continuava a maturare la sua rabbia incolpando Ercolino di non promuovere a sufficienza la sua produzione.
Ancora prima del “laid off”, tra Johnson ed Ercolino non correva buon sangue e gli investigatori osservando le rispettive relazioni sociali, hanno scoperto che una volta i due s’erano addirittura presi per la gola in ascensore, una vicenda finita con due azioni legali.
Il capo della polizia Raymond Kelly
È stato il commissioner Kelly a riferire alla stampa che Johnson aveva denunciato Ercolino, asserendo di avere avuto un confronto fisico con lui nell’atrio dell’edificio al 10 W. 33rd Street, a cui era seguita una controdenuncia in cui Ercolino dichiarava di avere ricevuto minacce anche di morte da parte di Johnson.
Per lui ultimamente ossessionato dalla vendetta era divenuto impossibile pagare l’affitto dell’appartamento a East 82nd Street dove abitava da  alcuni anni e che - secondo fonti di polizia - manteneva in candide condizioni.
Ex marinaio della Coast Guard durante gli anni Settanta, Johnson era solito recarsi ad osservare i movimenti degli uccelli che popolano Central Park, con metodicità settimanale, hanno precisato gli investigatori.
E come si desume anche dalla sua presentazione su Facebook che Johnson aveva aggiornato solo due giorni prima di uccidere l’acerrimo nemico.
Tre delle nove vittime raggiunte da proiettili (o frammenti) sparati da due agenti di polizia restano ricoverate in ospdeale per ferite alle gambe in condizioni stazionarie, secondo quanto riferito da Kelly.
Ora chi frequenta e lavora la zona intorno all’Empire si avvicina quasi con sospetto sul marciapiedi di fronte allo storico edificio e alcuni confidano di sobbalzare al primo rumore più forte del solito.
Insomma, un ritorno alla normalità per i newyorkesi con il cuore il gola.
I turisti che giungono all’Empire a fiumane, trasportate dai bus scoperti dei tour, scendono per portarsi a casa il ricordo della scena del delitto vera, non di un episodio di Csi, ma reale in pienocentro.
Ed è tutto un domandare in tutte le lingue del mondo agli agenti di guardia fuori dell’Empire: è successo proprio qui in questo punto? E giù a scattare foto.
La famiglia di Ercolino si è riunita a Warwick nell’Upstate New York dove si prepara al funerale di Steven che, invece avrebbe sposato la sua compagna di lunga data, con la quale condivideva un appartamento nel New Jersey, Ivette Rivera che adesso non riesce a darsi pace.


Foto: AP/America OGGI

domenica 26 agosto 2012

I 9 feriti all'Empire sono stati colpiti da proiettili sparati dalla polizia


Jegffrey Jonhson e Steve Ercolino








di Riccardo Chioni



Il giorno seguente la sparatoria di fronte all’affollato ingresso dell’Empire State Building, le autorità hanno accertato dall’esame balistico che le 9 persone ferite durante il drammatico confronto tra gli agenti e l’uomo armato sono state ferite da proiettili sparati da 2 poliziotti.
I due agenti che hanno inseguito e aperto il fuoco contro l’uomo armato  Jeffrey Jonhson hanno avuto soltanto pochi istanti per reagire quando questi ha puntato loro contro la pistola calibro .45 che teneva nascosta, mentre l’area dell’Empire nell’ora di punta del mattino brulicava di persone che si recavano al lavoro e di turisti in attesa di salire sulla sommità.
Gli agenti: Craig Matthews di 39 anni ha premuto il grilletto 7 volte, mentre il collega Robert Sinishtaj di 40 ha sparato 9 proiettili: entrambi non avevano mai usato l’arma prima durante i rispettivi 15 anni di servizio in seno al Nypd.
La sventagliata di proiettili ha freddato Jonhson in pochi secondi, lasciando anche 9 persone sul marcipedi sanguinante di fronte ad uno dei più frequentati luoghi turistici della city.
Inizialmente nel caos del venerdì mattina il sindaco e la polizia avevano indicato che presumibilmente le persone rimaste ferite erano state colpite da frammenti o proiettili sparati dagli agenti e la conferma è arrivata ieri dopo l’esame balistico.
“Sembra che tutte nove le vittime siano state raggiunte da proiettili sparati dalla polizia” ha confermato ieri il commissioner del Nypd Raymond kelly durante un evento comunitario ad Harlem.
Kelly ha ribadito che gli agenti non hanno avuto altra scelta se non sparare a Jonhson, il cui corpo - ha precisato il capo della polizia - mostra 10 ferite da proiettili al torace, mani e gambe.
“Credo di poter dire che hanno agito come di dovere” ha aggiunto Kelly.
I due agenti avevano confrontato Jonhson mentre stava camminando tranquillamente lungo la Quinta Avenue in direzione nord, dopo aver freddato dietro l’angolo di 33rd Street un suo ex collega di lavoro sul marciapiedi, fuori dall’ufficio che una volta condividevano.
Da quanto si è appreso, Jonhson e l’uomo che ha ucciso, Steve Ercolino avevano un passato di ruggine sul posto di lavoro, ancor prima che l’omicida fosse licenziato un anno fa dalla società Hazan Import Corp.
John Koch, proprietario dell’edificio dove i due lavoravano, ha raccontato che un giorno i due si sono presi per il collo nell’ascensore e dalle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza si vede che Jonhson stava spintonando Ercolino da un lato all’altro dell’ascensore.
Fino a quando Ercolino, di stazza più robusta di Jonhson, lo ha preso per la gola e tenuto immobilizzato fino all’arrivo al piano terra.
“Dopo il litigio - ha aggiunto Koch - i due erano andati ognuno per la propria strada, ma era chiaro non si sopportavano a vicenda”.
Venerdì mattina alle 9, dopo aver sparato ed ucciso Ercolino, Jonhson come se niente fosse successo ha riposto l’arma e si è incamminato verso la Quinta e solo quando operai al lavoro nella zona hanno avvertito la polizia, è iniziato l’inseguimento a cui è seguita la sparatoria.
Jonhson è stato descritto come un eccentrico designer di magliette ed un avido osservatore di uccelli a Central Park, che era solito vestire ogni giorno di tutto punto con l’abito, come se si recasse al lavoro.
Il video ripreso dalle telecamere di sicurezza all’esterno dell’Empire mostrano la drammatica sequenza degli spari, mentre la gente fugge terrorizzata in cerca di riparo dai proiettili.
La polizia scientifica ha determinato che 3 persone sono rimaste ferite dai proiettili: due di queste sono state operate per l’estrazione, mentre le altre vittime sono state colpite di struscio o da frammenti che dopo aver colpito i vasi di cemento a protezione dell’edificio sono rimbalzati raggiungendo le persone agli arti inferiori.
Tre vittime sono ancora ricoverate in ospedale, ma i medici hanno fatto sapere che le loro condizioni sono stabili e non destano preoccupazione.
La sparatoria non ha tuttavia dissuaso i turisti ad affollare di nuovo l’Empire nella giornata di ieri ed anche un gruppo di 31 visitatori provenienti dalla Francia - dopo una riunione notturna - hanno optato di superare la paura decidendo di raggiungere la sommità dello storico edificio.
Le autorità newyorkesi, sindaco Michael Bloomberg in testa, sostengono che la Big Apple è la città più sicura della nazione, ma la notizia degli spari  davanti alla folla in uno dei luoghi più frequentati dai turisti, che ha fatto il giro del mondo, mostra un’immagine meno rosea della City.  

sabato 25 agosto 2012

Spari fuori dell'Empire Building nell'ora di punta: 2 morti e 9 feriti








di Riccardo Chioni

Rush hour col terrore ieri mattina in una delle zone più affollate da pendolari che si recavano al lavoro e da turisti in visita all’Empire State Building, quando alle 9 è scoppiata la sparatoria all’angolo di 33rd Street e Quinta Avenue con la gente impaurita in cerca di riparo dai proiettili.
Una delle vittime della sparatoria è una donna sui venti anni residente a Woodlawn nel Bronx che si stava recando da Dunkin Donuts per il caffé mattutino quando ha sentito rimbombare i colpi d’arma da fuoco.
Una testimone che lavora in un laboratorio d’analisi ha detto che la donna non s’era neppure acorta d’essere stata colpita, aveva prevalso la paura sul dolore.
“Ha visto il sangue e ha chiesto: chi è stato colpito? E quando ha guardato in basso - ha raccontato la testimone - si è accorta che stava sanguinando da una gamba”.
Le vittime della sparatoria, 9 in tutto tra i 20 e 56 anni, sono state trasportate al New York Presbyterian e al Bellevue Hospital, per fortuna nessuno è in pericolo di vita.
Un altro pendolare sui 40 anni che si stava recando in ufficio sulla Quinta a quell’ora ha detto “certo che questa è l’ultima cosa che ti aspetti mentre ti rechi al lavoro al centro di Manhattan” e a fargli eco una donna che ha commentato “sono sotto shock, un evento come questo ti fa bollire i nervi e in questo momento sono furiosa”.
Un giovane turista austriaco ha raccontato che si trovava alla fermata del bus turistico di fronte all’ingresso dell’Empire, uno di quelli scoperti che portano in giro per la città i visitatori, quando ha sentito gli spari.
“È successo proprio alle mie spalle, nel mezzo della strada e un uomo in uniforme (l’autista del bus, ndr) si è accasciato al suolo” colpito da un proiettile vagante “e un’altra persona che stava cercando riparo dagli spari è stata raggiunta ad un piede cadendo alla stessa fermata”.
In pochi minuti la zona della sparatoria è diventata un bunker transennato, mentre gli agenti di polizia bloccavano strade e avenue in un ampio raggio mandando in tilt il traffico automobilistico della prima mattinata.
E, ad aggravare la situazione già caotica, si è aggiunta la chiusura da parte della polizia del Midtown Tunnel per evitare di intasare ulteriormente il lento scorrimento nella East Side.
A quell’ora, lungo Fifth Avenue e dintorni, è tutto un brulichio di gente  e carretti dei venditori ambulanti di cibo e souvenir, mentre i negozianti si apprestano ad aprire i battenti.
Marc Enge, un commercialista che si trovava su un bus di passaggio all’incrocio quando è scoppiato il caos, ha raccontato di avere udito chiaramente i primi colpi d’arma da fuoco.
“La gente ha iniziato a gridare: state giù, state giù! E a distanza di una manciata di secondi, altri colpi ancora a ripetizione, uno dopo l’altro” e quando dopo il panico è tornato il silenzio, sul marciapiedi ha detto di avere visto le vittime ferite, alcune delle quali - ha precisato Engel - stavano sanguinando profusamente.
Louis Lleras, fratello di Erica Solar rimasta ferita ad un ginocchio, dopo averla visitata in ospedale ha detto ai cronisti che stava camminando quando ha sentito gli spari ed è caduta a terra raggiunta da un proiettile che è ancora conficcato sul retro del ginocchio.
Il 22enne Mohammed Bachchu residente nel Queens stava iniziando il turno di lavoro in un negozio di souvenir dietro l’angolo dell’Empire quando ha sentito gli spari.
Ha raccontato di essersi precipitato in strada e di avere rischiato di essere travolto dalla folla in fuga, mentre si intravvedevano le vittime ferite in strada ricoperte di sangue.
La giovane Rebecca Fox residente in Queens ha riferito che stava camminando quando ha visto un folto gruppo di persone in corsa e di avere istintivamente pensato che nell’area fosse arrivata qualche celebrità.
“Quando ho visto cosa realmente era accaduto ho avuto paura, stavo letteralmente tremando. Era come una scena di CSI, solo che era reale” ha raccontato Rebecca.
Un altro testimone, Hassan Cissa ventiduenne del Bronx, ha riferito di aver visto due poliziotti che cercavano di tamponare le ferite di due vittime, una delle quali raggiunta allo stomaco.
La sparatoria di ieri mattina segue a distanza di meno di due settimana l’altro fatto di sangue accaduto il 12 scorso a Times Square, punto d’;incontro dove si riversano ogni giorno decine di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.
In quella circostanza la polizia aveva ucciso il 51enne Darrius Kennedy che aveva minacciato gli agenti con un coltello da cucina.
Dal 1997, quando un folle aprì il fuoco all’86esimo piano dell’Empire uccidendo un turista e ferito 6 persone, alla famosa attrazione che porta al 102mo piano con vista panoramica si ha accesso passando attraverso il metal detector e tutte le borse vengono ispezionate.


Foto: AP/America OGGI